Quando Giusta entrava nei tugurii le vecchie già impotenti si sforzavano ad alzarsi per offerirle la scranna su cui sedevano; le madri le davano a baciare i loro bambini come li porgessero al tocco d’una santa: il paese tutto era pieno de’ racconti delle sue beneficenze e molta parte della gratitudine per la figlia riverberava sul padre che modestamente se la pigliava.
Un pomeriggio d’autunno Giusta era uscita per trovare una povera ammalata che dimorava in una casipola assai lontana dal villaggio, sola sola con due figliuoletti, giacchè il marito, che fidandosi a una miopia non menatagli buona erasi ammogliato a vent’anni, aveva toccata la coscrizione ed era soldato nei dragoni del Re.
La fanciulla trovò l’inferma assai aggravata; durante la sua visita, essa era già caduta due volte in deliquio. Però non aveva cuore di lasciarla sola fino a che non si fosse riavuta, o il medico, che s’aspettava, non fosse arrivato. Ma il sole era tramontato, l’Ave Maria era suonata e il medico non si vedeva ancora. Giusta era in un affanno fortissimo pensando che i suoi l’aspetterebbero e che avrebbe dovuto traversare la campagna di notte. Pure decise di aspettare ancora e prodigò intanto le sue cure all’inferma. Questa sembrava realmente rinfrancata; per quella notte ogni pericolo poteva dirsi svanito. D’altronde essa pregava la sua giovane benefattrice «a ritornare a casa, a non dare quel tormento di non saper dove fosse alla sua buona madre» e Giusta cedendo a tante ragioni decise di partire. Lasciò qualche soldo alla donna e un regaluccio per uno ai due bimbi, e rincorati tutti con quella sua voce che pareva involata alle arpe del cielo, abbandonò la capanna.
La notte era scesa più fitta e buja dell’usato; le stelle andavano mano mano sparendo entro padiglioni nerissimi di nubi, e un soffio umido che ventava dall’argine del fiume annunziava non lontana la pioggia. Giusta tuttavia, sollevato con una mano il lembo della sua lunga veste e coll’altra allontanando i tralci delle vigne e i rami degli olmi che le imprunavano il cammino, prese senza timore la via di casa sua.
Camminava così da circa cinque minuti, quando un lungo filare d’alberi che non conosceva e che non aveva incontrato nella sua passeggiata di giorno le si parò improvvisamente d’innanzi.... S’arrestò; riguardò da ogni lato; fece per tornare addietro e non potè orientarsi; stette un istante pensando, poi disse a voce alta:
— Sono perduta!...
— Scusate, signora — rispose un uomo che era apparso all’improvviso dietro di lei — io posso insegnarvi la strada!....
Giusta s’era voltata rattamente, sorpresa ma non spaventata.
— Voi?... e chi siete voi?... — fece la intrepida fanciulla rizzandosi di tutta la maestà della sua persona.
— Mi chiamo Giorgio Santafiori — rispose rispettosamente l’interrogato.
— Giorgio!... — esclamò un po’ troppo vivacemente la giovinetta, lasciando al suo interlocutore una lunga occhiata che l’avviluppò come la luce d’un lampo.
— Sissignora... — balbettò Giorgio — sono l’affittaiolo della Calandrina.
— Oh vi conosco....
— Mi conoscete?... — fece Giorgio stupito.
— Di nome.... voi e vostro padre.... — soggiunse la fanciulla.
— Allora permettete che v’accompagni sul buon cammino.... — disse Giorgio incoraggito.
— Accetto!... — rispose la fanciulla dopo avere esitato un impercettibile momento. — Volete precedermi signor Giorgio?...
Questi si portò alcuni passi davanti alla fanciulla, e senza mai dire una parola se non per avvertirla di evitare una pozza o per aiutarla a passare un fossato, la ridusse fino al portone di casa sua.
— Io lo sapeva, signor Giorgio, che voi eravate molto buono; ma ho avuto il piacere di provarlo io stessa. Lasciate che io ve ne ringrazii con tutto il mio cuore.... — fece la bella giovinetta porgendo alla sua guida una mano affilata e candida come quella d’una fata.
— Oh! di che mai?... — rispose Giorgio sfiorandola appena colla punta delle sue dita tremanti.
E i due giovani si dissero addio e si separarono, portando ciascuno nel cuore questo sentimento, questo voto, questa speranza: «io l’amo».
S’amavano e non se lo dissero ancora.