I. L’America e i mari (27 novembre 1920)

I trattati, che dovevano ripristinare la pace in Europa, sono stati sottoscritti da più di un anno, ratificati tutti, sia pure a denti stretti, fuorchè il trattato di Sèvres; e in parte applicati. A mano a mano che ci allontaniamo dal Congresso, la «tragedia della pace», osservata durante il Congresso nei singoli episodi staccati, si allinea innanzi al mio sguardo, come un insieme ed una unità. Tragedia meno vistosa e clamorosa che la guerra, perchè quasi clandestina. Non l’hanno capita neppure gli attori da strapazzo, che l’hanno recitata. Ma se meno vistosa, è forse più terribile che la guerra. Una catastrofe, i cui effetti colpiranno le generazioni, è accaduta in poche settimane, all’insaputa di tutti, senza che alcuno se ne accorgesse, nei conciliaboli segreti di pochi uomini, che un destino cieco aveva scelti a caso, a cui aveva conferito il potere quasi divino di disporre dei destini del mondo, e che se ne sono serviti senza sapere quello che facevano.

Il principio della catastrofe fu così semplice, che nessuno se ne accorse. Chi ricorda ancora come la cosa avvenne? Sul finire del 1918 Clemenceau pronunciò alla Camera francese un grande discorso, per esporre le viste e i propositi del Governo francese intorno alla pace. In quel discorso il Clemenceau lasciò chiaramente capire che non credeva alla Lega delle Nazioni; che rimaneva fedele alla vecchia scuola delle alleanze e degli equilibrî, e che vagheggiava una alleanza tra l’Italia, la Francia, l’Inghilterra e gli Stati Uniti per imporre la pace al mondo. Aggiunse avergli Lloyd George chiesto se a parer suo senza l’armata inglese la guerra sarebbe stata vinta; come egli avesse risposto che no; e si fosse accordato con il primo ministro inglese di opporsi insieme nel Congresso a tutte le proposte, che diminuissero o limitassero la potenza di quella armata. La Francia e l’Inghilterra si dichiaravano avverse alla libertà dei mari, chiesta dall’America; e rifiutavano di discutere al Congresso un nuovo statuto delle acque, meno barbaro di quello che oggi impera sui mari.

Nessuno, in Europa, badò allora a questo annuncio. Eppure in quel rifiuto era già contenuto, come la pianta nel seme, così il fallimento della Lega delle Nazioni disegnata dal Wilson, come il fallimento delle alleanze vagheggiate dal Clemenceau; così il riaccendersi delle dispute e delle discordie che già avevano minacciato di distruggere la civiltà occidentale, come il fallimento di tutto il Congresso. Per quale ragione? Il velo del destino oggi si squarcia.

Perchè l’America dichiarò la guerra alla Germania? Perchè la Germania voleva chiudere a suo arbitrio le vie del mare al commercio tra l’America e i suoi nemici. L’America non volle riconoscere il monopolio e la padronanza degli Oceani, che la Germania si arrogava. Ma non la Germania sola: chè l’America ebbe, sin dal principio della guerra, fiere dispute anche con l’Inghilterra intorno al blocco, al contrabbando e ai diritti che anche l’Inghilterra si arrogava sul commercio tra le potenze neutre e i suoi nemici. Scoppiata la guerra europea, gli Stati Uniti hanno ad un tratto trovato sul mare, di cui essi si erano serviti sino allora liberamente, come della grande via comune del genere umano, due potenze nemiche tra loro, ma concordi nell’affermare che quella via era invece loro proprietà e monopolio, e che esse avevano il diritto di chiuderla a tutti, quando i propri interessi lo richiedevano. L’America ha allora affermato, sotto nome di libertà dei mari, i diritti generali di tutto il genere umano sulla via comune delle acque; ma non potendo sostener questi diritti contro le due potenze ad un tempo, si è unita alla più arrendevole e conciliante, contro la più fiera e intransigente.

Senonchè l’America si impegnava nella guerra mondiale, in parte almeno, come nemica della sua alleata e come alleata della sua nemica. Nell’ardore del combattere, sinchè la guerra durò, il mondo, e la stessa America, non si accorsero della contraddizione; ma la contraddizione si fece manifesta, appena la guerra finì. Vinta in terra e sul mare, catturata la flotta con cui aveva atterrito gli Oceani, la Germania si univa subito all’America per chiedere la libertà dei mari; ossia si mutava in alleata. A sua volta l’America non poteva più chiedere il premio della sua vittoria alla nemica, perchè la Germania, catturata la flotta, non la minacciava più sui mari; doveva chiederlo all’alleata, all’Inghilterra, che, distrutta la flotta tedesca, restava più potente e prepotente di prima sui mari. L’alleata prendeva dunque, nei negoziati, il posto della nemica; e lo prendeva così pienamente, che rifiutava di pagar essa all’America, al posto della Germania, il premio della vittoria. Lo statuto dei mari doveva restare barbaro e confuso come prima della guerra; nessuna soddisfazione doveva essere data ai popoli, che reclamavano il mare come via comune del genere umano.

Questo diceva, a chi avesse orecchie per intendere, il rifiuto dell’Inghilterra, annunciato dal Clemenceau alla Camera francese, sul finire del 1918, come un fatto che si intendeva di per sè. Quel rifiuto era la prima catastrofe della vittoria. L’America fu defraudata del giusto premio e doppiamente delusa; perchè ebbe danno, e grave, dalla vittoria. Annientando la flotta tedesca l’America ha accresciuto il pericolo inglese sul mare; tanto è vero che oggi è costretta a far sui mari le veci della Germania, varando una immensa armata, per bilanciare la forza inglese. Ma il rifiuto non colpì solo direttamente l’America; colpì anche di rimbalzo l’Europa. L’Europa non potè più, dopo quel rifiuto, chiedere all’America che partecipasse o alla Lega delle Nazioni o a qualsiasi alleanza europea.

Durante tutto il Congresso della pace il Presidente Wilson e il Clemenceau hanno voluto salvare il mondo, ma ciascuno a modo suo e meglio dell’altro; l’uno con la Lega delle Nazioni, l’altro con la vagheggiata alleanza tra l’Europa e l’America. Alla fine, dopo molto combattere, si sono accordati di salvarlo due volte, con la Lega delle Nazioni e con l’alleanza della Francia, dell’Inghilterra e dell’America. Nè l’uno nè l’altro sembrano aver neppur sospettato che ormai, dopochè l’Inghilterra aveva rifiutato di venire a patti sugli Oceani, ambedue i disegni non erano più che utopie; perchè l’America non poteva prender parte nè alla Lega delle Nazioni nè ad un’alleanza europea, di cui l’Inghilterra facesse parte.

Eppure è così. Che cosa era comune alla Lega delle Nazioni imaginata dal Wilson e alla alleanza proposta dal Clemenceau? Lo scopo: mettere al sicuro tutte le potenze che ne facessero parte, anche l’Inghilterra, da una egemonia continentale in Europa. Ma si poteva chiedere all’America di impegnarsi a difendere l’Inghilterra sul continente europeo e contro i suoi futuri dominatori, quando l’Inghilterra rifiutava di darle alcuna garanzia contro i pericoli di una egemonia degli Oceani? Ormai il pericolo per l’America era in Inghilterra, non in Germania: e si voleva che si alleasse all’Inghilterra contro la Germania? Quando mai s’è vista un’alleanza od una lega, che addossa tutti gli oneri ad una parte e riconosce tutti i vantaggi all’altra?

Il giorno in cui l’Inghilterra rifiutò di discutere quella che gli americani avevano chiamata «la libertà dei mari», gli Stati Uniti erano esclusi dagli affari europei. Non riconoscendo l’Europa il solo interesse, che avrebbe potuto spingere l’America a garantire in parte l’ordine e la pace dell’Europa, non restava agli Stati Uniti che ritornarsene a casa loro. Le poche persone, che non sognavano ad occhi aperti, come i bevitori di haschisch, non si sono meravigliate punto che, non ostante i generosi sforzi del Presidente Wilson, il popolo americano abbia, nelle elezioni recenti, con un gesto risoluto, buttato dalla finestra tutti i protocolli di Parigi: Lega delle Nazioni e alleanze. Il solo miracolo che si ripete a giorno fisso è quello di San Gennaro.