Nata dall’antico odio di Francia e Germania, la guerra mondiale ha distrutto gli Absburgo. Ai vincitori è toccato anche il compito di spartire l’eredità di quella corona.
Tutti sanno come si governava l’impero poliglotta degli Absburgo. Molte razze diverse erano sottoposte al dominio di due razze egemoni, i tedeschi e gli ungheresi, e all’autorità della corona imperiale che le governava tutte, dominate e dominatrici, per mezzo di un’antica aristocrazia e di una burocrazia fedelissima. Non erano pochi i difetti di questo governo. Teneva in soggezione le classi medie e l’intelligenza; cercava di soffocare la coscienza nazionale di tutti i popoli dell’impero, che non parlavano tedesco o magiaro; accarezzava la plebe e le permetteva anche di civettare con la rivoluzione sociale, purchè fosse contenta di essere plebe soltanto e non aspirasse a diventare nazione. A compenso di tutti questi difetti l’impero aveva una qualità: non si reggeva soltanto per la forza. Tra i suoi titoli di autorità c’era, oltre l’esercito e la polizia, anche il prestigio della dinastia. Sebbene nell’ultimo mezzo secolo il sentimento nazionale si fosse risvegliato nei popoli soggetti all’egemonia tedesca e magiara, non aveva spento l’antica devozione alla dinastia. L’impero si reggeva ancora, negli anni che precedettero la guerra, perchè milioni di uomini parlanti lingue diverse veneravano l’imperatore come il legittimo signore, e si credevano obligati ad obbedirgli.
La guerra l’ha provato. Da principio molti predissero che l’impero sarebbe stato dopo pochi mesi sfracellato dall’esplosione degli odî nazionali. Invece tra le razze dell’impero sottoposte all’egemonia tedesca e magiara solo gli czechi hanno, sino dal principio della guerra, resistito con un certo vigore all’autorità imperiale. Le altre hanno combattuto fedelmente fino al 1918. Soltanto nella seconda metà del 1918, quando la misura delle sofferenze fu colma, il sentimento nazionale esplose nelle moltitudini, come un accesso di disperazione. Tutti quei popoli vollero essere nazioni, quando s’accorsero che la corona austro-ungarica non poteva più salvarli.
Così si sfasciò l’impero degli Absburgo. Con i suoi frammenti e con numerose amputazioni dell’Ungheria, della Germania e dell’antico impero russo, i trattati di pace hanno costituito tre nuovi stati: la Polonia, la Czeco-Slovacchia, la Jugoslavia. Ma come li hanno costituiti? Capovolgendo l’antica Austria-Ungheria degli Absburgo. In questa il governo era monarchico e aristocratico. In quei nuovi stati è repubblicano, fuorchè nella Jugoslavia; e in tutti è democratico, perchè il suffragio universale è la fonte dell’autorità. Nell’impero degli Absburgo i tedeschi e i magiari erano i dominatori e gli oppressori: nei nuovi stati i tedeschi ed i magiari hanno preso, insieme con alcuni popoli nuovi, il posto delle antiche loro vittime, mentre queste salivano al rango di dominatori.
Il che può anche parere giustizia, almeno in una certa misura. Qui gladio ferit, gladio perit. I tedeschi e i magiari hanno troppo abusato della loro potenza nell’impero, impegnandolo nell’orribile guerra. Che questi nuovi regni e queste nuove repubbliche siano stati fondati quasi per rappresaglia contro l’impero, e che le minoranze, prima della guerra sottoposte all’egemonia tedesca e magiara, vogliano far sentire agli antichi padroni che il mondo si è capovolto, si capisce, sino ad un certo punto. Il Congresso della pace, impegnato a voler sciogliere tanti nodi insolubili, non ha avuto la forza di frenare queste vendette.
Ma un pericolo c’è. Nell’impero degli Absburgo i tedeschi e i magiari imponevano la loro egemonia un po’ colla forza, un po’ con il prestigio secolare della corona degli Absburgo. Nei nuovi stati l’egemonia dei polacchi, degli czechi, dei serbi sui tedeschi, sugli ungheresi, sui croati, sugli sloveni, sui montenegrini, sugli albanesi e sui bulgari potrà farsi valere soltanto con la forza. Appunto perchè i nuovi stati riposano sul principio nazionale, non possono giustificare con nessun principio di diritto l’oppressione delle altre nazionalità, la persecuzione delle loro lingue, la chiusura delle loro scuole, la loro degradazione politica. La forza resta il solo argomento. Onde la guerra ha liberato i popoli, regalando loro dei governi che, sinchè lo spirito attuale di rappresaglia infierisca, saranno molto più duri che l’impero degli Absburgo; tanto più duri e violenti, quanto più deboli.
Poichè questi stati nascono deboli. Nascono esauriti dalla guerra, e già falliti prima di aver cominciato ad amministrare; senza uomini e senza mezzi adeguati al compito, senza altro principio di autorità che il suffragio universale, ossia in balìa di moltitudini avvezze da secoli ad obbedire un’autorità quasi assoluta. Potranno soverchiare minoranze indocili, perchè avvezze da secoli a comandare?
E infatti vivono già tutti nel sospetto. La Polonia ha paura della Russia e della Germania; e non è nemmeno sicura della Czeco-Slovacchia. La Czeco-Slovacchia guarda con diffidenza la Germania e l’Ungheria. La Jugoslavia ha paura dell’Ungheria e della Bulgaria; e, dopo la caduta di Venizelos, non si fida più nemmeno troppo della Grecia. Ogni stato si chiude in sè, si isola, vieta persino il commercio con i vicini. I grossi eserciti sarebbero un buono scudo; e la voglia di possederli non mancherebbe a nessuno di questi stati. Manca invece il denaro; e non son neppur sicuri gli uomini, perchè nelle moltitudini, ieri schiave oggi sovrane, le idee comuniste fanno strada. Incominciano gli intrighi diplomatici, le intese, i progetti di alleanza offensiva e difensiva, man mano che in ogni stato l’odio tra dominanti e oppressi si inasprisce. La piccola Intesa è il primo tentativo di corroborare, con gli accordi e con diplomazia, forze vacillanti e poco sicure di sè.
Insomma nella pace austriaca ritroviamo lo stesso difetto che nelle altre paci. Anche questi trattati hanno creato un ordine di cose che non può reggersi se non sulla forza: ma se la forza necessaria per reggerlo esista, è dubbio. Onde un’incertezza, un sospetto, un’ansietà universali. Se oggi ci sia nel cuore dell’Europa più giustizia che prima della guerra, non so; ma è certo che c’è molto più odio e molta più paura. L’odio che genera la paura; e la paura che genera l’odio. Come uscire da questa tragica stretta?