L’Intesa è miracolosamente scampata ad una disfatta in Polonia.
Quando la fortuna volgeva favorevole alle armi sue, il Governo di Mosca, prendendo a testo e ad esempio il trattato di Versailles, aveva annunciato di voler imporre alla Polonia, tra le condizioni di pace, il disarmo obbligatorio. Se la Polonia non avesse avuto la forza di respingere l’invasore, che cosa avrebbe potuto fare l’Intesa? L’Intesa non poteva aiutarla nè con armi temporali nè con armi spirituali. Non poteva mandare soldati in Polonia; non poteva protestare contro il disarmo imposto dai bolscevichi, poichè essa l’aveva imposto alla Germania.
Difatti il governo inglese aveva già consigliato la Polonia di chinare il capo, aggiungendo che il vinto aveva meritato la sua sorte; e molti, in Inghilterra e altrove, aguzzavano i sofismi per dimostrare che le condizioni poste dai bolscevichi alla pace erano eque e generose! Non sembrerà vero ai posteri, ma è così. La Polonia sarebbe diventata un protettorato russo: invece di essere il cuneo cacciato tra la Russia e la Germania per separarle, sarebbe stata il ponte che le avrebbe congiunte; il primo passo verso l’alleanza della Russia e della Germania sarebbe stato fatto; e si sarebbe visto il primo schieramento per una nuova guerra generale, più o meno lontana. Sarebbe difficile immaginare per l’Intesa una disfatta più grave. Eppure l’Inghilterra e l’Italia parevano già rassegnarsi in precedenza!
La Polonia, se ha commesso molti errori nel suo primo anno di vita, ci ha almeno risparmiato questa calamità. Ad una condizione però: che Francia, Italia, Inghilterra sappiano meritare l’insperata fortuna delle vittorie polacche.
La politica russa dell’Intesa è viziata da una contraddizione, che è la ragione profonda di molti guai presenti e che sarà seme di infiniti mali futuri.
L’Intesa vuole che la Russia risusciti. Lo sprofondamento del grande impero ha fatto in Europa ed in Asia un tal vuoto, che l’equilibrio dell’intero pianeta è stato alterato. Sinchè questo vuoto non sia in qualche modo riempito, non si potrà rimettere in pernio e bilanciar bene nè l’Europa e nè l’Asia. Ma poichè i grandi e sùbiti rivolgimenti ripugnano alla natura umana, sembra ai governi dell’Europa che più prontamente e meglio di ogni altro riempirebbe quel gran vuoto uno stato che rassomigliasse all’impero caduto: ossia unito e vastissimo. Si aggiunga che nel vuoto fatto dall’impero russo sprofondando, è sparita anche una parte della fortuna dell’Europa. Non potendo scendere nell’abisso a rintracciare i suoi tesori, l’Europa non vedrebbe di malocchio che di sotto ai rottami uscisse un nuovo gigante, capace di riportarli sulle sue spalle alla luce del sole. Francia e Inghilterra sognano un impero sifatto, che pagherebbe i debiti contratti dall’antica Russia.
Per queste ragioni l’Intesa vorrebbe che la Russia rinascesse con la forza e il vigore e la ricchezza di un tempo, se non maggiore. Ma aspettando che risorga, la mura viva in precedenza, per il giorno della resurrezione, nell’interno dell’Europa e dell’Asia. L’Inghilterra l’ha isolata dal Baltico, con la sua oscura politica, che mira a far clienti le repubblichette sorte negli ultimi anni sulle sponde di quel mare. La Polonia è stata ricostituita, perchè sia la sua carceriera dalla parte di Occidente e della Germania. Il trattato di pace con la Turchia consegna Costantinopoli all’Inghilterra, alla Francia e all’Italia; e sbarra di una triplice porta le sue comunicazioni con il Mediterraneo. Il trattato tra la Persia e l’Inghilterra, per fortuna già sospeso e che sarà abrogato, sarebbe stato un altro sbarramento, che la Russia, ritornata a vita, avrebbe trovato nell’Asia Centrale.
È possibile supporre che la Russia, il giorno in cui ricuperasse una parte dell’antico vigore, si acconcerebbe a vivere entro quella prigione? I trattati di pace firmati nel 1919 e nel 1920 portano nei loro fianchi molte guerre future; e tra queste anche una grande guerra tra l’Inghilterra e la Russia e una grande guerra tra la Russia e la Polonia. La Russia non potrà tollerare, se non per debolezza e impotenza, di essere esclusa dal Baltico, di esser sorvegliata ed isolata in Europa da una Polonia diffidente ed ostile, di aver tre grandi potenze europee come sue carceriere a Costantinopoli. Quel che farebbe la Russia il giorno in cui avesse recuperato le forze, si può argomentare da quel che fa oggi, quasi agonizzante.
Nè si creda che l’Europa avrebbe da guadagnare, per questo rispetto, da un mutamento di regime. Qualunque fosse il governo con cui si reggesse la Russia, anche fosse un governo insediato dalle armi dell’Intesa, sarebbe costretto a tentar di lacerare i trattati di pace del ’19 e del ’20, appena potesse, da una necessità vitale.
Questo stato di cose spiega in parte, se non giustifica, l’attacco della Polonia. Esso è stato severamente biasimato. Non si negherà che da un popolo, al quale la forza e la conquista avevano inflitto tanti tormenti, si poteva aspettare di meglio, che questa fretta famelica di conquistatori arrivati troppo tardi! Senonchè non bisogna dimenticare che la Polonia è stata posta dall’Intesa in una posizione quasi disperata di sentinella morta e che deve pensare ai casi suoi. Si trova tra due giganti feriti; e sa che il primo, che abbia fasciate le sue piaghe e recuperato le forze, le salterà addosso, se non le salteranno addosso tutte e due insieme. Se anche prima della guerra presente essa si faceva delle illusioni, non potrebbe più ignorare che in una guerra con la Russia, essa non può sperare nessun aiuto se non di consigli e di parole dai suoi alleati di Occidente. Essa deve perciò cercare di indebolire quanto più può la Russia, anche con guerre aggressive, per non ritrovarsi domani a subire una pace simile a quella che i bolscevichi volevano imporle; poichè non c’è altra alternativa finchè un nuovo spirito non soffi sull’Europa. O la Russia muore di estenuamento e si dissolve in pulviscolo; o risorge, e la Polonia non può sperare miglior sorte che di essere la sua protetta e il ponte che la congiunge alla Germania.
Se ne ricordi, chi vuol orientarsi nel caos presente. Occorre, se si vuol ridare la pace all’Europa, rifare la pace con la Russia; ma sarebbe imprudente credere che la pace con la Russia sia minacciata soltanto dall’imperialismo polacco. Grande e lodevole è lo zelo per la pace di Lloyd George, dei pacifisti e dei laburisti inglesi; ma si risveglia un po’ tardi. Sarebbe stato meglio si fosse manifestato non soltanto quando i polacchi incominciavano ad essere respinti dagli eserciti rossi; ma allorchè il Governo inglese firmava il trattato con la Persia, o incominciava la sua oscura politica baltica, o compilava il trattato di pace con la Turchia.
Se lo spirito e l’indirizzo di tutta la politica dell’Intesa verso la Russia non mutano; se non si cesserà di considerare la Russia come un moribondo, caduto sul campo di battaglia, e che i saccomanni possono spogliare prima ancora che sia spirato, le vittorie dei polacchi non serviranno a nulla.