Sono due anni che la pace è stata scritta sulla carta. In che condizione si trova l’Europa? Diamo un’occhiata in giro.
I trattati avevano intimato ai vinti di consegnare le armi. Invece di obbedire, la Turchia le ha passate al governo di Angora, il quale demolisce con quelle il trattato di Sèvres prima ancora che entri in vigore. La guerra mondiale continua in Oriente; e gli Alleati possono soltanto dare ai turchi e ai greci dei buoni consigli, che nessuno dei belligeranti ascolta. Invano l’Inghilterra ha spinto innanzi la Grecia! Mezza Asia Minore è devastata; la Grecia è rovinata e speriamo non susciti per disperazione o per vendetta qualche grosso disordine; gli affari d’Oriente precipitano in una anarchia, a cui non ci sarà per lungo tempo rimedio. Strana ironia del destino! Quando tanti eserciti formidabili della coalizione germanica si sono sciolti o sono stati sbaragliati, tiene il campo, nell’interno dell’Asia, invincibile, un piccolo esercito raccogliticcio di turchi, che si sostiene come può.
Un po’ meglio vanno le cose in Bulgaria. Qui almeno c’è un partito, il quale riconosce giuste e prende sul serio le intimazioni e le minaccie dell’Intesa... Ma quanto pesa la Bulgaria sui destini del mondo?
Come procedono le cose in Ungheria si è visto or ora.[14] L’Ungheria non ha disarmato, ma ha nascosto armi e soldati dietro una tenda; quanto basta, affinchè le apparenze siano salve, e l’Intesa possa far le viste di non vedere. Di chi la colpa? L’Italia sospetta la Francia, la Francia l’Inghilterra, l’Inghilterra l’Italia. Ma la colpa è della Geografia che non vuole essere, come l’opinione degli uomini, umile ancella della Vittoria. L’Ungheria fa oggi il comodo suo, perchè due anni dopo l’armistizio, le grandi Potenze dell’Intesa non hanno più nessun mezzo di imporle il disarmo, mancando tra l’una e le altre quella contiguità di frontiera, che tiene gli stati deboli nella soggezione dei forti. Gli stati nuovi che circondano l’Ungheria e la isolano, non hanno potuto assumersi il compito di imporre e di controllare di giorno in giorno il disarmo, perchè hanno cento altre faccende e forse anche perchè il compito supera le loro forze. Hanno preferito stringere la piccola Intesa.
L’Ungheria non ha disarmato e non disarmerà, come non pagherà il suo riscatto. E poichè è stata in certe parti mutilata a capriccio, sta in agguato, aspettando l’occasione. Carlo di Absburgo ha avuto troppa fretta. Il paese è spossato, acefalo, in guerra con sè medesimo. Ma che di qui a qualche anno ritrovi un po’ di forza, un governo ed una occasione...
La Germania è, insieme con l’Austria, la sola tra le nazioni vinte che abbia disarmato davvero, costretta dalla contiguità territoriale con la Francia. La Germania, dunque, se non ha adempiuto proprio alla lettera il trattato di pace, ha consegnato le armi che per quattro anni furono il terrore del mondo; e per il momento non è in grado di minacciare nessuno. Possiamo almeno qui respirare? Consolarci, che la minaccia tedesca è sventata? Che la Francia potrà a sua volta deporre l’armatura che la schianta?
Proprio all’opposto. La Francia e il Belgio sono costretti a tenere sotto le armi quasi un milione di uomini, perchè hanno disarmato la Germania. Questo è il paradosso, che strangola l’Europa come un laccio.
L’ho già scritto e lo ripeterò una volta ancora, perchè questa semplice verità è la chiave di tutto il disordine presente. Il trattato di Versailles, con le clausole del disarmo e con certe clausole che riguardano le riparazioni, ha fatto della Germania un protettorato comune dell’Italia, dell’Inghilterra e della Francia. Immaginarsi che quella che era ancora, sette anni fa, la prima potenza del mondo, accetti di diventare il Marocco di tre potenze, discordi tra di loro e ciascuna più debole, è vivere con la testa nelle nuvole. La Germania subirà questo protettorato, nella misura in cui la forza lo imporrà. Ha disarmato perchè ai confini c’era un milione di soldati, pronti ad invaderla. Sinchè questo milione di soldati minaccerà le sue frontiere, obbedirà ruggendo di furore.
Ma per quanto tempo la Francia potrà mantenere, insieme con il Belgio, questo milione di soldati sotto le armi? La Francia, già indebitata per trecento miliardi?
Dal giorno dell’armistizio è cominciato tra la Francia e la Germania un nuovo duello; incruento, muto, quasi direi immobile, ma non meno implacabile e terribile che la guerra. C’è in Germania un partito, che vuole eseguire il trattato, come esso dice, «nella misura del possibile». Questo partito governa oggi. Ma perchè neppure questo partito riesce a tranquillare la Francia? Perchè, in Francia, l’ansietà pubblica non si calma mai, sia che il governo tedesco accenni ad eseguire il trattato, sia che mostri di rifiutarsi? Perchè anche quella debole e vacillante volontà di eseguire il trattato è legata, in Germania, alla minaccia imminente di quel milione di uomini in armi. Ma ad eseguire il trattato occorrerà, a dir poco, mezzo secolo almeno; e chi può illudersi che la Francia, spossata dalla guerra, oberata di debiti, reggerà per mezzo secolo al compito erculeo? La Germania non ebbe da tendere altrettanto muscoli e nervi, dopo il 1870, per far rispettare il trattato di Francoforte; eppure non ha resistito più di 44 anni, e alla fine fu, dallo stesso suo sforzo, precipitata nella guerra. La resistenza passiva della Germania metterà la Francia ad un cimento forse più terribile che la rivolta aperta.
Il tragico nodo della pace per la Francia è proprio questo. Quel milione di soldati, con cui oggi la Francia e il Belgio impongono alla Germania l’obbligo suo, non possono restare per anni ed anni a guardare un nemico, che resiste passivamente, come non l’hanno potuto, e in condizioni meno difficili, i grossi eserciti della Germania vittoriosa dopo il 1870. Presto o tardi, se si lasciano andare le cose per la loro china, accadrà o che i debiti rovineranno e sposseranno la Francia, o questo esercito precipiterà sulla Germania, trascinato dalla sua stessa mole e dal suo stesso peso, come una valanga che si stacca dal monte. Le occasioni e le ragioni non mancheranno. Per quanto si guardi, non si vede a quale altro fine siano avviate le cose dell’Europa, se non o a una grande crisi in Francia o all’invasione della Germania, o forse all’una e all’altra.
In tutti e due i casi avverrebbe il grande schianto dell’Europa. Una grande crisi interna in Francia diroccherebbe quel che resta dell’ordine sociale; e chi potrebbe prevedere tutti gli effetti di un’invasione della Germania? Entrare in Germania sarà facile ad un esercito francese e belga. Il difficile sarà d’uscirne.
Washington si accinge intanto a ripigliare l’opera fallita a Parigi. Il Congresso, convocato dal presidente Harding per le limitazioni degli armamenti, ha incominciato a sedere.