Non mi ero ingannato.
Il nodo delle indennità tedesche è peggio che un nodo gordiano, perchè non può essere nè sciolto nè tagliato. È inutile tormentare tabelle, numeri e cifre per sapere se la Germania possa o non possa pagare: gli oracoli matematici non rispondono della volontà dell’uomo. La Germania non vuole pagare; il popolo tedesco tutto quanto, dai contadini e dagli artigiani ai magnati dell’industria e della finanza, non vuole espiare la guerra mondiale con mezzo secolo di lavori forzati. I vincitori si trovano alle prese non con le arti e gli accorgimenti volpini d’un governo; ma con la chiara, risoluta, brutale volontà di un popolo. Non pago! Hanno essi il mezzo di piegarla?
Nel governo tedesco, che dovrebbe essere il collettore del riscatto, gli Alleati non hanno trovato e non troveranno che un’invincibile malavoglia, figlia di un deliberato proposito e di una reale impotenza. Rovesciata la monarchia ereditaria, il governo tedesco deriva oggi i suoi poteri, la sua autorità, la sua legittimità dal suffragio universalissimo. La repubblica tedesca sarà, se volete, un’impostura in tutto il resto; in questo no. L’unico appoggio su cui può far leva, per agire, è la volontà del popolo, vera o supposta, espressa dal suffragio universale. Ma poichè il popolo tedesco non vuol pagare il riscatto, il governo tedesco dovrebbe far leva sulla volontà del popolo per violentarla proprio nel suo desiderio più vivo e più forte. Questo è, come avrebbero detto gli antichi, un «problema d’Archimede»: la quadratura del circolo.
Se gli Alleati vogliono il riscatto, dovranno andare a riscuoterlo da sè. Questa è la verità. La logica implacabile dei loro errori e delle loro illusioni li spinge a invadere la Germania. Fanno ora un primo passo, timido e incerto, sperando di spaventare il governo tedesco, di forzargli la mano e di poter tornare presto indietro con la cambiale firmata, annunciando ai popoli che la questione è assestata e che il riscatto sarà pagato. Hanno essi, gli invasori, almeno tanta voglia di poter domani ritornare indietro, quanto i tedeschi di vederli partire! Ma anche questa è una nuova illusione. Ceda o non ceda il governo tedesco, firmi la cambiale o la laceri, non ci sarà guadagno. Sinchè il popolo tedesco tutto quanto non voglia nè intender ragione nè espiare nè pagare — e pur troppo non lo vorrà mai — gli Alleati dovranno passo passo avanzare in Germania sino ad occuparla tutta: operazione gigantesca, che supera le forze degli Alleati, che costerebbe più che non possa fruttare, e che, riuscendo, sconvolgerebbe l’Europa.
Se la Germania fosse governata da una monarchia autorevole e potente, come era ai suoi bei giorni quella che cadde nel 1918, essa potrebbe forse, in una certa misura, costringere il popolo a pagare il riscatto ai vincitori. Ma ora c’è la repubblica, il governo del popolo anche in Germania; il suffragio universale anche in Germania ha debellato il principio dinastico e calpestato il diritto divino; e non c’è mezzo di venire a capo di nulla con quest’obbligo, che pure dovrebbe essere sacrosanto per tutti i tedeschi, di aiutare le loro vittime a rifarsi il tetto e il focolare distrutto. Ma i popoli sono dei bestioni irresponsabili, peggio dei re assoluti di un tempo, dallo spirito semplice, che non si curano di molti proprî interessi, perchè non li conoscono neppure; che non chiedono sul serio se non pace e lavoro, pane e companatico, circensi e baldorie; che di solito si contentano di buone parole e di bei discorsi. Ma guai se alcuno di questi bestioni si fissa in una idea semplice, che sia capita dal suo grosso cervello e che esalti qualche sua forte passione! Nessuna forza dello spirito e della materia potrà vincere quell’ossessione. I ragionamenti dell’Equità, della Saggezza, del Buon senso e della stessa Evidenza non avranno altro effetto che di mettere il bestione in un furore indicibile. Nessuna parola, neppure se risuoni dal cielo, troverà la via della sua mente e del suo cuore. Nessuna frusta, o bastone, o flagello, o catena avrà ragione del suo cuoio indurito, anche se i suoi guardiani osassero adoperarli. Ma i guardiani non oseranno adoperarli; perchè appena il bestione monta in furia, fuggono tutti spaventati a rimpiattarsi.
Di nuovo la Francia vede insorgere contro di sè le dottrine e i principî della rivoluzione che essa ha bandito al mondo per liberarlo; è delusa in un suo diritto da quel suffragio universale, per cui versò il suo sangue migliore nel ’48. Quale è l’oscuro e profondo disegno della Provvidenza — uso il linguaggio della Chiesa — nel ferire la nobile nazione con le armi stesse della sua spensierata generosità? O vecchio mandarino cinese, forse tu solo hai letto a libro aperto nella storia dell’Europa, che per tanti di noi è ancora un libro chiuso. Ad un illustre deputato socialista belga, che alcuni anni fa si trovava a Pechino, e che magnificava la rivoluzione francese, il vecchio mandarino disse, scrollando il capo:
«Sì, sì: la rivoluzione francese è stata un grande evento. Ma è ancora molto recente. Sarebbe forse prudente, prima di giudicarla, aspettare a vedere dove va a finire!»
È forse questa la ragione profonda per cui la Francia sembra abbandonare la rivoluzione e le sue dottrine, quando l’una e le altre stanno per trionfare? La Rivoluzione sarebbe forse una figlia snaturata, di cui la madre deve diffidare, perchè la tradisce?