VI. La guerra e la ricchezza (17 dicembre 1921)

Ma la Germania è proprio povera come si dice? O tende la mano e si veste di cenci per impietosire il passante e disarmare il creditore? Questo è il rompicapo con cui il mondo è da due anni alle prese.

Anche questo è un caso strano davvero. Nessuna epoca ha tanto amato, magnificato, studiato la ricchezza. La ricchezza passa per essere la cosa più positiva, solida, reale, che esista. Ed ecco che, tutto ad un tratto, nessuno la sa più distinguere dalla povertà e riconoscere a segni sicuri e stabili, in uno degli Stati più grandi del mondo e che, fino a sette anni fa, passava per uno dei più ricchi.

Ogni tanto l’Europa rabbrividisce. Un grido di spavento si leva dalle Borse, dalle Banche, dalle Gazzette, «La Germania sta per fallire; la sua moneta è vilissima carta; il suo governo implora dai vincitori una dilazione del riscatto, come lo scampo supremo dalla imminente catastrofe». Ogni tanto giungono dalle città, un tempo così floride, dell’impero, notizie di una miseria profonda, che rode le ossa e i muscoli della nazione: le classi lavoratrici e la condizione media.

Senonchè nel tempo stesso l’Europa si domanda se per caso l’asse della terra non si sarebbe spostato. Con la moneta ancora poco inquinata e la finanza non del tutto a brandelli; con un immenso impero di cui la vittoria ha arrotondato i confini, gli inglesi hanno sulle braccia milioni di operai senza lavoro. Invece la Germania, sola tra le grandi potenze manifatturiere, può oggi mantenere accesi tutti i fuochi, far muovere tutti i telai. Essa ha già riconquistato tutti i mercati, da cui la guerra l’aveva staccata, scacciandone i concorrenti inglesi, americani e francesi; e già ricomparisce con navi e commercio suo sugli Oceani, su cui l’Inghilterra si era illusa di non ritrovarla per secoli. La flotta mercantile tedesca è la sola che non marcisce nei porti, e tutti prevedono che sarà tra poco la prima, se non per il numero bruto, per la giovinezza, per l’attività, per la potenza. Perfino con la Russia i tedeschi sembrano avviare di nuovo il commercio, e con profitto! Gli inglesi ci si erano provati, anche essi; e non era certo la voglia che difettava loro. Lloyd George non aveva forse dichiarato che «un popolo di mercanti non può aver troppi pregiudizi?» Un imperatore romano non aveva già detto dell’oro non olet e gli inglesi non si vantano di essere i romani moderni? Ma il desiderio è stato vano. Là dove essi hanno fallito, soli i tedeschi sembrano riuscire.

L’Europa assistè ad una specie di risurrezione della Germania, che sembra una sfida a tutte le leggi della ragione e della giustizia, perchè segue una sconfitta rovinosa, una rivoluzione più rovinosa ancora, e procede di passo con il fallimento dello Stato. Ebbi spesso occasione, negli anni passati, di osservare che la guerra mondiale era tutto un tragico groviglio di controsensi. Ma questa risurrezione del vinto è l’ultimo, il più profondo ed arcano di quei controsensi; quello che colpisce più fortemente la immaginazione dei popoli e turba con una specie di sbigottimento mistico quel po’ di buon senso, che ancora sopravvive nelle menti. Molti si domandano in cuor loro, con un certo terrore, se la Germania non era nel vero, quando mosse alla guerra con quelle dottrine, da sette anni oggetto di tante maledizioni ufficiali. Altri si chiedono se non abbia fatto qualche patto con il Diavolo, così caro ai suoi poeti e ai suoi filosofi; e conosciuto dal Diavolo il segreto di cavar oro, fortuna e prosperità anche dalle catastrofi. E non pochi spiano ogni suo atto e gesto, per veder se riesca loro di scoprire questo segreto.

Ma il segreto non c’è. La Germania si è messa a lavorare con furore, perchè è stata impoverita molto più che i suoi nemici dalla guerra. Impoverimmo tutti durante la guerra; ma noi popoli dall’Intesa meno della Germania, perchè facemmo guerra da signori, indebitandoci fra noi, con i neutri di tutto il mondo e con gli Stati Uniti, limitando quanto era possibile, sia pure a spese dell’avvenire, le privazioni. Questo è oggi il vero, l’unico e semplice segreto della ricchezza e della povertà in Europa.

Che la guerra abbia impoverito il mondo, tutti, più o meno, sono persuasi. Molti, tuttavia, osservando che il danaro circola, che se ne spende più di prima e che il mondo continua a camminare, almeno in apparenza, come una volta, si domandano in che cosa consista questo impoverimento; e se veramente è grande quanto si suppone. Cerchiamo di rispondere a questi dubbi, e di chiarire come la guerra abbia distrutto una parte della ricchezza comune.

L’ha distrutta con lo sterminio degli uomini e con la devastazione dei territori. Ogni uomo che sa lavorare è un capitale, perchè ha costato e perchè produce. Noi raccapricceremmo, se potessimo valutare in denaro gli otto o dieci milioni di uomini che la guerra ha uccisi, le devastazioni che hanno mutato in deserti tanti floridi territori. La lista era già lunga nel 1918; bisogna ora aggiungere l’Asia Minore, spopolata dai Greci e dai Turchi.

Ma la guerra non ha soltanto ucciso milioni di uomini e devastato ricchi territori; ha anche sperperato immensi capitali. Prima della guerra l’Europa e l’America consumavano ogni anno una parte di quello che possedevano, non per soddisfare i propri bisogni ma per produrre altri beni; per costruire fabbriche, per coltivare terre, per sfruttare miniere, e via dicendo. Perciò la ricchezza totale cresceva ogni anno. Dal 1914 al 1921 pochissimi capitali sono stati destinati alla moltiplicazione dei beni che gli uomini consumano; i risparmi sono stati quasi tutti, negli Stati più ricchi del mondo, inghiottiti dalla guerra o dai disavanzi dei bilanci; non hanno dunque servito ad accrescere il lavoro ma ad alimentare il consumo; ossia a permettere a molte, a troppe persone di consumare più che non producessero. Da un anno, per questo rispetto, si va un po’ meglio; ma il miglioramento è lento. E quanti anni ci vorranno per recuperare il perduto!

Si aggiungano i paesi ormai esclusi dal giro degli scambi, come la Russia, l’Austria, la Turchia. Si aggiungano gli impegni contratti dai governi con i debiti di guerra, con le pensioni, con i risarcimenti. Si aggiungano le imposte, il caos monetario e gli impacci del commercio, moltiplicati dalla guerra e dalla pace. Questa lista delle cause che spiegano la povertà presente del mondo, è già lunga. Ma non basta. C’è ancora una complicazione, a cui troppo poco si bada, ma che è di grandissima importanza, perchè esaspera la povertà comune. La ricchezza totale non è soltanto diminuita, ma è anche distribuita in maniera diversa. In tutti i paesi la guerra ha smisuratamente arricchito un piccolo numero di persone e impoverito più o meno le masse.

Quando la ricchezza totale aumenta, tutti possono arricchire, perchè ognuno migliora il suo stato, attingendo a questa nuova ricchezza aggiunta all’antica. La guerra invece arricchisce sempre un piccolo numero di persone nel tempo stesso in cui, attirando a sè tutti i capitali, impedisce che la ricchezza totale cresca, e, distruggendone una parte, la diminuisce. Ma se la somma della ricchezza totale resta uguale o diminuisce, un piccolo numero di persone non può arricchirsi che impoverendo tutti gli altri. E questo è successo, più o meno, dappertutto, dopo il 1914.

Così è accaduto che in tutti i paesi belligeranti, le classi medie sono impoverite ed ora impoveriscono anche le moltitudini, mentre un piccolo numero ha accumulato favolose fortune. Proprio come accadde in tutta l’Europa durante le guerre della Rivoluzione e dell’Impero. Ma in Germania questo sbilancio della fortuna tra i pochi arricchiti e la massa impoverita è maggiore che nei paesi dell’Intesa, perchè noi abbiamo in parte fatto la guerra col danaro del mondo. Dal 1914 al 1919 l’America e l’Inghilterra hanno guadagnato favolose ricchezze, vendendo al mondo intero a caro prezzo le loro materie gregge, i loro manufatti, i loro servizi. Con questi guadagni hanno pagato una parte delle proprie spese di guerra e fatto i prestiti agli alleati: prestiti che sono stati fino ad ora dei regali, perchè i debitori non hanno pagato nessun frutto. C’è dunque stato durante la guerra, e per causa della guerra, un trasporto di ingenti ricchezze da tutto il mondo nei paesi dell’Intesa, per il quale una piccola minoranza ha potuto arricchirsi senza troppo impoverire la massa.

Lo sbilancio apparisce invece in tutto il suo orrore nella Germania, la quale ha dovuto far la guerra e sostenere gli alleati con la sua sola sostanza; senza altro sussidio di ricchezze esterne fuorchè i saccheggi dei territori invasi, il Belgio e gli altri. Questi saccheggi le hanno fruttato, ma le hanno anche costato assai; e non si possono paragonare ai vantaggi assicurati all’Intesa dal commercio mondiale dell’Inghilterra e dell’America. E questa è la vera ragione per cui la Germania è agli estremi. Sulla Germania corrono oggi due opinioni contradditorie. C’è chi la dice prospera; e chi la vuole rovinata. Ma tutte e due le affermazioni sono, in un certo senso, vere. Una parte della Germania — industriali, banchieri, speculatori, proprietari grandi e piccoli — si è favolosamente arricchita; la condizione media e le classi operaie sono impoverite. Il rinvilio della moneta è stato l’agente più attivo di questa rivoluzione economica.

Gli operai si sono meno impoveriti che le classi medie, perchè possono difendersi meglio, ma anche per gli operai la prosperità del 1914 è ormai un lontano ricordo. E questo è, secondo me, il grande spavento e pericolo della Germania, che non dobbiamo mai perder di vista, se vogliamo capire ciò che succede e ciò che purtroppo succederà tra poco nell’antico impero degli Hohenzollern.

Parlavo, alcuni giorni fa, con un uomo politico, colto e intelligente, il quale mi diceva di non capire come la Germania potesse esser stremata, poichè non aveva debiti con l’estero. «Ma la ragione della sua povertà è appunto questa — risposi. La Germania è rovinata, perchè ha dovuto far tutta la guerra con le sue sostanze, e non ha potuto far debiti fuori. Chi fa un debito, finchè non lo paga, arricchisce. Quello che ci ha salvati, sinora, noi dell’Intesa, son questi debiti. In parte noi abbiamo fatto la guerra con il danaro altrui».

Singolare paradosso da aggiungere agli altri! I debiti sono oggi la nostra vera ricchezza.

Ma sotto questa luce si vede subito quanto è vitale la questione nei debiti, che tanti trattano così leggermente!