X. I trionfi dell’imperialismo europeo: la riscossa turca (22 settembre 1922)

Le grandi Potenze dell’Intesa possono ora contemplare in Oriente l’opera propria e dichiararsi soddisfatte. La Grecia, rovinata e tra poco in rivoluzione; l’Asia minore devastata; la Turchia in armi, nemica, furente, e in procinto di chiudersi ai cristiani e all’Europa forse per secoli.

Non la piccola Grecia è stata vinta, sotto Smirne; ma la grande Inghilterra, ma l’Europa, ma tutto il mondo, che si dice ancora ed è cristiano di nome soltanto, con le sue torbide o impotenti ambizioni.

Il male è sempre quello: il non voler riconoscere, i vincitori della guerra mondiale, che la vittoria, se ha accresciuto la loro sicurezza, ha diminuito la loro potenza. In Inghilterra, in Francia, in Italia, gruppi pur troppo influentissimi, ma ciechi, si imaginano ancora che la vittoria abbia conferito loro una specie di sultanato del mondo; un diritto regio di dominazione su territori, su razze, su popoli che sfuggono invece al loro infiacchito vigore. E per correre dietro a questa immaginaria potenza quei gruppi farebbero getto anche del frutto acquistato davvero con tanti sacrifici: la sicurezza!

Eppure anche questa pagina della storia è scritta in caratteri chiari, per chi sa leggere il libro.

Negli ultimi secoli l’Europa ha potuto conquistare tante parti del mondo, perchè dal giorno in cui un tedesco incominciò la guerra chimica tritando e mescolando del carbone, del salnitro e dello zolfo, gli europei sono stati sempre superiori nelle armi. Ma questa superiorità è finita con la guerra mondiale. Con la guerra mondiale l’Europa si è disarmata forse per secoli.

Se la spada dei vinti è spezzata, quella dei vincitori è spuntata ed ottusa: questa è la verità. Nè l’Inghilterra, nè la Francia, nè l’Italia non possono più mandare eserciti in terre lontane, per spedizioni di lunga lena. Potremmo rifare, domani, l’impresa di Tripoli?

Quando uno Stato è più forte per armi, può giustificare le sue conquiste con la ragione del cannone. Tuttavia, se vuol ricorrere alla dottrina, è regola di buona prudenza, anche per lo Stato più forte, non contraddire con la dottrina la propria violenza: non incatenare in nome della libertà, non saccheggiare a difesa del diritto di proprietà!

Ma i vincitori della guerra mondiale hanno commesso anche questo errore. Mentre si assumevano, quasi inermi, una specie di protettorato del globo, bandivano la teoria dei diritti delle nazioni. Il vero nemico dell’imperialismo è il nazionalismo; eppure quasi dappertutto i nazionalisti sono anche imperialisti.

Se la patria è il sommo bene per gli italiani, sarà il sommo bene anche per i francesi, per i tedeschi, per gli slavi, per i magiari, per i turchi. Che logica è questa, di volere che di qua da un palo il difendere la patria sia il più santo dei doveri e il più infame dei delitti di là da quel termine? Se le patrie non imparano a rispettarsi, il patriottismo diventerà legge di universale sterminio per la distruzione di tutte le patrie.

Se la logica manca, ci fossero almeno i cannoni! Se i cannoni arruginiscono, ci fosse almeno un po’ di logica! Ma la bizzarra insegna del nuovo imperialismo, fermentato nelle ebbrezze della vittoria, è proprio questa: senza logica e senza cannoni. Inerme, impotente, prepotente. Contro la ragione, fuori della verità, nella sfera dei torbidi sogni!

Che meraviglia se le catastrofi si seguono? Poichè anche questa di Smirne è una catastrofe. Aspettando di subirne gli effetti, poniamo il quesito: quale fu la cagione?

Una piccola dimenticanza, in cui sono incorsi gli uomini di Stato che imbastirono a San Remo il trattato di Sèvres. Costoro avevano dimenticato una cosa da nulla: che la Russia era caduta; che, sparita la Russia, non c’era più, in tutta l’Asia continentale, altro esercito fuorchè l’indiano, troppo piccolo e troppo lontano, per servire al caso; che quindi non c’era più alcuna forza capace di imporre alla Turchia vinta il trattato, nelle parti in cui la Turchia non lo accettasse.

Mezzo secolo fa, quando l’Europa era ancora un continente civile e colto, queste cose si sapevano nelle Cancellerie. Nel 1920, i capi di tre grandi Stati, tra i quali quel Lloyd George, a cui alcuni si affiderebbero addirittura per l’alto governo dell’Europa, non ci hanno pensato!

Kemal pascià si rifugiò tre anni fa ad Angora con tremila uomini. Perchè ha potuto preparare pazientemente l’esercito, che ha riconquistato l’Asia minore? Perchè non c’era più nessun esercito in Asia, che potesse rompergli a tempo la tela sul telaio. L’Inghilterra chiamò in aiuto i Greci: espediente vano e quasi ridicolo. La religione e il sentimento nazionale fecero l’opera loro d’accordo. Il governo di Angora ha puntato contro l’Intesa non solo i cannoni della vecchia Turchia e dei bolscevichi, ma anche i principî della libertà dei popoli, con cui l’Intesa avea sollevato il mondo contro i tedeschi.

Ed ora molti credono che, per ristabilire la pace in Oriente, l’Inghilterra, la Francia e l’Italia debbano interporsi tra i Turchi e i Greci. Beati coloro, che non hanno occhi! Ma se è proprio contro i supposti pacieri che i Turchi combattono, per la riconquista di Costantinopoli e di Adrianopoli! Smirne è solo una tappa: meta il Bosforo, e le città sante dell’Islam.

Se i turchi non sono in grado di riconquistare Costantinopoli, dominata dal mare, non andrà molto che il terreno di Bisanzio scotterà sotto i piedi alle Potenze che la occupano. Presto o tardi — o forse più presto che non si creda — l’Inghilterra, la Francia, l’Italia, saranno costrette o a stracciare anche le ultime pagine del trattato di Sèvres, sgombrando Costantinopoli, o a mandare in Asia eserciti a combattere i turchi. Tener Costantinopoli dal mare è come voler appendere una donna a un albero per i capelli.

Perciò non c’è da sperare una pace facile e prossima. Dopo la guerra dell’Europa contro se stessa, incomincia con questa rivincita dell’Islam la guerra dell’Asia contro l’Europa. Come le guerre della rivoluzione e dell’impero fecero perdere all’Europa la maggior parte dell’America, la guerra mondiale le costerà l’Asia e una parte dell’Africa.

Dall’Asia minore lo spirito aggressivo dell’Islam passerà in Siria, in Palestina, in Mesopotamia, in India, in Egitto, nell’Africa settentrionale. Inghilterra, Francia, Italia si troveranno presto impegnate in una guerra lunga, minuta e implacabile contro l’Islamismo. Molto sangue sarà ancora versato; molte ricchezze saranno disperse e distrutte.

Chi semina vento raccoglie tempesta. E l’Europa ha seminato tanto vento, da un secolo in qua!