IV. Il supremo fiore della Storia

Noi abbiamo contraffatto, svisato, falsificato anche il Comunismo: supremo fiore della storia!

Bussa a denari, e forte, il nuovo Comunismo![15]

Per una rivoluzione, che pochi anni fa gridava ai quattro venti di volere rifare il mondo ab imis; che per un pezzo si è vantata di aver ricominciato la storia, abolendo la moneta, non c’è male. In quattro anni i riedificatori del mondo non solo hanno tentato di rifare alla meglio la polizia, l’esercito e l’amministrazione degli Czar, ma ora ritornano addirittura, seguendo le traccie dell’impero moscovita, a bussare alle porte ben note, anche se qualche volta un po’ sorde, delle banche dell’Occidente.

Chi se ne meraviglia? Gli ingenui o gli ignoranti, forse. Con la rivoluzione, s’è sprofondato in Russia un ordine antico di cose; non sono esplose forze nuove, capaci di creare un ordine diverso e migliore. E non sono esplose, perchè non c’erano e non ci sono, queste forze nuove, nè in Russia nè altrove; perchè sotto le dottrine che sembrano più rivoluzionarie, anche sotto il socialismo e il comunismo, si nascondono oggi le stesse passioni, che muovono e animano i tempi presenti e il regime borghese: ricchezza e potere.

Il comunismo, per esempio: terrore dei borghesi e speranza dei proletari! Siete voi proprio persuasi che il comunismo sia contrario alla natura umana, come ripetono tutte le cattedre ufficiali? Come si spiegherebbe allora che la storia sia piena di istituzioni comuniste, alcune delle quali antiche come la civiltà? La famiglia è una istituzione comunista. Istituzioni comuniste sono i più antichi, gloriosi e meravigliosi ordini monastici.

No, non si può dire che in sè e per sè il comunismo sia contrario alla natura umana. Vero è invece che le è conforme, ma solo nella misura in cui la natura umana è capace di spirito di sacrificio e di rinuncia. Non c’è comunismo, se non là dove i singoli rinunciano ad una parte dei beni — proprietà e libertà — che potrebbero godere da soli, per un fine ideale; se non quando una forte passione — l’amore paterno o il fervore religioso, per esempio — rintuzza e deprime l’egoismo, avido di godimenti. Inteso così, il comunismo è uno dei fiori più belli della storia — ed uno dei più rari.

Senonchè il comunismo, che parla dalla Russia ai popoli come un maestro, e li incita ad applicare le sue dottrine, non chiede alle masse rinuncie e sacrifici in vista di un bene ideale; ma promette loro quegli stessi beni che prometteva il capitalismo — ricchezza, agi, piaceri, potenza — e in misura maggiore, e con minor sacrificio; offrendosi alle moltitudini come il continuatore del capitalismo, che compirà la stessa opera ma molto meglio. Esso promette agli uomini un’abbondanza anche più facile che la passata; ossia quello che, per la sua stessa natura, non può dare. Il comunismo può assicurare agli uomini le gioie spirituali di una convivenza allietata da alte speranze comuni, non le orgie dell’abbondanza. A queste provvede il «capitalismo».

Alla società moderna si possono rinfacciare mille difetti, appunto perchè essa ha tutto sacrificato alla quantità, anche la virtù e la bellezza. Ma non si può negare che abbia almeno scoperto il segreto dell’abbondanza, moltiplicando le ricchezze del mondo. Supporre che un «sistema comunista» possa vincerla in questa lizza è un sogno.

«Io rido, quanto sento i socialisti dire che vogliono rovesciare la potenza del capitale con le dottrine di Carlo Marx! Essi che gridano primo dovere del popolo moltiplicare i suoi guadagni e i suoi bisogni! L’impero del capitale rovinerà il giorno in cui il popolo prenderà in orrore i lussi e gli sprechi e i piaceri e i vizi, che le classi alte gli inoculano, per rinfacciarglieli poi, dopo che hanno battuto moneta con quelli».

Così scrivevo più di dieci anni fa, prima del cataclisma. In questo passo sta la chiave di molti presenti misteri. Sinchè il popolo aspirerà a calzarsi di seta, a mangiar polli, ad andare ai bagni come alla perfezione e alla felicità, il «capitalismo» sarà il padrone del mondo. Socialismo e comunismo dovranno servirlo, anche immaginandosi di combatterlo. Il vero difetto del capitalismo sta nel crear troppa ricchezza.

Non è dunque meraviglia che i bolscevichi siano oggi costretti a fare la corte ai banchieri d’Occidente. I bolscevichi hanno potuto distruggere, in Russia, il corpo della «società borghese», non lo spirito. Questo vive anche in essi. Essi vogliono ciò che volevano i loro predecessori: una Russia quanto più è possibile ricca e potente. Per rifare rapidamente la ricchezza e la potenza della Russia è necessario del «capitale». Per trovare del capitale è forza rivolgersi al «capitalismo», anche dopo averlo maledetto. Anche questa è una catena; e per spezzarla una rivoluzione politica non basta. Occorrerebbe la sapienza di Socrate e di Aristotile, la saggezza di Augusto e di Talleyrand, la poesia di Virgilio e di Dante, l’insegnamento del Vangelo, un po’ dello spirito di San Francesco d’Assisi e di San Francesco Saverio, qualche brandello dell’Ecclesiaste, l’essenza depurata delle dottrine di Comte, di Mazzini, di Lamennais. Troppe cose, perchè ci possiamo pensare! Sordi alla voce del vero comunismo, ascolteremo noi il falso?