VII. L’idropisia del denaro

Noi abbiamo tolto valore alla misura di tutti i valori concreti.

Una nuova malattia è apparsa nel mondo: «l’idropisia del denaro». La civiltà occidentale è gonfia di una mostruosa idropisia di oro, d’argento e di carta monetata.

Vi parrà forse inverosimile, o uomini del mio tempo: eppure è così. C’è troppo denaro nel mondo; e perciò c’è troppo bisogno, tormento, insoddisfazione, vizio, perversione, odio e povertà. Troppo denaro vero — oro e argento, negli Stati Uniti d’America, e in tutti gli Stati neutrali, impinguati sulla guerra degli altri; e troppo denaro spurio — carta monetata — negli Stati che furono belligeranti.

Dalle trincee, nel 1914, incominciò a fluire un Pactolo rosseggiante, nel quale si confondevano sangue e oro: il sangue di una generazione immolata al Dio della guerra, e le ricchezze di tre generazioni liquidate per acquistar ferro, bronzo, fuoco e congegni di guerra. Piccolo in principio, questo fiume d’oro e di sangue è gonfiato di anno in anno, finchè ha straripato sulla faccia della terra. Non c’è mai stato tanto denaro nel mondo — vero o spurio. In dieci anni si è raddoppiato, quintuplicato, decuplicato a seconda dei paesi. L’alluvione l’ha trasportato dappertutto, anche nelle capanne e nei tuguri. Tutti ormai lo posseggono, il denaro, che per tanti secoli non aveva voluto rifugiarsi che in pochi palazzi. Il mondo dovrebbe dunque essere felice secondo la nostra saggezza. Il denaro non è la ricchezza? La ricchezza non è la felicità? Il mondo invece è malato e soffre!

Sì: mentre tutte le altre ricchezze servono l’uomo soltanto secondo la propria natura, rigida e limitata, il denaro è — o sembra — uno schiavo docile e mobile, pronto a tutti i travestimenti, solo che il suo signore comandi.

Chi possiede una casa, una terra, del ferro, della lana, del grano non può servirsene che per i fini e gli uffici a cui la natura destina questi oggetti. Se vuol servirsene ad altri fini ed uffici deve venderli, ossia convertirli in denaro. Ne è dunque il padrone, a condizione di essere schiavo della loro destinazione. Il denaro no: fa tutto ed è tutto. Si nasconde e si ostenta; corrompe e benefica; incoraggia il genio e lo sfrutta; premia la virtù e assolda il delitto; onora Dio e incoraggia il vizio. È amico e nemico, maestro e lenone, creatore e distruttore.

Insomma è angelo e demonio. Ed è pronto a servir l’uomo come egli vuole, nell’una o nell’altra di queste opposte persone.

Gli uomini, che sono persuasi di essere furbi, si sono accorti da un pezzo di questa prodigiosa virtù. Perciò hanno immedesimato il denaro e la ricchezza, sebbene il denaro sia non la ricchezza ma una ricchezza, quando è d’oro e d’argento; e non sia neppure una ricchezza, ma un segno della ricchezza spesso ipotetico e non di rado addirittura fallace, quando è di carta. Perciò sono stati così cupidi in tutti i tempi e in tutti i luoghi di denaro vero o spurio; e non si reputano felici se non quando lo posseggono, sebbene a un uomo perduto nel Sahara un pane ed un otre di acqua sarebbero più preziosi che un sacco di monete d’oro.

Ma questo servo docile e sorridente è un nemico nascosto e implacabile. La storia ce lo ripete a ogni pagina: quando, per una ragione o per un’altra, una età è sorpresa da una improvvisa abbondanza di denaro, ecco crescere il prezzo delle gioie, dei vini, delle vesti preziose; ecco sorgere da ogni parte edifici di lusso e di piacere; ecco l’amore farsi prodigo e venale; il Piacere e la Voluttà aprire taverne, teatri, danze, lupanari e tutti i luoghi in cui l’uomo può comperare per denaro e al minuto la spicciola felicità dei sensi.

Appunto perchè questo pericoloso servitore si offre all’uomo per servirlo a suo piacere, come un angelo o come un demonio, l’uomo è più facilmente vinto dalla curiosità di vedere come serve un demonio. Che cosa è stata la guerra mondiale? Una notte di Getsemani della civiltà occidentale o un saturnale? Al genere umano, che sudava sangue nella trincea, il denaro consigliava di consolarsi e rifarsi, dandosi all’orgia nelle città.

Fortunata ancora l’America, che almeno ridonda di vero denaro — oro, argento e biglietti che si possono convertire in oro ed in argento. Il denaro vero è immune dalla moltiplicazione illimitata; perchè a scavare dalle viscere della terra dell’oro e dell’argento ci vuole tempo e fatica. Ha quindi un peso, una consistenza e un valore stabile, se non immutabile; onde gli uomini sono spinti a conservarlo. L’Europa invece è idropica di falso denaro.

In America il denaro, appunto perchè è vero ed autentico, è raddoppiato soltanto. In Europa s’è moltiplicato in dieci anni, cinque, dieci, venti volte. La carta e l’inchiostro costano così poco; i torchi girano così veloci!

Ma moltiplicandosi all’infinito coi giri del torchio, questo denaro perde via via consistenza, peso e quindi sicuro valore; perdendo consistenza, peso e valore si volatizza e sfugge anche alle mani, che più bramose vorrebbero stringerlo. Perchè conservare un denaro fluido, volatile, il cui valore scompare da un giorno all’altro, come il profumo di una fiala aperta? Tutti gli dànno la caccia, ma appena lo afferrano, se ne disfanno per ricominciare la caccia e per disfarsene di nuovo; il circolo non si ferma mai, anzi gira ogni dì più veloce; il denaro non sta più fermo un minuto, passa da una mano all’altra, insegnando l’ozio, la prodigalità, il lusso, la dissolutezza, la ghiottoneria a milioni di uomini, che ieri ancora vivevano semplicemente.

Il denaro vero, autentico, che ha un peso certo, una forma obbligatoria, un conio indelebile, che l’uomo deve fabbricare di buon metallo con lunga fatica, può servire l’uomo come angelo o come demonio. Il denaro falso, segno menzognero di ricchezza immaginaria, stampato in materie fragili e caduche, che l’uomo moltiplica senza fatica, non può servirlo che come demonio.

Molti congegni infernali ha inventato la civiltà occidentale, ebbra di morte, per suicidarsi al cospetto dei secoli. Tra questi congegni, accanto alla bomba, al siluro, alle miscele esplodenti e all’otre dei vapori letali, occorre annoverare anche l’umile pietra che stampa e il suo torchio. Essa non ha sfondato tetti, affondato navi, ma ha fatto di peggio: ha falsato una cosa sacra, una misura, la misura del lavoro umano. Poichè in mezzo a tanti servigi loschi, frivoli o brutti che esso rende all’uomo, questo è l’ufficio augusto del denaro, quello per cui partecipa un poco della natura divina e corrompendolo, corrompiamo noi stessi.

Ha falsato la misura del lavoro; e falsandola, se non ha ucciso uomini, donne, fanciulli nel sonno, come la bomba e il siluro, ha ucciso e uccide nel cuore degli uomini l’amore del lavoro, la preveggenza, la parsimonia, la virtù di contentarsi; delude, tormenta, inganna tutto il genere umano con il nuovo supplizio di Tantalo, con il miraggio di una ricchezza che si allontana, appena l’uomo tende la mano per ghermirla. Inganna e inferocisce, perchè l’uomo, esasperato da questo gioco maligno, va in furia, dà in smanie, e vuol vendicarsi su qualche cosa e su qualcuno.

Non ci fu mai tanto denaro nel mondo e non ce ne fu mai così poco. Tutti ne hanno maggior bisogno, e si sentono più poveri, quanto più abbondano di questo falso denaro che invilisce moltiplicandosi: Stato, città, banche, industrie, commerci, famiglie. Ci fu mai per il genere umano supplizio più atroce?

C’è troppo denaro nel mondo; e perciò ce nè troppo poco.

Questo falso denaro è la lebbra dei nostri tempi, la lebbra che la civiltà occidentale ha riportato a casa dalle trincee. Per quanto tempo ci tormenterà? Il fuoco soltanto può salvarci dal contagio micidiale di questa lebbra incurabile. Ritorniamo a coniare il denaro vero, che è la misura sacra e autentica del lavoro umano. Tra le espiazioni del sangue versato, a cui la civiltà occidentale dovrà sottostare, è necessaria anche una purificazione del denaro. Non l’esige l’Economia, scienza senza cuore: la vogliono la Verità, la Rettitudine, la Lealtà.

Ma questa parola di verità sarà intesa dagli uomini?