292. Letronne — Op. cit. 298.
293. Cfr. Cap. IX, § 7 del pres. lav.
294. I «cordiali rapporti» non cessano di rilevarsi da una iscrizione, capace altresì di illuminare sulle relazioni commerciali romano-egiziache sotto Evergete. (Cfr. Bullettin de correspondance hellénique, VIII, 107).
295. La vera data di questa missione è rimasta in certo modo oscura, come maggiormente ne sono i motivi. Cicerone [Somnium Scipionis, 3, (11) (in De Republica, VI), curato dal Pasdera. Torino. 1890], c’informa che l’ambasceria di Scipione in Egitto, Siria, Asia e Grecia, fu posteriore alla sua censura (a. 142), e che l’anno stesso, in cui egli, ancora in missione all’estero, veniva nominato console per la seconda volta (a. 135). Ma negli Academica priora (II, 25), Cicerone torna ad accennare ad un’antonomastica ambasceria di Scipione, che questi ebbe a compiere prima della sua censura e che gli storici, per il fatto di non conoscere altre sue ambascerie, hanno identificato con la precedente. Come se ciò non bastasse, Cicerone medesimo nel De Rep. [3, 35, 40, (Cfr. Cic. Opera. Pe. IV, 2 ed. Klotz. Lipsiae. 1874)], le cui scene s’immaginano avvenute nel 129 (Cfr. Teuffel — Geschichte der Röm. Litteratur, I, 341, ed. Schwabe. 1890), fa menzione di un viaggio recentissimo di Scipione, compiuto insieme con Spurio Memmio, il quale da Giustino (XXXVIII, 8) ci risulta come uno dei membri dell’ambasceria recatasi in Egitto; e, quasi ad accrescere l’incertezza, Val. Massimo (IV, 3, 13) riferisce l’avvenimento come posteriore al secondo consolato (134) e al secondo trionfo di Scipione, cioè al 133 (Cfr. Lange — Römische Alterthümer, II, 331, e Mommsen — Op. cit. II, 19). D’altro canto Plutarco (Apophthegmata, p. 200, in Op. mor. V. 2. Parisiis. Didot. 1841) ci dà notizia di parecchie missioni diplomatiche di Scipione, di cui egli colloca questa in Egitto, che sarebbe la terza, come posteriore alla gestione della censura, il che noi, connettendo con la citazione del Somnium Scipionis, l’unico passo, in cui, da fonte contemporanea, ci si ricordi una vera e propria ambasceria in Egitto, ricaviamo nuovamente la data del 135, l’unica che ci sembra attendibile.
Valerio Massimo, al solito, preoccupato dei suoi intenti apologetici non ha dovuto badare alla cronologia. Cicerone negli Academica avrà errato per trascuraggine o accennato a qualche altra ambasceria, così come l’altro passo del De Rep. (3, 35), che è del resto dubbio se faccia al caso nostro, deve intendersi riferito a una data, non già immediatamente, ma solo da recente trascorsa. Sulla questione della cronologia e delle ambascerie di Scipione Cfr. Bendinelli — P. Cornelii Scipionis Aemiliani Africani minoris Vita, p. 71-2. Florentiis. 1549; Id. — Locorum historicum adnotatio: loc. XV, XVI, XVII [in Gruterus — Thesaurus criticus. II, 352-3. Francoforte. 1604]; Simson — Chronicon catholicum, a. m. 3875. 1651. Mai — Cicerone, De rep. quae supersunt, p. 266, 1 e p. 317, n. a. Romae. 1822; Gerlach — Historische Studien, I, Der Tod des P. C. Scipio Aemilianus, p. 220. 1841. Lange — Op. cit. II, 329. Pasdera. Il sogno di Scipione, App. I, p. 30. Bandelin — Op. cit. 31-3.
296. Iust. XXXVIII, 8. Schneiderwirth — Op. cit. 30-1. Lumbroso — L’Egitto al tempo dei Greci e dei Romani 82-3. Roma. 1882.
297. Posidonius Apamensis (in Fragm. hist. graec. ed Muller p. 255 e in Atheneo — Deipnosophistae. XII, 73. ed Meineke. Lipsia. 1858-9). Plutarco — Apophtegmata p. 200. Episodio degno di essere rammentato per la sua strana originalità è questo che Evergete, di cui gli storici greci ci tratteggiano i più nauseanti ritratti fisici e morali, aveva chiesto la mano della futura madre dei Gracchi, la quale, naturalmente, avea rifiutato (Plut. Tiberius Gracchus. I, 3).
298. Iust., Athen., Plut., Diod. l. c. Cfr. Lumbroso l. c.
299. Non faccio, al pari dello Schneiderwirth (Op. cit. p. 30-1), rimprovero alcuno ai Romani per la loro indifferenza verso la scandalosa condotta, privata e pubblica, di Evergete, per la semplicissima ragione che codesto tratto della biografia del medesimo è probabilmente un’invenzione o un’ingenuità delle fonti (Cfr. Mahaffy — History etc. 186-7; 203-4).
300. Mahaffy — Op. cit. p. 206. Strack — Die Ptolomäer, p. 185, 1896.
301. Strack — Op. cit. 51.
302. Iust. XXXIX, 5, 2.
303. Iust. l. c. Eutr. VI, 11, 3. Historia miscella [in Muratori. Rer. it. scriptores (col 39 B.). Mediolani. 1723]. Liv. Per. 70. Obsequens — Liber Prodigiorum. CVIII. Lemaire. Parisiis. 1823. Cassiodoro — Chronicon (in Op. I, 358. Venetiis. 1729). Ammiano Marcellino — Rerum gestarum quae supersunt, XXII, 16. Lipsiae. 1753. Sextus Rufus. — Breviarium rer. gest. etc. p. 285 (in Hist. rom. Epitomae. Amsterdam. 1630). Tacito — Ann. XIV, 18, 10. ed Iacob. 1877.
304. Mommsen — Op. cit. III, 75. Ihne — Op. cit. VI, 155. Drumann — G. R. II, p. 52 e segg.
305. In Roncalius — Vetustiora latinorum scriptorum chronica, col. 391.1787.
306. Eutropio avrà confuso il lascito della Cirenaica con l’altro posteriore della Libia (Sex. Ruf. l. c.), che avverrà appunto nell’anno 4º dell’Olimpiade 178, (cfr. Roncalius — Op. cit. 398), (= 65 a. C.).
307. Su questa doppia questione cfr. Scaligero — Animadversiones in chronologica Eusebii, p. 151 e 154. Cfr. p. 126, nº MDCLXXXVIII. Amsterdam. 1638.
308. Cfr. Cap. IV, § 1, ne, del pres. lav.
309. Kiepert — Lehrbuch, p. 211-12 e 212, n. 2.
310. I medesimi però contraddicono a Giustino nel non riferire codesto lascito ad Apione, che ritengono invece testatore della Libia. La cronaca eusebio-ieroniana concorda però con Giustino e nessuna delle opinioni contradditorie di così tardi scrittori può avere un valore decisivo.
311. Marquardt — L’organisation de l’empire romain, I, 428-9. 1889-92.
312. Kiepert. l. c.
313. Liv. Per. 70. Cfr. Rossberg — Quaestiones de rebus Cyrenarum provinciae romanae. p. 16. 1896.
314. Mommsen — Op. cit. II, 41-9. Ihne — Op. cit. III, 265-6. Holm — Griechische Geschichte. IV, 517. 1896.
315. Cfr. Barbagallo — Il senatus consultum-ultimum, pp. 16-27.
316. Il Marquardt (Op. cit. II, 432) ritiene che pel momento il governo romano abbia preso possesso dei domini regii, levando un’imposta sui principali prodotti della regione. Ma tale opinione non sembra affatto provata dalle fonti, cui il medesimo esplicitamente si riferisce.
317. Mommsen — Op. cit. II, 265-8. Ihne — R. G. V, 311-21. Holm — G. G. IV, 689-98. Cfr. Meyer — Geschichte des Konigreichs Pontos, p. 84-97 e 104 e segg. Leipzig. 1899.
318. App. Mithr. 33. Plut. Luc. II, 3 e segg. Cfr. Cic. — Acad. pr. II, 4. Lemaire. 1828. De vir. ill. 74.
319. Cfr. App. Mithr. 22 e Strack — Op. cit. p. 207.
320. App. Mithr. 23. Fl. Ios. A. I. XIV, 7, 2.
321. Porphyrius (in Müller — Op. cit. p. 722).
322. Circa la data erra lo Strack (Op. cit., 186). Il Drumann (G. R. II, 494, n. 78 e p. 42) riporta a ragione i fatti succitati all’81 a. C., come quelli, che, secondo App. (B. C. I, 103 e 104), sono anteriori al consolato di Silla con Q. Metello Pio.
323. Cic. de leg. agr. I, 1, 1 e II, 16, 41. È ormai ammesso dagli storici più recenti che il testatore o pseudo-testatore sia stata appunto Tolomeo Alessandro IIº, (Cfr. Strack — Op. cit., p. 64. Mahaffy — Op. cit., p. 224. Guiraud — Op. cit., p. 30 e segg.). Tuttavia è bene riepilogare le ragioni che ci sospingono ad escludere le altre ipotesi avanzate. Cicerone (De lege agr. I, 1, 1 e II, 1, 16, 41) ci parla del testamento di un Tolomeo Alessandro, col quale questi avrebbe lasciato erede del suo regno il senato ed il popolo romano. Se non che di Tolomei Alessandri ne conosciamo due, uno, morto all’88 (Strack — Op. cit. 186), e uno all’81. L’opinione, che riferisce al primo il succitato testamento, trova un appoggio nella IIª delle orazioni succitate, (XV, 38), ove, riepilogando uno dei comma della legge agraria del 59 di P. Servilio Rullo, Cicerone informa che essa prescriveva la vendita di tutti i beni demaniali, passati al popolo romano sotto o dopo il consolato di Silla e Q. Pompeo, che cade per l’appunto nell’anno 88 a. C., e, tra questi, egli ricorda l’Egitto (II, 16, 41). Se non che la clausola «aut postea», che segue immediatamente la succitata designazione cronologica, vi scema qualsiasi determinatezza, sì che il riferire il testamento ad Alessandro Iº rimane un’ipotesi infondata, tanto più quando si considera che a questo non occorsero mai relazioni con Roma (Schneiderwirth — Op. cit. 37, n. 29). Il Mommsen à quindi pensato ad Alessandro IIº, (Histoire romaine, V, 27, n. 1, trad. par E. de Guerle. Bruxelles. 1867.), ritenendone argomento decisivo il fatto che la discendenza legittima dei Lagidi si estingueva solo con Alessandro IIº, senza la quale condizione il dritto pubblico, in vigore presso gli stati clienti di Roma, non autorizzava il reggente a disporre del proprio dominio. L’argomento non è certo decisivo; ma tali a me sembrano invece le seguenti inavvertite parole del primo paragrafo della prima orazione de lege agraria: «post eosdem consules [C. Silla e Q. Pompeo (a. 88 a. C.)] regis Alexandri testamento regnum illud [int. l’Egitto] populi romani esse factum», dalla quale può rilevarsi come il testamento di Alessandro cada in un’età posteriore alla morte del primo Alessandro (a. 88). Non aggiungo parola per negare l’esistenza di un preteso Alessandro IIIº, [Pétau — Doctrina temporum, X, 48. Lutetiae-Parisiorum. 1707. Förster — Coment. acad. Gotting. ad a. 1780. part. phil. p. 136. Mai — Scholia bobbiensia ad nonnullas M. T. Cic. orationes cum integris annotationibus, p. 351 (in Orelli — Cic. Op. V, 2. p. 351, Turici. 1833)], che, rigettata dagli storici più recenti, ad altro non si riduce se non ad una vana ipotesi creativa.
324. De leg. agr. II, 16, 41-2. De rege alexandrino p. 149-50 [in M. T. Cicerone — Op. (Fragmenta), Ve XVIII, ed. Lemaire. Parigi. 1831].
325. Cic. De leg. agr. II, 16, 42.
326. Guiraud — Op. cit. 39.
327. Willems — Le sénat de la république romaine, II, 570 e segg. Paris. 1885.
328. Mommsen — Op. cit. V, 110 ed. cit.
329. Mommsen — Hist. rom. VI, 144.
330. Id. V, 146-8.
331. Tale cronologia è definita dal viaggio di uno dei medesimi a Verre, propretore in Sicilia, (Cic. In Verrem. IV, 27, 61 e segg. Löscher, Torino 1877), dopo circa due anni di soggiorno a Roma (Ibid. IV, 30, 67). Poichè la propretura di Verre in Sicilia durò dal 73 al 71, (Op. cit. p. 10; Ciceros — Rede gegen C. Verres. Buch. IV, «De Signis» erklärt. von K. Hachtmann, p. 35. Gotha 1889. Klein — Die Verwaltungsbeamter der Provinzen der römischen Reichs I, 1, 73-4. Bonn. 1878), la venuta a Roma dei figli di Selene deve datare, al più tardi, dal 72.
332. Mommsen — Hist. rom. V, 33-4. Ihne — R. G. VI, 14-42.
333. Mommsen — Hist. rom. V, 61 e segg. Ihne. R. G. VI, 56, 100.
334. Mommsen — Hist. rom. V, 91 e segg. Ihne. R. G. VI. 43-55.
335. Starck. l. c. e n. 39, 40 e 41. Cfr. Letronne — Recueil etc. II, 20 e segg.
336. Strack — Op. cit. 186 e Mahaffy — The history etc. 223-4.
337. II, 31, 76.
338. Cic. — In Verr. Introd. XV. Torino. Löscher 1877 e «Rede gegen C. Verres», p. 8.
339. Cfr. Guiraud — Op. cit. 36 e 37.
340. Plut. — Crass. XIII, 1-3. La censura di Crasso deve argomentarsi del 65 a. C. (Cfr. Drumann — R. G. IV 85).
341. Guiraud — Op. cit. 37.
342. Dione — Hist. rom. XXXVII, 8 e segg. ed. Gros et Boissée.
343. Svet. — Caes. XI. Cic. De leg. agr. I, 1, 1. Svetonio ci dice che Cesare pigliò occasione dal fatto che gli Alessandrini avevano cacciato il loro re, alleato di Roma. È ben difficile ammettere che qui si intenda parlare di Tolomeo Alessandro IIº, ucciso, più che scacciato, circa venti anni prima. D’altro canto, noi non conosciamo in quel tempo nessuna ribellione alessandrina, nè re alcuno alleato del popolo romano, quale non era infatti Aulete. Probabilissimamente Svetonio avrà confusogli avvenimenti di quest’anno con quelli del 56, che narreremo fra breve.
344. App. — Mithr. 92. Cfr. Drumann — G. R. IV, 392 e segg. e Mommsen — St. rom. II, 42 e segg. trad. it. del Sandrini.
345. Strabo — XIV, 669.
346. App. l. c.
347. Dio — XXXV, 17; XXXVIII, 30.
348. Cic. — De har. resp. XX.
349. Dio — XXXVIII, 30.
350. Strabo — XIV, 684.
351. App. Mithr. 94.
352. Floro. III, 6, 9. App. Mithr. 95.
353. In quella lunga lettera ad Arsace, re dei Parti, che Sallustio riferisce come vergata da Mitridate alla vigilia della sua finale catastrofe, il re del Ponto, enumerate le rovine d’imperi e di monarchie, di cui erano stati autori i Romani, concludeva con l’eccettuare il re d’Egitto «praetio in dies bellum prolatans» (Sall. Hist. fragm. p. 410-11, ed. Lemaire. Parisiis. 1801). Quest’interessata neutralità Mitridate avea cercato per ben due volte di scuotere e finalmente, sebbene troppo tardi, vi era riescito.
354. Mommsen — Op. cit. II, 254.
355. Mommsen — Op. cit., 244-80.
356. Mommsen — Op. cit. II, 52-110.
357. App. Mithr. 111. Cfr. Letronne — Recueil etc. II, 74 e segg.
358. App. l. c. Mommsen — Hist. rom. V, 147.
359. Chronica eus. (in Roncalius — Vetustiora chron. etc. p. 398). Sext. Ruf. — Breviarium p. 385. Amm. Marc. Rer. gest. XXII, 16.
360. Lo Scaligero, [Animadversiones chronologicae in Eus. 150-1 (Cfr. p. 126, nº 1688). Amsterdam, 1658], crede si tratti di due Tolomei Apioni.
361. The history etc. p. 208.
362. Guiraud — Op. cit, 27-9.
363. L’organisation de l’empire romain. II, 431, n. 3.
364. Marquardt — Op. cit. II, 430 e 430 e n. 5.
365. Marquardt — Op. cit. 431, n. 3.
366. The history etc. 208.
367. Cic. De leg. agr. I, 1, 1; II, 15, 38.
368. De leg. agr. II, 16, 41-3.
369. Id. II, 7, 16.
370. Id. II, 13, 32.
371. I, 3, 9.
372. Id. I, 4, 10; II, 21, 56. Cfr. De Ruggiero — «Agrariae leges», § 53 (in «Enciclopedia giuridica italiana»).
373. Sull’ostilità di Cicerone alle leggi agrarie, cfr. il recente e splendido libro del Masè-Dari. — M. T. Cicerone etc., p. 260-86.
374. H. n. Plin. XXXIII, 47, 9.
375. Flav. Ios. XIV, 3.
376. Appiano enumera fra le ragioni, che dovettero distogliere Pompeo dall’impresa, l’avverso responso dell’oracolo. Ma è da ritenere che egli abbia, equivocando, riferito a quest’anno quanto accadrà di lì a poco nel 56 a. C.
377. Drumann — G. R. III, 203 e segg.
378. Schol. Bobb. in orat. Pro Sext. 202, ed. Orelli.
379. Dio — XXXVIII, 2 e segg.
380. Cic. Ad Att. II, 16.
381. Caes. B. C. III, 107. Svet. Caes. LIV. Dio — XXXIX, 12. Cic. Pro Rab. post. III; Pro Sext. XXVI.
382. Cfr. il cap. segg., § 7 del pres. lav.
383. L’intera somma pattuita non fu però sborsata per intero. Quando Cesare, al 49, si recherà in Egitto, sarà ancora creditore di 700 sesterzi (Plut. Caes. XLVIII, 5).
384. Caes. l. c. Cic. l. c.
385. Cic. Ad. Att. II, 5.
386. Ibid.
387. Lange. R. A. I, p. 574 e segg. Barbagallo — Il senatus-consultum ultimum, p. 119-20, 115 e segg. La censura non era gerita se non da chi avesse trapassato tutta la serie delle magistrature (Lange. R. A. I, 513), il che, in pratica, non riesciva possibile, se non ai più cospicui degli ottimati.
388. Lange — R. A. I, 691.
389. Cic. Pro Sext. XXV, XXVI e Liebenam. — Zur Geschichte und Organisation des romischen Vereinswesens, p. 24-5, 1890. Gentile — Clodio e Cicerone p. 118-9. 1876.
390. Barbagallo — Op. cit. 120-1. Cfr. Bouché-Leclerq. Les Pontifes de l’ancienne Rome, pp. 327-8, 329-30, 331, 334-5. 1871. Cic. De prov. cons. XIX; De har. resp. XXVII; Pro Sext. XXVI. Bélot — Hist. des chevaliers romains. I, 88 e segg. 1866. Drumann. G. R. II, 238.
391. Pro Sext. XXV. Ascon — in Pison, IV (ed. Orelli). Drumann — G. R. II, 238.
392. Il lettore non si scandalizzi se ora o più innanzi, come sempre, tratto con disinvoltura del buon Marco Tullio. Non ostante le vecchie e le nuove, più o meno retoriche, indignazioni (Cfr. Pasculli — I libri delle leggi di M. T. Cicerone, preceduti da un saggio sulla critica del Mommsen. Trani. 1900), sta di fatto che l’oratore romano non può, nelle sue qualità di uomo politico, essere giudicato da puri letterati, ma da chi abbia anima e senso di uomo politico. E tale prerogativa rende immortale l’opera ed i giudizi del Mommsen, nè fulmini più o meno olimpici o chauvenismes, più o meno patriottici, possono esercitarvi contro un valore decisivo. Cfr. sul proposito il recentissimo volume del Masè-Dari, altre volte citato.
393. Cic. Pro Sext. XXVIII; De prov. cons. XIX e Pro Domo sua, IX e XXV. Cfr. Plut. Cat. min. XL e Cic. XXXV.
394. Oltre alle monografie citate nella prefazione del pres. lav., cfr. su questo cap. Drumann — G. R. II, 262-8 e V, 166. Engel — Kypros, 435-447.
395. Cic. Pro Sext. XXVI. Erra quindi il Matscheg (Cesare e il suo tempo, 5, n. 5 Firenze. 1874), nel fare del Tolomeo ciprio un figlio minore di Tolomeo Aulete.
396. La testimonianza di Ammiano Marcellino (XIV, 27), che lo dice foederatus ac socius, è smentita dall’altra molto più autorevole di Cicerone (Pro Sext. XXVI).
397. Cfr. Ciccotti — Il processo di Verre, p. 23. Milano. 1895.
398. Cic. l. c. Pro Domo sua. VIII.
399. Cic. Pro Flacco, XIII.
400. Cfr. Cap. VII, § 3º del pres. lav.
401. Engel — Kypros, 40-71.
402. Amm. Marc. XIV, 8 e 27.
403. Velleius Paterculus — Quae extant. II, 38, 5-6; 45, 5. ed. Lemaire. Parisiis. 1822. Florus — Epitone rer. rom. III, 9 ed. Lemaire. 1827. App. B. C. II, 23.
404. De viris illustribus, III, 80. Vell. Pat. II, 45, 5. Cfr. in ed. cit., n. 5.
405. Cic. Pro Sext. XXXII, XXVII. Liv. Ep. 104. Floro III, 9. Schol. Bobbiensia in orat. Pro Sextio, p. 302. ed. Orelli.
406. Plut. — Cat. min. XXXIV, 3.
407. Liv. Ep. 104. Vell. Pat. II, 38, 5-6.
408. Val. Max. IV, 3, 2.
409. Plut. Cat. min. XXXV, 1.
410. Val. Max. IX, 4, 3.
411. Dione — XXXIX, 22. Vell. Pat. II, 45, 5. Plut. — Cat. min. XXXVI, 1. Strabo — XIV, p. 684.
412. Dio — l. c.
413. Vell. Pat. II, 45, 5. Floro III, 9.
414. Plut. — Cat. min. XLV, 2. Lucano — Pharsalia III, 64. ed. Lemaire.
415. Plut. — Cat. min. XXXVI, 1. Cfr. Cic. Pro Sext. XXXVI. Questa cumulazione d’incarichi, conferiti per unica legge, era il solo elemento della medesima giuridicamente passibile di nullità, nè Cicerone si astenne dallo scagliarvene minaccia (Pro Domo, XX); ma, pur troppo, l’incostituzionalità riguardava le forme e non il contenuto, (Cfr. Drumann. II, 24 e 265, n. 38).
416. Ciò gli fruttò le ire e i libelli di parecchi, di alcuno dei quali, per comodità politica, si fece forte anche Cesare nella sua sperduta «Anticatoniana,» (Cfr. Plut. Op. cit. XXXVI, 3 e XXXVII, 1-4).
417. Plut. — Op. cit., XXXVI, 1, 3.
418. Plut. Cat. min. XXXVIII, 1-2.
419. Vell. Pat. l. c. Plut. Ib. XXXIX, 1. Val. Max. VIII, 15, 10.
420. Plut. Ib. XXXIX, 1-2. Dio XXXIX, 22.
421. Plut. l. c.
422. Cfr. Plut. Ib. XXXIX, 2 e XLII, 1, che ci segna sia i nomi dei consoli, durante la cui carica avvenne il ritorno, sia quelli successivi, e Dio (XXXIX, 22), la cui narrazione riguarda appunto l’anno 56 a. C.
423. Nel golfo Saronico, oggi Kenkri.
424. Drumann — G. R. II, 534 e segg.
425. Cic. Ad Fam. I, 7. Cfr. Ad. Att. V, 21 e Marquardt — Op. cit. II, 328.
426. Cfr. Drumann — G. R. II, 222-5.
427. Plut. Cic. XXXIV. Cat. min. XL.
428. Erra Plutarco, (Cat. min. XLIII, 1), includendovi l’Egitto, tutt’altro che conquistato. Egli infatti, oltre a smentirsi da sè, (Cfr. Pomp. LII e Caes. XXI), è contraddetto da Dione. XXXIX, 33. App. B. C. II, 118, Liv. Ep. 105. Circa il surriferito periodo cfr. Matscheg — Op. cit. pp. 94-6.
429. Plut. Cat. min. XLIV.