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I Puritani di Scozia, vol. 2 cover

I Puritani di Scozia, vol. 2

Chapter 16: NOTE:
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About This Book

The narrative traces escalating clashes between dissenting Presbyterian forces and royal troops as attempted parley collapses and an emissary offering pardon is shot, igniting personal vengeance and a wider engagement. Action centers on a boggy ford where cavalry become mired, volleys and hand-to-hand fighting inflict heavy losses, and commanders dispatch flanking maneuvers and cover a disciplined withdrawal. Chapters move between vivid battlefield episodes and moments of command, exposing the interplay of conviction, loyalty, and grief while showing how terrain, impulsive courage, and fractured discipline shape the bitter realities of civil conflict.

CAPITOLO XIV.

»Sol la fera discordia anguicrinita

»È de' vostri consigli arbitra e duce.»

Venezia liberata.

Morton stava inteso tuttavia a calmar la discordia che dominava nel campo, allorchè due giorni dopo il suo arrivo ad Hamilton, lo seguì quivi l'altro collega, il reverendo Poundtext, sottrattosi all'ira di Burley, che non sapea perdonare la partecipazione avutasi da questo ministro nella libertà conceduta a lord Evandale. Riposatosi per alcune ore dalle fatiche del novello viaggio, diè il ragguaglio a Morton delle cose accadute a Tillietudlem da quando questi se ne dipartì.

La notturna andata di Morton era stata sì ben concertata, e tanta fu la segretezza negli altri compagni di sì fatta spedizione che Burley neanco ne insospettì. I primi accenti ch'ei pronunziò nell'alzarsi da letto furono per chiedere se Kettledrumle e Macbriar fossero ancora arrivati. Il secondo già trovavasi al campo, l'altro veniva aspettato da un momento all'altro. Burley fece immantinente partire un messo per avvertire Morton e Poundtext di trasferirsi al consiglio; ma già sappiamo la via che Morton avea presa, e quanto a Poundtext, che in assenza dei suo giovine collega non avea gran voglia d'affrontare la collera del feroce Burley, s'incamminò al suo presbiterio ove rimase ventiquattro ore prima di mettersi in cammino per Hamilton.

Sollecito indi Burley di chiedere notizie del suo prigioniero, non può esprimersi assai con parole qual rabbia lo invase allora quando udì come in quella notte fosse stato condotto fuori del campo da una scorta, cui Morton medesimo comandava.

»Oh l'uomo scellerato! esclamò volgendosi a Macbriar. Oh il traditore! costui per far la sua corte al governo ha dato libertà ad un prigioniero, pel riscatto della cui vita ne avrebbero ceduto questa piazza, che ne tiene noiati da tanto tempo.»

»E che? non è già in nostro potere? non è presbiteriano lo stendardo che sventola su quella torre?»

»Tutto strattagemma, Macbriar! Tutto insulto onde si cerca viepiù d'infiammare il nostro risentimento.»

Ma fu interrotto dall'arrivo d'un di coloro che aveano accompagnato Morton al castello, e veniva ad annunziargli, come questo fosse già sgombro e occupato da truppe presbiteriane. La qual novella favorevole, anzichè acchetare Burley, il furor ne raddoppiò!

»Come dunque? (costui si fece ad esclamare) Avrò tralasciato da imprese assai più gloriose, avrò perduto il mio tempo dinanzi ad una miserabile bicocca, l'avrò disastrata per fame e tribolazioni, onde poi all'istante di divenire arbitro della sorte di essa e di coloro che vi abitavano, un imberbe giovinastro venisse a spogliarmi di questo onore, e a rapirmi coloro ch'io riguardava siccome miei prigionieri? Non è forse all'operaio che il salario è dovuto? Non è forse al....?»

»Burley! soggiunse Macbriar, non ti riscaldare cotanto contra un fanciullo che non è meritevole della tua collera. Non è egli vero che Dio sceglie a suo grado i propri strumenti? E chi t'assicura che questo fanciullo non sia stato inspirato dallo stesso Dio per mettere più presto in nostro potere il castello di Tillietudlem?»

»Taci là, nè far torto a te medesimo e al senno che hai. Non fosti primo ad avvertirmi tu stesso, ch'io diffidassi di questo sepolcro imbiancato, di questa moneta di rame che io avea presa per moneta d'oro? È cattivo indizio, anche per coloro che spettano al gregge degli eletti, il non ascoltare gli avvisi di ministri spirituali della tua sfera; pure Morton non tenne sempre chiuse le orecchie alle tue voci? Egli è d'uopo somigliarti, o Efraim, per isciogliersi dai vergognosi legami dell'umanità.»

Complimento che toccò la corda sensiva del nostro predicatore, il quale in oltre avea massime comuni con Balfour di Burley! laonde entrambi si trasferirono tostamente al castello. Burley s'impadronì dei vasellami d'argento e di quanto potea tornar utile al suo esercito; poi trasferitosi, senza farne motto ad alcuno, nell'archivio del castello, vi s'intertenne per lungo tempo. Nel corso di quella giornata non solamente Kettledrumle, ma anche lord Langfern arrivarono a Tillietudlem. Questi capi, congregatisi in allora, inviarono un corriere al presbiterio di Milnwood sollecitando il ministro Poundtext a venir tostamente al castello per prendere parte al consiglio che vi si tenea. Ma questi ricordandosi che quella rocca andava munita d'un carcere colla porta di ferro, stimò prudente partito il non commettere la propria persona allo sdegno di que' confratelli. Accolse bensì con ogni cortesia il loro messo, si fece raccontare da lui tutte quelle particolarità che ai leggitori nostri abbiamo narrato; ma poi nel silenzio della notte prese la via di Hamilton, ove parimente arrecò la notizia che gli altri capi divisavano restituirsi, appena raunato un corpo di Puritani sufficiente a tenere in suggezione quella parte di esercito che presa aveano in diffidenza.

»Voi vedete, così conchiuse la sua narrativa Poundtext, come costoro siansi per tal via assicurato il favore della maggiorità nel consiglio; perchè lord Langfern; il quale non era nè carne nè pesce, or si è lasciato sottomettere affatto da Kettledrumle, e ne ha abbandonati. Noi siamo dunque circondati da nemici per ogni dove, da un lato l'esercito de' Reali, dall'altro una mano d'insensati confratelli che si chiariscono contro di noi.»

Morton lo esortò al coraggio ed alla pazienza, partecipandogli ad un tempo la speranza concetta di ottenere condizioni di pace ragionevoli colla mediazione di lord Evandale, e ponendogli innanzi agli occhi la lusinghevole prospettiva di poter fra breve tornare a starsene colla sua pipa, colla sua birra, col suo Calvino legato in pergamena, purchè continuasse a cooperare seco lui con tutti i suoi sforzi per giugnere ad una pacificazione generale. E tanto fece e disse che potè persino inspirargli un poco più di fermezza, ed indurlo ad aspettare in quel campo l'arrivo de' suoi temuti colleghi.

Aveano costoro radunato un corpo di lor partigiani che stavasi in cento uomini di cavalleria e mille cinquecento di fanteria, tutti avvezzi a segnalarsi per lo stravagante fanatismo delle esagerate lor massime, e per la consuetudine di travisare ad ogni proposito i passi della scrittura a fine di giustificare all'uopo l'assassinio o qualsivoglia delitto, e finalmente pel cupo zelo e feroce onde si facevano obbedientissimi ai comandi anche i più orridi che potessero ricevere dai non meno sanguinolenti lor comandanti. Tale smannata, di nemici anzichè di confederati, ad ingrossar venne il campo. Burley, nè cercò de' due altri colleghi, nè in modo alcuno li fe' consapevoli delle cose da lui divisate, e unicamente nella mattina successiva al suo arrivo li fece avvertire di trasferirsi al consiglio.

Morton e Poundtext entrando nella sala dell'assemblea, vi trovarono già uniti i quattro loro colleghi, dai quali non ricevettero verun contrassegno di cortese accoglienza, e previdero che tranquillamente non sarebbero andate le cose in quell'adunata.

»Per l'autorità di chi (si fece a gridare Macbriar, condotto sempre da naturale impetuosità ad aprir egli i parlamenti) per l'autorità di chi il reprobo lord Evandale si è sottratto alla morte che il giudizio di lassù avea pronunziata contro di lui?»

S'affrettò a rispondergli Poundtext, che volea con ciò offerire al collega Morton una prova del proprio coraggio, oltrechè se l'affar non era che di tener fronte ad uomini vestiti di zimarra simili alla sua, non si perdea mai di spirito.

»Per l'autorità mia, rispose, e per quella del sig. Morton.»

»E chi vi ha conferito, o fratello, si fe' ad interrogarlo allor Kettledrumle, chi vi ha conferito il diritto di frapporvi in una bisogna tanto importante?»

»Quell'autorità stessa che conferisce a voi il diritto d'interrogarmi; non fu lento al rimbalzo Poundtext; se un solo individuo del nostro consiglio ha potuto condannarlo a morte, collo stesso, anzi con maggior fondamento, due individui hanno potuto ritrattare una tale sentenza.»

»Alle corte! alle corte! si fe' in mezzo Burley, noi conosciamo i vostri fini; e furono di mandare quel baco da seta, quell'indorato milord a portare proposte di pace al tiranno.»

»Così è, (disse Morton accorgendosi come il suo compagno incominciasse a vacillare alle occhiate feroci che lanciava sovr'esso Burley) e che perciò? dobbiam noi volgere in una guerra eterna la nostra contrada per mandare a termine divisamenti inutili quanto impossibili?»

»Lo udite? Bestemmia» sclamò Burley.

»No; (Morton con maggiore forza esclamò) Bestemmia colui che aspetta dal cielo i miracoli, nè si vale di que' modi che la Provvidenza ha posti nelle mani degli uomini per farli riuscire ne' lor disegni. Convengo io pure che lo scopo nostro è di ottenere il ritorno della pace a condizioni onorevoli e giuste, a condizioni tali che assicurino la nostra libertà civile e religiosa. E per questo dobbiamo farci i tiranni dell'opinione degli altri?»

Stava per invelenirsi vie più sì fatta contesa, allorchè arrivò un messo, che annunziava, già partitosi da Edimburgo il duca di Monmouth, già in cammino il suo esercito, già aver fatta la metà della strada per giugnere ad Hamilton. Cessò a questo avviso ogni discordia, perchè ciascuno vide la necessità di dimenticare il passato per non dar opera che a rispignere il comune inimico. Fu risoluto che i reverendi Poundtext e Kettledrumle reciterebbero nel dì successivo una predica per uno alla presenza di tutto l'esercito, Poundtext la mattina, Kettledrumle la sera, e che l'uno e l'altro asterrebbesi con ogni accuratezza dal toccare qualsivoglia articolo, anche lievemente atto a far nascere scismi e dissensioni nel campo.

Regolate essendo in cotal guisa le cose, i due capi più moderati osarono porre un altro partito cui sperarono sostenuto da lord Langfern, perchè il videro impallidire all'annunzio dell'avvicinar de' Reali, e perchè per altra parte il sapevano propensissimo a favoreggiare i consigli di chi sull'istante egli credeva il più forte. Essi pertanto misero innanzi agli occhi dell'assemblea come in tale occasione il re non avesse affidato il comando del proprio esercito a veruno fra gli antichi persecutori de' Puritani; il duca di Monmouth prescelto a tale dignità essere anzi uom conosciuto per la dolcezza dell'indole sua e per inclinazioni favorevoli alla causa della nazione; potersi indurre da ciò che le intenzioni del governo fossero meno di quanto il furono per lo passato ostili ed avverse ai Presbiteriani; essere quindi cosa suggerita dalla prudenza, e divenuta perfin necessaria, il verificare se mai il duca avesse qualche istruzione segreta che in qualche modo li favorisse; nè potersi ottenere tale certezza per altra via che col deputargli un araldo.

»E chi è che voglia incaricarsi di essere quest'araldo? (prese a dire Burley, sollecito di sviare una proposta sì ragionevole ch'ei non potea di fronte combatterla). Obbliate forse come Claverhouse, armando il titolo di rappresaglia per la morte di suo nipote, giurò far appiccare il primo parlamentario che gli avessimo spedito?»

»Non ci stiamo per simil tema, poichè io medesimo mi assumo tal commissione, semprechè il consiglio creda affidarmela.»

»Lasciam ch'ei vada, disse sotto voce Burley a Macbriar, così il consiglio si sbarazzerà di costui.»

Quindi il partito posto da Morton non trovò contradditori nè manco in coloro che sembravano dover esserlo maggiormente, e venne risoluto che Enrico Morton si trasferirebbe al cospetto del duca di Monmouth, onde sapere a quai patti acconsentirebbe di negoziare co' sollevati. Divulgatasi tale risoluzione per tutto l'esercito, ne fu universale la gioia fra coloro della parte moderata, lontani dal nudrire la cieca presunzione di que' Puritani, che pensavano bastanti mallevadori della vittoria un feroce zelo, ed un selvaggio entusiasmo.

Munito delle istruzioni del consiglio, e accompagnato dal solo Cuddy, Morton si partì dunque alla volta del campo de' Reali, impavido di que' rischi che sì frequentemente sovrastano a chiunque imprenda nelle civili discordie la dilicata parte di mediatore.

Nè scostato erasi più di tre o quattro miglia dal campo de' suoi, allorquando si accorse che stava per incontrare l'antiguardo dell'esercito de' Reali. Pervenuto ad una eminenza contemplò le strade, che tutte prendevano la via di Bothwel-Muis, ove divisavano metter campo nella prossima notte, castello non lontano più di due miglia dal Clyde, alla riva opposta del qual fiume campeggiavano i Presbiteriani.

Dopo avere dispiegata bandiera bianca si volse al primo drappello di cavalleria che incontrò, partecipando al sergente che lo guidava il proprio desiderio di favellare a sua altezza. L'altro gli rispose che correva a farne consapevole il capitano; nè questi indugiò a comparire unitamente al maggiore.

»Voi perdete il vostro tempo, mio caro amico, disse quest'ultimo a Morton, anzi arrischiate inutilmente la vita. Il duca di Monmouth non ascolterà certamente proposte venutegli da ribelli che tuttavia impugnano l'armi. Aggiugnete che le tante crudeltà omesse dai vostri devono farvi pauroso d'una rappresaglia.»

»Quand'anche il duca di Monmouth ne giudicasse colpevoli, rispose Morton, non so immaginarmi che volesse condannare a morte tanti sudditi del suo re, senza ascoltare almeno quai cose possano addurre in propria discolpa. Per parte mia nulla temo. Non ho da rimproverare a me stesso alcun atto di crudeltà ch'io abbia autorizzato, e nemmen tollerato; e la paura poi di essere innocente vittima delle colpe degli altri non mi ratterrà dall'eseguire l'incarico che mi assunsi.»

I due ufiziali si guardarono in volto l'un l'altro.

»Se non m'inganno, disse il capitano, è questi il giovine del quale ci ha parlato lord Evandale.»

»Lord Evandale si trova egli all'esercito?» domandò subito Morton.

»A Edimburgo, rispose il maggiore. Vedendone il cattivo stato di salute, sua altezza non gli ha permesso d'accompagnar l'esercito. Signore; vi chiamereste voi Enrico Morton?»

»Appunto, mio signore.»

»Dunque, tornò a dir l'ufiziale, non v'impediremo di vedere il duca, ma, vel ripeto, fate un passo del tutto inutile. Supponendo ancora che sua altezza avesse qualche propensione più mite per riguardo ai vostri, il consiglio di guerra, col quale dee concertarsi, non gli permetterebbe ascoltarla.»

»Ne avrei estremo rammarico; ma tal considerazione non mi fa meno insistente nel pregarvi ad ottenermi udienza dal duca.»

»Lumley, disse il maggiore al capitano, andate ad avvertire sua altezza dell'arrivo del sig. Morton, e ricordategli essere quello stesso del quale parlò sì vantaggiosamente lord Evandale.»

Il capitano non tardò ad essere di ritorno, ed a rispondere a Morton che il duca non potendo riceverlo per quella sera, si riserbava ad ascoltarlo nella mattina del dì successivo. Intanto Enrico venne tenuto qual prigioniere per tutta la notte, ed ebbe per luogo di sua dimora una vicina capanna ove però i massimi riguardi gli vennero usati. Alla domane di buonissim'ora lo stesso Lumley venne a levarlo di lì, presentandolo indi a sua altezza, che trovarono un miglio più oltre nel mezzo del suo esercito, già schierato per mettersi in cammino.

I comandanti dell'esercito reale aveano tanta fidanza nelle proprie forze che non presero cautela di sorte alcuna per impedire a Morton di scandagliarle. Stavansi queste in quattro reggimenti inglesi, il fior dell'esercito di Carlo II, nel reggimento guardie ardente del desio di ricattarsi dopo la disfatta di Loudon-Hill, in un corpo considerabile di volontari, ed in alcune compagnie di montanari scozzesi, nemici giurati dei Puritani, e che ne abborrivano le massime quanto ne sprezzavano le persone. Veniva dietro all'esercito un numeroso traino d'artiglieria sì formidabile al riguardo, che Morton giudicò non volersi men d'un miracolo per salvare da compiuto esterminio quell'attruppamento d'uomini mal vestiti, mal armati e disciplinati nella stessa guisa, a' quali davasi nome d'esercito presbiteriano. L'ufiziale compagno di Morton studiavasi leggere negli sguardi del medesimo quell'impressione ch'ei, nè a torto, pensava dovessero destargli nell'animo i poderosi apparecchi schieratisi alla sua vista. Ma fedele Enrico alla causa che aveva abbracciata non lasciò trapelare, nè inquietudine nè commozione, e riguardava con occhio d'indifferenza i corpi militari per mezzo a cui traversava.

»Voi vedete la festa che vi si sta preparando» disse a Morton Lumley.

»Se avesse dovuto spiacermi, non mi troverei vosco in questo momento: vi confesso ciò nonostante, che per lo interesse d'entrambe le parti, amerei meglio veder gli apparecchi d'una festa che celebrasse il ritorno della pace.»

Giunsero finalmente sopra un'altura che signoreggiava tutti i dintorni, e ove trovavasi il comandante supremo in mezzo a' suoi ufiziali. Da questo luogo scorgeansi tutti i giri del Clyde e parimente il campo de' sollevati. Gli ufiziali sembravano intesi ai riconoscimenti di quel terreno per concertare con maggior sicurezza un assalto.

Lumley avvertì sua altezza che Morton ne aspettava i comandi ed allora il duca fe' cenno alle persone di quella comitiva d'allontanarsi, nè serbò presso di sè che due ufiziali, co' quali parlò pochi istanti sommessamente prima che Morton gli fosse vicino; lo che diede tempo al nostro araldo di squadrare coll'occhio le persone colle quali venia a parlamento.

Ell'era impossibile cosa a chi vedeva il duca di Monmouth il non essere cattivato dalle grazie e dai modi soavi e lusinghevoli che natura largamente gli compartì. In mezzo a questi però, un attento osservatore potea scorgere tal qual aria d'esitazione e d'imbarazzo, che parea ne tenessero sospeso l'animo, quando tutte le circostanze il costrignevano a prender partito.

Stavano dietro a lui Claverhouse, conosciuto anche troppo da Morton, ed un altro ufizial generale, di cui l'aspetto eccitar dovea impressione strana anzichè no. Vestito alla foggia che usavasi ne' primi anni del regno di Carlo I, una lunga e grigia barba gli scendeva al petto, ed avea fatto voto di non reciderla sin dal giorno che quello sfortunato monarca perì sotto la mannaia del carnefice. Scoperto e pressochè affatto calvo erane il capo. Le rughe del fronte, l'olivastro color delle guance, l'acutezza de' suoi sguardi additavano tal vegliardo, che le infermità non avevano infievolito, intantochè scorgeasi in ogni costui lineamento un coraggio scevro affatto d'umanità. Tal si era il generale Tommaso Dalzell, più temuto ed abborrito dai Puritani che non lo stesso Claverhouse. Questi almeno, se usava modi violenti ed opprimitori gli era soltanto allorchè ragione politica parea comandarli, e perchè nell'istante non giudicava esserne d'altri migliori per sottomettere i Presbiteriani. Ma Dalzell non seguia che gl'impulsi d'un'indole sanguinolenta e feroce di sua natura.

»Voi venite, o signore, disse a Morton il duca, per parte di que' traviati, e il vostro nome è Morton se non isbaglio. Volete dunque farne conoscere il motivo che vi conduce fra noi?»

»Il motivo apparisce, o milord, da uno scritto che lord Evandale dovrebbe aver posto nelle mani di vostra altezza.»

»L'ho letto, ed ho anche saputo dallo stesso milord, che in queste sciagurate circostanze il sig. Morton ha date prove di generosità ad un tempo e di moderazione. Glie ne fo quindi i miei ringraziamenti.»

Che modi sì cortesi non andavano a' versi di Dalzell, lo scorse Morton da un disdegnoso dimenar di capo e da uno stringersi nelle spalle che accompagnarono poche parole sommesse da costui volte al compagno, ed alle quali Claverhouse non rispose che con un lieve sorriso e con un moto quasi impercettibile di palpebre.

In questo mezzo il duca sembrava combattuto per una parte da' sentimenti d'una bontà ingenita in esso, e ad un interno convincimento sulla ragionevolezza delle inchieste che gli venian presentate, per l'altra dalla brama di serbare intatta la regia autorità, e di non offendere troppo di fronte le severe opinioni degli uomini assegnatigli per consiglieri, se non piuttosto per esploratori della sua condotta.

»Sig. Morton (disse traendosi di saccoccia lo scritto consegnatogli da lord Evandale) trovo qui alcune domande, sul merito delle quali debbo ora astenermi dal manifestare la mia opinione; havvene altre che mi sembrano ragionevoli e giuste; e benchè io non abbia ricevute istruzioni formali da sua maestà, vi do parola d'onore d'intercederne la clemenza a favore d'una parte di suoi sudditi traviati, e fin dove io abbia modo a farmi ascoltare, d'adoperarmi ancora onde sia migliorata la lor condizione. Ma voi stesso comprenderete che posso bensì cedere alle preghiere di sudditi imploranti; non negoziar con ribelli. La prima cosa necessaria pertanto si è, che i vostri partigiani mettan giù l'armi e sciolgano tantosto le loro assemblee.»

»Il contenerci in tal guisa, o milord, rispose Morton arditamente, sarebbe un riconoscerci ribelli; come appunto ne accusano i nostri nemici. Noi sguainammo le spade, non contra il nostro sovrano che rispettiamo, ma per ricuperare que' diritti legittimi che la violenza ne ha tolti. L'altezza vostra si è degnata ravvisare che alcune fra le nostre domande son giuste. Ma queste avrebbero mai potuto farsi tampoco udire, se non le accompagnava lo squillar della tromba? Non possiamo pertanto, anche a malgrado della bontà che vostra altezza ne dà a divedere, metter giù l'armi, a meno d'avere qualche certezza di vederci restituite la libertà civile e la libertà religiosa, come è in noi il diritto di chiederlo.»

»Sig. Morton, voi siete giovane; però dovreste avere acquistata esperienza di mondo quanta è bastante a comprendere che certe domande, comunque innocenti di lor natura, divengono criminose pel modo onde son presentate.»

»Possiamo rispondere, o milord, che il modo al quale ultimamente abbiamo ricorso è venuto dopo avere tentati invano tutti gli altri possibili modi.»

»Mi è forza abbreviare questo parlamento, sig. Morton. Noi siamo in atto di incominciare l'assalto. Nondimeno ordinerò per due ore sospesa ogni fazione ostile, onde abbiate il tempo di partecipare ai sollevati la mia risposta. Se consentono a sciogliersi a metter basso le armi, a spedirmi deputati che m'assicurino della lor sommessione, riguarderò come un obbligo del mio onore l'intercedere per essi una generale amnistia, e la riparazione dei torti ch'essi lamentano. Ma rifiutando questa sola via ad essi dischiusa, accagionino soltanto se stessi delle conseguenze che ne verranno. — Credo, o signori (volgendosi a' suoi due ufiziali) che, volendo stare alle istruzioni avute, io non poteva far di più.»

»No pel mio onore! sclamò Dalzell, nè avrei giammai spinta l'indulgenza tant'oltre, trovandomi mallevadore delle mie azioni verso il re e verso la mia coscienza. Ma vostra altezza dee senza dubbio conoscere le intenzioni di sua maestà assai meglio di noi, ne' quali è il dovere di seguire letteralmente i comandi che ricevemmo.»

Si fe' rosso Monmouth. »Voi udite, soggiunse a Morton, che il generale Dalzell già mi biasima per aver mostrata troppa condiscendenza a favore dei vostri amici.»

»Milord, i sentimenti del generale Dalzell, e quelli che vi degnate voi esternarci sono quali gli aspettavamo da ciascheduno di voi; ma non posso starmi d'aggiugnere, che se l'esercito presbiteriano abbracciasse il partito dell'assoluta sommissione, ultimo e conclusivo partito che ne presentate, avremmo a temere persino inutile la vostra intercessione, finchè stanno... attorno del trono tai consiglieri (e nel pronunziar questa frase guardò in maniera significante Dalzell e Claverhouse). — In somma, io parteciperò ai capi dell'esercito qual risposta ebbero da vostra altezza le nostre inchieste, e poichè non possiamo ottenere la pace, ne sarà ben forza ricorrere alla fortuna delle armi.»

»Addio signore. Ricordatevi che differisco di due ore l'assalto; di due ore! Se in tale intervallo avete una risposta da portarmi, starò qui per riceverla; e con tutto l'animo la desidero di tal natura che possa risparmiare ogni spargimento di sangue.»

Anche in questa occasione si guardarono con sorriso ironico Dalzell e Claverhouse, del che accorgendosi il duca, ripetè in tuono dignitoso.

»Sì signori, l'ho detto e lo replico ancora. Desidero la risposta di tal natura che possa risparmiare il sangue de' sudditi di sua maestà. Spero che un tal sentimento per lo meno non meriti nè biasimo nè disprezzo.»

Dalzell prese un contegno freddo e severo, e nulla rispose.

Claverhouse fece un profondo inchino, soggiugnendo che il giudicare i sentimenti di sua altezza non gli s'aspettava.

Il duca fe' cenno a Morton di ritirarsi. Questi obbedì, e venne ricondotto attraversando il campo dalla scorta medesima che lo aveva accompagnato. Nel passare innanzi al reggimento guardie, trovò Claverhouse, che non avea perduto tempo nel mettersi a capo della sua truppa; il quale appena scorse Morton, gli si fe' innanzi, e salutandolo urbanamente gli disse: »Non è questa, credo, la prima volta che ho l'onor di vedere il sig. Morton di Milnwood.»

»E non è colpa del colonnello Claverhouse, replicò Morton amaramente sorridendo, se la mia presenza riesce importuna a qualche persona.»

»Permettetemi almeno di soggiugnere che il ministerio di cui trovo ora insignito il sig. Morton, giustifica l'opinione da me formata sopra di lui; e prova come la condotta da me tenuta nel tempo che gli piace rimembrarmi, era conforme al mio dovere nè più nè meno.»

»Voi solo, o colonnello, mi gettaste, senza ch'io ne avessi l'idea, in mezzo alle file di tai persone delle quali approvo le massime, non in ogni sua parte il contegno. Quanto al modo onde le vostre azioni si accordano col vostro dovere, è affare vostro, non mio. Non pretenderete per altro che io approvi la sentenza ingiusta che pronunziaste contro di me.»

Dette le quali cose, Morton s'accigneva a continuare nel suo cammino, ma nol permise ancora Claverhouse.

»Un istante, vi prego! Evandale pretende che veramente io vi debba riparazione di alcuni torti. Confesso che metterò sempre grande differenza fra un uomo d'alto ingegno, sviato, non v'ha dubbio, ma mosso da generosi principj, e fra uno sciame di sciagurati fanatici, raccolti sotto le bandiere di comandanti sitibondi di sangue e lordatisi di assassinj. Se dunque non vi riesce di persuadere costoro a dimettere l'armi, permettete ch'io vi solleciti a ritornarvene al nostro esercito, e ad offerire spartatamente la vostra sommessione. Credetelo; questo spregevole attruppamento non si reggerà contro di noi una sola mezz'ora. Se vi risolvete a tal partito, appena giunto chiedete di me. Monmouth, comunque strano debba sembrarvi il mio dire, non vi potrebbe proteggere, Dalzell nol vorrebbe, ma io ne ho il potere e la volontà, e ho promesso di farlo a lord Evandale.»

»Dovrei ringraziamenti a lord Evandale, rispose freddamente Morton, se non mi avesse creduto, come lo scorgo dai vostri detti, capace di abbandonare una causa che ho giurato di sostenere. Quanto a voi, colonnello, se volete concedermi un altro genere di riparazione, egli è probabile che fra due ore mi troviate colla spada alla mano all'estremità del ponte di Bothwell sul Clyde.»

»Non avrò a disgrado, accertatevene, questo incontro, rispose Claverhouse, ma aggradirei assai più, che meditaste maturamente la mia prima proposta e che l'accettaste.»

Detto ciò, salutandosi a vicenda si separarono. Morton continuò il cammino verso il campo presbiteriano, Claverhouse intese agli apparecchi, che debbono preceder gli assalti.

Fine del tomo secondo.

NOTE:

1. Anche prima di Walter Scott tutti gli scrittori drammatici (e in certo modo ai drammatici appartengono i romanzieri) se sonosi attenuti alla verità nel mettere in azione i Puritani, loro han sempre attribuito questa specie di scritturale linguaggio; e il nostro Alfieri, allorchè introduce Lamorre a rimproverare Maria Stuarda rendutasi cattiva moglie, lo fa esclamare

»Oh nuova

»Figlia d'Acab! già l'urla orride sento,

»Già di rabidi cani ecco ampie canne,

»Cui tuoi visceri impuri esser den pasto.»

N. del T.

2. Fra i tanti pregi drammatici e pittoreschi di Walter Scott, sommo è pur quello di non dimenticare mai in qualunque circostanza della lor vita i caratteri attribuiti ai suoi personaggi. Bothwell, che come diceva Claverhouse a pag. 170 del primo tomo stava sempre a cavallo de' suoi antenati, a cavallo d'essi spira l'ultimo fiato. — N. del T.

3. Non siam lontani dai tempi, in cui ogni parte dell'Europa, qual più, qual meno, è stata spettatrice di non dissimili avvenimenti. La natura è la medesima in tutte le età, e Walter Scott è il vero pittore della natura. — N. del T.

4. Tutti coloro che mossi, o da entusiasmo siccome i Puritani, o anche da fini più scaltri, vollero dare significato a loro modo alle Sacre Carte, confusero le minacce de' gastighi divini annunziati in tuon profetico da' suoi ministri con una sanzione di que' delitti che, sebbene compiessero tali minacce, acquistavano ben altro che merito a chi li commetteva. — N. del T.

5. Gudyil non potea sapere che ingrosso le faccende de' suoi padroni. Onde qualunque sia il modo onde è venuto a scoprire ch'essi intercedettero per Morton, non dovea dubitare che non fosse opera della lor prevalenza la salvezza dello stesso Morton, e quella ancor di Gudyil. — N. del T.

6. Uno fra' tanti pregi del nostro romanziere storico è quello di dare uno stile lor proprio a tutti i suoi personaggi e di trovare in ciascun stile, ov'è duopo, le fonti della sublimità. La grandezza d'animo qui spiegata dal vecchio Bellenden è quella stessa che sarebbesi addetta a Nestore e al re dei re.

7. Tom. 1, pag. 153.

8. Verità massima! Le grandi convulsioni politiche, di qualunque genere siansi, operano tale effetto, quasi in compenso de' mali gravissimi ch'esse producono. La maturità di raziocinio scortasi ne' giovinetti d'ogni classe dopo le fatali contese che hanno posta ai nostri giorni in trambusto l'Europa, e che per un benefico effetto della legge di continuità dura ancora dopo la pace, avrebbe fatto sorpresa, solamente trent'anni fa. — N. del T.

9. Come tutto il presente dialogo sente la mano maestra di chi lo scrisse! Crediam dilettarci nello udire i propositi casalinghi ed ingenui d'una buona massaia, che serba con ammirabile perfezione il proprio carattere, e veniamo a scoprire in compagnia di Morton i fatti più importanti del blocco di Tillietudlem, che era necessario si sapessero, e i quali saputi per via d'una sposizione che un narratore men perito di Walter Scott avesse architettata, ci condannavano probabilmente ad un intervallo di noia. — N. del T.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.

Copertina elaborata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.