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Il tramonto della schiavitù nel mondo antico cover

Il tramonto della schiavitù nel mondo antico

Chapter 15: III.
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About This Book

Saggio storico che analizza le cause e i processi del declino della schiavitù nel mondo antico. L'autore confronta spiegazioni morali e religiose — tra cui l'avvento del Cristianesimo e la filosofia stoica — con fattori economici, giuridici e di trasformazione sociale, valutando la loro capacità esplicativa. Smonta letture semplicistiche mostrando la persistenza della schiavitù in contesti cristiani e paragona l'antico fenomeno a sviluppi moderni per evidenziare il ruolo delle condizioni produttive e delle istituzioni. Il testo organizza dati storici, interpretazioni storiografiche e argomentazioni critiche per offrire una panoramica rigorosa e multilaterale sul processo di scomparsa della servitù nel mondo antico.

III.

Che se guardiamo a tutto quel periodo più antico, la cui vita e le cui condizioni si rispecchiano ne’ poemi omerici ed esiodei, anche là troviamo che la schiavitù ha una funzione affatto limitata ed accessoria, com’è da attendere in una società di struttura semplice quale l’omerica. Anche là abbiamo che alcuni de’ prodotti dell’industria, quelli di maggior pregio, sono importati, mentre sul suolo ellenico gli utensili agricoli e domestici e gli altri oggetti principali di uso sono lavorati in casa. Gli eroi omerici, al pari de’ loro dèi, cooperano a’ lavori più ordinari ed elementari della vita: Anchise, Enea, i figli di Priamo, i fratelli di Andromaca e tanti altri attendono all’agricoltura ed alla pastorizia; Ulisse può fabbricarsi egli stesso un letto e mostrarsi esperto nella costruzione di barche, di aratri e così via[115]. “Per il mestiere come tale occorreva che si allargasse l’ambito dello smercio col relativo svolgersi della navigazione, si agevolassero gli scambi col sussidio della moneta coniata, e così si apparecchiasse il passaggio ad una produzione più considerevole ed attiva„[116]. Intanto il mestiere veniva sorgendo e differenziandosi in quelle forme di lavoro, che sopperivano a’ bisogni più generali e comuni; e il nome all’artefice 10 dava appunto questa caratteristica del lavorare pel popolo (δημιουργός)[117], specialmente forse per quelli che non aveano i mezzi per sostituirlo col lavoro domestico, o in quelle specie di lavoro, che, esigendo particolare perizia od utensili non comuni, non potevano bene ed utilmente compiersi in casa. Al tempo stesso incontriamo con relativa frequenza menzionati l’impiego del lavoro libero, la locazione d’opera, con una retribuzione precipuamente alimentaria; e, come riflesso morale di un tale stato di cose, il lavoro gode di una considerazione[118], che perderà ben presto, quando la crescente ricchezza sociale, i più distinti contrasti, la divisione del lavoro, la differenziazione delle funzioni sociali e lo sviluppo della schiavitù avranno reso incompatibile, o quasi, l’esercizio del mestiere e quello de’ diritti politici, una maggiore elevatezza di coltura, di abitudini e le esigenze di chi deve provvedere al proprio sostentamento.