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Messere Arlotto Mainardi, Pievano di S. Cresci a Maciuoli cover

Messere Arlotto Mainardi, Pievano di S. Cresci a Maciuoli

Chapter 5: Nota del trascrittore
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About This Book

A convivial parish priest narrates a string of lively anecdotes that combine earthy humor, mischievous practical jokes, and sincere charity. The narrative moves between self‑mocking recollections of family and parish life, sketched portraits of local characters, and sharp satire aimed at vanity, hypocrisy, and sensational journalism. Playful episodes alternate with sober reflections on faith, common sense, and social duty, producing a portrait that is at once comic and moral: a popular, conversational miscellany that preserves folk sayings, witty repartee, and acute observations about communal customs and clerical life.

7. Nel carteggio di Giuseppe Giusti di recente pubblicato da Felice Lemonnier occorre la smentita a quanto un plebeo giornalista andava sbottonando circa lo spregio nel quale il Giusti teneva il Guerrazzi, e le cose sue. Il Giusti fu quegli che propose, ed ottenne si accettasse il Guerrazzi Accademico della Crusca. Caduto questi dal potere la marmaglia dei giornalisti, vile quanto maligna, prese a stracciarlo; nè solo lui, ma il Giusti altresì per la sua proposta accennata di sopra; il quale fiore di onestà e di gentilezza così rispose ad uno di codesti infelici:

«Aprile 1849.

«Il 22 marzo ricorrendo un'adunanza dell'Accademia della Crusca, e tra le altre cose dovendo nominare un socio corrispondente in luogo del Giordani morto di fresco, fui io quegli che proposi il Guerrazzi dichiarando, che intendeva onorare lo scrittore, e non punto adulare l'uomo potente. I miei colleghi assentirono di buona voglia e vinto il partito, incaricammo il segretario Valeriani di scrivere al Guerrazzi, ch'eravamo mossi a ciò dai suoi libri, e non dal posto che occupava.

«Fino a tantochè il Guerrazzi rimase in alto nessuno fiatò; ora che è sceso taluni hanno mosso rimprovero all'Accademia, quasichè chiamandolo tra noi avessimo voluto piaggiare il triumviro piuttostochè onorare l'ingegno dell'uomo.

«Ma siccome il Guerrazzi alto o basso ch'e' sia rimarrà sempre lo scrittore ch'è, io come lo proposi allora, tornerei a proporlo di nuovo, e non credo, che vi sia anima retta, che abbia il diritto d'imputarmelo a servilità.»

(Epistolario di Giuseppe Giusti, vol. 2. p. 420).

Questa lettera onora il Guerrazzi e di molto; ma la bell'anima del Giusti due cotanti più. — Se la marmaglia dei giornalisti avesse per inavvertenza smarrito la via della onestà e della verecondia, le si potrebbe dire: ««Mettiti, sciagurata! questa lettera a mo' di falsariga sotto al foglio dove tu scrivi, e ti ricondurrà su la diritta strada;» ma il cammino della rettitudine ella abbandonò a caso pensato; così lasciamola là come gli spinaci a bollire dentro la sua acqua; e non pensiamo più a lei. —


Nota del trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. È stato omesso il testo della pagina di frontespizio, uguale a quello della copertina tranne per le seguenti righe, relative alla casa editrice:

GIO. BATTISTA ROSSI LIBRAJO-EDITORE

PALERMO MILANO

   DECIO SANDRON GAETANO BRIGOLA

Sono stati corretti i seguenti refusi (tra parentesi il testo originale):

  •   3 - non abbaino [abbiano] i cani
  •   8 - la proposta [propasta]
  • 10 - e avvivarlo, mantenerlo [mantenarlo]
  • 17 - ricordare tutti [tuti] i prigioni
  • 18 - generazione, massime storici [storirici]
  • 24 - e caso mai scoppiasse [scoppaisse]
  • 27 - Ridolfi [Ridofi] come uomo di corte
  • 38 - e simili altre fandonie [fandomie]
  • 44 - la loro convinzione [convenzione]
  • 59 - non disprezzasse [disprazzasse]
  • 78 - se [sè] sarà peccato riputare
Grafie alternative mantenute:
  • qui / quì
  • qua / quà