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Monotonie

Chapter 21: INDICE
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About This Book

Una raccolta di liriche brevi che alterna intimismo e invettiva, esplorando amore, malattia, morte e desiderio attraverso immagini naturali, ospedaliere e urbane. La voce poetica, spesso malinconica e sensuale, invoca baci, descrive corpi sofferenti e mette a nudo solitudini, orgoglio e risentimento; emergono simboli come il coltello e la viola e motivi di festa liquida e autoironica. Il tono oscilla tra elegia, provocazione e satira sociale, con ritmo nervoso e metafore incisive che producono quadri brevi, intensi e carichi di tensione emotiva.

MEMENTO (11 MAGGIO. 2 GIUGNO 1878)

Lo sai tu, santo imperator, qual mano

t'abbia raggiunto? Dalle cime fulgide

della tua gloria non volgesti il guardo

giù nella valle,

dove ferve del popolo la vita

intensa e oscura? Quel perenne fumo

di vulcano passandoti sul volto,

nera carezza,

l'anima vecchia e sul sepolcro curva

l'infinito a spiar dell'indomani

mai non ti cinse e la irritò col torbo

ondar? Scintille

rosse, guizzanti quasi d'occhi accesi

e schiacciati ad un punto, in fuga, in folla

vi salian turbinando e al ciel svaniano

per entro il fumo,

come inutil dilegua e inascoltata

nel voto immane la bestemmia. O vecchio

vittorioso guerrier, sull'elmo acuta

porti una punta,

che sorride col ciel, riso d'acciaro

al sorriso fiammante della folgore;

bada alla terra — le saette irrompono

su dagli abissi!

E tu chi sei? Qual dalla bieca fronte,

greve di allori e di corona, orrendo

stranier nel mondo e re, qual ti somiglia,

o imperatore?

Come la donna dal lascivo cuore

e i dotti sensi, te fanciullo vide

la fortuna ed amò: con improvvisa

viltà l'antico

pallido amante di fatali giorni

e di notti fatali empia tradendo,

fra gli ululati, il cozzo, il vespro, il buio,

lo scroscio pazzo,

d'una battaglia e di un imper più vasto

d'un sogno e bello più del sol, fanciullo

principe, a' piedi ti gittò sfinito

Napoleone

e col vento furial della vittoria

la imberbe guancia ti lambia perversa

di molli baci. Nel deserto livido

dell'oceàno

misterïoso e solitario sparve

una sera col sol lo smisurato

vinto Titano. Dai cadenti azzurri

dell'orizzonte

sprizzâr baleni, e un mormorio dall'acque

sommesso ascese, che svanì nel soffio

d'un lamento infinito — Hai vinto, hai vinto

ovunque e sempre

Paride imbelle e Priamo tremante.

Hai vinto: bada, l'oceàn talvolta

schianta lo scoglio: ti vacilla il capo

sotto l'elmetto

e sotto i piedi il trono, altar maggiore

della tua chiesa. Con delirio arcano

vi si sfracella una tempesta: bada,

re sacerdote,

che in cor l'orgoglio degli aviti regi

e dei percossi ammicchi in ciel con Dio —

sulle tempeste della terra ghigna

ateo il sole!

E preme il vento e l'uragano; l'aria

fosca s'aggreva: pei silenzi sacri

ignorati dell'alte cattedrali,

dei monumenti,

l'alme grandi dei morti erran fremendo

di un'altra morte e fin sul regio letto

a notte intendi sibilar tremanti

le tue bandiere.

È notte, è caldo: delle scolte il grido

lungi si tocca e si allontana: forse

domani all'alba ti battranno; vigila,

imperatore...

Bologna 18 Giugno anniversario di Waterloo.

INDICE

Lo scrofoloso pag. 3
La viola (per una fanciulla) 11
Autunno 15
Il coltello 19
Ideale 27
Palinodia 31
Barcarola 35
Nel bagno 39
Brindisi 43
Bianca! 53
La vestizione 57
Dopo 65
A Giosuè Carducci (Odi barbare) risposta di un Barbaro 71
Nina — Nanna 87
Curiosità 97
Silentium 103
Memento (11 maggio, 12 giugno 1878) 107