Lo sai tu, santo imperator, qual mano
t'abbia raggiunto? Dalle cime fulgide
della tua gloria non volgesti il guardo
giù nella valle,
dove ferve del popolo la vita
intensa e oscura? Quel perenne fumo
di vulcano passandoti sul volto,
nera carezza,
l'anima vecchia e sul sepolcro curva
l'infinito a spiar dell'indomani
mai non ti cinse e la irritò col torbo
ondar? Scintille
rosse, guizzanti quasi d'occhi accesi
e schiacciati ad un punto, in fuga, in folla
vi salian turbinando e al ciel svaniano
per entro il fumo,
come inutil dilegua e inascoltata
nel voto immane la bestemmia. O vecchio
vittorioso guerrier, sull'elmo acuta
porti una punta,
che sorride col ciel, riso d'acciaro
al sorriso fiammante della folgore;
bada alla terra — le saette irrompono
su dagli abissi!
E tu chi sei? Qual dalla bieca fronte,
greve di allori e di corona, orrendo
stranier nel mondo e re, qual ti somiglia,
o imperatore?
Come la donna dal lascivo cuore
e i dotti sensi, te fanciullo vide
la fortuna ed amò: con improvvisa
viltà l'antico
pallido amante di fatali giorni
e di notti fatali empia tradendo,
fra gli ululati, il cozzo, il vespro, il buio,
lo scroscio pazzo,
d'una battaglia e di un imper più vasto
d'un sogno e bello più del sol, fanciullo
principe, a' piedi ti gittò sfinito
Napoleone
e col vento furial della vittoria
la imberbe guancia ti lambia perversa
di molli baci. Nel deserto livido
dell'oceàno
misterïoso e solitario sparve
una sera col sol lo smisurato
vinto Titano. Dai cadenti azzurri
dell'orizzonte
sprizzâr baleni, e un mormorio dall'acque
sommesso ascese, che svanì nel soffio
d'un lamento infinito — Hai vinto, hai vinto
ovunque e sempre
Paride imbelle e Priamo tremante.
Hai vinto: bada, l'oceàn talvolta
schianta lo scoglio: ti vacilla il capo
sotto l'elmetto
e sotto i piedi il trono, altar maggiore
della tua chiesa. Con delirio arcano
vi si sfracella una tempesta: bada,
re sacerdote,
che in cor l'orgoglio degli aviti regi
e dei percossi ammicchi in ciel con Dio —
sulle tempeste della terra ghigna
ateo il sole!
E preme il vento e l'uragano; l'aria
fosca s'aggreva: pei silenzi sacri
ignorati dell'alte cattedrali,
dei monumenti,
l'alme grandi dei morti erran fremendo
di un'altra morte e fin sul regio letto
a notte intendi sibilar tremanti
le tue bandiere.
È notte, è caldo: delle scolte il grido
lungi si tocca e si allontana: forse
domani all'alba ti battranno; vigila,
imperatore...
Bologna 18 Giugno anniversario di Waterloo.
| Lo scrofoloso | pag. 3 |
| La viola (per una fanciulla) | 11 |
| Autunno | 15 |
| Il coltello | 19 |
| Ideale | 27 |
| Palinodia | 31 |
| Barcarola | 35 |
| Nel bagno | 39 |
| Brindisi | 43 |
| Bianca! | 53 |
| La vestizione | 57 |
| Dopo | 65 |
| A Giosuè Carducci (Odi barbare) risposta di un Barbaro | 71 |
| Nina — Nanna | 87 |
| Curiosità | 97 |
| Silentium | 103 |
| Memento (11 maggio, 12 giugno 1878) | 107 |