Niccolao Malclavello maiori
suo honorando.
13
Lettera di Biagio Buonaccorsi al Machiavelli.
15 novembre 1502.[905]
Niccolò honorando. Poichè io hebbi scripto la alligata, comparse la vostra de' 10, et dipoi una delli 8, venuta per uno vetturale. Che vi venga il cacasangue. Et scrivendo la vostra de' 13, et circa ad quello ne ricercate per la preallegata de' dieci, di intendere se io sono ito in Francia, et in che modo me ne liberai, in primis vi respondo, che io mi credo essere in Firenze. Potrebbe essere me ne ingannassi, perchè, considerato la calca me ne fu facto, mi pare ancora essere in compromesso; nè altro mi liberò da tale gita, che una extrema diligentia usata dalli amici, et con lo havere facto io intendere chiaramente lo animo mio al Vescovo, il quale, benchè ancora insieme con Alexandro me ne riscaldassi, pure, mònstroli che io ero per sopportare omni pena piuttosto che andare, mi promisse di aiutarmene, et così fece.
La cagione che ha mosso Monsignore ad andare così presto, non è stata ad altro fine che per amore del fratello, et per credere al certo avere ad fare là qualche buono frutto, per essere appresso la Maestà del Re la Città in buona gratia, et havere tal sicurtà del nuovo Gonfaloniere, che non li sarà dato cagione di alterarla, perchè non se li mancherà de' pagamenti debiti, di uno dì solo. Et hora hanno portato seco li diecimila ducati; et omni bene che ha ad havere la Città, et honore che ha ad havere il fratello, ha ad dependere dalla Maestà del Re, dove, per fare et l'una et l'altra cosa, è ito volentieri, et con animo li habbi ad riuscire, secondo mi dixe al partire suo: et io, conosciutolo, ne sto di bonissima voglia. Hallo mosso anchora la necessità, perchè li pareva si fussi troppo indugiato ad mandarvi oratori, come pareva anchora a voi quando eravate qui, et lui è huomo resoluto. Et dello augmento non ha parlato, ma sì bene Alexandro, il quale per l'auctorità del Gonfaloniere ne è stato contento, benchè nel favorirlo, il Gonfaloniere promectessi al Collegio che per l'advenire non se ne parlerebbe più.
Di quello vi scripsi dello scemarci, etc.,[906] non s'è poi altrimenti parlato, nè anche credo se ne habbi ad parlare; et dello ambulare io ne sto di buona voglia, perchè la dispositione universalmente è buona, pure li appetiti sono varii. Et voi staresti meglio qua che costà, et credo desideriate di tornare, ma voi vedete quello vi fa scrivere il Gonfaloniere: governatevene in quel modo che voi crediate obtenere il desiderio vostro, et anche non li dispiacere.
Il presente apportatore vi porterà la berretta et li danari, et sarà Carlo, et vengono ad vostro ristio. Harò caro venghino ad salvamento, che così piacci a Dio et a' ladri.
Mandai la vostra alla Marietta, et le racomandatione et ambasciate ho facte a tutti, et di più raccomandatovi a Giovambaptista Soderini, che li parlo omni mattina allo studio. Et tornate per l'amore di Dio, che io non posso contentare «Piero Guicciardini,» benchè quasi habbi preso la piega: diguazomi il meglio posso, et duro troppa fatica....
A questi Signori pareva che voi indugiassi ad scrivere, perchè una allegata da voi de' dì 5 non comparse mai, nè voi forse la scrivesti; et quel c.... del Totto penò 8 dì ad giugnere, et Carlo hora ha servito benissimo....
Dove si acconci per il Gonfaloniere ve l'ho scripto diffusamente, et di lui non vi ho da dire altro, se non che omni dì li cresce la reputatione, et lui se la saprà mantenere.
Niccolò, voi berete bianco, perchè credesti «fare costì qualche conclusione che piacesse a cotesto Signore,» et questa risposta «la intorbida,» et siate uno c..., se voi credessi che noi voliamo «comperare tanto tanto a punto penitere.»[907]
Mandovi in uno legato 29 ducati, 25 scempi et 2 doppioni, et la berretta. Advisate della ricevuta, et non guardate se non fussi così bello oro, che mi parve fare un mondo ad haverlo così. Vorrei scrivessi ad Niccolò Valori, et lo ringratiassi della opera fece per voi, perchè è huomo che per natura è tirato ad servire li amici. Bene valete.
Florentiae, die xv novembris 1502.
Frater Blasius.
14
Lettera di Biagio Buonaccorsi al Machiavelli.
18 novembre 1502.[908]
E' bisogna che io mi adiri con voi in omni modo, perchè voi mi scrivete per questa vostra de' 14, come se da me venissi lo havere differito ad mandarvi li danari et non da voi, che havete tanta fermeza che non vi basta una hora, ad stare in uno proposito.[909] Voi sapete ch'e' danari io li haveo dati a Lorenzo, et bisognommi poi, havendo voi mutato sententia, expectare Lorenzo che era in villa, ad poterveli mandare; et se io ho differito qualche poco, è stato per il desiderio havevo di contentarvi; et quando io vi offersi de' mia, che di nuovo lo raffermo, non haveo anchora ritracti de' vostri. Et basterà solo un cenno, quando ne vogliate, che io non sono come voi, che vi venga 40 mila cacasangui, che voi havete tanta paura di non havere ad spendere 20 soldi, poi vi richiesi per compare, che io non vi potevo scrivere peggio, che si disdirebbe a me, havendo havuto per maestro uno che era principe delli avari: andate ad recere. Et il voler hora così ad punto intendere della mancia, mi chiarisce più che doverresti a simili cose minime non pensare. Sichè voi la havesti col malanno che Dio vi dia; che io non ho procurato per voi, qui in questa vostra absentia, li casi vostri, come facesti voi nella mia; et il provveditore non è in Firenze, ma a Arezo. Et se voi non volete vi scriviamo più la festa dei Magi, scriverrenvi quella dell'asino, et fareno in modo che vi contenteremo....[910]
Di Dieci non si ragiona per anchora, et di omni altra cosa vi ho scripto adbastanza.
Lionardo Guidotti riscosse quelli dua ducati dello accatto, et halli messi ad vostro conto, come mi ordinaste. Se altro vi accade, semate. Le vostre si dettono.
Florentie, die XVIII novembris MDII.
Frater Blasius.
Nicolao Malclavello, suo
honorando.
Imole.
15
Lettera di Biagio Buonaccorsi al Machiavelli.
21 dicembre 1502.[911]
Io vi vorrei scrivere uno guazabuglio di cose, che se io lo facessi vi farei spiritare; però me la passerò di leggieri, et Totto vi raguaglierà della opera che io ho facto col Gonfaloniere, che voi siate provisto; et se l'à havuto buono fine, il provedimento ve lo dimonstra, et della licentia, voi vedrete per la alligata quello vi scriva lo Ill.mo Gonfaloniere nostro.[912] Bastavi che per le cose vostre ho havuto una buona fortuna, non so come io havessi facto nelle mia; ma io dubito che la mancia vostra non vadi ad sacco, perchè qui si grida tra questi cancellieri che voi siate una cheppia, et non facesti mai loro una gentilezza. Et io che desidero purgare omni infamia che vi venissi a dosso, la riempierò loro alle spese et barba vostra; et andate ad recere, se voi non ve ne contentate, che così ha ad ire....
Dalla Corte non c'è anchora lettere, cioè da Monsignore, da una breve letteruza infuora, da Lione; ma bene c'è hoggi lettere inpru....[913] dalla Corte proprio, et danno nuove dello adrivare suo là, et dicono esserli stato facto honore grandissimo, et visto tanto volentieri quanto huomo che vi andassi mai: intenderete quello seguirà. Ma io vi expectavo in queste belle stanze ad fare buona cera, et per adventura avanti torniate, chi ambulerà qua et chi là. Dio ci aiuti. Io governo in buona parte questo officio al comando vostro, et così mi vo dignazando, et expectovi per Dio con grande desiderio, et non credo veder l'ora; et Madonna Marietta riniega Dio, et parli havere gittato via la carne sua et la roba insieme. Per vostra fè, ordinate che l'abbia le dotte sua come l'altre sua pari, altrimenti non ci si harà patientia.
De' mogliazi ci si sono facti di nuovo, vi ho scripto abbastanza, et il vostro Albertaccio Corsini è delli Octo nuovi.
Io sono successo nel luogo vostro, quando questi Dieci fanno certe cenuze, et ser Antonio sta intozato,[914] tal sia di lui....
Florentie, die XXI decembris MDII.
Frater Blasius.
16
Lettera di Biagio Buonaccorsi al Machiavelli.
9 gennaio 1503.[915]
Niccolò. Io non so quale sia stato maggiore o il carico che havate del non ci adrivare vostre lettere, o il contento che dipoi si è havuto, visto per queste vostre che siate vivo; perchè qui non se ne stava sanza sospecto, veduto che da otto dì che era seguito il caso,[916] non ci era vostre lettere, et pure da omni banda et da omni altri ci piovevano li advisi. Adrivò hieri la vostra dell'ultimo di dicembre, scripta in sulla presura di coloro, la quale fu data in quello di Urbino a uno viandante, et quello che voi spacciasti fu svaligiato, et qui non comparse mai. Et la lettera capitò al Borgo, ad Giovanni Ridolphi, il quale per tucte sua lettere si rimecteva de' particulari a voi, et visto quella breve lettera, si immaginò quello che in facto era, cioè che da voi non si era mancato di diligentia, scrivendo queste formali parole: che s'è portato amorevolmente verso di voi. Le altre vostre del primo et de' dua sono adrivate hoggi, che siamo a dì 9, et così habbiamo havuto cattiva fortuna in questi advisi di questa cosa, benchè di assai luoghi sempre habbiamo havuti li particulari, et assai veri. Doverrete hora poterle mandare più facilmente, avendo più luoghi de' nostri vicini dove fare scala, et non se ne perdere più, che da quella dell'ultimo dì infuora, et queste dua, non ci è capitata altre lettere. Subito che adrivò hieri quella prima, mandai uno correndo alla Marietta, ad ciò non stéssi più sospesa; et hoggi sono stato col signore Domenico Stradi, che fa lo officio del depositario, et hammi promesso di rimborsarmi de li 5 ducati, li quali manderò subito alla Marietta vostra.
Hovi scripto più volte ad questi dì, et datovi molti advisi, et così molte chiachiere. Harò caro intendere se le havete havute. Bene valete.
Florentie, die VIIII ianuarii MDII.[917]
Frater Blasius.
Nicolao Maclavello,
suo plurimum honorando.
DOCUMENTO XX.[918] (Pag. 430)
Lettera dei Dieci al Commissario di Borgo a S. Sepolcro.
Petro Ardinghello Commissar. Burgi. Die xiiij maij 1503. — Noi haviamo questo dì ricevute tre tua, l'una di hieri et l'altre d'avanti hieri; et commendiamoti della diligentia che usi et hai usata in intendere et advisarci. Et perchè tu desideri sapere prima quello che delle genti venute ad Perugia noi ne intendiamo, et dipoi quanto noi confidiamo nella natura et fortuna di quello Duca, ti rispondiamo, che da Roma di coteste genti nè dell'altre non se ne è mai inteso nulla; et se ci havessimo ad rapportare ad quelle lettere, ad Perugia non sarebbe un cavallo; nè ce ne maravigliamo come fai tu, perchè le vengono di verso Roma et non da Roma, sendo sute alloggiate 30 o 40 miglia discosto; et movendosi ad nutum Principis, et ad hora che lo Oratore nostro non ne può havere notitia, non ce ne ha possuto advisare. Pertanto conviene rapportarcene ad te, del quale crediamo li advisi essere fedeli ed ben fondati; nè possiamo di coteste cose fare altro iuditio che si possa chi è costì, nè dartene altro adviso.
Et se noi habbiamo da pensare alla natura et fortuna di quello Signore, non crediamo che la meriti disputa, perchè tucti gli andamenti et cenni suoi meritono di essere considerati et advertiti da chi è discosto, non che da noi ad chi lui è addosso. Nè manchiamo di pensare che quelle genti conviene sieno venute là, o per venire alle stantie, o per assicurarsi di quella città, o per assaltarci per divertire el guasto, o per darci tali sospecti che noi o non diamo el guasto a' Pisani, per paura di essere divertiti, o, dandosi, non si dia gagliardamente, come si farebbe quando fussimo liberi da ogni sospecto. Le prime dua cagioni ci dànno piccola brigha, la terza pensiamo che el Duca ne habbi voglia grande et che la desideri, quando e' non habbi ad havere altro rispecto che 'l nostro. Et perchè noi non veggiamo però che sieno cessati tucti e' rispecti, ne stiamo alquanto sollevati con lo animo, perchè nè lui nè el Papa sono sì pochi obbligati ad el Re, nè el Re ha tanti impedimenti, che loro non li debbino havere, non vogliamo dire reverentia, ma respecti grandi, o che lui facciendo loro qualche temerità non li possa correggere. Et benchè noi conosciamo quello Duca volonteroso, giovane et pieno di confidentia; tamen non lo giudichiamo al tucto temerario, et che sia per entrare in una impresa che facci alla fine ruinarlo, come delli altri che infino ad qui vi sono entrati. Noi siamo però obstinati in questa opinione, anzi crediamo che facilmente ci potremo ingannare, et per questo si pensa ad non lasciare cotesto paese al tucto abbandonato di forze. Diciamoti bene questo, che se si ha da dubitare di assalto manifesto ad 12 soldi per lira, e' se ne ha da dubitare ad 18 soldi di furto, et acciò che lui sotto qualche colore potessi nascondersi, come sarebbe di fare rebellare una di coteste terre, et possere excusarsene. Et perchè ad questo si ha ad pensare più noi, più te lo haviamo sempre ricordato, et di nuovo te lo ricordiamo, che ti guardi dagl'inganni, et di non essere giunto incauto in modo, o che di nocte non ti truovi e' nemici in corpo, o di dì non sia ad tempo ad serrare le porte.
Nè possiamo dirti altro in questa materia, nè dartene altri advisi, perchè quanto ti si discorre et scrivetisi, ti si dice in su li advisi tuoi; et quando quelle genti vi fussino venute per quella quarta cagione di farci risolvere la presa o ire freddamente, siamo disposti che ci facci male la forza et non la opinione. Nè voliamo desistere, nè allentare un punto da lo incepto nostro; perchè ci conforta ad questo el malo essere dei Pisani, el desiderio di toccarne fondo, la causa iusta et li conforti della Maestà del Re, el quale non vorrà che le cose cominciate sotto gli auspitii suoi habbino altro fine che honorevole....
DOCUMENTO XXI.[919] (Pag. 431)
Lettera dei Dieci ai Commissarî nel Campo presso Pisa.
Commissariis in Castris. Die 27 maij 1503. — Questo giorno occorre fare risposta alla vostra di hiarsera, data ad 2 1⁄2 di notte, per la quale restiamo advisati della cagione perchè hieri non passasti Arno, et come hoggi disegnavate ad ogni modo passarlo, et noi crediamo lo habbiate facto. Et quanto a' fanti da pagarsi di nuovo, vi si mandorno hieri e' danari, et con lo adviso come havessi ad soldare et pagarli, et così come e' danari dovettono arrivare hiarsera di buona hora, così questa sera debbono essere arrivati Lazzero di Scaramuccia et il Guicciardino, perchè così ci promissono. Et perchè voi ci dite circha el capo da darsi ad quelli cento fanti da farsi costì, non vi parere ad proposito Bernardo di messere Criacho, rispecto alla emulatione, ci conformiamo facilmente nell'opinione vostra; et se per la nostra vi se ne scripse, fu più per ricordo che perchè ne fussimo al tucto resoluti; et però ve ne governerete come vi parrà, et noi tucto approvreremo.
El discorso che voi ci fate del passare in val di Serchio, et la prontepza dello animo vostro, non ci potrebbe più satisfare, il che tanto più vi si adcrescerà, quanto voi vi vedrete provisti di quella forza più per li fanti 200 nuovamente ordinati. Nè vi potremo più confortare ad procedere animosamente et tirare la 'mpresa avanti; perchè veggiamo el tempo fuggirsi fra le mani, et essere in preiuditio nostro et in favore de' nemici, e' quali si vede che non pensono ad altro, se non come e' possessino temporeggiarci. Voliamo nondimancho ricordarvi più per el debito dello ofitio nostro, che per credere che bisogni farlo, che noi equalmente desideriamo et stimiamo la salute di cotesto exercito quanto il danno dell'inimici, et però vi confortiamo ad adoperare in questa parte animo, et in quella prudentia, et ad pensare bene ogni accidente che potessi nascere, non perchè vi facci stòrre dalla impresa, nè dal procedere avanti; ma per farvi entrare ne' periculi con maggiore securtà et più cautamente. Le cose che noi vi havemo ad ricordare in questa parte sarebbono molte; ma non ci pare da dirle per giudicarlo superfluo, sapiendo voi el paese come egli è facto, le fiumare come le stanno, quello possete temere da Pisa per la disperatione loro, quello da Lucha per la invidia et odio naturale di ogni nostro bene. Et havendo innanzi ad gli ochi tucte queste cose, potrete facilmente pensare ad li rimedii, e' quali noi giudichiamo facili, stando voi ordinati sempre, et ciascuno sotto le bandiere sua, non permettendo ad alchuno che esca dell'ordine, o per cupidità di preda, o per altra insolentia che suole disordinare e' campi, et fare spesso ruine grandissime: di che stiamo di buona voglia per conoscere e' capi, et sapere che tenete bene el segno nostro, et vi fate obbidire.
Noi, perchè la desperatione de' Pisani non ci offenda, haviamo provedute quelle tante forze havete con voi; ma perchè l'odio de' Luchesi non vi nuoca oltre alle forze vi trovate, come più dì fa vi si dètte notitia, si mandò Andrea Adimari in montagna di Pistoia, Lº. Spinelli in Val di Nievole, et prima si era mandato Girolamo de' Pilli in Lunigiana, con ordine tenessi parati tucti gli huomini delle loro provincie et in su quella frontiera di Lucha, per assaltare e' Luchesi da quella banda, quando e' movessino contro a di voi in su la factione del Val di Serchio. Commissesi loro s'intendessino con voi, et colli cenni, ordini et consigli vostri si governassino. Non si sono dipoi altrimenti sollecitati, per volerli lasciare disporre ad voi, e' quali scriverrete quanto sia necessario, componendovi con quelli del modo, acciò che altri stia a' termini, et che disordine non segua sanza bisogno.
Et perchè voi ci dite, che non potendo condurre con voi in una volta tante vectovaglie in Val di Serchio, che voi potessi fare quella factione, et che, bisognandovi ritornare per esse, è bene pensare di farne una canova o ad Bientina o ad Monte Carlo, vi si risponde che questa cura ha ad essere vostra, et di quello di voi che ha ad rimanere ad Cascina, dove è bene rimanghi tu, Pierfrancesco, ad ogni modo, perchè una volta havete la Comunità obbligata ad portare el pane, havete costì la farina, havete e' ministri che ne hanno carico, a' quali potrete ordinare dove le habbino ad volgere et ad farne canova, per rinfrescarne lo exercito, anchora che ad noi paressi che fussi più ad proposito fare capo con quelle a Bientina che ad Monte Carlo, per potervi servire del lago, et condurvele co' navicelli incontro.
Noi crediamo che vi sia venuto in consideratione in questa passata d'Arno, ch'e' Pisani non possono havere altro expediente ad molestarvi, che assaltare Cascina o qualchuno di cotesti luoghi nostri; et siamo certi, havendovi pensato, vi harete anchora proveduto. Et noi, stimando questa cosa, disegnavamo mandare ad Cascina gli huomini d'arme di Luca Savello, e' quali questa sera in parte debbono essere comparsi ad Poggibonzi. Ma non volendo noi etiam abbandonare in tucto le cose di sopra, per esservi pure qualche cavallo del Duca, c'è parso fermarle ad Poggibonzi, per potercene servire ad un tracto, et ad Cascina et di sopra. Haviamovi voluto scrivere la verità, et voi darete nome che decte genti habbino ad venire subito costì ad Cascina, per tenere e' nemici addreto, et valervi di questa reputatione....
DOCUMENTO XXII.[920] (Pag. 431)
Lettera dei Dieci ai Commissarî nel Campo presso Pisa.
Commissariis in Castris. Die 14 iunii 1503. — La vostra lettera data questa nocte ad 7 hore, ci dètte et piacere et speranza grande di quello che è poi seguìto, come per l'altra vostra data ad 9 intendiamo, cioè Vico et la forteza essere venuta nelle mani nostre, la quale nuova è stata da tucta questa Città ricevuta con allegreza grande, et ciascuno insieme con epso noi ne ringratia sommamente lo Omnipotente Iddio, et ne exalta et lauda con infinita laude la virtù del signore balì et del signore messer Hercole, et di cotesti altri signori et conductieri nostri, et ne commenda la vostra diligentia et amore verso la patria sua. Et ciascuno crede che questo principio buono et felice ci habbia ad partorire presto fructo più desiderato da noi, et di che ne habbi ad seguire maggiore honore et utile ad cotesto nostro exercito. Et perchè noi conosciamo quanta sia la prudentia di cotesti capitani, et così quale sia la diligentia vostra, et come voi conosciate che la fortuna buona si fa optima collo andare avanti et usare bene l'occasione, nè lasciare freddare la caldeza del vincitore, nè respirare ad chi perde, pensiamo che subito voi harete di già pensato di andare avanti et levarvi dinanzi alli occhi la Verrucola, la quale ci è stata sempre una continua molestia et uno impedimento ad cotesti nostri luoghi all'intorno, et adiuto non piccolo alli inimici. Et tanto più crediamo vi sarete vòlti ad expugnarla, et noi tanto più desideriamo lo facciate, quanto per altri tempi et da chi è capo di coteste genti è stata giudicata tale impresa non molto difficile. Desideriamo adunque che voi la facciate subito et sanza perdere una hora di tempo, perchè non perderemo tempo anchora noi in dare la pagha ad cotesti soldati nel tempo debito. Et quando pure in questa impresa voi vedessi qualche difficultà, la quale non crediamo, ce ne darete subito risposta, significandoci lo animo vostro et opinione di cotesti signori capitani, perchè, come vi si è detto, el desiderio et voglia nostra è che non si perda una hora di tempo; et ci adviserete quando tale impresa non paressi da farsi, quello vi occorra, et così quello che fussi da fare poi, faccendo la 'mpresa della Verrucola, et havendola expugnata. Vale.
DOCUMENTO XXIII.[921] (Pag. 436)
Lettera in cui Beltrando Costabili, ambasciatore ferrarese in Roma, al Duca di Ferrara, narra la morte di Troccio. — 11 giugno 1503.
Mercuri de nocte passata fu tagliato la testa a Iacobo de Sancta Croce, et la mattina seguente se ritrovò el corpo cum la testa tagliata in Ponte, et lì stette tutto el dì; poi alla sera accompagnato da multi homini et done romane, fu portato a la casa sua, et poi sepulto.
La zobia de matina[922] fu menato Trochia; et secondo intendo, essendo giunto in Ostia la notte, li andò don Michele (capo delle navi pontificie),[923] il quale lo fesce descendere da nave in terra, et dètte voce che 'l se fusse gitato in mare. Poi lo condusse qui, et venendo in Transtevere, intrò nel barco apresso una torre rotunda de le mura, fece fare Papa Nicola, et lì lasciò dicto Trochia guardato da alcuni alabarderi, et lui andò a la Santità del Papa et a la Excelentia del signor Duca; et poi ritornò, dopo spacio de due hore, et fece partire tutti quelli lo haveva lasciato a la guardia de Trochia, restando lui cum due altri soli. Et secondo intendo, el Duca poi li andò, et parlò cum Trochia per un poco; poi, mettendosse Sua Excelentia in loco dove la poteva vedere et non essere vista, Trochia fu strangolato per mano di don Michele. La matina seguente fu dipensata tutta la roba sua, la quale insino a quella hora non era stata mossa, ma solo inventariata, et la famiglia fu licentiata. Et secondo intendo, la Santità de Nostro Signore, havendo longamente parlato de esso Trochia in camera, affirmò che lo era morto, se ben la monstrò che 'l se fusse gitato in mare ad Ostia ed annegato, et poi che 'l corpo fusse stato trovato et portato qui. Et dopoi intendo, che Sua Santità ha pur dicto al cardinal Sancto Severino la cosa come la sta, dicendoli che 'l Duca lo ha facto amaciare a quella torre che è nel barcho, et che Sua Santità non se ne è impaciata.
De li beneficii de dicto Trochia intendo chel migliore ha havuto el cardinale de Trani, uno altro ne ha havuto el cardinale de Euna, et uno altro è in Viterbio ha havuto el cardinale Farnese.
Del fallo suo, altro non se intende se non che Nostro Signore ha havuto a dire più volte, che 'l se ne era fugito perchè el voleva essere cardinale. Dopoi intendo che, havendo veduto Trochia la lista de li cardinali se haveano a creare, el se dolse cum la Santità del Papa, per non li essere lui descripto. Et dicendo Sua Beatitudine che 'l signore Duca havea facto la scripta, intendo che 'l se dolsse poi anche più cum Sua Santità del signore Duca; et che la Santità Sua li dixe che l'hera uno pacio a dire cussì, et che se 'l signore Duca intendesse quello che 'l diceva, lo farìa morire: et per le parole de Sua Beatitudine pare che, impaurito, la matina el se ne fugisse. El che tutto per mio debito significo a Vostra Illustrissima Signoria; et a la sua bona gratia de continuo me ricomando
De V. Ill.ma S.
Rome, xj iunii 1503.
Servo Beltrando De Costabili.
DOCUMENTO XXIV. (Pag. 449)
Lettera dei Dieci al Commissario in Castrocaro. 5 ottobre 1503.[924]
Amerigo Antinori, Capitaneo et Commissario Castricarii. Die quinta octobris. — Questa mattina si è ricevuto la tua di hieri, et con piacere habbiamo inteso la venuta costì del signor Antonio degli Ordelaffi, che veramente la liberalità sua dello essersi rimesso nelle mani nostre et lo honore che gli ha facto ad questa Repubblica ci ha in modo satisfacto, che quando e' non ci havessi ad muovere altro rispecto ad piacerli, ci ha ad muovere questo. Et perchè e' si hanno in questa materia ad praticare più cose, che hanno necessario della presentia sua qui, e conviene, ad volerne deliberare bene, parlarli ad boca, voliamo gli facci intendere per parte nostra, che, quanto prima e' può, ne venga alla volta nostra. Et t'ingegnerai che parta subito, perchè lo attendiamo acciò non si habbi ad perdere tempo, quando o la occasione o altra cosa si mostrassi favorevole ad li disegni di Sua Signoria et nostri; et ce li offerirai.
Post Scripta. — L'allegata ti si scrive, acciò la possa leggiere et comunicare al signor Giovannantonio, et appresso fare opera come in quella si contiene, che detto Signore ne venga qui; et perchè noi pensiamo che lui habbi bisognio di qualche danaio per potersi levare, voliamo che, ricercandotene lui o bisognandogli, lo serva al più di 25 ducati d'oro, et noi ci obblighiamo ad rimborsartene al primo tuo adviso. Et in summa lo ofitio tuo debbe essere circa al decto Signore, di fare con ogni dextreza che subito ne vengha ad questa volta. Ulterius, noi pensiamo che questa venuta costà di decto signor Antonio habbi dall'un canto dato buona speranza ad quelli di Furlì, che desideravono e' ritornassi per le mani nostre, et fàccilli stare sollevati; et è ragionevole che ti mandino ad fare intendere qualche cosa di loro animo. Dall'altra parte crediamo che 'l maiordomo et altri huomini, ofitiali et partigiani del Duca Valentino, e' quali per ordine nostro da Giovambaptista Ridolfi sono stati intractenuti infino ad qui et favoriti, insospectischino al presente di noi, et dubitino che noi non voliamo perturbare lo Stato di Furlì, et disfavorire el loro Signore con questo signore Antonio, et che quello che noi vedevamo di non potere fare con Madonna[925] et li figliuoli, per le conditioni loro, noi lo vogliamo fare con cotestui. Et essendo certi che le cose di quella terra saranno in tali dispareri, et non ci venendo per ancora ad proposito farci inimici di alcuna delle parti, voliamo, in quanto fare si può, che le s'intractenghino tutte addua, in questo modo: che ad li huomini ed ministri del Duca facci intendere, quando gli vedessi ne' sospecti predecti, che decto signor Antonio si è facto venire di qua solum ad benefitio del Duca loro, per levare ad li Vinitiani questa via di perturbare quella città di Forli, et per chiudere loro quella porta che solo pareva fussi loro aperta; et con questa iustificatione li intracterrai. Et per adverso, a' Furlivesi che favorissino el signore Antonio predecto, et che ti facessino intendere alcuna pratica, mostrerai come noi lo haviamo facto venire qui in Firenze per pratichare, ordinare et disporre seco quanto sia da fare, et che non si mancherà di cosa alcuna. Et così da ogni parte verrai bilanciando la cosa, acciò noi ci guadagnamo tempo, el quale stimiamo assai in questo maneggio; ma bisogna haverci buona prudentia et dextreza, et governarlo secretamente et in modo colorirlo, che nessuna delle parti si advegha di essere o adgirata o tenuta in pratica. Et sappiamo che non ci mancherai dentro, et sopr'ad tucto ci scriverrai spesso quanto harai o inteso o operato in questa materia.
Ricorderenti solo questo, che di tucte quelle cose che aspectono tempo, te ne rimetta ad scrivercene et pigliarne ordine et parere da noi.
DOCUMENTO XXV. (Pag. 456)
Due lettere del Buonaccorsi al Machiavelli in Roma. 15 e 17 novembre 1503.
1[926]
Niccolò. Elli è comparsa questa mattina la resposta vostra alla nostra delli 8, spacciata ad posta per le cose di Romagna, dove voi discorrete coteste cose lungamente, et maxime di quello si possa sperare costà, che in facto saranno provisioni a fare poco fructo. Et qui si è facto tutto il possibile, et pare a ogniuno che qui la Città, oltre allo interesse suo, habbi ancora operato in beneficio di cotesta Santa Sede, tanto da haverne qualche grado. Et presto si vedrà che Vinitiani non fanno questo per odio del Duca, ma per loro sfrenata cupidità et ambitione, etc.
Io non voglio mancare di farvi intendere in privato anchora, benchè per la nostra di hieri[927] lo harete possuto vedere, che «qui è tanto in odio cotesto nome solo del Duca, che ogni volta che gli è ricordato in una lettera, non pare che vi possi essere cosa più accetta.[928] Et vogliovi dare questo segnio di questa cosa: che, proponendosi ieri per via di parere ne li Ottanta et buon numero di cittadini, se si haveva ad dare il salvacondotto o non, quelli che non volevano furono circa novanta, et quelli del sì circa venti. Et qui» è ferma oppinione che «il Papa voglia levarselo presto dinanzi, et ad questo fine dica di mandarlo in Romagnia, et non per altro; et voi ne lo universale ne siate uccellato,» scrivendo «di lui gagliardo. Nè è chi manchi di credere che voi ancora vogliate cercare di qualche mancia, che non è per riuscirvi,» perchè qui non bisogna «ragionarne,» ma sì bene di qualche cosa che «gli avessi ad nuocere.»[929] Hovi voluto fare intendere questo ad vostra informatione.
Il vostro figliuolo et la Marietta sta bene, et così tutti li altri vostri, et qua vi desiderano. Pregovi che, venendovi alle mani una plasma, ma vorrei fussi piccola, la togliate ad mia instantia, et io rimborserò chi ordinerete. Io non vi scrivo questo, perchè creda ne habbiate ad usare una minima diligentia; ma perchè io non sono chiaro anchora ad facto di voi, et sono un pazo.
Florentiæ, die 15 novembris 1503.
Noi operreno che quello tallo[930] sia di qualità da haverne honore, non dubitate; ma pare uno corbachino, si è nero.
N[icolao] Maclavello, Secretario
flo[renti]no, Romae, suo honorando.
2[931]
Questa mattina ho ricevuto la vostra delli XI, col postscripto de' XIII, che dovesti ricordarvi di me ad punto quando andavate al cesso, poichè voi la trovasti tra li scartafacci, cercando di qualcosa per uno paragone. A l'usato, et basti.
Voi doverresti esser chiaro che nelle cose che vi importano, io non le ho altrimenti mai havute ad quore che le mie proprie. Et però, se vi scripsi del fanciulo mastio, vi scripsi la verità; et di più vi dico che la Marietta l'à dato ad balia qui in Firenze; et lui et lei sta bene, gratia di Dio. Vero è che la vive con grandissima passione di questa vostra absentia; nè vi è rimedio. Et quando la Lessandra potrà andarvi, non ne mancherà, che pure domenica vi fu. Et lei et io pensiamo sempre ad farvi piacere. Così pensassi voi ad me.
Io vi scripsi ultimamente, non mi ricordo già del dì, tutto quello mi occorreva, che vi fu qualcosa da haverlo caro. Se voi harete facto all'usato, non lo harete letto. Vostro danno. Nè io vi scrivo con altro animo. Dal canto mio non si mancherà mai del debito, benchè alle volte mi adiri, et ad ragione.
Piacerami habbiate aggiunto alla lettera mia al Cardinale[932] quello dite, di che ne dubito. Non dubito già della ricevuta, perchè ne ho da lui risposta. Voi sapete il desiderio mio; et buscando per voi, ricordatevi che io sono qui in tanta fatica et servitù quanto posso, con quello emolumento vi è noto.
Li ambasciatori per costì s'apprestano, et hanno il tempo assignato tutto dì 25 di questo. Et Niccolò Valori anchora presto ne andrà in Francia.
Erami scordato respondere alla domanda vostra delli altri compari,[933] che furono messer Batista Machiavelli, messer Marcello, Lodovico, il capitano Domenico et Io, di bella brigata: et demovi tutti grossi nuovi. Bene valete.
Florentiae, die xvii novembris MDiii.
Uti frater Bl.
N[icolao] Maclavello, Secretario
F[lore]ntino, Romae, suo honorando.
Romae.
DOCUMENTO XXVI. (Pag. 463)
Lettera di Biagio Buonaccorsi al Machiavelli. 4 dicembre 1503.[934]
Compare honorando. Questa mattina ho ricevuto dua vostre de' 29 et 30, et mi maraviglio non habbiate ricevuto mie lettere da' 21 in qua, che pure vi ho scripto dua o tre volte, et ultimamente per le mani di Bolognino, quale venne in costà con danari del Re; la quale mi sarà caro intendere habbiate ricevuto, perchè per vostro amore ne desidero risposta, ad ciò si mitigassi il signor Agnolo Tucci, il quale, come per quella harete visto, era alterato gravissimamente contro di voi, per non li havere mai resposto, che dice havervene facto scrivere dal Gonfaloniere et da quanti Cancellieri è in questo Palazo. Scripsivi qualcuna delle parole che, in presentia di tutti Signori, haveva usato contro di voi, che invero «furono di mala natura;» et tutti gli altri Signori «stettano ad udire, che chi per una passione et chi per un'altra, non si hebbono per male. Et alla tornata vostra vi raguaglierò di cose che non le iudico da scrivere. Bastivi che ci è di maligni cervelli, et a chi dispiace scriviate bene di Volterra, et a chi un'altra cosa; et così altri con poco suo grado si affatica, et con mettervi del suo.»
Se voi fusti stato presente alla resposta, haresti iudicato vi amo più che me medesimo. Non mi sforzerò già di persuadervelo altrimenti, perchè un dì harete tanti riscontri di questo che lo crederrete, et forse userete verso di me altri termini non havete facto fino qui. Et dove io possa farvi honore, o di parole o di facti, sanza respecto la do per il mezo. Nè sono per mutarmi mai di questo animo, anchorachè poco vi possa fare. Chi vi scrive che troviate altro exercitio non vi vuole bene, perchè io non veggo altro pericolo ne' casi nostri che il consueto. Il Vespuccio una volta ha carpito il tordo, che buon pro li facci, et anche a noi altri se ci riuscirà. Credo habbiate speso assai, et spendiate anchora: non so già come qui habbiate ad esserne satisfacto. Una volta li ambasciatori verranno, fra 4 o 5 dì, et voi harete subito licentia. Et io non so per anchora niente di venire,[935] nè qui si pensa a questo. Verranno honorevolissimamente ad ordine, et maxime il Girolamo et Matheo Strozzi, che si fanno vesti et altre cose sumptuosissime; et credo hareno honore....
«Intendo che il Gonfaloniere pensa mandarvi con Roano verso Alamagnia, per essere là a questo loro Parlamento.» Se fa per voi, bene quidem; se no, ordinate li defensivi. «Ma questo sia secreto, chè mi faresti danno assai.»
La Marietta non ha possuto fin qui scrivere, per essere in parto; credo lo farà per lo advenire. Et pure hieri vi andò la Lessandra, et per Dio non è possibile farla acquiescere che stia in pace.
Duolmi delli affanni vostri, et a Lodovico Morelli farò l'ambasciata. Sarà in una poliza in questa, quello desideri[936] per il fratello, quello de' Tucci; et dice che, spendendo, vi rimborserà. Pregovi ne riscriviate una sola parola. Bene valete.
Florentiae, die 4 decembris MDiij.
Frater Bl.
Nicolò vostro dice non vi scrive per non vi dare noia, che ha raguagliato Totto vostro; et li casi sua non vi ricorda.
Nicolao Maclavello, mandatario [et]
Secretario fiorentino, tanquam fratri
honorando.
Romae.
DOCUMENTO XXVII. (Pag. 469)
Lettera dei Dieci ad Antonio Giacomini. 20 agosto 1504.[937]
Antonio Jacomino. Die xx augusti 1504. — Hiarsera ti si scripse della deliberatione facta da noi circha el voltare Arno alla Torre ad Fagiano, et come noi volevamo fare questa factione subito dopo el guasto, et che per questo egli era necessario che tu pensassi dove, dato el guasto, stéssi bene el campo, per rendere securo chi lavorerà ad tale opera. Di nuovo ti replichiamo per questa el medesimo, perchè tale deliberatione è ferma, et voliamo ad ogni modo che la si metta innanzi; et però bisognia che oltre allo aiutare tale cosa collo effecto, la si aiuti etiam colla demostratione. Questo ti si dice, perchè se fussi costì alcuno condottiero ad chi non paressi, voliamo tu li possa fare intendere quale sia lo animo nostro, et che noi voliamo unitamente et con le parole et co' fatti la sia favorita.
Et perchè noi non voliamo che si perda punto di tempo, domattina manderemo costà Giuliano Lapi e Colombino, ad ciò sieno teco, et, mostroti el disegnio, possiate ordinare quanto sia necessario. Et acciò intenda qualche particolare, e' si è ragionato che bisognino dumila opere il dì, et che gli habbino le vanghe et zappe; voliamo pagare questi huomini ad dieci soldi el dì per ciascuno. Bisogna adunque pensare se di cotesto paese all'intorno se ne può trarre tanti, perchè bisognia che siano buoni, pagandogli noi nel modo soprascripto. Et havendo ragunato così 1000 marraioli, secondo lo adviso di Francesco Serragli, potrai examinare fra loro quali sieno sufficienti all'opera soprascripta, et li farai fermare et provedere degli instrumenti loro; et el resto provedere in quel modo che ti occorrerà meglio. Et non ti bastando ad adempiere el numero questi luoghi convicini, te ne andrai ne' luoghi più propinqui; et quando non si potessi el primo dì cominciare la opera con dumila huomini, voliamo si cominci con quegli più si può, et così quanto prima si può, adempia el numero decto.
Ragionerai tucte queste cose con Giuliano Lapi, et ti varrai dell'opera sua per comandare ad quelle cose che in tale factione sono necessarie. Mena decto Giuliano seco tre o quattro huomini per valersene, et noi facciamo conto che tu ti vaglia, oltre ad quelli, di Pagolo da Parrano et altri simili, che fussino in cotesto campo buoni ad essere soldati, et ad indirizare una simile faccenda. Nè ti scrivereno altro in questa cosa, ma ci rimettereno ad quello che ad bocca ti discorrerà Giuliano Lapi. Et el disopra ti si è scripto, acciò che intenda avanti allo arrivare suo, e' meriti di questa cosa, vi volga l'animo, et ti prepari ad quella con ogni modo possibile.
Fara' ci scrivere appunto da chi ne ha la cura, quante marre, vanghe, pale, et libbre d'auti[938] si truovono costì in munitione, et di tucto ci darai adviso. Potrai cominciare ad fare comandare e' Comuni che venghino con quelli huomini ti parrà, et un dì, quale tu giudicherai che si possa, principiare l'opera; et farai che portino seco la metà vanghe, et l'altra metà meze pale et meze zappe.