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Niccolò Machiavelli e i suoi tempi, vol. III cover

Niccolò Machiavelli e i suoi tempi, vol. III

Chapter 29: DOCUMENTO III. (Pag. 41)
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About This Book

L'autore ricostruisce la figura politica e intellettuale di Niccolò Machiavelli collocandola nel vivo contesto politico, culturale e diplomatico dell'Italia del primo Cinquecento, confrontando corrispondenze e documenti inediti e valutando nuove ricerche. Discute il confronto tra biografie che privilegiano la vita privata e approcci che sottolineano l'attività pubblica, sostenendo la necessità di leggere le opere alla luce delle responsabilità statali. Dedica ampio spazio alla corte e alla politica di Leone X, al suo mecenatismo, ai funzionari e ai circoli letterari che influenzarono l'epoca, e all'effetto di questi fattori sulle azioni e sugli scritti del protagonista.

APPENDICE DI DOCUMENTI

DOCUMENTI

DOCUMENTO I. (Pag. 39)

DUE LETTERE DI LODOVICO MACHIAVELLI A NICCOLÒ SUO PADRE.

1 Adrianopoli, 14 agosto 1525.[565]

† Ihs, addì xiiij d'agosto 1525

Honorando padre etc. Al passato vi s'è ischrito abastantia. E questa per dirvi chome di un chonto che io ò chon Charlo Machiavegli non l'à mai voluto saldare; per che io penso andare a fare e' fatti mia. E per l'altra mia vi schrissi chome m'era restato di tutta la somma panni sette 1⁄2; e' quali panni, per essere un pocho ischarsi, gli arei finiti meglio qui che in Pera. E per esermi Charlo Machiavegli poco amicho, insieme chon uno Giovanbatista Nasini e co Nicolaio Lachi andavano a botea di quegli che e' sapevano che gli volevano, e dicevangli che io nonn'avevo se none panni di rifiuto. E se Charlo si fusi portato chome s'avea a portare uno uomo da bene, io gli arei ogi finiti, dove io sono istato forzato a mandargli in Pera a Giovani Vernacci. Anchora non gli bastò farmi quella inguria, che e' me ne fece una altra. Per che io volevo partire quindici giorni fa, e andare in chonpagnia delle robe; e volevo, innanzi che io mi partissi, saldare detto chonto chon esso secho; e che e' mi dessi infino a ducati cento ventitrè che io ò avere da llui, per fare e' chasi mia; e mai c'è stato ordine che lui l'abi voluto saldare. E chosì restai indrieto, e qui istarò per infino a che partirà giente per in Pera; e ogni giorno che io ci starò, gli domanderò se e' vole saldare chon esso mecho. Se none, chome io sarò in Pera, io vi do la fede mi', che la prima faccienda che io farò sarà questa, che io me n'andrò al Balio, e bisognerà, se chrepassi, che e' venga lassù, o che egli ordini che io sia pagato. E farogli quelo onore che e' merita. Per aviso.

A Roma o a Firenze che voi siate, priegovi che all'auta di questa mi schriviate quelo che è seguito de' chasi vostri; che mi pare un gran miracholo, che da diciannove di magio in qua nonn'abi mai auto nuove de' chasi vostri, o da nessuno di chasa; chè pure c'è venuto di moltissime lettere di chostà. Per aviso.

Anchora vi priego che se di quel tristo di quel prete, se voi nonn'avete fatto nulla, che alla auta di questa voi vegiate che in qualche parte io sia vendichato di tante ingurie quante e' m'à fate. E se e' vi ramenta bene voi mi schrivesti che io atendessi a fare bene in Levante, e voi atenderesti a stare bene a Roma, e quando questo vi riescha, che le ingurie si potrebono vendichare. E io vi dicho, che di tanta roba quanta io avevo che non era possibile fare meglio. Non so già come voi v'arete fato voi, che istimo a chomparatione di me, che voi l'abiate fatta molto meglio. Sì che pensate se io ò animo di vendicharmi. Ma sa' mi male che le vendette che noi potremo fare chon quattro parole, e mostrare chome egli è un tristo, e per questa via chavallo di quella chiesa, vogliamo serbarci a farlo chon nostro danno, e chavare dua occhi a noi per chavarne uno al chonpagnio. E in voi istà ogni chosa. E medesimamente in sulle vostre parole, sapete che io m'ebi a ingozare quella di Cecho de' Bardi. Ma più non voglio ragionar di questo; ma bastivi che se io nonn'ò altre nuove, io sarò prima a Sant'Andrea che a Firenze, e gastigerò questo tristo. Più non ne ragionerò, chè tanto l'ò schritto, che mi dovete avere inteso. E farò più presto che voi non chredete, perchè sarò chostì innanzi che passi mezo gennaio, se Idio mi presta sanità. Non altro per questa. Rachomandatemi a mona Marietta; e ditegli che per nonn'avere tempo non gli ò ischritto; el simile a Bernardo. Salutate quelli fanciugli per mia parte, e del chontinovo a voi mi rachomando. Iddio di male vi guardi.

Vostro Lodovico Machiavegli
inn Andrinopoli.

Honorando padre Nicholò Machiavegli,

in Firenze.

2 Ancona, 22 maggio 1527.[566]

† Xhs, addì xxij di mago 1527

Honorando padre etc. L'alultima (sic) mia fu di Pera. Dipoi, non vi s'è schritto per nonn'essere ochorso. Al presente, per dirvi, chome dua gorni fa arrivai qui inn'Anchona, e ieri ebi una gran febre. Siamo qui stallati e achonfinati rispetto al morbo. Vorrei subito, per questo fante ch'à esere di ritorno, mi dicessi s'e' mia chavagli sono venduti e se à chonperatori per le mani: perchè qua mi truovo 7 chavagli. E avendo chonperatori del chavallo grande, vi richordo mi chosta ducati 110, e per mancho non lo date. E subito date per detto fante aviso, che non baderà niente chostì: e noi di qua non partiremo se detto fante non torna. Non sarò più lungo per nonn'avere tenpo, e anche non mi sentire tropo bene, chè siamo passati da Rauga in trenta ore, dove chadevano di peste li uomini morti per la strada. E per questo rispetto ò gran paura. Che Idio m'aiuti. A voi senpre mi rachomando. Idio di male senpre vi guardi. Rachomandatemi a mona Marietta, e dite che pregi Idio per me; e salutate tutta la brigata.

Vostro Lodovico Machiavegli
fuora d'Anchona.

Al molto suo honorato padre

Nicholò Machiavegli, in

Firenze.

DOCUMENTO II. (Pag. 39 e 42)

CINQUE LETTERE DI NICCOLÒ MACHIAVELLI AL NIPOTE GIOVANNI VERNACCI IN PERA.

1 Firenze, 4 agosto 1513.[567]

Carissimo Giovanni. Io ti scrissi circa un mese fa, et dixiti quanto mi occorreva, et in particulari la cagione perchè non ti havevo scripto per lo addreto. Credo la harai hauta, però non la repricherò altrimenti.

Ho dipoi hauta una littera tua de' dì 26 di maggio, alla quale non mi occorre che dirti altro, se non che noi siamo tuti sani: et la Marietta fecie una bambina, la quale si morì in capo di 3 dì. Et la Marietta sta bene.

Io [ti] scripsi per altra come Lorenzo Machiavegli non si teneva satisfacto di te, et in particulare delli advisi, perchè diceva lo havevi advisato di rado et sospeso, da non cavare delle tue lettere nessuna cosa certa. Confortoti per tanto ad scrivere ad quelli con chi tu hai ad fare, in modo chiaro, che quando eglino hanno una tua lettera, e' paia loro essere costì, in modo scriva loro particolarmente le cose. Et quanto al mandarti altro, mi ha detto che, se non sbriga cotesta faccienda in tucto et se ne reduce al netto, che non vuole intraprendere altro.

Egli è venuto costà uno Neri del Benino, cognato di Giovanni Machiavegli, al quale Giovanni ha dato panni: et però non ci è ordine che facessi con altri. Et Filippo li vuole vendere in su la mostra.

Attendi ad stare sano, et bada alle facciende, chè so che se tu starai sano et farai tuo debito, che non ti è per mancare cosa alcuna. Io sto bene del corpo, ma di tucte l'altre cose male. Et non mi resta altra speranza che Idio che mi aiuti, et in fino ad qui non mi ha adbandonato ad facto.

Raccomandami alla memoria del consolo Iuliano Lapi mille volte, et digli che io sono vivo. Et non mi resta altro. Christo ti guardi.

Addì 4 di agosto 1513.

Niccolò Machiavegli, in Firenze.

Domino Giovanni di Francesco

Vernacci, in Levante.

2 Firenze, 20 aprile 1514.[568]

Carissimo Giovanni. Io ho dua tue lettere in questo ultimo, per le quali mi commecti vegga di ritrarre quelli danari della monaca dal Monte, ad che, come prima si potrà, attenderò, perchè se non passa l'ottava di Pasqua, non posso attendere, per non si potere andare a munisteri. Attenderovvi poi, et del seguito te ne darò notitia.

Io vedrò con Lorenzo et con altri, se io ti potrò indirizzare faccienda alcuna, et potendosi, lo intenderai.

Egli è uno artefice ricchissimo, che ha una sua figliuola un poco zoppa, ma bella per altro, buona et d'assai, et secondo li altri artefici è di buone genti, perchè ha li ufitii.[569] Io ho pensato che quando e' ti desse dumila fiorini contanti di suggello, et promectesseti aprirti una bottega d'arte di lana, et farviti compagno et governatore, per adventura sarebbe el bisogno tuo, pigliandola per moglie, perchè io crederei che ti svanzassi 1500 fiorini, et che con quelli et con lo aiuto del suocero tu potessi farti honore et bene. Io ne ho ragionato così al largo, et mi è parso scrivertene adciò che tu ci pensi, et per il primo me ne advisi, et parendoti me ne dia commissione. Christo ti guardi.

In Firenze, addì 20 d'aprile 1514.

Niccolò Machiavegli.

Potrebbesi fare che tu stessi due o tre anni ad menarla, se tu volessi stare qualche tempo di costà.

Dno Giovanni di Fran.co Vernacci,

in Pera.

3 Di Villa, 8 giugno 1517.[570]

Carissimo Giovanni. Come altra volta t'ho scripto, io non voglio che tu ti maravigli se io non ti scrivo, o se io sono stato pigro ad risponderti, perchè questo non nasce perchè io ti habbia sdimenticato et che io non ti stimi, come io soglio, perchè io ti stimo più; perchè degli huomini si fa stima quanto e' vagliono, et havendo tu facto pruova d'huomo da bene et di valente, conviene che io ti ami più che io non solevo, et habbine non che altro vanagloria, havendoti io allevato, et essendo la casa mia principio di quello bene che tu hai et che tu se' per havere. Ma sendomi io riducto a stare in villa per le adversità che io ho haute et ho, sto qualche volta uno mese che io non mi ricordo di me; sì che se io strachuro el risponderti non è maraviglia.

Io ho haute tucte le tua lettere; et piacemi intendere che tu l'abbi facto et facci bene, nè potrei averne maggiore piacere. Et quando tu sarai expedito et che tu torni, la casa mia sarà sempre al tuo piacere, come è stata per il passato, anchora che povera et sgratiata.

Bernardo et Lodovico si fanno huomini, et spero dare alla tornata tua ricapito ad qualche uno di loro per tuo mezzo.

La Marietta et tucta la brigata sta bene. Et vorrebbe la Marietta le portassi alla tua tornata una pezza di ciambellotto tanè, et agora da Dommasco, grosso et sottile. Et dice che l'anno ad rilucere, che quelle che tu mandasti altra volta non furno buone. Xpo ti guardi.

A dì 8 di giugno 1517.

Niccolò Machiavegli, in Villa.

Domino Giovanni di Francesco

Vernacci, in Pera.

In Pera.

4 Firenze, 5 gennaio 1517/18.[571]

Carissimo Giovanni. Io mi maraviglo che tu mi dica per l'ultima tua non havere hauto mie lettere; perchè 4 mesi sono ti scripsi et ti feci scrivere ad Lodovico et Bernardo, che ti chiesono non so che favole; et dectonsi le lettere ad Alberto Canigiani.

Come io ti dixi per quella, se l'havessi hauta, tu non ti hai da maraviglare se io ti ho scripto di rado, perchè poi tu ti partisti, io ho havuto infiniti travagli, et di qualità che mi hanno condotto in termine che io posso fare poco bene ad altri, et mancho ad me. Pur non di meno, come per quella ti dixi, la casa et ciò che mi resta è al tuo piacere, perchè fuori de' miei figluoli, io non ho huomo che io stimo quanto te.

Io credo che le cose tue sieno migliorate assai in questa stanza che tu hai facta costì; et quando le si trovassino nel termine ho inteso, io ti consiglerei ad piglare donna, et ad piglare una per la quale tu adcresceresti al parentado meco: et è bella et ha buona dota, et è da bene. Perhò vorrei che, havendo ad soprastare costì, o tu mi scrivessi o tu me lo facesti dire ad Alberto Canigiani, che opinione è la tua; et havendo animo ad torne, mi alluminassi in qualche modo dello essere tuo.

Noi siamo sani et raccomandianci tucti ad te. Christo ti guardi.

A' dì 5 di giennaio 1517.

Niccolò Machiavegli, in Firenze.

Domino Giovanni di Francesco

Vernacci, in Pera.

In Pera.

5 Firenze, 25 gennaio 1517/18.[572]

Carissimo Giovanni. Forse 20 dì fa ti scripsi dua lettere d'uno medesimo tenore, et le detti a dua persone ad ciò ne havessi almeno una: dipoi ho la tua tenuta a dì 4 di novembre. Et duolmi infino ad l'anima che tu non habbi haute mie lettere, perchè sei mesi sono ti scripsi et feciti scrivere una lettera per ciaschuno ad questi fanciulli; et ad ciò che tu ne possa havere qualcuna, farò anche una copia di questa.

Come per più mia ti ho detto, la sorte, poi che tu partisti, mi ha facto el peggio ha possuto; dimodochè io sono ridotto in termine da potere fare poco bene ad me, et meno ad altri. Et se io sono strascurato nel risponderti, io sono diventato così innell'altre cose: pure, come io mi sia, et io et la casa siamo ad tuo piacere, come sono stato sempre.

Gran mercè di 'l caviale Et la Marietta dice che alla tornata tua li porti una pezza di giambellotto tanè.

Per altra ti scrissi, che quando le cose tue fussin miglorate, in nel modo che io intendo et che io mi persuado, io ti conforterei ad piglare donna; et quando ti volgessi ad quello, ci è al presente qualche cosa per le mani che tu non potresti fare meglo; sichè io harei caro che sopra questa parte mi rispondessi qualche cosa.

Noi stiamo tucti sani, et io son tuo.

A dì 25 di genaio 1517.

Tuo
Niccolò Machiavegli,
in Firenze.

Dno Giovanni di Francesco

Vernacci, in Pera.

In Pera.

DOCUMENTO III. (Pag. 41)

Lettera di Marietta Machiavelli al marito Niccolò. Firenze, di data incerta.[573]

a nome di dio a dì 24

Carisimo Nicholo mio. Voi mi dilegate, ma non n'avete ragone, chè più rigollo arei se voi fusi qui. Voi che sapete bene chome io sto lieta quando voi no siete quagù; e tato più ora che m'è stato deto chostasù è sì gra' morbo; pesate chome io sto choteta, che e' non trovo riposo nè di nè note: questo è la letiza ch'i' ò de biabino. Però vi prego mi madiate letere u poco più speso che voi no fate, chè non ò aute se non tre. Non vi maraviglate se io non v'ò scricto, perchè e' non potouto, ch'ò auto la febre in sino a ora: no sono adirata. Per ora e babino sta bene, somigla voi, è biaco chome la neve, ma gl'à e capo che pare 'l veluto nero, ed è peloso chome voi: e da che somiglia voi, parmi bello; ed è visto che pare che sia stato un ano al mondo; e aperse li ochi che non era nato, e mese a romore tuta la casa. Na la babina si sete male. Ricordovi e tornare. Non altro. Idio sia co voi, e guardivi.

Nadovi farseto e dua camice e due fazoleti e uno scugtoio, che vi ci cucio[574] queste cose.

Vostra Marietta
in fireze.

Spettabili viro Nicholo di mess. Bernardo

Machiavelli, in Roma.

DOCUMENTO IV. (Pag. 43)

DUE LETTERE DI GIOVANNI VERNACCI ALLO ZIO NICCOLÒ MACHIAVELLI.

1 Da Pera, 31 ottobre 1517.[575]

† Iesus. Addì xxxi d'ottobre 1517

Honorando in luogo di carissimo padre, doppo le debite rachomandazioni salute infinite etc. Al pasato abastanza; e dipoi non tengho vostra, chè per la ghrazia d'Iddio e de' mia buon portamenti, e' fa più d'uno anno che di vostro non n'ò auto uno verso, che veramente mi dispiace, perchè posso giudichare di me più non avete richordo chome di charo nipote, di che ne sto di mala voglia. Ma da altra banda la fede assai che tengho in voi, più ch'un buon figlio al padre, quella mi fa isperare che se voi avete perso la penna e 'l foglio allo ischrivermi, non abiate perso l'amore che tanto tenpo m'avete portato, non da vostro nipote anzi da charo e buon figliuolo: che a Dio piaccia di chosì sia, e dipoi mi chonceda ghrazia che voi mi visitiate con dua versi per darmi alquanto di chonsolazione, e' quali atendo con ghrandissimo disiderio, per intendere di vostro buono essere e di tutta vostra brighata, che Iddio ne facia degni.

E' s'è mandato a questi giorni un pocho di chaviale chostì a Alberto Chanigiani, solo per richonoscere e' parenti e li amici, che mi paiano avere persi. Del quale chaviale vi se ne fa parte, che s'è ordinato al detto Alberto ve ne mandi libre venti; el quale accetterete e vi ghoderete per mio amore, in questa chuaresima. E non ghuardate a la qualità del debole presente, anzi l'acettate per atto di magiore volontà e generosità che io vorei mostrare verso di voi. Per aviso vi sia.

Al presente la fo a l'usato, e sono di qua con pocho utile; e bramo in brevità di tenpo venire sin costì, di che istimo sarà presto, che Iddio me ne chonceda ghrazia.

Io non so che altro mi vi dire, salvo che a voi per infinite volte mi rachomando, e dipoi a la vostra m.ª Manetta, a la quale non ischrivo, perchè le faciate parte di questa chol darle per mia parte infinite salute, e alsì al Brena[576] e Lodovico e Ghuido e alli altri che per nome non so; e' quali tutti insieme chon voi Iddio sempre di mal ghuardi.

Per vostro
Giovanni Vernaccia proprio in Pera.

Tenuta sino addì jº di novembre, nè altro achade, salvo richordarvi e pregharvi di nuovo che mi faciate 4 versi, che n'arò piacere. Valete.

Spectabili viro domino Nicholo

Machiavelli, in Firenze.

2 Da Pera, 8 maggio 1521.[577]

† Yhs. Addì viij di maggo 1521

Honorando in luogho di padre, rachomandazione e salute infinite, etc. Addì iiij di febraio 1520 fu mia ultima. Dipoi ò la vostra de' dì xv di febraio vista chon piacere. Apresso risposta.

E' s'è inteso ricevesti la prochura, ma dite non à servito a e' denari del Monte, e la forma in che modo bisognia detta prochura, s'è ricevuta in detta vostra; e s'è fatto detta prochura formalmente chome n'ordinate, e per mano di nostro chancelliere; e vi si manda in questa, acò posiate promutare detti denari di Montte in chi a voi piacerà, a chagone s'abia lo intero de le paghe: sì che fatene chome di chosa vostra, che Iddio di ben mandi.

De' lascio di mona Vaga dite mi tocha fiorini 266. 13. 4, denari 7 per cento larghi, e fiorini 632 1⁄2, che sono dipositati in Badia a mia istanzia. E chosì dite si resta avere certti denari da' Tenpi, e non dite chuantti. E chosì intendo che certa mia partte è in mano de l'iseghutori del testamentto: di che vorei che a l'auta di chesta faciate d'aver tutto, e chosi li denari che sono in Badia, chome li altri, e ne fate chome se vostri fusino; che tutto terò per benisimo fatto. Chuanto a Piero Venturi, s'è inteso lo tenete contentto chol darlli l'entrata del podere; e dite à auto tutto, salvo le venciglie, che bene avete fatto: e anderete chosì facendo sino al mio ritorno. E a quell'ora ò speranza del tutto valermi.

El chaviale s'intese lo ricevesti, eseghuitene chuanto vi s'è ordinato, che sta benisimo. Per chuesta non achade dirvi altro, salvo che fra XV gorni arò sentenzia fra 'l Biliotto e me, e de prima ne verò al fermo, che Iddio me ne chonceda ghrazia. E basta. A voi di chontinovo mi rachomando. Abiatemi per ischusato se so' brieve per chuesta, che n'è chausa ò preso ieri una medicina che m'à sturbato. Iddio voi e noi di male sempre ghuardi.

Per vostro
Giovanni di Frº Vernaci
in Pera.

Spectabili viro domino Nicholo

Machiavelli, in Firenzze.

DOCUMENTO V. (Pag. 43)

Lettera di alcuni cittadini fiorentini a Niccolò Machiavelli, relativa alla sua commissione a Genova. Firenze, 8 aprile 1518.[578]

A nome di Dio, addì viii d'aprile 1518

Carissimo. Abbiano ricievuto dua vostre de' dì 26 e 30 passato. Apresso, al bisogno.

Per una, inteso alla giunta vostra de lo brieve dello pontefice, e altre lettere presentasti allo signore ghovernatore per li chasi di Davit Lomelino, e le grate hoferte vi fecie. Le quali, tuto racholto, possono fare pocho bene per avere esso Davitte salvocondotto da esso ghovernatore, con tempo di giorni 3 alla disdetta, e non avere esso Davitte beni. Sia con Dio. Di più s'è inteso dello essere suto a parlamento con esso Davitte e con Iacopo Cienturioni suo cogniato, e non si dubita punto abiate manchato di dire quello era di bisognio a tale chauxa; e non avevi possuto chavare altra chonchruxione, se non che Davitte e Iacopo detto vi avevono dato uno partito di volere paghare il tutto in tanta robbia a fiorini cinque di grossi il cento, posto qui a tute sua spese: con questo patto che chi à 'vere ducati cento ricieva in 4 anni per 0⁄4 per ducati, ec.; e sechondo ricievessi la robia, li chreditori dare panni gharbi o di Samartino, o chi non avessi panni, tafettà, per quello pregio vagliono per tenpo l'anno.[579] Questo, a chi non intendessi più holtre, sarebbe uno paghamento di sogni e da fare molte confusioni. Pertanto noi proquratori tutti d'achordo questo modo per nulla acieptiamo; e, nonostante conosciamo e' sia con ghrave danno delli chreditori, siano contenti che, volendo esso Davitte darci tanta robia a ciasquno delli sua chreditori di qui quanto elli debbe, e paghalla in 4 anni ciasquno anno per 0⁄4, e mettella fiorini cinque di grossi il cento a tutte spese d'esso Davitte, spacciata qui della doana; siano contenti si faccia, e lo doverebbe fare; e di chosì vi piaccia fare opera che stimiano per voi non abbia a manchare; dichiarando che la robbia sia buona delle di Fiandra.

Quando questo modo non potessi condure, vedete d'apuntare a danari. E non si potendo avere lo intero, si achordi per li 2⁄3; e non possendo meglio, si pigli soldi XII per lira o sì soldi XI, almeno soldi X per lira, cioè la metà di quello dovessi a ciasquno qui in tenpo d'anni 4, chome è detto d'avere ogni anno la 4ª parte, e di questo avere buona siqurtà, possendo, dello intero; e quando non si possa meglio, avendo dato intenzione di ducati 1600 d'oro, lo doverete tirare a ducati II mila di tale siqurtà. E in questo bisognia faciate ogni hopera che tali siqurtà sieno buone. E ci parrebbe per meglio, possendo, faciessi d'avere l'obrigho delli Spinoli di qui, cioè di Charlo e Giorgio Spinoli di qui o d'altri, che promettessi che fussi, stante qui, più presto de' nostri che altri; e quelli fussino buoni e sofizienti per tale siqurtà. E avendo a pigliare siqurtà chosì, bisognia sieno bonissimi. E vorremo fussino hobrighati in forma chamera. E questo è, almancho sarebbe, il desiderio nostro. Non manchate della hopera e solecitudine che la fede s'à in voi. E quello Iacopo Cienturioni solo non è a proposito, chè è falito rachoncio. Pare ve ne consigliate con quello Fabara, amico delli Neri, e altri di chi avessi a essere siqurtà, che sieno buoni e sofizienti. Quando voi non vedessi modo d'achordare con esso Davitte, circha il modo detto, dite a Davitte per ultimo, lo fareno dipigniere per ladro fugitivo a Roma, e per tuti lochi di qua dove potreno; e farassi scomunichare, e tanti altri modi strasordinari, che lui non sarà siquro della persona in nessuna parte....[580] Non ci sarà ghrave spendere di strasordinario ducati mille, e fare.... perchè lui chosì s'è ghovernato, che non riputiano questo falimento.... spesso latrocino. A Nicholò non s'à a fare.... lungho sermone, che.... farà in tutto quello potrà. Solo s'à richordare, avendo apuntare.... le chose chiare, perchè non si può stare di pari con tale nazione. E perchè non si può in ogni chauxa chosì a punto prociedere, vi si dice che in pocho di chosa non ghuardiate, per ultimare questa benedetta chauxa, che Iddio cie ne conducha a buono fine. Quando vegiate di non potere achordare, fateli ronpere il salvocondotto, e qui tornate più presto potete.

In chaxo abbiate a pigliare siqurtà per conpto d'esso Davitte, abiate righuardo d'avere persona sia di buona qualità, e ne pigliate parere con quello Fabara e con Stefano Salvagho e altri, e in buono modo; e spedite più presto potete.

Sendo sino qui scritto, s'à vostra de' dì....[581] e con la medesima sostanza. Perciò non schade altro. Christo vi ghuardi.

Per

  • Mariotto de' Bardi in Firenze.
  • Francesco Lenzi per Iacopo Altoviti.
  • Charlo di Nicholò Strozi.
  • Antonio Martellini.

Quando elli seghuissi achordo, e Davitte domandi più una chosa che altro per suo discharicho, noi li manderemo la ratifichazione autenticha per mano di notario in buona forma; e chosì prometete. E non achordando, fate levare esso salvocondotto. Desideràno, il signore Ghovernatore li facia intendere chome non è per soportallo in chotesto domino, e ch'elli è per hoperalli in chontrario a quanto potrà, per eserne di chosì richiesto dalla Santità di Nostro Signore e da questa Signoria e dallo signor Ducha, chome bene saperete dimostrare.

Spectabili viro Nicholo Machiavelli,

in Genova.

DOCUMENTO VI. (Pag. 46)

Lettera di Luigi Alamanni a Piero suo padre. Roma, 7 gennaio 1518.[582]

Magnifice vir et pater honorande. Per due vostre, l'una de' xxviij et l'altra de' xxxj di dicembre, intendo quanto mi scrivete circa le commessioni datemi prima che io partissi, le quali ho attentamente notate, et riconosco quasi il medesimo che mi desti per ricordo; secondo il quale mi sono appunto governato in ogni mia cosa. Io ho parlato al papa, poi che vi scripsi, una altra volta, et sommi ingegnato di exprimere appunto i vostri concepti, et di achomodare proprie le parole formali. Et egli generalmente mi rispose molto humanamente, et ricordommi gli oblighi che ha con epso voi; et aggiunse mille altre amorevoli parole che sarebbono hora lunghe ad scriverle. Io per allhora non mi strinsi ad particulare alcuno di richiederlo, ma subito me ne andai ad monsignor de' Medici, et dixigli le buone offerte di N. S., et appresso, lo animo vostro; soggiugnendo che havevo commessione di non tentare cosa alcuna senza il consiglio et aiuto di S. Signoria Reverendissima. Egli allhora mi rispose che ad volere obtenere da N. S. cosa alcuna, bisognavano duoi rispetti, l'uno di non chiedere per hora danari contanti, o cosa di che si possa fare danari; l'altra di mettergli cosa innanzi che si possa conchiudere in sul facto: perchè, correndo tempo in mezo, o la ochasione fuggie o le cose si raffreddono. Et così mi rispose apertamente et molto amichevolmente. Intendendo questo, cominciai ad ricercare se si potessino trovare assegnamenti alcuni che facessino per noi; et andai ad trovare il Generale di Valembrosa, et sotto spezie di vicitazione, lo examinai. Et truovo ultimamente che non ha maneggio nessuno di danari col papa, che non sia assegnato in mille luoghi; et così ho in più luoghi ricerco et facto ricercare, et per tucto truovo il medesimo. Onde, veggendo questo, et d'altra parte intendendo che il papa va fuori ad caccia questa septimana inverso Palo et Civita, non mi è paruto da indugiare ad risolversi, et maxime che starà fino alla Candellaia. Sono andato ad Medici, et hollo ricerco di quello canonicato che per l'altra vi scripsi. Egli acceptò prima il memoriale della dimanda, et examinolla se si poteva concedere; dipoi mi ha chiesta una supplicatione, et hammi promesso fra duoi giorni farla segnare dal papa; et egli, come arcivescovo, darà poi il consenso. Spero di obtenerla ad quindici soldi per lira. La quale cosa, quando obtenuta sia, non sarà da stimare pichola: nè è stimata poca da messer Ricciardo Melanesi, huomo intendentissimo, et che mi ha facto il memoriale prima et di poi la supplicatione.

Se ho detto troppo lungamente, habbiate pazienza, chè l'ò facto perchè sappiate ogni cosa. Ho detto ad messer Piero Ardinghelli quanto voi ne scrivete di Lodovico. Dicemi che ha havuto una lettera di poi da Lodovico, dove di nuovo gli replica il medesimo circa il tornare. Ho facte ad tucti le rachomandationi come mi scrivete. Frate Andrea ancora è qui in Roma, ma no l'ò adoperato in questo caso, nè lui nè alcuno altro; perchè il cardinale de' Medici mostra di vedermi tanto volentieri, et farmi tante buone offerte, che non ho giudicato havere bisogno di alcuno mezo. Altro non mi achade per hora da scrivervi. Ad voi tucti mi rachomando, el subito che sarò spedito, sarò di ritorno. Pure scrivetemi ancora qualche volta, et non mi dimenticate. Stasera, per mano di messer Piero Ardinghelli, scrivo ad Lodovico ad Milano. Christo vi guardi.

In Roma, il dì vij di gennaio MDxviij.

Vostro figliuolo
Luigi.

Magnifico viro et patri honorando

domino Petro Alamanno

equiti dignissimo.

Florentiae.

DOCUMENTO VII. (Pag. 64)

DUE LETTERE DI GIOVAMBATTISTA BRACCI AL MACHIAVELLI, RELATIVE ALLA COMMISSIONE IN LUCCA.

1 Da Firenze, 14 agosto 1520.[583]

† Al nome di Dio addì xiiij d'aghosto 1520

Nicholò honorando. Il fante che voi ne mandasti venne ieri a xxij hore, e servì assai bene: e vi prometto, per la fed'è fra noi, che noi seravamo a chorte per richiedere Monsignore reverendissimo, e per farli intendere dove le chose restavono; et la vostra littera fu mandata là. E visto quello che voi scrivete, ci ritraemo da parlarli. E chonsiderato questo vostro scrivere, non vi possiamo se non chomendare. Chonoscho bene che quanto al vedere lo stato de' Micheli e i libri e l'altre chose neciessarie, che non è vostra professione, e che bisognierebbe o uno ragioniere o uno stilato. Io ò fatto leggiere a questi creditori, e non so quello che loro si determineranno. Noi abiamo il credito nostro sotto nome di Bartolomeo Ciennami e di Buonaventura Micheli. Sapiamo che sono stilati, e che loro intendeno benissimo quello che inporta questa chosa. E chonsiderato a tutte le parti, ci risolviamo che loro sieno quelli che intenderanno benissimo. E questi altri creditori ciaschuno vi debbe avere chi intenderà e che potrà fare il medesimo. Siamo di parere che voi dobiate di nuovo rimostrare e a Bartolomeo e a Buonaventura la fede che s'à in loro; e che voi dobiate parlare a' Bernardini o a chi pare loro che sanno quello che sempre ànno promesso, e che utimamente rimostrorono, che se Michele sì[584].... sichuro, che tutto sarebbe asset[t]ato; e che questi loro modi non anno in sè quella realità che si doverebbe, dicho de' deti Bernardini; e che sono chose molte brutte, che nel principio de' meriti della chausa e del venire a' chalchuli, e' mettino in chanpo le doti che Giovanni Ghuinigi dette alle figliuole e alla nipote, e quello che Michele aveva speso molto; che sono chose tutte non istimate nulla, che questo vi pare uno termine da non volere osservare quello ched è suto promesso. Che se vogliono fare uno achordo sanza tante girandole, che sarà fatto loro piaciere. E quando reggiate che sieno girandole, voi potrete ritornare alla Signoria, e protestare e narrar loro chome quando fu il chaso di Michele, che i detti Bernardini e quelli che avevono notizia, rimostrorono che non ci sarebbe se non un pocho di disordine, e che questo suo disordine nascieva d'avere giuchato e fatto oblighi; e che quando la Signoria ritrovassi la verità, e che i creditori del giuocho fussino messi da parte, che sarebbe fatto il dovere; e che sempre fu dato questa intenzione e per il loro inbasciadore e per tutti; e che dopo questo volsono si mandassi chostì; poi chiesono la sichurtà di Michele, e chonciessa quella, sono usciti adesso chon dire che se n'è andato in Fiandra: e che chominciato a vedere il chalchulo, che mettono innanzi de' debiti sua le dote che Giovanni Ghuinigi dette alle nipote e sue figliuole, e quello che Michele era debitore a' libri vechi di Giovanni, depoi che n'è qua, che sono chose fuori d'ogni onestà; e che questo è uno volere torre ai creditori i libri per questa via; e che bisogna che le Signorie loro sieno quelli che rimedino; e che, quando non rimedieranno, si spera non ci abi a manchare de' modi; e che voi protestate ec.; e che ve ne vegniate. Questo mi pare il vero modo. Et se pure a Bartolomeo e Buonaventura paressi che voi faciessi altro, poi siete stato tanto, 4 dì più o mancho non dia noia. Ma, per mio parere, io non so chonoscere migliore spediente, e non credo che sia a proposito che voi perdiate più tempo. E quando e' vi paia da protestar loro con simili dischorsi, in voi si rimette. Egli è vero che io non vorrei aver a dar brigha al Chardinale; tutta volta e' si farà quello richorderete. E se si potessi ridurre la chosa a uno achordo, sanza avere a venire a tanti meriti, sendo la somma pichola, non si si ghuarderebbe. E so che per Bartolomeo e Buonaventura si farà quello che potranno. E Valentino, che è costì anchora, potrà pensare al fatto suo. E altro non saprei che dirmi sopra di ciò.

A Bartolomeo ordino vi paghi i ducati 10 e lire 5 del fante. E vi mando una che io scrivo loro. Legietela e datela, e sugiellatela o date aperta, che poco 'porta.

Vostro Giovambatista Bracci
in Firenze.

Spectabili viro D. Niccolò Machiavelli,

in Lucha.

2 Da Firenze, 7 settembre 1520.[585]

† Al nome di Dio, addì vij di settembre 1520

Io ho la vostra de' 5. Et avete a intendere, che questa settimana siamo stati a Monsignore R.mo e alla nostra Signoria; et aviamo mostro le vostre lettere, quello che ci è suto scripto da chotesti merchanti omini da bene, et quello che senpre ci è suto fatto intendere, che saremo achordati. E insomma a ciaschuno è parso strano che noi siamo tratati per questo verso. E per al presente s'è determinato che lla Signoria scriva nel modo vedrete, che vi si manda chon questa la chopia. Monsignore R.mo scrive circha a questo effetto, raportandosi alla lettera della Signoria, e alquanto più modestamente. E' ci è suto fatto questa choncrusione, che quando chostì non sarà provisto a quello che richiede il debito e la giustizia, che penseranno tutti quelli modi che parrà loro, perchè non s'abbi a perdere. E' vi si manda chon queste tutto. Userete ora quelli termini che vi parranno neciessari, perchè l'effetto ne seghui; che non possiamo credere che, ateso li omini da bene che sono chostì e che sono informati, che non ci abbino a provedere. E circha alla parte del farne rimessione in 3 di chotesti ciptadini, omini da bene, o di dar loro alturità, noi abiamo il credito nostro sotto Bartolomeo Ciennami e Buonaventura Micheli, Iacopo Doffi, sotto nome di Stefano Spada, e ci siamo fidati di loro; e a loro diciamo che siamo chontenti che faccino tutto quello che pare loro; che sendoci fidati e fidandoci di loro d'ogni nostra cosa, ci possiamo fidare di questo. Questo medesimo à scripto Iachopo, et non achade altre prochure. E la posta nostra e quella di Iachopo sono i 2⁄3 di quello che sono debitori di Fiorentini. Avete di chostà il Raugico e il Messinese e tanto numero de creditori, che passono la somma, e non bisogna tante prochure, che in fatto ciaschuno è chontento. Solo bisogna che la si pensi bene. Voi vivamente avete a ritornare alla Signoria, presentare le lettere, e rimostrare a quella quello che bisogna; e per la soprichazione che voi desti, si narrò il tutto. E rimostrate che sempre è suto promesso, che i veri creditori saranno paghati.

Il ghonfalonieri Giovanpagholo fa quello che promisse al Chardinale, e quello che à sempre detto. Ora si truova in luogho da potere fare che lla giustizia abi i' luogho suo. Però a voi si lascierà determinare; e veggendo di non fare frutto, protestate chome vi pare, e venitevene. Nè altro. Vostro sono. Idio vi [guardi].

Per Vostro Giovanbatista Bracci
in Firenze.

Spettabili viro d. Nicholò Machiavelli,

in Luccha.

DOCUMENTO VIII. (Pag. 67)

Lettera di Bernardo Machiavelli a Niccolò suo padre in Lucca. — Firenze, 30 luglio 1520.[586]

† Yhs. Addì 30 di luglio 1520

Carissimo padre, salute, rachomandatione ec. Questa per dirvi chome noi siano sani, et chosì isperiamo di voi.

Noi non v'abbiamo ischritto prima, perchè 'l tempo non n'à lacciato fare le cholte. El vino che voi ci mandasti a dire che noi vendessimo, noi l'abbiano allochato a rendere vino per vino.

La Madalena à fatto una banbina, e àgli posto nome Oretta. La vi manda cento salute. Mona Marietta vi richorda che voi tornite presto, e che voi gl'arecate qualche cosa. E chosì io e Lodovicho e gli altri di chasa.

Altro non achade dirvi. Christo di male vi guardi. Fatta in fretta, al lume di lucerna. Io avo una pèna che non mi rendeva.

Vostro Bernardo Machiavegli
in Firenze.