557.  Stefano Binet di Digione (Du Salut d'Origène, a pag. 359: Paris, 1629), racconta il sogno, senza citare alcuna autorità. Ecco le sue parole, riportate dal Bayle (2ª ediz.): «On arrive à ce détestable poinct d'honneur, où arriva Machiavel sur la fin de sa vie: car il eut cette illusion peu devant que rendre son esprit. Il vit un tas de pauvres gens, comme coquins, deschirez, affamez, contrefaits, fort mal en ordre et en assez petit nombre; on luy dit que c'estoient ceux de Paradis, desquels il estoit escrit: Beati pauperes, quoniam ipsorum est regnum coelorum. Ceux-ci estans retirez, on fit paroistre un nombre innombrable de personnages pleins de gravité et de majesté: on les voyoit comme un Sénat, où on traitoit d'affaires d'Estat, et fort serieuses: il entrevit Platon, Seneque, Plutarque, Tacite, et d'autres de cette qualité. Il demanda qui estoient ces messieurs-là si venerables; on lui dit que c'estoient les damnez, et que c'estoient des ames reprouvées du Ciel: Sapientia hujus soeculi inimica est Dei. Cela estant passé, on luy demanda desquels il vouloit estre. Il respondit qu'il aimoit beaucoup mieux estre en Enfer avec ces grands esprits, pour deviser avec eux des affaires d'Estat, que d'estre avec cette vermine de ces belistres qu'on luy avoit fait voir. Et à tant il mourut, et alla voir comme vont les affaires d'Estat de l'autre monde.»

558.  «Volphius nuper Augustae mortuus, in suis Commentariis in Tusculanas, quos anno superiore mihi donavit, Machiavellum scelerum, impietatum et flagitiorum omnium magistrum appellat, ac testatur illum quodam loco scripsisse: sibi multo optabilius esse post mortem ad inferos et diabolos detrudi quam in coelum ascendere. Nam hic nullos reperturum nisi mendiculos et misellos quosdam monachos, heremitas, apostolos; illic victurum se cum cardinalibus, cum papis, regibus et principibus.» Epistola Francisci Hotomani, 28 decembre 1580, n. 99 in Francisci et Joanis Hotomanorum, Epistolae: Amstelodami, 1700. Vedi anche il Baldelli nel suo Elogio del Machiavelli, nota 16. L'opera del Volfio, citata dall'Otomano è assai rara. Ne discorre il Blondheim nella Rivista, Modern Language Notes (Marzo, 1909, pag. 73 e seg.). Egli osserva che il sogno è ricordato nel Folengo prima della morte del Machiavelli.

559.  Di ciò parla il Ricci nel suo Priorista (Quartiere S. Spirito a c. 160). Egli dice, che la cappella trovavasi nella «parete del muro che guarda verso tramontana, accanto alla porta che dicevasi de' Guardi.» Racconta poi che un religioso della Chiesa di Santa Croce, andò dal canonico Niccolò, figlio di Bernardo di Niccolò Machiavelli, e gli fece sapere come molti non appartenenti alla famiglia, venissero allora sepolti alla rinfusa, nella cappella de' Machiavelli, il che non pareva nè decoroso, nè conveniente: sarebbe perciò stato opportuno porvi riparo, e restaurarla. Ma il canonico rispose: «Deh! lasciateli fare, perchè mio padre era amico della conversazione, e quanti più morti andranno a trattenerlo, tanto maggior piacere ne harà.»

560.  Nel Priorista, Ricci, Quartiere S. Spirito, a c. 273t si trova notato, che Bernardo di Niccolò Machiavelli aveva nel 1581 «più di 70 anni, era quasi vicino alli 80.» Il canonico Niccolò, figlio di questo Bernardo, morì il 10 giugno 1597 d'una resipola, ed il fratello di lui, Alessandro, morì pure nel 1597, lasciando Ippolita di nove anni. Così si estinse la famiglia. Nello stesso anno morì Lorenzino di Lorenzo di Ristoro Machiavelli. Con lui s'estinse un altro ramo della famiglia. Ne rimaneva un terzo, che finì anch'esso nel principio del secolo XVIII.

561.  Aia, 1726; Londra (Parigi), 1768; Venezia, 1769; Londra, 1772.

562.  Questa edizione è preceduta da una dotta prefazione di Reginaldo Tanzini. Gli editori non avevano potuto far uso della biblioteca Strozzi, nella quale erano altri manoscritti del Machiavelli. Ben presto però si estinse il ramo degli Strozzi, che li possedeva, ed il Granduca acquistò i codici più preziosi. Fu poi scoperto nella Barberiniana di Roma un codice che conteneva altri scritti inediti del Machiavelli. Si fece perciò nel 1796 una seconda edizione delle Opere, in otto volumi, la quale doveva contenere molte legazioni e lettere ancora inedite. Ma essa rimase incompiuta, mancandovi appunto il carteggio diplomatico e privato, e fu condotta con molta fretta, tanto che nel libro secondo dei Discorsi v'è una lacuna, la quale va dalla metà del capitolo XXX agli ultimi periodi del XXXIII. Vedi la prefazione di Francesco Tassi all'edizione delle Opere: Italia, 1813 (Firenze, 1826).

563.  Giorgio Nassau Clavering, terzo conte Cowper, nato nel 1738, si fermò assai giovane a Firenze, e nel 1775 sposò Anna Gore, figlia d'un gentiluomo inglese del Lincolnshire, assai amata dal Granduca. Ad eccezione di sir Horace Mann, nessun Inglese fu in Firenze popolare quanto lord Cowper. Nel 1768 venne nominato accademico della Crusca. Egli corrispose alle molte prove di benevolenza, con pari affetto a Firenze, generosamente favorendo opere utili al decoro della Città. V. Reumont, Geschichte Toscana's: Gotha, Perthes, 1876-7, vol. II, pagg. 360-1.

564.  A partu Virginis. Allora era stato già abbandonato lo stile fiorentino, che cominciava l'anno ab incarnatione.

565.  Carte del Machiavelli, cassetta V, n. 46.

566.  Carte del Machiavelli, cassetta V, n. 22.

567.  Biblioteca reale di Parma. Autografa.

568.  Questa lettera trovavasi fra i Mss. della biblioteca che fu già di sir Thomas Phillipps, che poi appartenne al rev. E. Fenwick in Cheltenham, più tardi andò dispersa. È autografa, ed era segnata col numero 11,017.

569.  Sebbene di semplici artigiani, la famiglia aveva gli uffizî, cioè i suoi membri potevano occupare gli uffizî politici della repubblica.

570.  L'autografo di questa lettera trovasi nell'Archivio di Stato in Firenze, fra le carte dell'acquisto Salari, fatto nel 1874. Essa fu in parte pubblicata nelle Opere, cioè tutto il primo paragrafo sino a maraviglia, ed il secondo periodo del secondo paragrafo da et quando a sgratiata. Nella parte già stampata si trovano però diversi errori, che abbiamo corretti.

571.  Carte del Machiavelli, cassetta I, n. 59. Autografa. Di questa lettera fu nelle Opere del Machiavelli pubblicata una sola parte, cioè il secondo paragrafo, da Come io a quanto te.

572.  Biblioteca Quiriniana di Brescia. Autografa.

573.  Biblioteca Laurenziana. Cod. Tempi, num. 2 (già 57), a c. 165. Autografa.

574.  L'originale ha: uiciqco.

575.  Archivio Bargagli.

576.  Forse, Bernardo.

577.  Carte del Machiavelli, cassetta V, n. 14.

578.  Archivio Bargagli. Pubblichiamo questa lettera, che non ha molta importanza, principalmente perchè ci fa conoscere la commissione a Genova e lo scopo che ebbe.

579.  Si propone cioè di pagare in quattro anni, un quarto per anno, e dare robbia invece di danaro. Inoltre, appena ricevuta la robbia, i creditori dovevano mandare panni garbi o di S. Martino o altri simili, al prezzo corrente in quell'anno, e per una somma equivalente alla robbia ricevuta. Si estingueva così un credito, aprendone un altro, e però la proposta è chiamata un pagamento di sogni, e non viene accettata.

580.  Qui ed in appresso lacune per essere rotta la carta.

581.  Lasciata in bianco la data.

582.  Archivio Bargagli.

583.  Archivio Bargagli. Pubblichiamo queste due lettere del Bracci, perchè fanno meglio conoscere lo scopo della commissione a Lucca, e compiono la serie dei documenti intorno ad essa dati in luce nelle Opere (P. M).

584.  Lacuna per essere rotta la carta.

585.  Carte del Machiavelli, cassetta V, n. 38.

586.  Carte del Machiavelli, cassetta V, n. 37.

587.  Carte del Machiavelli, cassetta V, n. 42.

588.  Laurenziana, Mes. Ashburnham, 639, c. 154.

589.  Questa lettera, che riproduciamo dallo stesso Ms. Ashb., a c. 152 e segg., è già data nelle stampe (Opere, vol. VIII, pagg. 46-55), secondo una minuta, che si trova nel Codice Ricci, nella quale mancano la fine, la data e la firma. In questa copia Ashb., che è del secolo XVII, non sempre correttissima, sono notevoli varianti così di forma come di sostanza. Il codice Ashb. manca del principio, che è nelle stampe, da «Io, nel mezzo di tutte le mie felicità» sino a «me ne scusi la preallegata cagione,» il senso del quale è invece riferito, succintamente e solo in parte, in fine della lettera che noi pubblichiamo. Del resto, in questa nuova forma, essa ha tutto l'aspetto di un documento compiuto; nè le importanti variazioni che vi si trovano, in confronto dell'altra, che sembra essere la minuta, possono attribuirsi a errori o a capricci del copista. Laonde io credo di poter concludere, che il Cod. Ashb. ci dà la lettera quale, rifacendo la prima minuta, fu spedita dal Machiavelli al Vettori. Questa fu anche l'opinione dei miei amici, prof. C. Paoli e A. Gherardi, che consultai in proposito.

Il Tommasini (III, 86 nota 1) pubblicò più tardi le semplici varianti, che così pose in maggiore evidenza.

590.  Il cod. ha chiaramente m.ra, ma il senso richiede questa correzione. M.re di Gursa è il noto Cardinale Gurgense.

591.  Carte del Machiavelli, cassetta V, n. 111.

592.  Carte del Machiavelli, cassetta I, n. 63. Autografo.

593.  In margine si trova notato: — più volontarii, minore spesa: — megliore — manco incommodarà al paese. Ma queste note marginali si riferiscono più sotto, al periodo che comincia: «Et prima e' dicono che togliendone meno,» ecc.

594.  In margine: — di' perchè cagione non sene era ordinate ad Pistoia.

595.  In margine: — Come e' si pagavano.

596.  Sottintendi: allegano.

597.  Codice miscellaneo vaticano 5225, a f. 673 e 674. Non sono autografi, ma, come abbiamo già detto, la scrittura è certo del secolo XVI, forse della prima metà. Solo il primo dei due sonetti è inedito, ma il secondo ha notabili varianti, che segniamo in nota. Riproduciamo fedelmente la grafia del Codice.

598.  Non è facile la interpretazione di questo sonetto, che in alcuni punti, specialmente nella prima terzina, riesce oscurissimo. Il Machiavelli scrive al padre Bernardo in villa, che gli aveva mandato un'oca, e pare anche raccomandato gli altri figli, specialmente uno di essi, perchè tutti menavano lassù una vita assai stentata.

Costoro, così comincia il sonetto, sono vissuti costà un mese e più, a noce, fichi, fave e carne secca, talchè sarebbe danno vero e non beffa (malitia et non cilecca) il farvi più lunga dimora.

Come il bue fiesolano assetato guarda Arno all'ingiù (a l'angúe), e per non potervi bere si lecca i mocci, così costoro fanno con l'uova, che vende la contadina (la trecca), col castrone e col bue del beccaio.

Ma (e qui cresce l'oscurità) perchè non si continui a vivere costà solo di carne salata (per non fare afamar le marmegge: le marmegge sono vermi che nascono sulla carne salata, ed esse affamerebbero se altri mangiasse tutta la carne secca, di cui si parla nel secondo verso del Sonetto), io farò motto a Daniello, il quale forse già legge qualche raccomandazione mandatagli a favore di mio fratello (Faren motto drieto a Daniello, che forse già v'è qualcosa che legge. Non sappiamo chi sia questo Daniello, nè è facile indovinare il significato delle parole: già v'è qualcosa che legge. Abbiamo dato una interpretazione probabile, ma non sicura).

Mangiando poco altro che pane (pane et coltello), abbiamo fatto per la fame visi lunghi come becchi di beccacce (becchi che paion d'accegge), ed appena teniamo gli occhi semiaperti (a sportello).

Dite a quel mio fratello, che intanto venga a godersi l'oca che giovedì avemmo da voi.

Alla fine del gioco poi, messer Bernardo mio, se si va innanzi così, voi comprerete paperi ed oche, e non ne mangerete.

599.  Il prof. Salvadori, cui dobbiamo questo Sonetto, non potè interpetrare nel codice la parola daniello, il che riuscì poi al Tommasini (I, 509-10) la cui lezione perciò accettiamo. E così pure nel quarto verso accettiamo da lui il invece di più come lesse il Salvadori.

600.  Notiamo le varianti della lezione Aiazzi (Vedi vol. II, pag. 203, nota 1 di quest'opera). Verso 2 fune: corda. 3 antre fatighe mia ui no: altre miserie mie non vo'. 4 poi che: perchè. e': i. 5 menon: menan. questi: queste. 7 mai fu: fu mai. 8 né lá in: né in. tra: fra. 9 quanto è: come. piú: sì. 10 par proprio: proprio par. 11 tutto: e tutto. 12 si scatena: s'incatena, quell': l'. sferra: disferra. 13 Con batter toppe chiavi, e chiavistelli. 14 Grida un altro che troppo alto è da terra. 15 fa: fe'. 16 è: fu. 17 Cantando sentii dire: per voi s'ora. 18 uadino: vadano, buon'hora: malora. 19 la tua: vostra. voglia: volga. 20 Buon padre, e questi rei lacciuol ne scioglia. Facciamo notare specialmente la variante vadino in buon'ora, invece di vadano in mal'ora, perchè attenua, senza distruggerla, la cattiva impressione prodotta in noi dalla lezione Rosini.

601.  Carte del Machiavelli, cassetta V, n. 34. Il Vettori, anche scrivendo da Roma, seguiva nella data delle sue lettere lo stile fiorentino.

602.  Questo è il Breve cui accenna il Guicciardini nella sua lettera 6 giugno 1525, ed a cui accenniamo noi a pag. 325. Nella seconda edizione lo pubblicammo in fine dei documenti, perchè ne avemmo notizia quando essi erano già stampati. Ci fu comunicato dal Dr. E. Alvisi che lo credeva inedito, e tale lo credemmo anche noi. Il Tommasini (II, 787), dopo averne avuto copia direttamente dall'Archivio Vaticano, s'accorse che era stato già pubblicato dal Balan (Monumenta saeculi XV) con qualche inesattezza e lo ripubblicò più corretto (doc. XXIV, pag. 1150). Lo ripubblichiamo anche noi, perchè ci pare importante. Trovasi nell'Archivio Vaticano: Clementi VII Brevia ad Principes per Sadaletum exarata.

603.  Carte del Machiavelli, cassetta V, n. 45.

604.  Carte del Machiavelli, cassetta V, n. 12.

605.  L'autografo è nei Mss. Magliabechiani II, 3, 432.

606.  Si trovano in un quaderno (o frammento di quaderno) di sedici carte, nell'Archivio di Stato in Firenze. Pubblichiamo, salvo qualche cosa di nessun momento, tutto ciò che è scritto di mano del Machiavelli, indicando in nota, dove sono brani d'altra mano. Questi documenti compiono le pubblicazioni degli scritti militari del Machiavelli, fatte dal Canestrini.

607.  Manca la data del giorno. Qui e nella lettera che segue il Machiavelli deve essere incorso in errore, scrivendo aprile invece di maggio. Ciò vien confermato dalla lettera del primo di giugno, e dalla provvisione pubblicata nelle Opere (P. M.), vol. VI, pag. 360, che istituiva il magistrato dei Cinque Procuratori delle mura, e fu vinta nel Consiglio del Cento il 9 maggio 1526. I Procuratori furono eletti il 19. È possibile che la confusione nelle date sia seguita perchè essi cominciarono, anche prima della elezione definitiva, ad esercitare in qualche modo il loro ufficio. Il Tommasini (II, 848, nota 3) respinge questa ipotesi, perchè dice che il Machiavelli doveva assai bene conoscere la data, il che è vero. Non è ugualmente vero, che perciò l'errore avrebbe dovuto essere non una svista, ma una falsità. Non c'era nessuna ragione al mondo per commettere una falsità. Io mi sono indotto a supporre una svista, non solamente per le ragioni che ho addotte; ma anche perchè, nelle moltissime lettere autografe, d'ufficio, che ho esaminate nell'Archivio fiorentino, ho più di una volta riscontrato simili sviste del Machiavelli. In sostanza erano minute di lettere, che poi venivano copiate in forme definitive, e la svista poteva esser corretta.

608.  Spazio bianco.

609.  Di qui si confermerebbe che la prima e la seconda lettera furono scritte il 24 maggio, e non il 24 aprile.

610.  Questo verso è d'altra mano. Segue un'altra lettera circolare, quasi identica alla precedente, scritta dal Machiavelli, in data del 6 giugno, ed indirizzata ai vicari di Certaldo, Scarperia, San Miniato, San Giovanni e Poppi.

611.  Il principio e la fine di questa lettera sono d'altra mano. Indicheremo in nota la parte che è scritta dal Machiavelli.

612.  Qui comincia la mano del Machiavelli.

613.  Qui, sino alla fine della lettera, cessa la mano del Machiavelli.

614.  I Capitani di Parte Guelfa.

615.  Qui segue, scritta di mano del Machiavelli, una nota di 18 potesterie col rispettivo numero di uomini (50, 60 o 150) da richiedersi ad esse con la circolare che pubblichiamo.

616.  Spazio bianco, che doveva essere riempito nelle varie copie di questa circolare, col numero d'uomini che toccavano a ciascuna delle potesterie, secondo la nota, cui abbiamo più sopra accennato.

617.  Segue, sempre di mano del Machiavelli, una nota di 24 potesterie o vicariati, dove bisognava chiedere marraiuoli e stipa; poi una nota di 31 potesterie, cui doveva essere indirizzata la circolare del 21 gennaio, che diamo qui sotto.

618.  Seguono, sotto la data 26 gennaio, i nomi di tre tavolaccini, cui si doveva dar patente «ad comandare bestie per levare stipa, a fare tagliare stipa etc.»

619.  Qui cessa la mano del Machiavelli. Seguono altre lettere ed ordini simili ai precedenti, non scritti però da lui.

620.  Archivio Bargagli. Questa lettera da me pubblicata nella prima edizione del terzo volume (1882, doc. XVIII), venne poi dall'Alvisi, al pari di qualche altro documento, ripubblicata l'anno seguente nella sua edizione (1883) delle Lettere familiari del Machiavelli. Il Tommasini (II, 386, nota 2) credette invece che io l'avessi presa dall'Alvisi.

621.  Dal già citato copialettere, che trovasi nel R. Archivio di Parma.

622.  Nato nel 1467, s'era dato alla vita ecclesiastica, che abbandonò poi per la politica. Ebbe molte ambascerie, specialmente in Francia, dove, sebbene laico, era adesso nunzio del Papa. I suoi dispacci venivano diretti a Roma, a Firenze, spesso anche al Guicciardini, luogotenente del Papa.

623.  A c. 10-10t.

624.  Arciduca Ferdinando d'Austria.

625.  Gli ambasciatori d'Inghilterra e di Venezia.

626.  A cc. 16t-18.

627.  Capino da Capo, gentiluomo mantovano, altro inviato del Papa.

628.  A cc. 121-122t.

629.  In margine è scritto: Mandato per currieri apposta. Augusti VI

630.  Il Castello di Milano.

631.  Giovanbattista Sanga, mandatario del Papa a Francesco I.

632.  Sembra un nome convenzionale, per alludere a Clemente VII.

633.  In margine è scritto: VI Agosto, come abbiamo più sopra accennato; e deve esser la vera data, giacchè da un'altra nota marginale, in alcune parti poco intelligibile, si capisce chiaro che la lettera fu spedita il VI Agosto.

634.  A cc. 136-137.

635.  In margine: Augusti 13.

636.  Tommaso Wolsey cardinale ed arcivescovo di York, noto in Italia col nome di Eboracense. Nel 1518 ebbe da Leone X le chiese unite di Bath e Wels. Cardella, Memorie storiche dei Cardinali, ecc. IV, 10.

637.  A cc. 161t-162.

638.  In margine è scritto: Augusti XXIII.

639.  Chiuda gli occhi, finga di non vedere nè capire.

640.  Luisa di Savoia, madre di Francesco I.

641.  In margine è scritto: «Andarono alli XXVI, dirette al Marchese di Saluzzo, che le mandassi in campo, a hore X

642.  A cc. 185-188.

643.  In margine: Septembris xi.

644.  La Principessa Eleonora d'Austria, sorella dell'Imperatore.

645.  Il capitano Renzo da Ceri.

646.  A cc. 206-206t.

647.  In margine: Septembris 24.

648.  A c. 213t.

649.  In margine: Septembris 28.

650.  Fiume Sava, che va nel Danubio.

651.  A cc. 219t-220.

652.  In margine: Octobris III.

653.  V. pag. 345 e nota 1, in questo volume.

654.  A cc. 220-221t.

655.  In margine è scritto: Octobris IIII. Portò Pier Porco corriere.

656.  A cc. 237t-239.

657.  In margine: Octobris 18, tenuta a XX.

658.  L'Acciaiuoli e Messer Paolo d'Arezzo.

659.  Paolo d'Arezzo, mandatario del Papa.

660.  A cc. 204t-242.

661.  In margine: Octobris 24.

662.  Giovanni de' Medici.

663.  Guido Rangone, altro capitano del Papa.

664.  Carte del Machiavelli, cassetta V, n. 21.

665.  Archivio di Stato in Firenze. X di Balia. Stanziamenti e Condotte dal 1527 al 1529 (Classe XII, Dist. ii, 79) a c. 5t.

666.  Ivi a c. 74t.

667.  Il partito dell'elezione di Francesco Tarugi non si conosce, ma verisimilmente dovette essere del tenore stesso di quello preso pel Giannotti; la sua data si rileva dal presente stanziamento di salario. La nuova Signoria, col gonfaloniere Capponi, entrò in ufficio il primo di giugno, ed il Tarugi fu segretario per brevissimo tempo.

668.  Martin Hobohm, Machiavellis Renaissance der Kriegskunst; Berlin, Karl Curtius, 1913. I due volumi hanno anche, ciascuno di essi, un titolo speciale. Il primo: Machiavellis florentinisches Staatsheer; il secondo: Machiavellis Kriegskunst.

669.  Nelle Memorie storiche abbiamo trovato lettere o estratti da lettere di M. A. Niccolini oratore a Milano (1492), di Piero Guicciardini oratore a Milano (1493), dei Commissarî in Pisa (1494), di G. B. Ridolfi oratore a Milano (1495), di Antonio dei Pazzi oratore a Roma (1497), del Becchi oratore a Roma (1496), del Bracci oratore a Roma (1497). Questi estratti si trovano nel principio del volume I; ma continuano poi per tutti i quattro volumi. Alcuni sono autografi del Guicciardini, moltissimi invece copiati d'altra mano.

670.  È nelle Memorie Storiche indicato semplicemente così: Bartol. Gherardo Bartolini Salimbeni era cognato del Guicciardini, cui indirizzò, in forma di lettera, la sua Cronichetta sopra le ultime azioni di Lorenzo de' Medici duca d'Urbino, pubblicata poi nel 1786 dal Padre Ildefonso, nell'Appendice al vol. XXIII delle Delizie degli Eruditi toscani.

671.  Scipio Vegius autore dell'Ephemerides, lavoro che si trova manoscritto nell'Ambrosiana. Nelle Memorie Storiche è indicato semplicemente così: Scipio.

672.  Questo autore, che nelle Memorie Storiche è chiamato El Borgia, deve essere Girolamo Borgia nato in Sirisio di Basilicata, l'anno 1475. Il signor Camillo Minieri Riccio, nelle sue Biografie degli Accademici Alfonsini, detti poi Pontaniani (1442-1543), pubblicate nell'Italia Reale, e più tardi in venti esemplari a parte, lo dice (a pag. 235 e segg.) parente di papa Alessandro VI, intimo di Giovanni Borgia duca di Gandia. Aggiunge che quando questi fu fatto nel 1497 uccidere dal fratello Cesare, Girolamo Borgia dovette fuggire e nascondersi, «per essere a lui palesi tutti i segreti del defunto.» Fu autore di molte opere in verso ed in prosa, fra le quali una Historia Aragonensium, in venti libri, che «rimase manoscritta, ed andò poi perduta. La sola prefazione del libro XIX fu salvata e si conservava da Gio. Vincenzo Meola, come costui lo attesta nella nota XIII, pag. 48 alle lettere di Onorato Fascitelli (Napoli, 1776).» Noi argomentiamo che questo Girolamo Borgia sia l'autore citato dal Guicciardini, perchè non ne conosciamo altri dello stesso nome in quel tempo, e perchè le citazioni e gli estratti che ne abbiamo trovati nelle Memorie, si riferiscono principalmente a fatti seguiti ai Borgia nel Napoletano.

673.  Vedi pagg. 110 e segg. del vol. II di quest'opera.

674.  Vedi la mia prefazione ai Dispacci di A. Giustinian; la recensione che di essi fece G. E. Saltini, con nuovi documenti, nell'Archivio Storico Italiano, terza serie, vol. XXVI, anno 1877: e specialmente quel che dico nelle già citate pagg. 110 e segg. del vol. II di quest'opera.