SCENA II.

Giulia, Andrea, Costanzo

Andrea

Caro avvocato!

Giulia

... venuto anche da parte di Velati per scusarsi di non poter pranzare con noi.

Andrea

Oh! perchè?

Giulia

È arrivato un loro cliente da Torino, col quale ànno un abboccamento importante, alle nove. E pareva loro scortese di andarsene subito dopo pranzo. Ma io ò imposto che vengano ugualmente.

Andrea

Diavolo! Sarà sempre meglio per noi averli per poco che per nulla affatto.

Giulia

Oh! non insistere di più perchè ò già convinto Monticelli. E à promesso di andare a prendere Velati.

Andrea

Non si fanno complimenti con noi.

Giulia

E noi, allora, andiamo al Dal Verme?

Andrea

Al Dal Verme?

Giulia

Sì, l'abbiamo promesso a Giannino, lo sai.

Andrea

Come vuoi.

A Costanzo

Perdoni se la lascio. Ò qualche faccenda da sbrigare prima di pranzo, anche per conto di Velati. Gli dica anzi che quell'affare è aggiustato completamente. Si tranquillizzerà. A più tardi, dunque.

Esce a destra.

SCENA III

Giulia e Costanzo

Costanzo

congedandosi

Signora.

Giulia

Ve ne andate?

Costanzo

Da Gustavo... E poi da quel cliente di Torino che mi avete inventato così a proposito.

Giulia

Sapete, è quel tale dei rinvii.

Costanzo

Ah!

Giulia

Stasera poi, potrete mandar Velati solo al convegno. La vostra presenza forse è superflua, nevvero?

Costanzo

Oh, perfettamente inutile!

Giulia

E accompagnarci al Dal Verne.

Costanzo

A più tardi, dunque.

Giulia

E con lui!

Costanzo

Sì, ma... siate indulgente, generosa. Voi che avete capita così bene la vita, che l'avete presa così pel lato giusto... dovete concedere qualcosa alla natura umana.

Giulia

A quella mascolina, soprattutto. Gli uomini valgono ancor meno delle donne, credetelo.

Costanzo

E alleviategli il supplizio.

Giulia

Ma sì, ma sì.

Costanzo

Siete... calma, nevvero?

Giulia

Calmissima.

Costanzo

E poi... vostro marito è in casa.

Giulia

Già!... Mio marito è in casa.

Costanzo

Infine, quello che è stato è stato... Il passato... non se ne parli più...

Giulia

E amici come prima!

Lo fissa un momento

Che ottimo amico à Velati, in voi! E come, per amor suo, vi fate meno buono di quello che forse siete in realtà...

Costanzo

Meno buono? Perchè? Io vi seguo sulla vostra strada. Voi avete preso il vostro partito; il migliore, dopo tutto...

Giulia

Già!... E... forse... mi giudicate male Vedendomi così... come dire?... così rassegnata, voi pensate: questa donna non à mai amato veramente, e si acconcia ad essere abbandonata con tanta indifferenza perchè...

Costanzo

No, non lo penso, ve lo giuro. Penso invece che voi siete la donna moderna, che ragiona. Ed è in voi uno strano ma benefico equilibrio tra l'amore per un uomo e l'affetto per la vostra casa. E in questa parola «casa» metto tutto quel complesso di persone, di affetti, di soddisfazioni, di doveri, di diritti, che la fanciulla acquista diventando moglie e madre. All'amore per un uomo che non è vostro marito, voi sacrificate tutto, per esso voi arrischiate tutto, sì, ma sino a quel punto in cui non è compromesso e non corre pericolo l'affetto per la vostra casa. Il giorno in cui il pericolo si affaccia, vi ritraete. Finchè potete essere contemporaneamente la moglie e l'amante, lo siete con tutta la passione, con tutto l'entusiasmo. Quando bisogna essere o l'una soltanto, o l'altra, sacrificate l'amante. Voi recitate nella commedia dell'amore: commedia appassionata, se volete, ma commedia a lieto fine. Il dramma che si chiude violentemente, non è fatto per voi. Al punto in cui ora siete giunta della vostra relazione con Gustavo, vi siete accorta, che, insistendovi, il dramma poteva scoppiare. Quel tale equilibrio benefico che è in voi, vi fa ritrarre dalla scena. Ecco tutto!

Giulia

E vi pare di giudicarmi bene? Mi negate gli slanci, gli entusiasmi...

Costanzo

Fatali, sempre!

Parlandole quasi all'orecchio

Avevate un amante, e ciò malgrado vostro marito era il più felice degli uomini... e per merito vostro! — Ci sono delle donne oneste — quelle che la folla chiama oneste — che rendono la vita al marito meno lieta, meno tranquilla che voi non facciate.

Giulia

fissandolo

Vorreste avere una moglie come me?

Costanzo

Questa è un'altra quistione! Ma gli è ben certo codesto: che la botte dà del vino che à, e la società le mogli che può. Voi, non siete delle peggiori!... Vi pare che vi giudichi male?

Giulia

Pessimista!

Costanzo

Pessimista? Perchè? Anzi, io ò questo merito: che so sempre trovare un lato buono, in tutte le cose... Dunque, arrivederci più tardi.

Le stringe la mano ed esce dal fondo accompagnato da Giulia.

SCENA IV.

Giulia e Andrea

Giulia

ad Andrea, che entrato dalla porta di destra si è messo a cercar qualcosa per la stanza

Che cerchi?

Andrea

Non ò lasciato qui delle carte, dianzi?

Giulia

Non so.

Andrea

Ah, eccole.

Giulia

Che fai?

Andrea

Vado nel mio studio.

Giulia

A lavorare? Anche di festa? Non esci più oggi?

Andrea

No.

Giulia

E Giannino non si è mosso tutto il giorno, dovresti portarlo a fare una passeggiata.

Andrea

Non esci, tu?

Giulia

No. Sai che quando si à gente a pranzo bisogna sorvegliare. Di Teresa e di Antonietta ci si può fidar poco. Dovresti fare una corsa sino al Dal Verme, con Giannino, per prendere il palco.

Andrea

Ma sono le cinque e mezzo.

Giulia

Ài tutto il tempo.

Andrea

Si avvia.

Be', fai vestire Giannino.

Giulia

Andrea, che ài?

Andrea

Io? Nulla.

Giulia

Sei ancora in collera?

Andrea

Non lo sono stato mai. Ti ò detto ciò che stimavo giusto di dirti: ecco tutto.

Giulia

E dunque?

Andrea

Devi comprendere però che io sia sempre un po' preoccupato.

Giulia

Ma perchè?

Andrea

Perchè mi dà pensiero la tua leggerezza: una leggerezza che non ti conoscevo. Non ti ò mai fatte delle prediche, non ò mai imposto nè desiderato che tu fossi una di quelle donne di una pruderie ridicola che tutto sottomettono alle apparenze, e che anzi, molte volte, fanno consistere l'onestà solo nel salvar le apparenze. Ma da questa scioltezza, da questa sicurezza di te che non mi è mai dispiaciuta, all'eccesso d'ieri ci corre.

Giulia

E allora, per una sciocchezza, per uno sbaglio, su, su, su, la testa vola, e almanacchi, e ti preoccupi... e fors'anco dubiti di me! Di che cosa non siete capaci voialtri mariti?!

Andrea

Come ài torto, come ài torto, Giulia, di parlare così! Parli come qualche volta agisci: senza riflettere. E dici delle cose che, se ne comprendessi il significato, arrossiresti di dire.

Giulia

E perchè le provochi?

Andrea

Io?

Giulia

Sì, tu. Sai come bisogna pigliarmi, io. Jeri mi ài fatta una paternale, mi ài convinta dell'errore che avevo commesso. Te ne ò chiesto perdono. Doveva essere finita! No, mi tieni il broncio.

Andrea

No, mia cara. Ma mi rimane il dubbio che domani, dimenticandoti di nuovo, tu faccia qualcos'altro, di meno grave, anche, ma che sia poco corretto.

Giulia

Forse che ero andata da Velati per il gusto di vederlo? C'era una ragione o no? Il movente era buono: quello di avvertirlo tuo malgrado, perchè tu per un falso riguardo non lo volevi fare. E non volevo che avessi degli impicci tu per conto d'altri. Capisci?

Andrea

E se io non ti avessi incontrata, là, tu, forse, non mi avresti neppur avvertito di quanto avevi fatto.

Giulia

Oh! no, te lo avrei detto sùbito. Ti ò mai nascosto nulla?

Andrea

Non lo so...

moto di Giulia

Non lo credo. Ma vedi, Giulia, dovevi scrivergli che venisse qui. Invece! Velati vive solo, abita nel centro della città, lo sanno nostro amico...

Giulia

E dagli! Ò capito! Ò sbagliato, sì. Si direbbe, tanto insisti, che dubiti... Per fortuna che è fidanzato!...

Andrea

Oh! Giulia! Poveretto me se avessi bisogno di una tale considerazione per acquietare il mio cuore! Decisamente non rifletti!

Si avvia.

Giulia

Andrea!

Gli si avvicina affettuosa

Ti chiedo perdono ancora un'altra volta... Ma non insistere più.

Andrea

Gli è che ti voglio bene, Giulia, gli è che sono geloso della tua riputazione. So che spesso una piccola imprudenza fu causa di grandi sventure. Vedi: io avrei voluto che ieri quando sei uscita al mio braccio da quella casa, tutti quelli che ti conoscono, tutta la città fosse là per vederti al mio braccio... Suvvia! non parliamone più, non parliamone più. Vesti Giannino. Vado a riporre queste carte e torno.

Esce a destra.

SCENA V.

Giulia, poi Giannino e Teresa, poi Andrea

Giulia

Alla porta del fondo, chiamando

Teresa, Teresa? Dammi il soprabito di Giannino e il suo berretto bleu. Ài capito?

Va alla porta di sinistra

Giannino, Giannino?

Giannino entra dalla sinistra, Teresa dal fondo e dà a Giulia il soprabito e il berretto del bimbo.

Giulia

Vieni tesoro; papà ti conduce a passeggio.

Giannino

Dove?

Giulia

si accovaccia, lo bacia e gli fa indossare il soprabito

A comperare il palco per andare a teatro, stasera, a vedere il ballo. Sei contento?... Tesoro mio, come ti insùdici! Guarda, guarda che mani nere! Le copriremo coi guanti per non far aspettare papà.

Gli ravvia i capelli

Così. Dove sono i guanti? Qui in tasca?

Entra Andrea e indossa la pelliccia.

L'altra mano; su, su... Vedi, papà è già all'ordine. Diritte, diritte le dita. Così. Quand'è che imparerai a vestirti da solo? Un ometto di sette anni! Ecco fatto. Vai, tesoro.

Andrea

Avanti, granatiere!

Giulia

Vai e torni. Arrivederci. Giannino, sii savio.

Andrea e Giannino escono: Giulia li accompagna sin sulla soglia.

Giulia

Teresa? Teresa?

Teresa

entra dalla porta del fondo

Signora?

Giulia

Per le sette, nevvero? Di' all'Antonietta che ci metta un po' di cura; mi raccomando. Apri l'armadio, abbasso, in guardarobe, e ne togli il servizio di porcellana a fiorellini. Adagio, per non rompere.

Teresa esce dal fondo. Dopo un momento s'ode il suono interno del campanello elettrico. Giulia va davanti allo specchio, vi si osserva, si ravvia i capelli. Entrano Gustavo e Costanzo.

SCENA VI.

Giulia, Gustavo e Costanzo

Giulia

Buon giorno!

Costanzo le stringe la mano. Gustavo fa un lieve inchino, corretto: poi rimane al fondo, in piedi, a disagio.

Giulia

Siede sul divano e invita Costanzo a sederle accanto

Avete incontrato mio marito?

Costanzo

L'abbiamo veduto uscire con Giannino; ma volse verso la piazza. Credo non ci abbia scorti. Nevvero Gustavo?

Gustavo

Mi pare.

Giulia

È andato al Dal Verme a prendere un palco per stasera. È una vecchia promessa che adempiamo verso Giannino.

Un silenzio.

Era tanto desideroso d'andarci.

Costanzo

Chi?

Giulia

Giannino.

Un silenzio.

Costanzo

Ah! il ballo.

Giulia

Il Sieba.

Costanzo

Il Sieba di Manzotti.

Un silenzio.

È rappresentato bene, con lusso.

Giulia

Sì? Non lo ricordo quel ballo. L'ò veduto alla Scala, la prima volta. Ma è un pezzo.

Costanzo

Oh! sì, dieci anni, almeno.

Un silenzio. Piano a Giulia

(Mi pare che la conversazione langua!)

Un silenzio.

E poi c'è la musica tanto bella...

Giulia

Di che?

Costanzo

Del Sieba. Non si parlava del Sieba?

Giulia

Ah! sì.

Un silenzio.

Costanzo

È di Marenco la musica, nevvero?

Giulia

Non so...

Costanzo

Gustavo, è di Marenco?

Gustavo

Di Marenco.

Un silenzio.

Giulia

Venite anche voi, Monticelli, al Dal Verme?

Costanzo

piano a Giulia

(Siete crudele!)

Giulia

(Perchè?)

Un silenzio.

Velati, non avete nulla da dire?

Gustavo, impacciato, fa un passo innanzi accennando di no. Giulia si alza, va al fondo, dove è un piccolo stipo. Lo apre, fa scattare una molla, e, da un segreto che s'apre, toglie un pacco di lettere legate con un nastro azzurro. Poi richiude lo stipo e ridiscende la scena.

Giulia

a Velati senza guardarlo e porgendogli le lettere.

Velati, sono le vostre lettere.

Egli fa l'atto di prenderle, ed essa, ritirando impercettibilmente la mano

Le prendete?

Gustavo

Poichè... me le date...

Giulia

A voi.

Glie le dà.

Allora... tutto è finito, definitivamente finito?

Pausa

Rispondete ancòra: «poichè siete voi che lo volete!...» Nevvero? Perchè sono io che vi congeda. Vi ò fatto venire per questo.

Gustavo

dopo una pausa, tanto per dire, senza guardare mai Giulia.

Amica mia... al punto in cui sono giunte le cose... io penso...

Costanzo intanto si è alzato, è andato verso la porta come tentasse uscirne alla chetichella.

Giulia

Monticelli, andate via?

Siede sul divano.

Costanzo

No... guardavo...

Giulia

Ah! Non andate via.

A Gustavo

Dicevate?

Gustavo

Al punto in cui le cose sono giunte... dopo quanto è accaduto jeri... Non che sia la verità... Vi prometto che quanto credete sul conto mio...

Costanzo

a parte

(Dio bonino, che figura ci si fa!)

Gustavo

Ma infine, nel vostro interesse, per la vostra tranquillità... forse è meglio... è meglio così... Vi parlo francamente, a parte qualunque considerazione mia personale... Non è certamente il mio desiderio... nè che io... Vi potrei dimostrare che sono fandonie tutto quanto si dice del mio matrimonio... Ma lo stato d'animo... dirò meglio, le condizioni fatteci ad entrambi... Non so...

Si interrompe.

Costanzo

(Bel discorso!)

Giulia

a Gustavo

Avete finito? Volete che ve la dica io la verità?

Si alza, gli vien dappresso.

Non valete meglio di un altro. Mi avete tenuta due anni, sinchè vi à fatto comodo: poi vi siete stancato, e per abitudine, o per inerzia, o per paura, trascinavate questo amore come una catena che non vi riusciva di spezzare. Non valete meglio di un altro! Uno che fosse un uomo, veramente, non un fantoccio, avrebbe trovato il coraggio di dirmelo. E con una donna come me avreste potuto farlo, senza paure. Sapete bene che se anche vi amassi ancòra — e non vi amo più, ve lo giuro — non farei nulla per trattenervi, per attaccarmi a voi, perchè c'è sempre qualcosa che mi preme più di voi. Così siete venuto a questo bel risultato: che sono io che vi congedo. Io, sì, perchè se volessi, potrei vendicarmi, e tenervi, per forza: e ci stareste, perchè avreste paura. Potrei tenervi, divertendomi anche, ora che non vi amo più: un fantoccio come te non si ribella. Ma trovo che non ne vale proprio la pena. Tranquillizzatevi: vedete come sono tranquilla io! Però, badate: vi ripeto quanto dissi testè a Monticelli: badate a quello che fate. Prendete moglie o no, non me ne importa: ma salvate le apparenze di fronte a mio marito. Non vi allontanate da noi bruscamente talchè egli non possa spiegarsi il vostro contegno. Potrebbe... non dubitare, no... ma stupirsi, ricordare il passato, quello che avvenne jeri, ricostruire tanti piccoli fatti... e perdere quella completa, quella cieca fiducia che à in me, a cui tengo tanto, e di cui ò tanto bisogno!... Ah! ah! voglio poter fare quello che voglio, aver anche un altro amante se mi talenta, senza ch'io debba fingere più meglio di quello che ò finto continuamente sinora. E poi, lo sapete, voglio bene a mio marito... A mio modo, si capisce, ma gli voglio bene, e non debbo causargli neppure una preoccupazione. Siamo intesi? Venite dunque quando vi aggrada, cioè quando quel poco d'onestà di buon senso che vi rimangono ve lo faranno credere opportuno. E non temete di causarmi un dolore colla vostra vista, non crediate che il ricordo di voi mi debba togliere il sonno e l'appetito. No! Sarà tanto seccante per me il ricevervi, quanto per voi il venirci: ma è necessario! Perchè, proprio, potete vantarvi di cavarvela bene, ma la presunzione di lasciar dei rimpianti levatevela dalla testa. Non vi amo più... non so neppure se vi ò amato mai... mi par fino impossibile di aver amato un uomo come voi. Ieri, vi ò lasciato dicendovi: «non crediate di sposarla!» Era l'eccitazione del momento. Ci ò ripensato; ora vi dico: «sposatela pure!» Poveretta! come la compiango! E non crediate che vi amerà come vi ò amato io... Già, io spero che sarà più intelligente di me, e capirà subito che non val la pena di amarvi: è tempo perso!... Oh! un'ultima cosa. Abbiate la cortesia di rimandarmi tutto quanto avete di me: lettere, ritratti, biglietti... Badate di rimandarmi tutto, che non manchi nulla. Non commettete quest'ultima vigliaccheria di tenervi qualcosa. Già, d'essere stato mio amante non vi converrà di vantarvi mai, nè potreste compiacervene mai... Manderò io a prendere tutto, domani.

S'ode all'interno il suono del campanello elettrico. Costanzo corre alla porta del fondo e guarda chi arriva.

Giulia

Siamo intesi?

Costanzo

Signora, vostro marito!

Giulia

Siamo intesi?

Costanzo

concitato

Vostro marito è in anticamera.

Giulia

volgendosi a Costanzo

Ò finito!

Entra Andrea.

SCENA VII.

Giulia, Andrea, Gustavo, Costanzo

Giulia

va incontro ad Andrea.

Ài trovato il palco?

Andrea

Sì.

A Gustavo, salutandolo

Avvocato. Glie lo à detto Monticelli? Quell'affare, siamo a posto, completamente.

Costanzo

a parte

(Oh! questo sì. Non lo saprai forse mai, come e quanto sei a posto da questo momento.)

Giulia

ad Andrea

Perchè ò pensato dopo che essendo di domenica e tardi, forse palchi non ne avresti trovati.

Andrea

Invece...

Giulia

E Giannino?

Andrea

L'ò affidato a Teresa, che gli faccia un po' di toilette.

Giulia

Che bravo papà!

a Costanzo

Le offro il vermouth?

Costanzo

Grazie, non ne prendo mai.

Teresa

dal fondo

La signora è servita.

Giulia

a Costanzo

Ed era troppo tardi.

a Gustavo

Velati, il vostro braccio?

Tutti si avviano alla sala da pranzo. Cala la tela.

FINE.


Opere di Marco Praga (Edizioni Treves).


Fratelli Treves
EDITORI


BIBLIOTECA TEATRALE
ITALIANA E STRANIERA.

Ottobre 1919.

Teatro Antico

NB. I numeri posti innanzi ad ogni titolo indicano il numero corrispondente della raccolta in-16. I volumi senza numero appartengono ad altre raccolte in-16 e in-32.

Goldoni

Nota.

Molière.

Beaumarchais.

Shakespeare.

Teatro. Traduz. di C. Rusconi e G. Pasqualigo. Ogni volume, 1 50

Nuova traduzione di Diego Angeli [vedi pagina 10].

Dirigere commissioni e vaglia ai Fratelli Treves, editori, Milano.


Teatro Italiano Contemporaneo

NB. I numeri posti innanzi ad ogni titolo indicano il numero corrispondente della raccolta in-16. I volumi senza numero appartengono ad altre raccolte.

Giuseppe Adami.

Adamo Alberti.

Luigi Alberti.

Ambrogio Ambrosoli.

Camillo Antona-Traversi.

Luigi Antonelli.

Ulisse Barbieri.

Giacinto Battaglia.

L. D. Beccari.

Luigi Bellotti-Bon.

Sem Benelli.

Vittorio Bersezio.

C. Bertolazzi e R. Barbiera.

Arrigo Boito.

F. A. Bon.

Giuseppe Bonaspetti.

Roberto Bracco.

E. A. Butti.

G. Calenzuoli.

Fr. Cameroni.

Luigi Camoletti.

Valentino Carrera.

Leo di Castelnovo.

Riccardo Castelvecchio.

Emanuele Celesia.

Eugenio Checchi.

Luigi Chiarelli.

Teobaldo Ciconi.

Goffredo Cognetti.

Luigi Coletti.

Luigi Coppola.

Cordelia.

Enrico Corradini.

Carlo Cosenza.

Pietro Cossa.

Giuseppe Costetti.

Michele Cuciniello.

Fr. Dall'Ongaro.

D'Ambra e Lipparini.

Gabriele D'Annunzio.

Eugenio De Castro.

Giov. De Castro.

Grazia Deledda.

Emilio De Marchi.

Francesco De Renzis.

Carlo D'Ormeville.

Paulo Fambri.

A. Fantoni.

Paolo Ferrari.

[Vedi pagina di fronte.]

G. Fontebasso.

Leone Fortis.

Arnaldo Fraccaroli.

Giacinto Gallina.

Francesco Garelli.

Francesco Garzes.

Gaetano Gattinelli.

Paolo Giacometti.

Giuseppe Giacosa.

PAOLO FERRARI

TEATRO.

(Edizione in-32).

(Edizione in-16).

Biografia di Paolo Ferrari, scritta da Leone Fortis, col ritratto 3 —

G. Giandolini.

Raffaele Giovagnoli.

Luigi Gualtieri.

Giuseppe Guerzoni.

Amalia Guglielminetti.

Stefano Interdonato.

Enrico Lancetti.

Sabatino Lopez.

G. Mariani e A. Tedeschi.

F. T. Marinetti.

Enrico Montazio.

Achille Montignani.

Vincenzo Morello.

Angelo Moro-Lin.

Ercole Luigi Morselli.

Ettore Moschino.

Lodovico Muratori.

Dario Niccodemi.

Ugo Ojetti e Renato Simoni.

Romualdo Pàntini.

Libero Pilotto.

Luigi Pirandello.

Francesco Poggiali.

Marco Praga.

Ettore Romagnoli.

Rosellini Fantastici.

Amelia Rosselli.

Gerolamo Rovetta.

Lorenzo Ruggi.

Giovanni Sabbatini.

Rosso di San Secondo.

Antonio Scalvini.

Riccardo Selvatico.

Renato Simoni [v. Ojetti].

Antonio Somma.

L. E. Tettoni.

Achille Torelli.

Domenico Tumiati.

Michele Uda.

L. A. Vassallo (Gandolin).

Giovanni Verga.

Cesare Vitaliani.

Giuseppe Vollo.

Regitze Winge.

Silvio Zambaldi.

Dirigere commissioni e vaglia ai Fratelli Treves, editori, Milano.


TEATRO di SHAKESPEARE

Nuova traduzione di DIEGO ANGELI

Ciascun volume: Quattro Lire.


Teatro Straniero Contemporaneo

NB. I numeri posti innanzi ad ogni titolo indicano il numero corrispondente della raccolta in-16. I volumi senza numero appartengono ad altre raccolte.

A. Achard.

Emilio Augier.

Balzac.

Teodoro Barrière.

G. Bayard.

Enrico Becque.

Adolfo Belot.

Alessandro Bisson.

B. Björnson.

G. Bouchardy.

A. Bourgeois.

G. Byron.

Cadol.

Clairville.

Francesco Coppée.

Alfonso Daudet.

Eugenio De Castro.

M. Delacour.

Alberto Delpit.

A. Dennery.

Camillo Doucet.

Max Dreyer.

E. Dumanoir.

A. Dumas.

A. Dumas (figlio).

Erckmann e Chatrian.

J. Estebanez.

Ottavio Feuillet.

Lodovico Fulda.

Madama di Girardin.

E. Gondinet.

Leone Gozlan.

F. Grillparzer.

Gerardo Hauptmann.

Enrico Heine.

A. Hennequin.

Ugo von Hofmannsthal.

Vittor Hugo.

Enrico Ibsen.

E. Labiche.

Filippo Langmann.

Enrico Laube.

Carlo Laufs.

Ernesto Legouvé.

E. Lokroy.

P. H. Loyson.

F. Mallefille.

A. Maquet.

Mauricier.

Meilhac e Halévy.

Melesville.

P. Meurice.

Millaud e De la Court.

Moser e Pohl.

Moser e Schöntan.

Max Nordau.

Giorgio Ohnet.

E. Pailleron.

D. A. Parodi.

Arthur W. Pinero.

Francesco Ponsard.

S. e G. Quintero-Alvarez.

Raymond e Boucheron.

Ernesto Renan.

Giovanni Richepin.

Giorgio Sand.

Emilio Sandeau.

Vittoriano Sardou.

Eugenio Scribe.

V. Sejour.

Siraudin.

F. Soulié.

A. Soumet.

E. Souvestre.

Augusto Strindberg.

Ermanno Sudermann.

E. Sue.

Leone Tolstoi.

Ivan Turghenieff.

Mario Uchard.

Emilio Zola.

Dirigere commissioni e vaglia ai Fratelli Treves, editori, Milano.