XIII.
UOMINI RAGGUARDEVOLI

Appunti di GIUSEPPE COSTANTINI.

La parte del Friuli illustrata in questa Guida, è stata più feconda delle altre d'uomini ragguardevoli: principali gli storici, i giuristi, i teologi, i filosofi, i militari, i naturalisti. Per ragioni varie conviene però che qui se ne dia poco più che un elenco[323].

Illustri Friulani anteriori al millecinquecento.

Illustri Friulani anteriori al millecinquecento. Noi possiamo risalire ai secoli VII e VIII menzionando come nati nella nostra regione: Grimoaldo figlio di Gisulfo (n. Cividale 647, m. 671) che fu re dei Longobardi; S. Paolino D'aquileja (n. Premariacco (?) 776, m. 802) che insieme con P. Diacono ordinò lo studio di Parigi, e compose alcuni inni ritmici che fanno ancora parte del Breviario; Paolo Diacono di Varnefrido (n. Cividale 720, m. Montecassino 799), il quale scrisse una ventina d'opere in prosa o in verso, tra cui De gestis Langobardorum e gli inni sacri, da uno dei quali Guido aretino prese il nome delle note musicali.

Passiamo poi ai secoli XIII e XIV con Tommasino Cerchiari o Circlaria (n. Cividale 1185), il quale compose in tedesco un poema didattico, L'ospite romanico, ed in neolatino alcune poesie che sono andate disperse; con Pace del Friuli (era a Gemona nel 1319) che fu maestro di lettere a Udine e poi all'Università patavina, e compose un poemetto elegiaco in garbati versi latini, Festa delle Marie; con Giuliano canonico cividalese (m. 1327 (?)) che scrisse la Cronaca dal 1252 al 1327, pubblicata da L. A. Muratori; con Iacopo di Fontanabona (m. 1326) che fu rinomato condottiero di ventura; con Curzio Mondino (n. Cividale 1250, m. Bologna 1318) uno dei restauratori della chirurgia e della medicina, professore all'Università bolognese, autore di una assai pregevole opera d'anatomia. Accanto a lui, sebbene spettante al secolo XV, poniamo Geremia Simeoni di Raspano (viveva in Udine nel 1463), le cui opere mediche si conservano nella Guarneriana. Sempre al 500 spettano Giovanni Nimis di Nimis buon poeta elegiaco; Niccolò Canussio cividalese (m. 1501) storico della città natale; altro storico è il gemonese Antonio Franceschino che nel 1470 era cancelliere della patria; e fra Giovanni da Gemona, minorita, inquisitore del santo uffizio. Sopra tutti questi s'inalza Guarnerio d'Artegna (n. Artegna 1387, m. Sandaniele 1467); dotto ed erudito raccolse molti mss. in Sandaniele ov'era parroco. In questo secolo un altro Friulano lasciò gran nome di sè, Fiore dei Liberi di Premariacco, il più grande schermitore del suo tempo: l'opera da lui dettata è classica.

Secolo XVI.

Secolo XVI. Più lunga è la serie dei personaggi che conviene ricordare in questo secolo. Tra gli storici rammento: Venceslao Boiano, cividalese (m. 1560), arguto epigrammista latino; i sandanielesi fratelli Carga pregiati poeti, e così il loro concittadino Giorgio Cichino (m. 1599) e il cividalese Francesco Filomeno, e il sandanielese Nussio Nussi che fu anche ellenista ammirato. Godettero fama maggiore come poeti latini il cividalese Franc. Paciani (m. 1560), Alessandro Paolini tricesimano e suo figlio Pio (n. 1535, m. 1605), e Valconio Valconi sandanielese; Giangiuseppe di Partistagno, che fu anche buon verseggiatore italiano; Bernardino Locatello gemonese; Girolamo Montegnaco (n. 1507, m. Cassacco 1573) che tradusse anche felicemente dal greco in latino; Ascanio Boreato (n. Fraelacco 1540), e Giov. Mauro d'arcano (n. Arcano 1490(?), m. Roma 1537) che si rese celebre come copioso poeta burlesco italiano. G. B. Natolini sandanielese, oltre che stampatore rinomato, fu soldato e oratore; Niccolò Claricini è il più antico dei nostri dantisti; Scipione di Manzano (m. Cividale 1596) è il più antico dei nostri poeti eroici. Girolamo Sini sandanielese (n. 1529, m. 1602) fu latinista erudito e compilatore della storia della sua città; Giacomo Sini si deve porre tra i primi che scrissero versi friulani: era cameriere di Clemente VII. Uno dei più grandi letterati nostri fu Cornelio Frangipane (n. Tarcento 1508, m. Udine 1584), era oratore perfetto tanto in latino che in italiano, buon poeta, eccellente giureconsulto. Fu pure lodato poeta ed oratore il suo parente Federico (n. Tarcento 1530 (?), m. Porcia 1599) eremita agostiniano, noto sotto il nome di Paraclito.

Fra gli storici o raccoglitori di memorie patrie del sec. XVI, si deve indicare Sebastiano Mulioni gemonese; Franc. Crema o Cremense (m. Cividale 1525) che fu precettore di Carlo V, unitamente a colui che fu poi papa Adriano VI; G. B. Cergneu (n. Udine 1490, m. Cergneu 1567); Ercole Partenopeo (n. Reana 1530 (?), ivi era curato nel 1566), a cui dobbiamo la prima descrizione della Patria del Friuli, e la narrazione più completa delle incursioni turchesche; e il suo fratello maggiore Giovanni (n. Crappio di Napoli) che fu storico, guerriero, indi curato di Reana fino al 1551. Il cividalese Pier Paolo Locatelli lasciò un commentario delle cose cividalesi; e di lui più erudito e ardimentoso Leonardo di Maniago (n. Cividale 1550 (?), m. Maniago 1601) compose una storia universale dal 1541 al 1597. Al cividalese Marcantonio Nicoletti (n. 1536, m. 1596) dobbiamo un gran numero d'importanti monografie storiche e di biografie, alcune delle quali attribuite a Paolo Veneto, profondo filosofo udinese. Un grande raccoglitore di notizie storiche fu il sandanielese G. B. Pittiani che ne lasciò molti volumi. Dovrei porre qui Antonio Belloni, perchè, secondo Raff. Sbueltz, nato in Adorgnano nel 1480, morto in Udine forse nel 1552; questi fu accurato latinista ed epigrammista, e lasciò due monografie storiche, raccolte da L. A. Muratori.

Ricordo poi il filosofo e teologo domenicano Benedetto da Colle di Prampero (m. Padova 1520), il giurista sandanielese G. B. Liliano (m. Sandaniele 1550) ed il suo concittadino Tranquillo Liliano, acuto giureconsulto e verseggiatore latino, che fu accusato d'eresia (m. Gorizia 1581). Levò gran fama di sè il giurista Giulio d'Arcano che nel 1560 insegnava diritto nell'Università patavina; il cividalese Giov. di Manzano; il sacerdote Vincenzo di Pers (m. 1576).

Celebri militari friulani del secolo XVI sono: Girolamo Savorgnano (n. Osoppo o Savorgnano 1466, m. Venezia 1529) che abbattè sotto Osoppo l'esercito di Massimiliano, e scrisse un'opera in lode dei Paladini di Francia; suo figlio Giulio (n. Osoppo 1509, m. Venezia 1595), grande architetto militare; e l'altro figlio di nome Germanico (n. Osoppo 1514, m. Lione 1555) pure grande architetto.

Tra i diplomatici c'è Giacomo de Nordis cividalese, legato di Perugia sotto Paolo III; tra i medici il cividalese Lionardo Clario che scrisse anche poesie morali; tra i pittori Giulio Urbanis, sandanielese, che fu discepolo dell'Amalteo.

Secolo XVII.

Secolo XVII. Anche in questo secolo il nostro paese conta uomini di bella fama. Il missionario Basilio Brollo (n. Gemona 1645, m. in Cina 1704) conoscitore di parecchie lingue orientali, viaggiò per l'India transgangetica e la Cina, ove compilò il maggior dizionario sinico-latino dei secoli passati, contenendo esso 32 mila parole cinesi; Francesco Mantica (n. Venzone 1534, m. Roma 1614) per la profondità delle sue vedute teologiche, fu nominato cardinale e auditor di Rota: delle molte sue opere ricordiamo De coniecturis ultimarum voluntatum e Decisiones Rotae; ed all'onore della porpora fu pure inalzato il friulano Leandro di Colloredo (n. Colloredo 1639, m. Roma 1709), teologo, diplomatico e consultore dell'Indice. A questi aggiungeremo fra Paolo da Gemona (m. Venezia 1626), il quale oltre che filosofo e teologo fu tra i minoriti più eloquenti; Cornelio Frangipane o Claudio Cornelio (n. Tarcento 1553, m. Venezia 1643) giurista e feudalista di grido, che lasciò opere legali di gran merito, alcuni poemi latini ed una schematica tragedia; egli è l'unico Friulano che abbia opere tra i testi di lingua raccolti dal Gamba. Il sacerdote Giulio Liliano (n. Sandaniele 1560) nel 1606 fondò l'accademia udinese e ci lasciò molte poesie ammirate, tra cui L'impenitenza di Giuda che fu stampata come opera di T. Tasso; Ermes di Colloredo (n. Colloredo 1622, m. Gorizzo 1692) più che quale guerriero è noto come primo illustratore della poesia friulana, nella quale gareggia con lo Zorutti; così Ciro di Pers (n. Pers 1599, m. 1662) più che viaggiatore nel mediterraneo orientale e cavaliere di Malta, è noto quale uno tra i migliori poeti d'amore del suo secolo. E alla poesia non amorosa, ma burlesca deve la sua fama il cividalese Giampaolo Fabbri; alla lirica civile gli altri due cividalesi Girolamo Pichissini che riscosse il plauso universale, ed Emilio Miuttini che fu anche epico e drammatico e facondo oratore. Venzone dette i natali ai fratelli Mistruzzi che verseggiarono in latino garbato, uno dei quali, Pietro, lasciò anche discreti versi italiani. Ara Piccola di Tricesimo dette i natali a Giuseppe Colautti che morì parroco di Reana nel 1649, lasciando buoni epigrammi latini. Bisogna ricordare la Cronaca di Cristoforo di Prampero (n. Gemona 1575), che va dal 1615 al 1631, perchè in essa sono notate perfino le vicissitudini atmosferiche, le mercuriali, le malattie epidemiche; il medico Bernardino Pittiani (n. Sandaniele 1667) che pubblicò opere mediche importanti; e Gianfrancesco Mistruzzi (n. Venzone 1598, m. Villacco 1662) medico per le corti della Germania e padre dei poeti sunnominati.

Tra gli uomini d'arme c'è Fabrizio di Colloredo che combattè in Affrica contro i Turchi, e morì a Firenze ministro del granduca; e G. B. Persa di Gemona, valentissimo cavallerizzo, il quale, nel 1688, pubblicò in Padova un libro sul modo d'ammaestrare i cavalli.

Secolo XVIII.

Secolo XVIII. Questo è per noi il secolo dei grandi eruditi. Giangiuseppe Liruti (n. Villafredda 1689, m. 1780) fu il vero storico della nostra letteratura. Compose monografie di grande valore; ma la sua fama imperitura è affidata alle Notizie delle cose del Friuli, e alla poderosa opera Notizie delle vite ed opere dei letterati del Friuli. Gian Francesco de Rubeis o de Rossi (n. Cividale 1687, m. 1775), domenicano consultore del santo uffizio in Venezia, compose più d'una ventina d'opere storiche ecclesiastiche e civili, ricche di profonda dottrina. Giusto Fontanini (n. Sandaniele 1666, m. Roma 1736), arcivescovo d'Ancira e poi abate di Sesto al Réghena, fu uno dei più grandi eruditi del mondo: pubblicò oltre una ventina d'opere storiche, teologiche, letterarie, per due delle quali polemizzò vittoriosamente con L. A. Muratori; difese l'Aminta del Tasso, e coi Libri dell'eloquenza italiana sostenne una lotta gloriosa contro i denigratori della nostra letteratura. Iacopo Stellini (n. Cividale 1699, m. Padova 1770), mente enciclopedica ed una delle più alte dell'ordine somasco e dello studio patavino, lasciò opere profonde; a lui associamo il concittadino Antonio Evangeli (n. 1742, m. 1805), agile e pur vigoroso traduttore di molte poesie bibliche, che ne raccolse e pubblicò gli scritti. Sebbene nato altrove (Varmo 1689, m. Gemona 1773), facciamo il nome di Gius. Bini che fu per molti anni arciprete di Gemona, ove manifestò la sua grande attività letteraria, raccolse una voluminosa collezione di scritti storico-eruditi, e curò la pubblicazione di Rer. Italic. script. di L. A. Muratori. Altro benemerito collezionista di memorie storiche fu Domenico Ongaro (n. Sandaniele 1713, m. Colloredo 1796 ove era parroco); Daniello Farlati (n. Sandaniele 1690, m. Roma 1773) che compilò la ponderosa Storia dell'Illirico Sacro; il cividalese Niccolò Nicoletti che fu uomo erudito e poeta lodato; Giandomenico Guerra che raccolse 60 grandi volumi di notizie friulane; e Gaetano Stùrolo che ne raccolse 6 grossi volumi. Degni di nota sono pure Bernardo Fant, detto latinamente Fanzio, (n. Qualso 1657, m. Firenze 1719), servita che sgomberò la filosofia dai paradossi averroisti; e il suo nipote Enrico che fu teologo consultore della Repubblica; il filosofo Antonio Beltrame da Camino di Butrio; i due storici Iacopo e Daniele Concina di Sandaniele; il poeta epico maestro dello Stellini, Gaspare Leonarduzzi (m. Cividale 1752); il poeta latino Pietro Silio (n. Venzone 1660, m. Udine 1722); e Filippo del Torre (n. Cividale 1657, m. arcivescovo in Adria 1717) che compose importanti monografie storiche: l'ab. Carlo Narducci (n. Sandaniele 1691, m. 1779) che tradusse il Paradiso di Milton e pubblicò un discorso contro il duello.

Le scienze naturali vantano nel settecento parecchi cultori: G. B. Beltrame di Camino di Butrio, intelligente agronomo; Fabio Asquini (n. Udine 1726, m. 1818) che primo in Italia scavò la torba e la usò come combustibile; Giuseppe Suzzi (n. Ragogna 1701, m. 1764) che scrisse d'idraulica e di matematica, e insegnò fisica all'Università patavina; il valente medico gemonese Giuseppe Bertossi che nel 1759 pubblicò un Trattato delle terme padovane; e il rinomato chirurgo Leonardo Braida (n. Cividale 1710, m. Gorizia 1783).

Nella pittura ricorderemo Francesco Chiaruttini (n. Cividale 1748, m. 1796) scenografo e affreschista; e G. B. Tonolini di Felettano, buon dipintore di quadri sacri.

Secolo XIX.

Secolo XIX. Ancora più lunga è la serie degli uomini notevoli che la nostra regione ha avuto in questo secolo. Non contiamo molti eruditi; emergono però gli scienziati e alcuni cultori d'arte.

Cominciamo col nostro massimo poeta dialettale Pietro Zorutti (n. Lonzano 1792, m. Udine 1867); col nostro maggiore drammaturgo Teobaldo Ciconi (n. S. Daniele 1824, m. Milano 1863) che fu anche soldato valoroso; con una tra le migliori novellatrici del secolo, Caterina Percoto (n. Soleschiano 1812, m. 1887); con la più felice interprete tragica del secolo, Adelaide Ristori (n. Cividale 1821, m. Roma 1905). Forse unico nostro buon traduttore dall'inglese, da cui ci diede una ventina di opere letterarie e poi commentò la Vita di P. Sarpi del Fontanini, è Pietro Antoniutti (n. S. Daniele 1732, m. Venezia 1827). Raimondo de Puppi (n. Cividale 1794, m. Villanova 1849) fu elegante verseggiatore e raccolse varianti dantesche; Valentino Ostermann (n. Gemona 1841, m. Treviglio 1904), fu indefesso raccoglitore di memorie patrie, e benemerito folklorista; il sacerdote Pietro Peruzzi (n. Buttrio 1767, m. Udine 1841) trattò l'esametro latino con gusto classico; G. B. Gallerio (n. Tricesimo 1812, m. Vendoglio 1881) fece delle buone poesie friulane; Gius. Brignoli (n. Gorizia 1749) fu gentile poeta e forte drammaturgo: la sua commedia La Vedova letterata, nel 1795, ebbe al teatro di Venezia 19 rappresentazioni successive; Graziano Is. Ascoli (n. Gorizia 1829, m. Milano 1907) fu uno dei più grandi glottologi del mondo. Sebbene non friulano, ma poichè passò in Colloredo i suoi anni più belli, ci corre l'obbligo di nominare il grande romanziere, grazioso novelliere e poeta Ippolito Nievo che morì ventenne nei gorghi del mare, quando maggiormente gli arrideva la gloria dell'armi e la patria risorgente. Tra gli storici rammento l'infaticabile annalista Franc. di Manzano (n. Giassicco 1801, m. 1895); Valentino Baldissera (n. Gemona 1840, m. 1905) sacerdote erudito e avveduto raccoglitore di notizie storiche ed artistiche; il notaio Federico Barnaba di Buia (m. Udine 1905) incettatore di notizie storiche; suo padre Domenico agile narratore e piacevole poeta; Giorgio della Martina (m. Tricesimo 1807) che riunì in parecchi volumi tutto quanto trovò riguardo la pieve di Tricesimo. Gian Jacopo Pirona (n. Dignano 1789, m. Udine 1870) fu uno dei Friulani più colti, riunì moltissimi documenti patrî, e compose l'unico pregevole vocabolario friulano. Michele Leicht (n. Tarcento 1827, m. Cividale 1897) ha lasciato alcune pregevolissime monografie d'indole storica. Giov. Manzini (n. Rodda 1828, m. Cividale 1904) fu pellagrologo competente e appassionato. Gius. Onorio Marzuttini (n. Premariacco 1802, m. Padova 1849) fu filosofo, teologo e assiriologo; raccolse e cominciò la pubblicazione delle opere dei Padri Aquilejesi, commentandole e traducendole con molta spigliatezza. Francesco Foramitti (n. Cividale, m. Venezia 1843) fu grande giureconsulto e matematico: a lui dobbiamo le Pandette giustiniane, il Corpus iuris ed altre opere ponderose. Innocenzo Liruti (n. Villafredda 1741, m. vescovo a Verona 1827) fu canonista e teologo.

Fra i cultori di scienze naturali v'è Guglielmo Menis (n. Artegna 1790, m. Trieste 1850), medico rinomato e buon verseggiatore latino, pubblicò alcune monografie di geografia fisica ed un Saggio di topografia statistica medica; Giuseppe Berini (n. Monfalcone 1746, m. 1831) coltivò le scienze naturali e singolarmente la botanica, di cui ci ha lasciato notevoli scritti; Giovanni Brignoli (n. Gradisca 1774, m. 1850), naturalista e viaggiatore pubblicò la descrizione delle piante più rare del Friuli, ed una ventina di monografie botaniche; G. A. Pirona (n. Dignano 1822, m. Udine 1895) naturalista di grande valore, occupa un posto eminente tra i botanici, gli zoologi ed i paleontologi. Egli, pubblicando il dizionario friulano dello zio Jacopo, lo arricchì delle voci relative a piante ed animali. Quantunque non compaesano (n. Udine 1846, m. Firenze 1900) è nostro dovere ricordare qui Giov. Marinelli, uomo dotto, scrittore efficace e insigne cultore della geografia, in cui preparò una pleiade di maestri all'Italia; lo comprendiamo tra i nostri perchè considerò Tarcento come sua seconda patria.

L'arte ha avuto tra noi Vincenzo Lucardi (n. Gemona 1808, m. Roma 1876) scultore esente da manierismi, ardito e spesso solenne; Luigi Minisini (n. S. Daniele 1816, m. Ronchi di Treviso 1901) statuario di molto merito, dopo che s'era saputo svincolare dall'accademicismo dei canoviani; Giacomo Gabrici (n. Faedis 1846, m. Cividale 1904) scultore variamente venusto; Antonio Dugoni (n. Cividale 1827, m. 1874) pittore dalla composizione calma, ritrattista ricercato. Ricordiamo Domenico Fabris (n. Osoppo 1814, m. 1901), affreschista, ultimo imitatore degli Amaltei; e Gius. Ub. Valentinis (n. Tricesimo 1819, m. 1901) paesista corretto come ogni discepolo del Markò, ma più noto come perfezionatore del metodo di rigenerazione Pettenkofer; egli stese per il Cavalcaselle l'appendice alla Storia delle belle arti in Friuli. Due veramente dimenticati artisti sono il conte Ascanio di Brazzà e Antonio Fantin: il primo riprodusse su tela i paesaggi da lui visitati nell'Asia minore e nell'Affrica mediterranea, incise i monumenti di Roma, e come a dotto archeologo il papa gli affidò i musei capitolini da riordinare; il secondo visse molti anni a Tricesimo ed a Gemona, affrescando e dipingendo quadri da chiesa; morì a Parigi nel 1888, presso il suo parente Luca Madrassi, scultore tricesimano ancor vivente. Non sarà fuor di luogo rammentare il sacerdote Angelo Noacco (n. Rizzolo 1832, m. Cassacco 1904) quale ingegnoso architetto di chiese.

La musica sacra ha avuto in Jacopo Tomadini (n. Cividale 1820, m. 1883) uno dei cultori sommi; le sue numerose composizioni hanno riscosso l'universale ammirazione per la molteplice melodia soavemente grave.

Un ultimo accenno ad alcuni fra i cittadini più benemeriti. Gabriele Luigi Pecile (n. Fagagna 1829, m. 1902) dedicò la vita all'educazione popolare, e fondò in Fagagna la scuola di caseificio; Pietro Biasutti (n. Forgaria 1843, m. Villafredda 1900), con la sua indefessa attività recò un soffio potente di nuova vita nelle numerose istituzioni di cui fece parte; il conte Giac. del Torre di Romans, dal 1856 per oltre 40 anni diffuse col lunario Il contadinel, una modesta ma sana coltura tra i campagnoli; G. B. Locatelli (n. Pignano 1809, m. 1878) dedicò lunghissimi anni per istudiare il tracciato del canale Ledra, nel quale lavoro gli furono larghi d'incoraggiamento e di lumi G. B. Bassi e G. Corvetta; il sacerdote Placereani (n. Montenars 1821, m. Mortegliano 1893) riuscì a portare a buon punto un tempio sontuoso in questo villaggio.

Dei viventi che in un modo o nell'altro illustrano la piccola patria, non è, per ragioni evidenti, qui il caso di trattare; nè certo è questo il luogo di esporre conclusioni generali sullo sviluppo della letteratura, della scienza e dell'arte nella regione da noi considerata; tanto più che qualche accenno fu già fatto nel precedente capitolo.