Spiegazione delle figure: a-d Fungo in vario grado di sviluppo. e Fungo sezionato verticalmente. f Basidii. g Spore.
Cantharellus lutescens Pers. (Craterellus Aut.) — Tav. LXXXI.
Ital. Cantarello giallo. Volg. Finferla. Franc. Chanterelle jaunâtre. Ted. Gelblicher Faltenschwamm.
Ha cappello membranaceo, da convesso-ombelicato espanso-imbutiforme, chiuso o aperto e comunicante colla cavità del gambo, a margine irregolare, ondulato-repando e lobato, fioccoso-squamosetto e in età glabrescente, colore fosco-ombrino impallidente; imenio di color giallo, cangiante in rosso-auroreo o roseo-cesio, da prima liscio, poi coperto da vene turgide, dicotomo-ramose; gambo compresso o canaliculato, nella parte inferiore ingrossato, cavo, di colore arancio vivo; carne tenace, di color giallo, di odore forte, un po' nauseante e di sapore non marcato; basidii clavati, 70-100 × 6-7 µ.; spore giallognole, ovate, 10-12 × 6-8 µ.
Cresce tanto nelle selve conifere che a foglia in famiglie o a cespugli, dall'agosto al novembre, e preferisce le località umide.
È fungo mangereccio di conosciuta innocenza, ma molto inferiore al Gallinaccio per la carne più tenace e meno sapida. Per la manifesta affinità e per la sua gracilità in confronto dell'antecedente, il volgo lo distingue col nome femminile di Finferla.
Tav. LXXXI — Cantharellus lutescens (Pers.) Fr. (Cantarello giallo)
Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento
Spiegazione delle figure: a Gruppo di funghi. b Sezione verticale d'un individuo. c Basidii. d Spore.
Cantharellus clavatus Pers. — Tav. LXXXII.
Ital. Cantarello violaceo. Franc. Chanterelle pourpre. Ted. Hasenöhrl.
Ha forma assai variabile; da prima si presenta come una clava troncata all'apice, poi si dilata e prende l'aspetto di trottolo o di ventaglio coi margini per lo più lobati. La parte superiore che rappresenta il cappello è nel fungo giovane color violaceo, poi passa al colore olivastro; la parte laterale o imeniale è di colore viola carnicino, da prima liscia, indi percorsa da vene turgide, ramose e reticolate; il gambo è breve, obeso, si unisce alla parte imeniale senza segno di distinzione, e ne ha il medesimo colore. La carne è bianca, di sapore un po' acidulo nel fungo adulto. Le spore sono gialliccie, a forma di mandorla, allungate, 10-13 × 4-5 µ.
Cresce per lo più a cespi e in lunghe file nelle selve di conifere in montagna dall'agosto all'ottobre.
Il Cantarello violaceo è specie mangereccia di buon gusto, purchè si scelgano esemplari giovani; il fungo adulto diventa troppo acido e perciò si deve rigettare. Per la sua forma singolare e pei colori che lo distinguono non si può confondere con altra specie.
Tav. LXXXII — Cantharellus clavatus Fr. (Cantarello violaceo)
Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento
Spiegazione delle figure: a Gruppo di funghi. b Individuo isolato a forma di ventaglio. c Individuo sezionato verticalmente. d Spore.
Funghi carnoso-membranacei, con cappello e gambo, senza anello e volva; tessuto del gambo contiguo a quello del cappello; cappello aperto nel gambo; imenio liscio, senza lamelle o vene, ma talora con qualche rugosità; spore bianche, ellittiche; basidii a due sterimmi.
Craterellus cornucopioides Pers. — Tav. LXXXIII.
Ital. Trombetta da morto. Franc. Trompette des morts. Ted. Todtentrompete.
Ha cappello carnoso-membranaceo, aperto nel gambo a forma di imbuto, coi margini convessi, lobati e ondulato-sinuosi, di colore fuligginoso, con piccole squamette di tinta più carica; imenio o parte inferiore del cappello liscia e con qualche ruga in età, di colore cenere-fuliggineo; gambo cavo, glabro, con lacune longitudinali, attenuato verso la base; carne concolore, di odore un po' marcato nel fungo adulto; basidii cilindraceo-clavati, all'apice forcati (bisterimmi), 65-75 × 8-9 µ.; spore ellittiche, 10-15 × 7-9 µ.
Vegeta a preferenza nei luoghi umidi tanto nelle selve di conifere che di alberi a foglia dall'agosto al novembre.
La Trombetta da morto ha quasi il medesimo gusto, la medesima consistenza della carne ed il medesimo odore, quando è bene sviluppato, del Cantarello giallo, e perciò merita d'essere preso in considerazione quantunque il colore triste, che gli fece aggiungere al suo nome l'appellativo da morto, non ne lusinghi troppo la raccolta. Non si può confondere con specie venefiche.
Tav. LXXXIII — Craterellus cornucopioides Pers. (Trombetta da morto)
Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento
Spiegazione delle figure: a-c Fungo in vario grado di sviluppo. d Fungo sezionato verticalmente. e Basidii e ife. f Spore.
Funghi aridi, carnoso-tenaci, membranaceo-cartilaginosi, con cappello e gambo, senza anello e volva; tessuto del gambo contiguo a quello del cappello; lamelle tenaci, al gambo libere, sinuate o aderenti; spore bianche, ovate o ovato-allungate, liscie.
Marasmius oreades Bolt. — Tav. LXXXIV.
Ital. Fungo color d'Isabella, Oreade. Volg. Gambe secche. Franc. Faux mousseron. Ted. Herbstmousseron.
Ha cappello carnoso-tenace, da convesso-campanulato spianato e umbonato, col margine in età striato, glabro, a tempo umido un po' lubrico, di colore isabella carico, poi invecchiando nocciuola o alutaceo o anche biancastro; lamelle distanti, al gambo rotondato-libere, nel fondo congiunte a vene, di colore bianco-acquoso, poi quasi del color del cappello; gambo pieno, quasi eguale o appena ingrossato alla base, tomentosetto, di tessuto fibroso, da prima bianco poi con tinta nocciola; carne bianca, in età tenace, di buon sapore e odore; basidii clavati, 45-60 × 5-6 µ.; spore bianche, obovate, 8-10 × 5-6 µ.
Vegeta nei luoghi erbosi selvatici, al margine delle strade, nei pascoli ecc. in lunghe file dall'aprile al novembre.
L'Oreade va annoverato tra le specie mangerecce più gustevoli, approssimandosi per l'aroma al Prugnuolo. Però in vista della carne, che tende al coriaceo, e per la durata abbastanza lunga della sua vita, si devono sempre scegliere individui giovani di mezzo sviluppo, e rigettare inoltre la parte inferiore del gambo, troppo fibrosa, onde riesca veramente gradevole e di facile digestione. Si può facilmente disseccare e usare come condimento, invece delle droghe, alla guisa del Prugnuolo, del Prataiuolo, del Cicciolo ecc. conservando egli pure, anzi aumentando l'aroma colla disseccazione. Per questa sua proprietà si trova in commercio, specialmente in Francia e Germania, e si apprezza al pari dei funghi suddetti. Non si può confonderlo con specie venefiche, essendo tutte quelle che gli assomigliano o mangerecce o almeno innocue.
Tav. LXXXIV — Marasmius oreades Bolt. (Fungo color d'Isabella)
Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento
Spiegazione delle figure: a Gruppo di funghi in vario grado di sviluppo. b Sezione verticale di un individuo. c Basidii. d Spore.
Funghi carnosi con cappello e gambo, forniti di volva, ma senza anello; tessuto del gambo distinto da quello del cappello; lamelle al piede libere, di color roseo o carnicino; spore ovate o ellissoidee, liscie, di tinta rosea.
Volvaria speciosa Fr. — Tav. XLIV.
Ital. Volvaria bianca. Franc. Volvaire blanche. Ted. Ansehnlicher Blätterschwamm.
Ha cappello da campanulato espanso-gibboso o largamente umbonato, glabro, viscoso, di colore biancastro con tinta paglierina ai margini e grigia al centro; lamelle spesse, nel fungo giovanissimo bianche, poi roseo-carnicine, col taglio finamente fimbriato, verso il gambo rotondato-libere; gambo pieno, alto, all'apice attenuato, fibrilloso, bianco, ingiallentesi coll'età, alla base fornito di volva membranacea, libera, biancastra, col margine lobato; carne bianca, molle, di odore sgradevole; basidii clavati, 40-45 × 11-13 µ.; spore obovate, color carnicino, 15-18 × 8-10 µ.
Nasce negli orti, nei prati, ai margini delle vie, nei ruderati ecc. da maggio in ottobre.
È specie venefica che si potrebbe confondere, osservandola superficialmente, colla Tobbietta bianca (Tav. XV) o colle forme più elevate del Prataiuolo (Tav. LII-LIV), dai quali però subito si distingue per la mancanza dell'anello e per la presenza della volva. Si abbia cura quindi, alla raccolta, di osservare bene le parti sovra indicate e di farne i confronti colle tavole citate.
Tav. XLIV — Volvaria speciosa Fr. (Volvaria bianca) (VELENOSO)
Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento
Spiegazione delle figure: a Fungo quasi intieramente sviluppato. b Sezione verticale. c Basidii. d Spore.
Volvaria glojocephala De C. — Tav. XLV.
Ital. Volvaria fuligginosa. Franc. Volvaire grise.
Ha cappello campanulato, poi espanso-umbonato, col margine in età striato, viscoso, di color fuliggine o bruno-marrone; lamelle spesse, larghe, verso il gambo rotondato-libere, da bianche carneo-rossastre, al taglio sottilmente dentate; gambo solido, lungo, attenuato all'apice, bianco, poi diventante fuligginoso, alla base cinto da una volva membranacea, bianca, lobata al margine; carne bianca, di odore nauseante; basidii clavato-subfusoidei, 45-50 × 14-15 µ.; spore obovate, rosee, 13-16 × 8-9 µ.
Nasce nei medesimi luoghi e nella medesima stagione della Volvaria bianca, della quale ha pure le proprietà venefiche. Si può confondere colle forme grigio scure dell'Amanita vaginata (Tav. XII), specie mangereccia. Per distinguerla con sicurezza si osservino le lamelle, le quali nella Volvaria glojocephala sono rossastro-carnicine e nella Amanita vaginata sempre bianche o con leggera tinta grigiastra nel fungo molto sviluppato.
Tav. XLV — Volvaria glojocephala De C. (Volvaria fuliginosa) (VELENOSO)
Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento
Spiegazione delle figure: a-b Due individui in vario grado di sviluppo. c Sezione verticale d'un individuo. d Basidii. e Spore.
Funghi carnoso-fibrosi, con cappello e gambo, senza anello e volva; tessuto del gambo contiguo a quello del cappello; lamelle smarginate, di colore roseo; spore poligonali, pentagone o esagone, rosee.
Entoloma clypeatum Linn. — Tav. XLVI.
Ital. Agarico clipeato. Franc. Mousseron des haies.
Ha cappello convesso-subcampanulato, poi piano-umbonato, con margine sinuato-repando, secco, sericeo, di colore fuligginoso-grigiastro rischiarantesi nel fungo adulto; lamelle non tanto spesse, larghe, sinuato-uncinate al gambo, bianco-grigiastre nel fungo giovane, indi carnicino-sporco, al taglio irregolarmente crenulate; gambo eguale, fibrilloso, bianco, all'apice pruinato, pieno, poi cavo; carne bianco-grigiastra, fibrosa nel gambo, di odore e sapore poco marcato, gradevole; basidii clavato-fusoidei, 30-40 × 10-12 µ.; spore carnicine, angolate, per lo più di forma pentagonale, del diametro di 8-10 µ.
Nasce nei prati dove si trovano alberi o nei luoghi erbosi, pascoli ecc. coperti da alberi a foglia, nell'estate e autunno, solitario o a cespi, per lo più in lunghe file.
È mangereccio e di buonissimo gusto. Basta una mezza ora o poco più per la cottura. È facilmente invaso dagli insetti, per cui conviene scegliere con accuratezza gli esemplari sani e non corrosi. Non si può confondere con specie nocive.
Spiegazione delle figure: a Cespo di Funghi. b Individuo sezionato. c Basidii. d Spore.
Funghi carnosi con cappello e gambo, senza volva e anello; tessuto del gambo omogeneo con quello del cappello; lamelle scorrenti sul gambo, colorate, con tinta rosea o carnicina; spore liscie o angolate, rosee.
Clitopilus prunulus Scop. (Agaricus Orcella Bull.) — Tav. XLVII.
Ital. Grumato grigio, Prugnuolo bastardo. Volg. Paste, Pastine, Fungo del lievito, Lievitato, Oladivo. Franc. Mousseron d'automne. Ted. Orcellas Blätterschwamm.
Ha cappello da convesso spianato-depresso, cogli orli arrotolati verso le lamelle, di color cinereo o cinereo-biancastro o anche quasi bianco, talora con zone concentriche più scure, secco e morbido come pelle di guanto; lamelle spesse, strette, scorrenti sul gambo, da prima bianche o grigiastre, poi carnicino pallido; gambo solido, eguale o ingrossato alla base o anche ventricoso, bianco, centrale o eccentrico, talora anche laterale, al piede coperto da bianca lanuggine; carne bianca, pastosa, di sapore dolce e di odore assai marcato di pasta lievitata; basidii clavati; spore fusoidee, rosee, 10-13 × 5-6 µ.; con nervature longitudinali a perfetta maturanza.
Nasce dovunque tanto nelle selve di conifere che nei boschi a foglia dal giugno all'ottobre, sparso qua e là senza disposizione speciale.
Questa specie è senza dubbio una delle più gustevoli. Possiede una carne tenera, delicata, presto cotta e gradevolissima. Il modo migliore di prepararlo è ad uso frittura, come ho indicato al n. 3º del paragrafo che tratta della cucinatura dei Funghi. Riesce buonissimo anche disseccato, aumentando di aroma, e serve pure come condimento. Non si può confondere con specie nocive, ed inoltre per il suo speciale odore di lievito è facilissimo il riconoscerlo anche dai meno pratici.
Spiegazione delle figure: a-c Fungo nei varii gradi di sviluppo. d Fungo sezionato verticalmente. e Basidii. f Spore.
Funghi carnosi con cappello e gambo, forniti di anello, ma generalmente senza volva; tessuto del gambo omogeneo con quello del cappello; lamelle al gambo generalmente smarginate, colorate, di tinta ocracea, ferruginea o ombrina; spore liscie, obovate o ellissoidee, ocracee o ombrine.
Pholiota caperata Pers. — Tav. XLVIII.
Ital. Agarico grinzoso. Franc. Agaric ridé. Ted. Runzliger Blätterschwamm.
Ha cappello da convesso-emisferico espanso, da prima coperto da squamette bianche, pelose, poi glabro e rugoso specialmente verso il margine, di colore giallo-paglierino, qua e là più o meno marcato; lamelle spesse, al gambo smarginate e col taglio seghettato, di colore da prima giallo-pallido, poi ocraceo; gambo solido, sopra l'anello bianco e squamuloso, sotto fibrilloso con tinta paglierina, eguale o verso la base ingrossantesi; anello membranaceo, distante, sovente obliquo, bianco, con zona ocracea; volva tenue come pellicula, all'apice libera, bianca o con tinta gialla, presto svanente e visibile soltanto negli individui giovani; carne color paglia, di odore e sapore leggiero, grato; basidii clavati, 40-45 × 12 µ.; spore allungate, quasi a forma di mandorla, di color ocraceo, 13-15 × 7-8 µ.
Nasce copioso in circoli fra il muschio nelle selve alpine di conifere, come in Val di Sole, Rabbi, Andalo, Rumo, Paneveggio ecc.
L'Agarico grinzoso è fungo mangereccio ma non dei migliori. La carne del gambo è piuttosto tenace e fibrosa e perciò deve essere ben cotta. Negli esemplari più sviluppati sarebbe meglio rigettare la parte del gambo sotto l'anello. Preparato bene riesce abbastanza saporito e certamente più gradevole di altre specie che si reputano buone. Merita quindi di essere conosciuto ed utilizzato negli usi culinari. Non vi sono specie venefiche colle quali può essere confuso; ha invece molta somiglianza con diverse specie di Cortinarii o insipide o sospette, dalle quali si potrà facilmente distinguere per l'anello e la volva. I Cortinarii non posseggono volva, nè hanno anello membranaceo, ma soltanto una cortina fibrillosa come tela di ragno o bambagiosa da simulare un anello.
Spiegazione delle figure: a-b Due individui in vario grado di sviluppo. c Individuo veduto dalla parte lamellare. d Individuo sezionato. e Basidii. f Spore.
Pholiota praecox Pers. — Tav. XLIX.
Ital. Agarico primaticcio, Marzuolo. Volg. Fonghi marzioi (Veneto), Ciodeti. Franc. Le précoce. Ted. Frühschwamm.
Ha cappello da convesso-spianato, depresso o anche leggiermente umbonato, umido e un po' viscido a tempo piovoso, di colore da prima bianco sporco o bianco con sfumatura fuligginosa, indi gialliccio nel centro e biancastro al margine; lamelle spesse, verso il gambo smarginate e uncinate, di colore bianco-acquoso nel fungo giovane e canella-scuro nel fungo adulto; gambo eguale o ingrossato alla base, internamente midolloso, poi vuoto, pubescente, bianco e in età oscurantesi, fornito di anello membranaceo, supero, lacerato, che svanisce nel fungo intieramente sviluppato; carne bianca, molle; basidii clavati, 30 × 8 µ.; spore di colore ferruginoso, ovato-allungate, 9-11 × 5-6 µ.
Nasce nei luoghi erbosi lungo le strade, al margine delle selve, dei campi, prati ecc. dall'aprile all'estate, solitario o a pochi individui qua e là sparsi.
È specie affatto innocua, ma per la carne troppo molle e di sapore appena marcato riesce di qualità ordinaria. È da preferirsi, quindi, invece che solo, di usarlo in unione ad altre specie. Non si può confondere con funghi velenosi.
Spiegazione delle figure: a Fungo giovane con brandelli di anello attaccati al margine del cappello. b-c Due individui di pieno sviluppo. d Individuo sezionato. e Basidii. f Spore.
Pholiota Aegerita (Porta) Brig. (Ag. cylindraceus et attenuatus De C. Ag. pudicus Fr. vix Bull. Ag. Brigantii Fr. Ag. Pioparello Viv.) — Tav. L.
Ital. Pioppino, Piopperello. Volg. Fungo di pioppo, Fong de albera, Fong de salgar. Franc. Champignon du peuplier, Pivoulade.
Ha cappello da convesso o quasi campanulato spianato, sovente umbonato o gibboso, nel fungo giovane rugoso e crespato, nel fungo adulto liscio, a epidermide come pelle di guanto che poi si screpola in areole poligonali (fig. c), di colore da prima fuligginoso-chiaro, poi giallo-fulvente al centro e pallido al margine; lamelle spesse, larghe, verso il gambo troncato-aderenti ed uncinate, da pallido-giallastre canella scuro; gambo solido, eguale o attenuato alla base o anche ingrossato, bianco, oscurantesi coll'età, sopra l'anello fibrilloso, sotto squamosetto-lacero; carne bianca o pallida, tenace, nella parte inferiore del gambo giallo-fosca, di sapore mite ed odore molto marcato e gradevole; basidii clavati, 23-25 × 7-9 µ.; spore ellittiche o reniformi, giallognole, 9-11 × 6-7 µ.
Nasce in primavera ed autunno sui tronchi vivi o sulle ceppaglie di pioppo, salice, sambuco, robinia ecc. Nei dintorni di Trento si trova frequente in Campo Trentino sui salici e sul pioppo nero e lungo il passeggio del Fersina sul pioppo piramidale; a Rovereto, Ala, Sarche sul pioppo nero.
È specie mangereccia molto delicata, già conosciuta come tale e stimata dai Greci e dai Romani, presso i quali anzi si coltivava artificialmente. Mattioli nei suoi Commentari di Dioscoride ci narra il metodo di coltura di questo fungo, usato dai Greci, che consisteva nel tagliare i tronchi del pioppo rasente terra e poi irrorarli con acqua calda in cui fosse sciolto del fermento. Con tale trattamento si ottenevano i funghi dopo quattro giorni[5]. Plinio celebra le varie specie di pioppo pei funghi squisiti che producono[6]; e la riproduzione artificiale praticata dai Romani è ancora in uso in qualche luogo d'Italia, anzi meriterebbe di essere introdotta dovunque essendo assai semplice e poco costosa. Consiste nel tagliare a pezzi dei ceppi o tronchi di pioppo e collocarli in luogo umido tenendoli di frequente bagnati con acqua tepida, oppure nel porre dei frammenti di legno o di scorza di pioppo nella terra commista a letame di stalla, onde agevolarne la putrefazione e procurare di conservarla sempre umida. Crescendo questa specie anche sul salice, ritengo che si otterrebbe il medesimo risultato sottoponendo allo stesso trattamento anche pezzi di legno di questo albero.
Spiegazione delle figure: a-b Due individui completamente sviluppati. c Due individui con cappello areolato a cagione del tempo secco e dell'età. d Individuo sezionato. e Spore.
Pholiota mutabilis Schaeff. — Tav. LI.
Ital. Famigliuola gialla, buona. Volg. Broche, Brochete (Veneto). Franc. Agaric changeant. Ted. Wandelbarer Blätterschwamm.
Ha cappello da convesso-gibboso spianato-umbonato, igrofano, allo stato vegeto di colore nel centro fulvo e al margine giallo, a tempo secco tutto uniformemente giallastro o canella; lamelle spesse, verso il gambo attaccate allo stesso e talora un po' decorrenti, da prima giallognole, poi fosco-canella; gambo pieno, poi cavo, tenace, sopra l'anello pallido, sotto tutto coperto da eleganti squamette scabrose, fosco-ferruginee; anello membranaceo, esteriormente fioccoso-scaglioso, del medesimo colore; carne bianco-giallastra nel cappello, giallastro-scura nel gambo, di odore grato da frutta; basidii clavati, 20-25 × 6-7 µ.; spore di colore ferruginoso, obovate, 6-7 × 4 µ.
Nasce dalla primavera all'autunno sulle ceppaglie in putrefazione di alberi a foglia, specialmente di ontano e tiglio, in famiglie numerose d'individui, riuniti tra loro alla base in cespi.
È fungo molto saporito come lo sono quasi tutti i funghi primaverili. Conviene però raccoglierlo non troppo sviluppato e rigettare la parte del gambo sotto l'anello, perchè è troppo fibrosa e tenace ed inoltre ha un leggier sapore di legno che non perde colla cottura. Vi sono molte altre specie, o insipide o sospette, che crescono in famiglie sui ceppi, come la Pholiota mutabilis e che, osservando il solo modo di crescere, potrebbero confondersi colla stessa; però se si confronteranno i caratteri qui sopra esposti, specialmente il gambo fornito di anello e di squame, non vi sarà pericolo di ingannarsi e di prendere una specie per l'altra. Crescendo già in primavera, merita d'essere a preferenza conosciuto pel motivo che in questa stagione i funghi mangerecci sono più rari.
Tav. LI — Pholiota mutabilis Schaeff. (Famigliuola gialla, buona)
Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento
Spiegazione delle figure: a Cespo di funghi. b Fungo sezionato. c Basidii. d Spore.
Funghi carnoso-fibrosi con cappello e gambo, senza volva, ma con velo a guisa di tela di ragno che unisce il margine del cappello alla sommità del gambo; tessuto del gambo omogeneo con quello del cappello; lamelle colorate, cerulee o cinnamomee, al piede per lo più smarginate; spore gialle, generalmente a forma di mandorla, con episporio granulato o puntato-scabro, raramente liscie.
Cortinarius firmus Fr. — Tav. LVII.
Ital. Cortinario compatto. Franc. Agaric araigneux.
Ha cappello da emisferico piano-depresso coi margini rilevati, secco, da giovane di color pallido-canella col margine lilacino, poi tutto canella-carico, a tempo secco sovente colla epidermide areolato-screpolata; lamelle spesse, da prima pallido-lilacine, indi canella-ocracee, verso il gambo attaccate o smarginate; gambo solido, fibrilloso, alla base bulboso, lilacino-cinereo, poi nel fungo adulto pallido-canella; carne biancastra, compatta, di sapore grato ed odore forte non disaggradevole; basidii clavati, 30-35 × 8-9 µ.; spore quasi a forma di mandorla, gialle, con episporio granulato, 10-12 × 6 µ.
Nasce in circoli o in file nelle selve di conifere a mezza montagna, assai copioso nei mesi di giugno e luglio.
Il Cortinario compatto deve annoverarsi fra le specie mangereccie più saporite. Per la compattezza della carne e per l'aroma si avvicina molto al Prugnuolo (Tav. XXVIII). Come questo si presta anche per essere disseccato e quale condimento. Nel prepararlo, onde riesca veramente gradevole, si deve aver cura di cuocerlo bene a motivo della carne che è piuttosto tenace. — Vi sono parecchie specie di Cortinarii che gli assomigliano tanto per la forma che per il colore, le quali però crescono soltanto in autunno ed inoltre hanno il cappello da vegeto viscoso. Del resto anche queste non sono venefiche, ma soltanto insipide o di difficile digestione.
Spiegazione delle figure: a-c Individui in vario grado di sviluppo. d Individuo sezionato. e Basidii. f Spore.
Funghi carnosi con cappello e gambo, forniti di anello ma senza volva; tessuto del gambo distinto da quello del cappello; lamelle libere, da bianche rosee, poi nere; spore liscie, fosco-porporine, ellittiche.
Psalliota arvensis Schaeff. (Ag. exquisitus Vitt.) Tav. LII.
Ital. Prataioulo maggiore. Franc. Boule de neige. Ted. Ehegürtel.
Ha cappello da conico-campanulato convesso-espanso, fioccoso-farinoso, poi glabro o subsquamuloso al margine, dov'è pure, almeno nel fungo giovane, a rialzi e cune, di colore bianco; lamelle spesse, al gambo rotondate-libere, da bianche pallido-rosee, indi nere; gambo pieno, poi vuoto, alla base bulboso, bianco; anello espanso, revoluto, esteriormente coperto da squame raggianti che simulano un secondo anello; carne bianca, appena tinta di rosso vicino alle lamelle nel fungo adulto, di grato odore e sapore; spore color fosco-porporino, obovate o subreniformi, 7 × 4 µ.
Nasce gregario nei luoghi campestri al margine dei boschi dall'estate all'autunno.
È uno dei funghi mangerecci più delicati e di gusto veramente squisito. La sua carne è tenera e subito cotta. Disseccato si presta ottimamente come condimento per l'aroma particolare che comunica alle vivande. Non è facile confonderlo con specie venefiche se si attende alle note specifiche quivi esposte. Il fungo pericoloso che gli si avvicina, specialmente nel primissimo sviluppo, è la Bubbola di primavera (Amanita verna, Tav. IV), ma si scorgerà subito la differenza se si porrà mente alla volva che questo fungo possiede e che manca sempre nel Prataiuolo maggiore; nel fungo sviluppato poi appariranno maggiormente le altre note, tra le quali le lamelle di color rosa che poi diventano nerognole.
Spiegazione delle figure: a Individuo veduto di profilo. b Individuo veduto dalla parte inferiore. c Individuo sezionato. d Basidii. e Spore.
Psalliota campestris Linn. (tipo) — Tav. LIII.
Ital. Prataiuolo. Volg. Fong de la rosada, Fong de prà, Puinòn (Verona), Fungo della Rosa (Valsugana). Franc. Champignon de Couche. Ted. Gemeiner Champignon.
Ha cappello da globoso convesso-espanso, secco, bianco-grigiastro, coperto da squamette scure, con fondo che si tinge in roseo, indi in nerognolo, specialmente al margine coll'età; lamelle spesse, al piede rotondato-libere, color roseo-carnicino, diventanti nere nel fungo a perfetta maturanza; gambo solido, un po' fioccoso, poi glabro, eguale o ingrossato alla base, bianco, munito di un anello membranaceo-fioccoso che presto sparisce; carne bianca che al taglio assume una tinta leggermente vinata, di odore e sapore grato e penetrante; basidii clavati, a due spore; spore ellittiche, fosco-porporine, 7-9 × 5-6 µ.
Nasce nei luoghi incolti, specialmente sulla terra impinguata con concime cavallino, nei campi, prati, pascoli, al margine dei boschi, sui campigoli delle malghe in montagna ecc. per lo più gregario, dall'estate all'autunno.
È fungo di buonissimo gusto e di facile digestione. Per le sue ottime qualità divenne d'uso generale nell'economia domestica, anzi si può dire l'unico fungo che già da tempo immemorabile sia coltivato alla guisa degli altri vegetali. La coltura del Prataiuolo è molto diffusa nell'Inghilterra, Germania, Francia, Belgio ecc. Dei tratti abbastanza grandi di terreno vengono a questo scopo impiegati, specialmente nel Belgio, dove costituisce per alcuni giardinieri un ramo quasi principale di commercio, giacchè disseccato si vende a carissimo prezzo sotto il nome di Champignon, e costituisce uno dei condimenti più ricercati. Tale coltura si può fare anche in piccolo, per le singole famiglie, tanto nella stagione calda all'aria aperta, come nella fredda, nelle serre, cantine ecc. con fungaie di poca spesa dietro il seguente metodo.
Si preparano delle cassette di legno, lunghe da 1½ a 2 metri e profonde 1 metro circa, si riempiono di concime cavallino vecchio, ma che non abbia ancora finita la fermentazione, mescolato con paglia tagliuzzata, e si lascia riposare per una quindicina di giorni, affinchè la paglia putrefacendosi si unisca al concime e si sodi. Allora vi si pone sopra uno strato di terra grassa di lettiera dello spessore dai 2 ai 3 centimetri e vi si sotterra il micelio che costituisce le radici del Prataiuolo. Preparata così la fungaia si deve frequentemente irrorare con acqua in cui vi sia sciolto un po' di salnitro. Affinchè l'umidità si conservi meglio e agevoli la propagazione del micelio nella lettiera, è bene tenere coperte le casse per alcuni giorni. Se poi vi si sviluppano altri funghi, questi si devono tosto estirpare. Quando s'incomincia la raccolta del Prataiuolo non si devono sradicare i funghi ma toglierli a uno a uno, non tagliando il gambo alla base, ma contorcendolo su se stesso di modo che si stacchi tutto intiero dal micelio senza asportarne di questo alcuna parte, altrimenti la fungaia verrebbe parzialmente distrutta e resa meno produttiva. Il metodo poi in uso da prima di tagliare il gambo alla base, per evitare l'inconveniente di estirpare parte del micelio, fu comprovato dannoso perchè il pezzetto di gambo che rimane sulla fungaia si marcisce e comunica il marciume anche al micelio distruggendolo almeno nelle vicinanze. Le fossette che si formano colla raccolta dei funghi devono essere subito riempite di terra. La fungaia però dopo un'abbondante produzione per parecchio tempo si esaurisce da sè, e allora conviene rinnovarla, secondo il metodo sopra indicato, avendo cura di prendere il micelio della fungaia vecchia per porlo nella nuova.
Il micelio per la prima fungaia si può procacciarselo da sè prendendo della terra nei luoghi dove il Prataiuolo cresce spontaneamente, e precisamente quella che sta alla base del gambo dei singoli individui. Ivi si osserveranno facilmente radicine bianche che si intralciano e conglomerano in massa compatta parte del terreno. Il complesso di tali filamenti è appunto quello che si dice micelio radice del Prataiuolo. Tale micelio si trova anche in commercio sotto il nome di Bianco di Champignon.
Si osserva che gli individui coltivati riescono inferiori nel gusto a quelli che nascono spontaneamente nei luoghi aperti; anche il colore si modifica ed assume una tinta generale scura, brunastra. (Vedi Tav. LIII b.) Onde non perdano troppo l'aroma si devono raccogliere quando sono giovani e non abbiano oltrepassato il medio sviluppo. Tale norma devesi pure seguire nella raccolta del Prataiuolo spontaneo. Si devono sempre scegliere esemplari colle lamelle rosee o porporine, trascurando affatto quelli aventi le lamelle già nereggianti, perchè troppo vecchi.
Spiegazione delle figure: a Individuo bene sviluppato. b Individuo sezionato. c Basidii. d Spore.
Psalliota campestris Linn. var. ALBA — Tav. LIII a.
Ital. Prataiuolo bianco, Bianchetto.
Questa varietà differisce dal tipo per il cappello bianco-sericeo, con appena qualche squametta al margine, per l'anello medio, più tenue e più presto scomparente e per i basidii a 4 spore.
Nasce nei medesimi luoghi della specie ed ha le medesime proprietà mangereccie.
Tav. LIII a — Psalliota campestris Linn. var. alba. (Pratajuolo)
Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento
Spiegazione delle figure: a-b Individui di vario sviluppo. c Individuo sezionato. d Basidii. e Spore.
Psalliota campestris Linn. Var. UMBRINA — Tav. LIII b.
Ital. Prataiuolo color d'ombra. Ted. Zucht-Champignon.
Ha cappello convesso-espanso con margine eccedente le lamelle e fimbriato, color fuligginoso-ombrino, da prima sericeo-fibrilloso, poi squamoso; lamelle spesse al piede rotondato-libere, color carnicino-sporco, poi fosco-tabacino; gambo pieno, internamente a carne bambagiosa, poi cavo, sopra l'anello biancastro e polveroso, sotto del color del cappello, a fibrille o squamette; anello distante, infero, talora anche ripiegato in giù, sopra bianco, sotto a fiocchi ombrini; carne bianco-sporca, al taglio con tinta color quadrello languido, di odore fungino e sapore dolciastro; basidii clavati, a quattro spore, 24-26 × 6-7 µ.; spore ellittiche, 6-7 × 4-4½ µ.
Nasce sulle concimaje nei luoghi concimati a sterco cavallino, più sovente nei luoghi chiusi, come nelle serre, cantine ecc.
Questa varietà si presta a preferenza delle altre per essere coltivata nelle fungaie artificiali, ma è di gusto inferiore per la carne meno sapida, più tenace e fibrosa.
Tav. LIII b — Psalliota campestris Linn var. umbrina (Prataiuolo)
Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento
Spiegazione delle figure: a-c Individui variamente sviluppati. d Individuo sezionato. e Basidii e tessuto lamellare. f Spore. g Cellule del bordo delle lamelle.
Psalliota campestris Linn. var. EDULIS Vittad. — Tav. LIV.
Ital. Prataiuolo edule.
Ha cappello da globoso piano-convesso ed un po' depresso nel mezzo, coi margini rivolti verso le lamelle, di colore bianco, talora qua e là tinto di giallo, in età sovente longitudinalmente screpolato anche areolato; lamelle da bianche rosee, poi bruno-nereggianti, col taglio bianco, al gambo rotondato-libere; gambo solido, corto e grosso, biancastro, alla base radicato, munito di anello ampio, infero, riflesso, sotto tomentoso, sopra glabro e striato e di volva membranacea, vicina all'anello, colore biancastro-sporco, in età rivolta in giù da sembrare un secondo anello; carne bianca, al taglio leggermente vinosa, d'odore e sapore assai grato; basidii clavati, 25-30 × 6-8 µ.; spore fosco-porporine, ellittiche, 7-8 × 5-6 µ.
Nasce per lo più gregario nei luoghi sabbiosi, ai lati delle strade ecc. dal maggio all'ottobre. A Trento si trova sotto gli ippocastani al passeggio del Fersina e nei viali ai giardini della Stazione, dal Seminario al ponte di S. Lorenzo.
Ha le medesime proprietà mangerecce del Prataiuolo, del quale si considera come varietà, e si adopera pei medesimi usi. Tanto il Prataiuolo comune, che questa sua varietà non possono essere confusi con altre specie se si osserva il colore delle lamelle. Nel primissimo sviluppo vi sono delle Amanite, p. es. l'Amanita verna (Tav. IV), le quali hanno la medesima forma, ma queste, sviluppate, conservano le lamelle bianche o biancastre, per cui non può nascere dubbio sulla specie.
Tav. LIV — Psalliota campestris Linn. var. edulis Vitt. (Pratajuolo)
Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento
Spiegazione delle figure: a Fungo giovane con volva manifesta ed anello ancora attaccato ai margini interni del cappello. b Gruppi di due funghi veduti dalla parte inferiore, in cui apparisce la volva in forma di anello e le lamelle. c Fungo sezionato. d Basidii. e Spore.
Psalliota pudica Viv. — Tav. LV.
Ital. Prataiuolo pudico.
Ha cappello da convesso-subemisferico spianato, liscio, biancastro, qua e là con tinta giallognola e verso il margine scura; lamelle spesse, rosee, poi carneo-fosche, al gambo rotondato-libere, al taglio finamente crenulate; gambo fistoloso, verso la base attenuato o raramente un po' bulboso, bianco oscurantesi coll'età, sopra l'anello fibrilloso-furfuraceo, sotto a piccole squame che spariscono al tatto o nel fungo adulto; anello distante, tenue, tomentoso-submembranaceo, presto svanente; carne bianca e diventante rosea al taglio nel cappello ed ocracea alla base del gambo; basidii clavati, 25-30 × 6-8 µ.; spore ellittiche, fosco-porporine, 7-8 × 5-6 µ.
Nasce nei luoghi erbosi, al margine dei campi, prati, lungo le vie ecc. dal maggio all'ottobre. Nei dintorni di Trento si trova a Gocciadoro.
È specie mangereccia di buon gusto, poco diversa dal Prataiuolo, col quale è anche facile confonderla quando gli esemplari sono vecchi.