581. D'Erbelot. Biblioteca Orient. Ardshir.
582. Dione Cassio l. XXX; Erodiano l. VI p. 207; Abulfaragio Dinast. p. 80.
583. Ved. Mosè Corenen. l. II. c. 65, 71.
584. Hyde e Prideaux fabbricando una Storia molto curiosa sopra le leggende persiane e le loro proprie congetture, rappresentano Zoroastro come contemporaneo di Dario Istaspe. Ma basta osservare che gli Scrittori greci, i quali vivevano quasi nel secolo di Dario, si uniscono nel riferire l'Era di Zoroastro a più centinaia ed ancor migliaia di anni avanti. Il Sig. Moile, critico giudizioso, conobbe e sostenne contro Prideaux suo zio l'antichità del Profeta persiano. Vedi le sue opere, Vol. II.
585. Quell'antico idioma fu chiamato Zend. Il linguaggio dei commentarj, Pehlvi, benchè molto più moderno, non è però da molti secoli in poi una lingua viva. Questo fatto solo (se fosse autentico) basterebbe a provare l'antichità di quegli scritti, che il sig. d'Anquetil ha portati in Europa, e tradotti in francese.
586. Hyde. De Relig. vet. Persar. c. 21.
587. Io ho tratto questo ragguaglio principalmente dal Zendavesta del Sig. d'Anquetil, e dal Sadder annesso al trattato di Hyde. Conviene confessare per altro, che la studiata oscurità di un Profeta, lo stile figurato degli Orientali, e l'alterazione di una traduzione francese o latina, possono avermi indotto in qualche errore od in qualche eresia nel fare il compendio della teologia persiana.
588. I Persiani moderni (ed il Sadder in qualche parte) riconoscono Ormusd per prima ed onnipotente cagione, mentre degradano Ahriman come spirito inferiore e ribelle. Il desiderio di adulare i Maomettani può aver contribuito a raffinare il loro sistema teologico.
589. Erodoto l. I. 131. Ma il D. Prideaux crede, e con ragione, che l'uso dei tempj fosse poi permesso nella religione dei Magi.
590. Hyde de relig. Pers. Nonostante tutte le loro distinzioni e proteste, che sembrano abbastanza sincere, i Maomettani loro tiranni gli hanno costantemente accusati quali idolatri adoratori del fuoco.
591. Vedi il Sadder, la più piccola parte del quale consiste in precetti morali. Le cerimonie inseritevi sono frivole ed infinite. Quindici genuflessioni, quindici preghiere, ec., erano necessarie ogni volta che il divoto Persiano si tagliava le unghie o che orinava; ed ogni volta che si metteva il sacro cinto. Sadder art. 14 50 60.
592. Zendavesta tom. I. p. 224, ed il compendio del sistema di Zoroastro tom. III.
593. Hyde De Relig. Pers. c. 19.
594. Detto cap. 28. Hyde e Prideaux affettano di applicare alla gerarchia dei Magi i termini consacrati alla cristiana.
595. Ammiano Marcellino, XXIII 6 ci informa (per quanto se gli può prestar fede) di due curiose particolarità: I. che i Magi dovevano alcune delle più segrete loro dottrine a' Bracmani dell'India; II. ch'essi erano una tribù o sia famiglia, ugualmente che un ordine.
596. La divina istituzione delle decime presenta un singolare esempio di conformità tra la legge di Zoroastro e quella di Mosè. Quelli che non sanno diversamente spiegarla, possono, se così lor piace, supporre che i Magi degli ultimi tempi abbiano inserito una falsificazione così utile negli scritti del loro profeta.
597. Sadder art. 8.
598. Platon. in Alcibiad.
599. Plinio, Stor. Nat. l. XXX c. 1, osserva che la magia legava gli uomini con la triplice catena della religione, della medicina e dell'astronomia.
600. Agatia l. IV p. 134.
601. Il Sig. Hume, nella Stor. Nat. della religione, sagacemente osserva, che le più raffinate e più filosofiche Sette sono costantemente le più intolleranti.
602. Cicero de Legib. II 10. Serse, per consiglio dei Magi, distrusse i tempj della Grecia.
603. Hyde de Rel. Persar. c. 23 24. D'Herbelot Bibliot. Orient. Zerdusht. Vita di Zoroastro nel tom II. del Zendavesta.
604. Confrontisi Mosè di Corene l. II. c. 74 con Ammian. Marcell. XXIII 6. Da qui avanti io farò uso di questi passi.
605. Rabbi Abraham nel Tarick Schickard p. 108 109.
606. Basnage, Histoire des Juifs l. VIII c. 3. Sozomen l. II. c. 1. Manes, che soffrì una morte ignominiosa, si può riguardare come un eretico dei Magi non meno che dei Cristiani.
607. Hyde de Relig. Persar. c. 21.
608. Queste colonie erano numerosissime. Seleuco Nicatore fondò trentanove città, alle quali tutte egli o dette il suo proprio nome, o quello di alcuni parenti (Vedi Appian. in Syriac. p. 124). L'Era di Seleuco (tutt'ora usata dai Cristiani orientali) comparisce sino all'anno 508, di Cristo 196, sulle medaglie delle città greche racchiuse nell'Impero dei Parti. Vedi le opere di Moile vol. I p. 275 ec. e Freret Mém. de l'Académie tom. XIX.
609. I Persiani moderni chiamano quel periodo la Dinastia dei Re delle Nazioni. Ved. Plin. Stor. Nat. VI 25.
610. Eutichio (tom I. p. 367 371 375) riferisce l'assedio dell'isola di Mesene nel Tigri, con alcune circostanze non diverse dalla Storia di Niso e di Scilla.
611. Agatia II. 164. I Principi del Segestan difesero per molti anni la loro indipendenza. Siccome i romanzi generalmente trasportano ad un epoca antica gli avvenimenti dei loro tempi, non è impossibile che le favolose imprese di Ruslan Principe del Segestan sieno state, per così dire, innestate a questa vera Storia.
612. Chardin. tom. III c. 1, 2, 3.
613. Dione l. XXVIII p. 1355.
614. Per la precisa situazione di Babilonia, Seleucia, Ctesifonte, Modain e Bagdad, città spesso confuse l'una con l'altra. Vedi un eccellente Trattato geografico del Sig. d'Anville, nelle Memor. dell'Accadem tom. XXX.
615. Tacit. Annal. XI. 42 Plinio Stor. Nat. VI. 26.
616. Questo si può dedurre da Strabone l. XVI p. 743.
617. Bernier, quel curiosissimo viaggiatore (Vedi Stor. dei viaggi tom. X) che seguitò il campo di Aurengzebe da Dehli a Cashmir, descrive con grande esattezza l'immensa ambulante città. La guardia della cavalleria era di trentacinquemila uomini; quella dell'infanteria di centomila. Fu calcolato che il campo conteneva centocinquantamila tra cavalli, muli ed elefanti; cinquantamila buoi e da trecento a quattrocentomila persone. Quasi tutto Dehli seguitava la Corte, la cui magnificenza ne manteneva l'industria.
618. Dione l. LXXI p. 1178. Stor. Aug. p. 38. Eutrop. VIII 10 Euseb. in Chronic. Quadrato (citato nella Stor. Aug.) tentò di vendicare i Romani, allegando, che i cittadini di Seleucia avevano i primi violata la fede loro.
619. Dione l. LXXV. p. 1263. Erodian. l. III p. 120. Stor. Aug. P. 70.
620. I culti cittadini di Antiochia nominavano quelli di Edessa un mescuglio di Barbari. Era però un qualche pregio che il dialetto Arameo, il più puro ed il più elegante dei tre dialetti del Siriaco, si parlasse in Edessa. Il Sig. Bayer (Stor. Edess. p. 5.) ha ricavata questa osservazione da Giorgio di Malatia, scrittore siriaco.
621. Dione l. LXXV p. 1248, 1249, 1250. Il Sig. Bayer ha trascurato di far uso di un passo così importante.
622. Questo regno, da Osroe, che dette un nuovo nome al paese, fino all'ultimo Abgaro avea durato 353 anni. Vedi l'erudita opera del Sig. Bayer, Historia Osrhoena et Edessena.
623. Senofonte, nella prefazione alla Ciropedia, dà una chiara e magnifica idea dell'estensione dell'Impero di Ciro. Erodoto (l. III c. 79 ec.) entra in una curiosa e particolar descrizione delle venti grandi Satrapie, nelle quali l'Impero persiano fu diviso da Dario Istaspe.
624. Erodian. VI 209, 212.
625. Vi erano dugento carri armati di falci alla battaglia di Arbella nell'esercito di Dario. Nel numeroso esercito di Tigrane, che fu vinto da Lucullo, diciassettemila cavalli soltanto erano interamente armati. Antioco mise in campo contro i Romani cinquantaquattro elefanti: con le sue frequenti guerre e negoziazioni con i Sovrani dell'India, egli aveva una volta raccolti centocinquanta di quei grandi animali; ma si può mettere in dubbio se il più potente Monarca dell'Indostan formasse mai in battaglia una linea di settecento elefanti. In luogo dei tre o quattromila elefanti che il Gran Mogol si dicea possedere, Tavernier (Viaggi, parte II lib. I p. 198) scoprì con più diligenti ricerche, che quel Principe non ne aveva che cinquecento pe' suoi equipaggi, ed ottanta o novanta pel un servizio della guerra. I Greci hanno variato sul numero degli elefanti, tratti in campo da Poro. Ma Quinto Curzio (VIII. 13) che in questo passo mostrasi giudizioso e moderato, non parla che di ottantacinque elefanti riguardevoli per la loro mole e fortezza. Nel paese di Siam, dove questi animali sono più numerosi e stimati, diciotto elefanti si riguardano come una proporzione sufficiente per ciascuna delle nuove brigate in cui un compiuto esercito viene diviso. L'intero numero di cento e settantadue elefanti da guerra, può alcune volte essere raddoppiato. Vedi Storia de' viaggi tom. I. X pag. 260.
626. Stor. Aug. p. 135.
627. Il Sig. de Tillemont ha già osservato che la geografia di Erodiano è alquanto confusa.
628. Mosè di Corene (Stor. Armen. l. II c. 71) illustra questa invasione della Media sostenendo, che Cosroe Re dell'Armenia disfece Artaserse e lo inseguì fino ai confini dell'India. Le imprese di Cosroe sono state esagerale; ed agì come dipendente alleato dei Romani.
629. Per il ragguaglio di questa guerra, vedi Erodiano (l. VI p. 209, 212.) Gli antichi abbreviatori, ed i compilatori moderni hanno ciecamente seguitata la Storia Augusta.
630. Eutichio tom. II p. 180 vers. Pocock. Il gran Cosroe Noushirwan mandò il Codice di Artaserse a tutti i suoi Satrapi, per invariabile regola della loro condotta.
631. D'Herbelot Bibliot. Orient. alla parola Ardshir. Possiamo osservare, che dopo un antico periodo di favole, ed un lungo intervallo di oscurità, le storie moderne della Persia cominciano con la Dinastia dei Sassanidi a prendere un'aria di verità.
632. Erodian. lib. VI p. 214. Ammiano Marcell. lib. XXIII c. 6. Sono da osservarsi alcune differenze tra questi due storici, conseguenze naturali dei cambiamenti prodotti da un secolo e mezzo.
633. I Persiani sono tuttavia i più abili cavalcatori, ed i loro cavalli, i più belli d'Oriente.
634. Da Erodoto, Senofonte, Erodiano, Ammiano, Chardin, ec., ho estratto alcune probabili notizie sulla nobiltà persiana, le quali sembrano o comuni ad ogni secolo, o particolari a quelle dei Sassanidi.
635. I moderni filosofi della Svezia sembrano accordarsi a credere, che le acque del Baltico gradatamente scemino in una regolare proporzione, ch'e' si sono avventurati a valutare mezzo pollice ogni anno. Venti secoli addietro, il basso terreno della Scandinavia deve essere stato coperto dal mare; mentre le terre più alte sovrastavano alle acque, come altrettante isole di forme e dimensioni diverse. Tale difatto è l'idea che Mela, Plinio e Tacito ci danno delle vaste contrade intorno al Baltico. Vedi nella Bibliothèque raisonnée, tom. XL e XLV un lungo estratto della Storia di Svezia di Dalin, scritta in lingua Svezzese.
636. Particolarmente il Sig. Hume, l'Abate du Bos, ed il Sig. Pelloutier Stor. dei Celti tom. I.
637. Diod. Sic. l. V p. 340 ediz. Wessel. Erodiano l. VI p. 221. Jornandes c. 55. Sulle rive del Danubio il vino, quando era portato in tavola, veniva ghiacciato in grossi pezzi, frusta vini. Ovid. Epist. ex Ponto l. IV 7, 9, 10. Virgil. Georg. l. III 355. Il fatto è confermato da un soldato filosofo, che avea provato l'intenso freddo della Tracia. Vedi Senofonte, Anabasis l. VII p. 560, edizione Hutchinson.
638. Buffon Stor. Nat. tom. 12 p. 79, 116.
639. Caesar de bello Gallico VI 23 ec. I più curiosi esploratori tra i Germani ne ignoravano gli ultimi confini, benchè molti di essi vi avessero viaggiato per più di 60 giorni di cammino.
640. Cluverio (Germania Antiqua l. III c. 47) rintraccia piccoli dispersi avanzi della foresta Ercinia.
641. Charlevoix Histoire du Canada.
642. Olao Rudbeck sostiene che le donne svezzesi generavano sovente dieci o dodici figli, e non è straordinario il numero di venti o di trenta; ma l'autorità di Rudbeck si deve avere per molto sospetta.
643. In hos artus, in haec corpora, quae miramur, excrescunt. Tacit. German. 3, 20. Cluver l. 1, c. 14.
644. Plutar. in Mario. I Cimbri per divertimento sdrucciolavano dalle montagne di neve sopra i loro grandi scudi.
645. Fecero i Romani la guerra in tutti i climi, e con l'eccellente lor disciplina si conservarono in gran parte la salute ed il vigore. È da osservarsi, che l'uomo è il solo animale, il quale possa vivere e moltiplicare in ogni paese, dall'Equatore ai Poli. Sembra che in questo privilegio il porco si avvicini più d'ogni altro animale alla nostra specie.
646. Tacit. German. c. 3. I Galli nella loro emigrazione seguitarono il corso del Danubio, e si sparsero nella Grecia e nell'Asia. Tacito non potè rinvenire che una sola piccola tribù, la quale conservasse alcune tracce di una gallica origine.
647. Secondo il Dott. Keating. (Stor. d'Irlanda p. 13, 14) il gigante Partolano, ch'era figlio di Seara, figlio di Esra, figlio di Sru, figlio di Framant, figlio di Fathaclan, figlio di Magog, figlio di Jafet, figlio di Noè, approdò alla costa di Munster, ai 14. Maggio, l'anno del Mondo 1978. Benchè egli avesse un felice successo nella sua grande impresa, la rilassata condotta della sua moglie gli rendè la vita domestica molto infelice, e lo irrito a un segno, che uccise.... di lei favorito veltro. Questo, come il dotto Storico osserva, fu il primo esempio di falsità e d'infedeltà femminile che mai si conoscesse nell'Irlanda.
648. Stor. Genealog. dei Tartari, di Abulghazi Bahadur Khan.
649. La sua opera intitolata Atlantica, è rarissima; Bayer ne ha fatto due curiosi estratti, République des Lettres, Janvier et Février 1685.
650. Tacit. Germ. II 19. Litterarum secreta viri pariter ac foeminae ignorant. Possiam contentarci di questa decisiva autorità, senza entrare nelle oscure dispute concernenti l'antichità dei caratteri Runici. Il dotto Celsio, svezzese, letterato e filosofo, era d'opinione che quei caratteri altro non fossero che lettere romane, con le curve cangiate in linee rette per la facilità dell'incisione. Ved. Pelloutier Stor. dei Celti l. II c. 11. Dictionnaire Diplomat. tom. I. p. 223. Possiamo aggiugnere che le più antiche iscrizioni runiche si credono essere del terzo secolo, ed il più antico Scrittore che le rammenti, è Venanzio Fortunato (Carmen. VII 18) il quale viveva verso la fine del sesto secolo.
Barbara fraxineis pingatur RUNA tabellis.
651. Recherches Philosoph. sur les Améric. tom. III. pag. 228. L'autore di questa bella opera è (se non sono male informato) tedesco di nascita.
652. Il geografo Alessandrino è spesso criticato dall'esatto Cluverio.
653. Vedi Cesare ed il dotto Sig. Whitaker nella sua Storia di Manchester vol. I.
654. Tacit. German. 15.
655. Quando i Germani ordinarono agli Ubii di Colonia di scuotere il giogo romano, e ripigliare con la nuova lor libertà gli antichi costumi, insisterono sull'immediata demolizione delle mura della Colonia. Postulamus a vobis, muros coloniae, munimenta servitii detrahatis; etiam fera animalia, si clausa teneas, virtutis obliscuntur. Tacit. Hist. IV. 64.
656. Gli sparsi villaggi della Slesia si estendono per diverse miglia di lunghezza. Vedi Cluver. l. I c. 13.
657. Centoquaranta anni dopo Tacito, furono erette alcune fabbriche più regolari vicino al Reno e al Danubio Erodiano, l. VII p. 234.
658. Tacit. Germ. 17.
659. Tacit. German. 5.
660. Caesar De bell. Gall. VI 21.
661. Tacit. Germ. 26 Caesar VI 22.
662. Tacit. Germ. 6.
663. Dicesi che i Messicani ed i Peruviani senza l'uso della moneta e del ferro, han fatto un grandissimo progresso nelle arti. Queste arti, ed i monumenti, da esse prodotti, sono stati moltissimo esagerati. Ved. Recherches sur les Américains tom. II p. 153 ec.
664. Tacit. Germ. 15.
665. Tacit. Germ. 22, 23.
666. Id. 24. Poteano i Germani avere apprese dai Romani le arti del giuoco, ma la passione di esso è mirabilmente inerente all'umana specie.
667. Tacit. Germ. 14.
668. Plutarc. in Camillo. Tit. Liv. V. 33.
669. Dubos. Stor. della Monarc. francese tom. I p. 93.
670. La nazione elvetica che uscì dal paese chiamato degli Svizzeri, conteneva trecentosessantottomila persone di ogni età e d'ogni sesso (Caesar De bell. Gall. l. 29.) Adesso il numero degli abitatori nel pays de Vaux (picciol distretto sulle rive del lago Lemano, molto più illustre per la cultura che per l'industria) ascende a 112591. Vedi un eccellete trattato del Sig. Muret, nelle Mem. della Società di Berna.
671. Paolo Diacono c. 1. 2. 3, Machiavello, Davila, ed il restante dei seguaci di Paolo, rappresentano queste emigrazioni come disegni troppo regolari e concertati.
672. Guglielmo Temple e Montesquieu si sono, su questo soggetto, lasciati trasportare dalla solita vivacità della loro fantasia.
673. Machiavello Stor. di Firenze l. I. Mariana Stor. spagnuola l. V c. I.
674. Robertson, Vita di Carlo Quinto. Hume, Saggi politici.
675. Tacit. Germ. 44, 45. Frensemio (che dedicò il suo supplemento di Tito Livio a Cristina di Svezia), si crede in obbligo di far molto lo sdegnato con quel Romano che mostrò così poco rispetto per le Regine del Settentrione.
676. Non sarebbe egli da sospettarsi che la superstizione generasse il dispotismo? Dicesi che i discendenti di Odino (la cui stirpe non si estinse fino all'anno 1060) regnarono nella Svezia per più di mille anni. Il tempio di Upsal era l'antica sede della Religione e dell'Impero. Nell'anno 1153 ritrovo una legge singolare, la quale a tutti proibisce l'uso ed il possesso delle armi, eccettuate lo guardie del Re. Non è egli probabile che fosse questa legge colorita col pretesto di ristabilire una antica istituzioni? Ved. Dalin; Storia di Svezia nella Biblioteca Ragionata tom. XL. e XLV.
677. Tacit. Germ. c. 43.
678. Tacit. Germ. c. 11, 12, 13 ec.
679. Grozio muta una espressione di Tacito, pertractantur in praetractantur. La correzione è giusta non men che ingegnosa.
680. Nel nostro antico Parlamento ancora, i baroni sovente decidevano una questione non tanto col numero dei voti, quanto con quello dei loro seguaci.
681. Caesar de Bell. Gall. VI. 23.
682. Minuunt controversias, è una espressione di Cesare.
683. Reges ex nobilitate, duces ex virtute sumunt. Tacit. German. 7.
684. Cluver. Germ. Ant. l. I. c. 38.
685. Caesar VI 22. Tacit. Germ. 26.
686. Tacit. Germ. 7.
687. Tacit. Germ. 13, 14.
688. Esprit des loix l. XXX c. 3. La brillante immagine di Montesquieu è però corretta dal semplice e freddo ragionamento dell'Abate di Mably. Osservazioni sulla storia di Francia tomo. I p. 556.
689. Gaudent muneribus, sed nec data imputant, nec acceptis obligantur. Tacit. Germ. c. 21.
690. L'adultera veniva frustata pel villaggio. Nè la ricchezza o la beltà potevano inspirar compassione, o procurarle un secondo marito. Ivi, 18, 19.
691. Ovidio impiega dugento versi nella ricerca dei luoghi più propizi all'amore. Soprattutto egli considera il teatro come il più adatto a riunire le bellezze di Roma o indurle alla tenerezza ed alla sensualità.
692. Tacit. Stor. IV 61, 65.
693. I doni nuziali consistevano in bovi, cavalli ed armi. Vedi Germ. c. 18. Tacito è alquanto pomposo su questo soggetto.
694. La mutazione di exigere in exugere è una correzione eccellente.
695. Tacit. Germ. c. 7. Plutarco in Mario. Prima che le vedove dei Teutoni si distruggessero da se stesse con i loro figli, si erano offerte a rendersi, con il patto di esser ricevute come schiave delle Vestali.
696. Tacito ha impiegato poche righe, e Cluverio cento ventiquattro pagine su questo oscuro soggetto. Il primo ritrova nella Germania gli Dei della Grecia e di Roma. L'ultimo decide che, sotto gli emblemi del sole, della luna e del fuoco, i suoi devoti antenati adoravano la Trinità nell'Unità.
697. Il sacro bosco, descritto con sublime orrore da Lucano, era nella vicinanza di Marsiglia. Ma ve n'erano molti della stessa specie nella Germania.
698. Tacit. German. c. 7.
699. Tac. c. 4.
700. Vedi Robertson vita di Carlo V. Vol. I nota 10.
701. Tacit. Germ. c. 6. Questi stendardi altro non erano che teste di animali feroci.
702. Vedi un esempio di questo costume in Tacito, Annal. XIII. 57.
703. Cesare, Diodoro e Lucano sembrano attribuire questa dottrina ai Galli, ma il Sig. Pelloutier (Stor. dei Celti l. XIII c. 18) si sforza d'interpretare le loro espressioni in un senso più ortodosso.
704. Riguardo a questa grossolana, ma seducente dottrina dell'Edda, vedi la favola XX nella curiosa traduzione di quel libro, pubblicata dal sig. Mallet nella sua introduzione alla storia di Danimarca.
705. Vedi Tacito Germ. c. 3, Diod. Sicul. l. V, Strab. l. IV p. 197. Il dotto lettore può rammentarsi il grado di Demodoco nella Corte feacia, e l'ardore infuso da Tirteo negli avviliti Spartani. Vi è per altro poca probabilità, che i Greci ed i Germani fossero una stessa nazione. Quante erudite fole si risparmierebbero, se volessero i nostri antiquarj riflettere, che situazioni simili produrranno naturalmente simili costumi.
706. Missilia spargunt. Tacit. German. c. 6. O questo Storico si è servito di una indeterminata espressione, o ha voluto dire che erano gettati a caso.
707. Era questa la loro principale distinzione dai Sarmati, i quali generalmente combattevano a cavallo.
708. La relazione di questa impresa occupa una gran parte dei libri quarto e quinto della Storia di Tacito, ed è più pregevole per l'eloquenza, che per la chiarezza. Enrico Saville vi ha osservate molte negligenze.
709. Tacito Stor. IV 13. Avea come essi perduto un occhio.
710. Erano comprese tra i due rami dell'antico Reno, come sussistevano prima che l'arte e la natura cambiassero l'aspetto del paese. Vedi Cluver. German. Antiq. l. II c. 30, 57.
711. Caesar De Bell. Gall. l. VI 23.
712. Sono essi però rammentati nel IV e V secolo da Nazzario, Ammiano, Claudiano ec. come una Tribù di Franchi. Vedi Cluver. Germ. Antiq. l. III c. 13.
713. Urgentibus è la comun lezione; ma il buon senso, Lipsio ed alcuni Mss. si dichiararono per vergentibus.
714. Tacit. German. c. 33. Il devoto abate de la Bleterie è molto sdegnato con Tacito; parla del diavolo, che fu un assassino fin da principio ec. ec.
715. Possono rinvenirsi molte tracce di questa politica in Tacito ed in Dione; e molte più si possono dedurre dai principj della natura umana.
716. Stor. Aug. p. 31. Ammian. Marcell. lib. XXXI c. 5. Aurel. Vittor. L'Imperatore Marco Aurelio fu ridotto a vendere i ricchi addobbi del palazzo, ed arruolare gli schiavi ed i ladri.
717. I Marcomanni (colonia, che dalle rive del Reno occupò la Boemia e la Moravia) avevano una volta eretta una grande e formidabile Monarchia sotto il loro Re Marobodno. Vedi Strabone l. VII, Vell. Paterc, II. 105, Tacit. Annal. II 63.
718. Il Sig. Wotton (Stor. di Roma p. 166) estende la proibizione ad una distanza dieci volte maggiore. Il suo ragionamento è specioso, ma non concludente. Cinque miglia erano sufficienti per una fortificata barriera.
719. Dione l. LXXI e LXXII.
720. Vedi un'eccellente dissertazione su l'origine e l'emigrazione delle nazioni nelle Memorie dell'Accademia delle Iscrizioni tom. XVIII p. 48, 71. È raro, che l'antiquario e il filosofo si trovino sì felicemente uniti in una sola persona.
721. È egli da sospettarsi, che Atene contenesse soltanto ventunmila cittadini, e Sparta non più di trentanovemila? Vedi Hume e Wallace sul numero degli uomini nei tempi antichi e moderni.
722. L'espressione usata da Zosimo e da Zonara può significare, che Marino comandava una centuria, una coorte o una legione.
723. La sua nascita in Bubbalia piccolo villaggio della Pannonia (Eutrop. IX Vittor. in Caesarib. et Epitom.) sembra contraddire, se pure non fu puramente accidentale, la sua supposta discendenza dai Decj. Contavano essi seicento anni di nobiltà, ma al principio di quel periodo, erano soltanto plebei di merito, e dei primi che furono a parte del Consolato coi superbi Patrizj: Plebeiae Deciorum animae, ec. Giovenale, Sat. VIII 254. Vedi la coraggiosa parlata di Decio in Livio; X 9, 10.
724. Zosimo, l. 1, p. 10; Zonara l. XII, p. 924. Edit. Louvre.
725. Vedi le prefazioni di Cassiodoro e di Giornandes. È cosa sorprendente che quest'ultimo fosse omesso nell'eccellente edizione degli Scrittori goti pubblicata da Grozio.
726. Sull'autorità di Ablavio, Giornandes cita alcune antiche croniche dei Goti in versi. De Rebus Get. c. 4.
727. Giornandes c. 3.
728. Vedi nei prolegomeni di Grozio diversi lunghi estratti presi da Adamo di Brema, e da Sassone il Gramatico. Il primo scrisse nell'anno 1077, l'ultimo fiorì verso l'anno 1200.
729. Voltaire, Storia di Carlo XII l. III. Quando gli Austriaci desiderarono l'aiuto della Corte di Roma contro Gustavo Adolfo, essi rappresentarono sempre questo conquistatore come il successore diretto di Alarico. Harte Stor. di Gustavo. Vol. II. p. 123.
730. Vedi Adamo di Brema in Grotii Prolegomenis p. 104. Il tempio di Upsal fu distrutto da Ingo re di Svezia, che cominciò a regnare nell'anno 1075, e quasi 80 anni dopo fu sulle rovine di quello eretta una Cattedrale cristiana. Vedi Dalin Stor. di Svezia nella Biblioteca ragionata.
731. Mallet, Introduzione alla Storia di Danimarca.
732. Mallet, c. IV p. 65, ha raccolto da Strabone, da Plinio, da Tolomeo e da Stefano Bisantino i vestigi di questa città e del suo popolo.
733. Questa stupenda spedizione di Odino, che deducendo l'inimicizia dei Goti e dei Romani da una causa sì memorabile, potrebbe somministrare il nobile fondamento di un Poema epico, non può sicuramente riceversi come autentica Storia. Secondo il natural senso dell'Edda, e l'interpretazione dei più abili critici, As-gard invece d'indicare una vera città della Sarmazia asiatica, è il nome fittizio della mistica dimora degli Dei, l'Olimpo della Scandinavia, donde si supponeva disceso il Profeta, quando annunziò la sua nuova religione alle nazioni gotiche, già stabilite nelle parti meridionali della Svezia.
734. Tacit. German. c. 44.
735. Tacit. Annal. II, 62. Se si potesse dar ferma credenza alle navigazioni di Pitea di Marsiglia, dovremmo convenire che i Goti aveano passato il Baltico trecento anni almeno avanti Gesù Cristo.
736. Tolomeo l. II.
737. Dalle colonie germaniche, le quali seguivano le armi dei cavalieri Teutonici. La conquista e la conversione della Prussia fu compita da quei venturieri del tredicesimo secolo.
738. Plinio (Stor. Nat. IV 14) e Procopio in Bello Vandal. l. I. c. I. s'accordano in questa opinione. Eglino vissero in tempi diversi, ed ebbero diversi mezzi per investigare la verità.
739. Gli Ostrogoti e i Visigoti, che è a dire i Goti orientali ed occidentali, trassero questi nomi dalle originarie lor sedi nella Scandinavia. In tutte le mosse, in tutti gli stabilimenti loro, essi conservarono poi sempre, insieme coi loro nomi, la medesima relativa situazione. Quando si partirono per la prima volta dalla Svezia, tre vascelli contenevano la nascente loro colonia. Il terzo, essendo tardo alla vela, rimase indietro, e quella turma, divenuta poi una nazione, ricevè da questo circostanza il nome di Gepidi o sia infingardi. Giornandes, c. 17.
740. Vedi un frammento di Pietro Patrizio nell'Excerpta Legationum; e riguardo alla probabilità della data, vedi Tillemont. Stor. degli imperat. tom. III. p. 346.
741. Omnium harum gentium insigne, rotunda scuta, breves gladii et erga reges obsequium. Tacit. German. c. 43. I Goti probabilmente si procacciarono il loro ferro col commercio dell'ambra.
742. Giornandes, c. 13, 14.
743. Gli Eruli, e gli Uregundi, o Burgundi, sono specialmente menzionati. Ved. Mascovio, Storia dei Germani, l. V. Un passo della Stor. Aug. p. 28 sembra alludere a questa grande emigrazione. La guerra Marcomannica fu in parte cagionata dalla furia delle barbare tribù, che fuggivano dinanzi alle armi dei Barbari più settentrionali.
744. D'Anville, Geografia antica, alla terza parte della incomparabile sua carta dell'Europa.
745. Tacit. German. c. 46.
746. Cluver. Germania Anti. l. III c. 43.
747. I Venedi, gli Havi, e gli Antes, erano le tre gran tribù del medesimo popolo. Giornandes. c. 24.
748. Tacito merita sicuramente questo titolo, e perfino la cauta sua sospensione è una prova delle diligenti ricerche da esso fatte.
749. La Storia Genealogica dei Tartari, p. 593. M. Bell (Vol. II p. 379) traversò l'Ucrania nel suo viaggio da Pietroburgo a Costantinopoli. L'aspetto moderno del paese è una giusta rappresentazione dell'antico, giacchè nelle mani dei Cosacchi rimane tuttavia nello stato di natura.
750. Nel 16 Capit. di Giornandes, in vece di secundo Maesiam, possiamo azzardarci a sostituire secundam, la seconda Mesia, di cui Marcianopoli era certamente la Capitale. Vedi Ierocle de Provinciis, e Wesseling ad locum p. 636. Itinerar. È sorprendente come questo palpabile errore del copista sfuggisse alla giudiziosa correzione di Grozio.
751. Il luogo è tuttavia detto Nicopo. Il piccol fiume, sulle cui sponde era posto, sbocca nel Danubio. Geografia antica, tom. I. p. 307.
752. Stefan. D'Anville, Byzant. de Urbibus, p. 740. Wesseling Itinerar. p. 136. Zonara per un grossolano sbaglio, attribuisce la fondazione di Filippopoli all'immediato predecessore di Decio.
753. Ammian. XXX. 5.
754. Aurelio Vittore, c. 29.
755. Victoriae Carpicae, sopra varie medaglie di Decio, indicano questi successi.
756. Claudio (che regnò di poi con tanta gloria) si era posto al passo delle Termopili con 200 Dardani, 100 cavalli gravi e 160 leggieri, 60 arcieri cretensi, e 1000 bene armate reclute. Vedi una lettera dell'Imperatore al suo uffiziale nella Stor. Aug. p. 200.
757. Giornandes, c. 16-18. Zosimo, l. 1 p. 22. Nella relazione generale di questa guerra è facile scoprire gli opposti pregiudizj dello Scrittore gotico e del greco. Nella trascuratezza solamente sono simili.
758. Montesquieu: Grandezza e decadenza dei Romani. Egli illustra la natura e l'uso dell'ufficio di Censore col suo solito ingegno e con una precisione non ordinaria.
759. Vespasiano e Tito furono gli ultimi Censori (Plinio Stor. Nat. VII 49. Censorino de Die natali.) La modestia di Traiano ricusò un onore, ch'egli meritava, ed il suo esempio divenne una legge per gli Antonini. Vedi il Panegirico di Plinio, c. 45 e 60.
760. Pure, a dispetto di questa esenzione, Pompeo comparve dinanzi a quel tribunale, durante il suo consolato. L'occasione fu, per vero dire, e singolare ed onorifica. Plutarco in Pomp. p. 630.
761. Vedi la parlata originale nella Stor. Aug. p. 173, 174.
762. Ciò potè ingannare Zonara, il quale suppone che Valeriano fosse di presente dichiarato collega di Decio. l. XII p. 625.
763. Stor. Aug. p. 174. La risposta dell'Imperatore è omessa.
764. Simile ai tentativi di Augusto per la riforma dei costumi. Tacit. Annal. l. III. 24.
765. Tillemont Stor. degl'Imperatori, tom. III p. 598. Zosimo ed alcuni dei suoi seguaci confondono il Danubio col Tanai, e mettono il campo di battaglia nelle pianure della Scizia.
766. Aurelio Vittore riporta due diverse azioni per la morte dei due Decj; ma io ho preferito il racconto di Giornandes.
767. Ho ardito di copiare da Tacito (Ann. I 64) la descrizione di simile combattimento tra un esercito romano ed una tribù di Germani.
768. Giornandes c. 18. Zosimo l. I p. 22. Zonara I. XII p. 629 Aurelio Vittore.
769. I Decj furono uccisi prima dell'anno dugento cinquantuno, poichè i nuovi Principi presero il possesso del Consolato nelle seguenti calende di Gennaio.
770. La Storia Augusta (p. 223.) assegna ad essi un posto molto onorevole tra il piccolo numero dei buoni Imperatori i quali regnarono tra Augusto e Diocleziano.
771. Haec ubi Patres comperere.... decernunt. Victor in Caesarib.
772. Zonara l. XII, p. 628.
773. Una Sella, una Toga, una Patera di oro di cinque libbre di peso, furono accettate con piacere e con gratitudine dal ricco Re dell'Egitto (Liv. XXVII. 4.) Quina millia aeris, peso di rame del valore di circa 36 zecchini, era il solito presente fatto agli ambasciatori stranieri. Livio, XXI, 9.
774. Vedi la fermezza d'un Generale romano fino al tempo di Alessandro Severo nell'Excerpta legationum, p. 25. Ediz. del Louvre.
775. Per la peste Vedi Giornandes, c. 19, e Vittore in Caesaribus.
776. Queste improbabili accuse sono allegate da Zosimo l. I p. 23 24.
777. Giornandes, c. 19. Il Gotico Scrittore almeno osservò la pace, che i suoi compatriotti aveano giurata a Gallo.
778. Zosimo l. I. p. 25, 26.
779. Vittore in Caesaribus.
780. Zonara, l. XII. 628.
781. Banduri Numismata p. 94.
782. Eutropio, l. IX c. 6 dice tertio mense. Eusebio omette questo Imperatore.
783. Zosimo (l. I. 28) Eutropio e Vittore, pongono l'esercito di Valeriano nella Rezia.
784. Avea quasi sessant'anni quando salì sul trono, o, come è più probabile, quando morì. Stor. Aug. p. 173. Tillemont Stor. degl'Imperat. tom. III p. 893, not. 1.
785. Inimicus tyrannorum. Stor. Aug. p. 173. Nella gloriosa guerra del Senato contro Massimino Valeriano, si condusse con molto valore. Stor. Aug. p. 156.
786. Secondo la distinzione di Vittore, sembra ch'egli avesse ricevuto il titolo d'Imperator dall'armata e quello di Augustus dal Senato.
787. Da Vittore e dalle medaglie, Tillemont (tom. III p. 710) molto giustamente inferisce, che fosse Gallieno associato all'Impero verso il mese di Agosto dell'anno 253.
788. Diversi sistemi sono stati immaginati por ispiegare un passo difficile di Gregorio di Tours l. II, c. 9.
789. Il Geografo di Ravenna, L. II, facendo menzione della Mauringania su i confini della Danimarca, come dell'antica sede de' Franchi, dette origine ad un ingegnoso sistema di Leibnitz.
790. Vedi Cluver. Germania Antiqua l. III, c. 20 e Freret nelle Memorie dell'Accademia delle iscrizioni, Tom. XVIII.
791. Molto probabilmente sotto il regno di Gordiano, per una accidentale circostanza pienamente discussa da Tillemont, tom. III, p. 710, 1181.
792. Plinio Stor. Nat. XVII. I panegiristi frequentemente alludono alle paludi dei Franchi.
793. Tacit. German. c. 30, 7.
794. Nei tempi susseguenti vengono all'occasione ricordati molti di questi vecchi nomi. Vedine alcuni vestigj in Cluver. Germ. Antiq. L. III.
795. Simler de Republ. Helvet. cum notis Fuselin.
796. Zosimo l. I, p. 27.
797. M. de Brequigny (nelle memorie dell'Accademia, tom. XXX) ci ha dato una molto curiosa vita di Postumo. Una serie della Storia Augusta, per mezzo di medaglie ed iscrizioni, è stata più di una volta progettata, e ve n'è tuttavia gran bisogno.
798. Aurel. Vittore, c. 33. Invece di pene direpto il senso e l'espressione esigono deleto, benchè veramente, per diverse ragioni è ugualmente difficile correggere il testo dei migliori scrittori, che quel dei peggiori.
799. Al tempo di Ausonio, sul fine del quarto secolo, Ilerda o Lerida era in uno stato molto rovinoso, (Ausonio, Epist. XXV, 58) che probabilmente era la conseguenza di questa invasione.
800. Si è perciò Valesio ingannato supponendo che i Franchi invadessero la Spagna per mare.
801. Aurel. Vittore, Eutrop. XX, 6.
802. Tacit. German. 38.
803. Cluver. German. Antiq. III 15.
804. Sic Suevi a caeteris Germanis, sic Suevorum ingenui a servis separantur. Orgogliosa separazione.
805. Caesar in Bello Gallico. IV, 7.
806. Vittore in Caracal. Dione Cassio. LXVII p. 1350.
807. Questa etimologia, molto diversa da quelle che divertono l'immaginazione dei dotti, è conservata da Asinio Quadrato, Storico originale, citato da Agatia, I c. 5.
808. Gli Svevi impegnarono Cesare in questa maniera, e le loro operazioni meritarono l'approvazione del vincitore.
809. Stor. Aug. p. 215, 216. Dexippo nell'Excerpta Legationum, p. 8. Hieronym. Cron. Orosio VII 22.
810. Zosimo l. I, p. 34.
811. Aurel. Vittore in Gallieno e Probo. I suoi lamenti sperano un insolito ardore di libertà.
812. Zonara, l. XII p. 631.
813. Uno dei Vittori lo chiama Re dei Marcomanni, l'altro dei Germani.
814. Vedi Tillemont Stor. degl'Imperat. tom. 3 pag. 398, ec.
815. Vedi le vite di Claudio, Aureliano e Probo nella Storia Augusta.
816. È quasi una mezza lega in larghezza. Storia genealogica dei Tartari, p. 598.
817. Vedi M. de Peyssonel, ch'era stato Console francese a Caffa, nelle sue Osservazioni sui Popoli barbari, che hanno abitato sulle rive del Danubio.
818. Euripide nell'Ifigenia in Tauride.
819. Strabone l. VII p. 309. I primi Re del Bosforo furono alleati di Atene.
820. Appiano in Mitridate.
821. Fu soggiogato dalle armi di Agrippa. Orosio VI, 21. Eutropio VII, 9. I Romani una volta s'innoltrarono dentro, a tre giornate di marcia dal Tanai. Tacit. Annal. XII 17.
822. Vedi il Toxaris di Luciano, se diamo fede alla sincerità, ed alla virtù dello Scita, che riferisce una gran guerra della sua nazione contro i Re del Bosforo.
823. Zosimo, l. I. p. 28.
824. Strabone, l. XI. Tacito, Stor. III. 47. Si nominavano Camarae.
825. Vedi una descrizione molto naturale della navigazione dell'Eusino nella XVI lettera di Tournefort.
826. Arriano pone la guarnigione di frontiera a Dioscurias, o Sebastopoli, quarantaquattro miglia all'oriente di Pizio. La guarnigione di Fasi era al suo tempo composta di soli quattrocento pedoni. Vedi il Periplo dell'Eusino.
827. Zosimo, l. I p. 30.
828. Arriano (in Periplo Maris Euxini p. 130) assegna la distanza di 2610 stadj.
829. Senofonte, Anabasis l. IV, p. 348. Ediz. Hutchinson.
830. Arriano, p. 129. L'osservazione generale è di Tournefort.
831. Vedi un'epistola di Gregorio Taumaturgo Vescovo di Neocesarea, citato da Mascovio. V, 37.
832. Zosimo l. I, p. 32 33.
833. Itiner. Hierosolym. 572. Vesseling.
834. Zosim. lib. I, p. 32, 33.
835. Egli assediò la città con 400 galere, 150000 pedoni, e con numerosa cavalleria. Vedi Plutarco in Lucul. Appian. in Mitrid. Cicerone pro lege Manilia c. 8.
836. Strabone l. XII p. 573.
837. Pocock, descrizione dell'Oriente, l. II c. 23 24.
838. Zosimo, l. I, p. 33.