839. Sincello riferisce una storia non intelligibile del principe Odenato il quale disfece i Goti, e fu ucciso dal principe Odenato.

840. Viaggi di Chardin, Tom. I p. 45. Egli fece vela coi Turchi da Costantinopoli a Caffa.

841. Sincello, p. 382, parla di questa spedizione, come intrapresa dagli Eruli.

842. Strabone, L. XV, p. 495.

843. Plinio, Stor. Nat. III.

844. Stor. Aug. p. 181. Vittore, cap. 33. Orosio, VII. 42. Zosimo, L. I, p. 35. Zonara, l. XII, 635. Sincello, p. 382. Non si possono senza qualche attenzione spiegare o conciliare i loro imperfetti racconti. Possiamo tuttavia rinvenire alcune tracce della parzialità di Dexippo nella relazione delle sue proprie imprese, e di quelle dei suoi concittadini.

845. Sincello p. 382. Questo funesto corpo di Eruli fu per gran tempo fedele e rinomato.

846. Claudio, che comandava sul Danubio, pensò giustamente ed operò con coraggio. Il suo collega fu geloso della di lui fama. Stor. Aug. p. 181.

847. Giornandes c. 20.

848. Zosimo ed i Greci, (come l'autore del Tilopatride) danno il nome di Sciti a quelli che Giornandes e gli Scrittori latini costantemente rappresentano come Goti.

849. Stor. Aug. p. 178, Giornandes c. 20.

850. Strabone l. XIV, p, 640. Vitruvio l. I c. 36, prefazione, e L. VII. Tacito Annal. III, 61. Plinio Stor. Nat. XXXVI, 14.

851. La lunghezza di S. Pietro di Roma è di 840 palmi romani; questo palmo è di 8 pollici e 3 linee. Vedi le Miscellanee di Greave vol. I p. 233 sopra il piede romano.

852. La politica de' Romani gl'impegnava a restringere i limiti dell'asilo, che differenti privilegi avevano successivamente estesi sino a due stadj intorno al tempio. Strabone l. XIV, p. 641. Tacito Ann. III, 60 ec.

853. Non offerivano essi alcun sacrifizio agli Dei della Grecia. Vedi Lettere di San Gregorio Taumaturgo.

854. Zonara l. XII, p. 635. Un simile aneddoto conveniva perfettamente al gusto di Montaigne. Ne fa uso nel suo saggio sopra il pedantismo l. I c. 24.

855. Mosè di Corene, l. II, cap. 71 73 74. Zonara l. XII. p. 628. La relazione autentica dell'autore armeno rettifica il confuso racconto del greco Storico. Costui parla dei fanciulli di Tiridate, il quale allora era fanciullo egli stesso.

856. Stor. Aug. p. 191. Macriano era nemico dei Cristiani, quindi essi gli dieder l'accusa di magìa.

857. Zosimo l. I p. 33.

858. Stor. Aug. p. 174.

859. Vittore in Caesarib. Eutropio 9. 7.

860. Zosimo l. I p. 33. Zonara l. XII p. 630. Pietro Patricio Excerpta legationum. p. 29.

861. Stor. Aug. p. 185. Il regno dei Ciriadi è posto in questa collezione prima della morte di Valeriano; ma alla cronologia dubbiosa di uno Scrittore poco esatto, io ho preferito una probabile serie di avvenimenti.

862. La testimonianza decisiva di Ammiano Marcellino (23. 5) esclude sotto il governo di Gallieno il sacco di Antiochia, che qualche altro Autore pone alcun tempo avanti.

863. Zosimo l. I p. 35.

864. Giovanni Malala tom. 1 pag. 391. Egli trasfigura questo probabile accidente con qualche circostanza favolosa.

865. Zonara l. XII p. 630. I corpi di quelli, i quali erano stati trucidati, servirono a riempire profonde valli. Le truppe dei prigionieri erano condotte all'acqua come tante bestie, e un gran numero di questi sventurati moriva per mancanza di nutrimento.

866. Zosimo, l. I p. 25, assicura che Sapore sarebbe restato padrone dell'Asia, se non avesse preferito il bottino alle conquiste.

867. Pietro Patricio Excerpta legat. p. 29.

868. Syrorum agrestium manu. Sesto Rufo c. 23. Secondo Rufo, Vittore, Stor. Aug. p. 192 e più iscrizioni, Odenato era un cittadino di Palmira.

869. Egli era in tanta considerazione presso le Tribù erranti, che Procopio (De bello Pers. l. II c. 5.) e Giovanni Malala (tom. 1 p. 391) lo chiamarono Principe dei Saraceni.

870. Pietro Patricio.

871. Gli autori Cristiani insultano alle miserie di Valeriano, i Pagani le compiangono. Il Sig. Tillemont ha raccolte con diligenza le loro diverse testimonianze tom. 3 p. 739 ec. La Storia orientale, prima di Maometto, è sì poco conosciuta, che i moderni Persiani ignorano interamente la vittoria di Sapore, avvenimento così glorioso per la loro nazione. Vedi la Biblioteca Orientale.

872. Una di queste lettere è di Artavasde Re di Armenia. Siccome l'Armenia era una provincia di Persia, quindi non hanno mai avuta esistenza il Re, il Regno, e la lettera.

873. Vedi la sua vita nella Storia Augusta.

874. Esiste ancora un bellissimo epitalamio composto da Gallieno pel matrimonio di sua nipote.

Ite ait, o Juvenes, pariter sudate medullis

Omnibus, inter vos: non murmura vestra columbae,

Brachia non hederae, non vincant oscula conchae.

875. Era sul punto di regalare a Plotino una città rovinata della Campania per tentare di realizzare colà la repubblica di Platone. Vedasi la vita di Plotino, scritta da Porfirio, nella Biblioteca Greca di Fabrizio l. IV.

876. Una medaglia, che ha l'impronta della testa di Gallieno, ha sommamente imbarazzati gli antiquarj colle parole della leggenda Gallienae Augustae, e con quelle che si vedono nel rovescio Ubique pax. Il sig. Spanhemio suppone che questa medaglia fosse coniata da qualche nemico di Gallieno, e ch'era un'amara satira della condotta effeminata di questo Principe. Ma siccome l'uso dell'ironìa sembra indegno della gravità della moneta romana, perciò il Sig. di Vallemont da un passo di Trebellio Pollione (Stor. Aug.) ha dedotto una spiegazione ingegnosa e naturale. Galliena era prima cugina dell'Imperatore. Avendo liberato l'Affrica dall'usurpatore Celso, ella meritossi il titolo di Augusta. Sopra una medaglia esistente nella raccolta del gabinetto del Re di Francia, si legge una simile iscrizione di Faustina Augusta intorno alla testa di Marc'Aurelio. Quanto all'Ubique Pax, si spiega facilmente colla vanità di Gallieno il quale forse avrà colto l'occasione di qualche momentanea calma. Vedi Nouvelles de la Republique des lettres Gennaio 1700 pag. 21-34.

877. Questo singolare carattere ci è stato, a quanto penso, trasmesso con fedele pittura. Breve e travaglioso fu il regno del suo successore immediato; e gli storici che scrissero avanti la elevazione della famiglia di Costantino non avevano il più lontano interesse a travisare il carattere di Gallieno.

878. Pollione mostra la più minuta premura di compirne il numero.

879. Il luogo del suo regno è alquanto dubbioso; ma vi era un tiranno nel Ponto, e ci è nota la sede di tutti gli altri.

880. Tillemont (tom. III, p. 1163) li riferisce alquanto diversamente.

881. Vedi la parlata di Mario nella Stor. Aug. p. 197. L'accidentale somiglianza de' nomi fu la sola circostanza, che potè tentare Pollione ad imitare Sallustio.

882. Vos o Pompilius sanguis! Tale è l'apostrofe di Orazio ai Pisoni. Vedi Art. Poet. v. 292 con le note di Dacier e di Sanadori.

883. Tacit. Annal. XV 48. Stor. I 15. Nel primo di questi passi ci possiamo arrischiare a mutare la voce paterna in materna. In ogni generazione da Augusto ad Alessandro Severo, uno o più Pisoni compariscono tra i Consoli. Un Pisone fu da Augusto creduto degno del trono (Tacit. Annal, I. 13.). Un altro fu il capo di una formidabile congiura contro Nerone; ed un terzo fu adottato, e dichiarato Cesare da Galba.

884. Stor. Aug. p. 195. Il Senato, in un momento di entusiasmo, sembra che si compromettesse dell'approvazione di Gallieno.

885. Storia Aug. p. 196.

886. L'associazione del coraggioso Palmireno fu l'atto il più popolare di tutto il regno di Gallieno. Stor. Aug. p. 180.

887. Gallieno aveva conferito i titoli di Cesare e di Augusto al suo figliuolo Salonino, trucidato in Colonia dall'usurpatore Postumo. Un secondo figliuolo di Gallieno successe nel nome e nel grado di suo fratello maggiore. Valeriano, fratello di Gallieno, fu ancor esso associato all'Impero. Diversi altri fratelli, sorelle e nipoti dell'Imperatore formavano una numerosissima Reale famiglia. Vedi Tillemont, tom. III, e il Sig. di Brequiguy nelle Memorie dell'Accademia tom. XXXII, p. 262.

888. Stor. Aug. p. 188.

889. Regiliano aveva alcune bande di Roxolani al suo servizio. Postumo aveva un corpo di Franchi. Gli ultimi l'introdussero nella Spagna, forse in qualità di ausiliarj.

890. La Storia Augusta; p. 177, la chiama servile bellum. Vedi Diod. Siculo l. XXXIV.

891. Plin. Stor. Nat. V 10.

892. Diod. Sicul. l. XVII. p. 590 edit. Wesseling.

893. Vedi una curiosissima lettera di Adriano nella Stor. Aug. p. 245.

894. Simile alla sacrilega uccisione di un gatto sacro. Vedi Diod. Sicul. l, I.

895. Stor. Aug. 195. «Una lunga e terribile sedizione ebbe il suo principio da una disputa tra un soldato ed un paesano per un pajo di scarpe.»

896. Dionisio presso Eusebio. Stor. Eccles. vol. VII p. 21. Ammiano XXII 16.

897. Scaligero animadver. ad Euseb. Chron. p. 258. Tre dissertazioni del Sig. Bonamy nello Mem. dell'Accadem. tom. IX.

898. Strabone l. XII. p. 569.

899. Stor. Aug. p. 197.

900. Vedi Cell. Geogr. Antica tom. II p. 137 intorno ai confini dell'Isauria.

901. Stor. Aug. p. 177.

902. Stor. Aug. p. 177. Zosimo l. I. p. 24. Zonara, l. XII p. 623. Euseb. Chronicon. Vittore in Epitom. Vittore in Caesarib. Eutropio IX 5. Orosio VII 21.

903. Euseb. Stor. Eccles. VII 21. Il fatto è preso dalle Lettere di Dionisio, che nel tempo di quelle turbolenze era Vescovo di Alessandria.

904. In un gran numero di Parrocchie si trovarono 11000 persone tra i quattordici e i diciott'anni; 5365, tra i quaranta e settanta. Vedi Buffon, Stor. Nat. tom. II pag. 590.