Dopo la seconda vittoria di Belisario, di nuovo sussurrò l'invidia, a cui Giustiniano diè orecchio, e l'Eroe fu richiamato. «Quel che restava della guerra Gotica (si disse) non era più degno della sua presenza; il grazioso Sovrano era impaziente di premiare i suoi servigi, e di consultarne la saviezza, ed ei solo era capace di difender l'Oriente contro le innumerabili armate della Persia». Belisario conobbe il sospetto, accettò la scusa, imbarcò a Ravenna le sue spoglie e trofei, e con la sua pronta ubbidienza provò, che tale improvvisa remozione dal governo d'Italia non era meno ingiusta di quel che avrebbe potuto essere imprudente. L'Imperatore ricevè con onorevole cortesia tanto Vitige, quanto la sua più nobil consorte; e siccome il Re de' Goti uniformossi alla fede Atanasiana, ottenne insieme con un ricco appanaggio di terre nell'Asia il grado di Senatore e di Patrizio[718]. Ogni spettatore ammirava senza pericolo la forza e la statura de' giovani Barbari: essi adoraron la maestà del Trono, e promisero di spargere il sangue in servizio del loro Benefattore. Giustiniano depositò nel Palazzo Bizantino i tesori della Monarchia Gotica: un Senato adulatore fu ammesso qualche volta ad osservare quel magnifico spettacolo; ma il medesimo fu invidiosamente tolto alla pubblica vista; ed il Conquistatore dell'Italia rinunziò, senza mormorare, e forse anche senza un sospiro, ai ben meritati onori d'un secondo trionfo. La sua gloria infatti s'era innalzata sopra ogni pompa esterna; ed alle tenui ed incerte lodi della Corte, anche in un secolo servile, il rispetto e l'ammirazione della sua Patria. Ovunque compariva Belisario nelle strade, e nelle pubbliche piazze di Costantinopoli, attraeva e soddisfaceva gli occhi del Popolo. L'alta statura, ed il maestoso portamento di lui corrispondevano all'espettazione, che avevano d'un Eroe; le sue gentili e graziose maniere incoraggivano i minimi suoi concittadini; ed il marzial treno, che seguitava i suoi passi, lasciava la sua persona più accessibile, che in una giornata di battaglia. Si mantenevano al servizio, ed a proprie spese del Generale settemila uomini a cavallo, che non avevan gli uguali per la bellezza, e pel valore[719]; la loro prodezza era sempre visibile ne' combattimenti a corpo a corpo, o nelle prime file; ed ambedue le parti confessavano, che nell'assedio di Roma le sole guardie di Belisario avevan vinto l'esercito Barbaro. Il loro numero veniva continuamente accresciuto da' più bravi e fedeli fra' nemici, ed i fortunati suoi schiavi, i Vandali, i Mori ed i Goti emulavano l'attaccamento de' domestici di lui seguaci. Congiungendo insieme la liberalità e la giustizia, egli acquistò l'amor de' soldati senz'alienarsi l'affetto del Popolo. Gli ammalati e feriti venivan soccorsi con medicine e danaro, e più efficacemente ancora, con le visite ed accoglienze salutari del loro Comandante. La perdita d'un arme, o d'un cavallo era subito risarcita, ed ogni atto di valore premiavasi coi ricchi ed onorevoli doni d'un'armilla o d'una collana, che il giudizio di Belisario rendea più preziosi. Egli era caro agli agricoltori per la pace ed abbondanza, che essi godevano, all'ombra delle sue bandiere. In vece d'esser maltrattata la campagna, arricchivasi dalla marcia degli eserciti Romani; e tanto era esatta la disciplina del loro campo, che non coglievano neppure un frutto dagli alberi, nè si sarebbe potuta trovare un'orma di essi nei campi di grano. Belisario era casto e sobrio. Nella licenza d'una vita militare, nessuno potè vantarsi d'averlo mai veduto inebriato dal vino: s'offerirono a' suoi abbracciamenti le più belle schiave delle razze Gotiche o Vandale; ma esso girava altrove lo sguardo, allontanandolo dalle lor grazie, e non cadde mai sul marito d'Antonina il sospetto d'aver violato le leggi della coniugal fedeltà. Lo spettatore ed istorico delle sue geste ha osservato, che in mezzo a' pericoli della guerra egli era intraprendente senza temerità, prudente senza timore, tardo o rapido secondo le occorrenze del momento; che nelle massime angustie era animato da reale o apparente speranza; ma era modesto ed umile nella più prospera fortuna. Per mezzo di queste virtù egli uguagliò, o anche superò gli antichi maestri dell'arte militare. La vittoria per mare e per terra seguitò le sue armi. Egli soggiogò l'Affrica, l'Italia e le Isole a quelle addiacenti; condusse via schiavi i successori di Genserico e di Teodorico; empiè Costantinopoli delle spoglie de' loro Palazzi; e nello spazio di sei anni ricuperò la metà delle Province dell'Impero Occidentale. Nella fama e nel merito, nella ricchezza e nel potere fu senza rivale il primo de' sudditi Romani: la voce dell'invidia non potè che amplificare la pericolosa importanza di tal uomo; e l'Imperatore dovette applaudire al proprio discernimento nell'avere scoperto ed innalzato il genio di Belisario.
L'uso de' trionfi Romani era, che si collocasse uno schiavo dietro al cocchio per rammentare al Conquistatore l'instabilità della fortuna, e le debolezze della natura umana. Procopio ne' suoi Aneddoti, si è addossato, rispetto a Belisario, questo servile ed odioso ufizio. Può il generoso lettore toglier di mezzo la satira; ma resterà l'evidenza de' fatti attaccata alla sua memoria; e dovrà, sebbene con ripugnanza, confessare, che la fama, ed anche la virtù di Belisario furon macchiate dalla lascivia e crudeltà della sua moglie, e che quest'Eroe meritò un nome, che non dee cader dalla penna d'un decente Istorico. La madre d'Antonina[720] era una prostituta di teatro, e tanto il padre che l'avo di essa esercitarono in Tessalonica e Costantinopoli la vile, quantunque lucrosa professione di cocchieri. Nelle varie situazioni della lor fortuna, essa divenne la compagna, la nemica, la serva, e la favorita dell'Imperatrice Teodora: queste due dissolute ed ambiziose donne si eran collegate insieme per la somiglianza de' piaceri, furon separate dalla gelosia del vizio, e finalmente riconciliate fra loro dalla partecipazione della colpa. Prima che si maritasse con Belisario, Antonina ebbe un marito, e parecchi amanti; Fozio, figlio dello prime sue nozze, era in età da distinguersi all'assedio di Napoli; e non fu che nell'autunno della sua età e bellezza[721], ch'ella s'abbandonò ad una scandalosa passione per un giovine Trace. Teodosio era stato educato nell'eresia Eunomiana; il viaggio Affricano fu santificato dal battesimo, e dall'avventuroso nome del primo soldato, che s'imbarcò, ed il proselito fu adottato nella famiglia di Belisario ed Antonina, suoi spirituali parenti[722]. Avanti che si toccassero i lidi dell'Affrica, questa santa parentela degenerò in amor sensuale; e siccome Antonina presto passò i confini della modestia e della cautela, il Generale Romano era il solo, che non sapesse il proprio disonore. Nel tempo che stavano in Cartagine, ei sorprese una volta i due amanti soli, riscaldati, e quasi nudi in una camera sotterranea. Balenò l'ira da' suoi occhi; ma «coll'aiuto di questo giovino (disse Antonina senz'arrossire) io nascondeva i nostri più preziosi effetti agli occhi di Giustiniano». Il giovine riprese le sue vesti, ed il pio marito acconsentì a non prestar fede alla testimonianza de' suoi propri sensi. Di tal piacevole, e forse volontaria illusione Belisario fu risvegliato a Siracusa dall'officiosa informazione di Macedonia; e questa servente, dopo aver richiesto un giuramento per la sua sicurezza, produsse due camerieri, che avevan più volte veduto, come ella medesima, gli adulterj di Antonina. Una precipitosa fuga nell'Asia salvò Teodosio dalla giustizia d'un ingiuriato marito, che aveva dato ad una delle sue guardie l'ordine della morte di esso; ma le lacrime d'Antonina, e le artificiose di lei seduzioni assicurarono il credulo Eroe della sua innocenza; ed ei si piegò, contro la data fede ed il proprio giudizio, ad abbandonare quegl'imprudenti amici, che avevano ardito d'accusare, o di porre in dubbio la castità della sua moglie. La vendetta d'una donna colpevole è implacabile e sanguinosa: la disgraziata Macedonia con i due testimonj furono segretamente arrestati da' ministri della sua crudeltà; fu tagliata loro la lingua, ne furono ridotti i corpi in piccoli pezzi, e gettati nel mare di Siracusa. Restò profondamente impresso nell'animo d'Antonina un detto ardito, quantunque giudizioso, di Costantino che «egli avrebbe piuttosto punito l'adultera, che il giovine» e due anni dopo, quando la disperazione ebbe armato quell'Ufiziale contro il suo Generale, il sanguinario di lei consiglio fece decidere, ed affrettò la sua esecuzione. Neppure allo sdegno di Fozio si perdonò da sua madre; l'esilio del proprio figlio preparò il richiamo dell'amante; e Teodosio condiscese ad accettare il pressante ed umile invito del Conquistatore d'Italia. Il favorito giovine, nell'assoluta direzione della sua casa, ed in varie importanti commissioni di pace e di guerra[723], prestissimo acquistò uno stato di quattrocentomila lire sterline; e dopo che furon tornati a Costantinopoli, la passione, almeno d'Antonina, continuava sempre ardente e vigorosa. Ma il timore, la devozione, e forse la stanchezza inspirarono a Teodosio pensieri più serj. Gli fece spavento l'affaccendato scandalo della Capitale, e la indiscreta tenerezza della moglie di Belisario; fuggì da' suoi abbracciamenti; e ritiratosi ad Efeso, si rase il capo, e si riparò nel santuario d'una vita Monastica. La disperazione della nuova Arianna si sarebbe appena scusata dalla morte del proprio marito: essa pianse, si strappò i capelli, empiè il palazzo delle sue grida: «aveva perduto il più caro degli amici, un tenero, un fedele, un laborioso amico!» Ma le sue calde premure, fortificate dalle preghiere di Belisario, non furon sufficienti a trarre il santo monaco dalla solitudine d'Efeso. Finattantochè il Generale non si mosse per la guerra Persiana, Teodosio non potè indursi a tornare a Costantinopoli; ed il breve intervallo, che passò fra la partenza di Belisario e quella d'Antonina medesima, fu arditamente consacrato all'amore ed al piacere.
Un Filosofo può compatire e perdonar le debolezze del sesso femminile, da cui egli non riceva alcuna reale ingiuria; ma è spregevole il marito, che sente e soffre la sua propria infamia in quella della sua moglie. Antonina perseguitò il proprio figlio con implacabile odio, ed il valoroso Fozio[724] fu esposto alle segrete persecuzioni di essa nel campo di là dal Tigri. Irritato dalle proprie ingiurie, e dal disonor del suo sangue, si spogliò ancor esso de' sentimenti naturali, e manifestò a Belisario la turpitudine d'una donna, che aveva violato tutti i doveri di madre e di moglie. Dalla sorpresa e dall'ira del General Romano apparisce, che la precedente sua credulità fosse sincera: egli abbracciò le ginocchia del figlio d'Antonina, lo scongiurò a rammentarsi le sue obbligazioni piuttosto che la sua nascita, ed essi confermarono avanti l'altare i loro santi voti di vendetta e di reciproca difesa. S'era diminuito il dominio d'Antonina dall'assenza; e quando essa incontrò il marito nel ritorno di lui da' confini della Persia, Belisario nei primi e transitorj suoi moti confinò la persona, e minacciò la vita della medesima. Fozio fu più risoluto a punire, e meno pronto a perdonare. Volò ad Efeso, trasse a forza di bocca da un confidente eunuco di sua madre la piena confessione della colpa di essa; arrestò Teodosio, ed i suoi tesori nella Chiesa di S. Giovanni Apostolo, e nascose i prigionieri, de' quali fu solamente differita l'esecuzione, in una sicura e remota Fortezza di Cilicia. Un oltraggio sì fiero contro la pubblica giustizia non potea passare impunito; e la causa d'Antonina fu sostenuta dall'Imperatrice, di cui avea essa meritato il favore, mediante i recenti servigi dell'infamia d'un Prefetto, e dell'esilio ed uccisione d'un Papa. Al termine della campagna Belisario fu richiamato, ed egli ubbidì secondo il solito, al comando Imperiale. Il suo animo non era disposto alla ribellione; la sua ubbidienza, per quanto contraria fosse a' dettami dell'onore, era coerente ai desiderj del suo cuore; e quando per ordine, e forse in presenza dell'Imperatrice, abbracciò la sua moglie, l'amoroso marito era ben disposto a perdonare o ad esser perdonato. La bontà di Teodora riservava per la sua compagna un favor più prezioso: «Ho trovato, disse ella, mia carissima Patrizia, una gemma d'inestimabil valore; non è stata per anche veduta da alcun occhio mortale; ma la vista ed il possesso di questa gioia è destinata per la mia amica». Accesa che fu la curiosità e l'impazienza d'Antonina, s'aprì la porta d'un Gabinetto, ed essa vide il suo amante, che la diligenza degli eunuchi avea ritrovato nella segreta di lui prigione. La tacita di lei meraviglia scoppiò in tenere esclamazioni di gratitudine e di letizia; e chiamò Teodora sua Regina, sua benefattrice e sua salvatrice. Il monaco d'Efeso fu nutrito nel Palazzo con lusso ed ambizione; ma invece d'assumere, come gli era stato promesso, il comando degli eserciti Romani, Teodosio spirò nelle prime fatiche d'un amoroso congresso. Il cordoglio d'Antonina non potè alleggerirsi, che mediante i patimenti del proprio figlio. Un giovine di condizione Consolare, e d'una debole costituzione, fu punito senza processo come un malfattore ed uno schiavo; pure tale fu la costanza dell'animo suo, che Fozio sostenne i tormenti più forti senza violare la fede, che aveva giurato a Belisario. Dopo questa inutile crudeltà, il figlio d'Antonina, mentre sua madre si divertiva coll'Imperatrice, fu sepolto nelle sotterranee prigioni di questa, che non ammettevano distinzione alcuna fra la notte ed il giorno. Egli scappò due volte a' più venerabili santuari di Costantinopoli, alle Chiese di S. Sofia, e della Vergine: ma le sue tiranne non eran sensibili nè alla religione nè alla pietà; ed il misero giovine, fra i clamori del Clero e del Popolo, fu per due volte dall'Altare tratto alla prigione. Il terzo di lui tentativo fu più fortunato. In capo a tre anni, il Profeta Zaccaria, o qualche mortale suo amico, gl'indicò la maniera di fuggire; deluse le spie e le guardie dell'Imperatrice; giunse al santo sepolcro di Gerusalemme, abbracciò la professione di Monaco; e l'Abate Fozio, dopo la morte di Giustiniano, fu impiegato a riconciliare fra loro, e regolare le Chiese dell'Egitto. Il figlio d'Antonina soffrì tutto quello, che un nemico può infliggere: ma il paziente di lei marito si sottopose alla più vergognosa miseria di violare la sua promessa, e d'abbandonare l'amico.
Nella seguente campagna, Belisario fu di nuovo mandato contro i Persiani: ei salvò l'Oriente; ma offese Teodora, e forse l'Imperatore medesimo. Una malattia di Giustiniano avea colorito il rumore della sua morte; ed il Generale Romano, sulla supposizione di questo probabile avvenimento, parlò col libero linguaggio proprio d'un Cittadino, e d'un soldato. Buze, suo Collega, che concorse ne' medesimi sentimenti, perdè il suo grado, la libertà, e la salute per la persecuzione dell'Imperatrice: ma la disgrazia di Belisario fu alleggerita dalla dignità del proprio di lui carattere, e dall'influenza della sua moglie, che desiderava per avventura d'umiliare, ma non poteva bramar di rovinare il compagno delle sue fortune. La stessa sua remozione si colorì dalla protesta, che il cadente stato d'Italia non potrebbe sostenersi, che dalla presenza del Conquistatore di quella. Ma appena fu egli tornato solo e senza difesa, fu mandata una ostil commissione in Oriente di prender possesso dei suoi tesori, e di processarne le azioni; le guardie ed i veterani, che seguitavano la privata di lui bandiera, si distribuiron fra i Capitani dell'esercito; e fino gli eunuchi presunsero di partecipare nella divisione dei suoi marziali domestici. Quando egli passò con un piccolo e sordido seguito per le strade di Costantinopoli, la sua negletta comparsa eccitò la sorpresa e la compassione del Popolo. Giustiniano e Teodora lo riceverono con fredda ingratitudine; la servile turba con insolenza e disprezzo; e la sera si ritirò con passi tremanti al suo abbandonato palazzo. Una finta o reale indisposizione avea confinato Antonina nel suo appartamento: ed essa passeggiava sdegnosamente tacendo nel vicino portico, mentre Belisario si gettò sul letto, ed in un'agonia di cordoglio e di terrore aspettava la morte, che aveva tante volte sfidata sotto le mura di Roma. Lungo tempo dopo il tramontar del sole, fu annunziato al medesimo un messaggio mandato dall'Imperatrice; ed egli aprì con ansiosa curiosità la lettera, che conteneva la sentenza del suo destino: «Voi non potete ignorare (diceva) quanto avete meritato il mio dispiacere. Io però non sono insensibile a' servigi d'Antonina. Ai meriti, ed all'intercessione di essa io vi ho accordato la vita, e vi permetto di ritenere una parte delle vostre ricchezze, che giustamente si potrebbero confiscare. Si manifesti la vostra gratitudine a chi è dovuta, non già in parole, ma col vostro contegno per l'avvenire». Io non so come fare a credere, o a riferire i trasporti, co' quali si dice, che l'Eroe ricevesse quest'ignominioso perdono. Ei cadde prostrato avanti la sua moglie, baciò i piedi della sua salvatrice, devotamente promise di vivere come un grato e sommesso schiavo d'Antonina. Fu imposta una multa di cento ventimila lire sterline su beni di Belisario, e coll'ufizio di Conte, o di Soprintendente delle stalle Reali egli accettò la condotta della guerra d'Italia. Alla partenza di esso da Costantinopoli, i suoi amici, ed anche il Pubblico eran persuasi, che tostochè avesse ricuperato la libertà, rinunziato avrebbe alla dissimulazione, e che la sua moglie, Teodora, e forse l'Imperatore medesimo, sarebbero stati sacrificati alla giusta vendetta d'un virtuoso ribelle. Restaron deluse però le loro speranze; e l'invincibil pazienza e lealtà di Belisario sembra, che fosse o sotto o sopra il carattere d'un Uomo[725].
FINE DEL VOLUME SETTIMO.