670. Da Procopio (L. I c. 5, 29. L. II c. 1, 30. L. III c. 1) si riferiscono gli avvenimenti della prima guerra Gotica fino alla schiavitù di Vitige. Coll'aiuto del Sigonio (Opp. Tom. I. De Imp. Occid. L. XVII, XVIII), e del Muratori (Annali d'Italia Tom. V) vi ho aggiunto alcuni pochi fatti di più.

671. Giornandes de reb. Gotic. c. 60 p. 702 Edit. Grot. e Tom. I p. 221: Muratori de success. regn. p. 241.

672. Nero (dice Tacito Annal. XV, 35) Neapolim quasi Graecam urbem delegit. Cento cinquant'anni dopo, al tempo di Settimo Severo, Filostrato loda l'Ellenismo de' Napolitani: γενος Ελληνες και αστυκοι, οθεν και τας σπουμδας των λογον Ελληνικοι εισι d'origine son Greci ed urbani, onde anche nell'uso delle parole grecizzano (Icon. L. I pag. 763 Edit. Olear.).

673. Si celebra l'otium di Napoli da' Poeti Romani, come da Virgilio, da Orazio, da Silio Italico, e da Stazio (Cluver. Ital. Ant. l. IV p. 1149, 1150). Quest'ultimo in una elegante lettera (Sylv. l. III, 5 p. 94, 98 Edit. Markland.) tenta la difficile impresa di trar la sua moglie da' piaceri di Roma a quel tranquillo ritiro.

674. Questa misura fu presa da Ruggiero I dopo la conquista di Napoli (An. 1139), ch'ei fece la Capitale del suo nuovo Regno (Giannone Istor. Civ. Tom. II p. 169). Questa città, ch'è la terza nell'Europa Cristiana, ha presentemente almeno dodici miglia di circuito (Jul. Caes. Capaccii Hist. Neapol. L. I p. 47), e contiene in questo spazio più abitanti (vale a dire 350,000) che qualunque altro luogo nel Mondo conosciuto.

675. Non geometrici ma comuni, cioè passi di 22 pollici Francesi l'uno (Danville Mesures itinerair. p. 7, 8): 2363 di essi non fanno un miglio Inglese.

676. Belisario fu condannato dal Papa Silverio per la strage; egli per altro ripopolò Napoli, ed introdusse colonie di prigionieri Affricani nella Sicilia, nella Calabria, e nella Puglia (Hist. Miscell. L. XVI presso il Muratori Tom. I p. 106, 107).

677. Benevento fu fabbricato da Diomede, Nipote di Meleagro (Cluver. Tom. II p. 1195, 1196). La caccia Calidonia è una pittura della vita selvaggia (Ovid. Metamorph. L. VIII). Trenta o quaranta eroi si collegarono contro un cignale: i bruti (non il cignale) contendevano con una donna per la testa.

678. Il Decennovium è stranamente confuso dal Cluverio (Tom. II p. 1007) col fiume Ufente. Esso era veramente un canale di diciannove miglia, dal Foro d'Appio fino a Terracina, sul quale Orazio imbarcossi di notte. Il Decennovium, di cui fan menzione Lucano, Dione Cassio, e Cassiodoro, è stato in vari tempi successivamente rovinato, restaurato, e cancellato (Danville, Analyse de l'Italie p. 185 ec.).

679. Un Ebreo volle soddisfare il disprezzo e l'odio che avea per tutti i Cristiani, rinchiudendo tre mandre, ciascheduna delle quali conteneva dieci porci, ed eran distinte coi nomi di Goti, di Greci e di Romani. I primi furon trovati quasi tutti morti; quasi tutti i secondi eran vivi: e de' terzi la metà eran morti, ed il rimanente avevan perduto le loro setole. Emblema non incoerente all'evento.

680. Bergier (Hist. des grands chemins des Romains T. I p. 221, 228, 440, 444) n'esamina la struttura ed i materiali, mentre Danville (Analyse de l'Italie p. 200, 213) ne determina la situazione geografica.

681. L'anno 536 della prima ricuperazione di Roma è certo, piuttosto per la serie de' fatti, che poi testo corrotto o interpolato di Procopio: il mese (di Dicembre) viene assicurato da Evagrio (L. IV c. 19): ed il giorno (10) può ammettersi sulla debole testimonianza di Niceforo Callisto (L. XVII c. 13). Di questa esatta Cronologia siam debitori alla diligenza, ed al criterio del Pagi (Tom. II pag. 559, 560).

682. Un Cavallo di color baio o rosso chiamavasi φαλιος da' Greci, Balan da' Barbari, e Spadix da' Romani. Honesti Spadices, dice Virgilio (Georg. L. III, 72 con le osservazioni di Martin, e di Heyne). Σπαδιξ o Βαιον significa un ramo di palma, il cui nome Φοινιξ della quale è sinonimo di rosso (Aul. Gellius II, 26).

683. Interpetro la voce βανδαλαριος non come un nome proprio, ma d'ufizio, quasi portatore della bandiera, da Bandum (vexillum) parola barbara adottata da' Greci e da' Romani (Paol. Diacon L. I c. 20 p. 760. Grot. Nomina Gothica p. 575. Du-Cange Glossar. Latin. Tom. I pag. 539, 540).

684. Il Danville nelle Memorie dell'Accademia per l'anno 1756 (Tom. XXX p. 198, 236) ha dato un Piano di Roma di minor proporzione, ma molto più accurato di quello, che aveva delineato nel 1738, per l'Istoria del Rollin. L'esperienza ha perfezionato la sua cognizione, ed invece della Topografia del Rossi, ha usato la nuova ed eccellente carta del Nolli. La vecchia misura di 13 miglia di Plinio si dee ridurre a 8. Egli è più facile alterare un testo, che muovere i colli o le fabbriche.

685. Nell'anno 1709, Labat (Voyages en Italie Tom. III p. 218) contò 138,568 anime di Cristiani oltre, 8, a 10,000 Ebrei forse senz'anima? Nell'anno 1763 la popolazione passava i 160,000.

686. L'occhio diligentissimo del Nardini (Roma antica L. I. c. 8. p. 31) potè distinguere le tumultarie opere di Belisario.

687. La fessura, e la pendenza nella parte superiore del muro, che osservò Procopio (Goth. L. I c. 23), è visibile anche adesso (Donati Roma vet. L. I. c. 17 p. 53, 54).

688. Lipsio (Opp. Tom. III Poliorcet. L. III) non conosceva questo chiaro e cospicuo passo di Procopio (Goth. L. I c. 21). La macchina si diceva οναγρος (asino selvaggio) a calcitrando (Heur. Steph. Thesaur. Linguae Graec. Tom. II p. 877). Io ho veduto un ingegnoso modello, immaginato ed eseguito dal General Melville, che imita o sorpassa l'arte dell'antichità.

689. La descrizione, che fa Procopio (L. I c. 25) di questo Mausoleo, è la prima e la migliore. S'alza sopra le mura σχεδον ες λιθου βολην (quasi un tiro di pietra). Nel gran disegno del Nolli i lati di quello sono 260 piedi Inglesi.

690. Prassitele era eccellente ne' Fauni, e quello d'Atene era il suo capo d'opera. Roma ora ne contiene più di trenta del medesimo carattere. Quando fu purgato il fosso di Castel S. Angelo sotto Urbano VIII, gli artefici trovarono il Fauno, che dorme, del Palazzo Barberini, ma si era rotta una gamba, una coscia, ed il braccio destro di quella bella Statua (Winckelman Istor. dell'art. ec. Tom. II pag. 52 Tom. III p. 265).

691. Procopio ha dato la miglior descrizione del Tempio di Giano, Divinità nazionale del Lazio (Heyne Excurs. V ad L. VII Aeneid.). Esso formava anticamente una porta nella primitiva città di Romolo e di Numa (Nardini Pag. 13, 256, 329). Virgilio ha descritto quest'antico rito da Poeta e da Antiquario.

692. Il Vivarium era un angolo nella nuova muraglia chiuso per le fiere (Procopio Goth. L. I c. 23). Il luogo è sempre visibile presso il Nardini (L. IV c. 2 p. 159, 160), e nella gran pianta di Roma del Nolli.

693. Per la trombetta Romana, ed i suoi vari segnali si consulti Lipsio De militia Romana (Opp. Tom. III L. IV Dial. X p. 125, 129). Una maniera di distinguer l'attacco per mezzo d'una trombetta a cavallo di solido bronzo, e la ritirata per mezzo d'una trombetta a piedi di cuoio e di legno leggiero, fa commendata da Procopio, e adottata da Belisario.

694. Procopio (Goth. L. II c. 3) si è dimenticato di nominar questi acquedotti; nè tal doppia intersezione a quella distanza di Roma si può chiaramente fissare dagli scritti di Frontino, del Fabretti, e dell'Eschinard de aquis, et de agro Romano, o dalle carte locali del Lameti e del Ciugolani. Sette o otto miglia (50 Stadi) lontano dalla Città, sulla via d'Albano, fra le strade Latina ed Appia, io discerno i residui d'un acquedotto (probabilmente di quello di Settimio), ed una serie di archi (per 630 passi) alti venticinque piedi (υψηλω εσαναν) d'un'eccessiva altezza.

695. Fecero delle salsiccie αλλατας di carne di mulo; malsane senza dubbio, se gli animali eran morti di peste; fuori di questo caso per altro le famose salsiccie di Bologna si dice, che son fatte di carne d'asino (Voyages de Labat, Tom. II p. 218).

696. Il nome del palazzo, del colle, e dell'annessa porta tutti eran derivati dal Senator Pincio. Alcuni recenti vestigi di tempj, e di chiese si sono adesso livellati al suolo nel giardino de' Minimi della Trinità del Monte (Nardini L. IV c. 7 p. 196. Eschinard p. 209, 210 la vecchia pianta del Bufalini, e la gran pianta del Nolli). Belisario avea stabilito il suo quartiere fra le porte Pincia e Salaria (Procop. Goth. L. I c. 15).

697. Dal farsi qui menzione del primo e del secondo velum parrebbe, che Belisario, quantunque assediato, rappresentasse l'Imperatore, o conservasse l'altiero ceremoniale del Palazzo Bizantino.

698. Dove ha egli trovato il Sig. Gibbon, che Silverio fosse accusato da testimoni degni di fede, e convinto dalla prova della sua sottoscrizione? Gli Autori che cita nella nota (1 p. 444) non dicono questo. Procopio, ch'era presente al fatto, così lo riferisce «Essendo nato sospetto (υποψιας), che Silverio Vescovo di Roma tramasse un tradimento co' Goti, subito lo relegò in Grecia ec.» ma questo pare al N. A. un testimone troppo secco e ripugnante a tal atto, quasi che Procopio fosse un uomo devoto e scrupoloso, o che nelle sue opere si dimostrasse addetto a' Romani Pontefici, più che a Belisario: non sarebbe anzi più ragionevole il supporre, che il Segretario ed encomiatore del Generale avesse usato quella maniera di dire secca e concisa per cuoprirne quanto potea l'ingiustizia, e che in verità vi fosse anche meno che un sospetto contro la fedeltà di Silverio? Ma udiamo gli altri scrittori citati dal Sig. Gibbon: Augusta (dice Anastasio in vit. Silverii) misit jussiones ad Vilisarium Patricium per Virgilium Diaconum ita continentes: vide aliquas occasiones in Silverium Papam, et depone illum ab Episcopatu, aut certe festinus trasmitte eum ad nos.... Et tunc suscepit jussionem Vilisarius Patricius dicens; Ego quidem jussionem facio, sed ille, qui interest in nece Silverii Papae, ipse rationem reddet de factis suis Domino Nostro Jesu Christo. Et urgente jussione exierunt quidam falsi testes: qui et dixerunt: quia nos multis vicibus invenimus Silverium Papam scripta mittentem ad Regem Gothorum:.................... Asinaria, juxta Lateranas, et Civitatem tibi trado, et Vilisarium Patricium. Quod autem Vilisarius non credebat: Sciebat enim, quod per invidiam haec de eo dicebantur. Sed dum multi in eadem accusatione persisterent, pertimuit etc. Son questi i testimoni degni di fede? questa è la propria sottoscrizion di Silverio? Gibbon dirà, che questa descrizione è appassionata. Vediamo dunque Liberato: Belisarius vero (dic'egli) Romam reversus, evocans Silverium ad Palatium, intentabat ei calumniam, quasi Gothis scripsisset, ut Romam introirent. Fertur enim Marcum quemdam Scholasticum, et Julianum quemdam Praetorianum fictas de nomine Silverii composuisse litteras Regi Gothorum scriptas, ex quibus convinceretur Silverius Romanam velle prodere Civitatem. Secreto autem Belisarius et ejus conjux persuadebant Silverio implere praeceptum Augustae, ut tolleretur Chalcedonensis synodus, et per epistolam suam haereticorum firmaret fidem ec. Se anche questa è una testimonianza appassionata, noi domanderemo al Sig. Gibbon, quali son dunque le narrazioni vere ed imparziali, dalle quali esso ha tratto la notizia de' credibili testimoni, che accusaron Silverio, e della propria di lui sottoscrizione? E frattanto ch'ei trova altre autorità opportune per il suo intento, avremo tutta la ragione d'approvar come giuste l'esecrazioni del Card. Baronio contro la patente e sacrilega ingiustizia di Belisario.

Nota dell'Editore Pisano.

699. Procopio (Goth. L. I c. 25) è un testimone secco e ripugnante a quest'atto di sacrilegio. Le narrazioni di Liberato (Breviar. c. 22) e d'Anastasio (de. vit. Pont. p. 39) sono caratteristiche, ma appassionate. S'odano l'esecrazioni del Cardinal Baronio (An. 536 n. 123. An. 538 n. 4, 20) portentum, facinus omni execratione dignum.

700. La vecchia porta Capena fu trasportata da Aureliano alla moderna porta di S. Sebastiano, o lì vicino (Vedi la pianta del Nolli). Quel memorabile luogo è stato decorato dal bosco Egerio, dalla memoria di Numa, da archi trionfali, da' sepolcri degli Scipioni, e de' Metelli ec.

701. L'espression di Procopio contiene un tratto invidioso: Τυην εκ του ασφαλους την σφισι συμβησομενην καραδοκειν (Goth. l. II. c. 4) per osservare da un luogo sicuro il destino che loro accadesse. Egli parla però d'una donna.

702. Anastasio (p. 40) gli ha conservato questo titolo di Sanguinario che potrebbe far onore ad una tigre.

703. Questo fatto vien riferito nella pubblica Storia (Goth. l. II. c. 8) con candore o cautela: negli Aneddoti (c. 7) con malevolenza o libertà: Marcellino però, o piuttosto il suo Continuatore (in Chron.), getta un'ombra di premeditato assassinio sulla morte di Costantino. Egli aveva fatto buon servizio in Roma, ed in Spoleto (Procop. Goth. L. I c. 7 14). Ma l'Alemanno lo confonde con un Costanziano Comes stabuli.

704. Dopo la partenza di lui non vollero più militare: venderono a' Goti i loro schiavi e bestiami: e giurarono di non più combattere contro di loro. Procopio fa una curiosa digressione sopra le maniere e le avventure di questa vagante Nazione, una parte di cui finalmente passò a Tule, o nella Scandinavia (Goth. l. II c. 14, 15).

705. Questo nazional rimprovero di perfidia (Procop. Goth. Lib. II cap. 25) offende l'orecchio di la Mothe le Vayer (Tom. VIII p. 163, 165) che critica l'Istorico Greco, come se non l'avesse mai letto.

706. Il Baronio applaudisce al suo tradimento, e giustifica i Vescovi Cattolici, qui ne sub haeretico Principe degant, omnem lapidem movent: Cautela veramente utile! Il Muratori, più ragionevole (Annali d'Ital. Tom. V p. 54), accenna il delitto di spergiuro, e biasima almeno l'imprudenza di Dazio.

707. S. Dazio fu più felice contro i diavoli, che contro i Barbari. Ei viaggiò con un numeroso seguito, ed occupò un'ampia casa in Corinto (Baronio An. 538 n. 89. An. 539 n. 20).

708. Μοριαδες τριακοντα (trenta miriadi) Vedi Procopio (Goth. L. II c. 7, 21). Tal popolazione però è incredibile: e la seconda o terza Città d'Italia non dee lagnarsi, se noi solamente decimiamo il numero di questo testo. Tanto Milano quanto Genova risorsero in meno di trent'anni (Paolo Diacono De Gestis Longobard. L. II c. 38).

709. Oltre Procopio, forse troppo Romano, vedansi le Croniche di Mario, e di Marcellino, Giornandes (in success. regn. presso il Muratori Tom. I pag. 241), e Gregorio di Tours (L. III c. 32 nel Tom. II degl'Istorici di Francia). Gregorio suppone una disfatta di Belisario, che presso Aimoino (De Gestis Franc. L. II c. 23 nel Tom. III p. 59) è ucciso da' Franchi.

710. Agatia L. I p. 14, 15. Quand'egli avesse potuto sedurre o soggiogare i Gepidi, o i Lombardi della Pannonia, il Greco Istorico crede, che sarebbe stato necessariamente distrutto nella Tracia.

711. Il Re diresse la sua lancia, il toro gli rovesciò un albero sul capo, ed ei spirò nel medesimo giorno. Tal'è il racconto d'Agatia: ma gl'Istorici originali di Francia (T. II p. 202, 403, 558, 667) attribuiscono la sua morte ad una febbre.

712. Senza perdermi in un laberinto di specie e di nomi, come di aurochi, di uri, di bisoni, di bubali, di bonasi, di bufali ec. (Buffon Hist. nat. Tom. XI e Supplem. Tom. III VI); egli è certo, che nel sesto secolo si cacciava una grossa specie di bestiame a corna salvatico nelle gran foreste dei Vosgi in Lorena, e nelle Ardenne (Greg. Turon. Tom. II L. X c. 10 p. 369).

713. Nell'assedio d'Osimo a principio cercò di demolire un vecchio acquedotto, e quindi gettò nell'acqua, 1. de' cadaveri: 2. dell'erbe nocive: e 3. della calce viva, che si chiama (dice Procopio L. II c. 29) τιτανος dagli antichi, e dai moderni ασβεσος. Pure ambedue queste voci si usano come sinonime da Galeno, da Dioscoride, e da Luciano (Henr. Steph. Thes. Ling. Graec. Tom. III p. 748).

714. I Goti sospettarono, che Matasuiuta fosse complice del fatto, che forse fu cagionato da un incendio accidentale.

715. A rigor filosofico sembra, che una limitazione de' diritti di guerra nel nuocere al nemico implichi non senso e contraddizione. Grozio medesimo si perde in una distinzione fra il Gius di natura e quello delle Genti, fra il veleno e l'infezione. Ei pondera da una parte della bilancia i passi d'Omero (Odyss. A. 259 ec.) e di Floro (L. II c. 10 n. 7 ult.), e dall'altra gli esempi di Solone (Pausan. L. X c. 37) e di Belisario. Vedi la sua grand'Opera de Jure Belli et Pacis L. III c. 4 §. 15, 16, 17, e nella Traduzione di Barbeyrac Tom. II p. 257 ec. Io capisco però il vantaggio e la validità d'una convenzione, tacita o espressa, di vicendevolmente astenersi da certe specie di ostilità: Vedi il giuramento Anfizionico presso Eschine, da falsa Legatione.

716. Ravenna fu presa non già nell'anno 540 ma nel fine del 539, ed il Pagi (Tom. II p. 169) è corretto dal Muratori (Annali d'Ital. Tom. V p. 62) che prova con un documento originale in papiro (Antiq. Ital. med. aevi Tom. II Diss. 32 p. 999, 1007, Maffei Istor. Diplom. p. 155, 160), che prima del 3 gennaio 540 era ristabilita la pace e la corrispondenza libera fra Ravenna e Faenza.

717. Ei fu preso da Giovanni il Sanguinario, ma fu prestato un giuramento per la sua sicurezza nella Basilica di Giulio (Hist. Miscell. L. XVII presso il Muratori Tom. I p. 107.): Anastasio (in Vit. Pontif. p. 40) ne dà un'oscura, ma probabile relazione. Mascou (Istor. de' Germani XII, 21) cita il Montfaucon per uno scudo votivo rappresentante la schiavitù di Vitige, che ora è nella Collezione del Sig. Landi a Roma.

718. Vitige visse due anni a Costantinopoli ed Imperatoris in affectu convictus (ovvero coniunctus) rebus excessit humanis. Matasuenta, sua Consorte, che fu moglie e madre de' Patrizi, Germano il Vecchio, ed il Giovane, unì il sangue Anicio con quello degli Amali. (Jornand. c. 60 p. 221 presso il Muratori Tom. I).

719. Procopio Goth. L. III c. 1. Aimoino, Monaco Francese del secolo XI, che avea acquistato e sfigurato alcune autentiche notizie di Belisario fa menzione in suo nome di 12,000 pueri o schiavi, quos propriis alimus stipendiis, oltre 18,000 Soldati (Istorici di Franc. Tom. III. De Gestis Franc. L. II c. 6 p. 48).

720. La diligenza dell'Alemanno non potè aggiunger che poco a' quattro primi e più curiosi capitoli degli Aneddoti. Di questi straordinari aneddoti una parte può esser vera perchè probabile; e l'altra perchè improbabile. Procopio deve aver saputo la prima, e difficilmente potè inventar la seconda.

721. Procopio ci fa sapere (Anecd. c. 4), che quando Belisario tornò in Italia (an. 543) Antonina avea l'età di sessant'anni. Una costruzione forzata, ma più gentile, che riferisce quella data al momento, in cui egli scriveva (anno 559), sarebbe compatibile con la virilità di Fozio (Goth. L. I c. 10) nel 536.

722. Si confronti la guerra Vandalica (L. I c. 12) con gli Aneddoti (cap. 1), e l'Alemanno (pag. 2, 3). Questa specie di battesimale adozione fu rimessa in uso da Leone il Sapiente.

723. Nel novembre del 537 Fozio arrestò il Papa (Liberat. Breviar. c. 22 Pagi Tom. II p. 562). Verso il fine del 539 Belisario mandò Teodosio τον τη οικια τη αυτου εφεσωτα (che presedeva alla sua casa) per una importante e lucrativa commissione a Ravenna (Goth. L. II c. 18).

724. Teofane (Chronogr. p. 204) lo chiama Fotino, e genero di Belisario: ed è copiato dall'istoria Miscella, e da Anastasio.

725. Il Continuator della Cronica di Marcellino esprime in poche decenti parole la sostanza degli Aneddoti. Belisarius de Oriente evocatus in offensam periculumque incurrens grave, et invidiae subiacens, rursus remittitur in Italiam (p. 54).