«Mais la mollesse est douce, et sa suite est cruelle.
Je vois autour de moi cent rois vaincus par elle,
Je vois de Mahomet ces lâches successeurs,
Ces califes tremblans dans leur triste grandeur,
Couchés sur les debris de l'autel et du trone,
Sous un nom sans pouvoir languir dans Babylone;
Eux qui seraient encore, ainsi que leurs ayeux,
Maîtres du monde entier, s'ils l'avoient été d'eux.
Bouillon leur arracha Solyme et la Syrie;
Mais bientôt, pour punir une secte ennemie,
Dieu suscita le bras du puissant Saladin ec.»
(Nota dell'Editore).
576. V. la Cronologia degli Atabek di Yrak e della Sorìa nel De Guignes, t. I, p. 254, e nello stesso autore (t. II, part. 2, p. 147-221) i regni di Zenghi e di Noraddino, da esso descritti valendosi del testo arabo di Benelatir, Ben-Sciunà e Abulfeda; la Biblioteca orientale, agli articoli, Atabek e Noradinno; e le dinastie di Abulfaragio (p. 250-267, vers. Pocock).
577. Guglielmo di Tiro (l. XVI, capo 4, 5-7) racconta la presa di Edessa, e la morte di Zenghi. Il nome di Zenghi corrotto e trasformato in Sanguino somministra ai Latini materia di una goffa allusione e all'indole del medesimo, che essi fanno sanguinaria, e al suo misero fine: Fuit sanguine sanguinolentus.
578. Noradinus (dice Guglielmo di Tiro, lib. XX, 33) maximus nominis et fidei christianae persecutor; princeps tamen justus, vafer, providus, et secundum gentis suae traditiones religiosus. Possiamo aggiungere a questa autorità di un Cattolico, quella d'un primate de' Giacobiti (Abulfaragio, p. 267). Quo non alter erat inter reges vitae ratione magis laudabili: aut quae pluribus justitiae experimentis abundaret. Fra gli elogi fatti ai Re, i più meritevoli di fede sono quelli che questi ottengono dopo morte, e dal labbro stesso dei loro nemici.
579. Fondato su i racconti dell'Ambasciatore, Guglielmo di Tiro (l. XIX, cap. 17, 18) descrive il palazzo del Cairo. Vennero trovati nel tesoro del Califfo una perla grossa quanto un uovo di colombo, un rubino che diecisette dramme d'Egitto pesava, uno smeraldo lungo un palmo e mezzo, e grande numero di cristalli e di porcellane della Cina (Renaudot, p. 536).
580. Mamluc, al plurale Mamalic. Pocock (Proleg. ad Abulfaragio, pag. 7), e d'Herbelot, pag. 545, definiscono il Mamluc, servum emptitium, seu qui pretio numerato in domini possessionem cedit. Vediamo di frequente i Mammalucchi nelle guerre di Saladino (Bohadin, pag. 236). I primi Mammalucchi introdotti dai discendenti di Saladino nell'Egitto, furono i Mammalucchi Bahartie.
581. Giacomo di Vitry pretende che il re di Gerusalemme non avesse condotto con sè più di trecentosettantaquattro cavalieri. Tanto i Franchi, quanto i Musulmani, attribuiscono la superiorità di numero al nemico: i quali due calcoli si possono conciliare sottraendo in un d'essi i timidi Egiziani, nell'altro sommandoli.
582. Si parla qui di Alessandria degli Arabi, che, quanto ad estensione e ricchezze, può riguardarsi termine medio fra l'Alessandria de' Greci e de' Romani, e l'Alessandria de' Turchi (Savary, Lettres sur l'Egypte, t. I, p. 25, 26).
583. Intorno a questa grande rivoluzione dell'Egitto, V. Guglielmo di Tiro (l. XIX, 5, 6, 7-12-31, XX, 5-12), Boadino (in vit. Saladin. pag. 30-39), Abulfeda (in excerpt., Schultens, p. 1-12), d'Herbelot (Bibl. orient. Adhed, Fathema, ma vi è poca esattezza), Renaudot (Hist. patr. Alex., pag. 522-525, 532-537), Vertot (Hist. des chevaliers de Malte, t. I, p. 141-163, in 4) e de Guignes (t. II, part. II, p. 185-215).
584. Quanto ai Curdi, V. de Guignes (t. I, p. 416, 417), l'Indice geografico di Schultens, e Tavernier (Voyages, part. I, p. 308-309). Gli Aiubiti discendeano dalla tribù dei Ravadici, una fra le più nobili; ma essendo infetti della eresia delle Metempsicosi, i Sultani ortodossi procuravano farli credere non derivati dai Curdi, se non se per parte della madre che avesse sposato uno straniero stanziatosi fra queste genti.
585. V. il quarto libro dell'Anabasis di Senofonte. I diecimila ebbero più a dolersi delle frecce de' Carduchiani che di tutto il rimanente dell'esercito del gran Re.
586. Dobbiamo al professore Schultens i materiali i più autentici e preziosi intorno alla vita di Saladino; e sono: la vita di questo principe, composta dal suo ministro ed amico, il Cadì Boadino; numerose compilazioni della storia composta dal parente di Saladino, principe Abulfeda di Hamà. Aggiugneremo a questi l'articolo Salahaddin della Biblioteca orientale, e quanto è possibile il raccogliere dalle Dinastie di Abulfaragio.
587. Poichè il medesimo Abulfeda era un Aiubita, gli si dee merito, d'avere, almeno col suo silenzio, professata la modestia del fondatore.
588. Hist. Hieros., nell'Opera Gesta Dei per Francos, (pag. 1152). Trovasi un esempio di simil fatta nel Joinville (pag. 42, ediz. del Louvre); ma il pietoso S. Luigi ricusò agl'Infedeli l'onore di ammetterli a far parte di un Ordine cristiano (Ducange, Observ. p. 70).
589. A tutti i titoli degli Arabi fa d'uopo sottintendere sempre l'aggiunto religionis. Noraddino lumen r.; Ezodino, decus r.; Amaduddino, columen r.; il nome proprio del nostro eroe era Giuseppe, e venne soprannomato Salahaddin, Salus r.; Al Malicus, Al-Nasirus, rex defensor r.; Abu-Modafir, pater victoriae r.; (Schultens, prefazion.).
590. Abulfeda, nipote ex-fratre di Saladino, osserva, citandone molti esempj, che i fondatori delle dinastie assumono sopra sè medesimi il delitto, o il biasimo, e ne lasciano il frutto ai loro innocenti collaterali (Excerpt. p. 10).
591. V. la vita e il carattere di Saladino nel Renaudot (p. 537-548).
592. Boadino, testimonio oculare, e divoto di buona fede, esalta nel suo primo capitolo le virtù civili e religiose di Saladino.
593. L'ignoranza e de' nativi dell'Egitto, e de' viaggiatori, al proposito di molte di queste fondazioni, e particolarmente del Castello del Cairo e del pozzo di S. Giuseppe, ha confuse insieme le opere del Sultano e del Patriarca.
594. Anon. Caris. t. III, parte 2, p. 504.
595. Boadino, p. 129-130.
596. Intorno al regno latino di Gerusalemme V. Guglielmo di Tiro, (l. IX-XXII), Giacomo di Vitry (Hist. Hieros., l. I) e Sanuto (Secreta fidelium crucis, lib. III, part. VI, VII, VIII, IX).
597. Templarii ut apes bombabant, et Hospitalarii ut venti stridebant, et barones se exitio offerebant et Turcopoli (le truppe leggiere de' Cristiani) semetipsi in ignem injiciebant (Ispahani de expugnatione Kudsitica, p. 18, presso Schultens). Questo saggio di araba eloquenza è diverso alquanto dallo stile di Senofonte.
598. I Latini affermano che Raimondo avea tradito i Cristiani; gli Arabi lo danno a credere; ma se di questi, egli avesse abbracciata la religione, sarebbe stato posto dai Maomettani nel novero de' loro Santi ed eroi.
599. Rinaldo, Reginaldo, o Arnoldo di Castiglione, è celebre fra i Latini così per la sua vita, come la sua morte, le cui circostanze vengono chiaramente raccontate da Boadino e da Abulfeda. Joinville nella storia di san Luigi (p. 70) racconta un'usanza di Saladino, cioè di non commettere mai a morte un prigioniero, al quale avesse offerto pane e sale. Alcuni fra i compagni di Arnoldo caddero trucidati, e può dirsi sagrificati nella valle della Mecca, ubi sacrificia mactantur (Abulfeda pag. 32).
600. Vertot che ne ha offerto un racconto ben fatto della caduta del regno e della città di Gerusalemme (Histoire des chevaliers de Malte, t. I, l. II, p. 226-278) a tal proposito ha aggiunte due lettere originali di un Templario.
601. Renaudot, Hist. patr. Alex. p. 345.
602. Il teologo risponde, che i peccati dei Crociati, già descritti dall'Autore, tolsero loro l'aiuto di Gesù Cristo, e cagionarono la loro intera rovina, estesa sopra alcuni milioni d'uomini, malgrado i meriti dell'impresa. (Nota di N. N.).
603. Il culto delle Immagini bene considerato non è idolatria. (Nota di N. N.)
604. In quanto riguarda la conquista di Gerusalemme, Boadino (p. 67-76) e Abulfeda (p. 40-43) sono le nostre autorità maomettane. Fra gli storici Cristiani, Bernardo il Tesoriere (c. 151-157) è il più abbondante di particolarità, ed il più autentico. V. anche Mattia Paris (p. 120-124).
605. Intorno agli assedj di Acri e di Tiro ampie nozioni possono ottenersi da Bernardo il Tesoriere (De acquisit. Terrae Sanctae, c. 167-179), dall'Autore della Hist. Hieros. (p. 1150-1172), dal Bongars e d'Abulfeda (pag. 43-60), e da Boadino (p. 75-179).
606. Mi sono tenuto al racconto più saggio e più verisimile di un tal fatto. Il Vertot ammette senza esitare una novella romanzesca, giusta la quale il vecchio Marchese trovasi di fatto esposto ai dardi degli assediati.
607. Northmanni et Gothi, et coeteri populi insularum, quae inter Occidentem et Septentrionem positae sunt, gentes bellicosae, corporis proceri, mortis intrepidae, bipennibus armatae navibus rotundis quae Ysnachiae dicuntur advectae.
608. Lo Storico di Gerusalemme (p. 1108) aggiugne le nazioni dell'Oriente dal Tigri all'Indo, e le tribù de' Mauri e dei Getuli; di modo che l'Asia e l'Affrica combatteano contra l'Europa.
609. Boadino (pag. 180) e gli storici Cristiani non negano, nè disapprovano questa carnificina. Alacriter jussa complentes (i soldati inglesi), dice Goffredo di Vinisauf (lib. IV, c. 4, p. 346), e calcola di duemilasettecento il numero delle vittime. Roberto Hoveden pretende sieno state cinquemila (p. 697, 698). Fosse umanità, o avarizia, Filippo Augusto si piegò a restituire ai suoi prigionieri la libertà, mediante un riscatto (Giacomo di Vitry, l. I, c. 98, p. 1122).
610. Boadino, p. 14. Egli cita la sentenza di Baliano e del principe di Sidon, aggiugnendo: ex illo mundo quasi hominum paucissimi redierunt. Fra i nomi de' Cristiani periti sotto le mura di Acri, trovo quelli degl'Inglesi, Ferrers, conte di Derby (Dugdale, Baronnage, part. I, p. 260), Mowbray (idem., p. 124); Mandevil, Fiennes, S. John, Scrope, Pigot, Talbot ec.
611. Magnus hic apud eos, interque reges eorum tum virtute, tum majestate eminens.... summus rerum arbiter (Bohadin, p. 159). Non sembra che questo Storico abbia conosciuti i nomi di Filippo o di Riccardo.
612. Rex Angliae praestrenuus....... rege Gallorum minor apud eos censebatur, ratione regni atque dignitatis; sed tum divitiis florentior, tum bellica virtute multo erat celebrior (Bohadin, p. 161). È lecito ad uno straniero l'ammirare queste ricchezze; ma i nostri Storici avrebbero potuto raccontare a Boadino quali angherie, quali funeste depredazioni erano state usate per ammassarle.
613. Joinville (p. 17). «Guides-tu que ce soit le roi Richard?»
614. Egli era nondimeno colpevole di un tal delitto agli occhi de' Musulmani, i quali attestano che gli assassini confessarono essere stati inviati dal Re d'Inghilterra (Bohadin p. 225); mentre la difesa del re è tutta fondata sopra una supposizione evidentemente assurda (Hist. de l'Acad. des inscript., t. XVI, p. 155-163), sopra una pretesa lettera del Capo degli assassini, lo Sceik, o Vecchio della Montagna, che giustificava Riccardo, assumendo sopra di sè il biasimo, o il merito di un tale assassino.
615. V. gli estremi a cui Saladino era ridotto, e la pia fermezza dell'animo suo nella descrizione fattane da Boadino (p. 7-9, 235-236), che aringò egli stesso i difensori di Gerusalemme; l'atterrimento loro non era pei nemici un mistero (Giacomo di Vitry, l. I, c. 100, p. 1123, Vinisauf, l. V, c. 50, p. 399).
616. Pure a meno che il Sultano o un principe Aiubita non fosse rimasto entro Gerusalemme, nec Curdi Turcis, nec Turci Curdis essent obtemperaturi (Boadino p. 237). Qui lo Storico solleva una falda del velo politico.
617. Boadino (pag. 237) e lo stesso Goffredo di Vinisauf (l. VI, c. 1-8, pag. 403-409) attribuiscono allo stesso Riccardo la ritirata, e Giacomo di Vitry nota che per l'impazienza di partire in alterum virum mutatus est (pag. 1123). Nondimeno Joinville, cavalier francese, ne dà colpa alla gelosia d'Ugo, Duca di Borgogna (p. 116), senza supporre, come Mattia Paris, che questi si fosse lasciato corrompere dall'oro di Saladino.
618. Boadino (p. 184-249) e Abulfeda (p. 51, 52) raccontano le spedizioni di Giaffa e di Gerusalemme. L'autore dell'Itinerario, ossia il monaco di S. Albano, non può, in ordine alle prodezze di Riccardo, aggiungere alcuna cosa al racconto che di queste ha fatto il Cadì (Vinisauf, l. VI, c. 14-24, p. 412-421); Hist. major., p. 137-143. In tutta questa guerra è singolare un accordo che regna fra i Cristiani ed i Maomettani, quello cioè di esaltarsi per valore scambievolmente.
619. V. il progresso delle negoziazioni e delle ostilità in Boadino (p. 207, 260), che ebbe parte egli stesso nella conclusione del Trattato. Riccardo manifestò l'animo suo di ritornare con nuovi eserciti a compire la conquista di Terra Santa, alla quale minaccia Saladino con un cortese complimento rispose (Vinisauf, l. VI, c. 28, p. 423).
620. Fra i racconti che abbiamo di cotesta guerra, il meglio spiegato trovasi nell'Opera originale di Goffredo di Vinisauf, Itinerarium regis Anglorum Richardi et aliorum in terram Hierosolimarum, diviso in sei volumi. Lo stesso racconto trovasi per esteso nel secondo volume di Gale (Scriptores Hist. Anglicanae, p. 247-429). Anche Ruggero Hoveden e Mattia Paris somministrano utili materiali a tale storia: il primo di essi ne dà a conoscere con molta esattezza lo stato di navigazione e la disciplina della flotta inglese in que' tempi.
621. Così Saladino denominava il culto de' Cristiani; nè un Maomettano era obbligato a distinguere dall'Idolatria la venerazione che i Cattolici romani prestano alle Immagini de' Santi. Non mi fermo su questo argomento per averne già parlato a lungo nelle note precedenti. (Nota di N. N.)
622. Anche il Vertot (t. I, p. 251) ammette in questa ridicola favola della indifferenza religiosa di Saladino; di quel Saladino che fino all'ultimo respiro rigidamente professò l'Islamismo.
623. V. la genealogia degli Aiubiti in Abulfaragio (Dynast., p. 277 ec.), le Tavole del de Guignes, la Art de vérifier les dates, e la Bibl. orient.
624. Il Thomassin (Discipline de l'Eglise, t. III, p. 311-374) ha esaminato partitamente l'origine, gli abusi e le restrizioni di queste decime. Venne sostenuta per qualche tempo una opinione che facea le decime di legittimo diritto del Papa, come la decima del decimo de' Leviti dovuta al gran Sacerdote, o Pontefice (Selden, sulle Decime: V. le sue Opere, vol. III, parte II, p. 1083).
625. Il principale scopo de' Papi, come risulta dalle loro lettere, fu il togliere a' Maomettani Gerusalemme, ed il sepolcro di Gesù Cristo. (Nota di N. N.)
626. V. Gesta Innocentii III, nel Muratori, Script. rerum ital., t. III, part. I, p. 486-568.
627. Le massime affatto erronee dell'Autore protestante in ordine a questa materia, sono già state confutate nelle precedenti note. (Nota di N. N.)
628. V. la quinta Crociata e l'assedio di Damieta in Giacomo di Vitry (l. III, p. 1125-1149), in Bongars, testimonio oculare (Gesta Dei), in Bernardo il Tesoriere, contemporaneo (Script. Muratori, t. VII, p. 825-846, c. 190-207), in Sanuto, laborioso compilatore (Secreta fidel. crucis, l. II, parte XI, cap. 4-9); e fra gli Arabi in Abulfaragio (Dinast., p. 294) e nella fine dell'Opera del Joinville, pag 533-537, 540-547, ec.
629. A coloro che presero la Croce contro Manfredi, il Papa (A. D. 1255) concedè plenissimam peccatorum remissionem. Fideles mirabantur quod tantum eis promitteret pro sanguine Christianorum effundendo, quantum pro cruore infidelium aliquando. (Mattia Paris, pag. 785). Era già un ragionar molto nel secolo decimoterzo.
630. Questa semplice idea è conforme al retto sentire del Mosheim (Inst. Hist. eccl., p. 332), e alla illuminata filosofia dell'Hume (Storia d'Inghilterra, v. I, p. 330).
631. Per rinvenire i materiali di cui la storia della Crociata di Federico II è composta, vogliono essere consultati Riccardo di S. Germano nel Muratori (Script. rer. ital. t. VII, p. 1002-1013) e Mattia Paris (p. 286-291, 300-302, 304). I più ragionevoli fra i moderni sono Fleury (Hist. eccles., t. XVI), Vertot (Chev. de Malte, t. I, l. III), Giannone (Ist. Civ. di Napoli, t. II, l. XVI) e Muratori (Annali d'Italia, t. X).
632. Non della Chiesa, ma della Corte di Roma. (Nota di N. N.).
633. Il buon Muratori sa ben che pensare, ma non che dire a tale proposito; Chino qui il capo ec. (p. 322).
634. Il clero confuse ad arte la moschea ossia la chiesa del Tempio col Santo Sepolcro, errore volontario, che ha tratti in inganno il Vertot e il Muratori.
635. L'Invasione de' Carizmj, o Corasmini viene narrata da Mattia Paris p. 546, 547, dal Joinville, da Nangis e dagli storici Arabi.
636. Leggete, se ne avete il coraggio, la vita e i miracoli di S. Luigi, scritti dal confessore della regina Margherita (Joinville, p. 291-523, ediz. del Louvre).
637. Egli credea tutto quello che la Santa Madre Chiesa insegnava (Joinville p. 10); ma dava per avvertimento a Joinville di non entrare in dispute di religione cogl'Infedeli: «L'homme lay (diceva egli nel suo vecchio linguaggio), quand il ot médire de la loi chrestienne, ne doit pas deffendre la loi chrestienne, ne mais que de l'espée, de quoi il doit donner parmi le ventre dedens, tant camme elle y peut entrer» (p. 12).
638. Non è da dirsi superstizione la premura ch'ebbe S. Luigi IX di togliere a' Maomettani Gerusalemme. (Nota di N. N.)
639. Possedo due edizioni di Joinville, l'una di Parigi dell'anno 1668, utilissima per le unitevi osservazioni del Ducange, l'altra di Parigi, del Louvre, 1761, preziosa per la purezza e autenticità del testo, il cui manoscritto è stato recentemente scoperto. L'ultimo editore afferma che la storia di S. Luigi fu terminata nell'anno 1309; senza però offerire su di ciò schiarimenti, nè tampoco mostra sorpresa sull'età dell'autore che, in tale supposizione, dovrebbe avere oltrepassati i 90 anni (Pref., p. XI, Obs. Ducange, p. 17).
640. Bastava dire, che oggidì per prudenza, per amore dell'umanità, per riguardo alla Sovranità del Gran Signore non s'intraprenderebbe la guerra di Palestina; l'entusiasmo non è sì caldo oggidì, e si ragiona alcun poco. (Nota di N. N.)
641. Joinville, p. 32; Extraits arabes, p. 549.
642. Gli ultimi editori di Joinville hanno arricchito il loro testo di molte cose meritevoli di erudita curiosità, e tolte dagli Arabi Macrizi; Abulfeda ec. V. anche Abulfaragio (Dyn. p. 322-325) che per barbarismo chiama il Re de' Francesi Redefrans; Mattia Paris (p. 683, 684) ne ha dipinte le folli gare de' Francesi e degl'Inglesi che a Massura combattettero e vi trovarono la morte.
643. Il Savary nelle sue dilettevoli lettere intorno all'Egitto ne ha presentata una descrizione di Damieta (t. I, lettera XXIII p. 274-290), e un racconto della Spedizione di Luigi (XXV, p. 306-350).
644. Fu chiesto e conceduto pel riscatto di S. Luigi, un milione di bisantini; ma il Sultano lo ridusse a soli ottocentomila, la qual somma Joinville calcola equivalente a quattrocentomila lire francesi de' suoi tempi, e Mattia Paris a centomila marchi d'argento (Ducange, Dissert. 20 sopra Joinville).
645. Joinville assicura, con tutta la serietà, il desiderio manifestato dagli Emiri per eleggersi S. Luigi in loro Sultano, la quale idea non trovo tanto assurda quanto al Signor di Voltaire, lo è sembrata (Histoire générale, t. II, p. 386, 387); i Mammalucchi erano eglino stessi stranieri, ribelli, eguali fra loro, conoscevano il valore del re di Francia, speravano forse di convertirlo, e in una tumultuosa assemblea, un tale partito, che non fu poi accettato, poteva anche essere stato proposto da qualcuno di quegli Emiri, segretamente propensi al Cristianesimo.
646. V. la Storia di questa spedizione negli annali di S. Luigi, scritti da Guglielmo di Nangis (p. 270-287), e nell'Opera Extraits arabes (p. 545-555, ediz. di Joinville, del Louvre).
647. Voltaire, Hist. génér. t. II, p. 391.
648. La Cronologia delle due dinastie de' Mammalucchi, i Baariti Turchi o Tartari di Kipsak, e i Borgiti Circassi, trovasi nel Pocock (Proleg. ad Abulfarage, p. 6-31), e nel De Guignes (t. I, p. 264, 270). Anche la loro Storia si legge nel De Guignes, che, fino col principio del secolo XV, ha seguìti Abulfeda, Macrisi, ec. t. IX, p. 110-328.
649. Savary, Lettres sur l'Egypte, t. II. lett. XV. p, 189-208. Dubito grandemente sull'autenticità di una tale copia; però è vero che il sultano Selim conchiuse un Trattato coi Circassi o Mammalucchi d'Egitto, lasciando ai medesimi e armi, e ricchezze, e potere, V. Nouvel Abrégé de l'Histoire ottomane, composto in Egitto e tradotto dal Signor Digeon (t. I, p. 55-58, Parigi 1781); monumento di storia nazionale autentico e di vaghezza non privo.
650. Si totum quo regnum occuparunt tempus respicias, praesertim quod fini propius, reperies illud bellis, pugnis, injuriis ac rapinis refertum (Al-Jannabi, ap. Pocock, p. 31). Il Regno di Moammed (A. D. 1311-1341) offre una felice eccezione alle cose di sopra affermate (De Guignes, tom. IV, p. 208-210).
651. Or sono ridotti ad ottomila cinquecento; ma il mantenimento di ciascun Mammalucco porta una spesa di circa cento luigi, e l'Egitto geme per l'avarizia e la tracotanza di cotesti stranieri (Voyages de Volney, t. I, p. 89-187).
652. V. la storia dell'Inghilterra di Carte (v. II, p. 165-175), e gli originali dai quali è desunta, Tommaso Wikes, e Walter Hemingfort, (l. III, c. 34-35), Collezione di Gale (t. II, p. 97, 589-592). Nessuno di questi autori ha inteso far menzione del pio coraggio dimostrato dalla principessa Eleonora, nel succhiare la piaga avvelenata del marito e salvargli la vita, a rischio della propria.
653. Sanuto (Secret. fidel. crucis, l. III, part. 12, c. 9), e de Guignes (Hist. des Huns, t. IV, p. 143; desunta dagli autori Arabi).
654. Tutte le Cronache di que' tempi ne fanno conoscere lo splendore della città di Acri (l. VII, c. 144). La più copiosa e precisa è quella del Villani (l. VII, c. 144). V. anche Muratori (Script. rer. italiae, t. XIII, p. 337, 338).
655. V. l'espulsione definitiva de' Franchi in Sanuto (l. III, part. XII, c. 11-22), Abulfeda, Macrizis, De Guignes (t. IV, p. 162-164) e Vertot (t. I, l. III, p. 407-428).