1447. Cioè l'otre di pelle di gazzella che serviva a portar l'acqua.
1448. Diwân, nella Biblioteca Arabo-Sicula, testo, p. 548 e seg. Questa Kasîda comincia coi versi:
“L'anima sfogò tutte voglie in gioventù, e la canizie le ha recato suoi ammonimenti.
“La fortuna non la piantò come virgulto in buon terreno, nè poi ne raccolse i frutti,
“No; fui sorteggiato alle passioni che mi divisero in pezzi tra loro:
“Logorai le armi in guerra; fornii molti trascorsi alla pace ec.”
1449. Razza di cavalli rinomata nelle antiche poesie degli Arabi. Si vegga una nota di M. De Slane nel Journal Asiatique, Serie III, tomo V, (1838), p. 467, 477.
1450. Ibn-Hamdîs, adopera altrove la stessa figura. Gli Arabi odierni d'Affrica, come ognun sa, dicono del combattere che “parli la polvere.”
1451. Antimonio o altra polvere negra con che le donne d'Oriente (ed oggi anche ve n'ha in Europa) tingono i lembi delle palpebre e le occhiaie.
1452. Diwân di Ibn-Hamdîs nella Biblioteca Arabo-Sicula, p. 563 e segg.
1453. Mesâlik-el-Absâr nella Biblioteca Arabo-Sicula, p. 151.
1454. Diwân d'Ibn-Hamdîs, op. cit., p. 553, dalla Kasida che abbiam testè citato a p. 526, nota 2.
1455. Stesso Diwân, Biblioteca Arabo-Sicula, p. 562.
1456. Nella Kasîda, della quale or or darò cinque versi nel testo, ripiglia dopo il biasimo del popolo le lodi dei guerrieri: “uomini che quando li vedi in furore, ameresti meglio il ratto dei lioni.... Galoppanti su snelli corsieri, a' cui nitriti fanno eco in terra di nemici le nenie delle piagnone.... Li vedi caricare or con la lancia or con la spada; ferir d'ambo i lati non altrimenti che il re nel giuoco degli scacchi.... Muoion della morte del valore in mezzo alla mischia, quando i vigliacchi spirano in mezzo alle donne dal turgido petto. Imbottiscon della polvere de' campi i cuscini che lor si pongono sotto gli omeri nella sepoltura.” Quest'ultimo era costume dei devoti guerrieri.
1457. Diwân, nella Biblioteca Arabo-Sicula, p. 554.
1458. Litteralmente “le falangi, delle dita, ec.” op. cit., p. 558. Questa lunga Kasîda, scritta, com'e' pare, in Affrica, lagnandosi di qualche principe zîrita, comincia, p. 554, col verso:
“Ho vestito la pazienza com'usbergo contro i colpi della sorte. O tristo secolo, poichè non vuoi la pace, su combattiamo.”
1459. Ibn-Bassâm, Imâd-ed-dîn, Scehâb-ed-dîn-Omari, Malek-Mansûr ec., ll. cc.
1460. Nella Karîda, Biblioteca Arabo-Sicula, p. 608.
1461. Kharîda nella Biblioteca Arabo-Sicula, p. 608. L'autore lo pone al par che il padre tra i poeti Spagnuoli; Ibn-Bescirûn, tra quei del Maghreb di mezzo, che risponde presso a poco all'Algeria.
1462. Iakût nel Mo'gem, Homaidi nella Gedswa, Ibn-Kattâ' nella Dorra, Scehâb-ed-dîn-Omari nel Mesâlik, estratti, nella Biblioteca Arabo-Sicula, testo, p. 122, 377, 594, 653. Ibn-Bescowâl, Ms. della Società Asiatica di Parigi, copia il cenno di Homaidi.
1463. Kharîda, da Ibn-Kattâ', nella Biblioteca Arabo-Sicula, p. 597. Una Kasîda è indirizzata a Mo'tasim, sui quale si vegga il Dozy, Recherches sur l'histoire d'Espagne, tomo I, p. 116.
1464. Si vegga sopra a p. 514, 516.
1465. Kharîda, da Ibn-Kattâ', nella Biblioteca Arabo-Sicula, p. 596.
1466. Si vegga a p. 511, in questo capitolo.
1467. Imâd-ed-dîn, Kharîda nella Biblioteca Arabo-Sicula, p. 589, loda i suoi versi come “di buon gitto e intessuti con gusto.” Si vegga anche Dsehebi, Anbâ-en-nokâ, op. cit., p. 647. I versi si trovano nella Kharîda e somman quasi a dugento.
1468. Si vegga la p. 494, in questo capitolo.
1469. Kharîda, MS. di Parigi, Ancien Fonds, 1375, fog. 24 verso, e altrove.
1470. Ibid., e 25 verso. Di cotesti barbuti, l'uno chiamavasi Gia'far-ibn-Mohammed, e l'altro Hamdûn, nomi che non troviamo nelle memorie del tempo. Del secondo ei diceva: “La barba d'Hamdûn, è una casacca che gli serve a ripararsi dal gran freddo. O piuttosto, quand'ei vi s'asconde in mezzo, la ti pare un mantello da letto addosso a una scimmia.”
1471. Op. cit., fog. 24 recto, 26 recto ec. Ve n'ha non men che otto, un dei quali è di lode. A fog. 26 verso, lode d'una ballerina.
1472. Kharîda, MS. di Parigi, Ancien Fonds, 1375, fog. 26 recto.
“Andai a fargli visita per novellare, che alla sua borsa io non pensava per ombra.
Ma suppose che venissi a chieder danaro, e fu lì lì per morir di paura.”
1473. Kharîda, nella Biblioteca Arabo-Sicula, testo, p. 590:
“Con le parole ti avvicina ogni cosa; richiedilo, ed ecco ch'è lontano (cento miglia).
“L'amico non faccia assegnamento su la sua promessa; il nemico non tema mai la minaccia.”
1474. Kharîda, MS. cit., fog. 29 recto:
“Gran pezza sopportai la mal indole di costui e dicea tra me: s'emenderà forse.
“Ma or che ha tolto moglie, alla larga! ho paura delle cornate.”
1475. Ad un butterato di vaiolo, e a due di fiato puzzolente, op. cit., fog. e 27 recto e 28 recto.
1476. Op. cit., fog. 24 verso: “O tu che mi biasimi del fuggire gli uomini e viver solitario,
“(Sappi), ch'io non so star con le vipere.”
Ed a fog. 29 recto: “Quand'uom ti dice villania, lascialo andare, che Dio ti aiuti! Abbaieresti forse contro il can che t'abbaia?”
1477. Kharîda, estratto d'Ibn-Kattâ', nella Biblioteca Arabo-Sicula, p. 592. Ecco i versi che leggiamo nel MS., fog. 37 verso:
“Le indoli e costumi degli uomini, variano come le qualità d'acqua che tu conosci.
“Qui la limpida e pura, e puoi gustarla un sol giorno; e qui la torbida e puzzolente.
“Negli uomini il bene è pozzetta invernale che (la estate) si corrompe; il male è pozzo ridondante e inesauribile.”
1478. Dal Mesâlik-el-Absâr, estratto, nella Biblioteca Arabo-Sicula, p. 154.
1479. Kharîda, estratto d'Ibn-Kattâ', nella Biblioteca Arabo-Sicula, p. 592. Sendo messo da Ibn-Kattâ' immediatamente prima d'Abu-Mohammed-Kasîm-ibn-Nizâr, sembra anche dei Kelbiti che sgombrarono di Sicilia con Ahmed, come notammo nel cap. IV di questo Libro, p. 291.
1480. Kharîda, estratto d'Ibn-Kattâ', op. cit., p. 592. Nel MS. son questi versi:
“Se l'amico mi fa ingiuria, regalo alle sue ciglia un allontanamento,
“Vieto all'occhio mio di vederlo: mi sia cavato l'occhio se il guarda!
“Gli ficco negli occhi il suo proprio tratto come uno stecco;
“Lo pongo giù nell'infima abside, quand'anche ei sedesse su le due stelle polari;
“La rompo con lui, foss'egli pure Ahmed-ibn-Abi-Hosein.”
1481. Si veggano il cap. VII ed VIII di questo Libro, p. 334 e 349 del volume.
1482. Si vegga il cap. IX di questo Libro, p. 368, e la Kharîda, estratto d'Ibn-Kattâ', nella Biblioteca Arabo-Sicula, p. 596. È chiamato emiro. Il titolo di Thiket-ed-dawla, sarebbe lo stesso che avea portato l'avolo Iûsuf.
1483. Si vegga in questo capitolo la p. 481.
1484. Dal Mesâlik-el-Absâr, nella Bibl. Arabo-Sicula, p. 154, 155.
1485. Kharîda, estratto da Ibn-Kattâ', nella Biblioteca Arabo-Sicula, p. 598. Ecco tre versi che troviamo nel MS. di Parigi, fog. 48 verso.
“M'ange un dolore ch'io ignorava: un padrone che tiranneggia me debole, ed io pur gli servo.
“Una sua perfida parola mi fa bramar sempre chi promette e non attende.
“Oh Dio! accresci in me il desiderio dell'amor suo, e serba sempre nel mio cuore gli affetti che lo struggono!”
1486. Kharîda, estratto d'Ibn-Kattâ', nella Biblioteca Arabo-Sicula, p. 506. Questa famiglia tenne la signoria di Mazara; ma non sappiamo se Hasan fu di quei che regnarono, nè se fu quel medesimo Ibn-Menkût, di cui abbiam detto in questo capitolo, p. 504.
1487. Op. cit., p, 592. Si vegga il cap. XII di questo Libro, p. 421. I versi di costui nella Kharîda, MS., fog. 37 recto, sono:
“Non v'ha letizia al mondo; il mondo è tutto angosce,
“Che se letizia appare, è poca e non durevole.
“La eletta degli uomini lascia il mondo; chè l'una e l'altro non possono stare insieme.”
1488. Si vegga il cap. XII di questo Libro, p. 427 del volume.
1489. Kharîda, estratto d'Ibn-Kattâ', nella Biblioteca Arabo-Sicula, p. 595.
1490. Ibid.
1491. Op. cit., p. 598.
1492. In questo cap., p. 489.
1493. Kharîda, p. 597.
1494. Op. cit., p. 592.
1495. Ibid.
1496. Op. cit., p. 597.
1497. Op. cit., p. 591.
1498. Op. cit., p. 592. Questi e il precedente sì segnalano per elegante gravità nei pochi versi che ne abbiamo. Ahmed, come ognun vede, era fratello d'Abu-Abbâs-ibn-Mohammed citato poc'anzi.
1499. Pag. 513.
1500. Pag. 477.
1501. Ibid.
1502. Pag. 474.
1503. Pag. 477.
1504. Kharîda, op. cit., p. 591.
1505. Kharîda, op. cit., p. 598.
1506. Op. cit., p. 597.
1507. Op. cit., p. 595.
1508. Potrebbe essere per avventura il Bellanobi o altro Abu-Hasan. Ne abbiamo soli cinque versi, senza cenno biografico nella Enciclopedia di Nowairi, MS. di Leyde 273, p. 747 e 749.
1509. Iakût, Mo'gem, estratto, nella Biblioteca Arabo-Sicula, p. 108.
1510. Kharîda, estratto d'Ibn-Kattâ', nella Biblioteca Arabo-Sicula, p. 598.
1511. Ibid.
1512. Op. cit., p. 597.
1513. Ibid.
1514. Op. cit., p. 595.
1515. Pag. 476, 477, in questo cap.
1516. Pag. 504, in questo cap.
1517. P. 505, in questo cap.
1518. Pag. 512, in questo cap.
1519. Ibid.
1520. Ibid.
1521. Ibid.
1522. Pag. 511.
1523. Pag. 512.
1524. Pag. 476 e 511, in questo cap.
1525. Pag. 477, in questo cap.
1526. Pag. 412, in questo cap.
1527. Pag. 464, in questo cap.
1528. Pag. 478, in questo cap.
1529. Salix Ægyptiaca.
1530. Ciò si dee pensare a priori. Lo conferma il Diwân d'Ibn-Hamdîs, che abbiamo intero, dal quale Imâd-ed-dîn, Ibn-Khallikân, Scehâb-ed-dîn-Omari, scelsero qualche bello squarcio e parecchi mediocri e lasciarono i migliori, quasi sempre a rovescio del gusto nostro.
1531. Kharîda, estratti d'Ibn-Kattâ', nel MS. di Parigi, Ancien Fonds, 1375, fog. 27 verso, e altri epigrammi d'Ibn-Tazi dal fog. 24 recto; altro di Moscerif-ibn-Râscid, a fog. 30 recto; e la descrizione d'una festa d'Ibn-Hamdîs, qui innanzi a p. 531.
1532. Ibn-Abbâr, presso Dozy, Historia Abbadidarum, tomo II, p. 62, ed estratto nella Biblioteca Arabo-Sicula, p. 329.
1533. Si confrontino: Ibn-el-Athîr, MS. C, tomo V, anni 435, 442, 448, 453, 455; Abulfeda, stessi anni; Baîan, testo, tomo I, p. 288 e segg.; Ibn-Khaldûn, Histoire des Berbères, versione di M. De Slane, tomo I, p. 31 e seg., e II, p. 21; Tigiani nel Journal Asiatique, d'agosto 1852, p. 84 a 96; Leone Africano, presso Ramusio, Navigatione et Viaggi, vol. I, fog. 3 recto e verso, edizione di Venezia 1563.
1534. Marrekosci, The history of the Almohades, testo arabico, pubblicato dal professor Dozy, p. 259.
1535. Nowairi, presso Di Gregorio, Rerum Arabicarum, p. 24, dice che la Sicilia di nuovo “si commosse come le onde del mare.” Il Di Gregorio pensò correggere il testo, e tradurre “et solemnis precatio pro eo fiebat in insula,” accennando ad Ibn-Hawwasci. Ma il testo è chiaro e senza mende.
1536. Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 181 della versione di M. Des Vergers. Quivi si legge “l'un des principaux chefs des habitants les plus turbulents de la ville;” e la voce che ho messo in corsivo, sarebbe traduzione plausibile dell'arabico awghâr, come M. Des Vergers corresse il testo dell'unico e mediocre MS. ch'egli ebbe alle mani. Quivi si legge arghâd, che significherebbe “uomini di viver lieto;” ma non si adatta alla parola “caporioni” che precede. Ma un MS. di Tunis, ha la variante agwâd, “nobili” che io seguo nella Biblioteca Arabo-Sicula, p. 484. Le lezioni inoltre del MS. e del testo di M. Des Vergers, darebbero voci arcaiche o neologie; la variante del MS. di Tunis al contrario è di uso comunissimo, e con la voce precedente fa il senso preciso “capi dei nobili.”
1537. Si vegga il passo di Leone d'Ostia che citai nel cap. XII di questo Libro, p. 421 in nota.
1538. Questi regnò, o stette sul trono dal 991 al 1031.
1539. Ibn-Khaldûn e Nowairi.
1540. Tigiani, versione, op. cit., p. 109, e testo nella Biblioteca Arabo-Sicula, p. 377, 378.
1541. Si confrontino: Ibn-el-Athîr, anno 484, nella Biblioteca Arabo-Sicula, p. 275, 276 del testo; Abulfeda, Annales Moslemici, tomo III, p. 274 e seg., anno 484; Ibn-Khaldûn, Histoire de l'Afrique et de la Sicile, versione di M. Des Vergers, p. 181 e seg.; Nowairi, presso Di Gregorio, Rerum Arabicarum, p. 23 e seg.; Ibn-Abi-Dinâr, Storia d'Affrica, nella Biblioteca Arabo-Sicula, testo, p. 533; i quali con più o men particolari ripetono unica tradizione. Si veggano anche Amato, l'Ystoire de li Normant, Lib. V, cap. 8; l'Anonymi Chronicon-Siculum, presso Caruso, Bibliotheca Sicula, p. 836, e versione francese nello stesso volume di Amato, p. 278; Malaterra, lib. II, cap. 3; e Leone d'Ostia, lib. III, cap. 45: dei quali chi dice d'Ibn-Thimna cacciato di Palermo; chi del cognato d'Ibn-Hawwasci ucciso da lui; e da lor soli si ritrae che Ibn-Hawwasci fosse riconosciuto principe in Palermo. I nomi storpiati pur si ravvisano. Ibn-Thimna, è scritto Bettumenus, Vulthuminus, Vultimino ec.; Ibn-Meklati, Belcamedas, Bercanet, Benneclerus, e in una variante del Caruso, op. cit., p. 179, Benemeclerus; d'Ibn-Hawwasci si è fatto maggiore strazio, Belchaoth, Belchus ec. Sempre della voce ibn rimane la b, vi s'aggiugne la l dell'articolo che segue, ed è esatta anche la prima consonante del nome patronimico; il resto si dilegua.
Debbo aggiugnere che Ibn-Giûzi, autor del XIII secolo, dà seriamente una favola assurda che non cavò di certo dagli annali musulmani, ma da qualche tradizione orale o raccolta d'aneddoti. Scrive che i Franchi conquistarono la Sicilia il 463 (1070-71), chiamati da Ibn-Ba'ba', governatore dell'isola, per paura del califo d'Egitto il quale gli domandava il tributo ed ei non potea pagarlo. Si legge nel Merat-ez-Zemân, nella Biblioteca Arabo-Sicula, p. 326.