CAPITOLO XV.

Copiose abbiam visto le sorgenti della ricchezza; coltivati i comodi sociali; svegliati ingegni vaghi di scienze e d'ogni maniera di lettere; gli uomini ad uno ad uno non mentire al valor del sangue arabico, greco nè italico, non ignorar arte nè stromento di guerra che appartenesse a que' tempi. Costumi tra buoni e tristi: da un lato, invidia, avarizia, abbominazioni di taluno, stravizi di tal altro, ma l'universale condannarli; dall'altro lato, carità di figliuoli, costanti amicizie, liberalità, alti e generosi spiriti, raggi d'amore che balenavano fin entro le mura degli harem; talchè soli vizii profondi della società musulmana di Sicilia compariscon due: la violenza e il sospetto. Nè era menomata di certo la fede musulmana in Sicilia, dove non prevalsero scuole scettiche, non si udirono scismi, non sètte kharegite, nè fanatismo di casa d'Ali: allegri giovani beveano, dilettavansi di canti e suoni e balli, e poi se ne pentivano; più numero assai di devoti praticava e predicava la rigorosa disciplina, la vita ascetica, e fin le follie sufite. Il qual doppio egoismo dei gaudenti e degli asceti, inevitabil fatto in certe religioni, va noverato tra i sintomi non tra le cause della tabe che consumava la Sicilia, come ogni altra colonia arabica, senz'eccettuarne veruna. Tabe nel vincolo dello stato; quando i corpuscoli sociali non stanno insieme per amor di patria nè forza di comando, ma ciascun fa per sè. Dicemmo già come l'impero arabico nacque con tal germe d'immatura morte: per l'indole dei conquistatori, l'imperfetta assimilazione dei popoli vinti, l'immobilità delle leggi, la necessità e impotenza insieme del dispotismo, i mercenarii stranieri, l'ordinamento aristocratico dei giund, la confusa democrazia municipale, le consorterie per le multe del sangue: anarchia generale sotto sembianza di assoluta unità religiosa e politica. Indi s'era scisso il califato; i pezzi s'erano rinfranti; gli sminuzzoli, nello undecimo secolo, si trituravano; e pur la forza dissolvente non restava di commuovere e rimescolare quegli atomi di polvere. La Sicilia, spartita tra la gemâ di Palermo, Ibn-Hawwasci, Ibn-Meklâti, ed Ibn-Menkût, perseverò nella discordia sino all'ultimo compimento del conquisto normanno, sendo aggravato il vizio delle istituzioni dalla diversità delle genti. A levante, popolazioni cristiane soggette a nobiltà arabica; nel centro, le plebi di Siciliani convertiti all'islam; a ponente, la cittadinanza delle grosse terre; tramezzati in tutto questo rimasugli di Berberi di non so quante immigrazioni, e rifuggiti arabi d'Affrica e di Spagna. Era proprio la mano simboleggiata da Ibn-Hamdîs, la quale nell'ora del pericolo non potè impugnare la spada.

Ai fomenti di discordia s'aggiugnea l'ambizione di Moezz-ibn-Badîs e il subito danno che la distrusse, il contraccolpo del quale si risenti necessariamente in Sicilia. Appunto alla metà dell'undecimo secolo, passarono in quel ch'è oggi lo stato di Tunis gli Arabi che desolarono e ripopolarono l'Affrica settentrionale, ov'era assottigliata e snervata la schiatta dei primi conquistatori. La causa della quale irruzione fu che Moezz, disdetta l'autorità pontificale de' Fatemiti, avea gridato il nome dei califi di Bagdad; onde il ministro Iazuri, che tenea la somma delle cose al Cairo, non potendo ripigliare la provincia con le armi, la volle inondare di masnadieri: indettò le tribù beduine di Hilâl e Soleim, ospiti infestissimi dell'Alto Egitto; dispensò a ciascuno un mantello e un dinâr d'oro; e scaraventolli a ponente del Nilo (1051). Ed entro sei anni aveano compiuta l'opera; sospinto Moezz all'estrema riva del mare, su li scogli di Mehdia inespugnabili, dond'ei comandava molto dubbiamente a qualche città della costiera mercè l'armata e gli schiavi assoldati.[1533] In questa guerra gli Arabi saccheggiarono il Kairewân (novembre 1057), i cui cittadini si rifuggivano chi nelle parti più occidentali d'Affrica, chi in Spagna e chi in Sicilia.[1534] Precipitando per tal modo le cose di Moezz, veggiam calare in Sicilia la fazione che s'era affidata a lui nel principio della guerra civile, gli si era poi volta contro (1040), e non mi sembra inverosimile che avesse rannodato le pratiche, afforzata ch'essa fu a Castrogiovanni e Girgenti con Ibn-Hawwasci.

Ma cacciato di Palermo Simsâm e poi spento, par che la repubblica di Palermo ed altri grossi municipii venuti in sospetto di quelle pratiche si collegassero con la parte dei nobili a danno d'Ali-ibn-Hawwasci. Perchè allor si destava novella tempesta in Sicilia;[1535] sorgeva improvvisamente capo di parte un Mohammed-ibn-Ibrahim-ibn-Thimna, dei principali ottimati, se leggiam bene un luogo d'Ibn-Khaldûn,[1536] certo non uscito di sangue plebeo,[1537] insignoritosi di Siracusa, non si sa come nè quando, nè se quella fosse sua patria. Ibn-Thimna, assalito Ibn-Meklati, kâid di Catania, che avea sposata la Meimuna sorella d'Ali-ibn-Hawwasci, lo debellò, gli tolse la vita, lo stato e la donna; e, dopo i termini legali di vedovanza, chiese ed ottenne la man di lei dal fratello. Donde è chiaro che il signor di Castrogiovanni non ebbe poter d'aiutare il cognato confederato suo di certo, nè di ricusar la sorella all'uccisore. Nel medesimo tempo finisce ogni ricordo dei Beni-Menkût, signori della punta occidentale dell'isola. La più parte dell'isola obbedì a Ibn-Thimna, che osò prendere il medesimo titolo d'un califo di Bagdad[1538] Kâdir-billah, o diremmo “Possente per grazia di Dio;” e in Palermo si fece la Khotba per lui.[1539] È verosimile che la gemâ' gli abbia dato nella capitale un'autorità di nome; bensì l'abbia aiutato all'impresa di Catania e altre città marittime col navilio, il quale non si armò mai altrove che in Palermo. Si ristorava così un'apparente unità di comando di guerra, se mai la Sicilia fosse assalita. Suppongo compiute queste vicende il millecinquantatrè dell'era cristiana, quando Moezz era con l'acqua alla gola; ritraendosi che il quattrocentoquarantacinque dell'egira (1053-4), mandato da lui il navilio a ridurre Susa che gli s'era ribellata, trovò in que' mari l'armata del Sâheb di Sicilia, e temendola ostile diè di volta.[1540] La quale denominazione di Sâheb s'adatta a Ibn-Thimna e non meno la nimistà contro casa zîrita.

Durò quanto potea la concordia tra i due capi di parti, l'uno vittorioso, sciolto d'ogni timor di fuori, l'altro umiliato; rivolti entrambi ad avvantaggiarsi con la forza neutrale ch'erano i municipii. Il parentado diè occasione a scoprir nuovamente la nimistà. Meimuna, donna d'indole altera, pronto ingegno e lingua troppo più pronta, solea bisticciarsi col marito; il quale forse non l'amava nè ella lui, forse rinfacciava l'indole plebea alla figliuola del Demagogo. Una sera Ibn-Thimna, acceso dal vino, ricomincia i piati domestici, trascorre alle villanie; Meimuna gliene dà di rimando; e il feroce ubbriaco, come se avesse letto i fasti di Caligola o di Nerone, le fa segar le vene d'ambo le braccia. Ma un figliuolo di lui per nome Ibrahim accorreva a tempo, chiamava i medici, ed arrestavano il sangue; si che la dimane rientrato in sè Ibn-Thimna, andò a scusarsi dei furori dell'ebbrezza, e Meimuna fe sembiante di perdonarlo. Dopo onesto spazio di tempo, ella il pregava le concedesse di rivedere i parenti; quegli, o non sospettando non curandola, o ch'ei cercasse pretesto d'attaccare briga con Ibn-Hawwasci, le diè licenza; mandolla con onorevole scorta e ricchi presenti a Castrogiovanni. Contò allora il caso al fratello; quei le giurò che mai non la rimanderebbe all'efferato signore. Indi Ibn-Thimna a rivendicar i diritti di marito e di re, a minacciare quel che tenea vassallo e plebeo: ma Ibn-Hawwasci non si spuntò dal niego; ed entrambi apparecchiarono le armi.

Ibn-Thimna movea all'assedio di Castrogiovanni; l'altro gli uscì all'incontro; lacerò a brani a brani l'esercito nemico, dicon gli annali, e lo inseguì fin presso Catania con grandissima uccisione. Se prima o dopo della sconfitta non si sa, la Sicilia tutta da Catania, qualche altra città all'infuori, prestava obbedienza al vincitore, anche Palermo. Indi si scorge che la cittadinanza della capitale e delle città maggiori, la quale avea deciso altre fiate i litigi tra le due parti, gittandosi or con l'una or con l'altra, compiè quest'altra rivoluzione a favor d'Ibn-Hawwasci. E in vero, dileguato il timore delle armi di Moezz, il capo dei gentiluomini avea dovuto aggravar la mano su la cittadinanza al par che su la parte siciliana, e provarsi a prender in quelle regioni dell'isola l'autorità, della quale non godeva altro che il nome. Il terzo partito dunque, com'or si chiama, lo messe giù al par di Akhal, del figliuolo di Moezz e di Simsâm. Ibn-Thimna condotto agli estremi, si ricordò che v'erano in Sicilia e in Calabria i Cristiani. Pratiche s'erano cominciate al certo tra gli uni e gli altri fin quando si videro sventolare da Messina su l'altra sponda dello Stretto le gloriose bandiere normanne. Il signor musulmano si cacciò, traditore a sua schiatta e religione, tra le sante trame di chi volea scuotere il giogo: corse a Mileto offerendo la Sicilia al conte Ruggiero, con la solita speranza ch'ei la conquistasse per fargliene dono.[1541]

SOMMARIO
DEI CAPITOLI CONTENUTI
NEL SECONDO VOLUME.

LIBRO TERZO.
 
CAPITOLO I.
 
an. 827-900. Società musulmana di Sicilia. — Emir di provincia in dritto comune Pag. 1
  Secondo il fatto in Sicilia 5
  Amministrazione della giustizia 7
  Amministrazione civile 8
  Municipio ossia gemâ' 9
  Proprietà delle terre in dritto comune 12
  Tassa fondiaria. Kharâg 18
  Proprietà in Affrica 21
  E in Sicilia 22
  Stipendii militari. Giund 25
  Fei. Iktâ'. 27
  Altre parti dell'azienda 29
  Schiatte in Sicilia. Arabi e Persiani 31
  Berberi 35
  Antagonismo d'Arabi e Berberi 37
  Tendenza della colonia a governo proprio 40
  Contrasto interiore delle due schiatte 41
  Come l'usa Ibrahim-ibn-Ahmed 42
 
CAPITOLO II.
 
875-901. Indole d'Ibrahim 45
  Esaltazione. Primordii del regno 46
  Opere pubbliche. Fuochi di segnale 48
  Fondazione di Rakkâda 49
  Tirannide, tumulti e stragi 50
  Orribili crudeltà 54
  Parricidio su mogli, fratelli, figli e figliuole 58
 
CAPITOLO III.
 
898. Rivoluzione spenta in Sicilia 62
899. E ridesta 63
900. Abu-Abbas figlio d'Ibrahim viene con l'esercito 64
  Combattimenti. Resa di Palermo 66
901. Guerra sopra i Cristiani in Sicilia e in Calabria 69
902. Abdicazione d'Ibrahim 75
 
CAPITOLO IV.
 
  Ibrahim in Sicilia 78
  Prende Taormina d'assalto 81
  Stragi. Martirio di San Procopio 83
  Ridotte Demona, Mico, Aci e Rametta 85
  Deboli provvedimenti di Leone il Sapiente 87
  Ibrahim passa in Calabria 89
  Terrore e miracoli a Napoli 90
  Ibrahim muore all'assedio di Cosenza 95
 
CAPITOLO V.
 
Secolo VII a IX. Scismi musulmani 97
  Promosse le scienze. Scuole scettiche 99
  Sette miste. — Kharegiti 102
  Sciiti 105
  Influenza delle antiche sètte persiane 108
  Zindîk, Khorramii ec. 111
  Origine degli Ismaeliani 114
  Karmati 116
  Ordinamento di setta ismaeliana 118
893-900. Propaganda in Affrica 120
  Abu-Abd-Allah ed i Berberi di Kotama 122
904. Pigliano le armi contro gli Aghlabiti 123
 
CAPITOLO VI.
 
902. Riforme dell'Aghlabita Abu-Abbâs 124
903. Ucciso per pratica del figlio 126
  Bagno di Ziadet-Allah 127
901-908. Vittorie dello Sciita 128
909. Fuga di Ziadet-Allah 129
  Occupato il regno degli Sciiti 131
  Obeid-Allah detto il Mehdi supposto discendente d'Ali e Fatima 132
  Imprigionato a Segelmessa 133
910. Fondazione del califato Fatemita 135
910-920. Ordinamenti e misfatti del nuovo principe 137
915-920. Fabbrica la città di Mehdia 139
 
CAPITOLO VII.
 
902-910. Emir che succedonsi in Palermo 140
910. Ibn-Abi-Khinzir mandato dal Mehdi 142
912. Cacciato dal popolo 144
  Potenza della nobiltà 145
913. Nuova rivoluzione. Il popolo elegge emir Ibn-Korhob 147
  Guerra ai Cristiani 148
914. Investitura degli Abbassidi 149
  Vittoria navale in Affrica 150
915-916. Naufragio e sconfitta 151
  Trattato coi Bizantini 153
  Controrivoluzione 154
916. Supplizio d'Ibn-Korhob 156
917. Assedio e dedizione di Palermo 157
 
CAPITOLO VIII.
 
882-915. Colonia dal Garigliano 160
  Sue scorrerie 162
  Difese di Giovanni X 165
913. Lega contro quei Musulmani 166
916. Distrutta la colonia 166
918. Condizione della Puglia e Calabria 168
  Slavi a' soldi dei Fatemiti 168
918-925. Fazioni di Reggio ed Oria 170
  Trattato dei Fatemiti coi Bizantini 175
826-929. Scorrerie degli Schiavoni e Siciliani in Terraferma 176
934-935. Affricani a Genova 179
 
CAPITOLO IX.
 
917-937. Salem emiro con scemata autorità 181
934-936. Inondazione. Vento infocato 184
937. Rivoluzione di Girgenti 185
  E di Palermo 187
  Khalîl-ibn-Ishak 188
  Edifica la Khalesa 189
938. Muove contro Girgenti 191
  Stragi e fame in val di Mazara 192
940. I Girgentini s'arrendono 195
944. Vanti di Khalîl in Affrica e sua morte 196
 
CAPITOLO X.
 
  Rivoluzione dei Nekkariti in Affrica. Abu-Iezîd 197
  Boscera il Siciliano 199
945. Assedio di Mehdia 200
  Morte d'Abu-Iezîd 201
947. Carestia, bargelli ed esattori in Sicilia 203
  Tumulto in Palermo 204
948. Hasan primo emir kelbita 207
  Prende lo stato in Palermo 208
  E spegne a tradimento i capi della nobiltà 210
 
CAPITOLO XI.
 
895-948. Condizione dei Cristiani in Valdemone o Val di Noto 212
  Popolazione del Val di Mazara 216
895-948. Principii di cultura intellettuale 218
951. Novella versione di Dioscoride 218
  Giuristi e libri malekiti 220
  Il cadi Meimûn in Palermo 222
  Altri giuristi. Ibn-Khorassân filologo 224
  Raccontatori di biografie 225
  Meno coltivati gli altri studii 226
  Siciliani che si segnalarono fuori 228
  Devoti e superstizioni 229
 
LIBRO QUARTO.
 
CAPITOLO I.
 
948. Casa kelbita dei Beni-Abi-Hosein 233
  Hasan non ebbe nuovo titolo nè autorità, se non che di emîr generale, come quei del nono secolo 234
969. L'emirato di Sicilia divien di fatto ereditario e independente 238
 
CAPITOLO II.
 
950. Guerra di Hasan in Calabria 242
952. Moschea a Reggio. Patti 248
953. Confermato Hasan con sostituzione del figliuolo Ahmed 249
955. Fazione di Hasan in Spagna 249
956-960. Nuova guerra coi Bizantini 250
 
CAPITOLO III.
 
961. Hasan e Ahmed coi nobili siciliani a corte del califo Moezz 254
  Disegni contro i Cristiani di Val Demone 255
962. Feste di circoncisione in Sicilia 256
  Presa Taormina 257
965. Rametta sola resiste 259
  Niceforo Foca le manda in aiuto Manuele e Niceta 260
964. Sbarco e fazioni dei Bizantini 263
  Battaglia di Rametta 264
  Morte di Hasan 269
965. Espugnazione di Rametta 270
  Vittoria navale dei Musulmani 274
 
CAPITOLO IV.
 
967. Ristorazione di città e ordinamento degli iklîm 274
  Pace tra Moezz e i Bizantini 278
  Niccolò ambasciatore greco 279
968. Indole e arti di regno di Moezz 281
  Giawher liberto siciliano 282
  Reca le armi di Moezz fino all'Atlantico 283
969. E gli conquista l'Egitto 284
970-974. Conseguenze in Oriente 286
972. Moezz muta la sede in Egitto 287
  Lascia un luogotenente in Affrica, senza autorità su la Sicilia 288
 
CAPITOLO V.
 
969. I Kelbiti richiamati in Affrica 290
  Rivoluzione in Sicilia 290
970. Moezz cede e manda emiro Abu-l-Kâsem-Ali, kelbita 293
972. Il viaggiatore Ibn-Haukal 294
  Descrizione di Palermo 296
  Numero approssimativo degli abitatori 304
  Costumi e usanze 306
  Riflessioni d'Ibn-Haukal su i Musulmani di Spagna e delle isole 309
 
CAPITOLO VI.
 
968-970. Otone I nell'Italia meridionale 310
  Lega dei Fatemiti coi Bizantini 312
975. Spezzata 313
976. Guerra d'Abu-l-Kâsim in Calabria 314
977. Arse Taranto, Oria e Bovino 315
903-950. San Nilo da Rossano 317
951. Assalto del Monastero di S. Mercurio 319
977. Frati presi a Rossano 319
  Lettera di San Nilo ad Abu-l-Kâsem 320
984. Otone II muove contro i Bizantini e i Musulmani 321
982. Viene a Taranto e Rossano 322
  Sconfitto a Stilo. Vittoria e morte d'Abu-l-Kâsem 324
  Fuga d'Otone 325
  Ritirata dell'esercito siciliano 329
 
CAPITOLO VII.
 
982-983. Emiri. Giâber; Gia'far 330
985-989. Abd-Allah; e Iûsuf 331
990-997. Potenza dei Kelbiti in Egitto 331
990-998. Ottimo governo di Iûsuf 332
  Il poeta Ibn-Moweddib a corte di Palermo 333
  E Mohammed-ibn-'Abdûn 334
  Poema di Abd-Allah-Tonukhi a lode di Iûsuf e del figliuolo 335
  Fama cavalleresca della corte 337
983-998. I Bizantini occupan la Puglia e la Calabria 338
986-1005. Assalti dei Siciliani in quelle province 339
1004. Assedio di Bari 341
1005-1011. Altre fazioni 341
1016. I Normanni a Salerno 343
1020-1031. I Siciliani assaltano tuttavia la Puglia e la Calabria 345
  Altre fazioni loro supposte da nomi geografici 346
 
CAPITOLO VIII.
 
998. Gia'far-ibn-Iûsuf, emiro 348
1015. Ribellione e supplizio del fratello Ali 350
  Nuovo ordinamento dell'esercito 351
  Gravezze 352
1019. Rivoluzione in Palermo 353
  Cacciato Gia'far e surrogatogli il fratello Akhal 354
975-998. Dominazione degli Zîriti in Affrica 355
999. Iânis il Siciliano 356
  Condizione dei Berberi nell'Affrica propria 357
1001-1023. Calamità ed emigrazioni d'Affrica in Sicilia 358
1016. Moezz-ibn-Badîs lo Zîrita 359
  Persecuzione degli Sciiti 359
1019. Rifuggiti in Sicilia 361
1019-1052. Industria e ricchezza dell'Affrica propria 362
1023. Armamenti di Moezz 363
 
CAPITOLO IX.
 
1025. Primordii d'Akbal in Sicilia 364
  Esercito bizantino in Calabria 365
1026. Naufragio degli Affricani 366
1031-1035. Scorrerie navali dei Siciliani ed Affricani in Grecia 367
  Akbal favorisce in Sicilia la parte che si chiamò degli Affricani contro la parte dei Siciliani 368
  Schiatte e condizioni delle due parti 369
  I nobili 372
  La cittadinanza 373
  Intenti e modi di Akhal 374
  Si sottomette ai Bizantini 376
1035-1037. I Siciliani chiamano Moezz. Guerra civile 377
1038. Ucciso Akhal, Moezz resta padrone dall'isola 378
 
CAPITOLO X.
 
  Impresa di Maniace 379
  Racconti dei mercenarii Scandinavi o Varangi 380
  Vittorie di Maniace 381
1038-1039. Assedio di Siracusa 384
1040. Battaglia di Traina 387
  Rivolta di Ardoino coi Normanni 389
  Maniace e l'ammiraglio Stefano 390
  Maniace si afforza in Sicilia 391
1041. È scambiato e catturato 392
1042. Difesa di Catacalone a Messina 393
1043. Ribellione e morte di Maniace 394
 
CAPITOLO XI.
 
1043-1061. Condizione dei Cristiani di Sicilia 395
  La più parte dsimmi 397
  Di schiatta greca e italica 398
  Studii e industria loro 399
  Il clero 401
  I frati 403
  Poco zelo religioso 404
948-1061. San Vitale da Castronovo 406
950-994. San Luca da Demona 408
1020-1070. San Filareto 410
964-1031. San Simeone da Siracusa 412
827-1061. Il Cristianesimo non mancò giammai in Sicilia 414
  Due tradizioni rigettate 415
 
CAPITOLO XII.
 
1040. Difetto di notizie storiche 417
  Condizioni d'Abd-Allah-ibn-Moezz in Sicilia 418
  È cacciato e fatto emiro Simsâm-ed-dawla 419
1040-1052. Sorgono i regoli Ibn-Menkût, Ibn-Hawwasci, Ib-Meklâti, e Palermo si regge a repubblica 420
  Riforma sociale a Malta 422
  Come cadde la dinastia kelbita 423
  Parti 424
  Intenti politici dei Palermitani 426
 
CAPITOLO XIII.
 
XI Secolo. Prosperità materiale e lettere 428
  Notizie geografiche d'Abu-Ali e d'Ibn-Kattâ' su la Sicilia 428
  Numero delle città, rôcche e villaggi 430
  Nomi 431
  Distribuzione delle schiatte 434
  Cenni su alcune città 436
  Descrizioni dell'Etna ed eruzioni 438
  Prodotti minerali dell'isola 441
  Acque e boschi 443
  Agricoltura 444
  Pastorizia 446
  Pratiche agrarie dei Siciliani 446
  Manifatture 448
  Commercio 449
  Architettura 450
  Iscrizioni e calligrafia 452
  Monete 456
  Tari d'oro di Sicilia imitati a Napoli, Salerno e Amalfi 458
 
CAPITOLO XIV.
 
XI Secolo. Studii degli Arabi. Prevalgono le scienze coraniche e le lettere 460
  Fonti di storia letteraria 462
  Astronomi e matematici siciliani 463
  Lavori di geografia matematica 464
  Misure itinerarie della Sicilia 466
  Scrittori di medicina. Abu-Sa'id-ibn-Ibrahim 467
  Lo sceriffo Ahmed 470
  Altri medici 471
Verso il 1000. Studii filosofici. Sa'id-ibn-Fethûn da Cordova 472
  Lettura del Corano 472
1062-1122. Ibn-Fehhâm 474
m. 1063. Abu-Tâher-Isma'il 475
Verso il 1100. Ibn-Omar e Ibn-Haiun 476
  Altri lettori del Corano 477
  La Tradizione di Maometto 479
Verso l'842. Tradizionisti: il Kalawri 479
Verso il 900. Abu-Bekr-Temimi 480
Verso il 1030. Ammâr principe Kelbita ed altri tradizionisti 481
m. 1141. Mazari giurista, tradizionista, teologo e medico 482
m. 1059. Studii legali. Ibn-Iûnis detto il Siciliano 486
Verso il 1030. Abd-el-Hakk 487
  Altri scrittori e professori di dritto 488
m. 1072. Sementari, giurista e ascetico 490
Verso il 1040. Ibn-Hamsa 491
  Setta dei Sufiti 492
X e XI Secolo. Sufiti Siciliani 493
  Altri ascetici e teologi 494
  Opera di teologia d'Abd-er-Rahman-Sikilli 495
  Lettere 495
  Varii filologi e grammatici siciliani o venuti in Sicilia 495
1033-1118. Kattâni 498
1000-1070. Ibn-Rescîk 499
  Falsa etimologia della voce Sicilia 504
Verso il 1030. Ibn-Abd-el-Berr 504
  Gia'far-ibn-Kattâ' 505
1041-1121. Ali suo figliuolo 505
  Opere d'Ali-ibn-Kattâ' 507
  Altri filologi 511
Verso il 1070. Ibn-Mekki giurista ed oratore 513
  Prosatori. Hascem-ibn-Iûnis 514
  Altri prosatori. I Segretarii 515
X e XI secolo. Storia. Cronica di Cambridge; Abu-Ali, e pochi altri 516
  Poesia arabica in questo tempo 517
Verso il 1030. Poeti eroici, ossia di Kasîde; Ibn-Tûbi 517
Verso il 1040. Ibn-Sebbâgh 519
1061. Ibn-Biscir, Billanobi ed altri rifuggiti in Egitto 520
  Comunicazioni con la Spagna 523
1032-1111. Abu-l-Arab 524
1056-1133. Ibn-Hamdîs 525
  Sua descrizione della vita dei giovani nobili 530
  Vanti guerrieri 532
  Carità patria e giudizio severo su la Sicilia 534
  Altri poeti di Kasîde 535
Verso il 1050. Satirici. Ibn-Tazi 536
  E Ruzaik 537
953-1100. Poeti di casa kelbita 537
  Altri principi e magistrati 539
X e XI Secolo. Poeti su argomenti morali 540
  E molti altri 541
  Come vadano giudicati i poeti arabi in Sicilia 542
  I musici 544
IX e X secolo. Epilogo su gli studii dei Musulmani di Sicilia fino al conquisto 545
 
CAPITOLO XV.
 
1053-1060. Condizioni e costumi pubblici e cagioni della decadenza 545
1051-1057. Grande avvenimento da Affrica 547
  Ibn-Thimna signor di Siracusa occupa Catania ed è riconosciuto principe di tutta l'isola 548
1053-1054. Armata siciliana a Susa 550
1054-1060. Meimuna moglie d'Ibn-Thimna si rifugge appo il fratello 550
  Guerra tra Ibn-Thimna e Ibn-Hawwasci signor di Castrogiovanni 551
  Ibn-Thimna sconfitto chiama i Normanni 551

FINE DEL SECONDO VOLUME.