428. Calvino commentando il capo VI di Daniele, dice: Abdicant se potestate terreni principes cum insurgunt contra Deum: indigni sunt qui in numero hominum censeantur ideoque in capita potius eorum conspuere oportet quam illis parere.

429. Melantone professava «doversi gli articoli di fede mutar sovente e accomodarli ai tempi e alle circostanze». Infatto variò fin nelle asserzioni più solenni, per esempio, intorno alla presenza reale. I Luterani lo riprovarono, e in pieno sinodo (Colloq. Altenburg.) dichiararono: Cambiando e ricambiando di continuo, apprestò armi ai papisti, ridusse i fedeli a non conoscere più che cosa devono tenere per vera dottrina. I suoi Luoghi teologici son piuttosto a dire Giuochi teologici.

430. I Ep. ad Corinthios, XIV, 33.

431. Già san Vincenzo di Lerino diceva: Nullusne ergo in Ecclesia Christi profectus habebitur intelligentiæ? Habebitur plane et maximus, sed ita tamen ut vere profectus sit ille fidei, non permutatio. Commonitorium, c. 29.

432. Vedi nel Discorso XI.

433. Ep. 2, II, 2.

434. Ep. 4, Joann. II, v. 12, e III, v. 13.

435. Ep. B. Petri II, cap. I, 20.

436. E. II, cap. III, v. 16.

437. II ad Thess. v. 14.

438. Catholici tenent unum esse principium fidei: verbum Dei ab Ecclesia propositum (Wallenburg). Illud omne et solum est de fide catholica quod est revelatum in verbo Dei, et propositum omnibus ab ecclesia catholica, fide divina credendum (Veronius, Regula Fidei cath.).

439. Il parigino Francesco Véron (1575-1649), nella Regula Fidei, e nel Metodo di trattar le controversie, espose con chiarezza e precisione le verità di fede canonicamente decise, distinguendole da altre che sono opinioni teologiche. È noto come ciò abbia pur fatto Bossuet, a segno che i Protestanti di buona fede domandaronsi in che cosa diversificassero essenzialmente dai Cattolici. Capitale in queste senso è la Esposizione delle antitesi dogmatiche fra Cattolici e Protestanti di G. A. Moehler, 1840.

440. A quanto dicemmo sulla cattolicità di Dante aggiungiamo ch'egli fe di Maria Vergine il centro di tutta la sua visione: ritrasse in questa tutto quanto la Chiesa crede, insegna o pratica ad onore di Colei che a Cristo più s'assomiglia, e «in cui s'aduna quanto in creatura è di bontade»: simboli, immagini, canti vi rappresentano il culto di lei colla scienza del teologo e la legenda del popolo, e la figurano in «cielo qual meridiana face di caritade, e giuso intra i mortali qual di speranza fontana vivace». Sant'Antonino scrisse: Qui petit sine ipsa duce, sine pennis, sine alis tentat volare. E Dante avea cantato:

Donna, se' tanto grande e tanto vali,

Che, qual vuol grazia e a te non ricorre,

Sua desianza vuol volar senz'ali.

441. Sulla mitologia cattolica, Giuseppe De Maistre scrive ad un amico (Lettres, tom. I, 235).

«Sans doute toute religion pousse une mythologie. Mais n'oubliez pas que celle de la religion chrétienne est toujours chaste, toujours utile, et souvent sublime, sans que, par un privilège particulier, il soit jamais possible de la confondre avec la religion même». Écoutez un exemple: «Un saint eut une vision, pendant laquelle il vit Satan debout devant le trône de Dieu, et ayant prêté l'oreille, il entendit l'esprit malin qui disait: Pourquoi m'as-tu damné, moi qui ne t'ai offensé qu'une fois, tandis que tu sauves des millières d'hommes qui t'ont offensé tant des fois?» Dieu lui répondit: «M'as tu demandé pardon une fois?»

«Voilà la mythologie chrétienne. C'est la vérité dramatique, qui a sa valeur et son effet indépendamment même de la vérité littérale, et qui n'y gagnerait même rien. Que le Saint ait ou n'ait pas entendu le mot sublime que je viens de citer, qu'importe? Le grand point est de savoir que le pardon n'est refusé qu'à celui qui ne l'a pas demandé».

L'osservazione è argutissima; ma perchè fosse del tutto vera bisognerebbe un fatto assolutamente contrario all'indole della mitologia, cioè che esistesse qualche autorità, la quale scegliesse, tra i mille parti delle fantasie e dell'ignoranza, le favole che sono caste, morali, sublimi. Vero è che la più parte di quelle che furono foggiate da Cristiani recano onore al genere umano e profitto alla virtù, e attestano una vittoria della debolezza sopra la violenza, del bene sopra il male.

442. Bridgewater lasciò una grossa somma perchè si facessero otto trattati in cui, secondo le varie scienze, si dimostrasse la verità della rivelazione. Fra queste scienze non figurava la matematica, e dopo che Chalmers ebbe trattato della morale natura dell'uomo, Buckland della geologia, Whewell dell'astronomia ecc., Babbage volle far un Nono trattato per dimostrare che colla matematica e la meccanica pure si potea dimostrarla ancor meglio. È facile capire come un intelletto che si ribella a tutto ciò che non è algebra, e che fa dipender la rivelazione tutt'affatto da testimonianze umane, cozzi spesso coll'ortodossia, e confondasi con quelli, che, abbassando il Creatore alla propria misura, pretendono nel sopranaturale ciò che sta solo nel naturale. Ma è bello vederlo raccoglier tanti argomenti, da svergognare coloro che ridono d'ogni miracolo. Nella famosa sua macchina da calcoli mostrava potersi introdurre anche una legge arbitraria, per un periodo più o men lungo, dopo il quale essa n'addotterebbe un'altra, impostagli dall'inventore sin da principio: potersi anche disporne il meccanismo in modo che, a un dato tempo, ricomparisse la prima o un'altra legge: o che durante l'azione di una, questa potesse esser sospesa per far luogo a un'altra che opererebbe solo in quell'occasione, o tornerebbe a determinati intervalli.

Al modo stesso Iddio, nella creazione, prevedendo le necessità avvenire, potè provedere a tutte le eventualità: imporre alla natura leggi che operassero per un tempo, indi cedessero ad altre, o che bastassero per deviazioni temporarie. Se il sole s'arrestò alla voce di Giosuè, tal fatto poteva esser compreso nei disegni primitivi del Creatore, e prodotto dall'azione transitoria d'alcuna legge acconcia. Se morti resuscitarono, fu effetto d'una forza che opererebbe solo a rari intervalli, benchè compresa nel piano primordiale del creato. Più facile è l'applicar tale ragionamento alle epoche geologiche, segnate dall'apparir di nuove specie animali e vegetali.

Secondo il nostro matematico, può dunque ammettersi che Dio previde tutte le circostanze contingibili che potrebbero reclamar un'effimera o durevole alterazione nell'economia del creato, e proveduto ai mezzi di farle arrivare. Così chi facesse un oriuolo che andasse sempre, che sospendesse i movimenti a un dato tempo per un minuto, che a un momento assegnato tornasse indietro le lancette, attesterebbe un'abilità stupenda, ma le variazioni sarebbero dovute a un disegno primitivo, a una legge grande e unica: e l'intelletto capace di abbracciar d'un colpo tutte le combinazioni possibili, è superiore a quello che intervenisse periodicamente a cambiare meccanismo o a invertire le proprie regole.

Tutto ciò può ispirare a una mente colta un sublime concetto della sapienza che presedette alla creazione, e sventa il sofisma di coloro che trovan indegno dell'Ente Supremo l'interromper le proprie leggi e cambiar il corso della natura per qualche bisogno dell'uomo, per qualche preghiera: o per coloro che dicono che il venir d'un'altra età geologica attesta l'imperfezione della precedente, e che il mondo fu fatto alla bell'e meglio. Pure bisogna confessare che c'è qualcosa di arido in questo mondo che va per puro meccanismo: lo spirito può contentarsene, il cuore no. Direbbesi che all'Onnipotente costi il mantener il mondo in buona condizione, il presedervi in persona, anzichè per mezzi secondarj, il governare per atti diretti di volontà, anzichè rimettersi a leggi inviolabili. L'Onnipotente può del pari e far un miracolo a dato tempo, e averlo preparato centomila anni prima; perchè dunque c'invidieremmo la consolazione di vederlo operar ad ogni caso direttamente, anzichè per un prestabilito meccanismo?

Il cardinale De La Luzerne, nella dissertazione sui miracoli, li stabilisce appunto sull'autorità dei testimonj umani e i fondamenti della certezza; e sol dopo fissate le regole della critica storica ne fa l'applicazione ai racconti evangelici. Anche Frayssinoux, volendo difendere la verità de' miracoli evangelici, consacra un'intera conferenza sull'autorità de' testimonj umani; stabilendo che un miracolo, anzitutto, è un fatto; e bisogna provarlo o distruggerlo, invece di costituir sistemi a priori.

443. Vocavit discipulos et elegit duodecim ex ipsis, quod et apostolos nominavit. Matt. X, Marc. III, Luca VI.

444. Quæcumque ligaveritis super terram, erunt ligata et in cœlo, etc. Matt. XVIII.

445. Qui vos audit me audit: qui vos spernit me spernit. Matt. X, Luca X, Joann. XIII.

446. Data est mihi omnis potestas in cœlo et in terra. Euntes ergo docete omnes gentes, baptizantes eos, etc. Matt. XXIII. Euntes in mundum universum, prædicate evangelium omni creaturæ. Qui crederit et baptizatus fuerit, salvus erit, etc. Marc. XVI.

447. Accipite Spiritum Sanctum. Quorum remiseritis peccata, remittuntur eis, et quorum retinueritis, retenta sunt. Joann. XX.

448. Ego vobiscum sum omnibus diebus, usque ad consummationem sæculi. Matt. XXVIII.

449. Tu es Petrus, et super hanc petram ædificabo Ecclesiam meam. Matt. XVI.

450. Tibi dabo claves regni cœlorum. Ib.

451. Pasce agnos meos... pasce oves meas. Joann. XXI.

452. Ego rogavi pro te ne deficiat fides tua; et tu conversus confirma fratres tuos. Luca XXII.

453. Portæ inferi non prævalebunt adversus Ecclesiam. Matt. XVI.

454. Vedi il Discorso XVI, pag. 314.

455. Ne' manuscritti della Magliabecchiana, D. 743, è una raccolta di sonetti contro le varie eresie. Per esempio

Wittemberga ed in lei la setta luterana.

Qual Pentapoli in fiamme od in faville

S'erghino l'alte torri e vasti campi:

Nelle tue cieche vie piede non stampi,

Ma l'onde sol di Stige a mille a mille....

Fonte de' prischi e de' novelli errori.

Che nel tuo sen disseminò Lutero

Contro alla fede, all'opre, al maggior duce.

E a Ginevra:

Crudele arpia che t'eleggesti in prova

D'impietà asilo, acciò ch'ogni alma pera...

Del tuo lago infernale il ciel commova

L'onde sovra di te chi al tutto impèra...

Geneva d'eresie l'eletto albergo

Di Farello empia sede e di Calvino

Ove Anticristo l'ampie vie disserra...

D'ogni altra la peggior, Sodoma in terra.

E meglio in altro all'Eresia:

Da chi vieni? da chi? rea, da qual banda

Senza patente aver teco o missione?

Se 'l tuo spirto privato n'è cagione

Adunque non è Dio quel che ti manda.

Più sfacciata di Flora e più nefanda,

Se miracol non fai: dunque a ragione

O vien da facoltà che ha successione,

O di' che 'l diavol è quel che t'arranda, ecc.

456. Sadoleti Epp. 11 e 12, lib. XIV.

457. Lettere vulgari.

458. Monumenta Vaticana, LXXXI, LXXXII.

459. Alberti Pii Carporum, comitis illustrissimi et viri longe doctissimi, præter præfationem et operis conclusionem, tres et viginti libri in locos lucubrationum variarum D. Erasmi Roterodami quos censet ab eo recognoscendos et retractandos. Venezia 1531.

460. Lo riprodusse poi ne' Colloquj col titolo di Exequiæ seraphicæ, cambiandone il nome in Eusebio, ma lasciando le allusioni a colui, ex principe privatum, e privato exulem, ex exule tantum non mendicum, pene addideram sycophantem.

461. Ubicumque regnat lutheranismus, ibi literarum est interitus. Ep. 1101 del 1528. Evangelicos istos, cum multis aliis tum hoc nomine præcipue odi, quod per eos ubique languent bonæ literæ, sine quibus quid est hominum vita? Amant viaticum et uxorem, cœtera pili faciunt. Hos fucos longissime arcendos censeo a vestro contubernio. Ep. 946 dell'anno stesso.

462. Ep. 736.

463.

Roma, 15 gennajo 1521.

«Caro figlio, gratissima ci fu la tua lettera, poichè ci chiarì di quello su cui ci davano a dubitare non solo l'asserzione di pie e prudenti persone, ma alcuni tuoi scritti stessi, che tu conservi buona volontà verso noi e la santa sede, e per la pace e concordia cristiana: il che perfettamente conviensi e all'egregio ingegno che Dio ti ha donato, e alla pietà che sempre professasti. E noi che, sebben lontano, ti avevamo sempre in memoria, e pensavamo dar qualche premio alle esimie tue virtù, se eravamo stati smossi da questo pensiero, lietamente ci vedemmo dalla tua lettera restituiti alla primiera intenzione. E deh come ora è certo a noi, fosse così agli altri, la benevolenza tua verso questa sede apostolica e la comune fede di Dio! No, mai non vi fu tempo più opportuno o causa più giusta di opporre l'ingegno e la dottrina agli empj, nè alcuno sarebbe di te più adatto a tale offizio, al quale pur s'adoprano molti in fama di pietà e scienza somma. Ma Iddio diresse i loro cuori, e alla tua prudenza vuolsi ciò rimettere. Noi, contro le contumelie degli uomini sediziosi, armati di pazienza e del soccorso divino, siamo viepiù dolenti che colla zizania molta buona messe si corrompa; ed ogni danno del gregge a noi commesso ne affligge, non potendo non dolerci del veder le buone menti tratte in errore, mentre desidereremmo salvi anche gli autori dell'empietà. Ma nè Dio mancherà a noi, nè noi al nostro dovere. Quanto alla tua lettera, essa ci assicura della tua ottima intenzione, e la tua venuta qui, quando ch'ella sia, riceveremo volentierissimo.»

Nella Biblioteca Vaticana, Nunziatura di Germania. Vol. I, pag. 40.

464. Sul suo epitafio fe scrivere: Ex diuturno studio hoc didicit, mortalia contemnere, et ignorantiam suam non ignorare.

465. Ep. 601.

466. Monumenta Vaticana LXIX.

467. Videor mihi fere omnia docuisse quæ docet Lutherus, nisi quod non tam atrociter, quodque abstinui quibusdam ænigmatibus et paradoxis. Ep. a Zuinglio.

468. Più tardi il nome di Erasmo sonò ereticale. Nella biblioteca di San Salvadore a Bologna, l'inquisizione, sotto Paolo IV, ne portò via le opere; e le traduzioni di Ecolampadio ch'erano postillate da Erasmo, furono lavate con acqua di calce per farle scomparire; al qual modo fu pure guasta un'edizione di san Girolamo, postillata dallo stesso, e confiscato uno Svetonio che portava il nome di Erasmo.

469. Civitates aliquot Germaniæ implentur erroribus, desertoribus monasteriorum, sacerdotibus conjugatis, plerisque famelicis ac nudis; nec aliud quam saltatur, editur, bibitur ac cubatur, nec docent, nec discunt; nulla vitæ sobrietas, nulla sinceritas. Ubicumque sunt, ibi jacent omnes bonæ disciplinæ cum pietate. Erasmi ep. 902 del 1527.

470. In Erasmi funus dialogus lepidissimus. Basilea 1540.

471. Anche il cardinale Comendone veneziano alla dieta germanica nel 1561 insisteva sui disordini d'intelletto e di fatti, venuti dietro alla riforma. In quos, Deus bone, et quam devios anfractus deflexistis! quibus vos erroribus implicuistis! quibus mentes vestras tenebris mersistis! at etiam iniquo animo ferri ad principibus vestris nuper dicebatis quod nos varia ac multiplici religione agitari impellique Germanos vobis adjecimus, idque inficias ire verecundia non fuit. An potest clarius, an evidentius esse quidquam, vestris esse inter vos de tota cœlestium rerum ac divinarum cæremoniarum ratione dissidiis et concertationibus? Una est vestrum omnium consensio et conspiratio adversus nos, Ecclesiamque a qua defecistis; cætera nihil dissimilius, nihil disjunctius, nihil discrepantius. An vero id non testatum omnibus? an non omnis referta libris Germania est, contraria et propugnantia docentibus? an adeo hebetes nos ac rudes germanicarum rerum esse putatis, ista ut ignoremus? at Lutherus quidem ipse, Paulus alter ut vos vultis, qui præceps se ex Ecclesiæ navi in mare dejecit, a quo jactata a vobis Augustana formula conflata est, quando sibi, aut in quo satis constitit? an istam ipsam formulam non quotannis quamdiu vixit commutatam, diversasque in sententias contortam edidit? An qui postea ipsum secuti sunt, non æque licenter trahendo eam, quo cujusque libido rapuit totam aliam fecerunt? Sed quod jam vixæ inter vos de dictis sententiisque Lutheri? Et quotus quisque est, qui quæ placita illi sunt probet? quot Melanchthon? quot Œcolampadius? quot Zuinglius? quot denique Calvinus trahit? quot alii sexcenti, qui omnes de summis rebus a Luthero, atque inter se dissentiunt? Non modo civitas, aut municipium, sed ne domus quidem in Germania et ulla horum certaminum expers. Cum viro uxor, cum parentibus liberi, de fide sacrorum, de divinarum literarum intelligentia altercantur. Fœminæ, pueri in circulis, in cauponis, inter pocula ludosque, quod miserandum est, de religione constituunt. A vobis denique ipsis, hoc ipso in conventu, quanto laboratum est opere ut aliquam uniusmodi mentis speciem præferre possetis? Quod assequi tamen nequivistis; scilicet ut discrepare inter se vera, ita conjungi et convenire falsa non possunt etc. Gratiani, De vita Johannis Fr. Commendoni card. Parigi 1669, pag. 92.

472. Verum sub hoc prætextu, per hanc fictam pietatem, sub hoc umbrato nomine expoliare imperitiorem populum, sugere lac gentium, inebriari mamilla regum vult. Oratio de non dandis decimis.

473. Ut libere animum meum aperiam, hoc aperte de me prædico, quod tam invitus Turcam gladio impeterem quam christianum fratrem. Confut. determinat. doctorum Paris.

Ich Martinus bitte alle Cristen wollten helfen Gott bitten, für solche elende, vorblendte teutsche Fürsten, dass wir ja nit folgen wider den Türcken zu ziehen, oder zu geben.

Ja viel lieber den Türchen und Tattern lèyden, dann dass die Mess solt bleiben. Tisch Reden.

474. Die Türck macht den Himmel voll heyligen. Der Papst aber füllet die Höll mit eitel Christen... Würd der Türck auf Rom ziehen, so sehe ichs nicht lugern. Tisch Reden. Ultimamente Michelet, nella sua opera sulla Riforma, mista di profondo e di buffo, con stile sempre a sorprese, con un dubbio sistematico, trova che si avea torto di favorir il papa contro l'eresia e contro il Turco. Sarebbe stato un male se il Turco avesse occupato Napoli? Tutt'altro. Come nella Cina i Tartari furono inciviliti dai conquistatori, così il Turco sarebbesi ridotto europeo.

Di fatto, occupando la Grecia, hanno i Turchi migliorato di civiltà! Tanto acceca l'odio contro il cattolicismo.

475. Il solo cardinale Ippolito De' Medici, figliuolo naturale di Giuliano, e uno de' migliori capitani del secolo, essendo legato a latere di Carlo V in Germania, armò del suo ottomila Ungaresi e sette compagnie di cavalleggieri, e contribuì non poco a respingere i Turchi dall'Austria. Adriano VI, trovato esausto il tesoro, non potè che mandare quarantamila ducati agli Ungaresi per sostenersi contro i Musulmani; ma il cardinale Palmieri napoletano offrì denaro e truppe, e di condurle egli stesso a Rodi, quando udì ch'era stata presa. Clemente VII, nel 1526, creò luoghi di monti per dare armi e truppe a Carlo V contro i Turchi. I Veneziani contavano imporre ai beni del loro clero un decimo de' frutti per cinque anni: ma Paolo III nol consentì, esibendo invece un milione di ducati del suo. Vuol dunque dire che il decimo da levarsi doveva essere per lo meno altrettanto, cioè almeno ducentomila ducati l'anno: il che porterebbe a due milioni di ducati la rendita annua de' beni del clero veneto. Pio IV concesse al re di Spagna settecentomila ducati sui benefizj di Spagna, e impose a' proprj sudditi un tributo di quattrocentomila scudi d'oro per la guerra turca. Alla battaglia di Lepanto assistevano dodici galee pontifizie, oltre legni minori assai, con millecinquecento uomini.

Dal 1520 al 1620, Roma donò agli imperatori di Germania sedici milioni di scudi e sei alla repubblica veneta per combattere i Turchi.

476. E. H. J. Reusens pubblicò nel 1862 a Bonn La teologia di Adriano VI con un apparato della vita e degli scritti di esso: e Aneddoti, desunti parte dal codice autografo di Adriano, parte da apografi.

477. Più tardi la cambiò col Plus ultra, suggeritogli dal medico milanese L. Marliano.

478. Il Guicciardini, che in tutti questi affari della Chiesa e della Riforma si mostra ancor più ignaro che maligno, dice che i cardinali diedero il suffragio a quest'Adriano per chiasso, e tanto per consumar quella mattinata; onde rimasero attoniti quando riuscì eletto. Di ciò lo riprova il Pallavicino. Lo stesso Paolo Giovio dice tutt'altro. Valeriano Pierio fece una satira violenta contro questa elezione, dicendo appunto:

Nil tale patribus facere se putantibus,

Nihil minus volentibus

Quam quem eligebant; nil minus poscentibus

Quam quem vocabant. O mare!

O terra! votis Hadrianus omnibus

Fit pontifex: sed omnibus,

Quis credat? invitis. Deúm vis hæc: Deúm

Deúm abditum hoc arbitrium est...

479. Lanz, Correspondens des Kaisers Karl V. Tom. I, p. 60. Gachard, Corr. de Carles V et d'Andrien VI, pag. 105, del 27 luglio e 5 agosto 1522.

480. Girolamo Negro, canonico padovano, al Micheli, da Roma 15 agosto 1522.

481. Sanuto, Diarj al 1523; presso il quale è un'epistola che dice: Vir est sui tenax, in concedendo parcissimus, in recipiendo nullus aut rarissimus; in sacrificio quotidianus et matutinus est: quem amet aut si quem amet, nulli exploratum. Ira non agitur, jocis non ducitur. Neque ob pontificatum visus est exultasse: quinimo constat graviter illum, ad ejus famam nuntii, ingemuisse.

482. Manuscritto nella Vallicelliana.

483. Epistole familiari. Tom. I, pag. 18.

484. Sta nella biblioteca di Monaco, e noi l'abbiamo inserito negli schiarimenti al libro XV della Storia Universale.

485. Adriano, ancor cardinale, di Lutero avea scritto: Qui sane tam rudes et palpabiles, hæreses mihi præseferre videtur, ut ne discipulus quidem theologiæ, ac prima ejus limina ingressus, ita labi merito potuisset... Miror valde quod homo tam manifeste tamque pertinaciter in fide errans, et alios in perniciosissimos errores trahere impune sinitur. Burmann, Analecta hist. de Hadriano VI.

486. Gachard, ubi supra, p. 245.

487. Il Pallavicino disapprova le istruzioni date da Adriano al Chieregato, dicendo che han fatto desiderare in lui maggior prudenza e circospezione, e che non solo il regno del Vaticano, dominio composto di spirituale e temporale, ma il governo di piccole religioni, quantunque semplici e riformate, meglio si amministra da una bontà mediocre accompagnata da senno grande, che da una santità fornita di piccolo senno... «Chi svela tutto il suo cuore getta il dono che gli ha fatto natura in darglielo imperscrutabile, e fa comuni tutte le sue armi all'avversario».

Noi abbiamo sentito accuse consimili farsi a Pio IX.

488. Si dissero spediti il 1522 dopo sciolta la dieta di Norimberga, ma non si credono autentici.

489. È noto con quanta cura gli antichi facessero giunger buone acque sui colli di Roma. Gli acquedotti furono o spezzati o negletti dai Barbari, e ciò fu gran ragione dello spopolarsi della città. Va notato che Adriano VI fu il primo che pensasse a restaurarli, riconducendo l'aqua Marcia, che poi tornò a guastarsi. E le acque e le fontane sono uno de' maggiori meriti de' pontefici verso la città eterna.

490. Paolo Giovio in ejus vita.

491. Erasmo, Ep. 1176, dice: Vix nostra phalanx sustinuisset hostium conjurationem, ni Adrianus, tum cardinalis, postea romanus pontifex, hoc edidisset oraculum, Bonas literas non damno, hæreses et schismata damno. Anche il Negri, nelle lettere ove dipinge sì bene quel pontificato, confessa: «Dilettasi sopratutto di lettere, massimamente ecclesiastiche, nè può patire un prete indotto».

492. «Dubito che, come beva di questo fiume Leteo, non mandi in oblivione tutti questi santi pensieri, e massimamente perchè natura non tollera repentinas mutationes; essendo la Corte più corrotta che fosse mai, non vi vedo alcuna disposizione atta a ricever così tosto queste buone intenzioni». Negri, 14 aprile 1522.

493.

Sextus Tarquinius, Sextus Nero, Sextus et iste:

Semper et a Sextis diruta Roma fuit.

494. Adriano fece lega con Carlo V per salvare l'indipendenza italiana dai Francesi, unitamente a varj principi italiani e ai feudatarj della santa sede, e il 5 agosto 1523 solennemente in Santa Maria Maggiore la proclamò. Qui i panegiristi del papa si sforzano a mostrare come i cherici devano astenersi dalle armi; ma pure, quando le spirituali non bastino, può ricorrere alle temporali per difendere se stesso e i Cristiani. E conchiudono che, come principe temporale, il papa deve avere e milizia e fortezze al par degli altri, e chi gli negasse d'esser principe, sovvertirebbe i principj di natura e di legislazione, che legittimano i regni; e chi tenta abbatterlo piglia il coltello per la punta. Vedi Ortiz, Descrizione del viaggio, ecc. De Lagua suo annotatore. Burmanno, ecc.

495. «Teniendo sempre respecto a que la eleccion se haga con toda libertad, si ya por la parte francese no se intentasse hazer alguna fuerza, que en este caso haveyos de mostrar reziamente por nuestra parte; ayudandos para ello de los visorreyes de Napoles y Sicilia y de nuestro esercito, y de todos los subsidios y otros medios que pudieredes» scriveva Carlo V al duca di Sessa da Valladolid, il 13 giugno 1523, ap. Gachard.

496. Io spiego in questo senso il Guicciardini, ove dice che egli «era reputato avaro, di poca fede, e alieno di natura dal beneficare gli uomini».

497. Varchi, Stor. fior., tom. ii, p. 43.

498. Hottinger, Ecclesia sæculi XVI, tom. II, p. 61. Di rimpatto i nostri notarono che il connestabile di Borbone morì nell'assalto: il succedutogli principe d'Oranges, poco dopo, all'assedio di Firenze; Lannoy della peste, Moncada poco sopravvisse: anzi, due anni dopo il fatto, nessun più era vivo dei depredatori di Roma, e le ricchezze erano passate in mani estranee. Notarono pure che, per salvar il cadavere del Borbone dagl'insulti, fu portato in quella fortezza di Gaeta, ove nel 1849 ricoveravasi un altro papa, che colà da un generale francese riceveva le chiavi della ricuperata Roma.

499. Galeazzo Visconti, il 21 luglio 1528, ap. Molini, Docum. di Storia Italiana.

500. Gevay, Urkunden ecc., pag. 52.

501. Esso Ferdinando scriveva a Carlo V: «La lunga guerra ha fatto trascurare il guasto della religione e la necessità del rimedio. Per essa avvenne la prigionia del pontefice e la devastazione di Roma, onde pigliarono tanto scandalo i Cattolici, esempio di licenza i tristi, baldanza e giubilo gli eretici, sicchè la infezione delle Sètte luterane e le ambizioni de' principi fanno strazio della Germania».

Gevay, Urkunde ecc., p. 66-70. Istruzione, per Martino de Salinas, dall'8 febbrajo 1529.

502. Il serche par tout à emprunter, voyre à pouvoir vendre pour fere san voyage: et pour aller jusque a Bouloingne ou la environ, il espere trouver moyen de soy equipper. Poupet de la Chaux, An den Kaiser. Lione 23 settembre 1529.

503. Cronaca della venuta e dimora in Bologna di Clemente VII per l'incoronazione di Carlo V, per Gaetano Giordani, Bologna 1842. In questa è a vedersi la quantità di letterati e altri illustri italiani, convenuti a quella solennità.

504. Lettere del Campeggi al Salviati nel 1520. Monumenta Vaticana per H. Laemmer, pag. 50-57.

505. Vedi il carteggio del Campeggi nei Monumenta Vaticana, pag. 64.

506. L'Aleandro al Sanga da Brusselle, il 19 novembre 1531, scriveva: «Dio sia ringraziato che ci ha dato così cattolico principe (Carlo V). Che se in questi pessimi tempi avessimo avuto imperatore un Federico Barbarossa, un Lodovico Bavaro, o un Enrico IV o simili, già o poco o nulla avressimo di gran parte della cristianità.

«Nel breve a S. M. eravi posto espressamente de celebratione universalis concilii. A queste parole S. M. con grande attenzione aperse gli occhi e gli orecchi, dicendo: — Sia ringraziato Dio che Sua Santità persevera in quello che altre fiate mi ha promesso, e fa bugiardi costoro che dicono Sua Santità sutterfugere il Concilio —. Allora diss'io: — Sire, Sua Santità non rifiuta il Concilio, purchè si celebri secondo il debito di ragione, cioè che in primis V. M. sempre sia assistente, come al Concilio Niceno Costantino, a Costantinopolitano Marciano, e agli altri i seguenti imperatori. Poi, che si abbia evidente speranza di tre cose: l'una di ridur veracemente i Luterani al grembo di santa Chiesa, ed a questo bisogna che sufficientemente consentano, perchè per questa principal causa si avria a far il Concilio. L'altra, che non si partorisca uno scisma con le altre nazioni cattoliche che restano, che saria quando Francia, Anglia e Scozia non volessero convenire. La terza, che si facesse una buona e santa reformazione di tutta la Chiesa di Dio in capite et in membris, da vero e da buon senno: altramente, pensando a gabbar Dio, ne gabberemmo noi stessi: S. M. rispose ecc.

«Finito questo colloquio, domandandomi se io sapea scrivere in ebreo, dissegli che sì, ma che la non pensasse però ch'io fossi nato ebreo, come fingono gli eretici, dicendo ch'è cosa ingiusta che un giudeo difenda la Chiesa cristiana. Mi domandò dove io l'aveva appreso. Dissi che da un Giudeo, non già di mia terra, dove mai poterono star Giudei, ma spagnuolo, qual si fece poi cristiano in casa di mio padre». Monumenta Vaticana, LXV.

507. Monumenta Vaticana, LXXXV.

508. Carteggio del Campeggi, ib. LXXVII.

509. Et quant à moy qui suis vostre roy, si je sçavois l'un de mes membres maculé ou infecte de cette détestable erreur, non seulement vous le baillerois à couper, mais davantage, si j'aperçevois aucun de mes enfants entachez, je le voudrois moy-mesme sacrifier. Vedi Théod. Beza, al 1534, e Sismondi, Hist. des Français al 1535.

510. Est à scavoir que le bruit fut en juings 1535 que le pape Paul, adverty de l'éxécrable justice et horrible que le Roy faisoit en son royaume sur le Luthèriens, on dit qu'il manda au roy de France... qu'il pensoit bien qu'il le fist en bonne part... néantmoins Dieu le crèateur, luy estant en ce monde, a plus usé de miséricorde que de rigoureuse justice: et qu'il ne faut aucunes fois user de rigeur, et que c'est une cruelle mort de faire brusler vif un homme, dont par ce il pourroit plus qu'autrement renoncer la foy et la loy. Parquoy le pape prioit et requeroit le roy par ses lettres, vouloir appaiser sa fureur et rigeur de justice, en leur faisant grâce et pardon. Journal d'un Bourgeois, pag. 458.

511. Due dialoghi: l'uno di Mercurio e Caronte, nel quale, oltre molte cose belle, gratiose et di buona dottrina, si racconta quel che accadde nella guerra dopo l'anno MDXXI: l'altro di Lattanzio e di uno arcidiacono nel quale puntualmente si trattano le cose avvenute in Roma nell'anno MDXXVII. Di spagnuolo in italiano con molta accuratezza et tradotti et rivisti. In Vinegia con gratia et privilegio per anni dieci. Senza anno, e si suppongono volgarizzati dal Bruccioli. Sono 148 fogli in-8º. Su questa traduzione fu fatta la francese del 1565.

512. Le coste d'Italia erano molestate e depredate da corsari turchi, e talvolta da armate. Singolarmente notevole è lo sbarco che, nel 1480, fecero ad Otranto, ove ben ottocento cittadini furono rapiti: i quali, piuttosto che rinnegare la fede avita, subirono la morte, e meritarono d'essere venerati come beati martiri. Sul che or ora pubblicò un'interessante relazione il canonico Giovanni Scherillo (Napoli 1865).

513. The benefit of Christ's death, reprinted in fac-simile from the italian edition of 1543, together with a french translation printed in 1551, to which is added an english version made in 1548 by E. Courtenay earl of Devonshire, with an introduction by Churchill Babington. Londra 1853.

Conosciamo cinque edizioni in italiano fatte a Lipsia dopo il 1835, in tedesco ad Amburgo e a Strasburgo nel 1856; a Vevey e Lausanne nel 1856, ed a Parigi. A Torino nel 1860 se ne formò una stereotipa. Per trovare l'originale bastava ricorrere ala biblioteca della Minerva in Roma, fondata dal cardinale Torrecremata, poi riccamente dotata dal cardinale Casanatta, che fu bibliotecario della Vaticana (1620-1700). I Domenicani di quel convento aveano la licenza di leggere qualunque libro, per veder quali proibire; locchè fa rinvenire in quella biblioteca una quantità di libri, divenuti rarissimi, e fino unici. Clemente XI, nel 1701, avea pubblicato regole per il modo di conservar essi libri separatamente, e comunicarli solo a chi n'avesse formale licenza.

514. Su questa necessità delle buone opere è famoso il discorso di Lutero dopo uscito dal ritiro della Warzburg. In somma negavasi efficienza a quelle sole opere che soleano profittare al clero cattolico. Vedasi la nota 20 del nostro Discorso XV.

515. Histoire des variations.

Quanto si vacillasse da principio sul punto della giustificazione appare dalle accuse che il padre Spina diede al Caterino e dalle difese di questo contra schedulam Paulo III oblatam, in qua quinquaginta errorum Catharinus insimulabatur; e versano la più parte su ciò e sulla predestinazione.

Fu uno de' teologi più reputati di quell'età frà Jacobo Nachiante fiorentino, vescovo di Chioggia (-1569), carissimo a Paolo III, a Giulio III; sentito assai nel Concilio di Trento, e scrittore di molte opere, di cui fanno al caso nostro la Enarratio maximi pontificatus, maximive sacerdotii Jesu Christi; de primatu Petri: De auctoritate Papæ et concilj. De actis concilj approbandis per papam. De sacrosanctis indulgentiis. De expiatorio missæ sacrificio. De natura et sacramento evangelici matrimonii. Eppure vi fu chi lo tacciò di errori intorno all'essenza della libertà; del che peraltro lo difende il Tomassino, tom. III, tratt. IV De gratia, e il Reginaldo De mente Conc. trident., P. II, cap. 77.

516. Lettere vulgari di diversi nobilissimi uomini. Vinegia 1548.

517. Vorrebbero distinguere due Valdes fratelli; Alfonso e Giovanni: il primo fosse autor dei dialoghi e segretario dell'imperatore sotto al Gattinara, col quale assistette alla coronazione di Carlo V a Bologna, poi al convegno d'Augusta, ove si proclamò la Confessione luterana. L'altro sarebbe l'eresiarca: ma non parmi evidente la distinzione.

Dalla Società biblica furono ristampate le opere del Valdes a Oxford nel 1845.

518. Beza, Ep. IV, pag. 200, tom. III, Opp.

519. Vita di Galeazzo Caracciolo. Nel processo del cardinale Morene, fatto dopo il 1555, del quale molto avremo a occuparci in appresso, sta questa deposizione d'un testimonio, il cui nome, secondo il solito, è taciuto, come quelli delle altre persone, implicate subordinatamente:

«Volendo io confessar ingenuamente alle VV. SS. Reverendissime (i cardinali inquisitori) tutti gli errori miei dal principio al fine, dico che, essendo io a Napoli circa otto anni sono, pochi giorni prima che andassi a Basignano col N N che era a Napoli; vedendo che io aveva cominciato a lasciar la mala via del mondo, e con desiderio di ritornar alla buona delle buone opere, incominciò a tentarmi sopra l'articolo della giustificazione che siamo giusti pel sangue di Gesù, e non per le opere nostre; mostrandomi molti lochi nel Testamento Nuovo, i quali par chiaramente il dimostrino. E però gli dissi che ciò mi piaceva. Il che detto esso al Valdesio, con cui spesso conversava, e con N ed N che ancor essi erano a Napoli, il Valdes rispose all'N, secondo mi riferì, che non si fidasse di me, sapendo che io era carnalissimo, e perciò il detto Valdes non volle che mai io andassi coll'N a lui, nè che io intervenissi o sapessi li lor ragionamenti. Pure il N mi andava dicendo e confermando sopra l'articolo della giustificazione.

«Ritornato a Napoli in casa del N, andai a visitare l'N, e gli portai certi scritti del N sopra due o tre capitoli dell'epistola di san Paolo alli Romani, dove parlava ampiamente della giustificazione, conforme al libretto del Benefizio di Cristo, e domandandomi se N gli avea letti, gli dissi non saperlo, come era vero.

«Mi domandò ancora del signor cardinale Morone, quel che esso teneva della giustificazione: gli risposi che io non sapeva, altro se non che il N e il N grandemente il commendavano a Trento della bella mente e bello animo suo, di esser innamorato di Dio e non delle cose del mondo; che mostrava essere ben capace della giustificazione per Cristo, e che sempre pareva loro che più fosse acceso nell'amor di Dio».

520. Nel 1530 la Lombardia ebbe i ricolti devastati dalle locuste; e non c'è regione, di cui le cronache non attestino le desolazioni.

521. Spigolature negli Archivj di Toscana.

522. A Siena la chiesa di San Domenico è coperta d'epitafj di studenti tedeschi.

523. Seckendorf, Hist. Lutheranismi, tom. I, pag. 415.

524. Luther's sammtliche Schriften, tom. XXI, p. 4092 (ediz. Walch). Melancton, Opp. col. 598, 835 ecc.

525. Celestini, Acta comit. Aug., tom. II, p. 274, tom. III, p. 18.

526. Argentorati, 10 settembre 1541.

527. Seckendorf, Hist. Lutheranismi, lib. III, pag. 68.

528. Hottinger, Eccl. sæc. XVI, tom. II, p. 611. De Porta, Ref. Eccl. ræticarum, lib. II, 5.

529. Il Machiavelli osserva che, se la religione «non fosse stata ritirata verso il suo principio da san Francesco e san Domenico, sarebbe al tutto spenta». Noi sappiamo che non sarà mai spenta, ma vedasi quanta importanza egli attribuiva a questi riformatori.

530. Leben Michelangelo's. E vedi tutto ciò illustrato nelle Rime di M. A. Bonarroti curate sugli autografi e pubblicate da C. Guasti. Firenze 1863.

531. Di questo sentimento di pietà, svolgentesi ne' gran momenti degli artisti, avemmo un esempio in questo gennajo 1866, quando il Papi a Firenze fuse il David di Michelangelo. Al momento decisivo buttaronsi a ginocchi l'artista e i fattorini, in prima pregando, poi ringraziando il Signore e i santi suoi.

532.