97. Amari, Storia dei Musulmani in Sicilia, Vol. III, pag. 1 seg.
98. Per maggiore chiarezza usiamo qui la parola Grandi, sebbene in questo senso preciso venisse in uso generale a Firenze solo piú tardi, specialmente ai tempi di Giano della Bella, nel 1293.
99. Pawinski, pag. 31, nota 3.
100. Nec domum in predictis terminis relevari, neque ad triginta sex brachia interdici permittemus. Pawinski, pag. 34.
101. Bonaini, Statuti inediti della città di Pisa, I, pag. 16.
102. Si parla assai spesso di conti e di vicecomiti, che in Firenze, finora almeno, non troviamo mai ricordati. Piú tardi ne vedremo entrare qualcuno per le ragioni che diremo.
103. Il Pawinski, secondo me, ha torto, quando fermandosi su questo carattere del Comune pisano e di altri simili, trascurando l'elemento popolare, commerciale, che anche a Pisa, come altrove, aveva parte grandissima, vorrebbe far nascere il Comune italiano per opera dei soli nobili.
104. Nisi fortitan communi Consilio Civitatis, vel maioris partis Bonorum vel Sapientum... ad commune Colloquium Civitatis... supradictorum hominum consensu et omnibus Pisae habitantibus. Bonaini, op. cit., Vol. I, 16.
105. Murat. Antiq. III, 1099. Una poesia attribuita a Guido da Pisa, narrando la guerra fatta nel 1087 dai Pisani, insieme con Genova, Amalfi, Roma, contro i Saraceni in Africa, dà i nomi di quattro Pisani,
Vocat ad se Petrum et Sismundum
Principales Consules,
Lambertum et Glandulfum
Cives cari (clari?) nobiles.
Si tratta però d'una poesia, e per credere alla esistenza di questi Consoli nel 1087, bisognerebbe portare almeno a quell'anno la prima Concordia del vescovo Daiberto, il che non sarebbe impossibile, giacché egli fu vescovo dal 1085 al 92, quando venne nominato arcivescovo. V. Pawinski, pag. 31, nota 3. Leonardo Vernese nel suo Carmen, in cui parla della impresa delle Baleari, (1113-15) dice:
Inde duo et denos de culmine nobilitatis
Constituere viros, quibus est permissa potestas
Consulis atque ducis.
Ma l'esistenza dei Consoli in questo tempo è già provata da altri documenti. V. Pawinski, pag. 38-9.
106. Il cronista dà nome di anteriores alle principali famiglie, forse perché vennero prima in Venezia; ce le rappresenta come un ceto che aveva supremazia e governava, e nel catalogo che ce ne dà, ricorda ancora i mestieri che esercitavano. — Cerbani de Cerbia venerunt, anteriores fuerunt de omni artificio ingeniosi. — Signati (variante: Cugnati) Tribuni Ianni appellati sunt, anteriores fuerunt, mirabilia artificia facere sciebant caliditate ingenii — Aberorlini... anteriores fuerunt; non aliud operabantur nisi negocia, sed advari et increduli. E cosí di altre famiglie, che tradizionalmente esercitavano l'industria, il commercio e le professioni liberali. Quanto ai ministeria, troviamo molte espressioni che accennano alla loro organizzazione embrionale. Hetolus autem appellatus est, quia ipse erat princeps de his qui ministerii erant retinendis. — Erano sellai, guardiani di animali, ecc. Molte altre di queste famiglie sono nominate nell'elenco dato dalla Cronica, e tutto ha l'apparenza di una continuazione di ciò che esisteva nel basso Impero.
107. Il doc. è nella Vaticana (Urb. 440) e fu esaminato anche dal Gfrôrer. Il fabbro-ferraio Giovanni Sagomino, insimul cum cunctis meis parentibus, ricorre al Doge Pietro Barbolano (1026-31), e poi al Doge Domenico Flabiabico (1032-43) contro il Castaldo dell'Arte, il quale voleva costringerlo a lavorare il ferro per le carceri, nell'atrio del Palazzo, e Sagornino sosteneva d'aver diritto, secondo le consuetudini, di prestare questo gratuito servizio lavorando il ferro a casa sua. Un regolare processo fu fatto, il ricorrente ebbe ragione, e poté lavorare il ferro nella sua officina. Tutto questo prova l'esistenza di ben determinate consuetudini tradizionali prima degli statuti dell'Arte (sec. XIII), i quali, se fossero allora esistiti, sarebbero stati qui ricordati.
Il documento citato, una volta dice, il Castaldo del Doge, un'altra, il Castaldo dei fabbri, perché infatti esso dirigeva l'Arte ed era nominato dal Doge, come si vede chiaro nel secolo XIII da una promissione ducale di Iacopo Tiepolo (6 marzo 1229), e da un'altra di Marco Morosini (13 giugno 1249). Cosí da un lato apparisce quanto diverso da quello di Firenze fosse l'ordinamento delle Arti in Venezia, e da un altro lato possiamo osservare quanto antico e quanto persistente fosse nei Comuni italiani il carattere generale delle istituzioni loro in genere, e delle Arti in ispecie. Le notizie date in questa e nella nota precedente, le dobbiamo al prof. Monticolo, dottissimo nella storia veneta, su cui sta facendo studi importanti, i quali speriamo che presto vedranno la luce. Intanto ci è grato rendergli qui pubbliche grazie. — Aggiungiamo ora che il prof. Monticolo ha già cominciato le sopra indicate pubblicazioni tra Le Fonti della Storia d'Italia, stampate dall'Istituto Storico Italiano.
108. Repetti, art. Gangalandi e Monte Orlando.
109. Dum in Dei nomine. Domina inclita Comitissa Matilda, Ducatrix, stante ea in obsedione Prati, etc. Anno 1107. V. Fiorentini, op. cit., lib. II, pag. 299. Villani, IV, 25 e 26; Hartwig, II, 45 e 47; Repetti art. Prato; Arch. Stor. It. Storie V., vol. V., disp. I, pag. 108 e seg. La narrazione del Villani è però piena di notizie fantastiche su Prato. La distruzione di Monte Orlando non è menzionata negli Annales I, che incominciano solo coll'anno 1110; ma è ricordata nel Cod. nap. ed in Tolomeo da Lucca.
110. Gli Annales fiorentini II, seguiti dal Villani, pongono semplicemente la distruzione del castello nel 1113, né dicono altro, perché la notizia che segue in essi è del 1135. Gli Annales florentini I tacciono al 1113, e pongono al 1114 la secunda et ultima destruccio murorum. Nel 1119 ricordano altri due assalti dati al castello, quem marchio Rempoctus defendebat: col secondo di essi i Fiorentini Monte Cascioli ignem (sic) consumpserunt. La successione di tre assalti a noi par chiara, e ogni altra disputa superflua.
111. Gli Annales I e II tacciono del fatto. Il Cod. nap. lo pone, come il Villani, all'anno 1117, dicendo senz'altro che i Pisani partirono per le Baleari, e «li Fiorentini guardaron la città di Pisa». (In Hartwig, II, 272). Lo stesso dice Tolomeo da Lucca, che però pone il fatto nel 1118, come fa pure il pseudo Brunetto Latini, il quale accenna al dono delle due colonne di porfido, «per cagione che li Fiorentini guardarono la loro terra, quando erano ad hoste», né aggiunge altro. Quanto all'errore di data, vogliam solo notare che il Capmany, nelle sue Memorias historicas sobra la marina.... de Barcelona. Vol. I, pag. 10, dopo aver narrato la impresa del 1113-15, dice che Raimondo Berengario III venne nel 1118 a Pisa ed a Genova, per promuovere un'altra spedizione. La ricordanza di ciò poté forse contribuire all'errore di data, che, una volta commesso, venne poi ripetuto da molti.
112. Il dott. Hartwig cita la notizia che ebbe dal dott. Wüstenfeld d'un diploma del 1114, da cui apparirebbe che anche i Fiorentini avessero preso parte alla spedizione, nel qual caso, egli osserva, le colonne sarebbero non un dono dei Pisani, ma parte della preda fatta in comune. Feci cercare il diploma nell'Archivio di Pisa, e lo ebbi dalla cortesia del prof. Lupi. Esso trovasi inserito in un altro, che ha la data: VI idus Augusti 1233, col quale il re Iacopo d'Aragona conferma ai Pisani i privilegi, che, col precedente diploma, Berengarius Barchinione gloriosissimus Comes Pisanis fecit. Questo piú antico diploma è riprodotto nel documento, ed ha la data: M. C. quarto decimo... septimo idus septembris, indictione sexta. Sebbene tra le parole decimo e septimo ve ne siano altre non poche, un tal modo di scrivere la data potrebbe aver dato un'altra occasione all'errore di quei cronisti che posero il fatto nel 1117.
Comunque sia però di queste ipotesi molto discutibili, è certo invece che i privilegi sono concessi populo pisano, e ne vengono investiti tre dei loro Consoli, che ricevono vice aliorum Consulum tociusque pisani populi, e questa concessione fu fatta, coram marchionibus, comitibus, principibus romanis, lucensibus, florentinis, senensibus, volterranis, pistoriensibus, longobardis, sardis et corsis, aliisque innumerabilibus gentibus, que in predicto exercitu aderant. Non fu dunque un'alleanza di città, ma fu il popolo pisano, cui si erano uniti molti nobili di altre parti d'Italia. Il cancelliere dei Consoli pisani redasse il diploma, presenti l'arcivescovo di Pisa, qui Dompni apostolici in predicto exercitu vicem gerebat, due vice-comiti e nove Consoli: di questi ultimi si dànno anche i nomi. Il diploma non fu mai pubblicato in Italia, e però l'Amari a cui ne mandai copia, e che molto se ne occupava pochi giorni prima di morire, voleva darlo alle stampe, sebbene avesse riscontrato che era stato pubblicato nella Spagna dal Moragues y Bover nelle note alla ediz. della Historia de Mallorca di Don Vincente Mut, stampata in Palma, 1841. Pochi giorni dopo avermi data questa notizia, venutagli di Spagna, il senatore Amari moriva improvvisamente a Firenze (luglio 1889).
113. Nei Documenti che illustrano la memoria di una monaca del secolo XIII (Arch. stor. it. Serie III, vol. 23), che sono dei primissimi del secolo XIII, e contengono deposizioni di testimoni, i quali alludono quasi sempre a fatti del secolo XII, si parla continuamente del monastero di Rosane e di chi defendit ipsum monasterium a Teutonicis (V. pag. 206, 391-2, ed altrove).
114. Gli Annales I parlano di due incendi (1115 e 1117), che arsero tutta la terra; il Cod. nap. parla solo del secondo. Thomas Tuscus, che scriveva circa il 1279, in Firenze, parla d'ambedue gl'incendi ne' suoi Gesta Imperatorum et Pontificum, attribuendo a ciò la distruzione di molte croniche, che supponeva dovessero essere esistite, e che probabilmente non esistettero mai. Il Villani lo seguí in questa ipotesi, non sapendosi neppur egli persuadere, che il Comune non avesse storici piú antichi.
115. Petrus f. Mingardole, il quale, ad defendendum se de crucifixo, passò illeso attraverso il fuoco. Alcuni storici, non volendo credere alla esistenza allora dell'eresia in Firenze, hanno disputato sulle parole de crucifixo, proponendo che si leggesse invece: cum crucifixo, o de crimine infixo. Ma il fac-simile del codice, pubblicato dal prof. Paoli, non lascia dubbio.
116. Infatti Simone della Tosa, posteriore al Villani, che forse copia in questo luogo, parlando del secondo incendio, nel 1117, aggiunge che vi fu allora in Firenze «la resia de' Paterini». Papa Innocenzo III (1198-1216), discorrendo degli eretici scriveva: impii Manichaei, qui se Catharos vel Patarenos appellant (Ep. lib. X, ep. 54, ed. Migne, vol. II, pag. 1147). E negli Annales Camaldulenses (III, App. pag. 396) si trova un giudicato di Sutri, 1141, nel quale si legge: Igitur universi qui vulgo Paterenses vocantur, eo quia, sub iugo peccati, retinebant omnia que de predicta ecclesia sancte Fortunate accipiebant. È chiaro dunque che qui si dava nome di Paterini (che pur furono seguaci d'una setta speciale e ben distinta dalle altre) anche a coloro che occupavano i beni della Chiesa, o in qualche modo la combattevano. Hartwig, II, p. 17 e 21.
117. Vedi la Cronica, ad annum. Come abbiamo già detto, tutto quello che si riferisce a questi tempi, trovasi solo nel codice gaddiano, che fu scoperto pochi anni sono nella Laurenziana. La parte che comincia dal 1181, trovasi anche nell'autografo, da piú tempo conosciuto; ma questo è assai difficile a leggersi, e però anch'esso fu poco studiato.
118. «Advegna Dio che Ghibellini fussero pubblicati Paterini». Cosí dice il pseudo Brunetto Latini all'anno 1215.
119. Il Codice degli Annales I, dice: Rempoctus, non Remperoctus, come fu da altri stampato.
120. Ficker, II, pag. 223-4, par. 310; Murat., Antiq. III, 1125.
121. Murat., Antiq. I, 315.
122. Gli Annales I dicono: deo auctore, Florentini Monte Cascioli igne consumpserunt. Il codice veramente par che dica: de auctore, il che non avrebbe senso. Il Lami propose che si leggesse: de auctoritate, che neppure avrebbe senso. L'interpretazione da noi adottata, fu data dal prof. Paoli, e ci pare assai preferibile. I Fiorentini, combattendo contro l'Impero e parteggiando per la Chiesa, si credevano protetti da Dio, di cui dichiaravano nemici i propri avversari, ai quali perciò davano nome di eretici e Paterini.
123. «Teneanla certi gentiluomini Cattani, stati della città di Fiesole, e dentro vi si riducevano masnadieri e sbanditi e mala gente, che alcuna volta faceano danno alle strade e al contado di Firenze». (IV, 32).
124. Gli Annales I la fanno durare meno di tre mesi, che nel Sanzanome diventano tre anni. Si può supporre che egli riunisse in uno tutti gli assalti o scaramucce, che assai probabilmente precedettero la guerra vera e propria.
125. Soldani, Historia Monasterii S. Michaelis de Passiniano pag. 109, citata in Lami, Lezioni, I, 288.
126. Nei doc. piú sopra citati, del Passerini (pag. 211), si legge: Domina Sofia dixit et dicit quod est LXXX annorum et plus, et recordatur de destructione Fesularum. E cosí altri testimoni.
127. In una sentenza del 30 Dic. 1172 troviamo nominati sette Consoli, il Giudice ordinario e tre Provveditori. I Consoli mettono in possesso il Giudice, huic missioni in possessum auctoritatem prestans. Questo documento si trova con molti simili nell'Arch. fiorentino, Curia di S. Michele. Il prof. Santini ne ha stampati parecchi nella parte II del suo volume, che sarà, speriamo, presto pubblicato. E qui avvertiamo il lettore che citiamo il suo lavoro cosí pei documenti finora inediti, come per quelli già editi da altri, perché furono tutti da lui riscontrati nuovamente sugli originali. Egli noterà forse quelli che ha scoperti e quelli che ha semplicemente riprodotti. Vedi Santini, parte II, doc. I. Nell'Ott. 1181 tre Consoli siedono super facto iustitie, nominatim in mense octobris. Il giudice Restauransdampnum conferma la sentenza (ivi, doc. II). E cosí in altri documenti, sebbene qualche volta si trovino anche due Consoli per un mese. Il 27 Genn. 1197, i Consoli di giustizia sono due, per gennaio e febbraio (S. parte II, doc. IX), e cosí si continua per un pezzo, due giudici per due mesi. Il 28 febb. 1198 i due Consoli sono anche giudici di professione; ma ciò non toglie la necessità di un giudice ordinario. Spinello Spada (ivi, doc. X), il che conferma sempre piú che i Consoli di giustizia non facevano la parte vera e propria di giudici. Dal 1201 in poi troviamo un Console di giustizia, per totum annum (ivi, doc. XIII e XV).
128. Il 18 aprile 1201 (v'era allora un Potestà), troviamo solo Gerardus ordinarium iudex cognitor controversie... hanc sententiam tuli ideoque subscripsi, e manca affatto il Console di giustizia, che subito dopo ricomparisce (S. parte II, doc. XI). Sembra che a Pisa fossero di regola nominati giudici speciali, electi o dati a Consulibus et universo populo, che giudicavano da sé, essendo qualche volta presenti i Consoli; altrove erano Consules de Placitis o Assessores Consulum (come a Parma), che giudicavano senza i Consoli del Comune. Ficker III, paragr. 584 e 585.
129. Firenze fu prima divisa in Quartieri. L'Oltrarno allora non faceva parte dell'antica Città, essendovi poche «vili e minute genti». Villani, IV, 14. Piú tardi, ma fin dai primi tempi del Comune, essa fu divisa in Sestieri, uno dei quali era quello d'Oltrarno. Nel 1343 (Villani XII, 18) si tornò nuovamente alla divisione per quartieri.
130. È del gennaio 1165, e trovasi nell'Arch. fiorentino (S., appendice II, doc. I, pag. 517). È la donazione di una parte di casa, fatta ai membri della Società della torre di Capo di Ponte: tam qui modo sunt, aut in antea fuerunt ex Societate vestre turris de Capite Pontis.
131. In due frammenti di pergamena del 1179 e del 1180, oltre un documento, che è in parte del 16 maggio 1209, in parte piú antico, nell'Arch. fiorentino. Anche lo Statuto del Podestà (del 1324) parla delle Società delle Torri. Di tutto ciò discorse minutamente e con molta diligenza il prof. Santini, in un suo dotto lavoro sulle Società delle Torri in Firenze, pubblicato, prima nell'Arch. Stor. It. Serie IV, T. XX, anno 1887, e poi a parte. Nell'appendice II, al vol. piú volte citato, lo stesso autore ha raccolto parecchi documenti su queste Società. Essi sono del 1165, 1179, 1180, 1181, 1183, 1201, 1209, ecc.
132. Nel sopra citato lavoro, stampato a parte, pag. 55 e seg., il S. cita molte di queste famiglie, avvalorando le sue asserzioni con la scorta dei documenti.
133. In ciò dissento dal prof. Santini. Le associazioni che egli ha potuto trovare in campagna sono poche, d'indole diversa e non molto antiche. Mancava nel contado la base principale, la torre cioè con le case aderenti ed appartenenti a diverse famiglie.
134. Anche il Villani (V. 32) dice che Firenze era sotto «la signoria di Consoli cittadini, dei maggiori e migliori della Città, col Consiglio del Senato, cioè di Cento Buoni uomini, e quelli Consoli a modo di Roma tutti guidavano e governavano la Città, e durava il loro ufficio un anno». Ne fissa arbitrariamente il numero a 4 o 6, secondo che la Città era divisa in Quartieri o Sestieri, ed aggiunge, che, parlandone, si citava solo quello di maggiore autorità. L'elezione pare che si facesse nel gennaio. Nel 1202 quelli della prima e della seconda metà dell'anno (1 marzo e ottobre) sono gli stessi, e cosí nel 1204 (15 aprile e ottobre). Tutto ciò proverebbe ancora che non si cominciava il 25 marzo, secondo lo stile fiorentino (V. Doc. del Santini). A Siena si faceva del pari l'elezione nel gennaio, e lo stesso può indursi per Firenze anche dai cronisti.
135. Il primo doc. che ricordi i nomi dei Consoli è del 19 marzo 1138 (citato nell'Hartwig, II, 185, dalle Memorie di Lucca, vol. IV, pag. 173, doc. 122) in cui Broccardus et Selvorus promettono pro se et pro sociis suis. Il secondo è del 4 giugno dello stesso anno (S. parte I, doc. II), ed in esso il conte Ugicio (o Egicio) riceve launechild et meritum a Burello et Florenzito Consulibus, vice totius populi. I due nomi sono in questi due documenti dello stesso anno diversi, forse perché si davano solo i nomi dei Consules priores, che come dicemmo, mutavano a turno. Anche a Siena pare che i Consules priores mutassero di continuo. (V. Caleffo Vecchio per giugno, agosto, ottobre 1202; Caleffo dell'Assunta, 1202) e quando v'erano invece i Governatori, tenevano il Priorato una settimana per uno.
In due documenti fiorentini, che si trovano fra i Capitoli, ed hanno la data del 7 aprile 1174 e del 4 aprile 1176 (S. parte I, doc. VI e IX), i Consoli sono nominati tutti, e sono 10: forse non vi furono inclusi quelli di giustizia. Ma invece, nel giuramento dato dagli uomini di Mangona a Firenze (28 ottobre 1184, in S. parte I, doc. XV) si legge: annualiter dabimus unam albergariam xij Consulibus Florentie. Anche nel 1204 ne troviamo 12; ma nei documenti della Lega (1197-8) se ne trovano piú di 12, e cosí piú di 12 se ne trovano nel 1203. Demmo già la probabile spiegazione di questo fatto. I Consules priores, che esistevano anche in altri Comuni, si trovano in Firenze di rado menzionati coll'appellativo di Priores, massime nei primi tempi. Un documento, che è però del 24 ottobre e 7 novembre 1204 (S. parte I, doc. LIII), dice: Potestas Florentie vel Consules eiusdem civitatis, omnes vel maior pars vel Priores aut Prior eorum. Cosí un altro del 15 ottobre 1200.
136. Santini, parte I, doc. XII.
137. S. parte I, doc. XU.
138. V'erano infatti i Consoli del Comune, delle Arti, dell'Arno, delle porte della Città, delle Società delle Torri, i quali ultimi si chiamavano piú specialmente Rettori. Ed anche Rettori era una parola generica, che indicava tutti quelli che governavano, essendovi i Rettori delle Torri, della Città e delle Arti. Potestas era poi la suprema potestà in generale, e solo piú tardi fu una speciale magistratura.
139. Gli esempi sono cosí numerosi che non occorre far citazioni, perché era la formola in uso, e non solamente a Firenze. Nei patti, già citati, tra Lucca e Firenze (24 luglio 1184) si prevede che a Lucca manchino i Consoli la lucana Potestas, e si aggiunge: aut Bonos viros lucensis civitatis, si Consules vel Rector aut Potestas tunc ibi non fuerit.
140. Forte Belicocci Senator eiusdem (Florentiae) Civitatis (in un doc. del 15 aprile 1204. S. parte I, doc. LI). In un altro documento del 13 e 14 novembre 1197, che è negli atti della Lega toscana, troviamo fra i Consiliarii presenti, Bilicozus. Nel Breve Consulum Pisane Civitatis del 1162, pubblicato dal Bonaini, i Consiglieri sono chiamati Senatores.
141. Questo documento (S. parte I, doc. XXII) è quello del 13 e 14 novembre 1197, e fa parte anch'esso di quelli della Lega toscana. Ma è da notare che, come in quella occasione solenne si trovano piú di 12 Consoli, cosí anche poté, per le stesse ragioni, essere aumentato il numero dei Consiglieri, o pure (essendosi verso la fine dell'anno) si radunarono cogli uscenti, alcuni dei nuovi eletti.
142. Si diceva Arengo, Arrengo, Aringo, Arringo, da arringare, come Parlamento da parlare.
143. Nei Comuni italiani gli habitatores ed anche gli assidui habitatores sono ben chiaramente distinti dai cives e dagli stranieri. I documenti fiorentini parlano spesso dei cives salvatichi, i quali indicavano, io credo, la quasi-cittadinanza di coloro che dimoravano in campagna, con l'obbligo di abitare parte dell'anno in Città. Questi piú tardi aumentarono assai, e col tempo divenivano poi veri e propri cittadini, secondo norme che non ci sono tutte ben note.
144. Ne trovammo molti esempi nelle Provvisioni di tempi posteriori.
145. Nuova Antologia di Roma, 1º luglio 1890.
146. Il Ficker, II, parag. 310, pag. 223, dà i nomi di molti di essi, e raccoglie le scarse notizie che se ne hanno. A Rabodo, morto nel 1119, successe un Corrado (1120-27), poi un Rampret (1131), poi un Engelbert (1134), poi Errico di Baviera (1137), e subito dopo, Ulrico d'Attems, poi il duca Guelfo (1160-2), zio di Federico I, che lo mandò.
147. Annales I.
148. Annales I; Sanzanome, ediz. fiorentina, pag. 128; Villani IV, 36.
149. Annales I: 16 kal. Iulii. Ingelbertus Florentiam est ingressus.
150. Annales I; Ottone di Frisinga, in Pertz, XX, 264, e gli Annali Senesi.
151. Sanzanome, ediz. fiorentina, pag. 129.
152. Questo è narrato da uno dei testimoni, nei documenti piú volte citati, del Passerini, pag. 389. Gli Annales I, con errore manifesto, pongono ora appunto, cioè nel 1147, la presa di Monte Orlando, che seguí invece nel 1107. La cancellatura che il codice ha nella data, e il luogo dove il fatto è in esso narrato, prima cioè della entrata di Errico IV in Firenze, nel 1111, confermano che v'è errore.
153. Nei citati doc. Passerini si parla piú volte della ricostruzione avvenuta delle mura, a pag. 394, ed anche a pag. 217. Qui si ricorda nello stesso tempo la distruzione seguita poi di Monte di Croce: et dixit quod sunt LX annos quod fuit destructus Mons Crucis. Il Villani (IV, 37) ed il pseudo Brunetto Latini la pongono nel 1154; gli Annales II, il Cod. Napoletano e Paolino Pieri, nel 1153. Sanzanome, come fa spesso, neppur qui (pag. 130) pone una data precisa. Dice solo che il primo assalto fu dato nel 1146.
154. Santini, I, doc. III, del 4 aprile 1156.
155. Constituit etiam teutonicos principes ac dominatores super Lombardos et Tuscos, ut de caetero eius voluntati nullus Ytalicus resistendi locum habere ullatenus posset. Vita Alexandri, all'anno 1164. Nella Cronica Urspergense, all'anno 1186, si legge: Coepit Imperator in partibus Tusciae et terrae romanae castra ad se spectantia, suae potestati vendicare, et quaedam nova construere, in quorum praesidiis Teutonicos praecipue collocavit. V. Ficker, II, parag. 311, pag. 227.
156. Nullus enim marchio et nullus nuntius Imperii fuit, qui tam honorifice civitates Italiae tributaret, et romano subiceret Imperio. Annali Pisani, in Pertz, Mon. Ger. XX, 249. Ficker, I, parag. 137, pag. 259.
157. Ficker, I, parag. 122-4.
158. V. doc. Passerini, a pagg. 208 e 394-400.
159. Queste deposizioni piú volte pubblicate solo in parte, si trovano ora nella loro integrità in Santini, I, doc. XLV. Hanno la data del maggio 1203, ma ai riferiscono, come è naturale, a tempi assai anteriori. Vedi Santini, pag. 115, 117-19.
160. V. il trattato in Santini, I, doc. IV.
161. A San Miniato era per l'Impero il conte Macharius. Il Ficker (II, parag. 311, pag. 227 e segg.) dà una lista di altri conti tedeschi in quel castello.
162. Castrum autem intelligimus recuperatum etiam sine superiori incastellatura.
163. In questo momento molti anche di coloro che solevano essere amici dell'Impero, lo combattevano. Pisa ne è una prova.
164. Non fu messo però tra i Capitoli, che contenevano i veri documenti ufficiali, ma trovasi fra carte che possono quasi dirsi private. Primo a scoprirlo fu l'Hartwig, II, 61; lo ha poi ristampato integralmente il Santini, parte III, doc. I.
165. Tommasi, Storia di Lucca, in Arch. Stor. It., vol. X, ad annum; Roncioni, Istorie Pisane, in Arch. Stor. It., vol. VI, ad annum; Marangoni, I, 285, Ottoboni, Annales, I, 95; Hartwig, II, 58-63.
166. Vedi Santini, I, doc. V, VI, VII, VIII. Il primo è del 23 febb. 1173, gli altri del 7 aprile 1174.
167. Annales II, all'anno 1170; Villani, V, 5.
168. Annales II; Sanzanome; Villani, V, 6; Cod. Nap., il quale pone però il fatto nel 1175; Repetti, art. Asciano; Hartwig, II, 64-5.
169. Il trattato (che nomina espressamente, non solo l'Imperatore, ma anche Cristiano di Magonza ed il conte Macario, che era allora a San Miniato) trovasi nell'Archivio di Siena, Caleffo vecchio, a c. 9, e Caleffo dell'Assunta, a c. 53. L'Hartwig ne pubblicò un largo sunto, che ebbe dal Wüstenfeld. Dalla cortesia del cavaliere Lisini, direttore dell'Archivio senese, noi avemmo copia del trattato e degli altri documenti relativi a questa pace. Quelli che sono in Firenze possono leggersi nel Santini, I, doc. IX, X, XI (4 e 8 apr., 11 dic. 1176).
170. Et quod Comunis senensis acquisierit extra eorum episcopatus et comitatus, dabo medietatem Florentinis. Nel trattato piú sopra citato, che trovasi a Siena.
171. L'anno 1174 troviamo però nel Consolato un Guido Uberti. Santini, I, doc. VI.
172. Villani, V, 8. Gli Annales II, al 1177, dicono: Orta est guerra inter Consules et filios Uberti; eodem anno combusta est civitas florentina. Il Cod. Nap. pone il primo incendio al 4 agosto, come il Villani, e subito dopo fa cominciare la guerra civile, che «bastò due anni». Paolino Pieri pone al 4 agosto 1174 il primo incendio, al '78 la caduta del ponte ed il secondo incendio. Tolomeo da Lucca dice solo che nel '77 scoppiò una rivoluzione, che durò due anni.
173. Pseudo Brunetto Latini, ad annum.
174. Diamo qui un brano del pseudo Brunetto Latini, quale si legge nel codice gaddiano, con tutti gli errori che vi sono. Narrata la rivoluzione, esso prosegue: «Poi nel 1180 anni gli Uberti ebbero la vittoria, e fu Consolo e Rettore della città di Firenze messer Uberto degli Uberti e messer Lamberto Lamberti e loro compagni, ed in costoro si cominciò il primo consolato della Città, e questi fu per forza, advegnadio che poi cominciarono a governare la Cittade per modo di ragione e di giustizia, conservando ciascuno il suo stato, tanto che da Consoli cittadini feciono electione di chiamare Podestà gentili huomini possenti forestieri, siccome legiendo innanzi scritto troverrete». È strano che il cronista ponga cosí tardi l'origine dei Consoli. È vero che solo qui egli comincia il suo elenco di questi magistrati, e quindi parrebbe che veramente non li credesse piú antichi. Ma poco prima, all'anno 1177, esso aveva detto, che gli Uberti cominciarono a far guerra ai Consoli; è quindi chiaro che anche per lui dovevano esistere innanzi al 1180. Simili errori ed incongruenze, del resto, si trovano assai spesso anche nel Villani ed in altri cronisti dello stesso tempo.
175. Santini, I, doc. XII. Questo è il documento in cui si dice che il tributo di 50 libbre di buona moneta, sarà pagato ai Consoli della Città, o, mancando essi, ai Consoli dei mercanti, che riceveranno pel Comune.
176. Era stata loro concessa con diploma imperiale, dato a Pavia IV Idus Angusti, 1164, che fu piú volte pubblicato, e si trova anche nella Storia della guerra di Semifonte, scritta da Mess. Pace da Certaldo (pag. 5), la quale è, come tutti sanno, una contraffazione dei primi del secolo XVII.
177. Santini, I, doc. XIII. Questo è il documento con la data erronea del 1101, che fu corretto dal Marchese Capponi in 1181 (stile moderno, 1182).
178. Villani, Paolino Pieri, il Cod. Napoletano ed il pseudo Brunetto Latini. Gli Annales II pongono, per errore, il fatto nel 1172.
179. Santini, I, doc. XIV. I patti non potevano esser mutati senza un accordo dei Consoli delle due città, insieme coi Consiglieri, 25 almeno per ciascuna parte, tra i quali dovevano essere i Consoli dei militi e dei mercanti. Notiamo che qui, nominando i Consoli, già si accenna alla possibile elezione di un Podestà, sebbene non fosse ancora stato mai eletto in Firenze. Su di ciò avremo occasione di tornare. Intanto ecco che cosa dice il documento: Inquisitis florentinis Consulibus, vel florentina Potestate, sive Rectori vel Dominatore a comuni populo electo. Per Lucca si accenna anche ai Bonos viros lucensis civitatis, si Consules vel Rector aut Potestas ibi non fuerint.