180. Gli Annales II, il pseudo Brunetto Latini ed il Cod. Nap. pongono il fatto nel 1185; il Villani (V. II) lo pone invece nel 1184, e dice che la terra era occupata da gentili uomini, cattani, avversi a Firenze. Noi seguiamo il Villani, altrimenti riuscirebbe impossibile spiegare la prigionia del conte Alberto nel 1184, come è attestata dai documenti.
181. Santini, I, doc. XVI e XVII; il primo con la data di Novembre 1184, il secondo, di 29 Novembre 1184.
182. Hartwig, II, 79.
183. Villani, V., 12.
184. Gli Annales II e Paolino Pieri eccettuano solo Pisa; il Villani, il Cod. Napoletano ed il pseudo Brunetto Latini eccettuano Pisa a Pistoia.
185. I Cronisti, con evidente inesattezza, dicono solo: a dieci miglia intorno.
186. Il diploma può leggersi nel Ficker, IV, doc. 170, pag. 213. Errico (allora re dei Romani, Errico VI, chiamato poi anche Errico V come imperatore), fatta la concessione, aggiunge: excepto ac salvo iure nobilium et militum, a quibus etiam volumus ut Fiorentini nihil exigant.
Il diploma parla solo in genere di servigi resi dai Fiorentini ad Errico ed a suo padre Federico I. Il Villani attribuisce la concessione al valore che essi dimostrarono nella crociata; ma questa seguí nel 1189 e la concessione fu fatta nel 1187, sebbene egli la ponga per errore nel 1188, il che non basta ad evitare l'anacronismo. Oltre di ciò afferma, che la concessione fu fatta per intromissione di papa Gregorio VIII, il quale fu eletto e morí nell'anno 1187.
187. A Perugia fu nel 1186 concesso il contado: exceptis domibus et possessionibus, quas habent marchiones et monasterium s. Salvatoris, e parecchi nobili del pari menzionati, in quibus nihil iuris Perusinis relinquitur. Ficker, I, paragr. 128, pag. 242. Siena, che aveva perduto il contado nel giugno 1186, lo riebbe nell'ottobre, colle stesse condizioni, e cosí Lucca nel medesimo anno. Ficker, I, parag. 125, pag. 239 e parag. 128, pag. 242.
188. Di questi Podestà imperiali il Ficker dà spesso i nomi, che cava dalle deposizioni dei testimoni. Vedi Ficker, III, pag. 440. L'Hartwig (II, 192) cita un Henricus comes florentinus, che è ricordato dallo Stumpf, e pare anch'esso un Podestà del contado, nel settembre 1186. Non deve dopo tutto ciò far meraviglia, se nei documenti della seconda metà del secolo, è assai spesso ricordata l'autorità dell'Impero. Citiamo qualche esempio cavato dalle pergamene dell'Archivio Fiorentino. — 14 Ottobre 1175 (Passignano). Sub obligo Consulum Florentinorum vel Nuntio Regis. — 9 Ottobre 1185 (Passignano). Sub duplici pena Imperatoris et eius Missi aut quicumque habuerint dominium pro tempore. (Si tratta del contado, ed apparisce anche qui l'incerto dominio di cui abbiamo parlato).
189. Liberalitate benefica ipsos respicere volentes, concedimus etc.... huius munifice nostre concessionis.
190. Pel 1184, oltre i Cronisti, vedi Santini, I, doc. XIV, XV, XVII, ed Hartwig, II, 191. Per gli anni 1185, 1186 e 1187, oltre il pseudo Brunetto Latini, che ci dà i nomi, troviamo spesso nei documenti accenni, come quelli che seguono.
30 Aprile 1185. (Passignano). Sub obligo Consulum Florentie resarcire promitto. — 13 Dicembre 1185. (Santa Felicita). Sub obligo Consulum Florentie. — 26 Aprile 1186. (Passignano). Penam ad Consules Florentie. — 21 Settembre 1187. (Arch. Capitolare 629). Consulum vel Rectorum pro tempore Florentie existentium (Actum Florentie). Le pergamene dell'Arch. capitolare furono esaminate dal signor Santini, cui ne dobbiamo la notizia; quelle dell'Archivio fiorentino le abbiamo esaminate noi, ma d'una parte di esse avemmo la prima notizia dal Santini.
Nel 1189 i Consoli v'erano di certo. Non solo il pseudo Brunetto Latini ci dà i nomi di tre di essi; ma i documenti ci dànno i nomi di coloro che erano Consoli di giustizia. Santini, II, doc. V e VI.
191. Il Ficker (II, parag. 313, pag. 234) cita le parole di Pillius, un giurista del tempo: ut quando faciunt castellanos vel comites in Tuscia; e piú oltre: sicut fit hodie illis, qui praeficiuntur in singulis provinciis, vel in parte alicuius provinciae, ut in comitatu senensi, florentino vel aretino.
192. Sono ambedue nominati nei documenti Passerini già piú volte citati.
193. Secondo le indagini dell'Hartwig, tra il 1150 e 1180.
194. Uno dei testimoni, nei documenti Passerini (pag. 206), dice che il conte Guido defendit ipsum monasterium (de Rosano) a Teutonicis et a Renuccio de Stagia, quando erat Potestas Florentinorum, et a Consulibus florentinis.
195. 14 Ottobre 1175 (Passignano) Sub potestate consulum Florentinorum vel Nuntio Regis. — 5 Luglio 1191 (Arch. capitolare, 347) Sub pena Consulum Florentie vel Potestatis. — 15 Aprile 1192 (Arch. Capitolare, 449) Sub obligo Potestatis vel Rectorum pro tempore Florentie existentibus. — 7 Novembre 1192 (Passignano, nella Chiesa di San Biagio) Sub obligo Potestatis in hac terra existentis. (Qui si allude forse a qualche Podestà di contado). — 9 Maggio 1193 (Doc. Passerini, nell'Arch. fiorentino) Sub obligo Potestatis vel Consulum Florentinorum.... Actum Florentie. Da queste e da altre pergamene, che ho esaminato nell'Arch. fiorentino, il mutamento non risulta avvenuto in modo regolare e costante. Le formole antiche di tanto in tanto riappariscono.
196. Inquisitis florentinis Consulibus, vel fiorentina Potestate, sive Rectore vel Dominatore... florentini Consules vel florentina Potestate sive Rector vel Dominator, Santini, I, doc. XIV.
197. Santini, I doc. XX.
198. Santini, II, doc. VIII. Il suo nome è Corsus, che una volta è detto Consigliere super facto iustitie, un'altra consul iustitie.
199. Negli anni 1193 e 1195 egli ricorda ancora i Consoli, di cui dà anche i nomi, forse ritenendo per tali i Consiliarii dei due Podestà che allora vi furon di certo. È bene qui osservare, che tutto ciò sarebbe stato impossibile coi Podestà imperiali, se mai essi fossero stati in Firenze. Non sarebbero in nessun caso potuti apparire come capi dei Consoli.
200. Archivio fiorentino, Bullettone c. 131. — 10 Luglio 1196. Dominus Petrus episcopus habuit tenutam a Consulibus curie Comunis Florentie. V. anche il pseudo Brunetto, ad annum. Per gli anni 1197-99 vedi i documenti della Lega toscana, che citiamo piú oltre, ed Hartwig, II, 194.
201. Paolino Pieri, all'anno 1197, dice: «fu disfatto San Miniato al Tedesco, cioè la rocca»; all'anno 1198 dice, che fu disfatto San Genosio «per li terrazzani», i quali allora tornarono al poggio, e riedificarono San Miniato. Il Villani (V. 21) dice che fu distrutto San Miniato, e che gli abitanti discesero al piano, in San Genesio. V. anche gli Annales II, ed il Cod. Nap., ad annum. L'Hartwig (II, 93) ha minutamente esaminato la questione, correggendo le inesattezze ed esagerazioni.
202. Annales II, Cod. Nap. ad annum, Villani (V. 22). Dalle deposizioni dei testimoni, pubblicate dal Passerini, si vede che Montegrossoli dava noia ai vicini, ed anche il Villani dice che era posseduto da cattani, i quali movevano guerra continua ai Fiorentini.
203. Vedi gli Atti della Lega (11 nov. e 4 dic. 1197; 5 e 7 febb. 1198) in Santini, I, doc. XXI, e nel Ficker, IV, pag. 242, doc. 196. Il Ficker s'è giovato dei doc. che si trovano a Firenze, e di quelli che si trovano a Siena, i quali sono in alcune parti piú compiuti e corretti.
204. Sed Podiumbonizi possit recipi per capud.
205. Vedi gli Atti della Lega nel Ficker, IV, pag. 246.
206. Atti della Lega. I Fiorentini la giurarono il 13 e 14 Novembre 1197. Il documento (Santini, I, XXII) dà i nomi di 16 Consoli e 133 Consiglieri che giurarono. In quello che precede e si riferisce anche al 5 e 7 febbr. 1198, si leggono i nomi di 10 Consoli, ma tre di essi sono in questi due giorni diversi, il che li porta, nel febbraio '98, a piú di 12. Oltre di ciò alcuni di essi si trovano in ufficio anche nel novembre 1197, e questo ci conferma nell'ipotesi già fatta, che cioè, nell'occasione solenne della Lega, i Consoli uscenti o parte di essi restassero ancora in ufficio, unendosi ai nuovi eletti. Né è un caso isolato. Il 2 Aprile 1212, il comune di Prato, facendo un trattato con Firenze, mandava a stipularlo tre Consules veteri e tre Consules novi eiusdem terre. Santini, I. doc. LX.
207. Innocentii III Epistolae, I. 15, 27, 34, 35; Ficker, II, parag. 363, p. 384.
208. Invece di Ducatus Tusciae, cominciò a dire magna pars Tusciae, quae in nostris privilegiis continetur. Ai Pisani scriveva: Post correctionem adhibitam, nihil invenimus quod in ecclesiastici iuris vel cuiusquam maioris vel minoris personae praeiudicium redundaret. E nel febb. 1199 li incitava ad entrare nella Lega. Innocentii III Ep. lib. I, 401 e 555; Gesta Innocentii, c. 11; Ficker, II, parag. 363, pag. 385-6.
209. Santini, I, doc, XXIII, XXIV, XXV. Il primo è del 10, il secondo del 15 aprile 1198, il terzo, che ha i nomi dei Figlinesi, i quali giurarono la Lega, è del 15. Nel secondo troviamo accennati i Consoli priori: Comandamenta Consulum florentine civitatis omnium vel maioris partis aut priorum ex eis. Nel terzo (pag. 43 e 44) troviamo che il giuramento fu dato: In Florentia, in ecclesia S. Reparate et Parlamento, coram florentino populo iuracerunt. E piú oltre: In ecclesia S. Reparate, in Aringo. Qui abbiamo un altro esempio del Parlamento radunato in chiesa.
210. Santini, I, doc. XXVI. Si giurava obbedienza ai Consoli o Rettori vel segnoratico aliquo extante. Anche questa è una espressione che sente poco dell'antico carattere piú democratico.
211. Il Villani (V. 26) lo chiama, per errore, conte Arrigo della Tosa. I della Tosa non erano conti. Il pseudo Brunetto Latini, in un paragrafo che non ha data, ma precede quello del 1200, dice: «Messer Arrigo conte di Capraia».
212. Questa sembra, come dicemmo, essere la ragione per la quale il pseudo Brunetto fa ora cominciare l'ufficio del Podestà: «Novo fu fatto et eletto primamente Potestade in Firenze, per invidia del consolato, ciò fu Paganello Porcaro da Lucca».
213. Santini, I. doc. XXVII (12 e 23 febb. 1200), doc. XXVIII (12 e 19 febb.); doc. XXIX (12 e 23 febb., 25 marzo). In questi documenti il Podestà si vede sempre menzionato insieme coi Consiglieri, e l'ufficio dei Consoli è sempre anch'esso ricordato: Sive parabola Potestatis et Consiliariorum vel Consulum sive Rectorum Florentie (pag. 49). A Potestate vel Corsiliariis eius, sive a Consulibus Florentie vel Rectoribus (pag. 48). In un documento posteriore (Santini, I, doc. XXXVII, del 14 agosto 1201) troviamo che i Consiglieri rappresentano il Podestà: Sitio filio condam Butrighelli, Melio filio Catalani Consiliarii domini Potestatis Florentie, recipienti (sic) vice et nomine dicte Potestatis et totius Comunis Florentie (pag. 72). Questi Consiglieri non formano ancora un Consiglio speciale, ma ci si avviano, perché il Consiglio della Città, o Senato, è già chiamato Consiglio generale, il che suppone lo speciale: In Florentia, in ecclesia S. Reparate, coram generali Consilio Civitatis, iuraverunt. Santini, I, doc. XXVIII, pag. 53.
214. Santini, I, doc. XXX.
215. Santini, I, doc. XXXIV.
216. Questo trattato fu concluso il 27 aprile 1201; nei giorni 28, 29 e 30 venne giurato da circa 500 degli abitanti di Colle. Santini, I, doc. XXXV e XXXVI.
217. Per quinquennium guerra durante, et eidem omnibus de Tuscia prestantibus patrocinium... Tacere tamen nolo magnalia quae inter caetera vidi, guerra durante. Sanzanome, ediz. fiorentina pag. 134-5.
218. Il doc. si trova in Ildefonso di San Luigi, Delizie, VII, 178. Si esentavano da ogni imposta, in perpetuo, il Gonella ed i suoi compagni, qui mortui fuere in turre de Bagnuolo et in muris apud Summumfontem, in servitio Communis Florentie. V. anche Hartwig, II, 100.
219. Santini, I, XXXVIII, XXXIX. Il trattato di pace fu fatto tra Alberto da Montanto, signore di San Gemignano, pei Semifontesi, e Claritus Pillii, Console dei mercanti, per Firenze.
220. Questa lettera, pubblicata dal Winkelmann (Philipp von Schwaben, I, 556) da un Ms. del fiorentino Boncompagni, nell'Arch. di Berna, n. 322, fol. 18, è in parte riferita anche dall'Hartwig, II, 102.
221. I patti furono da circa 800 Montepulcianesi giurati in mano del Console fiorentino. Santini, I, doc. XL, 19 e 24 ottobre 1202.
222. Santini, I, doc. XLII XLIII, XLIV e XLV. Questi doc. dell'aprile e del maggio 1203 contengono i nomi dei cittadini e contadini senesi, che accettarono l'arbitrato in nome della Città; l'ultimo ha le deposizioni dei testimoni interrogati da Ogerio. Il doc. XLVII, 4 giugno 1203, è il lodo da lui pronunziato.
223. Nei giorni 4, 7 e 8 giugno, il vescovo ed il Comune di Siena cedevano a Firenze tutto ciò che dovevano, secondo la sentenza. Santini, I, documento XLVIII. Il 6 dello stesso mese, 150 Consiglieri senesi giuravano l'osservanza dei patti. Santini, I, doc. XLIX.
224. Santini, I, doc. LII.
225. Santini, I, doc. XLVI.
226. Muratori, Antiq. It. IV, 576-83. V. ancora Ficker (II, parag. 312, pag. 229 e seg.), che da questo importante documento cavò la serie dei Podestà messi nel Senese, i quali dai testimoni son chiamati: Comites teutonici, Comites comitatus senensis pro imperatore Federigo, ed anche qualche volta Comites contadini.
227. Repetti, art. Capraia e Montelupo; Hartwig (II, 106-9), che qui corregge la cronologia ed alcuni altri errori del Villani.
228. Il trattato dovrebbe trovarsi nell'Arch. di Pistoia. Il Repetti, riferendolo dagli Aneddoti del Zacaria, lo dice del 3 giugno; altri lo dicono del luglio.
229. Del 29 ottobre e 7 novembre 1204, in Santini, I, doc. LIII. Il giuramento fatto al console Guido Uberti diceva, che si starebbe ai comandi, que... fecerint Potestas Florentie vel Consules Civitatis vel maior pars vel priores aut prior eorum. E cosí nominavasi prima il Podestà anche in un anno nel quale erano in ufficio i Consoli, ai quali infatti si prestava il giuramento, in presenza Angiolerii Beati, Doratini et Burniti Paganiti sexcalcorum Comunis Florentie. Anche questo ufficio di Sexcalcus (che trovasi ricordato pure in altro documento del 30-31 maggio 1203, in Santini, I, XLVI) è nuovo, ed accenna, secondo noi, al mutamento verso forme piú aristocratiche in Firenze. Il giuramento del Comune, dato il 29 ottobre 1204 (Santini, I, doc. LIV), incominciava: Hec sunt sacramenta, quae Potestas et Consules Comunis et Consules militum, mercatorum et Priores Artium et generale Consilium, ad sonum campane coadunatum, fecerunt Guidoni Borgognoni comiti et filiis et Caprolensibus. Giuravano i Consoli, non il Podestà, che non v'era, ma che anche qui veniva ricordato primo nella formula.
230. La notizia si trova negli Acta Sanctorum, 1 maggio, pag. 14, e nello elenco di Consoli e Podestà, detto di S. M. Novella. V. Hartwig, 197. Il nome non si trova però nei documenti di questo anno, i quali accennano in genere all'ufficio di Consoli o Podestà.
231. Sizio Butrigelli o Butticelli trovasi nel catalogo di S. M. Novella. Hartwig, II, 197.
232. Sanzanome, pag. 139-40, Hartwig, II, 111-12.
233. Santini, I, doc. LVIII e LIX. Il giuramento fu dato da un grandissimo numero di Senesi al Podestà Gualfredotto Grasselli, vice et nomine Comunis Florentie recipienti, senza i Consiliarii. Trattandosi però d'una lunga operazione, egli si fece rappresentare, procuratorio nomine, da Ildebrandino Cavalcanti. I documenti di questa pace sono parte a Firenze, parte a Siena. I primi si trovano nel Santini; degli uni e degli altri dà notizie l'Hartwig, II, 113-14.
234. Politecnico di Milano, luglio e settembre 1866.
235. I particolari del fatto sono narrati diversamente dal Villani (V. 38), dal pseudo Brunetto Latini (ad annum) e da Dino Compagni in principio della sua Cronica. La sostanza però è la stessa, e noi ci siamo attenuti sopra tutto ai due primi, che ne parlano piú a lungo e con piú precisione.
236. Villani, V, 38.
237. Villani, VI, 5.
238. Il Villani (VI, 33) dice: «Benché poi fossono le dette parti tra' nobili di Firenze, e spesso si guerreggiassono tra loro di proprie nimistadi, e erano in setta per le dette parti», pure il popolo ancora «si mantenea in unitade, a bene e onore e stato della Repubblica». (Vol. I, pag. 253). Gli Annales II, all'anno 1236, dicono che furono distrutti i palazzi del Comune e dei Galigai, il che sarebbe invece prova d'una vera rivoluzione.
239. Ammirato, Storie, Lib. II (accresciuto da Ammirato il giovine), anno 1240.
240. Questo è l'anno in cui si trova la prima menzione ufficiale dei Guelfi fiorentini. Federico II, dolendosi della loro condotta, dice: pars Guelforum Florentiae, cui dudum nostra Maiestas pepercerat. Gli Annales II nominano la prima volta i Guelfi nel 1239, e nel 1242 nominano i Guelfi ed i Ghibellini. V. Hartwig, Quellen, ecc., II, pag. 159-60 e 164. Questo autore crede che il nome dei due partiti in Firenze si sia cominciato ad usare nel 1239.
241. Lami, Antichità toscane, Lezione XV, Passerini, Istituti di Beneficenza — Il Bigallo: Firenze; Le Monnier, 1853.
242. Vedi Statuta Populi et Communis Florentiae, pubblicati colla data di Friburgo, Vol. I; Cantini, Saggi, Vol. III, cap. XVI; Delizie degli Eruditi Toscani, Vol. IX, pag. 256 e seguenti.
243. Il Villani dice: «Levarono la signoria alla podestà che era allora in Firenze, e tutti gli ufficiali rimossono» (VI, 39). Il Malespini copia al solito il Villani (cap. 137). Ma leggendo piú oltre si vede chiaro, che il Podestà continuò ad essere eletto, che fu costruito per esso un palazzo, e che il cronista vuol dir solo: fu mutata la forma di governo, furon tolti d'ufficio coloro che governavano. La parola podestà è ivi adoperata in senso generico di magistrato supremo.
244. Villani, VI, 39 e 40. V. anche Coppo Stefani.
245. Attribuito a Lapo o Iacopo, creduto maestro d'Arnolfo.
246. Villani, VI, 39.
247. Marchionne di Coppo Stefani, nella sua Storia fiorentina (Lib. II, rubr. 63), parlando della prima divisione de' Guelfi e Ghibellini, dice: «Quasi tutte le famiglie che teneano ghibellina parte, cioè con Imperio, erano nobili del contado, perché teneano feudo o castella dell'Imperio». E l'Ammirato, che aveva assai studiato le cronache e i documenti del tempo, facendo discorrere i popolani, a proposito appunto delle riforme del 1250, dopo aver notato che gli Uberti, come capi dei nobili, eran la cagione di tutti i mali di Firenze, ecco in che modo fa continuare il discorso: «Chi ora sono i dissipatori dei nostri beni e delle nostre fatiche, con le immoderate tasse e imposte, se non gli Uberti? Questi dispettosi uomini reputarono per cosa onorata, fra gli altri lor belli e nobili costumi, d'esser nostri nimici; perciocché vantandosi d'essere discesi dai principi d'Alemagna, chiamano noi altri villani e contadini, e ci disprezzano, come fossimo composti d'un'altra massa.» Ammirato, Storie, Lib. II, ad annum.
248. Infatti il Villani ne parla solo assai piú tardi. La loro esistenza però apparisce dai documenti. Uno ne dà l'Arch. Stor. Ital., S. III, Vol. 23, pag. 222. Doc. del 30 apr. 1251. Vedi M. di Coppo Stefani, rub. 90.
249. Giannotti, Opere, ediz. Le-Monnier, Vol. I, pag. 82.
250. Machiavelli, Storie, Lib. II. A questo proposito sarà bene riconfermare l'osservazione da noi fatta altra volta, che il Machiavelli, cioè, assai spesso è tanto poco esatto nel determinare i fatti, quanto è profondo nell'indagarne il carattere e lo spirito. Finito il primo libro delle sue Storie, in cui fa una generale introduzione sul Medio-Evo, comincia nel secondo a narrare la storia di Firenze. Egli è, dopo L. Aretino, il primo che abbandoni quasi del tutto i favolosi racconti dei cronisti sulle origini, ed incominci coi fatti veramente storici. Se crede ancora alla distruzione di Firenze per opera di Totila, ed alla sua riedificazione per opera di Carlo Magno, non che alla distruzione di Fiesole, nel 1010, pei Fiorentini, noi possiamo facilmente scusare questi errori, pensando quanti altri racconti leggendari abbandonò, e quanto tempo ci è voluto, per trovare la verità storica in quelle tradizioni meno incredibili, che egli ancora seguiva. Se non che, il Machiavelli va quasi d'un salto dal 1010 al 1215, senza nulla dirci della prima e seconda costituzione di Firenze, né dei moltissimi fatti d'armi, né delle rivoluzioni politiche che in quel tempo seguirono. Ed in ciò tutti i cronisti potevano aiutarlo. Egli ancora pone la prima radice, e l'unico principio delle discordie dei Fiorentini nel fatto del Buondelmonti, e da questo errore potevano anche i cronisti, e doveva il suo acume storico salvarlo. Continuando poi a dimostrare la piú singolare e strana noncuranza, salta nuovamente dal 1215 al 1250, per dirci che allora Guelfi e Ghibellini si posero d'accordo, e «parve loro tempo da pigliar forma di vivere libero», quasi fosse questa la prima volta, che i Fiorentini pensassero ad ordinarsi in libertà. Ora noi abbiamo visto come nel 1115 la libertà e la prima costituzione fiorentina furono fondate, e come quella del 1250 non era la prima, ma la terza costituzione, e non fu fatta dai Guelfi e dai Ghibellini d'accordo, come dice il Machiavelli, ma dai popolani guelfi a danno dei nobili ghibellini. Né ciò è tutto. Il Machiavelli continua: «e per levar via le cagioni delle inimicizie che nei giudicii nascono, provvidero a due giudici forestieri, chiamato l'uno Capitano e l'altro Podestà, che le cause cosí civili, come criminali, intra i cittadini occorrenti giudicassero». E cosí riduce questi due magistrati politici a semplici giudici; non pone alcuna differenza fra di essi, e non osserva che se il Capitano veniva creato adesso, il Podestà esisteva già da piú di un mezzo secolo. Egli dice del pari che, per dare maestà agli eserciti, fu nel '50 ordinato il carroccio, che già da piú tempo era in uso presso i Fiorentini. E nel determinare l'ordine degli eserciti, dimostra una uguale trascuraggine, né pone differenza alcuna tra le milizie del Comune e quelle del Popolo, sebbene i cronisti apertamente ne parlino. «Poiché avemo,» cosí scrive il Villani, «detto de' gonfaloni e insegne del Popolo, è convenevole che facciamo menzione di quelle de' cavalieri e della guerra». Con tutto ciò Machiavelli riman sempre colui che meglio d'ogni altro definisce il carattere generale delle rivoluzioni fiorentine, ogni volta che si ferma a parlarne, massime dopo il 1250.
251. Nel novembre del 1252.
252. Arch. Stor. It. Serie III, vol. 23, pag. 220.
253. Villani ed Ammirato, ad annum.
254. Villani, VI, 51. Ammirato, ad annum.
255. Ammirato, ad annum, dà il sunto del trattato.
256. Villani ed Ammirato, ad annum.
257. VI, 70.
258. Cintura di cuoio con fibbia.
259. Pezzo di panno quadro, attaccato al mantello e da potersi portare in capo.
260. Villani, VI, 70.
261. V. I Capitoli del Comune di Firenze, inventario e regesto, vol. I pubblicato da C. Guasti: Firenze, Cellini, 1866.
262. L'Ammirato, ad annum, dà il sunto del trattato.
263. Villani, VI, 62. Questo fatto che dal Villani venne molto esaltato, come esempio di magnanimità, servi invece a qualcuno, per provarsi a dimostrare la pretesa corruzione del popolo fiorentino, in un tempo nel quale si decretava singolar monumento ad un cittadino, solo perché non aveva venduto la patria. Ma prima di tutto è da notare, che il monumento fu decretato, non per questo fatto solamente, ma, come dice lo stesso Villani, perché «Aldobrandino morí in tanta buona fama, per le sue virtuose opere fatte per lo Comune». E se poi si vogliono trovare troppo enfatiche le lodi del Villani pel fatto stesso, ed in ciò vedere un segno di corruzione, bisognerebbe attribuirla ai tempi del Villani, non a quelli, assai piú antichi, di Aldobrandino e del Primo Popolo, che furono, senza alcun dubbio, tempi di molta virtú e di vero patriottismo.
264. Storie, Lib. II.
265. Villani, VI, 65.
266. C. Paoli, La battaglia di Montaperti (Estratto dal Vol. II, del Bollettino della Società senese di Storia patria): Siena, 1869. A questo lavoro il prof. Paoli aggiunse nel 1889 un'altra pubblicazione importantissima: Il libro di Montaperti, nei Documenti di Storia italiana della R. Deputazione per la Toscana, Umbria e Marche, Vol. IX.
267. Marchionni di Coppo Stefani, Stor. fior. rubr. 120.
268. Villani ed altri cronisti fiorentini.
269. Queste cifre date dai cronisti fiorentini sono sempre incerte; si possono ritener solo come approssimative.
270. Eccone un esempio tratto da una legge del 1284. — «Item quod nullus presumat consulere, vel arengare super aliquo quod non sit principaliter propositum per dominum Potestatem, vel aliquem loco sui. Et qui contrafacerit, in soldos sexaginta florenorum parvorum vice qualibet puniatur, et plus et minus ad voluntatem domini Potestatis. Et quicquid dictum vel consultum contra propositionem, non valeat, nec teneat». Consigli Maggiori, Provvisioni e Registri. I, carte 12 retro. Archivio di Stato in Firenze.
271. Villani, VI, 78.
272. Aldobrandini, Croniche, pag. 9; Paoli, La battaglia di Montaperti, pag. 46.
273. Nel Duomo di Siena si conservano anche oggi le antenne che la tradizione crede essere appartenute al carroccio fiorentino. Ma gli eruditi senesi, con ragione credono ora, che appartenevano invece al carroccio della loro città.
274. Paoli, op. cit., pag. 58.
275. Il Sismondi, dopo aver paragonato i cronisti, fa ascendere a 10,000 i morti, ad altrettanti i feriti.
276. VI, 19.
277. Signore del castello di Poppi in Casentino, s'era separato dagli altri conti Guidi, ch'erano guelfi.
278. Tutto ciò è narrato dal Villani e da altri cronisti, è ricordato anche da Dante nella Divina Commedia. Alcuni han voluto mettere in dubbio il fatto, ma a ragione osservò l'Hartwig, non essere facile supporre che i cronisti guelfi avessero voluto inventare una leggenda, tutta a favore del capo dei Ghibellini.