CRONICA FIORENTINA COMPILATA NEL SECOLO XIII

Anni M....

Arrigo secondo imperò anni xvij. Questi fu figliuolo di Currado primo, ma secondo altra oppenione elli fue suo figliuolo adoctivo e fu suo genero. Questi, vegnendo in Italia, prese per forza Pandolfo prencipe di Capova e fecelo mectere in prigione; e un altro il quale avea nome Pandolfo, simigliante, il qual era conte,[254] sí 'l confermò principe in luogo di lui.

In questo tempo, del mese di giugnio all'entrante, il decto Arrigo venne ad hoste sopra la città di Firenze, e puose suo campo, actendato di loggie, trabacche e padiglioni, nel piano del Cafaggio, del Vescovado di Firenze, fuori delle mura di San Lorenzo,[255] con exercito grande di popolo e di cavalieri.[256] Allora i Fiorentini uscirono fuori armata mano e combacterono con lui e colla sua gente; e infine elli fue vinto e sconficto, e molti de' suoi vi rimasono morti, fediti e presi. Ma elli campò fuggendo innaverato.[257] E de' Fiorentini pochi morirono, ma gran quantità ne furono fediti: ma tucti sanavano per la virtú d'un bagno ch'era nel decto Cafaggio e presso alle mura; la quale acqua usciva per condocto del monte di Fiesole. E questo bagnio fu trovato e facto al tempo de' Romani, quando hedificarono la città di Firenze. La quale acqua guariva certe malactie e etiandio i lebrosi, e gli atracti stendeva, e li fediti sanava. E di questa victoria fare fu capitano messer Ugulino degli Ughi; i quali gentili huomini fondarono la chiesa di sancta Maria a Ughi in Firenze, e la chiesa di sancto Martino a Montughi: dov'elli fece la prigione di xxvij nobili huomini ch'elli prese nel predecto stormo, i quali molta moneta poi si ricomperarono.

Et allora nacque gran guerra tra loro e' Berteldi, di fedite e di morte, per una donna de' Lamberti che l'uno e l'altro guardava per amore; e finalmente ciascuno ne fu consumato d'avere e di persone.

In questo tempo il principe Goctifredi di Buglione, mirabile duca, venne in Ytalia; e per li Romani fu cacciato da Roma ad Anania.

Nel decto tempo ad Roma fu trovato in una sepultura socterra uno corpo d'uno giogante morto e non punto calterito, con una scritta a capo in uno petrone di marmo, che diceva: — Questo giogante avea nome Pallanteo Brunocto lo figliuolo d'Ulandro.[258] — Et avea una fidita la cui apritura fu misurata iiij piedi e mezzo, e della sua grandezza era xvij piedi e oltre. E fulli trovato a capo socto il petrone una lucerna d'oro, che continuamente ardeva, la quale per vento né per fuocho e per nullo modo si potea spegnere: lo quale fu morto per la lancia di Turno[259] giogante.

Ancora nel decto tempo, in Puglia, era una statua di marmo, la quale intorno al capo avea un cierchio di rame, nel quale era scritto: — In calendi maggio, levante il sole in tauro, il capo d'oro.[260] — Il quale verso intese e spuose uno savio huomo saracino del Levante, il quale era prigione di Ruberto Guiscardo. Elli puose mente nel segnio della libra, nel levare del sole, e notò il termine di quell'ombra; ove trovò molto tesoro, il quale egli gli diede per sua recuperatione.

In questo medesimo tempo le chiese di Francia fortemente furono conturbate per Berlinghieri del Torso, il quale falsamente affermava che 'l sacramento della Chiesa cioè dell'altare, che noi prendiamo, non è verace corpo di Cristo ma è figura del sangue di Cristo.

Anni Mlj.

Damaso ij, nato di Roma, sedecte papa dí xxij; vacò la Chiesa dí xj. Questi tenne et ebbe il papato per forza, e elli subitamente morí di subitana morte.

Anni Mlij.

Leone x,[261] nato della Magnia, sedecte papa anni v, mesi ij, dí vj. I Romani per mala usanza adimandarono allo imperadore Arrigo, papa per sua auctoritade; e il decto Imperadore, non possendo niuno intendere né conducere che per sua mano volesse pigliare il papato, il Vescovo di Tulerse,[262] huomo semplice e buono a queste cose:[263] il quale venuto ad Roma, e la conscienzia sua rimordendoli forte che lla sua electione non era di ragione, rifiutò, e poi fu legictimamente e di ragione electo. Il quale poi, dopo la sua sancta e buona vita morí, e fu sepolto in San Piero honorevolmente.

Anni Mlv.

Arrigo terzo imperò anni xlviiij. Questi venne ad Roma dí xxv di maggio, e adsediò Tiberi dí iij di giugnio. Et in quest'anno fu per tucto il mondo quasi ad la croce di levante e alla fine del ponente, e dall'austa di meriggio insino ad la tramontana, fame e mortalità. Et in quest'anno morirono piú genti che xx anni dinanzi passati. Nel tempo di costui apparve nel cierchio della luna, quando era piena, una stella chiarissima, e cominciò dí xiij inanzi calendi maggio.

Nel tempo di costui, Aldobrando cardinale della Chiesa, il quale fu facto poi papa Gregorio, fu mandato in Francia per legato. E faccendo processo in uno concilio contro a certi vescovi corrocti di simonia, e procedendo contro al Vescovo di ciò molto infamato, et essendo i testimoni per pecunia corrocti, i quali doveano dire contro a llui, e non possendo provare la verità; disse il Legato: — Con ciò sia cosa che la dignità del vescovo sia dono del Sancto Spirito, cessi in questo facto la inquisitione mondana e facisi la divina: perciò[264] chi prende vescovado non degniamente fa contro il Sancto Spirito.[265] La qual cosa sanza paura cominciò a ddire. Avendo decta Gloria Patri et Filio, non poté compiere et Spiritui Sancto, rifaccendosi piú volte da capo; ma privato e disposto del vescovado, pienamente poi il disse.

In quello tempo uno gentile e potente huomo, sedendo intra cavalieri in uno nobile convito, fu assalito da' topi che decti sono racti; per la qual cosa essendo i topi raunati sanza numero, niuno tocchavano se non solamente lui: onde per questa cagione fu portato in mare e messo in uno bactello e pinto infra l'acqua, e nonostante questo, tucti i topi del paese vi trassono notando per mare, e tucta la nave rodeano; e finalmente riposto in terra, da' topi fue tucto mangiato. E ciò sappiate, che del decto facto non è da maravigliare, perciò che si truova che in certe terre dove l'uomo è morso dal leopardo, i topi incontanente in quella parte abondano, e tucti gli pisciano adosso, sicché quasi vi fanno un lagho, per la qual sozzura si ne seguita a questo huomo la morte. Ancora si truova che fu uno principe che per niuna medicina non si poteva aiutare che non fusse consumato da' mignacti, i quali in nostro volgare sono decti pidocchi; e chi gli chiama seme d'albero ritroso, cioè seme d'uomo.

Anni Mlvij.

Vectorio secondo, nato della Magnia, sedecte papa anni ij, mesi iij, dí xviij; vacò la Chiesa dí iij. Questi per paura dello Imperadore fu facto papa. Elli fece Concilio al tempo d'Arrigo imperadore, in Toscana, nella città di Firenze; e molti vescovi per simonia e per fornicatione dispuose della sedia. Questi andando in Francia, dallo Imperadore gloriosamente fu ricevuto, e presente lo Imperadore cadde morto.

Anni Mlviiij.

Stefano nono, nato di Toringia, sedecte papa mesi viiij, dí xxvj; vachò la Chiesa dí j. Questi fu il primo abbate di Montecasino, e morí nella città di Firenze in Toscana, e quivi fu sepellito, e nella chiesa di sancta Liperata, allato ad l'altare di sancto Zanobi, a mano sinistra. Elli dannò ciò che l'altro Papa dinanzi avea facto, sicome heretico, e fece Concilio in Firenze; e fu sancto.

Anni Mlx.

Benedecto x sedecte papa mesi viiij. Questi, essendo vescovo, fu per forza chiamato papa, e poi fu cacciato.

Anni Mlxj.

Niccolaio secondo, nato di Borgognia, sedecte papa anni ij, mesi vj, dí xxvj; vacò la Chiesa dí x. Questi, essendo in Toscana vescovo di Firenze, in concordia de' cardinali, adpresso la città di Siena, fu facto papa. Elli fece uno Concilio di cxiij vescovi contro Berringhieri del Torso, il quale affermava che 'l sacramento dell'altare non era verace corpo di Cristo. E dicesi che 'l decto Berringhieri in ogni altra cosa fu savio e diricto huomo, salvo che in questo. Poi fu correcto di questo errore, e alla fine bene adventurosamente morí. Del quale ritractamento si fa mentione il dicreto sancto ove dice Ego Berringherius etc. Poi il decto papa Niccolaio ad Roma santamente morí.

Anni Mlxiij.

Alexandro secondo, nato della città di Melano, sedecte papa anni xj, mesi vj, dí xxv. Questi, essendo vescovo di Luccha, in concordia de' cardinali, fu facto papa. Contro a costui si levò Caldulo[266] vescovo di Parma, e fu electo papa quasi da tucti i vescovi di Lombardia, dicendo e opponendo che non si poteva eleggiere papa se non del paradiso d'Italia. Il quale Caldulo venne ad Roma per due volte con grande hoste di popolo e di cavalieri, e per forza volle prendere il papato. Ma poi papa Alexandro, ad priego d'Arrigo imperadore, venne in Lombardia, e fece solempne Concilio nella città di Mantova, e quivi pacificò trall'uno e l'altro tucta la discordia. Tornò ad Roma, e morto, quivi fu socterrato nella chiesa di Laterano.

Nel decto tempo quelli di Normandia, per dispecto del Papa, occuparono lo reame di Puglia, ed in Campagnia[267] davano gran danno, e discacciarono per forza Goctifredi duca di Spuleto e la contessa Mactelda divotissima figliuola di San Piero. Questa contessa Mactelda fu di tanta potentia che collo Imperadore fece molte e molte bactaglie, e ebbe piú victorie. E ciò sappiate ch'ell'era ricchissima donna e di gran possessioni, e tucte l'oferse alla Chiesa del beato Pietro. E chiamasi ancora al giorno d'oggi il patrimonio di San Pietro.

Anni Mlxxiiij.

Gregorio vij, nato di Toscana del contado di Firenze, luogo decto Sangiovanni in Soana, sedecte papa anni xij, mesi j, dí iiij; il quale per la sua sancta vita da' cardinali fu facto papa. Questi fue preso dal figliuolo di Censo[268] la nocte di Natale, quando cantava la Prima [messa] a Sancta Maria a Presepe in Roma, e misselo in prigione nella torre sua. Ma i Romani di ciò furono fortemente adirati; et in quella medesima nocte presero per forza la torre e disfecerla, e liberarono il Papa di carcere, e cacciarono il figliuolo di Censo di Roma. Questo Papa maladisse e scomunicò Arrigo terzo imperadore, in uno Concilio di ex vescovi, per cagione ch'elli volle rompere l'unitade della Chiesa. Ma poi, venendo il decto Imperadore al decto Papa in Lombardia, per molti giorni inanzi, a piedi scalzi, in sulla neve e in su' ghiacci, li venne a domandare perdonanza; e a pena gli perdonò.

Questo imperadore Arrigo stando in Italia, e' principi della Magnia venneno e elessero re Ridolfo, il qual era duca di Sansognia. E perché il Papa ad petitione dello Imperadore non volle fare scomunicatione, se prima nol conoscesse per ragione; il decto Imperadore, auta[269] Victoria di bactaglia combactuta contra Ridolfo predecto, si raunò la corte sua nella città di Brescia, e quanto per lui si poté fare, anullò e cassò il decto Papa e dispuose ogni suo ordinamento: et a xxiiij vescovi fece eleggiere papa Guberto, il qual era arcivescovo di Ravenna, e fu chiamato Clemente terzo. Per la qual cosa il decto papa Gregorio lo scomunicò di nuovo, e assolvecte tutti i suoi baroni della fedeltade e del sacramento che avevano a lui facto. Ora advenne che lo Imperadore, col Papa ch'avea facto, e con quelli che li fecero electione, venne ad Roma, e quello suo Papa fece consecrare al vescovo di Bolognia e benedicere, e [a] quello di Modona e di Cervio, faccendolo [adorare][270] con grande reverenzia; e da lui ricevecte la corona dello Imperio. E rinchiuse papa Gregorio e adsediollo in Castelsantagnolo e i cardinali con lui insieme. Ma il valoroso huomo Ruberto Guiscardo,[271] re di Puglia, venne ad Roma in soccorso del Papa, e lo Imperadore, sentendo la sua venuta, col suo Papa ch'era in signoria, e con li suoi vescovi, tantosto si partí di Roma, e fuggí a Siena la Veglia,[272] avendo già distructa la città Leonina e 'l Campidoglio. E 'l decto Ruberto diliberò papa Gregorio delle mani dello Imperadore, con li suoi cardinali, e rimisseli nel palagio di Laterano; e molti Romani ch'erano colpevoli di decte cose gravemente puní. Poi il decto Papa n'andò in Puglia col decto Ruberto, e morí nella città di Salerno, sancto, faccendo Idio molti miraculi per lui.

Nel decto tempo la città di Saragosi in Cicilia fue forte gravata di grandissimi tremuoti. Per la qual cosa cadde la chiesa maggiore della terra: e questo fu domenicha mattina nell'ora della terza, dí 10 di maggio. E tucta la gente che v'era drento morí, salvo il prete e il diacano e il subdiacano[273] che cantavano la messa: questi non ebbono niuno male, della qual cosa le genti molto si maravigliarono.

In questo tempo, nel Mlxxx, il decto Arrigo imperadore venne ad hoste sopra la città di Firenze, e adsediolla xvij dí, uscendo di Siena con gran forza di sua gente e altra gente raccolta. Et a dí xxj di luglio feciono la bactaglia con lui, e fue sconficto coll'oste suo.

Anni Mlxxx.

I Fiorentini presero Monte Orlandi[274] a pacti, e poi abacterono le mura a terra. Ancora andarono ad hoste alla terra di Prato, e ebberlo per forza di bactaglia, e disfecero le mura e impierono i fossi e abacterono le fortezze. E pagano di censo lire ccc. per anno, e uno cero grande alla chiesa di sancto Giovanni Baptista. E messer Oddo Arrighi degli Amidei ne fu chiamato castellano ad sua vita.

Anni Mlxxxvj.

Victorio terzo sedecte papa anni j, mesi iiij, dí viiij. Questi ebbe prima nome Disiderio e fue abbate di Monte Casino. E poy fu avelenato nel sacrificio del calice per uno suo diacano, onde morí. Al costui tempo si cominciò l'ordine Cartusiense.[275]

Anni Mlxxxviiij.

Urbano secondo sedecte papa anni xj, mesi iij, dí j; vachò la Chiesa dí xv. Nel costui tempo Baimondo nobile duca di [Puglia][276] con li cristiani, crociato, andò oltremare e racquistò il sancto sepolcro di Cristo.

In questo tempo nella città di Mirra,[277] essendo già distructa, da' cictadini della città di Bari, l'ossa del beato sancto Niccolaio furono traslatate. Ancora nel decto tempo la grande e nobile città di To[ledo] in Ispagnia per li cristiani fu tolta a' Saracini. Et in questo tempo fiorí il valente huomo Anselmo[278] in Inghilterra, il quale fue in prima abbate e poi vescovo di Conturbiero; il quale di vita e di scienzia fu maraviglioso. Questo Urbano papa fece il primo Concilio a Claramonte, nel quale s'ordinò che l'ore dell'uficio di sancta Maria si diciessono ogni dí, e l'uficio suo si facesse solempnemente il sabato. Nel decto Concilio s'annuntiò prima anni x[279] con grandissimo pianto, come Ierusalem era perduta e venuta in servitú de' cani Saracini, e che lxxm di cristiani v'erano morti per la difensione della fede; e sopracciò chiese aiuto e consiglio.

Ancora il decto Papa fece il secondo Concilio in Francia alla città del Torso, nel quale indusse e provocò quasi tucto l'Occidente, e spetialmente la gente di Francia, al passaggio d'oltremare: e raunati furono con Arrigo imperadore, e tennero e per terra e per mare per lo strecto braccio di San Giorgio e passarono in Gostantinopoli, e poi arrivarono nella città d'Antioccia. E di questo hoste fu capitano Goctifredi di Buglione duca di Locteringia e il conte di Bosce,[280] 'l conte Filippo di Fiandra, il conte di San Gilio e altri assai grandi e nobili baroni. Et inanzi ch'elli prendessono Antioccia, il beato sancto Andrea appostolo apparve visibilmente a uno villano saggio provenzale, huomo semplice e di buona vita, e disse a lui: — Vieni e mostrami la lancia con che Cristo fu fedito nel fiancho. — Il quale villano, presa la cictà d'Antioccia, in presentia di R.[281] conte e del cappellano suo, cavò con uno marrone nella chiesa di san Piero, là ove gli era rivelato, e quivi trovò la decta lancia; e ciò fu nell'anno del Mlxxxviiij. E di ciò dubitando molte persone, ch'ella non fusse la diricta lancia con che Cristo fu fedito, uno cavalieri saggio, ch'avea nome Bartolommeo, a cui Cristo era apparito, elli certificò della lancia, la quale era lunga xiij piedi. Elli fece fare uno grande e maraviglioso fuocho, e pianamente colla lancia in mano passò questo fuocho sanza nullo dannaggio. E cosí l'oste de' Cristiani, vedendo il miracolo, confidandosi in Cristo e nella lancia con ch'elli fu fedito, con isperanza di ben fare andavano inanzi, non dubitando; e presono per forza la città di Tolomaida, che oggi s'apella Acri, e poi presono Tripoli, Alexandria e Damiata e il Conio e Castelpellegrino e quasi tucta la Terra Sancta, salvo Ierusalem; e aportaro a Cesaria. E stando loro a Cesaria, apparve loro sopra l'oste una colomba candida, la quale fu fedita da uno sparviere, e cadde in terra, e fulle trovato socto l'alia diricta una lectera che si conteneva in questo modo: — Il rege di Charon al duca di Cesaria salute. Generatione[282] canina viene, giente di tencione, contra i quali parte[283] e per altri la gente tucta difende: e le decte cose anuntia agli altri cictadini dintorno da te. — Poi si levò l'oste e andonne in Gierusalemme, e quivi puosero l'asedio, e per forza l'ebbono. La qual terra è in montagna e non ha pozi né fonte né fiumi, se non la fonte di silice, nella quale àe abondevolmente assai acqua. E poi che questa città fu disfacta per Tito e per Vespasiano, si era grandemente rifacta[284] per uno signiore ch'ebbe nome Ellio Adriano; ma non la rifece in quello luogo medesimo dove era posta prima. E ciò sappiate che 'l buono duca Goctifredi morí in quello hoste, faccendo molte bontadi; e fannone memoria i libri che parlano di lui, E fu seppellito nella decta città. Et era da tucti appellato rege e principe. E nel secondo anno della sua signoria passarono in quello passaggio piú di ccm. di persone.

In quest'anno, il dí di san Benedecto, fu fondato il nobile munisterio di Cestella nel vescovado Cabillonese.

Anni Mc.

Pasquale secondo, nato di Bleuda[285] in Toscana, sedecte papa anni xviij, mesi iiij, dí xxiiij; vacò la Chiesa dí iij.

Nel tempo di costui Arrigo quarto re de' Tedesci con grande hoste venne in Toscana, per essere coronato dello Imperio d'oriente.[286] E mandò lectere al Papa e ambasciadori, nelle quali si conteneva ch'elli rifiutava tucte le investiture de' vescovi e altri cherici, delle[287] quale s'era facto per adietro grande quistione intra lli papi e li 'mperadori. E mandò a dire che di tucte le decte cose elli e i suoi baroni voleano con saramento fermare. Onde facto questo per volontà del Papa, venne ad Roma per suo comandamento. E nell'entrare che Arrigo fece nella terra di Roma, si li fece incontro tucto il chericato col popolo e li nobili della cictade; ed entrò dal lato di Monte Mallo col maggiore honore che mai entrasse alcuno signiore. E 'l Papa si li fece incontro insino in sulli gradi di fuori delle reggi di San Pietro con li cardinali e vescovi. E giungendo, lui s'inginocchiò e baciò amendue e' piedi al Papa. Poi il Papa si baciò con lui in viso e in fronte, segnandolo e benedicendolo, e rendersi pace. Poi si presono per mano e venneno insieme insino ad la porta argentea, nel quale luogo datosi pace insieme....[288] Ma poi che furono ad porta[289] porficha, il Papa gli dimandò il saramento sopra la quitanza sopra la investitura della dignità de' cherici. Lo Imperadore, avuto sopra ciò consiglio, si prese il Papa per forza e li cardinali, e tucti gli misse in prigione, con favore e consentimento de' Romani. E questo fu nell'anno Mcxiij.

In questo anno i Fiorentini disfecero Monte Gasoli. E Ruberto Tedesco morí sbavigliando alla tavola; il quale stava nella roccha di Saminiato del Tedesco vicario per lo Imperadore, e sbandito di Firenze per sue malvagie opere. Il quale molta guerra di fuocho e di ferro e di rubagione faceva contro li Fiorentini.

E nel Mcxv anni, del mese di maggio, s'apprese il fuocho in Borgo Sancto Appostolo in Firenze, e arse insino al Vescovado, e quasi la maggior parte della Cictade; onde molta gente morí di fuogo.

In questo anno morí la contessa Mactelda, la quale avendo indicato di suo Toscana e gran parte di Lombardia....[290]

Anni Mcvij.

Arrigo quarto figliuolo dell'altro Arrigo imperò anni xv. Questi, facto imperadore, prese il suo padre Arrigo e fecelo morire in prigione.

Nel decto tempo Ruberto Guisscardo vinse in bactaglia Alesso e Cuviano[291] imperadore di Gostantinopoli. Questo Ruberto valente fu nato di Francia, e venne ad Roma con grande hoste per pigliare la terra e puosevi l'asedio, e per forza ne fu cacciato. Et allora entrò in Puglia, ov'egli acquistò uno figliuolo maschio ch'ebbe nome Ruggieri re di Cicilia, e una figliuola ch'ebbe nome Gostanza, la qua' fu madre di Federigo secondo imperadore, il quale fu promosso contro a Octo quarto imperadore. Questo Ruggieri generò Guiglielmo re di Puglia, il quale in tucti suoi facti fu savio e gratioso sopra gli altri principi del mondo a quel tempo. Nel costui tempo il regnio di Puglia e di Cicilia crebbe e abondò di richezze e d'allegramento e di gaudio e letitia piú che nullo altro reame del mondo: ché questo re Guiglielmo li teneva in tanta pace ch'elli non actendeano se none a sonare e ad cantare e danzare. E quasi elli fecero di nuovo un'altra Tavola Ritonda.

Nel decto tempo, poi che papa Pasquale co' suoi fratelli cardinali fu diliberato della carcere dello Imperadore, contro a llui si levarono iij papi in diversi tempi e condictioni; ciò fue Alberto Anguulfo[292] e Teodorico: i quali, advegnia che ne' loro cominciamenti catuno a decto Papa desse molta briga, l'uno da l'altro erano svariati.[293] E finalmente tucti e tre 'papi, non degni, da papa Pasquale degnio furono soperchiati.

In questo tempo lo Re d'Ungheria, admunito da papa Pasquale che facea contro a llui, rifiutò per lectere bollate tucte le investiture delle dignità de' vescovi e prelati, i quali gli altri Re ch'erano stati per adietro erano usati di fare.

In quest'anno fu fondata la gran badia di Chiaravalle, e fuvvi mandato per abate [Bernardo].

Papa Pasquale, avendo facto pace col decto Arrigo, e lui incoronò nel campo fuori delle mura. E tornando elli ad casa con li cardinali, tanta giente li si fece incontro che tucta la terra copría, lodando e benedicendo Iddio; e fu prima sera buia ch'egli potesse giugnere al palazzo suo. Poi il decto Papa morí ad la chiesa di sancta Maria Traispadine,[294] e poi dal popolo e dal chericato fu levato di quivi, e fue sepulto nella chiesa di sancto Salvatore. Al quale, doppo lui, succedecte Giovanni chancelliere della chiesa di Roma, e fu chiamato papa Gelagio. Ma perché lo Imperadore non fue presente alla electione, si cacciò lui e elesse un altro papa che avea nome Bordino nato di Spagnia: ma elli non è scripto nell'autentiche cronice de' pastori, perciò ch'elli non ebbe il manto. Ma morto questo Gelagio papa in Cluniaco,[295] fue messo e sacrato[296] papa in quello medesimo luogo, il quale si chiamò papa Calixto. Il quale, incontanente ch'elli fu ad la dignità, si maladisse e scomunicò il decto Imperadore con tucti suoi seguaci.

In questo anno s'aprese il fuogo in Firenze appresso agli Uberti che reggiavano[297] la Cittade, e quasi tucta l'arsero che poco ne campò. E molta giente fu morta per fuoco e per ferro.

Anni Mcxviij.

Gelagio terzo, nato del Regnio, della città di Gaeta, sedecte papa anni j, mesi v; vacò la Chiesa dí xxiiij. Questi per paura d'Arrigo imperadore con li cardinali n'andò ad Gaeta, e quindi per mare n'andò in Francia, in Cluniaco di sopra scripto. Quivi morí e fue sepellito.

In quest'anno i Pisani andarono ad hoste sopra Maiolica, e francamente per forza di bactaglia la presero, e portaronne uno paio di porti di metallo intagliate molto nobile, e due colonne di profèrito. Le quali porte sono poste alle mastri porti della chiesa maggiore di Pisa; e le due colonne di proffèrito donarono a' Fiorentini, per cagione ch'e' Fiorentini guardorono loro la terra quando erano ad hoste. Queste due colonne furono poste dinanzi alla mastra porta di levante del beato Giovanni Batista in Firenze.

Anni Mcxviiij.

Calisto secondo, nato di Borgognia, figliuolo di Conte,[298] sedecte papa anni v, mesi x, dí xiij; vacò la Chiesa dí V. Questi, essendo arcivescovo di Vienna, doppo la morte di Gelagio papa, nella città di Damiata, di concordia de' cardinali, fu facto papa; il quale tornando ad Roma per la Proenza e per Lombardia e per Toscana, e in ogni luogo dove capitò, allegramente fue ricevuto. Ma Bordino,[299] il quale era facto per Arrigo imperadore, udita la sonante boce che 'l giusto Papa veniva, si partí da Roma e andonne a Sutri; nel quale luogo il popolo di Roma l'assediarono, e per forza ebbono Sutri e presono il decto papa Bordino e recarlo ad Roma, in su 'n uno chamello col viso volto alla groppa di dietro, e teneva la coda in mano per freno; e poi lo missono in prigione.

Nel primo anno del decto Papa, i Pisani andarono ad hoste sopra Maiolicha, e i Fiorentini guardarono la città di Pisa. E presa Maiolicha per forza, sí ne recharono molte dignitadi e gioie, come decto è disopra.

In questo tempo l'ordine de' signori Tempieri, che sono decti cavalieri del Tempio, si cominciò.

In questo tempo lo imperadore Arrigo, tornando il suo cuore ad coscientia, la investitura de' vescovi e altri prelati, per anello e per bastone, ad Calisto papa rassegniò e concedecte: della qual cosa molto avea combactuto con papa Pasquale. E volle che per tucte le chiese dello Imperio il Papa facesse le electioni, e tucte possessioni e dignitadi di Sam Piero, le quali avea vendute o in altro alienate o baractate, per la cagione della discordia ch'avea auta colla Chiesa o per niuna altra cagione, liberamente le fece rendere; e tucte l'altre possessioni, le quali avea tolte ad altre chiese o a cherici o a laici per cagione della decta guerra, fedelmente dispensò che tucte fussono rendute.

Nel decto tempo Calisto papa, ad reverenzia del beato Iacopo appostolo, il vescovo di Compostella fece arcivescovo; al quale soctopuose tucta la provincia Emeritana.

Questi, avendo facta pace col decto Arrigo imperadore, si morí, e fu sepellito nella chiesa di san Giovanni Laterano.

Ancora il decto Imperadore, per cagione che 'l suo padre contro la Chiesa s'era mal portato, giudicato fue per la gente che si credesse che per giusto giudicio di Dio elli morisse sanza herede, e di lui non rimase niuno figliuolo maschio né femina: ad cui Loctieri duca di Sansognia suo fratello in suo luogo nello imperio succedecte.

Anni Mcxxv.

Onnorio terzo,[300] nato di Bolognia di Lombardia, sedecte papa anni v, mesi ij, dí iij; vachò la Chiesa dí j. Questi andando ad Aquila, alla richiesta de' baroni, acciò ch'elli il difendessono dalla ingiuria che lli facea il conte Ruggieri di Cicilia, dicendo loro essere della iurisdictione di San Piero; ma il Papa veggiendo la malvagità de' baroni, prese piú savio consiglio, e Ruggieri ricevecte in gratia, e ricevuta la fedeltà, e fermata per sacramento, sí llo investí del ducato di Puglia. Questi per uno suo legato cardinale due patriarchi dispuose, ciò fu quello d'Aquilea e quello di Vinegia. Poi morí, e fu sepulto ad Roma in Antichano.[301]

In questo anno i Fiorentini, avendo per anticho tempo grande nimistade insieme colla città e cictadini di Fiesole, mossonsi di nocte tempo con popolo e cavalieri, e di subito la mactina in su l'alba del giorno entrarono dentro e preserla; e disfecero tucte le porti e li steccati, mura e tucte fortezze, salvo che le chiese. Et allora si misse e fece ordine che giamai, ad perpetua memoria di sempiterna ricordanza, in sul poggio drento dalle mura non si rifacessono case se none cinque braccia alte.

E ritornati in Firenze, tantosto cavalcarono a Montebuoni, il quale era de' figliuoli di Guiccione, i quali s'appellano al presente giorno Buondelmonti; e disfecerlo a terra.

Anni Mcxxvij.

Loctieri quarto, nato di Francia, imperò anni xj. Questi fu savio e valente huomo, e in tucte sue cose fu gratioso. Al suo tempo per tucta Ytalia fue mortalissima fame.

E papa Onnorio predecto morí. Et il Senato di Roma si rinnovò contro la volontade del popolo.

Anni Mcxxx.

Innocentio secondo, nato di Roma, figliuolo di Giovanni Trastevere, sedecte papa anni xiij, mesi vij, dí viij; vacò la Chiesa di ij. Questi condannò tucta la parte di Pietro Leone con tucti suoi ordinamenti. Questo Pietro fu figliuolo di Pietro Leone cardinale; e da pochi cardinali essendo electo, e chiamato Anecleto, fece per forza d'arme adsalire ad furore le case degl'Infragnipane, là ove papa Innocentio colli cardinali era fuggito. Ma ivi non possendo fare nullo male, assalí a pochi giorni la casa di san Piero, e vintola per forza, sí tolse e rubò il vasellamento[302] che vi trovò d'oro e d'argento, il quale valeva grandissimo tesoro; e tolse una cassa grande d'avorio ch'era piena tucta di pietre pretiose, e uno crocifisso tucto d'oro, di v braccia, con una corona in testa piena di gemme pretiose; e disfece il nobile e grande lavorio del tabernacolo che Leone papa avea facto. E simigliantemente rubò la gran chiesa di santa Maria Maggiore di Roma, là ove aveva maravigliose richezze, e quella di san Giovanni Laterano e del beato san Salvadore, e molte altre chiese di Roma; delle quali trasse sí gran tesoro ch'al mondo non era maggiore: col quale tesoro corruppe tucti i nobili e potenti di Roma, sí che 'l Papa non avea niuno aiuto. Advenne che si partí di Roma segretamente con tucti i cardinali, e entrò in due galee, e fuggí per mare, e andonne in Francia, e fu dal Re e da' principi molto bene ricevuto. E fece Concilio ad Claramonte e a Rreno. Poi Loctieri, il qual era electo imperadore, raunata gran gente, venne in Cicilia, e menò seco Innocenzio papa con molti vescovi e arcivescovi, e cacciò via Pietro Leone per forza d'arme, il quale avea occupato il papato, e victoriosamente rimise papa Innocenzio nella sedia papale. E da lui Loctieri ricevecte corona imperiale.

In quello tempo quelli di Boem nella Magnia aveano facto contro la sancta Chiesa. Andò Loctieri sopra loro, e ricevectevi gran danno di suoi cavalieri e popolo, per tradimento di suoi baroni.

Questo Loctieri, doppo la sua coronatione, fue fortemente acceso dell'amore di Cristo, e del tucto si fece difenditore e campione della chiesa di Roma. E ragunò grandissimo exercito di popolo e di cavalieri, e col Papa insieme andò in Cicilia sopra il conte Ruggieri, il qual era nimico rubello della Chiesa, e incontro levato, e avea occupato e teneva per forza contro della Chiesa lo regnio di Cicilia. Prima perdè la Puglia e per forza fuggí in Cicilia, e Loctieri fece conte in Puglia il conte Rayonne. Et ad acquistare questa victoria fu molto utile il grande navilio che dierono i Pisani. Poi Loctieri, sancto e cristianissimo, se n'andò nella Magnia, vinto Cicilia, e il Papa si ritornò ad Roma, e quivi celebrò Concilio. Onde, considerando lui il beneficio che lli Pisani e Gienovesi gli aveano facto ond'egli n'acquistò Cicilia, il Papa diede a' Gienovesi uno vescovado, il qual era socto il vescovado di Melano; e a' Pisani di vescovo fece arcivescovo, e fecelo signiore di tutti i vescovadi di Sardignia.

Nel decto tempo in Francia fue sí grandissimo seccho che tucti i fiumi e pozzi e fontane si seccarono, et in molte parti per lo reame, per le fessure della terra, cominciò a uscire fummo di fuocho, sí grandi e forti che poi a due anni, né per piova né per ghiacci né per altro humidore, non si poteano spegnere: onde genti per questo seccho e fuocho morirono.

Anni Mcxxxviij.

Currado secondo della Magnia, nato della casa di Soave, imperò anni xv.

Nel tempo di costui uno ch'avea nome il maestro Rynaldo, predicando in Roma e riprendendo fortemente le richezze e le cose fuori di misura che le genti usavano per li dilecti del mondo, onde molti gentili huomini e gran possenti di Roma si convertirono alla sua predicatione e lui seguitavano. Il quale maestro Rinaldo venne in grande odio a' cherici, e fue per loro preso e tràctogli gli occhi.

Nel decto tempo la cictà d'Ascalona fu presa per li Cristiani.

E nel primo anno di costui il nobile cavalieri messer Giovanni cavaliere del Tempio[303] morí, ch'era vissuto anni ccclxj; e fu cavalieri della masnada di Carlo magnio. Et Innocenzio papa morí, e fu sepulto in uno avello di proffèrito, nella chiesa di san Giovanni Laterano.

Anni Mcxliiij.

Cilestrino secondo, nato di Toscana del castello di sancta Filicita, sedecte papa mesi v, dí xij; vacò la Chiesa dí j. Morí e fu sepulto ad Laterano.

Anni Mcxlv.

Luzio secondo, nato di Bolognia di Lombardia, figliuolo d'Alberto, sedecte papa mesi xj, dí iiij. Questi fu primamente cardinale di sancta Croce, e tucta la decta [chiesa][304] dal fontispizio dinanzi insino al coro, col circustato dello chiostro, rinnovò tucto di nuovo insino al fondamento. Poi morí e fu sepulto in Laterano.

Anni Mcxlvj.

Eugenio terzo, nato di Pisa, sedecte papa anni viij, mesi iiij, dí xx; vachò la Chiesa di ij. Questi essendo abbate di sancto Anastasio, da tucti i cardinali in concordia fu facto papa appresso la chiesa di sancto Cesario. E per paura de' Sanatori,[305] i quali erano stati electi dal popolo contro la volontà del suo precessore, n'andò a stare nel munisterio Farfense, e quivi [appellati] i cardinali e prelati,[306] quivi fu consegrato. Questi essendo huomo semplice e di grossa materia, poi che fu facto papa, Idio lo riempiè di molta gratia e di savio e maraviglioso parlare. E tornando elli ad Roma, il chericato e tucto il popolo gli si fece incontro con grande letizia, gridando Benedictus qui venit in nomine Domini. Nel decto anno Mcxlvij il decto Papa, a priego di Lodovico re di Francia, andò in Francia e segniolli di croce per andare oltremare, e fece un grande Concilio ad [Rems]. Onde il decto Lodovico con Currado imperadore, seguaci di simigliante croce, passarono oltramare con Franceschi, Tedeschi, Inghilesi e Normandi e Fiaminghi, e con quelli di Terra d'Ocho e con molta altra gente; andarono per Paonia e parte per Ungaria e parte per mare, con piú di cclx tra galee e navi, insino in Costantinopoli; e tucto in altra guisa ch'elli non pensavano: dond'elli ricevectono gran dannaggio per lo inganno de' Greci, che mescolavano la calcina colla farina, e davano loro quello pane ad mangiare; e anchora parte di loro ne furono presi da' Turchi, e altri morirono di fame, e chi di sete e altri per faticha. Ma poi, entrati nella Terra Sancta, quivi molte bactaglie victoriosamente feciono; e cosí vinsero gran parte del Levante.

Questo Currado, poi tornò d'oltremare, si morí; il quale advegnia che regiesse xv anni lo imperio, non ebbe alcuna volta la benedictione imperiale.

Lodovico re, di pellegrinaggio andò in Gierusalem' adorare, e fu nel tempio Domini e in quello di Salamone, e quivi stecte per buona peza e poi tornò ad casa.

In questo tempo Eugenio papa morí ad Roma, e fu sepulto a san Piero lungo l'altare maggiore.

In quest'anno Mcxlvj, mossi[307] i Fiorentini ad hoste sopra il castello di Monte di Croce, ch'era de' conti Guidi. E standovi ad assedio, dí x di giugnio, da' conti Guidi villanamente furono percossi, e levarsene ad modo di sconficta.

Poi nel Mcliij i Fiorentini feciono hoste sopra Monte di Croce, e per forza fu adsediato, e preso e disfacto e rapianato. E fu ordinato e stantiato di giamai non fare in sul decto poggio casa di fortezza alcuna.

Anni Mcliiij.

Anastasio iiij, nato di Roma, figliuolo di Benedecto, sedecte papa anni j, mesi iiij, dí xxiiij; vacò la Chiesa dí xx. Questi fece uno palagio nuovo ad Sancta Maria Ritonda, e diede alla chiesa di Laterano uno calice grande di bella forma, e fu opera di peso di xxx marchi, pieno di pietre pretiose. Poi morí e fu sepulto in una tomba di proffèrito.

In questo tempo soldati di Firenze e cavalieri pratesi, essendo insieme cavalcati sopra il terreno di Pistoia in quantitade di vjc pedoni e cc. cavalieri, da' Pistoiesi nel piano di Carmignano furono sconficti.

Anni Mclv.

Adriano quarto, nato d'Inghilterra, sedecte papa anni iiij, mesi viiij, dí xxviij; vacò la Chiesa dí xx. Questi essendo vescovo d'Albana, fu mandato per legato in Norveggia a predicare la fede di Cristo, e elli converti alla fede quella gente barbara; e quando elli fu tornato ad Roma e papa Anastasio morí, e elli fu facto papa. Questi, per uno cardinale che fu fedito, tucta la città di Roma interdisse insino a degnia satisfactione. Elli scomunicò Guiglielmo re di Cicilia siccome rubello della Chiesa; il quale, poi ch'elli fu absoluto, fece omaggio al Papa, ricevecte la terra in....[308] da lui. Di costui si dice ch'elli fue il primo papa che con corte dimorò prima in Orvieto; e fece le mura e le torri di Radicofani. Elli comperò da' conti di Sancta Fiore molte possessioni e castella allato al logo[309] di Sancta Cristiana. Poi morí e fu sepulto in San Piero.

Anni Mcliiij.

Federigo primo decto Barbarossa imperò anni xxxvij, e coronossi nella chiesa di sam Pietro ad Roma. Nel decto tempo, venendo lui ad Roma per Tiburi, ch'era disfacta, comandò ch'ella fusse rifacta. Elli fu coronato da papa Adriano il dí medesimo ch'elli giunse ad Roma; e tese loggie e padiglioni e puose albergo nel campo di Nerone. Onde i Romani crudelmente, con armata mano, dalla parte di Santagnolo manomissero la famiglia dello Imperadore, e uccidendogli e cacciandogli insino al padiglione dello Imperadore. Levato il romore per la città, i Tedeschi si ragunarono insieme e crudelmente uccidiano e menavano a morte i Romani; e infino che 'l Papa e lo Imperadore trassono a dividere; e con tucto ciò i Tedeschi non si potevano raffrenare.

Questo Imperadore, ricordandosi per adietro del primo anno del suo imperiato, fece disfare la città di Spuleto, perché lli fu facto noia quando passava a corte. Elli fu molto savio ma troppo ontoso ad vendecta; e fu largo e gratioso, gentile e bontiadoso[310] in tucti suoi facti.

Nell'anno Mclxij il sole scurò per tucto il mondo, e stecte serrato[311] in cielo dall'hora di mezogiorno infino alla mezza nona, a dí vij di luglio. Et in quel dí si perdé il sancto Sepolcro d'oltremare. E per tucto il mondo fu fame e mortalità. E la croce sancta di Cristo venne alle mani del gran pagano Saladino soldano di Babilonia.

Ancora in quest'anno il predecto Imperadore, per forza, in Lombardia prese la nobile città di Melano, e rapianò le mura e tucte le fortezze della terra; e per ricordanza che l'aveano ingiuriato al venire del suo coronare, si arò con buoi con giogho le mastre rughe e le piazze della città, e poi la seminò a sale.

Item in quest'anno medesimo l'antica città d'Albana da' Romani fu disfacta.

Anni Mclviiijº.

Alessandro iiiº, nato di Siena, figliuolo di Rinuccio, sedecte papa anni xxj, mesi xj, dí viiijº. Questi vinse iiijº papi heretici e sismatici, i quali si levarono contro a llui e contro santa Chiesa; ciò fue Octaviano Guidi da Cremona, che Victorio si facea chiamare; il secondo fu Pasquale, che Ginanni Astreniense si facea appellare; il terzo fu Calixto; il quarto Innocentio.[312] Di[313] quactro papi predecti contro Alessandro levati furono maladecti, scomunicati, e li tre di questi erano cardinali, i quali morirono di mala morte. Nel decto tempo di costui, nella Chiesa fu grandissima discordia, e fue cacciato il convento di sancto Anastasio e l'abate di san Paulo perch'elli diceva l'ufficio divino palesemente. E poi per lo decto papa fu rifacto.[314]

E gran discordia nacque tra lo Imperadore e 'l Papa, che per suo favore questi iiij papi predecti si levarono incontro a llui; e perseguitarlo sí forte che il Papa si fuggí in Francia al re e ad sua potentia che l'aiutasse. Onde lo Imperadore si mosse molto pieno di cruccio e di maltalento con grande hoste di popolo e di cavalieri, et andò sopra il Re di Francia, ché v'era il Papa, e con lui vennero 'Re di Brectagnia overo Buemmia e di Danzia[315] e di Pollano[316] con tucto loro sforzo. Et intrando lo 'mperadore col suo exercito in Borgognia, credectesi al tucto torre la terra e il reame. Onde lo re Tebaldo d'Inghilterra soccorse con giente e con moneta lo Re di Francia; e gratia di Dio, sopra i Franceschi non poté acquistare nulla cosa.

Nell'anno Mclxvij fu rifacta la città di Melano. E li Romani furono sconficti a Toscolano dal cavalieri del decto Imperadore.

In quel tempo il decto Imperadore, doppo molti scandoli e persecutioni ch'elli avea facto a papa Alexandro, avendo tema e forte conscienza di cadere della signoria imperiale, per molte cittadi e possenti huomini di Lombardia, che lli s'erano rubellati e volti adosso, e perché il decto papa Alexandro era tucto rinvigorito, fece lo Imperadore ambasciadori e messi spetiali, procacciando di riconciliarsi col Papa. Et il Papa lo ricevecte, et alla città di Vinegia si fece la pace. E questo fu nel Mclxxvij. La qual guerra era bastata xvij anni.

Et in quest'anno arse la città di Firenze, a dí iij d'agosto, da Mercato Vecchio insino al Ponte Vecchio.

Et in quest'anno si cominciò in Firenze gran discordia e guerra intra Consoli di Firenze e la casa degli Uberti; e bastò la guerra xxij mesi, che lli Uberti non ubidivano Consolato né signoria, né etiandio per loro facevano reggimento. E di questa discordia nacque bactaglia cittadinesca e gran mortalità di rubamenti e d'incendij nella città di Firenze. Si misse fuocho in cinque parti, e arse il sexto d'Oltrarno, e da San Martino del Vescovo insino a Sancta Maria a Ughi.

Et in quest'anno Mclxxviij, dí iiij uscente novenbre cadde il Ponte Vechio di Firenze.

Poi nel Mclxxx anni gli Uberti ebbero l'auctorità, e fu consolo[317] e rectore della città di Firenze messer Uberto degli Uberti e messer Lamberto Lamberti e loro compagni. Et in costoro si cominciò il primo Consolato della Città. E questi[318] fu per forza; advegnadio che poi cominciarono a governare la Cittade per modo di ragione e di giustizia, conservando ciascuno in suo stato, tanto che, da Consoli cittadini, feciono electione di chiamare Podestà gentili huomini possenti forestieri; siccome legiendo inanzi scritto troverrete.

Questo Papa fece due Concilii, l'uno fu al Torso in Francia, e l'altro fu ad Roma. E fece fare la pace tra lo Imperadore Emanovello di Gostantinopoli e' Romani; ancora Guiglielmo re di Cicilia e' Lombardi, e bastò per xv anni.

Ne' decti tempi furono diverse cose di gran tremuoti, e castella e rocche e città rovinate, e venti sí forti che rovinavano le magioni e divegliavano gli àlbori di terra con tucte le barbe. E per tremuoto cadde la città di Penitus[319] e di Damasco e gran parte di Costantinopoli, e Actene tucta si disfece, che piú di xxm di persone vi morirono; e il Culiseo di Roma gran parte ruinò. Et il mare forte scemò di calare, e molti navilii afondarono, e piú di lxm d'huomini affogarono; e Vm ne perirono solo nel mare di Cicilia, che annegarono.

In questo tempo la città di Melano e Chermona e Piacenza fecero una città contro Pavia, ch'avea guerra con loro. Acciò che fusse piú famosa di nome, si lla chiamarono Allexandra, per nome del buono papa Alexandro. Poi il decto Papa, adimandato da' Lombardi, si lle diede vescovo; e lo vescovo di Pavia privò della dignitate della croce e del palio, per ciò ch'elli teneva la parte dello Imperadore contro la Chiesa, e sempre teneva colli regi antichi che perseguitavano la Chiesa.

Questi, con ciò fusse cosa che lo 'mperadore e i decti papi tenessero tucto tucto[320] il patrimonio di san Piero da Acquapendente insino ad Capperano, salvo la città d'Orvieto e Saracina[321] e Anagnia, si n'andò in Francia e fece un gran Concilio nella città del Torso. E tornando ad Roma per mare, elli per forza di venti capitò a Messina in Cicilia. Il nobile huomo Guiglielmo re di[322] Cicilia non solamente lo ricevette come papa, e' avea guerra co llui, ma sí, co' fa buono filgluolo al buono patre, co' molta dolcezza e bonaritade; e fedelmente si riconobbe a buona cosscienza ch'elli tenea la terra e 'l rengno tutto per la Chiesa e per lui. E perciò, sicome fedele, si llo sequitò e venne co llui. Onde il decto Federigo inperadore, per l'amenda della persicuzione ch'avea data a santa Chiesa, nel nome di Dio elli prese il sengno della santa + per passare oltremare, per riconperare la Terra Santa di Christo, la quale era perduta e venuta alle mani de' cani Saracini,[323] e 'l Saladino soldano avea presa Jerusalem; donde lo stuolo generale passò oltremare: e ciò fue nell'anno del Mille cento lxxxviij. Giunto lo 'nperadore[324] in Ermenia, al passare d'un picciolo fiumicello, elli faghò dentro; ma il suo filgluolo, il qual era allora co llui, sí llo inbalsimò e recollo infino a Ttiro, e quivi si soppellio. Ed elli essendo colla madre si morio poi. Ed[325] ancora morirono quasi tutti i baroni suoi e quelli di Filippo re di Francia e quelli del re Ricciardo filgluolo del re Tebaldo d'Inghilterra, in questo passaggio, sanza nullo adquisto.

In questo tenpo fue il valoroso e savio huomo messer Jovacchino abate in Calavra, il quale fece molti libri sopra l'Apochalipx e sopra il Germia profeta e sopra altri profeti. Questo Abate fue domandato da questi Regi predecti, com'elli capiterebono di questo passaggio ch'elli faceano oltremare contra i Saracini. Rispose l'Abate e disse: — Voi andate e farete niente, però che non è ancora venuto il tenpo che stabolito[326] est.

In questo tenpo Ridolfo, arcivescovo di Colongne, le sante corpora di tre magi, ciò fu Caspar e Baltasar e Melchior, allo re di Persia fece trasslatare in Costantinopoli, e quindi da Santo Storgio in Melano maravilglosamente trassportate, disfatta Melana dallo 'nperadore, in Colongne le ne portò.

Nel decto tenpo san Tomaso arcivescovo di Conturbiera in Inghilterra, nella chiesa sua metropolitana, chantando la messa all'atare, da ij servi del re Ricciardo fu morto: il quale Iddio fece per lui molti miracoli, e da beato Allexandro papa fue con reverenza calonizato. Nel decto tenpo Arrigo re d'Inghilterra mandò anbasciadori al decto Papa, singnificando la morte del decto san Tomaso; i quali anbasciadori giurarono in loro anima dinanzi al Papa ed al suo collegio, come Ricciardo re d'Inghilterra nonn avea colpa di quella morte. Ma il decto Papa, riceputi i decti anbasciadori in Toscanella, sí mandò in Inghilterra, per fare inquisitione di queste cose, iij cardinali, e dinanzi a questi tre cardinali venne il decto re Arrigo, ischusandosi e dicendo ke per sua fattura né consilglo il decto san Thomaso non fu morto. Ma per cagione ke san Tomaso era stato crucciato con Ricciardo re, per amenda della sua morte, mandò cc. chavalieri oltremare, a servire un anno la Terra Sancta contra li Saracini, ed ancora elli si sengnò di +, passare oltremare da ivi a iijº anni.

Mclxxxj.

Lucio terzo, nato di Tosscana, sedecte papa anni iiijº, mesi ij, di xviij; e vachò dí xiij. Nel tenpo di costui aparve la bontà di Pietro Mangnante, il quale rechò tutte le storie del vecchio testamento inn uno velume, disponendole uttilemente; e questo libro est chiamato il libro delle storie isscholastiche.[327] A questo Papa fue acusato il Vescovo di Rodens[328] di Francia per piú cagioni, d'esser disspossto de bbenificio; si ke il Papa il volea dissporre. E quelli fue colli suoi amici episcopi e cardinali ke ll' aiutassero, e pregò il Papa ke per Dio nollo dovesse dissporre né falli questo disinore, infino a tanto ch'elli non fosse tornato nel suo vescovado, però [ch'elli][329] era grande e gentile huomo di suo paese: si ke [il Papa], per prieghi e per amore, si lli bollò lettere k' elli non fosse privato di suo benificio infino a tanto k' elli non fosse ritornato nel suo vescovado. Incontanente k' el Vescovo ebbe la lette[330] apo sé, si disse: — Io oe ingannato il Papa. — Non pensò mai di ritornare al vescovado, anzi tenea dietro alla corte, godendo e faccendo grassa vita. Un giorno disse il Papa: — Episcopo, perké non torni tue a tuo vescovado? — Ed e' li rispose e disse: — Messere, perk' io non volglo essere dispossto. — E cosí tenne il vescovado, mentre ch'elli vivette, sanza ritornare.

In questo anno era consolo di Firenze messer Iacopo Eliseo messer Catello Dietisalvi e messer Uberto Berteldi.

Anno Mclxxxij.

I Fiorentini presero per forza Montegrossoli; ed in Firenze fue grandissimo caro, ché llo staio del grano valse soldi viij.

A questo tenpo era consolo di Firenze messer Bongianni Amidei e messer Uberto Infangati. Poi nel Mclxxxiij anni e' fue consolo di Firenze messer Bonfantino Bogolese e messer Donato Caponsacchi. Poi nel Mclxxxiiij anni fue consolo messer Vecchietto de' Vecchietti e messer Gianni Schiatta delli Uberti.

Questi Consoli governavano la città di Firenze dentro e di fuori, in tenpo di pace e di guerra.

Mclxxxv.

Urbano iijº, nato di Lonbardia, sedette papa anni j, mesi x, dí xxv.

In questo tenpo venne lo 'nperadore Federigo in Firenze, e menò secho un leofante. E tolse tutto il contado alle città di Toscana infino alle mura, salvo ch'alla città di Pisa ed a Pistoia. Poi asedette la città di Siena e combattèla infino alle mura.

Nel tenpo di costui fue presa Ierusalem e llo sancto Sipulcro d'oltremare, die primo kalendi lulglo,[331] dal Saladino soldano. Sentendo il Papa questa cosa, sí ssi diede a tanto dolore che di duolo sí ssi morio: e fue sepulto nella città di Ferrara.

E in questo die il sole ischuroe da la terza alla nona.

E di questo anno e mese i Fiorentini asedetto'[332] — e disfecero il castello di Pongna e di Marcialla. Allora era' consoli di Firenze messer Petri Bosstichi e messer Uguiccione Uguiccioni e messer Ugho Ughi.

Mclxxxvj anni.

In questo anno Mclxxxvj Arrigo filgluolo di Federigo inperadore fu facto reggi di Sicilie, a contrario della corte di Roma.

Ed allora era' consoli di Firenze messer Scolaino delli Scolari e messer Ugholino de' Fifanti.

Mclxxxvij anni.

Consoli di Firenze messer Accorri de' Tedaldini e messer Caponsaccho de' Caponsacchi.

Gregorio viijº, nato di Benevento, sedette papa anni j, die xxvij; vacò dí xx. Questi, procacciando di soccorrere la Terra Sancta, iscrisse lettere in diverse parti del mondo, e fece invitare regi, principi e singnori al decto passaggio fare; e fece fare la pace tra Pisa e Genova: ed elli si mosse ad andare in quello viaggio; ed a Pisa morio, e quivi fu sepulto.

Ancora il predecto Federigo inperadore, per amenda della guerra ch'avea fatta contra la Chiesa, si mosse sengnato di croce da Grigorio papa ottavo; e passato in Rimaniansia,[333] passando uno picciolo fiume dentro v'afoghoe, che ssi chiamava Ferro; e molta della sua gente vi perio.

E in questo medesimo anno molta gente di Firenze e di Toscana sí presero croce da l'arciprete di Ravenna, a San Donato a Torri, per andare oltremare.

E in questo anno Mclxxxviij fue renduto il contado a' Fiorentini x milgla apresso alle mura. Ed allora era' consoli di Firenze messer Rustico Abati e messer Giuoco Giuochi e mesmer Ugho Albizzi de' Galigarii.

Mclxxxviiijº.

Clemente iijº, nato di Roma, filgluolo di Iohanni Scolaio, sedette papa anni iij, dí xxvj. In questo tenpo mosse lo stuolo generale, del mese di febraio, di crociati d'Italia, e passare inn Acri oltremare. Questo Papa ordinò in Roma il chiostro di Sa' Lorenzo fuor le mura, e ricrebbe il palazzo di Laterano, e fece fare il pozzo dinanzi al cavallo del metallo.

Allora era' consoli di Firenze messer Uberto di Macci e messer Carretto de' Conpiobbi e Tingnosino delli Uberti. Poi nel Mclxxxx anni era' consoli di Firenze messer Mariano della Tosa e messer Bonbarone de' Sizii. Poi nel Mclxxxxj anno erano consoli di Firenze messer Manfredi Ponzetti e messer Chianni de' Fifanti e lo Schiatta delli Uberti.

Mclxxxxij.

Celestrino terzo, nato di Roma, filgluolo di Pietro Bubone, consegrato il die della Surexione di Christo, sedette papa anni vj, mesi viij, dí x; vacò dí j. Questi, il secondo die k'elli fu facto papa, coronò d'inperiale corona Arrigo inperadore. Elli fece un palazzo allato al palazzo di san Pietro.

In questo anno erano consoli di Firenze messer Tegrimo di conti Guidi paladini in Toschana, e Chianni di Fifanti.

E in questo anno si fece ordinamento in Firenze ch'e' conti Guidi e li conti Alberti e li conti da Capraia e li conti da Certaldo, Ubaldini e Filigiovanni, Pazzi ed Ubertini, conti da Panago e li singnori da Montemangno e la casa d'Ormangna e di Pier Pagano, ed altri nobili assai cittadini, dovessero abitare i quatro mesi dell'anno nella città di Firenze. E lungo tenpo s'aservoe a grande onore del Comune.

Mclxxxxij.

Arrigo della Mangna quinto inperò anni viij, e fue coronato da papa Celestrino predecto del mese d'aprile, il lunedí d'alba di Risorexio.

In questo anno Arrigo intrò coll'oste sua in Pulgla; e donò alli Romani il rengno di Toscolano, il quale fue per loro disfatto.

In questo anno, dí xxij di giungno, si oschuroe il sole dal mezodí infino alla nona.

Questi,[334] il primo anno, entrò nel reame di Cicilia e vinse tutta la terra di Pulgla infino a Nnapoli; ed asediò Napoli continuamente per iij mesi passati. E fue in quella osste sí grande infermeria che gran parte di baroni e chavalieri infermaro e morirono; e llo 'nperadore medesimo v'infermò, e con pocha gente tornò adietro. Questo Inperadore tolse per molgle la nobile donzella Gostanzia filgluola del re Guisscardo di Cicilia. E nel quarto anno del suo inperiato elli vinse tutto il rengno di Pulgla; e molti che ssi fecero suoi rubelli a morte ed a pena tormentò; e Tancredi filgluolo del re Tancredi di Cicilia suo rubello, lui e la molgle Margarita menò presi nella Mangnia prigioni.

Mclxxxxiij ani erano consoli di Firenze messer Alberto conte di Mangone e messer Iacopo Usinbardi.

In questo anno Mclxxxxiiij anni, il decto Arrigo inperadore prese Salerno per forza, e tucto il rengno di Cicilia e tutto il retaggio della reina Gostanzia, cioè Cicilia, Pulgla e Calabra; la quale conquistò il predecto Ruberto Guisscardo per forza di lancia, e trassela di mano di Saracini;[335] la quale possedea il Saladino soldano e 'l grande Massamuto di cavalleria e lo nobile huomo Sirii di Baruti.

Erano consoli di Firenze messer Catalano Salandri della Tosa e messer Uberto delli Uberti. Poi nel Mclxxxxv anni fue consolo di Firenze messer Lanberto Lanberti e messer Ubaldo Usinbardi. Poi nel Mclxxxxvj anni fue consoli di Firenze messer Aldobrandino Barucci e conpangni.

Poi nel Mclxxxxvij anni, del mese d'ottobre, morio il detto Arrigo inperadore in Cicilia nella città di Palermo; a grande onore fu sopellito.

In questo anno erano consoli di Firenze messer Conpangno Arrighucci e messer lo Schiatta delli Uberti. Poi nel Mclxxxxviij,[336] esendo consoli di Firenze messer Davizzino della Tosa e messer Gherardello di Vissdomini,[337] i Fiorentini disfecero Frondingnano, e l'asedio si puose a Simifonti, nobile e fortissimo castello ch'era di conti da Certaldo.

In questo anno Mclxxxxvij fu disfatta la roccha di Saminiato del Tedessco da' terrazzani.

In questo anno fue generale pace per tutta Ytalia.

Anni Domini Mclxxxxviiijº.

Inocentio terzo, nato di Campangna, filgluolo di Trassmodo, sedette papa anni xviij, mesi iiij, dí xxiij; vacò dí iij. Questi fue consecrato papa il dí di Chattera San Pietro; e quanto elli fue grorioso nell'opere di vertute, elli fue manifessto. Tutte le sue opere fuorono di misericordia: elli maritava femine povere e popille, e tal mettea in monistero, e consolava orfani e vedove, e facea ponti e spedali; e fece lo nobile spedale in Roma di sancto Spiritu; e rinnovò la chiesa di san Sixto papa; e conpuose dicreti e dicretali e sermoni, e conpuose il libro della misera[338] conditione dell'umana generatione; e molte altre cose fece gloriose. Elli diede a tutte le chiese di Roma una libra di fine argento per fare calici, in cotale patto ke mai non si potesse vendere sotto di certa pena.

Erano consoli di Firenze messer Arrigo conte di Capraia e messer Bonconpangno Lanberti.

Anni Domini Mcc, di nuovo fu fatto ed eletto primamente podestade in Firenze per invidia del Consolato: ciò fue messer Paganello da Porcara di Luccha; e 'l suo salaro con tutta sua familgla, per anno, libre c. di piccioli.

Nel tenpo di costui,[339] sotto l'anno del Mcc anni, la città di Costantinopoli fu presa per li Francesschi e da' Viniziani, la quale è una delle maggiori cittadi del mondo. Della quale presura molti cittadini della terra da ivi a pochi che non poteano credere che cciò fosse vero, sí perké la terra è molto forte e grande, ed ancora si trovava in una profezia ke lla terra dovea esser presa per uno angelo, e non per huomo humano. Ma nollo 'ntendeano bene; però che lli nimici entrarono per una porta che v'è intalglato di marmo uno angelo, e llo singnore di quella osste avea nome messer Angelo Angiolieri. Poi Baldovino conte di Fiandra ne fu coronato inperadore.

Ed in questo anno morio Arrigo inperadore nella città di Palermo in Cicilia; donde nacque grande disscordia intra 'principi di fare eletione, e 'lleggere Inperadore: l'una parte 'lesse Otto iiij di Sansongna e l'altra elesse Filippo. Ma Otto fu poi per volontà del papa Inocentio, ke llo 'ncoronò.[340] Ma alla fine vincendo Filippo, essendo già tra lloro la pace ordinata, per inganno e frode dell'Antigrado[341] della Mangna, Filippo da assesini fu morto; e per questo modo tenne Otto lo 'nperiato, ed anke perké papa Innocenzio era nimicho de Felippo ch'era rubello della Kiesa. E ciò fue ancora per lo suo fratello Arrigo, k'era stato malvagio inperadore contra la Chiesa ed avea fatti uccidere in Cicilia vescovi ed arcivescovi ed altri plelati;[342] per la qualcosa il Papa lui e suoi discendenti e seguaci erano scomunicaty: e però s'erano appogiati il Papa a Otto di Sansongna. Item il decto Papa, dopo la morte del decto Filippo, fece choronare il decto Otto re della Mangna.

In questo anno Mccij fu coronato il detto Otto. E lla singnoria di Tartari coninciò[343] a sengnoreggiare, i quali abitavano sotto i monti d'India, e uccisero il loro rege il quale avea nome David, il quale era stato filgluolo di Iohanni prete;[344] ed allora coninciaro ad acquistare terre e a ffare reami, e a ffare d'arme e di cavalleria.

Questo Otto fue poi disspossto della singnoria, perké cadde in briga colla Chiesa e non observava la fedaltade.

Ma in questa indictione nel Mcc anni, il nobile borgo di Sanginegio, posto a piede di Saminiato, per li Saminiatesi fue tutto disfatto e recato a piano; ed etiandio le chiese infino le fondamenta.

Apresso, nel Mccij anni, i Fiorentini, parendo loro essere gravati da certi nobili e potenti huomini della terra di Simifonti, da capo riconinciaro guerra e fecero osste; e ciò che di prima v'era rimaso, si llo guastaro. E similglante fecero al castello di Conbiada[345] in Valdimarina. Allora era consolo Aldobrandino Barucci e Nerlo di Sizij di Mercato vecchio.