200. Villani, VIII, 69. Questi dice che il Cardinale partí il 4 giugno, Dino Compagni dice il 9, Paolino Pieri e la Cronica, che il Del Lungo chiama Marciana-Magliabechiana, dicono il 10, data che segue anche il Del Lungo pag. 563. V. Dino Compagni, Cronica, III, 7, nota 26.
201. Compagni, III, 8.
202. Villani, VIII, 71.
203. Ibidem.
204. Villani, Ibidem.
205. Storia della repubblica fiorentina, vol. I, cap. 6, pag. 116, (edizione del 1875).
206. Villani, VIII. 72.
207. Sono note le parole che gli dice Cacciaguida, nel XVII Canto del Paradiso:
E quel che piú ti graverà le spalle
Sarà la compagnia malvagia e scempia,
Con la qual tu cadrai in questa valle;
Che tutta ingrata, tutta matta ed empia,
Si farà contra te; ma poco appresso
Ella non tu n'avrà rotta la tempia
Di sua bestialitade il suo processo
Farà la pruova, sí che a te fia bello
L'averti fatta parte per te stesso.
(Parad. XVII, 61-69).
208. Lo nota il Del Lungo, (vol. I, p. 577), osservando che ciò si ripeté piú volte dal 1301 al 1304.
209. Villani, VIII, 74; Del Lungo, pag. 578-9.
210. Erano soldati che, avendo nella Spagna combattuto contro i Mori, andarono poi in diverse parti del mondo, senza voler piú tornare in patria.
211. Villani, VIII. 87.
212. Comincia in essi dalla rubrica LXXXXIII. Vedi Giudici, Storia dei Comuni Italiani, Vol. III, pag. 119 e segg. Firenze, Le Monnier, 1864-66.
213. A questa legge furono nel 1307, 1309 e 1324 aggiunte, per rafforzarla sempre piú, altre rubriche, come si vede anche dalla già citata pubblicazione fatta dal Bonaini nell'Archivio Storico Italiano, N. Serie, Tomo I, anno 1885.
214. III, 18, pag. 326.
215. Villani, VIII, 89.
216. Idem, VIII, 89.
217. Idem, VIII, 96.
218. Villani, VIII, 96; Dino Compagni, III, 20 e 21.
219. Dino Compagni, III, 20, nota 29; Del Lungo, Introduzione, pag. 607. Il Del Lungo, che ha pubblicato questi documenti, non vuol credere che Corso favorisse allora gli esuli ed i Ghibellini, i quali del resto non eran piú i veri Ghibellini d'una volta. La Signoria però non avrebbe avuto nessuna ragione d'ingannare i Lucchesi, che le erano amici, e le sue lettere sono confermate anche dai fatti precedenti, che abbiamo narrati.
220. Villani, VIII, 100.
221. Villani, VIII, 118, 119.
222. Compagni, Cronica, III, 35, nota 26.
223. Villani, IX, 10.
224. Villani, IX, 11.
225. Compagni, III, 32.
226. Villani, IX, 12.
227. Villani, IX, 18.
228. Vedi la lettera dei Fiorentini, 17 giugno 1311, in Gregorovius, 3ª ediz. vol. VI pag. 39, nota 2.
229. Bonaini, Acta Enrici VII, II, LV, LXXXVI: Firenze, Cellini, 1877.
230. Bonaini, ibid. II, XCVIII, XCIX.
231. Pubblicata nelle Delizie degli Eruditi Toscani, e piú compiutamente dal prof. Del Lungo, Dell'Esilio di Dante, ecc., pag. 107 e seg.
232. Villani, IX, 21, 24, 26, 29.
233. Ita quod ipsi Fiorentini possint uti, pro eorum faciendis negotiis et mercutionibus, regno vestro, non obstantibus novitatibus antedictis. La lettera è del 1311, senza data di mese, accenna però al recente arrivo d'Arrigo a Genova. Vedila in Desjardins, Négociations diplomatiques de la France avec la Toscane. Vol. I, pag. 12 e seg.
234. Il Vescovo di Botrintò narra la singolarissima storia delle loro peripezie nel suo libro, De Henrici VII imperatoris itinere italico, in Muratori, R. I., recentemente ripubblicato dal dottor Heyck in Innsbruck, 1888.
235. Villani, IX, 26-29. Del Lungo, pag. 632.
236. Villani, IX, 33. Il premiare i Pazzi col nominarli cavalieri, dimostra che questo titolo già cominciava a perdere il valore che aveva avuto alla fine del secolo XIII, quando, come segno di nobiltà, contribuiva a fare escludere dal governo. Piú tardi questo valore lo perdette del tutto.
237. Perrens, vol. 3, pag. 145.
238. Questa lettera fu scritta tra la fine del 1310 e i primi del 1311. È la V nell'edizione Fraticelli.
239. Epistola VI nell'edizione Fraticelli.
240. Epistola VII.
241. Gregorovius, vol. VI, pag. 40; Perrens, III, 172; Cronaca di Pisa, R. I. S., XV, 985; Malavolti, par. II, lib. IV, f. 66; Mussato, lib. I, rub. 10.
242. Mussato in Gregorovius, VI, 73, nota 1.
243. Villani IX, 45 a pag. 170.
244. Villani IX, 49.
245. Bonaini, Op. cit. II, CCCLXV.
246. Gregorovius, VI, 89.
247. Quivi, come nel codice Gaddiano, trovasi la notizia della morte del conte Guido Vecchio, con la data del 1217, che nell'Autografo (ved. qui appresso a pag. 233) ha invece la data del 1210.
248. Questa data ed il nome del Papa furono aggiunti piú tardi ancora, e si trovano solo nel codice Autografo.
249. «Anni Domini xlv. — Beato Pietro Apostolo... mandò.... beato Romolo a Fiesole.
«Anni Domini cij. — In questo tempo in Toscana, nella città di Firenze, per li pagani fu edificato uno oratorio tucto di marmo, dove si coltivava l'idoli; ed era facto a octo gheroni, et alto lxxij braccia, tucto tondo, posto in colonne di marmo.
«Anni dxxv. — Giovanni primo nato di San Casciano del contado di Firenze.
«Anni dlxxxvj. — Questo Maurizio imperadore venne ad hoste sopra la città di Firenze in Toscana, e quivi fece bactaglia.
«Anni dlxxxxj. — Questi (Maurizio) venne ad hoste sopra la città di Firenze in Toscana, e puose campo nel Chafaggio del Vescovado, presso alla chiesa di San Lorenzo. E quivi fue preso, et sconfitta la sua gente da' Fiorentini il dí di Sancta Reperata; e per quella Victoria si hedificò la chiesa della beata Sancta Reparata; e da' Lamberti fu facto il monumento nel campanile della chiesa; e fue deliberato che si socterrasono a cavallo, però ch'elli presono il gonfalone della libertà del Popolo contro al decto Maurizio. Poi morí in prigione nella decta città, e fue sepulto in uno avello di marmo intagliato in figure, alla chiesa di San Giovanni».
250. Abbiamo già osservato che, dopo aver dato i Consoli del 1180, torna qualche anno indietro.
251. Questo si riferisce all'antica numerazione, giacché l'altra piú moderna fu fatta quando i vari fogli del codice vennero messi insieme a capriccio.
252. Dopo del P. Ildefonso si valsero dell'elenco da lui cavato dalla Cronica, anche il Gori ed il Lastri; il Fraticelli, nella sua Storia della vita di Dante, ristampò la narrazione dei fatti del 1215.
253. Incomincia alla pag. 220.
254. «Comes Theatinus» in Chronicon Martini Poloni, ed. cit., pag. 354.
255. La chiesa di S. Lorenzo, ch'era allora fuori delle mura.
256. Questo è l'assedio posto a Firenze dal quarto (o terzo) Arrigo, e non dal secondo, l'anno 1080. Potrebbe a prima giunta credersi che nell'Autografo fosse un'aggiunta marginale, e che il copista lo mettesse qui fuori del luogo suo. Ma dal trovarsi in seguito ricordato, piú succintamente, il medesimo assedio anche sotto l'anno 1080, pare si possa argomentare esser questo un anacronismo dello stesso autore.
257. Cioè ferito.
258. Cosí, invece di Evandro.
259. Il testo ha «Terno».
260. M. P., a p. 355: «Calendis maii, oriente sole, habeo caput aureum».
261. Leggi IX.
262. di Toul (Tullum).
263. Invece di «a queste» l'orig. doveva avere a questo, e invece di «cose» un verbo che qui manca. M. P. (p. 357) ha «ad hoc inclinavit».
264. Invece di perciocché.
265. Qui è un salto del copista o dell'originale, che si supplisce con la citata Cronica del P., il quale a p. 358 scrive: «... contra Spiritum Sanctum facit. Si tu contra Spiritum Sanctum non fecisti, dic Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto» ec.
266. Cadolo o Caldolo era il nome di questo vescovo; e cosí penso dovesse avere l'originale, e non «Calduco», come qui e appresso ha la copia.
267. Cosí credo dovesse avere l'originale, cioè «ed ī Campagnia», e non «e di Campagnia», come intese il copista.
268. Cosí il ms. invece di Cencio, e anche appresso.
269. Cosí è certo che leggeva o doveva legger l'originale invece di «avea», come scrisse il copista. Il P. (pag. 364) dice «Victoria habita».
270. M. P. (p. 362) dice: «quem rex Henricus pronus in terra cum omnibus aliis mox adoravit».
271. Il testo legge «co uiscardo», certo per errore del copista, che prese per un co, con un segno d'abbreviatura sopra, la G maiuscola dell'originale.
272. Sena Vetus.
273. Il testo: «dicano» e «subdicano».
274. Il testo ha Molti Orlandi, e questa è proprio grafia dell'originale, come appresso vedremo; una volta però corretta dallo stesso autore, onde anche qui si corregge.
275. Il testo ha «Carturiense».
276. Supplito con la Cronica del Villani, lib. IV, cap. XXIV.
277. Cioè Myra, città della Licia nell'Asia minore.
278. Il testo ha «danselmo».
279. Qui resta nel ms. un piccolo spazio bianco, come per aggiunta di altre cifre; mentre poi sulla cifra «X» è un segno come di cancellatura.
280. Cosí il ms. Intendi Stefano, detto anche Enrico VI, conte di Blois e di Brie. E conte di Brois è nel Villani, IV, XXIV.
281. Rinieri conte di San Gilio, nel Villani, ivi.
282. Il testo ha «gneneratione».
283. Cosí ha il testo. Forse per te (?) Ad ogni modo il passo non è chiaro.
284. Cosí pare che debba leggersi. Il testo ripete «disfacta».
285. Bleda.
286. Cosí il testo.
287. Il testo ha «della».
288. Qui rimane in tronco il periodo. M. P. lo compie (p. 367) «..., dominus Papa designavit Imperatorem».
289. Non porta ma rota, porfirica, cioè quella pietra di porfido di forma circolare, incastrata nel pavimento, nella stessa chiesa di S. Pietro. Il P. ha la corretta lezione cioè «ad rotam porphyricam».
290. Resta cosí in tronco.
291. Cosí il testo, e intendi Alessio Comneno.
292. Cosí il testo. M. P. (p. 368) ha «Agnulfum»: e forse l'originale aveva Angnulfo. Il Platina, nelle Vite de' Pontefici, e gli altri storici dei Papi lo chiamano Maginulfo.
293. Cosí il testo. M. P., a pag. 368: «Qui licet in principio domino Papae multas infestationes fecissent, in fine tamen ab ipso prostrati sunt».
294. Intendi presso alla chiesa di S. Maria in Trastevere.
295. Il testo, qui ed appresso, invece di in Cluniaco (Cluny), ha «Indiaco».
296. Il testo ha «secrato».
297. Cosí il testo.
298. Figliuolo del conte Guglielmo di Borgogna.
299. Cosí addietro, e avanti un'altra volta. Qui il copiatore scrisse per isbaglio «lordine». Questi è Maurizio Bordino, arcivescovo di Braga, antipapa col nome di Gregorio VIII.
300. Cosí, invece di Onorio secondo, che fu eletto nel 1124.
301. Cosí, invece di Vaticano.
302. Il testo, per uno scambio facilissimo di sillabe, ha invece «vallessamento».
303. Giovanni d'Estamps. «Ioannes de Temporibus» lo chiama il P., pag. 372.
304. «totam illam ecclesiam» ha il P., p. 374.
305. «sanatari» ha per errore il ms.
306. M. P. (p. 376): «vocatis cardinalibus et prelatis».
307. Cosí il testo, forse per sbaglio di copia, invece di mossersi.
308. Supplisci la parola feudo o altra equivalente,
309. Il testo ha «lago».
310. Cosí il ms., ma credo che la lezione originale fosse bontadioso.
311. Cosí, e potrebbe stare; ma potrebbe anche essere sbaglio invece di scurato.
312. Qui c'è, come spesso, gran confusione; il Villani (V. 1) è molto piú corretto. Il cardinale Ottaviano prese il nome di Vittorio IV; Guido di Cremona prese il nome di Pasquale III; Giovanni abate di Struma, che il Villani chiama strumiense, prese il nome di Calisto III; Landò di Sezza si chiamò Innocenzo III.
313. Cosí, ma forse l'originale aveva «Li».
314. «...Et eiectus fuit conventus sancti Anastasii; et abbas sancti Pauli eundem locum sibi vendicavit, per regem schismaticum. Qui locus per eundem Alexandrum est restitutus». M. P., p. 383.
315. Per Dazia, Dacia.
316. Per Pollonia.
317. Cosí, e appresso altre volte, invece di consoli.
318. Cosí il testo, e pare che dovrebbe dir questo.
319. Leggi Beritus.
320. Cosí il testo, e forse è un'erronea ripetizione.
321. Cosí, e pare che dovrebbe dire Terracina.
322. Di qui incomincia il testo Magliabechiano-Strozziano, cioè il frammento dell'Autografo.
323. Qui è aggiunto nel margine, da mano posteriore: «l'anno 1187».
324. «'nperadore» è correzione interlineare, sovrapposta a «stuolo» cancellato.
325. Cosí rappresentiamo, e anche in seguito, il segno di congiunzioni «7» succeduto dalla lettera «d».
326. Cosí il testo.
327. Questi è Petrus Manducator o Comestor, in Italia Mangiatore, in Francia le Mangeur; cosí chiamato per l'avidità con cui, leggendo, divorava i libri. Nato a Troyes in Francia, morí a Parigi nel 1198. La sua opera sulla Bibbia è detta appunto Scholastica historia. V. Lalanne, Dictionnaire hist. de la France, art. Comestor; Migne, voi. 198. V. anche Fabricio, nella Bib. lat. mediae et infimae aetatis, similmente alla voce Comestor.
328. Rodez.
329. Supplito, per la rottura della carta, e cosí appresso.
330. Cosí il testo, invece di lettera.
331. «d'oltremare die primo kalendi lulglo» è una delle giunte marginali, la quale continua «E in questo die il sole iscuroe» ec., fino a «messer Ugo Ughi», due capoversi che si stampano appresso. Questa trasposizione è necessaria per il senso; e cosí certo dovea stare anche nella mente dello scrittore, che errò nel fare i richiami.
332. Cioè assedettono, assediarono.
333. Anche addietro (pag. 220) parla di questo passaggio dell'Imperatore «in Ermenia», cioè in Armenia, come dev'essere; e qui di nuovo, come si vede, in un'aggiunta che comincia con questo capoverso «Ancora il predecto Federigo» ec. La parola «Rimaniansia» è chiara ed è scritta tra rigo e rigo, sopra e in sostituzione della parola «Suria» cancellata. Il copiatore del cod. Gaddiano scrisse Romania.
334. Intendi, l'Imperatore.
335. Qui manca qualche parola. Dopo aver parlato di Roberto Guiscardo, il cronista probabilmente voleva parlare di Gerusalemme e delle Crociate.
336. Era prima scritto «mclxxxxviiij», e fu corretto il «viiij» in «viij».
337. Questi due nomi sono sostituiti a quelli di «Arrigho conte di Capraia e Conpangno Arrighucci».
338. Il testo, per errore, ha «miseria».
339. Intendi, il papa detto di sopra.
340. Cosí il testo. M. P. ha in questo luogo, p. 384: «Sed Otto coronatus est ex mandato Papae».
341. Langravio. Allude alla uccisione di Filippo (21 giugno 1208) per mano di Ottone di Wittelsbach.
342. Cosí il testo.
343. Cosí il testo, e anche appresso altre volte.
344. Allude alla leggenda del Presto o Presbitero Giovanni e di David suo figliuolo. Ved. anche Villani, V, 39.
345. Combiate.
346. Cosí il testo.
347. Non l'Imperatore, ma il Papa, mandò il legato e gli abati a predicare agli eretici. Il compilatore non intese bene il testo di M. P. (pag. 387), che dice: «Ab Innocentio papa cum legato duodecim abbates... mittuntur».
348. Anche qui è male tradotto il P. (pag. 387), che dice: «Quibus de Hispania Didatus Oxoniensis episcopus, habens secum fratrem Dominicum, in suo comitatu haereticis convertendis adiungitur».
349. Il testo ha «celso», per quello scambio dell'n colla l di cui già vedemmo un esempio a pag. 203, e altri ne vedremo in seguito.