§. III.  Regolamenti ecclesiastici.

I canoni che in varj Concilj furono stabiliti in questo settimo secolo in Occidente, e particolarmente in Toledo ed in Francia, ripararono in gran parte la sregolatezza della maggior parte de' Cristiani, e la disciplina degli Ecclesiastici, ch'era in declinazione. Furono ancora avvalorati dagli editti de' Sovrani; e S. Gregorio gran Pontefice riparò in Italia la cadente disciplina delle nostre chiese: vegliò sopra la conservazione di quella, e s'applicò tutto a fare osservare inviolabilmente i canoni in tutte le chiese. Scrisse perciò una gran quantità di lettere ne' quattordici anni del suo Pontificato, le quali contengono una grandissima copia di decisioni sopra il governo, e la disciplina della chiesa.

Se si voglia aver per vero ciò che scrisse il Baronio di Cresconio Vescovo d'Affrica, e ciò che i più gravi Autori dicono della collezione d'Isidoro Mercatore, niuna collezione di canoni fu fatta in questo settimo secolo. Il Baronio credette che il Vescovo Cresconio fiorisse intorno a' tempi di Giustiniano Imperadore, onde la sua ampia raccolta de' canoni fu per ciò da noi rapportata nel libro precedente. Se poi si voglia seguire l'opinione di Doujat[187], riputata vera da Pagi[188], ed abbracciata ultimamente da Burcardo Gotthelf Struvio[189], la collezione di Cresconio caderebbe in questo luogo, come quella, che secondo il sentimento di costoro si fece intorno l'anno 670 in questo settimo secolo. Quella di Isidoro Mercatore bisognerà certamente riportarla al libro seguente, poichè questo Scrittore fiorì nell'ottavo secolo, l'anno 719.

Se si volesse farne Autore Isidoro di Spagna, Vescovo di Siviglia, certamente che questo sarebbe il suo luogo: sedè egli in quella Cattedra dopo la morte di suo fratello Leandro, a cui succedè verso l'anno 595 e la governò quasi per lo spazio di quaranta anni; ma è cosa certa, che non ne fu egli il Compilatore, così perchè in quella raccolta si rapportano molti canoni stabiliti in varj Concilj tenuti in Toledo molto tempo dopo la sua morte, che accadde nell'anno 636, ed alcune epistole di Gregorio II e III, e di Zaccaria[190], che sederono nella Cattedra di Roma nell'ottavo secolo; come anche perchè tra le molte opere che si numerano di questo insigne Scrittore, niuno ha fatta menzione di questa raccolta[191].