§. III.  Il Ducato napoletano si mantenne nella fede di Lione Isaurico.

Mancò poco che, ciocchè i predecessori di Luitprando per lungo corso di anni e di guerre non poteron conseguire, egli in un tratto non ne venisse a capo, occupando il Ducato napoletano, come avea fatto di molte città dell'Esarcato di Ravenna. Era il Ducato di Napoli, come si disse, governato da un Duca, che anche da Costantinopoli solevan mandare gl'Imperadori Orientali, a' quali era sottoposto. Nei tempi di Lione governava questa città per l'Imperadore, Esilarato successore di Giovanni, il quale spinto da precisi ordini di Lione, sollecitava i Popoli della Campagna a ricevere l'editto, ed a seguitare la religione del loro Principe: aveva medesimamente subornati uomini per fare ammazzare il Papa, promettendo loro grandi ricompense, se facessero questo colpo, che egli diceva esser assolutamente necessario per riposo d'Italia. Questa esecranda viltà scoperta da' Napoletani, devotissimi che furono sempre de' Pontefici, e tenacissimi in sostenendo la dottrina della Chiesa romana, parve loro così orrenda e mostruosa, che chiudendo gli occhi ad ogni altra considerazione, fuorchè a quella, che animava la loro indegnazione alla vendetta di questo attentato, presero le armi, ed eccitato avendo turbolenze e tumulti, rivoltaronsi contra il Duca Esilarato il quale, non avendo di che far loro resistenza in una sì generale sollevazione, l'ammazzarono insieme con Adriano suo figliuolo; e ad uno de' suoi principali Uficiali, ch'essi accusarono d'aver composto un sedizioso scritto contra il Papa, parimente tolsero la vita[212].

Ma i Napoletani non portarono più avanti il loro sdegno, nè mancarono alla fede dovuta al loro Principe, come fecero l'altre città, nè vollero avere alcuno ricorso a' Longobardi, i quali sebbene avessero subito aperti gli occhi a sì bella opportunità, nulladimeno i Napoletani, per non irritar maggiormente lo sdegno dell'Imperadore, o come è più verisimile, essendo sempre stato fra questi due Popoli per le lunghe e continuate guerre, odio implacabile, non vollero usare tanta viltà, di sottoporsi a' Longobardi, avuti da essi sempre per fieri ed implacabili nemici. Tanto che non riuscì a Luitprando, nè a' Longobardi beneventani di potersi approfittar di sì bella occasione. Per cotale modo si mantenne questo Ducato (quando tutte le altre Signorie che gl'Imperadori orientali tenevano in Italia cominciavan a mancare) saldo e costante nella ubbidienza del suo Principe: onde in luogo d'Esilarato, sostituendosi Pietro per Duca di questa città, continuarono essi a vivere sotto l'Imperio de' Greci, infinattanto che da' Normanni non fu il lor Ducato, dopo il corso di molti e molti anni, a' Greci finalmente tolto, come diremo ne' seguenti libri.

Lione stordito alla notizia d'una sì generale rivoluzione, in vece di levar la cagione d'un sì gran male, non fece altro, che maggiormente inasprirlo, fin a renderlo incurabile; ciocchè finalmente fecegli anche perdere il Ducato di Roma, senza speranza di più ricuperarlo: e che l'avrebbe anche interamente spogliato di quello di Napoli, e di tutta l'autorità sua in Italia, se la costanza de' Napoletani, e l'avversione ch'essi tenevano a' Longobardi, non l'avesse impedito. Egli imperversando sempre più contro alla vita del Pontefice, credendolo autore di tutti questi mali, subito ch'ebbe intesa la morte di Paolo Esarca, e la sollevazione della Campagna contra il Duca di Napoli, mandò nell'anno 727 l'Eunuco Eutichio in Ravenna in qualità d'Esarca[213], uno de' più scellerati uomini della terra, e de' più atti ad eseguire le più empie e più difficili imprese. Si sforzò costui di corrompere i Governadori delle Piazze, ch'erano sotto la dominazione de' Longobardi ne' contorni di Napoli e di Roma, solamente per obbligargli a dissimulare, ed a non far tutto quello, che potrebbero per difendere il Papa; ma non ebbe questo vile artificio tutto il successo, ch'egli n'aspettava; poichè un uomo mandato da questo Eunuco segretamente a Roma, fu preso da' Romani, e trovatolo carico degli ordini espressi dell'Imperadore a tutti i suoi Uficiali di porre a rischio ogni cosa, per ammazzare il Papa, furono per porlo in pezzi, se Gregorio non l'avesse impedito, contentandosi solo di scomunicare Eutichio[214].