§. V.  Primi ricorsi avuti in Francia da Papa Gregorio II, e dal suo successore Gregorio III.

L'Imperador Lione avvisato di questi successi di cotanta importanza, imperversando assai più contro al Pontefice, confiscò immantenente tutti i patrimonj che in Sicilia, nella Calabria, e negli altri suoi Stati possedeva la Chiesa romana; e già s'apprestava con potente armata di punire la fellonia de' Romani, ridurre l'altre terre al suo Imperio, e prender aspra vendetta del Papa, ch'ei reputava l'autore di tutte queste rivolte; per la qual cosa Gregorio conoscendo, che un colpo di tanta importanza avrebbe potuto cadere sopra di lui, ed opprimerlo, se non fosse stato sostenuto da una potenza, che potesse opporsi con vigore a quella di Lione, pensò di scegliere un protettore, dove trovasse tutto il sostegno e l'appoggio necessario. Non poteva fidarsi de' Longobardi, de' quali con lunga sperienza aveva conosciuti i disegni, e provata l'infedeltà. I Veneziani, benchè zelantissimi per la difesa della Chiesa, non erano ancora così ben forti in Italia, per contrastare soli a tutte le forze del greco Imperadore, particolarmente quando fossero in diffidenza de' Longobardi, ch'erano fastidiosi vicini. E in quanto alla Spagna, ella era in un lagrimoso stato in quel tempo, e poco men che tutta oppressa da' Saraceni. Risolse per tanto d'aver ricorso alla potenza de' Franzesi, la cui costanza nella fede cattolica era stata sempre fermissima. Erano questi già da più di quindici anni governati da Carlo Martello, il quale, per la insufficienza e poco spirito del Re, assunto al primo onore del Regno di Maggiordomo della Casa reale, reggeva con assoluto arbitrio quel Reame, e fatto celebre per mille gloriose spedizioni di guerra nelle Gallie e nella Germania, e sopra tutto per la memorabile sconfitta data a' Saraceni ne' campi di Turone, era reputato universalmente il primo Capitano, ed il vero Eroe del suo tempo.

A questo gran Principe mandò Gregorio, ciò che nissun Papa avea ancora fatto, una magnifica ambasceria con molti belli doni di divozione per ricercarlo di soccorso contra gli attentati di Lione, e di ricevere i Romani e la Chiesa sotto la di lui protezione[224]. Furono i Legati ricevuti da Carlo con onori straordinarj, e con magnificenza degna del più augusto Principe del suo secolo; e in poco tempo fu conchiuso il trattato, per cui obbligavasi Carlo di passare in Italia per difendere la Chiesa ed i Romani, se venissero ad essere attaccati da' Greci o da' Longobardi: ed i Romani all'incontro di riconoscerlo per loro protettore con deferirgli l'onore del Consolato, come altre volte aveva fatto l'Imperador Anastasio al gran Clodoveo, da poi ch'ebbe sconfitti gli Vestrogoti. E rimandati i Legati pieni di ricche donativi, e soddisfatti d'una sì felice negoziazione; Gregorio non avendo più che temere per la Chiesa, alla quale lasciava un così potente protettore, finì i giorni suoi nell'anno 731, con fama d'un Pontefice di rare ed eminenti virtù, che gli fecero meritare sopra la terra gli onori, che non si rendono se non a' Santi del Cielo.

Successe nel Pontificato Gregorio III, di cui altri[225] scrissero, essere stata questa legazione mandata a Carlo Martello, per occasione, che Luitprando, sconfitto Trasimondo Duca di Spoleti, che di nuovo erasi a lui ribellato, profittando al solito delle vittorie, si fosse portato ad invadere di bel nuovo il Ducato romano, irritato contra Gregorio III, che avea accolto il ribelle, e si fosse avanzato a porre la seconda volta l'assedio a Roma, e che non essendo al Papa giovate le preghiere e l'eloquenza, come al suo predecessore, finalmente al soccorso di Carlo si fosse rivolto, per la cui mediazione ottenne, che Luitprando contento solo di quattro città, sciogliesse l'assedio, e lasciasse a' Romani ed al Papa Roma col rimanente di quel Ducato. Che che sia di ciò, egli è certo, che per questi ricorsi cominciarono i Franzesi ad intrigarsi negl'interessi d'Italia, per li quali con reciproco ajuto e cospirando ciascuna delle parti a' proprj avanzamenti, finalmente discacciati i Longobardi, furon essi veduti dominare l'Italia; essersi da' Merovingi nella stirpe di Carolingi trasferito il Reame di Francia; ed all'incontro i Pontefici romani essersi stabiliti in Roma, e nel Ducato romano, con molta parte ancora dell'Esarcato di Ravenna e di Pentapoli: come più innanzi diremo.