§. III.  Leggi d'Astolfo, e sua morte.

Astolfo intanto, ancorchè da sì strane scosse sbattuto, non restava però di volger i pensieri alla conservazione del suo Regno: egli non aveva mancato per nuove leggi riordinarlo, aggiungendone altre a quelle de' suoi predecessori, e variandole ancora secondochè stimava più utile ed opportuno a' suoi tempi; avendo per tanto in Pavia nel quinto anno del suo Regno convocati da varie parti i principali Signori e Magistrati del suo Regno, seguendo gli esempj de' suoi predecessori, promulgò un editto nel quale molte leggi stabilì. Pure abbiamo quest'editto d'Astolfo nel Codice Cavense per intero, che contiene ventidue capitoli: il primo comincia: Donationes illac, quae factae sunt a Rachis Rege, et Tassia conjuge. L'ultimo ha per titolo: Si quis in servitium cujuscumque pro bona voluntate introierit. Alcune di queste leggi, il Compilatore del volume delle leggi longobarde le inserì in que' libri: tre se ne leggono nel primo libro: una sotto il tit. de Scandalis: l'altra sotto il tit. de Exercitalibus; ed un'altra sotto quello de Jure mulierum: quindici nel lib. 2, una sotto il tit. 4, un'altra sotto quello de Successionibus, altra sotto il tit. de ultimis volunt.. un'altra sotto il tit. 20, due sotto il tit. de Manumissionibus, due altre sotto quello de Praescriptionibus, e sette sotto il tit. Qualiter quis se defendere deb. E nel lib. 3 ancor se ne legge una sotto il tit. 10 ch'è l'ultima de' Re longobardi; poichè Desiderio suo successore, e nel quale s'estinse il Regno, passando ne' Franzesi, applicato a cure più travagliose, non potè d'altre leggi fornir questo Regno, che infelicemente ebbe a lasciare.

Ma mentre questo Principe dopo aver per dura necessità restituito l'Esarcato e tante altre città, è tutto intento a meditar nuovi disegni per vendicarsi della oppressione de' Franzesi, e di riordinar nuovamente la guerra, essendosi un giorno portato alla caccia, spinto da un cignale, ovvero, com'altri rapportano, casualmente sbalzato da cavallo, o come dice Erchemperto[270], percosso da una saetta, il caso fu per lui cotanto fatale, che in pochi giorni rendè lo spirito, lasciando in quest'anno 756 il Regno pieno di calamità e di sospetti, non avendo di se lasciata prole alcuna.