§. I. Di Guglielmo Bracciodiferro I Conte di Puglia, creato l'anno 1043.

Questi fu il primo Titolo, e principio di tutti gli altri Titoli, che la regal Casa normanna ebbe in Puglia e da poi in Sicilia, il qual non l'ebbe, nè per autorità di Papa Benedetto IX, nè dall'Imperador greco Costantino XI, che allor imperava in Oriente, ma, come narrano Lupo Protospata e Lione Ostiense, per elezione de' Capitani, de' soldati e del Popolo cioè de' Signori italiani, longobardi e normanni Capi e maggiori dell'esercito, i quali unitisi a consiglio, decretarono che si conferisse il titolo di Conte a Guglielmo Bracciodiferro; il qual decreto approvando tutti i Capitani minori, e tutto l'esercito italiano e normanno, la soldatesca tutta l'acclamò Conte, che fu il meglio dato, e più legittimo, che se o dagli Imperadori di Oriente e d'Occidente, o dal Papa lo ricevesse. Egli è credibile, come suspica Inveges[206], che i Normanni in questa elezione avesser usate particolari cerimonie nel crearlo Conte, e che oltre il suono de' timpani e delle trombe, che comunemente accostumavasi nella promozione de' Conti (come può vedersi presso Ugone Falcando, quando Riccardo di Mandra fu fatto Conte di Molise) l'avessero eletto Conte coll'antica cerimonia italiana di dargli in mano lo stendardo; quasi che fosse stato costituito Gonfaloniere della nostra Lega italiana e normanna contro l'Imperador greco; e che da ora sopra dell'arme per segno di Corona usasse un semplice cerchio senza gioja, per distinguerlo dai titoli di Marchese e di Duca, e senza raggi, per distinguerlo da' titoli di Principe, ma così schietto, come era allora de' Conti.

I Normanni adunque avendosi in cotal guisa eletto per Conte di Puglia Guglielmo, acciocchè pacificamente potessero godere delle loro conquiste, ed infra di loro non potesse allignare alcun seme di discordia, pensarono a dividersi di buon accordo le terre conquistate, e quelle ancora che aveano in animo di conquistare. Essi nel cominciamento della loro dominazione nella Puglia introdussero una politia e forma di governo non dissimile a quella, che per dieci anni tennero i Longobardi, quando morto Clefi non curandosi di rifare un nuovo Re, distribuitesi infra di loro le città del Regno, ciascuno colle medesime leggi ed istituti amministrava il Contado a se commesso, e nelle deliberazioni più gravi e di momento, in Pavia città principale solevan tutti convenire, ove assembrati consultavano degli affari più rilevanti della Repubblica.

I Normanni ancorchè militassero sotto un Capitano, che l'elessero per evitar le confusioni ed i disordini, che sogliono accadere quando nell'imprese un solo non imperi; nulladimeno ciascuno, più come compagno che come ministro in guerra, erasi adoperato, e molti v'aveano avuto nelle conquiste egual parte, e somministrata ugual opra e soccorso. Rainulfo Conte d'Aversa v'avea mandata molta gente sotto dodici Capitani: Guglielmo Bracciodiferro erasi cotanto in quell'impresa segnalato: eransi ancora distinti sopra gli altri Drogone e Umfredo suoi fratelli: Arduino primo autor dell'impresa; e molti prodi e valorosi Campioni i quali non lasciarono ancora in tante occasioni esporre le loro persone in ogni pericolo e cimento. Perciò essi sin dal principio, che s'accinsero a sì nobili impresa, di buon accordo convennero, che ciò che si sarebbe conquistato, non dovesse ad un solo darsi, che ne fosse sol padrone, ma ugualmente infra di lor partirsi. E quantunque Guglielmo fosse stato eletto Conte, questo non fu, che a sol titolo d'onore, non che, come fu da poi variato, la Puglia cedesse sotto la dominazione d'un solo.

Per queste cagioni fu da essi introdotto in questi principj un tal governo, che s'accostava più all'aristocratico, che al monarchico; perciò consultando il tutto con Guaimaro Principe di Salerno loro antico alleato, intimarono una Dieta in Melfi, ove tutti per quest'effetto dovessero convenire, alla quale invitarono ancora Guaimaro e Rainulfo a dovervisi trovare[207]. Essi in questa guisa si divisero le città. A Rainulfo Conte d'Aversa si diede la città di Siponto col Monte Gargano con tutte le sue terre e luoghi appartenenti al medesimo. A Guglielmo Bracciodiferro si diede la città d'Ascoli, confirmandogli il titolo di Conte, che di comun consenso già gli si era concesso. A Drogone Venosa. S'assegnò ad Arnolino Lavello: Monopoli ad Ugone: Trani a Pietro: Civita a Gualtiero: a Ridolfo Canne: a Tristaino Montepiloso: Trigento ad Erveo: Acerenza ad Asclittino: S. Arcangelo a Rodulfo: Minervino a Raimfrido: e ad Arduino, secondo ciò, che aveano giurato, fugli ancora assegnata la porzion sua. Così fu partito ciò ch'essi infinora aveano conquistato in Puglia. Solo la città di Melfi, che era la prima e la più forte Piazza, che infino allora aveano acquistata, restò a tutti comune. Essi se la serbarono per aver un luogo ove potessero ragunarsi, qualora doveano deliberare delle cose più rilevanti della lor Nazione: quindi Melfi cominciò ad estollere il capo sopra l'altre città della Puglia, onde i romani Pontefici la riputaron capace di potervi ivi ragunare qualche Concilio, come fecero; ed essendosi anche Amalfi resa celebre per la navigazione, quindi avvenne, che presso gli Scrittori oltramontani, non bene intesi de' nostri luoghi, spesso confondendo l'una coll'altra città, prendono l'una per l'altra, ingannati dall'uniformità del nome.

Ecco come i Normanni si resero padroni della maggior parie della nostra Puglia: nè s'arrestò qui il corso delle loro conquiste, che poco da poi portarono sopra l'altre province, come qui a poco ravviseremo. Essi la tolsero a' Greci, che la possedevano; ancorchè l'Imperador di Occidente vi pretendesse avervi dritto, come Re d'Italia, a' quali nel Regno de' Longobardi fa sottoposta, e da' Duchi di Benevento era amministrata per mezzo de' Castaldi, che vi mandava, e perciò ricaduta in poter de' Greci, aveano ne' tempi degli Ottoni sovente preteso di sottoporla all'Imperio d'Occidente, ancorchè i successi non corrispondessero a' loro disegni.

Intanto Argiro essendosi diviso da' Normanni, veduto che da essi nella distribuzione delle città non se gli era assegnata parte alcuna, avea rivolti i suoi pensieri ad altre imprese: egli non si curò molto di questo, poichè il suo intento era di farsi Principe di Bari, come Melo suo padre, ed avendo avute opportune occasioni di rendersi nella grazia dell'Imperadore Costantino Monomaco, per aver ripressa la fellonia di Maniace, ed obbligatolo a fuggir in Bulgaria, ove fu fatto morire, ottenne da questo Principe non sol la sua grazia, ma gli concedè Bari col titolo di Principe e Duca di Puglia, facendolo anche Patrizio, affinchè come suo dipendente mantenesse i suoi interessi, che avea in queste province. Così Argiro in questa altra parte della Puglia fermato, militando sotto gli auspicj dell'Imperador d'Oriente, diede principio al Principato di Bari, che finalmente passò pure sotto la dominazione de' Normanni, come diremo.

Intanto i Normanni siccome andavano maggior forza acquistando, così si facevano più animosi, e poco men che insolenti con invadere i vicini. Quelli che sotto Rainulfo Conte d'Aversa militavano, sovente molestavano il monastero di Monte Cassino, e finalmente vennesi a manifeste invasioni; ma essendosi loro opposto l'Abate, era la cosa per terminare in una fiera guerra, se Guaimaro loro collegato, ed insieme amico dell'Abate non si fosse frapposto per pacificargli, come fece.

Ma in quest'anno 1046 rimasero i Normanni afflittissimi per la morte accaduta di due loro famosi Capitani. Quei di Puglia perderono il famoso Guglielmo, il Condottiero di tutti i loro affari, nella di cui persona s'univano con maraviglia l'intrepidezza ed il valore contro i nemici, e la dolcezza e l'affabilità verso i suoi. Egli, come scrive Guglielmo Pugliese[208] suo contemporaneo, era un Lione in guerra, un Agnello nella società civile ed un Angelo nel consiglio. Non regnò in Puglia, che tre anni, ed abitò in Italia dal 1035 che vi venne, insino alla sua morte dodici anni; e fu sepellito nella chiesa della Trinità di Venosa, città, la quale nella riferita divisione era stata assegnata a Drogone suo fratello. Gli altri d'Aversa poco da poi perderono il Conte Rainulfo al quale, non avendo di se lasciati figliuoli, diedero per successore Asclittino, che fu cognominato, secondo Ostiense[209], il Conte giovane, e da Orderico Vitale[210], de Quadrellis. Questi resse il Contado di Aversa picciol tempo, poichè morto nell'anno 1047 ancorchè avesse di se lasciati figliuoli, invase tosto il Contado Rodolfo, da Ostiense cognominato Cappello, e da Guglielmo Pugliese[211], detto Drincanotto; ma ben presto ne fu costui scacciato dagli Aversani, i quali elessero per Conte un altro Rodolfo, Trinclinotte appellato; e questi, morto poco da poi, gli Aversani posero in suo luogo Riccardo figliuolo d'Asclittino, il quale trovandosi allora nella Puglia militando agli stipendj di Drogone, che aveagli anche data per moglie una sua sorella, fu da essi richiamato, ed al Contado d'Aversa proposto. Questi fu, che nell'anno 1058 avendo discacciato il Principe Pandolfo V da Capua, si rendè padrone di quel Principato, che poi trasmise a' suoi posteri, come diremo. Tanto che i primi Principi di Capua normanni dal sangue di questo Asclittino tutti discesero; nè bisogna confondergli con gli altri Normanni della Puglia e della Calabria, che furono della razza di Tancredi Conte d'Altavilla[212].

Questi ancora, per la morte di Guglielmo, pensarono immantenente a sustituire in suo luogo un altro, che potesse ugualmente sostenere le sue veci; onde elessero per Conte di Puglia Drogone suo fratello[213], prode e valoroso Capitano; Pirri, su la credenza che Guglielmo avesse lasciato di se figliuoli, scrisse, che intanto i Normanni, questi figliuoli esclusi, avessero in suo luogo eletto Drogone suo fratello, perchè quest'era il lor costume di preferire a' figli i fratelli maggiori del defunto; ma come ben osservò[214], questa è una ragione in tutto vana; poichè appresso i Normanni medesimi il Ducato di Normannia si trasferiva da padre a figlio; siccome il notano la Cronaca Normanna, e Gordonio; e mancando la descendenza del figliuolo, allora succedeva il fratello; siccome al III Riccardo, V Duca già sterile, succedè il II Ruberto, VI Duca suo fratello, come notò Gordonio nell'anno 1028. Onde è più verisimile, che in quest'anno al titolo di Conte succedesse il fratello e non il figliuolo di Guglielmo I, perchè questi o non ebbe moglie in Italia ed in Francia; o se l'ebbe, fu donna sterile ed infeconda, come crede Inveges; ovvero che in questi principj non per successione, ma per elezione erano rifatti i Conti di Puglia.