§. I. Roberto Guiscardo è salutato I. Duca di Puglia e di Calabria.

Intanto per la morte di Stefano tornò Roma di bel nuovo nelle confusioni e disordini; poichè Gregorio d'Alberico Conte di Frascati, ed alcuni Signori Romani, di notte, e con gente armata, posero per forza nella Santa Sede Giovanni Vescovo di Velletri, che prese il nome di Benedetto; ma essendosi opposto a quest'elezione Pier Damiano uomo da bene (il qual poco prima da Stefano richiamato dall'Eremo, era stato fatto Vescovo d'Ostia) insieme con gli altri Cardinali, fecero in guisa, che tornato Ildebrando dalla Germania, ove era stato mandato da Stefano all'Imperadrice Agnesa, avendo inteso tali disordini, fermossi in Firenze, da dove attese a far ritrarre i migliori Romani dal partito contrario, e col favore del Duca Goffredo Marchese di Toscana oprò in maniera, che ragunati in Siena que' Cardinali, che non aveano avuta parte nell'elezione di Benedetto, vi elessero per Papa Gerardo Arcivescovo di Firenze. L'Imperadrice Agnesa madre d'Errico, confermò l'elezione, e diede ordine al Duca Goffredo di metter Gerardo in possesso, e di cacciarne Benedetto. Questi prese il partito di rinunziare il Ponteficato; onde Gerardo portatosi in Roma, vi fu riconosciuto per legittimo Papa, e fu chiamato Niccolò II, il quale poco da poi nell'anno 1059 tenne un Sinodo di 113 Vescovi, dove comparve Benedetto, dimandò perdono, e protestò, che gli era stata fatta violenza. In questo Concilio furono fatti regolamenti per la libertà dell'elezione del Papa, e stabilito, che i Cardinali dovessero in quella avere la parte migliore; poi l'eletto fosse proposto al Clero ed al Popolo, ed in ultimo luogo si ricercasse il consenso dell'Imperadore.

Queste revoluzioni, che molto spesso accadevano in Roma, e molto più i disordini, che nell'istesso tempo si sentivano nella Corte di Costantinopoli, maravigliosamente conferivano all'ingrandimento de' Normanni. Non temevano da parte alcuna di ricevere impedimenti; poichè la minorità d'Errico III, governando l'Imperadrice sua madre, non faceva molto pensare alle cose di queste nostre province. Costantinopoli, per la morte accaduta nell'anno 1054 di Costantino Monomaco, tutta era in disordine e confusione; poichè succeduta nell'Imperio Teodora sorella di Zoe, e dopo un anno quella morta, Michele Stratiotico fu dagli Ufficiali del Palazzo posto in suo luogo; ma questi, resosi poi Monaco, lasciò volontariamente la Corona nell'anno 1057, onde insorsero nuove fazioni per l'elezione del successore; ma acquistando maggior forza quella di Isaacio Comneno, fu questi salutato Imperadore in quest'anno 1058.

I Normanni perciò con miglior agio attesero a dilatare i loro confini, e que' di Puglia sotto il famoso Roberto Guiscardo gli distesero sopra quasi tutta la Calabria. Questo Principe, essendo succeduto nel Contado di Puglia, era riconosciuto non già come Tutore di Bacelardo suo nipote, qual egli era secondo che narra Guglielmo Pugliese[261], ma come assoluto Signore. Egli sembrava, che in quest'occasione non fosse disposto a contentarsi d'una semplice tutela, siccome da dovero non se ne contentò da poi; anzi pretese, che dovea egli succedere ad Umfredo, conforme Umfredo era succeduto a' suoi fratelli primogeniti; ed egli avea già designato per suo successore Roggieri altro ultimo suo fratello, col quale avea diviso l'Imperio, e creatolo perciò come lui anche Conte. Era pertanto tutto inteso a discacciar i Greci dal rimanente della Calabria, prese Cariati e molte altre Piazze d'intorno, e portò finalmente le sue armi infino a Reggio capo di quella provincia, alla qual città pose l'assedio. Gli assediati non potendo lungamente sostenerlo si diedero a Roberto; ond'egli rendutosi Signore di così illustre ed antica città, non si contentò più del titolo di Conte, ma con solenne augurio e celebrità fecesi salutare, ed acclamare Duca di Puglia e di Calabria. Lione Ostiense[262] narra, che la gloria dell'espugnazione di Reggio gli partorì questo novello titolo. Curopalata scrisse, che lo produsse il governo trascurato e puerile di Michele VII, Imperador Greco; ma il Pellegrino[263] fa vedere, che Roberto ad emulazione dei Greci, e per rintuzzare il lor fasto lo facesse. Aveano essi costituito Argiro in Bari Duca di Puglia, ancorchè questa nella sua maggior estensione fosse passata sotto il dominio de' Normanni: imperocchè i Greci ancorchè perdessero l'intere province, non perciò lasciavano di ritenere almeno i fastosi titoli ed i nomi di quelle, trasferendogli sovente in altra parte, siccome fecero dell'antica Calabria, la quale, come fu ne' precedenti libri osservato, passata che fu sotto la dominazione de' Longobardi, essi trasportarono questo nome di Calabria in un'altra provincia, che allora ancora ritenevano.

Chi a Roberto conferisse questo nuovo titolo di Duca, non è di tutti conforme il sentimento. Lione Vescovo d'Ostia par che accenni, che fu una casuale acclamazione del Popolo; ma Curopalata dice, che i Signori e Baroni pugliesi suoi vassalli, vedendo che egli allo Stato di Puglia avea aggiunta la Calabria, con pubblico consiglio, ritenendo per essi i titoli di Conti sopra le terre che s'aveano divise, decretarono il titolo Ducale a Roberto; donde si convince l'errore del Sigonio[264], il quale reputò, che insuperbito Roberto per l'espugnazione di Reggio in Calabria, e poco da poi per l'altra di Troja in Puglia, disdegnando l'antico titolo di Conte, per se stesso, e di sua propria autorità s'intitolasse Duca di Puglia e di Calabria.

Agostino Inveges[265] va conghietturando, che nella creazione di questo novello Duca s'osservassero quelle cerimonie, le quali a que' tempi s'osservavano in Francia nella creazione del nuovo Duca di Normannia, e sono descritte nel Tomo degli Scrittori antichi della Istoria de' Normanni; dove si narra, che l'Arcivescovo dopo alcune orazioni ed il giuramento, che prestava il nuovo Duca di difendere il Popolo a se commesso, e di usar con quello giustizia, equità e misericordia, davagli l'anello, e da poi gli cingeva la spada, ond'è verisimile, e' dice, che il normanno Guiscardo volendo consacrarsi Duca di Puglia in Italia, fossesi servito delle medesime cerimonie. Avevano pure i Duchi particolar Corona, Berrettino, Veste e titoli propri. La Corona ducale, che ponevano sopra le loro arme, secondo che la descrive Scipione Mazzella[266], era un cerchio senza raggi, o diciam punte di sopra (le quali convengono solamente al Principe) ma in luogo delle punte vi usavano alcune perle, e d'attorno alquante gioie. Il Berrettino, seconda insegna de' Duchi, Bartolomeo Cassaneo[267] ce lo descrive in forma d'uno cappello circondato d'una corona rotonda, ma non diritta, nè a modo di zona, che circondi il cappello, come usano i Re; e di questo cappello ducale, confessa Cassaneo, non averne potuto rinvenire l'origine. La veste ducale, suspica Inveges, che fosse simile all'abito arciducale d'Austria descritto dal Guazzi[268], cioè una veste di diversi colori, lunga sino a' piedi, ed ornata di pelli d'Armellini. In cotal guisa adunque il Duca Roberto in quest'anno 1059 nelle pubbliche solennità apparve a' suoi sudditi, adornandosi coll'abito e Corona ducale; e quindi è che ne' privilegi e negli altri suoi diplomi cominciasse a servirsi di questo titolo: Ego Robertus Dux Apuliae et Calabriae.