STORIA CIVILE
DEL
REGNO DI NAPOLI

LIBRO DECIMOSESTO

Morto in Perugia il Pontefice Innocenzio, tosto in questa medesima città unitosi il Collegio de' Cardinali, crearono per successore Cincio Savello Cardinal di San Giovanni e Paolo ch'era stato prima Cancellier di S. Chiesa, ed il quale nella fanciullezza di Federico per quattro anni era stato in Palermo suo Ajo, che Onorio III nomossi. Fu osservazione de' più diligenti investigatori de' costumi e delle azioni umane, appoggiata sopra antichi e moderni esempj, che i Pontefici maggiori nemici, che hanno avuti i Principi, sono stati quelli, che in tempo della lor privata fortuna furono di lor famigliari, e domestici: Innocenzio IV essendo Cardinale fu grand'amico di Federico: ma questi quando intese la sua elezione se ne accorò, e previde quanto accadde a lui di male. Il Re Alfonso d'Aragona sperimentò lo stesso con Calisto III ed a Carlo V Imperadore pur intervenne il medesimo. Non altramente accadde al nostro Federico; poichè Onorio nuovo Pontefice non guari dopo la sua elezione tornato a Roma, e con sommo onore, come lor cittadino, da' romani accolto, la prima cosa, che pensasse, fu di significare a Federico per sue lettere, senza molta consolazion di parole, che lasciasse la possession de' Regni di Sicilia e di Puglia a sua disposizione, perciocchè non voleva, ch'essendo Imperadore, e Re di que' Regni si giudicasse, che andasser uniti con la Imperial dignità, e non fosser Feudi della Chiesa, tanto maggiormente, che gli Imperadori d'Occidente, e fra gli altri ultimamente Ottone IV, aveano questa pretensione, che almeno il Regno di Puglia fosse dipendente dall'Imperio d'Occidente.

Federico a tal dimanda rispose col maggior rispetto e riverenza; che per ubbidirlo, se così gli fosse piaciuto, avrebbe emancipato il suo figlio Errico, e cedutigli i Reami di Sicilia e di Puglia, ed in cotal maniera sarebbero cessati tutti i sospetti; e mandò suoi Ambasciadori in Roma per tale affare, e per dargli ubbidienza. Onorio raccolsegli onorevolmente, e non potendo non accettar la giustificata, e ragionevol offerta di Federico, gli rispose, che avrebbe destinato un Legato in Sicilia, acciocchè avesse dato compimento a tal negozio, e che in questo mentre, come doveva, fosse stato fedele, ed ubbidiente al romano Pontefice.

Intanto Ottone dopo la vittoria, che riportò di lui il Re Filippo di Francia, fuggendo col misero avanzo de' suoi in Sassonia, uscito già di ogni speranza di ritornar nella perduta grandezza, s'ammalò in Brunsuich, ove in quest'anno 1218 fu da mortifera febbre tolto a' mortali. Federico vedendosi libero, e senz'alcuno ostacolo in Alemagna, fece convocare in Magonza una Assemblea di tutti i Principi e Prelati dell'Imperio, e racchetate del tutto quelle regioni, cominciò a maneggiar con Onorio la sua coronazione in Roma. Ma il Pontefice non così volentieri venne ad accordargliela, volendone esiger da lui pur troppe gravi e pesanti ricompense, siccome in fatti assai caro costò a Federico questa cerimonia; poichè siccome narra il Fazzello[259], non volle concedergli, che venisse a Roma per riceverla, se prima non gli promettesse il Contado di Fondi; e fattosi ciò promettere, si contentò, che venisse a prenderla; onde Federico ricevuto tal avviso cominciò ad apparecchiarsi, ed unire un conveniente esercito per passare in Italia; e scrisse intanto a Giacomo Conte di S. Severino, che carcerasse Diopoldo ch'era suo suocero, il qual venuto nel Reame cagionava nuove rivolture e rumori, siccome colui eseguì, tenendolo custodito in stretta prigione. Inviò ancora lettere in Sicilia all'Imperadrice Costanza sua moglie, che venisse in Alemagna, la quale partendosi da quell'isola passò per mare a Gaeta, e di là in Lombardia ed in Verona, ed in altre Città amiche, con sommo onor ricevuta, e giunse in questo nuovo anno 1219 in Germania, ov'era suo marito.

In questo mentre, avutisi nuovi avvisi della necessità che vi era in Soria di soccorso, scrisse Onorio a Federico ed a tutti gli altri Principi e Popoli crocesignati, che s'apparecchiassero tantosto al passaggio di Terra Santa. Federico ricevute queste lettere confermò il giuramento fatto d'andar in Soria, e scrisse al Pontefice, che seguita la sua coronazione in Roma, avrebbe intrapreso quel viaggio. Il perchè Onorio mandò a richiedere ad Errico Conte di Brunsuich, ed al Duca di Sassonia (li quali col pretesto che Federico non fosse stato legittimamente incoronato, ritenevano tuttavia la corona, la lancia, e l'altre insegne imperiali) che subito sotto pena di censure gliele restituissero. Federico, lasciato in Alemagna il suo figliuol Errico sotto la cura di Corrado suo Coppiero, essendo ancor fanciullo di undici anni, calò coll'Imperadrice Costanza sua moglie in Italia, e richiesti invano i Milanesi, antichi nemici della Casa di Svevia, e gran partigiani del morto Ottone, di poter esser coronato in Monza della Corona di ferro, secondo il costume degli antichi Imperadori, proseguì il viaggio, e giunto a Mantova fu incontrato dal Legato del Pontefice, il quale prima di farlo passare innanzi, non parendogli di perdere sì opportuna occasione, per mezzo di questo Legato volle esiger da lui quanto potette; prima gli fece giurare di difender la giurisdizione della Chiesa romana, d'ubbidire a quella, ed a' suoi Ministri, e di cedere i Reami di Puglia e di Sicilia al figliuol Errico.

(La promessa di questa cessione fatta da Federico, si legge presso Lunig[260]).

Da poi proccurò che annullasse tutte le Costituzioni, e consuetudini contro la libertà ecclesiastica introdotte: indi gli fece restituire il Ducato di Spoleto, le Terre della Contessa Matilda, Ferrara, Villamediana, Monte Fiascone, e le città di Toscana appartenenti al Patrimonio. Fecegli far ordini rigorosissimi, che si prendessero gli Spoletani, e i Narniesi ribelli della Chiesa; e volle, che con effetto gli donasse il Contado di Fondi, che nell'anno 1218 s'avea fallo promettere.

(La pretensione del Papa sopra il Contado di Fondi nasceva dal testamento di Riccardo Conte di Fondi, il quale in gennaro dell'anno 1211 ne avea disposto per suo testamento in beneficio della Chiesa romana; ed in aprile del seguente anno 1212 il Papa ne avea proccurato anche assenso da Federico. Così il testamento di Riccardo, come l'assenso di Federico si leggono presso Lunig[261]).

Da Mantova passato da poi in Modena, accompagnato dagli Ambasciadori di quasi tutte le città, entrò coll'Imperadrice sua moglie in Roma, ed a' 22 novembre di quest'anno 1220 nella Chiesa di S. Pietro fu da Onorio con magnifica pompa insieme colla moglie incoronato Imperadore, e nell'istessa messa papale in mano del Pontefice giurò di difender la giurisdizione e Stato della Chiesa, e di passare con potente armata in Soria alla conquista di Terra Santa; e nell'istesso punto per mano d'Ugolino Cardinal e Vescovo d'Ostia, che fatto poi nell'anno 1227 Pontefice, fu detto Gregorio IX, fu segnato colla Croce. Intervennero in questa incoronazione molti Prelati e Baroni del nostro Reame, Stefano Abate di Monte Cassino, Ruggieri dell'Aquila Conte di Fondi, Giacomo Conte di S. Severino, e Riccardo Conte di Celano, ed altri Baroni noverati da Riccardo di S. Germano.

Allora fu, che Federico, per gratificare ad Onorio, promulgò in Roma dopo la celebrità della sua incoronazione quelle sue augustali Costituzioni, che leggiamo oggi nel libro secondo de' Feudi, secondo la volgare ed antica divisione, sotto il titolo de statutis, et Consuetudinibus contra libertatem Ecclesiae, etc. continenti più capitoli, rivocandosi nel primo tutti gli Statuti e Consuetudini introdotte contro la libertà ecclesiastica; stabilendosi nel secondo gravi pene contro i Gazari e Patareni ed altri Eretici; e negli altri dandosi alcuni provedimenti sopra l'ospitalità e testamenti de' peregrini, e sopra la sicurtà degli agricoltori; i quali si veggono confermati da Onorio. Nè dovrà dubitarsi, che in tal occasione, ed in quest'anno si siano promulgate queste Costituzioni in Roma da Federico; poichè oltre il testimonio di Riccardo da S. Germano[262], l'istesso Federico, nel proemio delle medesime, dice averle promulgate in die qua de manu sacratissimi Patris nostri summi Pontificis (intendendo d'Onorio) recipimus Imperii diadema. Tre capitoli delle quali furono da poi inseriti nel Codice di Giustiniano sotto il titolo de Haereticis[263]; ed un altro sotto il titolo de Sacr. Eccles. dal quale se ne formò l'Auth. Cassa, et irrita. Ciò che abbiam voluto avvertire, affinchè queste Costituzioni augustali non si confondano coll'altre, che promulgò da poi Federico per li soli Regni di Sicilia e di Puglia, com'è quella che comincia Inconsutilem, e l'altre, che si leggono nelle nostre Costituzioni del Regno. Queste sono le Costituzioni regie, non augustali, ovvero imperiali, e furono promulgate da poi per questi Regni, quando i Patareni erano penetrati in queste nostre parti, ed in Napoli particolarmente, dove Federico nell'anno 1231 ne fece molti imprigionare e punire, come diremo più innanzi.

Ma non perchè Federico avesse con tanto suo svantaggio e diminuzione delle ragioni dell'Imperio e del Regno, proccurato soddisfar il Pontefice, fu ciò bastante per averlo amico; poichè, come scrive Orlando Malavolta nell'Istoria di Siena, dimorando ancora Federico in Roma, s'avvide, che gli ordini, ch'egli avea dati per mettere in assetto le cose di Lombardia, erano mal eseguiti dalle città Guelfe aderenti alla Chiesa, e ciò avveniva per opera di Onorio, che voleva che gli fosse resa così poca ubbidienza da' suoi partigiani, studiandosi di tener così irreconciliabili e divise queste fazioni, per tema, che non passando queste città nel partito di Federico, egli poi non fosse sopraffatto dalla sua potenza.