NOTE:

1.  In un piccolo Ms. del tempo di poche carte in 8, che da me si conserva, ed è intitolato: Memoria de los rebeldes, que fueron en Francia, y vinieron sobre la armada francesa, y residieron en Roma, y los que se volvieron a este reyno despues del indulto general, il Verde dicesi di Giugliano, e che finjio de ser fiel vasallo y acudia à la yglesia de S. Iago de los españoles en Roma.

2.  V. Di Blasi Stor. cronol. dei Vicerè di Sic. t. II. p. II. pag. 335.

3.  Giordano, Hist. Neap. Ms. c. XIII: De his qui pomœrium auxerint; Summonte, Hist. di Nap. I, 64; Tutini, Dei seggi di Napoli p. 10.

4.  Chron. Suessan. ap. Pelliccia, Raccolta di Cronache etc. I, 57; Registri Angioini n. 19 (1274, B.) f. 27; Doc. del 1288 ap. Sabatini, Calend. Napol. Maggio p. 58.

5.  In loco, qui dicitur Moricinum. Reg. 1269. S. f. 173, ap. Minieri, Notizie sull'archiv. Angioino p. 81; extra civ. Neap. in loco qui dicitur Moricinum. Reg. n. 9 (1270. C) f. 83. Cf. Reg. 1278, B. f. 75, ap. Minieri, Alcuni studii storici intorno a Manfredi e Corradino p. 60 — Moricinum sive Mercatum. Reg. 1292, E, f. 345 ap. Alitto, Vetusta Regni Neap. Mon. Ms. f. 56 v. mihi Cf. Bullarium Carmelitanum I, 606.

6.  Reg. 1269, S. f. 173 e Reg. n. 30 (1278, B.) f. 75 ap. Minieri, Op. ll. cc.

7.  Dipl. del 1270 ap. Summonte, Op. cit. II, 264, Fasc. 80 il 2º ap. Minieri, sui fascicoli angioini p. 55.

8.  Reg. n. 106 (1300-1301. A) f. 82 e n. 111 (1301. F), f. 30, e 149 v. In questi due documenti si nota il lavinarium, per quod decurrit aqua, que descendit a fonte Formelli in mare; Giov. Villani, Istor. Fior. L. VII, c. 29.

9.  Giov. Villani, l. c. Cf. Filangieri, principe di Satriano, Docum. per la Storia, le arti e le industrie nelle prov. Nap. vol. III, p. 257.

10.  Saba Malaspina, Hist. L. IV, c. 16; Chron. di Partenope, L. II, c. 11.

11.  Saba Malaspina, Hist. l. c.

12.  La testimonianza del Malaspina è stata combattuta recisamente dal ch. cav. Del Giudice con la sua dotta memoria: Il giudizio e la condanna di Corradino (Nap. 1876) ritenendola come sospetta e del tutto inverosimile (pag. 19). Ma, sebbene le ragioni, che l'egregio mio amico a sostegno della sua opinione desume dal sistema tenuto in quel tempo tra noi intorno ai parlamentari ed alle curie generali, ed intorno al procedimento penale contro i proditori notorii e manifesti, sieno certamente fondate e gravissime, pure io non oso rigettare interamente l'affermazione di uno scrittore così autorevole qual è Saba Malaspina. La convocazione dell'assemblea fu forse una semplice formalità eccezionale per un caso così specialmente eccezionale e singolare, e fu diretta ai deputati di due sole provincie del reame, le più vicine a Napoli, affinchè l'esecuzione dell'infelice Corradino, già preventivamente decisa da Carlo, non fosse anche per poco ritardata.

13.  Tutini, Op. cit. p. 16; Falco, Del sito di Nap. p. 22.

14.  Reg. cit. 1269, S, f. 162, ap. Minieri, Notizie l. c. e Reg. n. 30 (1278, B) f. 75 — Cf. Summonte, II, 262.

15.  Reg. n. 76 (1295, B), f. 85, e cit. Reg. n. 106 (1300-1301. A), f. 82.

16.  Reg. cit. n. 106 — Cf. Camera, Annali, II, 86.

17.  Reg. n. 125 (1302, E.), f. 53 — V. Camera, Op. cit. II, 94.

18.  Dom. de Gravina, Chron. ap. Pelliccia, Op. cit. III, 226; Boccaccio, De casibus virorum illustr. L. IX, e con minori particolari, la Chronaca di Partenope, III, 23, ove erroneamente si aggiunge anche Sancia, la nipote di Filippa Catanese, che, per essere in quel tempo pregna, fu giustiziata dopo. Queste fonti furono seguite dal Collenuccio, I, 246, ediz. Gravier, dal Costanzo, Istor. del regno p. 203, dal Summonte, O. c. II, 426, e da altri, che tralascio. — D'altra parte Giov. Villani nelle Istor. Fior. XII, 52 parla del supplizio dei soli uomini, e così pure il Chron. Siculum testè pubblicato dalla Società Napolitana di Storia Patria p. 10; aggiungendo poscia esattamente la giustizia di Sancia al dicembre seguente.

19.  Reg. Ang. n. 353 (1346 C.) f. 24. Debbo questa notizia all'amico prof. De Blasiis.

20.  Il fatto è narrato assai ambiguamente e con la data, certamente erronea, del 1355 nella Chronaca di Partenope, III, 28 copiata da Notar Giacomo a p. 56 in nota. Ivi si confonde la venuta del conte Lando e di Luigi di Durazzo in Napoli nel 1351, col supplizio dei due fratelli della Polla, che assai verisimilmente dovette avvenire nel 1348, quando fu fatta, come dice il Cronista di Gravina, vindicta maxima de morte ducis Andreae, e non dopo, quando questa sarebbe stata tardiva.

21.  Chron. di Parten. III, 35.

22.  Diurnali del Duca di Monteleone secondo il testo genuino. Il raffazzonamento posteriore (p. 67 ediz. Gravier) varia. Notar Giacomo p. 69; Annali del Raimo ap. Pelliccia O. c. I, 114; Passaro, Giornale, p. 11.

23.  De Pietri, Hist. Nap. p. 80; Celano, Notizie ecc. III, 263.

24.  Facio, De rebus gestis ab Alphonso 1 L. II, c. 31.

25.  Cfr. Cronica Anonima in cit. Raccolta ecc. I, p. 180; Cronica di Ant. Feltrio ivi p. 290; Passaro, Op. cit. p. 12.

26.  Celano, Op. cit. IV, 68; Parrino, Nuova guida di Nap. 1723, p. 238, dove è pure la veduta della Piazza presa da S. Eligio, che sta innanzi a questo capitolo.

27.  V. Bandi municipali nelle Pragmaticae r. Neap. I, 228, 231, ediz. Cervone.

28.  Valentino, Napole scontrafatto etc. p. 321, ediz. Porcelli, e Basile, nella lettera premessa alla Vajasseide del Cortese t. II. delle Opere.

29.  V. la Situazione fatta dall'Illustrissimo signor Portolano di questa fedelissima città nell'anno 1692, de cacciate e pennate delle botteghe, posti fissi et amovibili, barracche et altro, Napoli s. u. n. in 4.

30.  Suggeco, nel dialetto Napoletano vale soggetto. Cf. Basile, Lo cunto de li cunte I, 126 ediz. del Croce.

31.  Capitoli del ben vivere, e Bandi municipali nelle Pragmat. r. Neap. I, 184, 191, 193, 204.

32.  Campanile, Diario circa la sollevazione della plebe di Nap. nel 1647, Ms. f. 3.

33.  Nella Relazione del 1773 intorno alla causa della Città col R. Fondo di separazione dei lucri, si dice che per tradizione sapevasi come anticamente i buccieri e salcicciari passavano 10 o 12 ducati l'anno al capitano e tenente degli alabardieri, perchè davano loro il permesso di tenere avanti due botteghe, una a S. Francesco Saverio (S. Ferdinando di Palazzo) e l'altra a S. Giovanni maggiore, una casacca di alabardiere, ed una alabarda, ne desse il permesso dal Tribunale di S. Lorenzo. Memoriali, vol. XII, f. 31 nell'Archivio Municipale.

34.  Bandi municipali nell'Op. cit. I, p. 216 — Zazzera, Giornali del duca d'Ossuna, nell'Archiv. stor. ital. IX p. 496.

35.  Del Tufo, Ritrato della nobilissima città di Napoli. Ms. della fine del secolo XVI nella Biblioteca Nazionale. Cf. Volpicella, Giov. Battista del Tufo, Nap. 1880. Parrino, Op. cit. p. 228. — Il talamo per taglio della testa a coloro che non s'impiccavano può notarsi a poca distanza della cappella della Croce nel quadro di Micco Spadaro nel Museo Nazionale. La forca vedesi poi incisa nella Pianta di Napoli del 1566 nella Corsiniana in Roma: Col. 44, 4, 24.

36.  Intorno a ciò veggasi principalmente la Corrispondenza tra la Corte di Roma ed il Nunzio Pontificio nel cit. Archiv. stor. t. IX, p. 446, e 524 ed altrove. — Talvolta però si procedeva con minori scrupoli, ed il dritto di asilo non era punto rispettato. Difatti in questo stesso anno 1617 due giovani, Marco e Giuseppe Ferraro, ai 28 marzo furono ammazzati per ordine del vicerè dentro S. Lucia a mare. Il Registro del morti della parrocchia di S. Giovanni Maggiore, dal quale ricavo questa notizia (L. IV, f. 66) non dice la ragione del fatto. Un altro esempio singolare ne abbiamo pure sotto il viceregnato di D. Pietro Antonio d'Aragona. Allora, “essendosi, come dice con parola di biasimo uno scrittore contemporaneo, tre delinquenti, scappati dal carcere della Vicaria, rifugiati nella chiesa di S. Tomaso a Capuana, i ministri di corte di notte tempo scoverto il tetto della chiesa ferirono dl molte archibugiate quei poveracci, i quali indi a poco da sicarii stessi, che di là su calarono dentro la chiesa, in mezzo agli altari avanti l'ostia sacratissima crudelmente scannati furono.„ Isolani, Apologia, etc. Bologna 1672 p. 35.

37.  Memorie attinenti alla Chiesa di S. Croce al Mercato. Ms. già presso l'egregio ricercatore delle cose patrie, l'abate D. Vincenzo Cuomo, ora nella Biblioteca Municipale.

38.  Bandi municipali nell'Op. cit. t. I, p. 224 e 236.

39.  Del Tufo (Ms. cit.) nel 1.º dei suoi Ragionamenti fa un sonetto in lode del quadretto Napoletano. — Le frutta dovevano essere scelte, si vendevano senza bilance e senza assisa, ed i venditori si chiamavano quadrettari.

40.  Del Tufo. Ms. cit. Ragionamento IV, p. 116-17.

41.  V. Acta visit. capp. ab archiep. Buoncompagni an. 1633, vol. II, f. 182. Le pitture dei fatti di Corradino furono fatte incidere ed inserire nella sua opera dal Summonte II, 232 e 233. — Nel 1630 tentandosi fare una nuova cappella dietro a questa, che descriviamo, fu impedito, e vi restò solo una stretta tribuna che volgarmente fu detta la cappella dei seggettari. Cronistoria del Convento del Carmine Maggiore. Ms. nella Bibl. Nazionale a f. 16 v.

42.  Il disegno della colonna e del ceppo, come anche della statua di Margherita, che accennerò in seguito, può vedersi nell'opera di Del Re, Rimembranze storiche ed artistiche, p. 193. Inoltre non ha guari il Rev. d. Vincenzo di Napoli, rettore della chiesa del Purgatorio al Mercato, fece trarre la fotografia della accennata colonna e l'inserì nel suo opuscolo intitolato: La colonna espiatoria di Corradino di Svevia, Nap. 1888.

43.  Bandi municipali. Ivi p. 225.

44.  Summonte, Op. cit. II, 263.

45.  Secondo che rileviamo della cit. Cronistoria f. 13 in quel tempo, allorché qualcuno diceva di non aver danari e ne dimandava, rispondevasi andate alla regina del Carmine che ve li darà.

46.  Filangieri, Documenti ecc. t. III, p. 438 e 451.

47.  Acta visit. cappell. ab archiep. Caracciolo an. 1675, f. 540 — Qui sulla muraglia, e propriamente dove dicevasi “allo reale della carne„ stava pure una cappelletta di S. Maria del Carmine. Acta visit. arch. Buoncompagni, vol. II, f. 200.

48.  Quest'arte fu qui trasferita, come già accennai, nel 1301 per ordine di re Carlo II. Da quel tempo il quartiere prese il nome di Conceria, che tuttora ritiene, quantunque l'arte da circa 50 anni non più ivi si eserciti.

49.  Stefano, Luoghi sacri di Nap. p. 46.

50.  Acta visit. cappell. ab archiep. Gesualdo 1598, v. IV, f. 508. Cf. Stefano, Op. cit. c. 43; e d'Engenio, Nap. Sacra p. 445.

51.  Acta visit. cappell. arch. Gesualdi v. IV; Celano, III, 265.

52.  Istr. del 1437 per not. Nicola Vigiliano notato nella Cronistoria cit. f. 34; Acta visit. cappell. ab Annib. de Capua 1583 f. 9 — Item Paroc. minor. f. 133.

53.  Doc. ap. Acta visit. paroch. mai. ab Annib. de Capua 1580 f. 42 v. — Summonte, Op. cit. IV, 430.

54.  Bolvito, Notam. Mss. f. 115, mihi.

55.  Doc. dei 25 ottobre 1454 per not. Giov. Pisano ap. Cronistoria cit. f. 34; altro del 1496 ap. Acta vis. S. Restitutae f. 91 v., ove il vico è detto de li Scannacardilli seu de li Scannasorici; ed altro del 1563, in cui esso chiamasi vico de li Scannasarici, seu li parrettari. Acta visit. par. mai. ab Ann. de Capua 1580 f. 960.

56.  Parrino, Op. cit. p. 222.

57.  Basile, Lo cunto de li cunti, I, 75 ediz. Croce.

58.  Acta visit. cappell. ab arch. Gesualdo 1598, vol. IV, f. 208.

59.  Istrum. del 1508 ap. Acta visit. cappell. ab Ann. de Capua 1583 f. 28 v. e descriz. della cappella del Carminello. Ibid. n.º 20.

60.  Acta visit. capp. anno 1583 n.º 19.

61.  Celano, G. III, p. 261.

62.  Acta visit. cappell. ab. arch. Gesualdo 1598 v. IV, f. 496. — Stefano, Op. cit. c. 43.

63.  Bandi municipali nell'Op. cit. t. I, p. 192.

64.  Bandi municipali nell'Op. cit. t. I, p. 196, 224, 229.

65.  Mazzella, Descrizione del regno di Nap. p. 338; Ageta, ad Moles etc. I. 420 — V. pure Bandi municipali nell'Op. cit. t. I, p. 196.

66.  Summonte. Op. cit. I, 246. Essa dopo questa epoca nel 1653 fu in altro modo rifatta dal vicerè conte di Ognatte; Parrino, Teatro dei Vicerè t. II, p. 464; Celano, IV, 73.

67.  In taluni Frammenti Mss. degli annali della Città di Napoli dal 1611 al 1679 composti da Nicolò Caputo, dei quali io conservo copia, all'anno 1632 dicesi “i Napoletani in onore della Madonna del Carmine contribuirono alla spesa di presso a ducati 9000 per lo prezzo di molte paja di case, che furono diroccate in Napoli avanti la porta maggiore della chiesa del Carmine al Mercato che impedivano la vista della facciata di quella, e stavano contigue ad un'antichissima porta.... Coloro che contribuirono a questa spesa furono li signori Vicerè del Regno, gli Eletti della città sì dei nobili come del popolo; il Reggente D. Giovanni Enriquez, marchese di Campi; D. Giovanni Grasso Reggente della Vicaria; Nicola Giodice principe di Cellammare, et. corriere maggiore; il consigliere Pietro Antonio Caravita e D. Francesco del Campo; li razionali della Regia Camera Gioseffo Ametrano et Fabrizio Cennamo, che fu poi Presidente di Camera. Questa porta così antica della città si ridusse in nulla nell'anno 1637 per causa di un incendio ivi successo per le polvere da fuoco, che vi si vendeva.„ — Cf. pure Tutini, Op. cit. p. 15.

68.  Così denominato da un piccolo ponte, che stava fino al 1459 innanzi la Chiesa, e sotto il quale scorrevano le acque del lavinajo prima che il corso di esse fosse trasferito all'Arenaccia. V. Cronistoria f. 36.

69.  Bandi municipali nella Op. cit. t. I. p. 186, 196, 204.

70.  Capecelatro, Diario t. I, p. 14; Nicolai, Historia delle ultime rivoluzioni di Nap. p. 20.

71.  Giraffi, Le rivoluzioni di Napoli, p. 13 ediz. di Ferrara 1705. (Liponari, Relazione, etc. Padova 1648 p. 14, e 131).

72.  Campanile, Ms. cit. f. 7.

73.  Verde e Tutini, Racconto Ms. al giorno 8 luglio.

74.  Un altro scrittore contemporaneo dice, “questo tavolato era lungo da palmi 60 et largo 10, e stava dalla parte orientale del mercato, che serviva per giuochi de persone saltatori, sopra del quale vi stava infinita gente al n.º de 200 con bandiere di pezze vecchie ed insegne del Re e del popolo„. Della Monica, Historia delle rivolutioni di Napoli del 1647 Ms. f. 21, v.

75.  Tontoli, Il Masaniello p. 47; Nicolai, Historia etc. p. 45; Capecelatro, Diario etc. I, 58 Cf. Ricca Bernardo, Annali del mondo dei nostri tempi etc. An. Domini 1655. Ms. in 4 nella biblioteca dell'Archivio di Stato, f. 90 v. e Storia del tumulto di Napoli, pure Ms., che manca del fine, conservato presso di me al f. 13 v. Bisogna però avvertire che il Ricca nella narrazione di questi fatti, copia testualmente le parole del Tontoli.

76.  Donzelli, Partenope liberata p. 43, 44, 61.

77.  Capriata, Istorie t. III, p. 365.

78.  Tarsia, Tumultos de la ciudad y reyno de Napoles en el 1647. Lione 1670 p. 93.

79.  Della Porta, Cause di stravaganze et. Ms. t. I, f. 9, e 129 mihi; Fuidoro Innocenzo, Successi storici Ms. f. 18; Simonetti Tarquinio, Storia della rivoluzione di Napoli. Ms. al giorno 7 luglio.

80.  Lo stesso dice il Della Porta nel cit. Ms. f. 42. Il Campanile inoltre nel Ms. cit. f. 15 v. dichiara che era un'aquila imperiale pittata con un laccio in torno. Ed il Giraffi, p. 13, spiegando meglio la cosa aggiunge. “Sotto la finestra della sua casa v'è l'arma e nome di Carlo V molto antica verso la parte sinistra della fontana, ivi vicina, che si attribuisce a misterioso presagio di dover egli rinnovare e mettere in piè, come egli stesso disse facetamente più volte, nella città e popolo di Napoli i favorevoli e gratiosi privileggi concedutili dall'innata benignità di quell'invitto Monarca.„ Il Tontoli da ultimo a p. 124 afferma, che l'impresa stava sopra la finestra e dichiara che “l'aquila fosse stata pronosticatrice del futuro imperio in quella casa sebbene il laccio che la circondava infausti annuncii par che additasse.„ Ma è facile imaginare che l'impresa di Carlo V fosse stata ivi apposta, perchè probabilmente un tempo vi stava l'officina daziaria di Piazza maggiore, poscia più oltre trasferita.

81.  Pollio, Histor. del regno di Napoli. Ms. nella biblioteca Nazionale f. 24 v.

82.  Il Ms. che non aveva titolo neanche nell'originale, comincia: “È pur troppo difficil cosa scrivere l'historia„ e finisce “quel che poi succedè appresso si scriverà da chi è stato presente„. L'A. anonimo principia la sua narrazione dai 7 luglio 1647 e la termina col sabato 5 ottobre, quando avendo inteso “che il Duca d'Arcos e sua Altezza havessero risoluto cannoniare la città si partì con tutta la casa per Bari.„ Egli spesso è testimonio di veduta e narra le cose con sufficiente imparzialità. Voglio pure notare l'errore in cui cade nel credere che il tavolato innanzi alla casa di Masaniello fosse stato fatto per ordine di costui per avere più agio a dare udienza.

83.  Così le due portelle congiunte, ora non più esistono, perchè una di essa, in epoca che non posso accertare, diventò bottega.

84.  Nella Pianta di Napoli fatta nel 1798, che si conserva nell'Archivio di Stato, al n. 17, che porta il titolo: Pezzo del Mercato, si annota l'isola dei caseggiati, che ho di sopra descritta, e si veggono registrati 28 compresi fra botteghe e portelle coi numeri civici da 176 a 202, numerazione che non è stata mutata ed esiste tuttora presentemente. Se non che la destinazione di alcuni compresi differenzia ora da quella che prima aveva. Così il n. 179 che ora è portella, allora era bottega, e viceversa il n. 181 che ora è bottega, allora era portella; così pure il n. 191, che ora è portella, era bottega, e il n. 192 che ora è bottega, allora era portella. Così pure scambiano finalmente i compresi segnati coi numeri 198, 199, 200, 201. A quanto pare dunque il n. 179 che una volta era portella, nel 1798 era bottega ed ora è stata di nuovo addetto alla primiera destinazione.

Da ultimo bisogna pur ricordare che recentemente il Municipio di Napoli su proposta della Commissione per la conservazione dei Monumenti municipali fece apporre sul portoncino n. 177, la seguente iscrizione:

IN QUESTA CASA
NACQUE IL XXIX GIUGNO DEL MDCXX
TOMMASO ANIELLO D'AMALFI
E QUI DIMORAVA
QUANDO FU CAPITAN GENERALE
DEL POPOLO NAPOLETANO

85.  Vedi le fedi di nascita di Masaniello, dei fratelli e della sorella riportate prima di tutti dal ch. fu signor Luigi Volpicella negli Atti dell'Accademia Cosentina.

Nè si creda che dicendosi in quelle fedi al Vico rotto, si abbia voluto indicare qualche casa posta dentro quel vico. Ivi non vi è presentemente, nè pare che abbia potuto esservi pel passato altro che bassi e botteghe. Il parroco mancando allora più chiara indicazione, cercò di determinare il sito col vico, assai noto, ch'era alla casa più prossimo.

86.  Capecelatro, Op. cit. I, 65: Giraffi (Liponari) p. 131.

87.  Donzelli, Op. cit. p. 52; De Santis, Op. cit. p. 93; De Turri, Dissidentis etc. p. 83.

88.  Donzelli, p. 41; Giraffi (Liponari), p. 141; Brusoni, Hist. memorabili (Ven. 1653) p. 245; De Santis p. 79-80; Diario Ms. f. 82. Altri come il Capecelatro e Nicolai, tacciono questi due fatti o li raccontano diversamente.

89.  Questo fatto dal Salvini, Annotazioni ecc. affermasi accaduto al cardinale Filomarino, secondo che egli aveva udito dire (V. Vocab. della Crusca v. tardo), ma certamente la persona del visitatore nella diceria fu scambiata.

90.  Di Fiore, Giov. Tomaso. Racconto dei tumulti popolari di Napoli. Ms. contemporaneo presso la bibl. municipale; De Turri, Op. cit. p. 87; Capecelatro, I, 165.

91.  Nicolai, Op. cit. p. 85.

92.  Arch. Stor. Ital. t. cit. p. 382; Birago p. 244; De Turri p. 71.

93.  Arch. stor. Ital. ivi p. 385 — Capriata, Op. cit. p. 365.

94.  Campanile, Ms. f. 14 con qualche variante nei nomi dei consultori; Nicolai, Op. cit. p. 57

95.  Amatore, Napoli sollevata p. 36.

96.  Lo stemma della piazza del Popolo era un campo bipartito giallo e rosso con un P nero soprapposto.

97.  Ciò era stato ordinato da Masaniello. Donzelli op. cit. p. 25; Nicolai Op. cit. p. 71; Giraffi (Liponari) Op. cit. p. 133; Capecelatro Op. cit. I, p. 44; De Turri Op. cit. p. 71; Tontoli Op. cit. p. 29.

98.  Narra il Pollio che Masaniello un giorno capitanando i lazzari avendo visto nella rua Francesca uno dei ritratti del re esposti ordinò a tutto il popolo che si fermasse e s'inginocchiasse innanzi all'effigie “et fece dire tre pater et altrettante avemarie per l'augumento di S. M. come (da quelli) genuflessi fu fatto in presenza mia.„

99.  Lettera del maestro di campo Ottaviano Sauli al Marchese Spinola a Genova, nell'Arch. stor. Nap. an. XV, p. 372.

100.  Pollio, Op. cit. fol. 38 v. e f. 239.

101.  Campanile, Ms. cit. f. 15. Il Sauli, nella Lettera sopra cit. dice che fu da S. E. e da tutti salutata ed applaudita.

102.  Della Porta, Ms. cit. f. 56; Della Monica, Ms. cit. f. 58 v.; Donzelli, Op. cit. p. 48: Tontoli, Op. cit. p. 134; De Santis, Op. cit. p. 92.

103.  Le parole che seguono sono testualmente riportate dagli Storici contemporanei sì stampati che manoscritti. Io qui non ho fatto che raccoglierle e ripeterle. V. tra gli altri Donzelli, Op. cit. p. 61; De Turri, Op. cit. p. 107 e Campanile, Ms. f. 17. Le stesse cose poi Masaniello replicò nel giorno seguente dal pergamo nella chiesa del Carmine. De Santis, Op. cit. p. 10.

104.  Il Conte di Olivares (1595-1599), V. Giunta alli Giornali di Scipione Guerra, che si crede opera di un tal Ferrante Bucca. Ms. presso di me f. 1.

105.  Non altrimenti di Granvela nel 1570 (Arch. Stor. It. IX p. 236) ed il duca di Alba nel 1629, (Bucca Ms. cit. f. 2).

106.  Era partito il 2 maggio 1619, onde contradire gli ambasciatori mandati dalle piazze nobili, e supplicare il re per la continuazione del governo del duca di Ossuna. Arch. Stor. It. IX p. X. p. 234 n. 65.

107.  V. Nota Electorum, t. III f. 131 nell'Archivio Municipale.

108.  Dell'indole e dei costumi del Genoino trattano lo Zazzera, Giornale ecc. nell'Arch. Stor. It. IX p. 571 Capecelatro, Annali, p. 138; e Diario, I, 7, ec. e tutti gli storici della rivoluzione del 1647. In un Resunto originario de la solebacion de la ciudad de Napoles, che si trova tra le Relaciones de los tumultos, di cui ho fatto cenno nella Notizia premessa a questo libro, così parlasi di lui; “Jullio Genuino de edad de 86 (80 dicono tutti gli altri scrittori contemporanei) años, clerigo de misa, descendiente del lugar de la Cava, sin hijos, aunque asido casado, hombre inique, y de execrables costumbres, astuto, cavilloso, y de ruin nacimiento, villano, y por tal admittido en Napoles, fue eleido por Electo del popolo en tiempo que era virrey el duque de Ossuna,„ f. 1. Qualche altra particolarità taciuta dagli storici, trovasi nei capi mandati dalla Città contro il Duca di Ossuna, ove dicesi che il Genoino, “avendosi attribuito di essere egli assoluto elettore de' consoli dell'arte della seta, ne fu per decreto della Camera, come uomo sedizioso, levato con tutta la sua casa et origine, e comandato che non potesse in futurum esercitare cariche in detta arte, nè esso, nè suoi parenti„. Giuliani f. 61, v.