[395] fra
[396] gioja
[397] qua giù
[398] gioja
[399] inebriarmi
[400] mi chiedi
[401] anco
[402] desiderj
[403] Debbe
[404] v’è
[405] jeri
[406] facil’ora
[407] Dei
[408] incontra
[409] su le
[410] dei
[411] contra
[412] spini
[413] Vuotatelo
CARLO, DESIDERIO, ARVINO.
[414] ascoltar!
[415] Nè alcun vi manca?
[417] anco
[418] alla mia
[419] nimici
CARLO, DESIDERIO.
CARLO, DESIDERIO, ADELCHI ferito e portato.
[423] riveggio
[424] O
[425] qua giù
[426] me ’l
[427] dei
[428] Questi
[429] chieggo
[430] veggio
[431] incontra
[432] debbe
ARVINO, CARLO, DESIDERIO, ADELCHI.
[433] chieggon
DESIDERIO, ADELCHI.
Fine della tragedia.
Tra i manoscritti del Manzoni, l’Adelchi rimane in tre forme: le prime due di carattere del poeta, e l’una è copia ricorretta dell’altra. La terza, di altra mano, è quella preparata per la stampa. Porta, sotto il titolo, il visto della Censura, «Milano, il 2 maggio 1882».
La prima forma ha segnate via via le date della composizione: sul primo foglio, 9 settembre 1820; dopo la scena 5ª dell’atto I, 4 gennaio; in testa dell’atto III, 2 giugno; dell’atto IV, 3 luglio, e in fine di esso, 17 luglio; in principio dell’atto V, 2 agosto, da ultimo, 21 settembre 1821. Contiene il primissimo getto; e mette conto riferirne i brani più notevoli. Seguiremo, fin dove sarà possibile, il Bonghi (Opere inedite o rare di A. M.; vol. I, 1883), correggendone le sviste, nè poche nè di poco momento.
Sch.
Questa seconda scena era resa assai più lunga che non è ora, anche pel fatto che Adelchi ragionava a lungo la proposta di acquistare amici, liberando i Romani; la qual proposta ora è in breve accennata in fine.
E dopo molti versi, ridondanti di varianti e di cancellature, nei quali Adelchi continua a manifestare il suo animo e l’ardore della sua convinzione, seguono questi:
[436] Qui vi sono parole cancellate, impossibili a leggere. (Bonghi).
[437] Questi versi hanno tutti molte varianti; ma io li trascrivo di solito nella prima lor forma. (Bonghi).
[438] Il brano che segue è stato trasferito qui da uno dei precedenti discorsi di Desiderio. V. pag. 121-22. (Sch.)
[439] Rimette qui questo verso e mezzo, nell’intenzione, certo, di cancellarlo sopra.—La sentenza: “tutto è leale al forte„ ricorre poi anche più tardi, sulla bocca di Adelchi, nella soppressa scena 1ª dell’atto V (pag. 137). (Sch.)
In un altro abbozzo, codesta scena era tutt’altro.—Essa «è nella tenda d’Arderigo, un Longobardo, e vi hanno parte lui, Faraldo, Guntigi, Ildechi, Leuteri ed altri Duchi, sgomenti della partenza di Carlo con cui s’erano accordati. Ma la lor conversazione va poco oltre: il Manzoni la interrompe e la cancella, e ricomincia la scena, secondo è rimasta. In questa, non appare già in tutto sicura la partenza dei Franchi; ma preparasi; e se parecchie parti del primo getto son ritenute, Adelchi vi appare non diverso, ma più concreto». (Bonghi).