Dette queste parole appoggiandovi sopra con accento vibrato, s'avvia ad uscire.
Cròb. (Che diamine sta mulinando?) Te ne vai?...
Mèn. Ho da fare... alla cancelleria dell'Arconte. (si fruga indosso cercando qualcosa che non trova) (Dove l'ho messa?) (torna verso Cròbilo) Però ti avverto di una cosa. Sai che Aglae per via di madre vien dalla famiglia dei Brìtidi;[146] io per via di padre dagli Almeònidi...
Cròb. Lo so...
Mèn. Il padre suo poi era cugino di Cimone, la madre mia cugina di Pericle: il suo proavo paterno combattè insiem col mio a Salamìna... le linee laterali si estinsero...
Cròb. (lo guarda stupìto, senza comprendere) Eh?...
Mèn. Era solo per dirti che le nostre genealogie rispettive sono perfettamente in chiaro: e non c'è pericolo che ci spuntino intorno cugini nuovi, come i funghi sui fusti delle piante...
Cròb. E così?
Mèn. E così... io non sono il vecchio Fràstore che fece giudizio senza suo merito: io sono Mènecle, che so far giudizio da me — e il merito sarà mio — tutto mio: — e non occorreranno cugini in ritardo (lo fissa in volto) che abbiano bisogno di sbarazzarsi di qualche moglie avanzata dal diluvio di Deucalione. E se i vecchi stanno male con le giovani, i giovani che han le vecchie... se le tengano!... (lo saluta e se ne va: durante l'ultima parlata, Mènecle ha continuato a frugarsi in dosso: nell'andarsene, fruga sempre e borbotta fra sè) (Dove l'ho messa, per Ercole!... Ah... che l'abbia lasciata là...) (s'avvia, poi torna bruscamente verso Cròbilo e gli ripete battendogli sulla spalla) I giovani che han le vecchie... se le tengano!... (borbottando sempre esce).
Cròbilo solo.
(Facendo gesti e segni d'uomo che è riuscito a comprendere). La morale della favola, si direbbe quasi che sia per me... Non importa!... Ah, ah, ora comprendo!... Così... per modo di dire... l'amico Mènecle prepara alla sordina un bel divorzio!... Peuh!... È una soluzione come un'altra... Non è molto onorifica per Aglae, ma è abbastanza onesta per lui... Meglio che farla vivere in quel modo!... E Aglae, si vede, non ne sa ancora niente!... Per quanto sì... non le debba riuscire un complimento, scommetto non le parrà vero di ricuperare la libertà!... E con la dote di Mènecle,[147] e con quel visino, e quei due occhioni, non le sarà difficile trovare chi la faccia discorrere un po' di più. Perchè, infine, è una gran bella ragazza!... Che occhi! che linee! che curve!... Pare la Venere degli Orti! To'! io non ci avevo mai fatto attenzione, ma proprio... più la si guarda dappresso, più è bella!... Mènecle, ad ogni modo, poi che s'è deciso a questo passo, dovrebbe almeno prepararvela. Quasi, quasi, se non fosse... (passeggiando, si ferma, come venutagli un'idea) Ma sì... per Bacco!... e perchè no?
(Aglae e Mìrtala, in questo mentre, rientrano).
Aglae, Mìrtala, Cròbilo, un momento Tratta.
Agl. (rientra discorrendo con Mìrtala). Oh, trattienla quanto vuoi!...
Mìrt. (con un involto in mano). Grazie!..
Agl. (a Cròb.). È già uscito Mènecle?
Cròb. Or ora... (senza por mente a Mìrtala che sta raggiustando il suo involto, contempla di sottecchi Aglae e parla fra sè). (Quel nasino grazioso che guarda in su!).
Agl. Niente lasciò detto?
Cròb. No... Parea cercar delle carte... (continuando a sbirciar Aglae). Che bei capelli biondi!... Con quella acconciatura oggi par fin più bella del solito!... Sicuro!... è più bella del solito!... Che boccone per quello a cui tocca!...
(Nel volgersi, mentre è immerso in queste riflessioni, si trova faccia a faccia con Mìrtala, che gli pon su le braccia l'involto da portare).
Mìrt. Mi fai piacere di tenermelo...
Cròb. (con una smorfia e un lungo sospiro). E a me ecco che cosa tocca!...
Mìrt. Bada a non la sciupare...
Cròb. No, no... (annasando l'involto) Hu!hu! che profumo!... Ma di' un po', Mìrtala, la ti andrà poi bene?
Mìrt. (accennandogli Aglae). E non vedi, orbo, che abbiam la stessa taglia?
Cròb. Ah sì!... (orbo, quando t'ho preso!) Hu! hu! che odor d'ambrosia!... Che profanazione!...
Agl. (passata presso il tavolo a cui Mènecle era seduto sul cominciar dell'atto, e visto un rotolo caduto per terra, lo raccoglie sorridente). To'!... nel grande accalorarsi per la mia felicità, ha dimenticato fin le sue carte!... Che mi dicevi Cròbilo? che Mènecle cercava delle carte?...
Cròb. Appunto... frugava...
Agl. E allora saran queste che gli son cadute o ha dimenticato qui. Sai dove andava?...
Cròb. Alla cancelleria dell'arconte.
Agl. Le darò a Blèpo che glie le porti...
(Fa per chiamare).
Mìrt. È inutile. Dà qui. Passiamo ora di là noi.
Agl. Grazie allora...
(Le passa il rotolo con indifferenza).
Mìrt. Così gli dirò anche, a quel rusticone, che non è questo il modo di andarsene...
Agl. Non gli dire nulla. È il suo carattere.
Mìrt. Bel carattere!... Anche gli Sciti lo hanno così:[148] ma non isposano donne d'Atene. Se fosse mio marito... vedrebbe! Già, tu sei troppo buona... Vorrei veder io che Cròbilo stesse su la notte a consumarmi l'olio della lucerna, senza neanche saper quel che scrive... E tu ti fidi?...
Agl. Completamente.
Mìrt. (scrollando il capo). Basta!... contenta tu!... (a Cròbilo, maliziosa, mostrandogli il rotolo). Neh, Cròbiluccio, che avessimo senza saperlo, a far la parte... tu di Mercurio... e io di Iride?...
Cròb. (O Dei! che vaga Iride!) Peuh! Mercurio portator di fagotti...
Mìrt. Vieni dunque. Addio Aglae.
Agl. Addio.
Cròb. (sbirciando sempre Aglae). (Che cara creatura! Eh, se sapesse!...)
Mìrt. (a Cròbilo). Vieni?... (nell'avviarsi ad uscire con Cròbilo, va curiosando nell'interno del rotolo; d'un tratto si ferma esclamando) Oh, cara Venere!... (si volta verso Aglae) Ma voi altri due fate all'amore di nascosto? e invece di parlarvi, vi scrivete?...
Agl. (non comprendendo). Eh?
Mìrt. Ma le carte degli affari non saran queste. Questa è per te.
Agl. (sorpresa). Che cosa?...
Mìrt. Ma sì!... qui nell'angolo dice: Mia cara Aglae!... guarda! guarda!... (Aglae osserva dove Mìrtala le indica). Ma allora, poi ch'è per te, puoi aprirla in coscienza: gli risparmi la fatica...
Cròb. (a parte, avendo seguìto la scena). Volevo ben dire! Capirai prima della luna nuova! È la lettera di partecipazione. Ora ho capito...
Agl. (indifferente, prende il rotolo, lo esamina un minuto esternamente, poi senza aprire lo torna a deporre). Leggerò poi... (fra sè) (Sarà la ripetizione dei discorsi allegri di stamane!)
Cròb. (inquieto, a parte). Ma se non legge... bisognerebbe...
Mìrt. (ad Aglae maliziosamente). Ho capito... segreti fra coniugi... Rispettiamoli!... Vieni, Cròbilo?...
Cròb. Vengo!... (segue lentamente Mìrtala; mentre ella esce, s'appressa rapido ad Aglae e le dice affrettato, sottovoce, con accento drammatico). So tutto. Coraggio. Sei giovane, sei bella. Venere ti proteggerà... (allontanandosi, la torna a guardare) (Che nasino! È più bella del solito!)
Mìrt. (mentre Cròbilo, già avviato ad uscire, si indugia di soppiatto nella contemplazione di Aglae, Mìrtala sulla soglia si volge amorosamente al marito, e ad un tratto lo abbraccia scoccandogli un sonoro bacio e ripetendo con caricatura amorosa il verso di Crìside). «T'amo!..... È la nova parola ch'io so».
(Cròbilo, strappato improvvisamente alla sua contemplazione dal bacio di Mìrtala, con una smorfia comica lo subisce, e mandando un sospiro di rassegnazione disperata, si lascia da Mìrtala trascinar via).
Aglae sola.
Agl. (Ha accolto con un movimento di dispetto e di fierezza le ultime parole di Cròbilo). Che ha inteso dire?... Ah, già!... qui tutti han preso il vezzo di compiangermi!... Perfin le vecchie! Una vera gara di pietà! Grazie! non so che farne!... (torna lentamente, pensierosa, al suo lavoro e riprende in mano la corona). Qui metteremo i narcisi di Elèo... Povero Elèo!... Fino a Colòno... là sulla rupe... me li è andati a prendere... Dunque la piccola Aglae non è del tutto dimenticata... E voleva fingere! Serbarmi rancore!... Perchè fingere con Aglae?... Che colpa ne ho io?... Ah Mènecle, Mènecle, co' tuoi benefici ti sei preso tutto, è tua la mia vita... ma la memoria del cuore... di questa neppur gli Dei mi possono chiedere conto. Quanto alla mia felicità, di cui Mènecle si prende scrupolo e mi parla e mi scrive... (prende in mano il rotolo e lo svolge macchinalmente) glie ne domando conto forse io?... (spiega e legge) È diretta proprio a me. (la scorre dapprima sbadatamente e indifferente, poi si fa più attenta) Che cos'è questo?... (legge:) «Di casa, la notte al nove della luna calante di Ecatombèo, anno IV della 99ª Olimpiade.» L'ha proprio scritta stanotte! «Mia cara Aglae!... Il giorno che leggerai questa mia, i tuoi rapporti meco saran mutati da quelli dell'ora in cui la scrivo...» (fra sè, interrompendosi) Eh... peggio di quel che sono!... «e forse in quel giorno non ti dorrà il poter dare della condotta di Mènecle giudizio meno amaro di quello che oggi parla segretamente in cuor tuo». Che ne sa? «Il cancelliere ti darà questo scritto, dopo la sentenza dell'arconte che avrà disciolto le nostre nozze... per domanda tua!...» (esclamazion di stupore) Che!... mia domanda?... io domandarlo?... «Depositato da ora presso lui, ti sarà allora documento della verità delle mie parole...» (s'arresta sempre più stupita) Che vuol dir ciò?... (scorre rapidissimamente il resto della lettera, con segni di crescente sorpresa e commozione: terminato, rimane assorta, la testa fra le mani, asciugandosi una lagrima). Povero vecchio!... povero vecchio!... (si alza vivamente e passeggia concitata). Così... io avevo l'orgoglio di credermi generosa verso Mènecle... ed è lui che mi soverchia in generosità!... Tutti, tutti, mi umiliano! Soverchiare Aglae!... Ah! la vedremo!...
(Rinchiude, e va per riporre al posto di prima il rotolo, ma in quel punto si affaccia Tratta).
Aglae, Tratta ed Elèo.
Tr. (dalla soglia) Elèo!...
Agl. Ah!... (momento di pausa, di perplessità e lotta interna vivissima. Poi risolvendosi) Passi.
El. (entra vivacissimo e reca dei corimbi di narcisi). Aglae!... li ho colti là... dove tu sai... (Aglae non risponde, è triste, pensierosa — Elèo, interdetto, depone i fiori) Che hai?
Agl. (mesta, chinando lo sguardo). Nulla. Leggevo una lettera... di Mènecle... per me. La puoi leggere anche tu... Leggi.... continua pur forte!...
(Elèo, guardandola tra sorpreso ed esitante, prende lentamente la lettera, che ella gli stende, la legge e poi ripiglia a voce forte la lettura al punto che Aglae gli ha segnato. Aglae segue la lettura, profondamente commossa).
El. (leggendo). «Quando tuo padre morente affidavati a me, tu eri fanciulla quattordicenne appena. Accorrevano, allettati dalla dote ch'io t'avrei fatto, i concorrenti: ma pel tuo cuore di fanciulla l'ora della scelta non era suonata: e libera e felice bramavo la tua. Ed io dissi fra me: che tre o quattro anni a te restavano prima d'affacciarti alle soglie vere della vita, e non più di tre o quattr'anni — ero anche malfermo di salute a que' dì — mancavano a me per abbandonarle. Pensai che sposandoti a un estraneo in quell'età, io rinunziavo in mani ignote un incarico sacro; che la mia casa poteva offrirti, pei tuoi anni verdissimi, asilo, fino al dì che la mia morte t'avrebbe trovata, giovane e bella, erede delle mie fortune, padrona della scelta del cuor tuo, e in grado di porne le condizioni...»
Agl. (ad Elèo). Che ti sembra?
El. (triste e serio). È leale. (prosegue la lettura) «... Se in quel mio desiderio sia entrato anche un desiderio egoistico: veder consolata la mia vecchiaia dal tuo sorriso, lo squallore del mio inverno da un ultimo raggio di sole, oh Aglae, io non oso domandarlo a me stesso: non oso cercar tra le pieghe del mio cuore più nascose, in quell'unico mesto desiderio, l'unico mio torto verso di te...»
Agl. (asciugando una lagrima) Povero vecchio!...
El. (prosegue a leggere). «Ve lo hai letto tu forse? Non so. So che in queste nozze il cuor tuo volle scorgere un debito verso l'ombra paterna: le accettasti prima colla ingenuità della gratitudine; le subisti poi colla abnegazione del sagrificio... Non volli disingannarti. Per la educazione del tuo animo quella prova era troppo bella. Nella Parca liberatrice confidavo perchè fosse breve. Ma ecco, l'ora che io pensavo è suonata; e trova te fatta donna, nello splendore dei doni di Venere; e trova me vecchio e vivo e senza il diritto di prevenire la Parca.[149] Sciupar con un vecchio il tuo aprile, invecchiar senza gioie nè di sposa, nè di madre, non era questo ch'io promisi, non può essere questo il premio alla tua virtù.[150] Ma s'io ti dicessi ora ciò, se pregandoti di recar teco delle mie fortune quel che in mia mente è già tuo, io ti offrissi di sciogliere di mutuo accordo le nozze, la tua fierezza, resa dall'idea del sacrifizio più altera, rifiuterebbe sdegnosamente».
Agl. (a sè). Certo!...
El. (segue a leggere). «... Valermi della legge, e liberar te col ripudio? triste felicità la tua sarebbe, comperata a prezzo del peggior degli affronti.[151] Sola una via mi restava. Scioglierti dagli scrupoli verso di me: obbligarti a ricorrere all'arconte tu medesima. Sei nervosa, impaziente, irascibile: pensai di stancare la tua pazienza. Sei virtuosa e leale: il giorno che il tuo cuore sentirà prepotente il bisogno di vivere, tra l'abbandonarmi lealmente a fronte alta e l'ingannarmi, il tuo cuore, ne sono certo, nella scelta non esiterà. Quando leggerai queste righe avrai scelto, e mi perdonerai questi giorni di tedio e l'inganno dell'esserti parso egoista, duro, scortese. Me lo perdonerai pensando alla triste solitudine che m'attende[152], e in cui non avrò altro conforto che di saperti felice, e aver sciolto la mia promessa alla cara ombra del padre tuo.
«Mènecle».
Agl. (Elèo lascia cadere il foglio, mestissimo in volto. Aglae ha da qualche minuto in mano e sta contemplando i fiori di Elèo: alle ultime parole della lettera, se gli è già venuta accostando: nel punto in cui egli termina, con atto dolce e amorevole gli ripresenta i ramoscelli di narciso. Elèo vorrebbe rifiutare, ella insiste con gesto muto, amorevole di preghiera; Elèo riprende i fiori ad occhi bassi, senza dir parola. Aglae prosegue con voce lentissima e dolce). Vedi bene che a quell'ombra non potrei più offrirli... (lunga scena muta fra i due). Non sarebbe bello!... Non sarebbe bello!...
(Saluto lungo e silenzioso. Elèo si allontana lentamente ed esce. Aglae ricade sulla sedia, celando il volto nelle mani).
CALA LA TELA.