580. The Travels of Ibn-Jubair, testo edito dal Wright, pag. 328, 336, 344. Il testo di questo squarcio si vegga anco nel Journal Asiatique, dicembre 1845, p. 509, 520, 531; la versione francese ivi a p. 538 e in gennaio 1846 pag. 81, 202, e la versione italiana nell’Archivio Storico Italiano, vol IV, Appendice nº 16, pag. 34, 40, 46.
581. Si vegga il lib. II, cap. 12, pag. 475 del 1º volume.
582. Qui innanzi a pag. 246, nota 3, e il diploma del 1095 a pag. 247, nota 3.
583. In questo atto del 1177 i tre villani venuti a riconoscere l’autorità del signore, sono tassati di trenta roba’i in ciascun anno solare, per gezie, 20 modd di frumento e 10 d’orzo.
La moneta d’oro detta in arabico roba’i e in greco e latino tarì, pesava poco più di un grammo, donde tornava in valor di metallo a tre franchi e mezzo in circa. Si vegga il lib. III, cap. xiij, pag. 457 a 460 del secondo volume.
584. Veggansi tutti i diplomi latini e greci, nel Pirro Sicilia Sacra; Spata, Pergamene, ec. e gli inediti che è occorso di citare nel presente capitolo.
585. Nel diploma greco del 1188, presso Trinchera, Syllabus, p. 300, i pesi de’ villani sono specificati: δόματα καὶ ᾶγγαρὶας καὶ καννίσκια, doni (ossia il tributo) angarie e regalucci; e lo stesso notasi con poco divario nei diplomi del 1198 e 11..., pag. 334, 557.
586. Si vegga qui innanzi pag. 213.
587. Diploma del 1150, di Lucia di Cammarata, presso Pirro, Sicilia Sacra, pag. 801.
588. Diploma del 1188, presso Trinchera, Syllabus, pag. 297.
589. Diploma del 1262, presso Gregorio, Considerazioni, lib. II, cap. vj, nota 19.
590. Considerazioni, lib. II, cap. vj, pag. 135 segg.; cap. vij, pag. 169.
591. Si vegga su la significazione del vocabolo rustici la pag. 239 del presente capitolo.
Borghesi eran detti i cittadini di Palermo, (Gregorio, Considerazioni, lib. II, cap. vij, nota 10) di Morreale, (Gregorio, op. cit., lib. I, cap. iv, nota 19) del casale di Sinagra, (Gregorio, op. cit., lib. II, cap. vj, note 18, 19) di Siracusa, (Diploma del 1172, presso Spata, Pergamene, pag. 442) del territorio di Santa Maria in Cammarata, (Diploma del 1150 presso Pirro, Sicilia Sacra, pag. 801) e di Oppido in Calabria (Diploma del 1188 presso Trinchera, Syllabus, pag. 297).
592. Presso Caruso, Bibl. Sic., pag. 475.
593. Re Ruggiero vietava a’ bajuli di molestare gli abitatori Lombardi di Santa Lucia che avessero pagato il diritto di marineria, di esigere da loro angarie, ajutorii e fin anco l’erbatico per le loro greggi; e prescrivea fossero liberi come i Lombardi di Randazzo: presso Gregorio, Considerazioni, lib. I, cap. iv, nota 25. Nello stesso capitolo quarto sono particolareggiati gli antichi diritti del fisco, e non si trova alcuna tassa diretta su i borghesi se non la gezia ai Giudei. Nel cap. v, nota 4, è pubblicata una sentenza di magistrati del 1113 sugli abusi che commetteva il vescovo feudatario contro gli abitatori di Patti.
594. Considerazioni, lib. II, cap. vj, vij, e in particolare la nota 19 del cap. vj, ch’è squarcio d’un diploma del 1262.
595. Considerazioni, lib. I, cap. ij, iij, iv e v.
596. Cap. VIII di questo libro, pag. 207 del volume.
597. Considerazioni, lib. I, cap. iv, pag. 77. Quivi nella nota 22 il Gregorio allega una sua propria nota al Novairi, nella quale spiega che cosa fosse la gezia presso i Musulmani, e cita poi alcuni diplomi di Sicilia su la gezia che pagavano i Giudei, ed un luogo del registro di Federigo II imperatore, relativo a due musulmani di Lucera. E nulla più!
598. Si veggano nelle Considerazioni, lib. I, cap. iv, note 18, 19, 20, 21, le citazioni su i diritti antichi, nelle quali occorre la sisia de’ Giudei e non mai dei Musulmani.
599. Si riscontrino le Considerazioni, lib. I, cap. ij, pag. 44, e la nota 45 che non prova nulla. La voce gezia occorre una sola volta ne’ diplomi che io conosca relativi alla condizione delle persone, latini, greci e arabi: appunto nel diploma arabico ch’io credo del 1177, citato dianzi pag. 216 nota 3, per lo quale tre musulmani si riconosceano villani di un abate e questi loro imponea canone e gezia. I greci portano l’appellazione di σόμα, appunto come pei villani cristiani di Terraferma (pag. 250, nota 1). È degno di molta attenzione un diploma latino del Conte dato il 1091, presso Pirro, Sicilia Sacra, pag. 521, per lo quale Ruggiero rammenta aver già donato al Monastero di Sant’Agata di Catania varii poderi e animali e quattro villani co’ loro figliuoli nella città di Messina, due de’ quali cristiani e due saraceni. Se pur non occorressero tanti nomi cristiani nelle platee di villani che ci rimangono, basterebbe questo sol diploma a mostrare che i Normanni non liberarono mica i loro correligionari dalla servitù della gleba.
600. Ibn-el-Athîr, Annali, testo nella Biblioteca Arabo-Sicula, pag. 278. È replicato questo luogo dal Nowairi, op. cit., pag. 448 e presso Gregorio, Rerum Arabicarum, pag. 26.
601. Geografia, squarcio su la Sicilia, nella Biblioteca Arabo-Sicula, testo, pag. 26.
602. Si vegga qui sopra a pag. 248.
603. Gregorio, Considerazioni, lib. I, cap. I, nota 11 e i seguenti diplomi, dei quali gli arabici inediti son citati secondo le copie che me ne ha mandate il professor Cusa.
XII secolo. Omar-ibn-Hosein-et-Tamimi vende un pezzo di terra al monastero di Bardhali (?). Diploma arabico dell’Archivio di Palermo, inedito.
1132. Permuta di acque tra Abd-er-Rahman-el-Lewati ed Hosein-ibn-Ali-el — Kindi, squarcio arabico, presso Gregorio, De supputandis, p. 44.
1137. Ibn-Baruki vende una casa all’Arcivescovo di Messina. Diploma arabico della Cappella Palatina di Palermo, inedito.
1157. Il Gaito Abd-el-Malek vende degli stabili al vescovo di Girgenti. Diploma latino, Pirro, Sicilia Sacra, pag. 698.
1161. Abu-Bekr e Ahmed, conciatori di pelli, e altri vendono una casa in Palermo al prete Raoul. Diploma arabico dell’Archivio di Palermo, inedito.
1164. Sittelkiul, figlia del Kaid-Se’ûd e un figliuolo di lei, vendono alla figliuola d’un Giovanni Romeo una casa nel sobborgo di Palermo. Diploma greco, presso Trinchera, Syllabus, ec., pag. 218.
1176. Othman-ibn-Jusuf-el-Howari vende al prete Pietro ec. una casa in Palermo. Diploma arabico dell’Archivio di Palermo, inedito.
1180. Abu-l-Abbas-Ahmed-et-Tamimi e l’Haggi-Abu-l-Fadhl vendono un podere nel territorio di Palermo all’Arcivescovo Gualtiero Offamilio. Diploma arabico della Cattedrale di Palermo, inedito.
1183. Mes’ud-Koresci e un suo figlio vendono una casa in Palermo alla dama Margherita. Diploma arabico dell’Archivio di Palermo, inedito.
1190. Zeinab-bent-Abd-Allah-Ansari vende a Niccolò Askar una casa in Palermo. Diploma arabico della Cattedrale di Palermo. Gregorio, De supputandis, pag. 40.
1192. Hosein e Meimun suo figlio vendono al monastero del Cancelliere una loro casa in Palermo. Diploma greco, presso Trinchera, Syllabus, ec., pag. 315.
1193. Ibrahim-ibn-Mohammed-Koresci vende al cristiano Giulio una casa in Castrogiovanni. Diploma arabico dell’Archivio di Palermo, inedito.
1196. Costanza figliuola di Abu-l-Fadhl vende de’ beni urbani. Diploma greco, presso Morso, Palermo Antico, pag. 368.
604. Oltre i diplomi, lo provano le Consuetudini di Palermo, citate dal Gregorio, Considerazioni, lib. I, cap. I, nota 11.
605. Le notizie che do sul prete Scholaro son cavate dalle traduzioni latine di tre diplomi greci del 1099, 1114, e 1128 (o 1130) pubblicate dal Pirro, Sicilia Sacra, pag. 1003 segg., e da’ comenti del Pirro; il quale argomenta il nome di famiglia da quello che porta in due altri diplomi del 1162 e 1184, Ula figlia del figliuolo primogenito del fondatore (op. cit., pag. 1009). Mi par che Scholaro non si debba tenere col Pirro nome proprio, ma soprannome tolto dalle σχόλαι, ossia guardie del corpo degli imperatori bizantini, nelle quali avesse incominciata la sua avventurosa vita il futuro abate Saba. Le traduzioni, come opera del celebre Costantino Lascari, meritano fiducia in questi diplomi, perchè non vi occorrono quelle parole tecniche di gius pubblico Siciliano che il dotto ellenico mal conoscea. Qualche difficoltà che occorre, come il titolo di re dato a Ruggiero II, il 1114 e il 1128 (pag. 1005), potrebbe nascere da errori sulla copia della versione, della quale il Pirro ebbe alle mani parecchi esemplari diversi l’un dall’altro.
Il diploma del primo conte Ruggiero attesta così i meriti del Prete Scholaro: Igitur, quoniam et tu prædictus Scholarius perfectam erga nos habuisti et optimam intentionem, promptitudinem et conscientiam; fidelissimus existens in omnibus rebus nostris, et summa exercens ministeria, et servitia nobis, restituere tibi voluimus parva munera pro tuis maximis et honestissimis ministeriis ac servitiis: pro quibus donamus, ec.
606. Si vegga il lib. III, cap. ix, e lib. IV, cap. viij, pag. 187, nota 3, e pag. 353 nota 1, del 2º volume. I luoghi d’Ibn-el-Athîr e del Nowairi quivi citati si trovano nella Biblioteca Arabo-Sicula, pag. 284 e 437.
607. Si vegga il lib. IV, cap. iv, pag,. 282 segg. del 2º volume. Giawher è detto il kâid da Makrizi, Mewâ’iz, ediz. di Bulâk, tomo II, pag. 273, e nella Biblioteca Arabo-Sicula, pag. 669.
608. Erano la più parte Spagnuoli e vi occorre anco de’ Genovesi e de’ Veneziani. Presentibus archaido Lodovico Alvares, archaido Andreuccio Cibo, conestabilibus stipendiariorum christianorum ec., leggesi nella traduzione contemporanea del trattato di commercio stipulato tra Pisa e Tunis il 1353, ch’io ho pubblicata nei Diplomi Arabi dell’Archivio fiorentino, pag. 308. Si vegga anco la Prefazione mia a quella raccolta, pag. xxij e xliv e nota 7 della pag. 175. Occorre il nome dell’Alcayt-Ferrau-Iove in un diploma del 1315, presso Capmany, Memorias historicas.... de Barcelona, Docum. XXXI, pag. 62.
609. Diploma catalano del 1313, presso Capmany, Memorias historicas, ec. tomo IV, Docum. XXVI, art. 6, e Dipl. del 1323, Docum. XLII, art. 5, e 16.
610. Lib. IV, cap. xij, pag. 420, 421 del 2º volume.
611. Lib. V, cap. ij, iij, iv, pag. 68, 70, 75, 99, 130 del presente volume. Notisi che Amato, nel luogo citato da me alla pag. 75, con molta precisione chiama amirail il capo del governo musulmano in Palermo, mentre egli ha dato a’ condottieri e castellani il titolo di cayt.
612. Platee greco-arabiche de’ vassalli del vescovo in Catania e in Aci, delle quali la seconda data del 1095 e la prima, rinnovata molti anni appresso, va riferita senza dubbio allo stesso tempo.
613. Diploma latino del 9 dicembre 1092 presso Pirro, Sicilia Sacra, pag. 522, 523.
614. Diploma greco del 1123, presso Spata, Pergamene, ec., pag. 410.
615. Diploma greco-latino del 1132, presso Spata, op. cit., pag. 426.
616. Diploma arabo-greco del 1172, nel Tabulario, ec. della Cappella Palatina di Palermo, pag. 30 e seg. Quivi tra i testimonii della delimitazione di un podere, sono nominati Giovanni figlio dello ammiraglio Giorgio, Niccolò Logoteta, Abu Tâib e Mukhlûf, detti nel testo greco οι καΐτοι τῶν τοξότων e nella parafrasi arabica kaix degli Arcieri ed un γέρον καΐτος Chapzis (leggesi Hamza), il quale nell’arabico è detto sceikh e kâid senz’altro. Nel testo greco inoltre è data la qualità di kaid a un Niccolò che nell’arabico è detto Farrâse (gli editori lesser male Carasc) che significa propriamente cameriere, colui che bada a’ tappeti, ai letti, ec.
Così questo diploma cita dei kâid delle tre classi poste da noi, cioè i primi quattro condottieri, il quinto nobile, e il sesto cameriere di corte.
Ritornando alla prima classe, si rammenti che Ibn-Giobair fa menzione di una schiera di schiavi negri musulmani, i quali servivano Guglielmo II sotto un kâid della stessa lor gente: nel Journal Asiatique, dicembre 1815, pag, 509, e traduzione francese pag. 540; e nell’Archivio Storico Italiano Appendice al vol. IV, pag. 33.
617. Kâid Barûn, direttore, diremmo noi, del Demanio; diploma dell’aprile 1150, mal pubblicato dal Caruso nella Biblioteca Sacra, ec. Palermo, 1834, pag. 28, del quale ho miglior copia per cortesia del professore Cusa. Pare sia lo stesso paggio (fatâ) Barun, il cui nome si legge in un frammento d’iscrizione monumentale nella casa del Municipio di Termini. Imâd-Eddin, nella Kharida (Biblioteca Arabo-Sicula, testo, pag. 581,) novera tra i poeti siciliani un Giâfar-ibn-Barûn.
Gaitus Ricon (?) domini regis Magister Camerarius et familiaris, e Gaytus Maranus, domini regis magister et familiaris, soscritti in un diploma del 1167, nel Tabulario della Cappella Palatina di Palermo, pag. 25.
Καΐτος Βονλκατάχ, uno degli Arconti della corte, diploma greco del 1168, presso Spata, op. cit., pag. 440.
Caitus Riccardus, capo dei Segreti, diploma di origine greca, dato il 1169, traduzione latina, presso Pirro, Sicilia Sacra, pag. 1017, e il medesimo in un diploma greco del 1183, presso Spata, op. cit., pag. 291.
Gaitus Martinus, già morto, camerario del re. Diploma latino del 1172, presso Pirro, Sicilia Sacra, pag. 454.
Gaytus Johannes, camerario del re. Diploma latino-arabico del 1187, nel Tabulario della Cappella Palatina di Palermo, pag. 37, 38. Quivi è citato nel lesto latino il Gaytus Riccardus di cui si è detto poc’anzi, e lo si vede soscritto in arabico tra i testimonii col titolo di Kâid. Al contrario il Gaytus Giovanni è pria nominato e poi sottoscritto nel testo arabico Fatâ, cioè paggio della corte e Fatâ anco un Ammâr testimonio. Il Morso, il quale trascrisse e tradusse cotesto diploma, lesse erroneamente in luogo di Fatâ la voce Kata che non significa nulla, e identificò questa con Gaytus, cioè Kâid.
618. Presso Caruso, Bibl. Sicula, pag. 463.
619. Testo nel Journal Asiatique, dicembre 1845, pag. 552, e nella edizione di Wright, pag. 315; traduzione francese nel detto Journal, gennaio 1846, pag. 203; e traduzione italiana nell’Archivio Storico italiano, vol. IV, Appendice nº 16, pag. 46.
Lo stesso autore, edizione del Wright, pag. 146, denota con la voce Za’im il capo d’una tribù araba ch’ei vide cavalcare allato a Self-el-islam, fratello di Saladino, quando quegli entrava solennemente alla Mecca. Il Kamûs le dà lo stesso significato di capo d’una gente e signore; colui che ha dritto di parlare a nome della gente o se ne fa mallevadore. Mawerdi, scrittore di Baghdad al X secolo, chiama Zâim il capo supremo d’un esercito, testo, edizione Enger, pag. 67; e Makrizi, narrando la morte del Sultano mamluko Khalil che seguì allo scorcio del XIII secolo, gli mette in bocca le parole ch’ei non si tenesse principe, ma solo Za’im dell’esercito: Histoire des Sultans Mamlouks, traduzione di Quatrémère, tomo II, parte I, pag. 153. Si vegga anche il Lobb-el-Lobâb, pag. 108, 109 del Supplemento. Da ciò si ritrae come, non ostante i significati particolari presi in varie circostanze, questo vocabolo torni sempre a capo elettivo o ereditario, e di fatto si avvicini di molto al barone del medio evo cristiano.
620. Gaytus Micheret de Jatino, testimonio in un diploma latino del 1133 presso Pirro, Sicilia Sacra, pag. 774.
Gaitus Abdi Malach, venditor di un podere al Vescovo di Girgenti tra il 1157 e il 1171, presso Pirro; op. cit., pag. 698.
Gaitus Maimon e καϊτ ἀυδερραχμεν, de’ Saraceni di Siracusa; Gaitus Hamar, e Gaitus Brahim di que’ del vicino casale di Aguglia, testimonii in un diploma greco latino del 1172, presso Spata, Pergamene, ec., pag. 414.
Gaytus Ramun di Michiken.... Gaytus Humur dello stesso luogo, Gaytus Aly-el-Bonifati di Gurfa.... Gaytus Abdelguaiti, id... Gaytus Aly Petruliti di Yhale.... Gaytus Husein di Cassaro (in val di Mazara) testiinonii con altri molti, in un atto greco-arabico del 1175, del quale una traduzione latina del XIII secolo si legge presso Gregorio, De supputandis, etc., pag. 52 segg., e presso Spata, Pergamene, pag. 453. Alcun di costoro è intitolato anche Sceikh, come il Kâid Hamza, di cui nel diploma del 1172 citato qui innanzi, pag. 262 nota 3.
621. Riccardo da San Germano, Chronicon, presso Caruso, Bibl. Sicula, pag. 547, anno 1190.
622. Si veggano i nomi di quattro kaid di Arcieri nel Diploma del 1172, citato di sopra e l’attestato d’Ibn-Giobair.
623. Si veggano i molti Gayti citati dal Falcando presso Caruso, Bibl. Sicula, passim, e gli altri nomi cavati da’ diplomi che abbiam tutti citati a pag. 263. Leggiamo un Arabicus miles, soscritto da testimone in un diploma latino dei 1151 presso Pirro, Sicilia Sacra, pag. 933. Probabilmente precedea l’iniziale del nome che non si potè leggere o fu saltata nella stampa. Il testimonio parmi un kâid che traduceva il suo titolo di nobiltà nel linguaggio latino del tempo.
624. Diplomi dell’imperatore Federigo, dati il 16 dicembre 1239, 12 marzo e 15 aprile 1240, nella Historia diplomatica Friderici II, tomo V, pag. 596, 820, 902. Diploma del 1274, nel Tabularium ec. della Cappella Palatina di Palermo, pag. 82, segg.
Da questi si scorge che il gaito di Palermo fosse l’amministratore diretto dei beni demaniali nella città e territorio di Palermo, sotto l’autorità del Segreto della Provincia. Il diploma del 1274 mostra che quell’uficio non durò oltre il regno di Manfredi e ch’era annuale e forse dato in appalto.
625. Innocentii III Epistolæ, Libro IX, ep. 158, edizione di Parigi 1791, in-fol. nei Diplomata Chartæ, etc. di Brequigny, Part. II, tomo I. Archadio et universis Gaietanis, etc. Si corregga Jati il nome topografico Jaci.
626. Considerazioni, lib. I, cap. I, pag. 6, nota 40. Lo squarcio di Leone Affricano che indusse in errore il Gregorio, è dato da lui medesimo in nota, nel Rerum Arabicarum, pag. 238. Si vegga ciò che noi abbiam detto di quell’erudito musulmano nel lib. I, cap. X, pag. 236 del 1º volume.
627. Diploma latino del 1091; presso Pirro, Sicilia Sacra, pag. 521.... et ego cum exercitibus militum meorum fortiter laboravi.... patiundo diversa pericula in terra et in mari et immensam famem et nimiam sitim ad invicem: numerus autem illorum meorum militum qui in acquisitione terre Sicilie mortui sunt, soli Deo et Sanctis ejus cognitus est; mihi vero, cum omnibus aliis hominibus incognitus.
628. Si vegga un Diploma del 1114, presso Pirro, Sic. Sacra, pag. 1177.
629. Il diploma si legge nel Pirro, Sicilia Sacra, pag. 520. Diremo nel capitolo seguente la ragione per la quale le terre di minor conto mancano nelle prime circoscrizioni delle Diocesi. Non facciamo il medesimo confronto per Randazzo, nè per le altre colonie lombarde della diocesi di Messina, perchè ci è sospetto d’interpolazione il primo documento, dato il 1082, che il Pirro pubblicò, op. cit., pag. 495, sopra una copia del XVI secolo.
630. Cap. VIII, pag. 231 di questo volume.
631. Si vegga il cap. IV di questo libro, pag. 107 del presente vol.
632. Diploma greco, presso Spata, Pergamene, pag. 409 segg.
Ha sbagliato il signore Spata supponendo mariti entrambi della Moriella, normanna, come si argomenta dal nome, e signora del villaggio di Pitirrana, i due musulmani vassalli di lei, che avean già posseduto il molino. La voce ἄνθρωπος nel medio evo ebbe anche questo significato, e qui l’è evidente.
633. Malaterra, libro II, cap. xlv; Leone d’Ostia, libro III, cap. xvj, presso Caruso, Bibl. Sicula, pag. 201, 280. I luoghi di Eadmero e di Romualdo Salernitano sono trascritti dal Gregorio, Considerazioni, libro I, cap. vij, note 16, 17. Non può allegarsi l’Amato nè pro nè contro, poichè il traduttore francese, accennando (libro VI, cap. xxj, pag. 182), al fatto stesso narrato dal Malaterra, dice che Roberto: donna... toute la Sycille, senza definire altrimenti la natura della concessione.
634. Diplomi del 1082, 1091 e 1099, il primo dei quali ne’ Regii Neapolitani Archivii Monumenta, tomo V, pag. 97, e gli altri due presso Trinchera, Syllabus graecarum membranarum, etc., pag. 68, 85; diploma del 1094, citato dal Gregorio, Considerazioni, libro I, cap. vij, nota 19; diplomi di Roberto e del suo successore, dati il 1079, 1083, 1084, 1092, e suggelli di piombo, presso Buchon, Nouvelles Recherches sur la principauté française de Morée, volume II, parte I. Paris, 1843, pag. 360, 361.
635. Diplomi del 1081 e 1094, presso Pirro, Sicilia Sacra, pag. 1016 e 771.
636. Si vegga il Gregorio, Considerazioni, libro I, cap. vij, pag. 151.
637. Presso Pirro, Sicilia Sacra, pag. 770, 842. Diplomi del 1091 e del 1093.
638. Gregorio, loc. cit.
639. Somma della Storia di Sicilia, cap. XIX, pag. 84, segg. del vol. II.
640. Si vegga questo libro V, cap. j, iij, v, vij, pag. 28 segg., 43, a 54, 87 ad 89, 141 segg. 182, 183.
641. Si vegga il cap. ij, di questo libro, pag. 77 segg., e il cap. iij, pag. 82 segg., 94 segg.
Roberto die’ soltanto 100 uomini d’arme nel 1068. Veggasi la p. 104.
642. Cap. v, pag. 133.
643. Cap. vj, pag. 161.
644. Cap. viij, pag. 183, 184 segg.
645. Si vegga a questo proposito il Gregorio, Considerazioni, libro I, cap. vij, pag. 142.
646. Op. cit., libro I, cap. vij, citando nelle note 17 e 18, il contemporaneo Abate di Telese.
647. Loc. cit., nota 16, da un diploma.
648. Diploma, presso Pirro, Sicilia Sacra, pag. 80, 81.
649. In Prolocutorio panormitani palatii. A fin di evitare la voce parlatorio, che mal suonerebbe, mi è parso di usare quella antica dizione fiorentina.
650. Diploma presso Pirro, op. cit., pag. 84, 85. In questa carta l’arcivescovo Pietro, papalino de’ suoi tempi, non curando il plebiscito, chiama tuttavia duca il re Ruggiero.
651. Diploma senza data, presso Pirro, op. cit., pag. 696, citato dal Gregorio, libro I, cap. vj, nota 7. Quivi la parola etiam (partem) va corretta tertiam; come risulta d’altronde da un diploma del 1142, presso Pirro, op. cit., pag. 698, nel quale re Ruggiero confermava il provvedimento del padre.
652. Diploma del 1093, presso Pirro, Sicilia Sacra, pag. 1016, che mi sembra traduzione dal greco.
653. Diploma del 1105, ed un altro senza data da riferirsi anco ai primi principii del XII secolo, citato in uno del 1133, presso Gregorio, Considerazioni, libro I, nota 30 al cap. ij, e nota 4 al cap. v. Squarcio di un diploma del 1108, e citazioni di altri, presso Pirro, Sicilia Sacra, Chronologia, pag. xiii.
I primi conti di Terraferma e il primo Ruggiero di Sicilia son intitolati sovente consoli nell’Anonimo, contemporaneo di re Ruggiero, presso Caruso, Bibliotheca Sicula, pag. 834, 836, 843, 844, 854, 855, 856, e nella traduzione francese, edizione di Champollion, pag. 276, 277, 290, 312.
654. Oltre i molti e notissimi attestati degli scrittori ch’e’ sarebbe superfluo a citare, veggansi i diplomi del 1028, 965 e 1036, ne’ Regii Neapolitani Archivii Monumenta, tomo IV, pag. 206, e tomo VI, p. 147, 150, ec. e le monete, presso San Giorgio Spinelli, Monete Cufiche, pag. 4, 140, 145, 146, 248.
655. Guglielmo di Puglia, libro I.
........ Gallorum exercitus urbem
Condidit Aversam, Rannulfo consule tutus
656. Considerazioni, libro II, cap. vij, pag. 174 segg.
657. Si riscontri il cap. viij del presente libro, pag. 228.
658. Presso Gregorio, Considerazioni, libro II, cap. iv, nota 15.
659. Op. cit., libro I, cap. iv, nota 23.
660. Op. cit., libro I, cap. v, nota 3.
661. Op. cit., libro II, cap. vij, nota 23.
662. Libro I, cap. ix, e libro II, cap. xij, pag. 208 segg. e 472 segg. del Iº vol., libro III, cap. i e iij, e libro IV, cap. xj, pag. 10 segg., 397 segg. del 2º volume.
663. Questo argomento è trattato, con molta critica ed autorità di citazioni, dal Mortreuil, Histoire du Droit byzantin, Paris, 1843-6, volume III, pagg. 49, 75 ad 82.
664. Considerazioni, libro II, cap. vij, nota 21.
665. Si veggano i fatti di varie città dell’Italia Meridionale, ricordati nel presente libro, cap. i e ij, pagg. 31, 37, 38, 51, 52, 87 a 89.
666. Diploma senza data, da riferirsi all’XI secolo, presso Trinchera, Syllabus, Appendice, pag. 557. I detti uomini pagavano εὶς τὸ πλεμικόν.
667. Si vegga il cap. ij di questo nostro libro, pag. 82, 85, 90 del volume.
668. Diplomi greci del 1094, 1105, 1136, 1182, 1168, 1171, 1217, 1225, presso Spata, Pergamene, pagg. 180, 188, 203, 266, 293, 437, 274, 309 e 312, 327 e 330; e diploma greco del 1140 nel Tabularium della Cappella Palatina di Palermo, pag. 28, col transunto arabico, nel quale cotesti Arconti della Corte son detti vizir, ch’era il nome arabico dell’ufizio. All’incontro è adoperato il mero titolo in tre diplomi arabici di Sicilia inediti del 1144 e 1145, poichè quivi il vocabolo ἄρχον è esattamente trascritto, non tradotto e, come voce straniera, prende al plurale la forma arâkinah, secondo le regole grammaticali. Non cito gli altri diplomi greci, ne’ quali l’emir degli emiri, primo ministro dei re di Sicilia, è intitolato Arconte degli Arconti.
669. Diploma greco, presso Spata, op. cit., pag. 247. Il Lascari in una traduzione latina quivi stampata a pag. 253, traduce lo stesso vocabolo dominus.
670. Diploma greco, presso Spata, op. cit., pag. 244.
671. Diploma greco, op. cit., pag. 266.
672. Diploma greco, op. cit., pag. 286, 288.
673. Diploma greco, op. cit., pag. 438, 439. Nello stesso atto, pag. 437, sono nominati gli Arconti del Segreto, cioè i Direttori di Finanza della Corte.
674. Diploma citato del 1188, presso Trinchera, Syllabus, pag. 297.
675. Il Thesaurus di Henri Etienne, ediz. di Hase, etc. dà alla voce Ἄρχων i soli significati antichi; ma spiega Ἀρχοντία, etc., prefettura del basso impero. Il Glossario greco del Ducange cita invece il significato più moderno, cioè nobili e baroni ed anco l’Arconte degli Arconti di Costantino Porfirogenito. Ma le compilazioni di dritto alle quali si riferisce il Mortreuil, Histoire du Droit byzantin, vol. II, pag. 375 e 421, e vol. III, pag. 95, mostrano mantenuto nel X, XI e XII secolo il significato di supremo magistrato giudiziale. Nella stessa opera, vol. III, pag. 68, veggo che i corpi de’ dignitarii della Chiesa si chiamassero anco Ἀρχοντικία, e le citazioni delle pagg. 81-82 provano dato quel titolo ad alcun ufizio municipale.
676. Traduzione d’un diploma greco, presso Pirro, Sicilia Sacra, pag. 300. Vi si leggon anco i senes Noti e i senes Rosati; ma questi nomi topografici sembrano sbagliati, perchè Noto giace in altra regione e Rosato non si ritrova in altre carte.
677. Γέρουσία. Diploma greco, presso Spata, Pergamene, pag. 410.
678. Traduzione latina d’un diploma greco di novembre 1104, presso Gregorio, Considerazioni, libro I, cap. iij, nota 10. Quivi si fa cenno di sacerdoti, simul considentibus, con gli Anziani e poi di testimonianza di molti Buoni uomini. Ma il testo forse metteva questi insieme con gli Anziani e la traduzione, che il Gregorio confessa inesatta, alterò il senso.
679. Diploma greco, presso Spata, op. cit., pag. 285 segg.
680. Idem, ibid., pag. 293 segg.