681. Diploma greco del 1138, inserito in uno del 1188, presso Trinchera, Syllabus, pag. 297. I Buoni uomini e gli Anziani doveano determinare tutte le appartenenze d’un feudo recentemente conceduto: boschi, vigne, ec., fino a’ villani ed a’ borghesi.
682. Diploma greco, presso Spata, op. cit., pag. 438.
683. Presso Pirro, Sicilia Sacra, pag. 774. Invece di Catinae, si dee legger quivi Jatinae, della qual terra si tratta e non di Catania. Gli Anziani in questo diploma, scritto originariamente in latino, sono detti majores natu, traduzione literale di sceikh. L’altra terra nominata è Mertu, villaggio or distrutto in provincia di Palermo.
684. Diploma greco-arabico, nel Tabularium della Cappella Palatina di Palermo, pag. 29.
685. Traduzione latina del XIII secolo, dal greco e dallo arabico, pubblicata dal Gregorio, De Supputandis, pag. 34 e segg. e meglio dallo Spata, Pergamene, pag. 451 seg. È da notare che la traduzione dall’arabico ha il solo vocabolo senes che risponde a sceikh; ma nella traduzione dal greco si legge senes de regimine terrarum adiacentium. Dond’ei sembra che la voce γέροντες fosse seguita da qualche altra che la specificava o che il traduttore avesse aggiunto de regimine, per mostrare che si trattasse di Anziani e non di vecchi.
686. Diploma greco del distrutto archivio Capitolare di Messina. Una copia procacciatane dal canonico Schiavo, serbasi nella Biblioteca comunale di Palermo, Q. q. H. 4, fog. 321; dalla quale il Tardia e il Morso trasser quelle che si ritrovano nella stessa Biblioteca, Q. q. F. 143 e Q. q. E. 172, fog. 427. Avvene di più una traduzione latina, Q. q. G. 12, fog. 55. 56. E questa è la stessa, di cui die’ un pezzo il Gregorio, a proposito de’ maestri de’ borghesi, come or or diremo. Avvertasi che il Ms. è citato dal Gregorio con l’antico posto, Q. q. H. 15. Debbo la copia greca e latina di questi diplomi al dotto mio amico Isidoro La Lumia.
687. Diploma arabico della cattedrale di Palermo e nuova spedizione del medesimo nel 1154, mai pubblicati dal Gregorio e poi dal professor Caruso nella Biblioteca Sacra, Palermo, 1834, vol. II, pag. 46 segg.
688. Diplomi del 1122, 1217, 1223, 1224 e 1225. presso Spata, op. cit., pag. 256, 313, 314, 315, 317, 322, 323, 329, 330.
689. Il primo è diploma greco, presso Spata, Pergamene, pag. 216; il secondo, squarcio di traduzione latina d’un diploma greco, presso Gregorio, Considerazioni, libro II, cap. II, nota 25; e gli ultimi due diplomi greci, presso Spata, op. cit., pag. 286, 293 segg. I nomi proprii mi sembrano mescolati greci e italici.
690. Diploma greco, presso Spata, op. cit., pag. 261, ed a pag. 263, un transunto latino contemporaneo dove si legge la traduzione litterale Boni homines. Ancorchè l’editore non abbia avuta sotto gli occhi la pergamena originale, pure l’atto è da tenersi autentico, pei motivi ch’egli discorre nelle annotazioni. Ed ancorchè il testo greco sembri guasto in qualche luogo, pur non è in quello che ci importa; cioè dove i Buoni uomini dicono chiaramente: Noi abbiamo conceduti i beni. E noi significa il comune piuttosto che le persone, poichè erano trascorsi necessariamente moltissimi anni dalla concessione. De’ nomi proprii di cotesti Buoni uomini, laici o chierici, la più parte mi sembrano greci o latini e due soli oltramontani.
691. Diploma d’ottobre 1204, del quale v’ha copia tra i Mss. della Biblioteca comunale di Palermo, Q. q. G. 12. fog 114, citato per la prima volta dal La Lumia, per provare la esistenza de’ giurati in quel tempo, quando il Gregorio li trovava per la prima volta dal 1222 al 1231. Si vegga l’opera di quel mio dotto amico, Storia della Sicilia sotto Guglielmo il Buono, Firenze, 1867, in 12º, pag. 200. Avuta copia di questo documento dallo stesso La Lumia, mi par di pubblicarlo, come quel che rivela la forma del municipio lombardo di Sicilia ai tempi normanni, ai quali va riferita manifestamente la istituzione.
In nomine Dei Eterni Salvatoris omnium, Jesu Christi, Amen. Anno felicis suæ Incarnationis Millesimo Ducentesimo quarto, mense octobris Nonæ Indictionis. — Quoniam acceptum est illi per quem salus venit in mundum, et interest opera civitatis haud minimum judicare, fundare Ecclesias, et fundatas pia sollicitudine promovere; inde est quod Nos Rogerius de Drusiana et Joseph de Ytalia, de regio mandato instituimus una cum cæteris Bonis hominibus, et universo populo Nicosino; cum in honore et titulo Salvatoris fundassemus Ecclesiam in montem appellatam Sancti Salvatoris in terra Nicosini, ut in eadem Ecclesia acceptum Deo et sollemnius serviatur quantum vestra interest, et licet laicis de Ecclesiis ordinare, eamdem Ecclesiam ad jurisdictionem transferimus Sanctæ Ecclesiæ Latinensis cum omnibus possessionibus, et cæteris bonis, quae ipsa hodie habet, et in futurum est, Deo propitio, habitura. Salvo jure Sanctæ Messanensis Ecclesiæ cui ipsa tenetur persolvere tarenum annuum pro incenso.
Ad hujus autem nostræ concessionis memoriam, et robur in perpetuum valiturum, per manus Magistri Johannis Rocté (?) presens scripta est pagina et subscriptarum personarum testimonio roborata. Anno, mense et Indictione præscriptis. Regnante Domino nostro serenissimo Rege Frederico, anno (Dei gratia) octavo.
Ex scripturis existentibus in Archivio Sanctissimæ Collegiata Capitularis Insignis Matris Ecclesia Sancti Patris Nicolai, Præcipui et Principalis Patroni hujus Urbis Nicosiæ, extracta est præsens copia — Collatione salva.
Notarius Dominus Petrus Franciscus Paulus de Gugliotta Archivarius.
692. Si veggano gli articoli di cotesta antica compilazione di diritto, citati da Hegel, Storia della Costituzione de’ Municipii italiani, Appendice pag. 419 segg. della traduzione italiana.
693. Nelle Memorie della R. Accademia delle Scienze in Torino, 2ª serie vol. XIII, pagg. 32, 50, 57, 99.
694. Ducange, Glossario latino, ultima edizione, alla voce Boni homines.
695. Considerazioni, lib. II, cap. vij, pag. 182, 183.
696. Ducange, Glossario latino alla voce Magister, e Glossario greco, alla voce Μαγίστερ. Nella lunghissima lista, che prende sedici colonne dell’ultima edizione del glossario latino, una sola fiata questo vocabolo pare scambiato con major nei magistri communiae o magistri civium; ma l’esempio è posteriore al XII secolo.
697. Si vegga la citazione che abbiamo fatta in questo medesimo libro cap. viij, pag. 219.
698. Oltre il supposto del Gregorio, così pensa anco l’Hartwig, Codex Juris municipalis Siciliae, Parte I, Cassel, 1865, pagg. 40, 41. Al ragionamento del dotto giureconsulto alemanno io oppongo che i majores civium di Messina nel XII secolo e que’ di Palermo in tempo indeterminato, ch’egli cita, i quali tornano secondo me al XIV secolo, significano evidentemente i rappresentanti del municipio, Buoni uomini, Anziani, o comunque si chiamassero nelle due città primarie dell’isola, non già i capi del mnnicipio, sindaci o giurati. Perciò gli ufizi non sono meno diversi l’un dall’altro che i significati de’ due titoli.
699. De’ due documenti citati dal Gregorio, de’ quali ho avuta testè la copia per favore del dotto mio amico Isidoro La Lumia, quel di Collesano non offre se non che una soscrizione in mezzo a molte altre di testimonii, dalla quale si può argomentare solamente che il maestro di borghesi fosse ammesso nelle grandi solennità a corte del feudatario di Collesano. L’altro è la sentenza della quale abbiamo fatta menzione testè a pag. 285. Da cotesto atto si ritrae che Ruggiero, maestro della Borghesia di Traina, e Meles figlio del maestro dei Borghesi, erano stati chiamati come assessori in un giudizio di confini, con molti altri anziani di quella città ed anziani e Buoni uomini di altre terre vicine. Ma questo Ruggiero è nominato dopo tre persone, il Cantore cioè del Capitolo, un Canonico ed un Roberto Galabeta. Non sembra egli dunque il capo del municipio. Il figlio è soscritto dopo altre sei persone.
700. Nel diploma dianzi citato è soscritto, dopo Adelicia nipote di re Ruggiero, il figliuolo di lei Adamo Avenel.
701. Nel diploma del 1142 citato dianzi, abbiamo i seguenti nomi degli Anziani di Traina, ch’io divido secondo che mi sembra la loro nazione: francesi signor Josfré (Jeoffroi) cantore (della cattedrale), signor Renò (Reinault?) canonico; italici Guglielmo Maleditto, Giovanni Longobardo, il monaco Filadelfo Oca; greci Roberto Galabeta, Riccardo Gambro, Giovanni Catrobarba, Notaio Leone Cutzaniti, Meles, figlio del maestro de’ Borghesi e altri. I francesi, come si vede anco da altri diplomi, richiedeano sempre il titolo di sieur, κύριος. Il maestro della borghesia avea per nome Ruggiero.
702. Dati del 1421 e pubblicati da Orlando, Un Codice di Leggi e Diplomi Siciliani, Palermo, 1857, in-8, pag. 139 segg.
703. Diplomi del 1340 e 1392, presso Pirro, Sicilia Sacra, pagg. 410, 849.
704. Diploma inedito del Regio Archivio di Palermo, dato il 1140, scritto in lingua arabica con caratteri ebraici.
705. Si vegga il passo di questo scrittore, nel presente nostro libro V, cap. iv, pag. 130 del volume.
706. Si veggano le citazioni qui sopra a pag. 284 a 286.
707. Quantunque cotesta mi sembri l’origine più probabile de’ geronti di Sicilia, non debbo tacere che i Boni homines della Terraferma italiana fossero anco detti nel medio evo Seniores civitatis. Veggasi la Lex romana del manoscritto di Udine citata poc’anzi a pag. 288, nota 1. Ma quella voce di origine romana non occorre sovente nella schiatta greca, se non che nella Sicilia del Medio evo.
708. Qui sopra a pag. 286, 287.
709. A buon diritto il La Lumia, Storia della Sicilia sotto Guglielmo il Buono, pag. 200, ha notati questi giurati di Nicosia del 1204, come ufiziali proprii del municipio. Ma parmi ch’egli erri ammettendo un «Capo municipale» di Centuripe su la fede della versione d’un diploma greco del 1183, presso Spata, Pergamene, pag. 293, dove ἐξουσιαστῆς è reso podestà. Potestà etimologicamente sta bene, ma non ha che fare col magistrato delle repubbliche italiane così chiamato, e probabilmente non accenna ad altro che al bajulo.
Il citato diploma del 1172 si legge presso il Gregorio, Considerazioni, lib. II, cap. ij, nota 32.
710. Diploma del 1168, citato di sopra, presso Spata, Pergamene, pag. 438, 439.
711. Malaterra, lib. IV, cap. xvj.
712. Diploma latino del 1168, presso Gregorio, Considerazioni, lib. I, cap. iv, nota 4; diploma latino del 1133, op. cit., lib. I, cap. v, nota 4; diploma latino del 1145 presso Pirro, Sicilia Sacra, pag. 800.
713. Si vegga il capitolo precedente, pag. 223, nota 5.
714. Diploma del 1197, presso Aprile, Cronologia universale della Sicilia, pag. 109. A pag. 111 è un diploma analogo di Federigo, dato il 1210.
715. Su i privilegi e consuetudini di Palermo e Messina, mi riferisco ai citati lavori del La Lumia, pag. 199, segg. e dell’Hartwig, op. cit. Di que’ di Catania abbiam fatta menzione poc’anzi.
716. Ho detto de’ quartieri di Palermo nel cap. iv del presente libro, pag. 118 del volume, e in altri luoghi quivi citati. Si vegga anco per l’Halka il cap. v, pag. 137. Il quartiere detto ne’ diplomi latini Seralcadi, risponde a quello chiamato degli Schiavoni nel X secolo.
717. Si vegga il cap. I, del presente libro, pag. 55, 56. La poca popolazione spiega il detto dell’Anonimo presso Caruso, Bibl. Sic., pag. 837, che Roberto, presa la città, ordinolla a suo piacimento; se pur quel verbo non si riferisce al sistema di difesa, più che al governo civile.
718. Ciò ha notato con molta sagacità l’Hartwig, Codex Juris munic. Siciliæ, pag. 14, e certissima io tengo la importanza della città verso la metà del XII secolo; non così al 1060, come par che supponga il signor Hartwig. Non occorre aggiugnere ch’io consento appieno con lui sul valore dei diplomi messinesi del XII secolo.
719. Falcando, presso Caruso, Bibliotheca Sicula, pag. 404, 405, 458, 469 e 477.
720. Considerazioni, lib. I, cap. ij, v, vj.
721. Il Feudalismo in Sicilia, Palermo, 1847, in-8.
722. Non si può attribuire che a Roberto capitano del l’esercito, il disegno di che fa parola il Malaterra dopo la occupazione di Palermo, cioè dividere tra Serlone e Arisgoto di Pozzuoli metà della Sicilia, o metà di quel ch’era dato a Ruggiero.
723. Lib. IV, cap. XV, presso Caruso, Bibl. Sic., pag. 235.
724. Diploma arabo-greco, inedito, della Chiesa di Catania, dato il 1095.
725. Gregorio, Considerazioni, lib. I, cap. ij, pag. 20, 21; e confrontisi il diploma del 1094, presso Pirro, Sicilia Sacra, pag. 771. Si avverta che la Contea di Paternò fu conceduta al marchese Arrigo sotto la reggenza di Adelaide sua sorella.
726. Si legga il diploma, presso Fazzello, Historia Sicula, Deca I, lib. vj cap. 5.
727. Questo ultimo fatto è stato osservato sagacemente dal Gregorio, Considerazioni, lib. I. cap. ij, pag. 23.
728. Utamur ea (praeda) dividentes Apostolico more, prout cuique opus est. Così lo fa parlare il Malaterra, lib. II, cap. xlij, presso Caruso, Bibl. Sic., pag. 197.
729. Si vegga il cap. vij del presente libro, pag. 187, e 192.
730. Mortreuil, Histoire du Droit byzantin, vol. I, pag. 297, vol. III, pagg. 58, 59.
731. Il fatto ricordato da noi nel cap. vij di questo libro, pag. 187, 188, se pur lo s’abbia a credere, va ristretto alla conversione de’ Musulmani dell’esercito, o degli schiavi. Non occorre dimostrare la utilità di convertire al cristianesimo l’universale della popolazione musulmana, massime delle grandi città. E Ruggiero di certo lo comprendea.
732. Si confronti l’epistola 24 del libro IX, di Gregorio VII, con le parole del Malaterra e con le date dei diplomi relativi alla Chiesa di Traina, riferiti dal Pirro, Sicilia Sacra, pag. 495. Si vegga anche Dichiara, Opuscoli, Palermo, 1855, in-8, pag. 134 segg.
733. Proposui in Tragina construere episcopatum... tradidimus tibi gubernationem ejusdem episcopatus... Monasteria quoque habebis sub potestate. — Urbanus secundus mihi, ore suo sanctissimo et venerando, præcepit, nipote pater spiritualis... ecclesias ædificavi jussu summi Pontificis et Episcopos ibidem collocavi, ipso laudante et concedente et ipsos Episcopos consecrante. — Ecclesias ordinavi.... cui in Parochiam assigno quidquid infra fines subscriptos continetur. — Stephanus, cui in parochiam assigno e altre simili parole leggonsi nei diplomi del Conte, presso Pirro, Sicilia Sacra, pag. 382, 520, 695, 842. Urbano II stesso, nella bolla per la quale conferma il vescovo di Siracusa, op. cit., pag. 618, dice del conte Ruggiero: Syracusanam itaque ecclesiam novissime restaurans.... Pontificem Syracusanæ elegit ecclesiæ.... a prodicto Rogerio concessa sunt infra hos terminos adjacentia, etc. Si riscontri del resto il Gregorio, Considerazioni, lib. I, cap. vij.
734. Si vegga il Pirro, Sicilia Sacra, nella notizia di ciascun vescovato.
735. Diploma del 1090, pel monastero di San Filippo di Fragalà; del 1092 per quel di Santa Maria di Mili; del 1093 per que’ di San Michele Arcangelo di Traina, di Sant’Angelo di Brolo e di San Pietro e Paolo d’Itala; del 1098 per quel di Santa Maria di Vicari, ec. presso Pirro, op. cit., pag. 1027, 1025, 1021, 1016, 1034, 294, ec.
736. Bolla del 1091, presso Pirro, op. cit., pag. 952, data di Mileto e però, com’e’ sembra, scritta d’accordo con Ruggiero.
737. Diploma del conte Ruggiero, dato il 1094, op. cit., pag. 771, 772. L’abate di Lipari e di Patti ebbe poi titolo di vescovo il 1131.
738. Nel diploma di Ruggiero a favor del monastero d’Itala, citato poc’anzi, si legge che coloro che contravvenissero agli ordinamenti da lui dati per questo monistero, auctoritate apostolica nobis tributa, sint et esse debeant anathemisati, jussu et prætextu Domini Summi Pontificis Urbani et omnium successorum Patrum. E ciò oltre la sanzione dell’anatema che si solea porre nelle donazioni a chiese, la quale si legge in fine del medesimo diploma: che chiunque violasse la donazione sit et esse debeat maledictus a consubstantiali Trinitate, ec. Presso Pirro, Sicilia Sacra, pag. 1035.
739. Malaterra, lib. IV, cap. xxix, presso Caruso, Bibl. Sicula, p. 247.
740. Malaterra, lib. IV, cap. vij, op. cit., pag. 231.
741. Malaterra, l. c.
742. Per abbreviare, mi riferisco al Gregorio, Considerazioni, lib. I, cap. ij, nota 13 e 15, su le concessioni feudali ch’ebbero i prelati.
743. Gregorio, op. cit., lib. I, cap. vj, pag. 130.
744. Gli stati di Ibn-Menkut, Ibn-Hawasci, Ibn-Meklati e della repubblica di Palermo, e quello d’Ibn-Thimna, surto più tardi, rispondono, su per giù, alle diocesi di Mazara, Girgenti, Catania, Palermo e Siracusa. Il Val Demone che die’ le diocesi di Messina e di Patti, era distinto d’altronde per la popolazione cristiana. Si vegga il nostro libro IV, cap. xij e xv, pag. 420 e 549 del 2º volume.
745. Le prime sei furono Palermo, Messina, Catania, Siracusa, Girgenti, Mazara, già nominate, 7. Patti e Lipari vescovo (1131) 8. Archimandrita di Messina, 9. Cefalù (1145), 10. Morreale (1182), 11. Lipari sola (1399), 12. Nicosia (1816), 13. Caltagirone (1816), 14. Piazza (1817), 15. Noto (1844), 16. Trapani (1844), 17. Caltanissetta (1844), 18. Vescovo di rito greco in Palermo: senza contare il vescovo di Malta (1089), nè la giurisdizione eccezionale dell’Abate di Santa Lucia, nè la sede d’Acireale, decretata il 1844 e poi non istituita.
746. Sendo stato quel di Palermo il solo vescovo che rimase in Sicilia poco innanzi il conquisto normanno, il conte Ruggiero fissò la diocesi per esclusione, descrivendo, tra il 1082 e il 1093, le tre che la circondavano. E però il primo atto che contenga la lista delle terre della diocesi palermitana scende fino al 1122.
747. Lib. IV, cap. iv, pag. 274 segg. del 2º volume.
748. Edrisi, testo, nella Biblioteca Arabo-Sicula, pagg. 32, 36, 37, 39, 40, 41, 42, 44, 50, 52, 55. Lo stesso autore parla degli iklîm nella descrizione d’altri paesi, per esempio dell’Affrica e della Spagna, come può vedersi nella traduzione francese de’ sigg. Dozy e De Goeje, a’ luoghi citati nel loro glossario sotto la voce iklîm.
’Aml, è governo, anche nel significato di territorio assegnato al governatore ’Amil.
749. Un diploma arabico della Chiesa di Palermo, dato il 1149, presso Gregorio, De Supputandis, pag. 34, cita l’iklîm di Giato. Uno greco arabico, inedito, del Monastero di Morreale, dato di maggio 1151, cita que’ di Corleone e Sciacca; un altro, anche inedito e greco-arabico della cattedrale di Palermo, dato del 1169, cita quel di Termini.
750. Sono le diocesi di Palermo, Mazara, Siracusa e Catania, presso Pirro, Sicilia Sacra, pagg. 82, 842, 618 e 520. Di quella di Girgenti, op. cit., pag. 695, abbiam solo i confini. Lasciamo addietro quella di Cefalù perchè la torna al XII secolo. E quella di Messina, op. cit., pag. 583, per sospetto che il testo sia stato alterato, come tanti altri diplomi messinesi.
751. Testo, nella Bibl. Arabo-Sicula, pag. 27.
752. Diploma del 1091, presso Pirro, op. cit., pag. 520.
753. Bolla di Callisto II, presso Pirro, Sicilia Sacra, pag. 82.
754. Si confronti Edrisi con questi nomi e si vegga la Carte Comparée de la Sicile, etc., ch’io pubblicai a Parigi, insieme con M. Dufour, il 1859.
755. Diploma del Monastero di Morreale, arabico latino, dato il 15 maggio 1182. La versione latina contemporanea si vegga presso del Giudice, Descrizione del real Tempio ec. di Morreale, appendice, pag. 8 segg. Lo stesso documento pone 42 tra villaggi e ville nel territorio di Giato, che appartenne alla diocesi di Mazara e poi a quella di Morreale.
756. Journal Asiatique di gennaio 1840, pag. 73, e nell’Archivio Storico italiano, Appendice N. 46 (1847), pag. 30.
757. Diploma arabico inedito della Cattedrale di Palermo, dato il 1169, citato nella Biblioteca Sacra per la Sicilia, vol. II, Palermo, 1834, pag. 45.
758. Diplomi greco-arabici del 1143 e 1172, nel Tabulario della Cappella Palatina di Palermo, pag. 13, 28.
759. Diploma del 1093 presso Pirro, op. cit., pag. 842.
760. Si vegga la citazione nel nostro lib. IV, vol. 2º, pag. 277, nota 3. Mutati in oggi i nomi ufiziali, chiamo circondario quel che nel 1858 dissi distretto.
761. Gregorio, Considerazioni, lib. I, cap. ij, pag. 23 e nota 14, nella quale la citazione del Pirro si corregga: pag. 771.
762. Si veggano le concessioni di Regalbuto e di Catania, a pag. 321, nota 2, e a pag. 326, nota 2.
763. Literalmente Omm, ossia «madre», testo nella Bibl. Arabo-sicula, pag. 39, 40. L’autore parla del gran traffico che faceasi a Sciacca e dell’abbandono di Caltabellotta, ove non rimanea che il presidio del castello.
764. Amato e Malaterra, citati nel cap. ij di questo lib. V, pag. 74 e 77.
765. Op. cit., pag. 32. Quivi si dice esser Caronia il principio dell’iklîm di Demona. Non si tratta dunque di territorio di una città, come ne’ luoghi da noi citati poc’anzi, a pag. 310, nota 2.
766. Son citati nel nostro lib. II, cap. xij, pagg. 469, 470 del Iº volume, che uscì alla luce il 1854. Or abbiamo i testi greci pubblicati dallo Spata, Pergamene, pag. 163 a 344, ne’ quali i due Monasteri di San Filippo e di San Barbaro son chiamati Τῶν δεμέννων, ἐν δεμέννοις e più spesso δεμέννων senz’altro e una volta (pag. 274) δαιμέννων, e il territorio di cotesti demenni è detto in un diploma del 1101 (pag. 191) χώρα, in uno del 1117 (pag. 245) διακρατήσις (equivalente d’iklîm in un diploma greco del 1151 presso Spata, Cimelio diplomatico di Morreale, pag. 60, del cui testo arabico io ho una copia) e finalmente, ne’ diplomi del 1182 e 1192 (pagg. 292, e 305) diviene Βαθεία, cieca traduzione di vallis che già prevalea nel latinismo volgare del paese.
Si noti che il Gregorio, Considerazioni, lib. II, cap. ij, non potè provare con certezza in qual tempo il vocabolo valle fosse divenuto denominazione amministrativa. D’altronde alcuna delle citazioni ch’ei fa nella nota 24 di quel capitolo, non tornano; e quelle fondate in sul Pirro han poco valore quando si riferiscono a traduzioni dal greco.
767. Si vegga il nostro lib. II, cap. xij, pag. 465 segg. del 1º volume.
Il Malaterra, lib. II, cap. x, presso Caruso, Bibl. Sicula, pag. 208, fa menzione della provincia di Noto, durante la guerra del Conte e in particolare verso il 1076. Ma oltrechè questo fatto non implicherebbe che il Conte, insignoritosi dell’isola, avesse mantenuta quella provincia, la narrazione porta più tosto a credere che si trattasse del territorio della città, o forse del distretto o iklîm. Si vegga il cap. vj del presente nostro libro, pag. 153, del volume, dove abbiamo nominato il Val di Noto per indicare il luogo, non per attribuire all’XI secolo questa denominazione di geografia politica.
768. Anonymi historia sicula, presso Caruso, Bibl. Sic., pag. 856.
769. Malaterra, lib. IV, cap. xviij.
770. Malaterra, lib. IV, cap. xxv. Il testo porta che del 1079 la principessa, accompagnata da un vescovo e da parecchi altri cortigiani, con una scorta di 500 lance, andò a Termini; ch’ella proseguì il viaggio per mare usque Pannoniam; e che indi, apparecchiatele navi e date le vele a’ venti, arrivò, per prospero viaggio, al porto d’Alba (Alba maris, Blandona, Biograd, Zara vecchia) appartenente al re d’Ungheria. Senza dubbio quell’«usque Pannoniam» è erroneo e va corretto usque Panormum, come si legge in una variante data dal Caruso, pag. 344 (Muratori, V, 599). Noi possiamo riconoscere in parte la strada che tenne il cortèo fino a Termini, e conchiudere che movea da Traina. I documenti che citeremo qui innanzi, pag. 340, nota 3, ci mostrano che nel 1094 una «strada regia» passava per Traina; che nel 1096 una «strada francese» dalla sorgente del fiume Torto, ossia da’ dintorni di Vicari, andava a Levante, cioè verso Traina; e che nel 1132 una strada correa da Palermo a Vicari, Castronovo, Petralia. Senza dubbio il corteo della sposa battè quello stradale militare. Perchè poi fosse ito a Termini piuttosto che a Palermo, si può ben ritrovare, senza il supposto che la strada del 1132 non fosse aperta il 1097. Palermo appartenne tutta a’ Duchi di Puglia, fino al 1091; quando ne fu ceduta una metà al conte Ruggiero. Or egli è verosimile, per non dir necessario, che, tra parenti così sospettosi, e non senza ragione, i patti della cessione vietassero l’entrata di nuove forze militari dell’uno o dell’altro nel territorio comune: e forza considerevolissima erano 300 militi, ossia circa 1000 cavalli. Sembra dunque che la scorta abbia lasciata la principessa alla frontiera del territorio proprio del Conte, ch’era Termini, e ch’ella, accompagnata da’ grandi della Corte, sia andata per mare nel gran porto di Palermo, dove si allestì l’armatetta che poi la recò nell’Adriatico.
771. Diplomi arabici della Cattedrale di Palermo, il primo de’ quali fu citato e il secondo pubblicato dal Gregorio, De Supputandis, pag. 34, a 39. Tra gli altri errori, il Gregorio prese per nome proprio la trascrizione arabica della voce Stratego. Un po’ meno infelicemente, il professore Caruso ristampò l’uno e pubblicò l’altro nella Biblioteca Sacra, Tomo II, Palermo, 1834, pag. 46, segg., 55, segg. Io ne ho avute, per cortesia del professor Cusa, due buone copie cavate dall’originale. Alla fine del primo, in luogo dell’era barbara, che suppose il Gregorio e il Caruso copiò, va letto: «con la data di marzo». Questo Abu-Taib, figliuolo, come dicono i diplomi, dello sceikh Stefano, sembra di famiglia musulmana convertita e forse di quelle indigene che, dopo avere abbracciato I’islam, ritornarono al cristianesimo. Ei mi pare identico con l’Eugenio detto il Bello (Τοῦ καλοῦ e l’è traduzione letterale di Abu-Taib) segreto della corte, secondo un diploma del 1183, presso Spata, Pergamene, pag. 293; lo stesso che nella traduzione latina d’un diploma greco, presso Gregorio, De Supputandis, pag. 54 segg. e presso Spata, op. cit., pag. 452 segg. è detto Eugenio de Cales. La voce Biccari, a pag. 57 del Gregorio, e Biccaib, a pag. 454 dello Spata, va corretta Bittaib, ch’è il nome Abu-Taib, pronunziato volgarmente e messo al genitivo. Ho scritte le lettere N-zh-r-d come le veggo nelle copie, e le suppongo nome topografico, non casato sì come parve al Gregorio e al Caruso. Ma non trovo riscontro ne’ nomi topografici di quel contorno de’ quali sappiamo pur molti. La forma de’ caratteri, mutati i punti, mi fa pensare a Battelari, il quale luogo si vegga nella mia Carte Comparée de la Sicile, pag. 29.
772. Presso Spata, Pergamene, pag. 434. Il nome del comune manca; ma il diploma appartenea al vescovato di Cefalù.
773. Considerazioni, lib. I, cap. iij.
774. Il Gregorio stesso, dopo avere sostenuto nel lib. I, la esclusiva competenza criminale, pubblicava nel lib. II, cap. ij, nota 32, la traduzione d’un diploma greco del 1172, dal quale risulta che in quell’anno medesimo e al tempo dell’arcivescovo Roberto (1090-1108), lo stratego di Messina esercitava giurisdizione civile. Si vegga d’altronde su la competenza di quel magistrato, l’Hartwig, Codex juris municipalis Siciliæ, Parte I, pag. 32 segg.
Inoltre lo stratego di Demenna esercitava giurisdizione civile, secondo un diploma greco del 1136, presso Spata, Pergamene, pag. 265; e così anco lo stratego di Centorbi, secondo un diploma del 1183. op. cit., pag. 293. Operano gli strateghi come agenti del Demanio regio in Giattini (così va letto, non Catinae, e sparisce indi lo stratego di Catania supposto dal Gregorio, Considerazioni, lib. I, cap. iij, nota 6) secondo un diploma latino del 1133, presso Pirro, Sicilia Sacra, pag. 774; e in Siracusa secondo un diploma greco-latino del 1172, presso Spata, Pergamene, pag. 443, 444.
775. Gregorio, op. cit., lib. I, cap. iij, nota 20. Nel Diploma del 1172, citato poc’anzi, è nominato, oltre lo stratego, anche il vicecomite di Siracusa.