68.  V. la Vie du pape Grégoire le Grand pubblicata dal Luzarche, Tours, 1857, in fine, e il Gregor auf dem Steine di Hartmann von Aue, v. 3735-8 in Greith, Spicilegium vaticanum, Frauenfeld, 1838, p. 303.

69.  Cap. 83, ed. dell'Oesterley. La favola si trova narrata da Fredegario nel VII secolo, da Aimoino verso il 1000, poi nella Kaiserchronik, ecc. V. Goedecke, Deutsche Dichtung des Mittelalters, Hannover, 1854, p. 628; J. Grimm e A. Schmeller, Lateinische Gedichte des X. und XI. Jh., Gottinga, 1838, p. 343-4.

70.  The early english versions of the Gesta Romanorum, English Text Society, Londra, 1879, p. 45-6. Nel Dolopathos di Giovanni di Alta Selva il caso si pone ai tempi dei primi re di Roma. V. Mussafia nei Sitzungsberichte dell'Accademia di Vienna, phil.-histor. cl., v. LXIV, p. 595 segg.

71.  Pubblicato per intero primamente dall'Orelli, Opuscula Graecorum veterum sententiosa et moralia, Lipsia, 1819-21, v. I, p. 208-13. V. inoltre Revillout, Vie et Sentences de Secundus d'après divers manuscrits orientaux, Parigi, 1873.

72.  V. Vincenzo Bellovacense, Speculum historiale, l. XI, c. 70 seg.; Sant'Antonino, Historiarum P. I, tit. VII, c. IV, § 1; Gualtiero Burley, Liber de vita ac moribus philosophorum poetarumque veterum.

73.  Una versione francese contiene il cod. Fr. 1553 della Bibl. Nat. di Parigi. La storia è riferita da Giovanni d'Outremeuse, Ly myreur des histors, v. I, p. 537-42.

74.  Versioni italiane si hanno nel Fiore di filosofi, nelle Novelle antiche pubblicate dal Biagi e in molti manoscritti.

75.  V. Capitulo de las cosas que escribio por respuesta el filosofo Segundo a las cosas que le pregunto el emperador Adriano, in Knust, Mittheilungen aus dem Eskurial, p. 498-506. Il racconto si ha pure nella Cronaca di Alfonso il Savio, parte I, c. 120.

76.  Fabricius, Bibliotheca graeca, t. III.

77.  La redazione in versi credo sia tuttora inedita (V. Warton, History of english Poetry, ed. dell'Hazlitt, v. II, p. 183). La redazione in prosa fu ristampata a Londra dall'Halliwel nel 1860. Essa è intitolata: The wyse child and the emperor Adrian; a dialogue resembling that of Salomon and Saturn.

78.  Il suo nome è registrato anche in alcuni calendarii d'Occidente. V. Hospinianus, De Fest. Christ., f. 52 b. Dante pone Costantino in Giove, tra gli spiriti sommi che formano l'occhio dell'aquila simbolica. Parad., c. XX, v. 55-7. Non so so nel popolo, in qualche parte dell'Europa occidentale, siavi ora nessuna credenza intorno alla santità di Costantino. A Neumagen, l'antico Noviomagus, si crede che in quel luogo Costantino vide in cielo la croce e le famose parole: In hoc signo vinces.

79.  Hist. eccles., l. I, c. 34.

80.  V. il Livere de reis de Brittaine, p. 18-20, il Livere de reis de Engletere, p. 64, e il Liber monasterii de Hyda edito da E. Edwards (Rer. Brit. m. ae. script.), p. 117. V. anche più oltre al c. XXI.

81.  Enrico di Knyghton, De eventibus Angliae, l. I, c. V, ap. Twysden, Historiae anglicanae scriptores X, v. II, col. 2323-4.

82.  Nel medio evo i cavalieri cristiani cercavano di accrescere la virtù dell'armi loro mediante qualche preziosa reliquia. La spada che Orlando aveva ricevuto in dono da Carlo Magno conteneva nel pomo un dente di San Pietro, sangue di San Basilio, capelli di San Dionigi, un frusto della veste della Vergine. La chanson de Roland, v. 2345-8.

83.  Questa novella, in prosa, fu pubblicata dal Moland e dal D'Héricault nelle Nouvelles françoises en prose du XIII siècle, Parigi, 1856. Ebbevene anche una versione poetica, pubblicata dal Wesselowsky, Le dit de l'empereur Coustant, nella Romania, v. VI (1877), p. 162-9, ancor essa del XIII secolo. L'editore fece seguire al testo uno studio circa l'indole e le attinenze della leggenda (p. 169-98), nel quale sono molte buone osservazioni, ma anche alcuni errori che furono già rilevati da altri.

84.  Il racconto in verso differisce in qualche punto da quello in prosa, sebbene in sostanza concordi con esso, e mostri di provenire dalla medesima fonte. L'imperatore di Bizanzio si chiama Floriiens invece di Muselins. Marito alla figliuola dell'imperatore Augusto,

qui tint Rommenie

Et le roiaume d'Italie

Qui Lombardie est appiellee,

egli ebbe il dolore di perdere la sposa, che svisceratamente amava, e che gli lasciò un'unica figlia chiamata Sebelinne o Sebile. Il medico chiamato a curare il bambino domanda dugento bisanti, ma poi di cento si contenta.

85.  Il Wesselowsky cade in un grave errore quando pone la leggenda testè riferita fra quelle concernenti la giovinezza di Costantino, e crede che il nome di Constant serva a designare costui: ..... le nom du héros principal est Constant; il s'entend que c'est Constantin le Grand, puisque le nom de Constant y est mis en rapport avec la dénomination de Constantinople. (P. 170). Anzi tutto si vuol notare che nelle leggende le quali veramente riguardano la nascita e la giovinezza di Costantino, è fatta sempre debita menzione, così di Elena, come di Costanzo, i quali nel racconto francese non compajono nè punto nè poco. Poi, quanto nello stesso racconto si dice del nome di Costantinopoli prova appunto che Constant è Costanzo e non Costantino. Nel testo in prosa si legge in fine: Et engendra li enperères Coustans en sa fame un oir marle ki ot a non Constentins, ki fu puis molt preudom. Et si fu puis la cités apielée Coustantinoble, pour son père Coustant ki tant cousta, ki devant avoit esté apielée Bisanche. Il testo in verso non fa menzione di Costantino, ma dice che i cittadini di Bizanzio mutarono, in onor di Costanzo, il nome della loro città:

Pour ce que si nobles estoit

Et que nobles oevres faisoit,

L'appielloient Coustant le noble:

Et pour çou ot Coustantinoble

Li cyté de Bissece a nom,

Qui encore est de grant regnom.

Tanto nel racconto in prosa, quanto nel racconto in verso, Costanzo è cristiano sino dall'infanzia, e, divenuto imperatore, converte alla fede i suoi popoli. Queste sono particolarità evidentemente trasportate dal Costantino leggendario a Costanzo, ma che non mostrano punto che Costanzo sia Costantino. La leggenda di Costanzo rimane in tutto estranea alla leggenda della nascita e della infanzia di Costantino; essa altro non è che la nota fiaba popolare del fanciullo fatale e della lettera scambiata, diffusa non meno in Asia che in Europa, e qui, per una delle solite fantasie, appropriata a Costanzo.

86.  Cap. XXI, ap. Gale, Historiae britannicae et anglicanae scriptores XX, v. I, p. 103. In altre edizioni della Historia Britonum ciò si trova narrato di Costanzo figliuolo di Costantino; la città si chiama Cair Segeint, e i tre semi sono di oro, argento e bronzo. Nennii Historia Britonum. Ad fidem codicum manuscriptorum recensuit Josephus Stevenson, Londra, 1838, § 25.

87.  Οὖτος ἐξ ἀφανῶν τίκτεται τῷ βασιλεῖ Κωνσταντίῳ, γνωρισθεὶς δὲ τῷ πατρὶ κατά τινας γνωρίμους τρόπους· ὃς κατά τινα τύχην ἔγνω τοὺς τόπους καταλιπεῖν, ἐν οῖς διέτριβεν, ἐξορμῆσαι δὲ πρὸς τὸν πατέρα Κωνστάντιον, ἐν τοῖς ὑπὲρ τας Ἄλπεις ἔθνεσιν ὄντα καὶ Βρετανίᾳ συνεχέστερον ἐνδημοῦντα. θεασάμενος δὲ αὐτὸν ὁ πατὴρ χειροτονεῖ βασιλέα, τοὺς ἐκ τῆς Θεοδώρας ὐἱεῖς καταλιπών, ἰδὼν αὐτὸν εῦ ἔχοντα σώματος.

88.  Historiae novae, I. II, 8, 9: ἐξ ὃμιλίας γυναικὸς οὐ σεμνῆς οὐδὲ κατὰ νόμον συνελθούσης.

89.  Brev. hist. rom., I. X, 2: Constantinus Constantii filius ex obscuriore matrimonio.

90.  V. gli Acta Sanctorum, v. III del mese di Maggio, p. 548-80; Hartmann, Dissertatio historica de Helena Constantini Magni imperatoris matre, Marburgo, 1733; Douhet, Dictionnaire des légendes, p. 513-23; Lucot, Sainte Hélène mère de l'empereur Constantin, d'après des documents inédits, Parigi, 1877.

91.  Ed. di Bonna, v. I, p. 517.

92.  Chronographia, ed. di Bonna, 1839-41, v. I, p. 24.

93.  Histor. comp., ed. di Bonna, v. I, p. 476: ἀλλὰ καὶ τὸ ὡς νόθον διαβάλλειν αὐτόν πασης κακίας ἐστίν. Se Costantino sia nato spurio discusse lo Scaligero nelle note ad Eusebio, e discussero poi più altri. V. Weidener, Dissertatio historica de Constantino Magno, qua illum honeste et ex legitimo matrimonio natum contra G. Arnoldum vindicatur ac defenditur, Rostock, 1702.

94.  Per quanto concerne quest'ultima pretensione v. Tola, Corona de los triumphos de los santos del regno de Sardeña, en el cual se prueba con algunas breves y succintas razones que S. Elena, madre del emperador Constantino Magno, fue Sarda, Roma, 1653.

95.  V. il poema di Sant'Elena pubblicato insieme con quello di Sant'Andrea da Giacomo Grimm a Cassel nel 1840.

96.  Vita Helenae, Acta Sanctorum, v. III del mese di Agosto, p. 580-99.

97.  De inventione Sanctae Crucis, Opera, ed. del Beaugendre, col. 1255-60.

98.  Legenda aurea, c. LXVIII (ed. del Grässe), De inventione sanctae crucis.

99.  V. 7623-96. La tradizione è ricordata anche da Ottone di Frisinga e da Hermann von Fritslar. V. Massmann, Kaiserchronik, v. III, p. 847.

100.  Jean de Waurin dice (Recueil des chroniques et anchiennes istories de la Grant Bretaigne, l. II, c. 43) che Costanzo sposò Elena in legittime nozze; nell'Eulogium si dice invece (v. I, p. 337) che la tenne come concubina, il che è ripetuto da Jacob von Königshofen. In una Historia Brutonum in anglosassone, scritta da Laghamon, contemporaneo di Gualtiero Mapes (cod. Cottoniano Caligula, A, IX, f. 64 v.), il re Coel dà la figliuola in isposa, e cede in pari tempo il regno a Costanzo. Goffredo di Monmouth racconta invece nella sua Historia Britonum, l. V, c. 6-11 (seguito da Wace, Roman de Brut, v. 5713-77), che avendo il duca Coel di Colcester ucciso Asclepiodoto, ed essendo salito sul trono di Bretagna, da Roma fu mandato Costanzo, al quale Coel diede prova di sommessione, e chiese di poter essere investito del regno in qualità di vassallo. Prima che si fermassero i patti, morto Coel, Costanzo tolse la corona, e sposò Elena, figlia di quello. Pietro di Langtoft nella sua cronaca (v. I, p. 76) narra presso a poco lo stesso. A tutta questa tradizione manca qualsiasi fondamento storico. V. Wright, The Celt, the Roman and the Saxon, Londra, 1875, p. 143.

101.  Von der Hagen, Gesammtabenteuer, v. II, p. 579.

102.  Non so quale tradizione siasi seguita in una Historia di Santa Elena, stampata in Siena senza indicazione di anno (XVI secolo), la quale non mi venne fatto di vedere.

103.  Incerti auctoris de Constantino Magno eiusque matre Helena libellus, e codicibus primus edidit Eduardus Heydenreich, Lipsia, 1879. Per quanto concerne questa pubblicazione, che lascia non poco a desiderare, vedi un eccellente scritto di Achille Coen, intitolato Di una leggenda relativa alla nascita e alla gioventù di Costantino Magno, nell'Archivio della Società Romana di Storia patria, v. IV (1881), p. 1-55, 293-316, 535-61; v. V, p. 33-6. Mentre scrivo questa nota, esso non è ancora finito di pubblicare.

104.  «Qualiter autem Constantinus mortuo suo patre Constantio in Romano imperio et mortuo suo socero in Graecorum imperio successerit et factus fuerit totius saeculi monarcha, qualiter a Sancto Silvestro papa a lepra curatus et ad fidem Christi conversus fuit ac usque ad mortem suam in utroque imperio potentissime regnavit et qualiter sancta Helena, mater Constantini, Hyerosolimam iverit et sanctam crucem ibidem invenerit, require in suis locis». Notisi che l'autore non si avvede per nulla della contraddizione in cui cade quando dice che Costantino fu convertito da San Silvestro, dopo aver rappresentato Elena in tutto il racconto quale ottima cristiana.

105.  Cod. della Vallicelliana D, 13, f. 67 v., col. 2ª, a 69 v., col. 2ª.

106.  L. VII, c. 73.

107.  Cap. LVII, ed. di Milano, per Ulderico Scinzenzeler, 1487.

108.  L. II, c. 11.

109.  Chronicon Imaginis Mundi, Monumenta Historiae patriae, t. III, p. 1390-2.

110.  V. il già citato scritto del Coen, p. 29-50.

111.  Giovanni da Verona cita come sua fonte una Historia Britonum, Giacomo da Acqui una Cronica Trevirensis. L'Anonimo comincia con una piccola introduzione, la quale non ha nulla che fare col racconto che segue, e non cita fonte di sorta. Vedremo più oltre che cosa sia da pensare delle due fonti citate da Giovanni e da Giacomo.

112.  Lambecius, Commentarii de August. Biblioth. Caes. Vindobonensi, v. VIII, p. 100 e segg.; Acta Sanctorum, t. cit., p. 551; Coen, p. 296 segg.

113.  L. VII, c. 18; Acta Sanctorum, ibid.; Coen, p. 300-7.

114.  Acta Sanctorum, t. VIII del mese di Ottobre, p. 854 segg.

115.  Traduzione latina di Edoardo Pockoke, Oxford, 1658-9, v. I, p. 408.

116.  Riferito il passo di Sant'Ambrogio, il Coen soggiunge molto opportunamente (p. 312-3): «In questo non è da notarsi soltanto la parola stabulariam; meritano attenzione anche due altre: asserunt e cognitam; la prima di queste sembra indicare che la notizia dell'essere nata Elena una albergatrice era ripetuta con insistenza (non dice l'autore ajunt o dicunt) da parecchi e specialmente da coloro che volevano e credevano con ciò denigrare la memoria di lei; la seconda pare scelta per ricordare velatamente e decentemente la specie dei rapporti passati fra Elena e Costanzo. Inoltre la proposizione qui postea regnum adeptus est non può essere un inciso destinato a spiegare di qual Costanzo si tratti, cosa che non avea bisogno alcuno di essere spiegata; essa suona priusquam regnum adipisceretur; e ciò forse è un modo indiretto di rammentare anche l'altra ragione per cui Elena era da alcuni reputata inferiore a Teodora, alla sposa imperiale di Costanzo».

117.  De laudibus virginitatis, c. 25, nella ed. della Bibliotheca Patrum di Lione, t. XIII; c. 48, nella edizione delle Opere di Sant'Aldelmo data dal Giles, Oxford, 1846.

118.  Per la discussione delle testimonianze e per il pieno svolgimento del tema di cui si è trattato sommariamente qui sopra, v. la dissertazione del Coen.

119.  Cap. I.

120.  Pubblicata dal Zambrini di su un codice Magliabechiano del secolo XIV nella prima dispensa della Scelta di curiosità letterarie, Bologna, 1861. V. Coen, p. 535.

121.  Degli autori che negli ultimi tempi trattarono tali questioni v. più particolarmente Keim, Der Uebertritt Constantins des Grossen zum Christenthum, Zurigo, 1862; Zahn, Constantin der Grosse und die Kirche, Hannover, 1876; Uhlhorn, Der Kampf des Christenthums mit dem Heidenthum, 3ª ed., Stoccarda, 1879; Burckhardt, Die Zeit Constantin's des Grossen, 2ª edizione, Lipsia, 1880.

122.  V. tra l'altro Koeber, Dissertatio de Philippo Arabe, utrum primus christianus imperator fuerit an potius Constantinus Magnus? Gera, 1680. Orosio dice di Filippo (Histor., l. VII, c. 28): «..... Christianus annis admodum paucissimis ad hoc tantum constitutus fuisse mihi visus est, ut millesimus Romae annus Christo potius quam idolis dicaretur». Che Filippo fosse cristiano ammisero il Baronio e l'Huet, negò il Pagi.

123.  Lampridio, Vita Alexandri Severi.

124.  Gotofredo da Viterbo, Speculum Regum, v. 1026-31:

Suscipit imperium populo plaudente Philippus;

Iste prior cesar voluit cognoscere Christum

Et dedit ecclesiis predia lata suis.

125.  ἄλλως προέδρων τόνδε μὴ δεδεγμένων. Caesares, ap. Mai, Scriptores veteres, v. III, 6. Secondo la tradizione vulgata Filippo fu respinto dalla chiesa finchè non ebbe purgato i suoi peccati.

126.  πρῶτος ἀνάκτων τῷ Χριστῷ προσκολληθεὶς γνησίως. Compendium chronicon, v. 2329.

127.  Chronicon, dist. III, c. 5.

128.  V. Settegast, Calendre und seine Kaiserchronik, nei Romanische Studien del Böhmer, v. III, p. 121.

129.  V. Zahn, op. cit., p. 13-5. Le monete costantiniane diedero luogo a molte dispute. L'Eckhel affermò giustamente non potersi argomentare da esse che Costantino nutrisse odio contro le vecchie credenze e grande amore per le nuove; il Tanini mostrò che in esse era la prova di una singolare confusione di paganesimo e di cristianesimo; il Garrucci si studiò di confutare le loro opinioni nel suo Esame critico e cronologico della numismatica costantiniana, Roma, 1858. V. anche Alessandro Visconti, Dissertazione sopra la cristianità di Costantino Magno, Dissertazioni dell'Accademia Romana di Archeologia, v. VI, 1835, p. 209-28.

130.  Nella leggenda di Santa Caterina, che in prosa e in verso si ha in tutte le letterature del medio evo, Massenzio è rappresentato quale signore di Alessandria, dove convoca tanto i ricchi quanto i poveri perchè sacrifichino agl'idoli. V. la Legenda aurea, c. CLXXII (167), ed. del Grässe. Reco qui il principio di un testo francese in versi della leggenda, contenuto nel cod. M, VI, 7 della Nazionale di Torino. In esso Massenzio è un usurpatore che si rifugia in Alessandria dopo essere stato vinto da Costantino. È noto invece che Massenzio annegò nel Tevere insieme con molti de' suoi.

Nous trouuons en notre escript

Q'ung empereur fu iadis

Qui Constantin fu appellez.

Cilz ot ung filz vaillant assez:

Le filz ot le nom de son pere

Et apres lui fu emperere.

Il tint l'empire en grant repos,

Moult fut preudons et de bon los,

En moult grant pris tint sainte eglise

Et moult ama le dieu service.

Il vint en la terre de France,

Mais par sa longue demourance

Lui deust estre mesaduenu,

L'empire en deust auoir perdu,

Car ses barons qui adonc estoient (sic)

Leur laulte vers lui fausserent,

Contre leur droiturier seigneur

Maxence ont fait empereur.

Quant Constantin oit ces nouuelles,

Qui ne lui furent pas bien belles,

Arrier vint plus tost que il peust,

Atant de gens comme auoir peust,

A Maxence se combaty

La mercy dieu et le vaincquy.

L'emperere Maxentius,

Quant en bataille fu vaincus,

Tout desconfit s'en va fuyant

Iusques en Alixandre la grant

Pour estre sire du pays.

Par Alixandre fist crier,

Et par sa terre commander,

Qu'au tier iour chacun soit pres

Pour aourer ses Mahommes,

Et qui ne venra la aourer

Il leur fera les chiefz copper.

Ecc.

Così ancora nella leggenda francese in versi composta da Suor Dimence (v. Hist. lit. d. l. Fr., t. XXVIII, p. 253-61) e in una leggenda anglosassone. (V. Einenkel, Ueber den verfasser der neuangelsächsischen legende von Katharina, nell'Anglia, v. V, p. 110). Parlando di Massenzio Roma dice a Fazio degli Uberti nel l. II, cap. 13 del Dittamondo:

Qui passo a dirti la mortal ruina

Che di qua fece di ciascun cristiano,

Ed oltre mar ancor di Caterina.

Nel Florilegium Casinense, in appendice alla Bibliotheca Casinensis, t. III, 1877, p. 74-6, 184-7, sono pubblicati due racconti latini del martirio di Santa Caterina. Nel primo figura da persecutore Massenzio, nel secondo Massimiano.

131.  V. la Legenda aurea, c. LXVIII[64], il Sanctuarium di Bonino Mombrizio, Sanctae crucis inventio, il poema De inventione sanctae crucis attribuito a Ildeberto Cenomanense, ecc. Narrando questa storia gli scrittori non andarono troppo d'accordo. Chi dice che Costantino si fece battezzare da San Silvestro e chi da Eusebio; quale attribuisce il fatto a Costantino e quale a Costanzo suo padre. Non è possibile di sbrogliare in breve queste confusioni, intorno alle quali veggasi il già citato capitolo della Legenda aurea. Noto qui di passaggio, non un riscontro, ma una derivazione. Secondo una leggenda tedesca, San Giorgio apparve in Terra Santa ad un langravio di Turingia e gli consegnò un vessillo segnato di una croce, dicendogli: In questo segno vincerai. Richter, Deutscher Sagenschatz, Eisleben, 1877, fasc. II, p. 12.

132.  Cod. L, II, 11 della Nazionale di Torino, f. 145 r.

133.  Ly myreur des hystors, v. II, p. 54.

134.  V. i Mirabilia Romae del Parthey, p. 48.

135.  V. la la Rappresentazione di Costantino imperatore, San Silvestro papa e Sant'Elena, molte volte stampata, e finalmente anche dal D'Ancona, Sacre rappresentazioni dei secoli XIV, XV e XVI, v. II, p. 187-234. Un Miracle de Saint Sevestre è tra i Miracles de Nostre Dame par personnages pubblicati da Gaston Paris e Ulysse Robert, Parigi, 1876-8, v. III, p. 186-240.

136.  

Ma come Costantin chiese Silvestro

Dentro Siratti a guarir della lebbre.

Inferno, c. XXVII, v. 94-5. La leggenda è narrata anche nel l. I dei Reali di Francia, ma con alcuna variante. Temendo la persecuzione, San Silvestro lascia il monte Soratte e ripara in Aspromonte, dove poi Costantino lo manda a cercare. Questi deve lavarsi col sangue di sette fanciulli. Il cavaliere mandato da Costantino a cercare San Silvestro si converte per certo miracolo di una rapa cresciuta appena seminata.

137.  L. III, c. 12.

138.  S. Gerolamo, Chronicon, ad a. 340; Isidoro di Siviglia, Chronicon, a. ab. o. c. VMDXXXV. Notisi per altro che il passo del secondo, ove di ciò si parla, manca in alcuni manoscritti.

139.  Nella orazione De obitu Theodosii Sant'Ambrogio dice bensì che Costantino si fece battezzare nell'ultimo tempo di sua vita, ma non muove dubbio circa la ortodossia della sua fede, mentre San Gerolamo apertamente lo dice infetto di ariana eresia.

140.  Chronicum, Nepotiano et Facundo Css., nella edizione parigina delle Opere, 1711, col. 727.

141.  Chronicon, l. II, c. 42, ap. Canisius, Lectiones antiquae, ed. del Basnage, t. I, parte 1ª, p. 180.

142.  Vita Constantini, l. IV, c. 24, 61, 62.

143.  Hist. eccl., l. I, c. 39.

144.  Hist. eccl., l. II, c. 34.

145.  Hist. eccl., l. I, c. 32.

146.  V. Piper, Einleitung in die monumentale Theologie, Gotha, 1867, p. 217, 318, 322.

147.  Pubblicata dal Combefis, Illustrium Christi Martyrum lecti triumphi, Parigi, 1660, p. 258-336.

148.  Die Papstfabeln des Mittelalters, Monaco, 1863, p. 53 e seguenti.

149.  Ibid., p. 53. Questo, che è il battisterio di San Giovanni in Laterano, si trova ricordato da molti scrittori del medio evo. Giovanni Colonna dice nel Mare Historiarum, cod. Vatic. 4963, f. 261 r., col. 2ª: «Vas autem illud pulcerrimum ubi Constantinus baptizatus est, in quo adhuc squame lepre lapidi adherentes apertissime apparent, quas pluries propriis aspexi oculis, est autem vas illud quod vulgari appellatione concha dicitur ex integro lapide politissimo, quem Constantinus in tam magni beneficii memoria pulcerrime fecit ornari». Una descrizione più particolareggiata del vaso si trova nei Mirabilia Urbis Romae, di Stefano Planck.

150.  Döllinger, op. cit., p. 55.

151.  De laudibus virginitatis, c. XXV.

152.  Sermo de inventione Sanctae Crucis, Opera, Colonia, 1612, t. VII, col. 356. Il racconto di Beda differisce notabilmente da tutti gli altri. Chi uccide il drago è, non San Silvestro, ma Costantino, che per infezione del veleno ammala di lebbra. Prescrittogli il bagno di sangue, e abborrendo egli dalla uccisione dei bambini, ode in sogno San Pietro e San Paolo promettergli la guarigione per opera di San Silvestro. Chi va a cercare il papa è Sant'Elena. Battezzato e guarito, Costantino passa in Levante, fonda Costantinopoli, vince con l'ajuto del cielo i Saraceni, e manda sua madre a Gerusalemme a cercarvi la croce.

153.  XXXIV, S. Silvester. V. anche tre inni latini, contenuti in un codice Vaticano del IX secolo, e pubblicati dall'Ozanam, Documents inédits pour servir à l'histoire littéraire de l'Italie, Parigi, 1850, p. 236-41.

154.  Chronographia, ed. di Bonna, 1839-41, v. I, p. 24-5.

155.  Histor. comp., ed. cit, v. I, p. 476.

156.  Erigero, abate Leobiense, scriveva, verso il 1000, in una epistola ad Ugone monaco: «Dicunt autem haeretici baptismum eum (Constantinum), ut in Jordane baptizaretur, differre voluisse, sed in Nicomedia praeventum morte noviter ab Eusebio Ariano baptizatum esse. Verior autem est historiae Graecorum assertio, ubi habetur ab haereticis propter invidiam christianorum, quod de concubina sit natus, et rebabtizatum confictum esse, cum et baptisterium ejus quo a Sylvestro baptizatus est, adhuc Romae appareat, et pragmatica ipsius omnem veritatem contineat». Ap. Martene et Durand, Thesaurus anecdotorum, t. I, col. 118. Ma Elipando di Toledo scriveva ad Alcuino: «Guardati di fare del glorioso re Carlo ciò che Ario fece di Costantino». Alcuini Opera, ed. Froben, p. 868.

157.  Chronicon universale, ap. Pertz, Script., t. VI, p. 112.

158.  Riferisco qui per curiosità quanto a tale proposito si legge nella già citata Cronica degl'imperatori romani pubblicata dal Ceruti, p. 46-7: «Algun a dito che Constantin in lultimo tempo de la vita soa fo rebatizado da Eusebio veschouo de Nicomedia, e per la dotrina soa Martiano (sic) se conuerti; ma questo da Constantino ven dito mendosamente, imperzo chel beato Grigolo in lo registro so quando el parla a Mauritio, ello lu appella de bona memoria in la ystoria tripartita. La sua morte e li soi fatti ven trouati boni[160], e soura lo salmo XIII el beado ambrosio disse quello esser de gran merito apresso de dio, imperzo che lo primo da li imperadori la via de la fe e de la deuocion alli principi ello lassa, e ysidoro in le Cronice suoe reprouando queste chosse, al pestuto disse quello beadamente auer terminado; onde li Griexi anumera Constantino in lo cathalogo de li santi, e con solennita la festa de quello a XXI di de mazo. Ma quelle chosse, le quale mendosamente del predito Constantino e dito, do Constanzo so fyo tute verasie ven trouade, ecc.» La difesa e l'elogio di Costantino seguitano ancora per un buon tratto: come si vede, le testimonianze recate nel testo son tutte falsate meno quella di San Gregorio.

159.  Cf. lo Speculum Regum, ap. Pertz, Scriptores, t. XXII, v. 1074 segg.

160.  Leggi: In la ystoria tripartita la sua morte e li soi fati ven trouati boni.

161.  Dittamondo, l. II, c. 13.

162.  Döllinger, op. cit., p. 57-8.