417.  Opere, vol. II, pag. 380. Intorno all'anno, in cui fu scritto questo Discorso fatto al Magistrato dei Dieci, qualche dubbio può nascere appunto dall'essere diretto ai Dieci, che nel 1499 non furono eletti. Pure, leggendolo, riesce assai difficile metterlo in altro anno, perchè accenna al fresco esempio dei Veneziani, che avevano abbandonato i Pisani, i quali si trovavano «non accettati da Milano, discacciati dai Genovesi.» Ora il fatto dei Veneziani seguì nella fine del 1498, e verso la fine del 1499 in Milano erano già entrati i Francesi. Oltre di che, se i Dieci non furono eletti nel 1499, il loro ufficio non fu soppresso, ma solo per alcuni mesi sospeso. Essi vennero rieletti verso la fine del 1500, e intanto la loro cancelleria aveva continuato sempre a trattar come prima gli affari della guerra, e così era continuata come prima la serie dei loro protocolli e dei registri.

418.  Nardi, I, 209. Tra i Sonetti del Pistoia (Torino, Loescher, 1888) se ne trova uno (334), che incomincia:

Pur tornò Italia al Duca di Milano.

Chi negarà ch'el non sia un Dio in terra?

Chi farà senza lui pace e guerra?

Chi dirà ch'el non abbi il mondo in mano?

419.  Nardi, Storia di Firenze, vol. I, pag. 209-10.

420.  Il Pistoia, al solito, mutò ben presto linguaggio. Il suo Sonetto 378 finisce:

O Ludovico vale!

Ch'io vedo la tua piaga di tal sorte

Ch'el medico di lei serà la morte.

421.  Nell'Archivio fiorentino si trovano alcune lettere con le quali si mandava Niccolò Machiavelli presso il Trivulzio, per determinare queste somme. Ma poi, mutato avviso, le lettere non furono spedite, ed egli non partì. Vedi Opere (P. M.), vol. III, pag. 33 e seg.

422.  Molini, Documenti di Storia italiana: Firenze, 1836-37, vol. I, pag. 32-36. Il Desjardins riporta un sunto della convenzione, cavato dall'Archivio fiorentino. Vedi Négociations, ecc., vol. II, pag. 26, nota 1.

423.  Il Buonaccorsi (Diario, pag. 30), nel determinare questa somma è assai confuso, ci pare però d'averlo interpretato con precisione; il Nardi (Storia di Firenze, vol. I, p. 223) copia letteralmente il Buonaccorsi.

424.  Il Buonaccorsi nel Diario dice, che s'erano fissati 5000 Svizzeri, ma che poi ne furono trovati 2000 di più, ai quali bisognò pure dar due paghe; ma nell'Impresa contro Pisa, ecc. (Arch. Stor. It., vol. IV, parte II, pag. 404), che discorre più specialmente di questi fatti, dice invece che s'erano fissati 4000 Svizzeri e 2000 Guasconi; ma ne furono trovati 1200 di più, ai quali fu necessario dare una paga, perchè se ne tornassero a casa.

425.  Una delle lettere dell'Albizzi, scritta il 24 giugno, era datata: Ex terribilibus Gallorum castris, il che dimostra che già i guai erano grossi. Essa trovasi inedita nell'Archivio fiorentino, ed è, come la più parte delle altre che formano questa commissione, scritta di mano del Machiavelli, ma poco importante.

426.  Tra le Carte del Machiavelli (cassetta I, n. 83) trovasi una narrazione dei fatti allora seguìti, scritta da Biagio Buonaccorsi e da Agostino Vespucci, ambedue della cancelleria, e compilata per dovere d'ufficio. In un punto il Buonaccorsi dice, che l'Albizzi non voleva lasciar partire il Ridolfi, per non restar solo al campo, e nel margine una nota d'altra mano scrisse: Mentiris Blasi. Là dove il medesimo scrittore dice che l'Albizzi si governava in ogni azione sua con prontezza d'animo, la stessa mano pose in margine: Immo temerarie. Anche il Buonaccorsi, nella sua Impresa contro Pisa, ecc., rese la più ampia testimonianza di lode al coraggio, che del resto, era assai ben noto, dell'Albizzi. Le due postille marginali non sono di mano del Machiavelli, come parve al Passerini, che pubblicò quel brano di narrazione nel terzo volume delle Opere (P. M.).

427.  Più tardi il Machiavelli, ne' suoi Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio (libro I, cap. XXXVIII), biasimò questo procedere dei Fiorentini; ma di ciò non dobbiamo ora occuparci.

428.  Questa lettera trovasi con altre nell'Archivio fiorentino. Ne parleremo più innanzi.

429.  Buonaccorsi, Diario, pag. 32 e seg. Vedi anche l'Impresa contro Pisa, ecc. dello stesso, nell'Arch. Stor. It., vol. IV, parte 2, p. 413 e seg. Iacopo Nardi, che copia il Diario, aggiunge che i Francesi arrivarono fino a nascondere il pane ed il vino, per aver pretesto di lamentarsi. Nardi, Storia di Firenze, vol. I, p. 227.

430.  Questa lettera, firmata dall'Albizzi, e scritta di sua mano, è la prima fra quelle a stampa nella Commissione in campo contro i Pisani. Machiavelli, Opere, vol. VI, pag. 32.

431.  Porta la data: Ex castris apud Pisas, die viiij iulii, hora xiiij. Nell'ultimo verso le stampe hanno tutte un non mutino, che non ha senso. L'autografo in Archivio dice: non muoino. La lettera è indirizzata ai Signori; ed accanto all'indirizzo è scritto:

C ito.
ito.
ito.

432.  È la quarta fra le lettere pubblicate.

433.  La somma precisa è data con qualche lieve differenza dai diversi storici. Si trova però determinata in una lettera dei Signori al Courçon. Carte del Machiavelli, cassetta I, inserto 83, n. 6.

434.  Vedi la Storia di Firenze del Nardi, il Diario e la citata Impresa contro Pisa, ecc. del Buonaccorsi.

435.  Vedile nella citata Commissione a stampa, la quale, oltre alcuni documenti, contiene quattro lettere. La prima è dell'Albizzi, la seconda del Machiavelli, la terza del Bartolini e la quarta dell'Albizzi. Solamente quella firmata dal Machiavelli è di sua mano. Il Passerini ed il Milanesi, nella nuova edizione delle Opere, ristampando queste lettere, dicono (vol. III, pag. 51): «Giova avvertire che non abbiamo, siccome avremmo desiderato, potuto aumentarne la serie, perchè così i registri dei carteggi della Signoria, come quelli dei Dieci di questo tempo, mancano.» Ma l'Archivio fiorentino contiene molte altre lettere inedite di questa commissione nella filza segnata: Classe X, dist. 2, n. 44, o secondo la nuova classificazione: Signori, Carteggio, Responsive, reg. 17. Qualche altra se ne trova anche nella 3ª filza delle carte Strozziane dello stesso Archivio.

Le lettere inedite, è ben vero, non sono importanti, ma non poche di esse sono scritte di mano del Machiavelli, e firmate prima dall'Albizzi e dal Ridolfi, poi, partito il secondo, solo dal primo. Sono di sua mano quelle del 10 giugno, da Pistoia; 11 giugno, da Pescia; 18 giugno, da Camaiore; 23 giugno, da Cascina; 24 giugno, presso Cascina; 24 giugno, da Cascina; 27 giugno, presso Campi. Sono anche di sua mano, ed hanno qualche importanza, quelle del 26 giugno, presso Campi; 29 giugno, ex Gallorum castris; 30 giugno, dal campo (questa trovasi a carte 159 della 3ª filza delle carte Strozziane); 2 luglio, ex Gallorum castris. Tornano a non avere importanza quelle in data 4 luglio, dal campo; 6 luglio, dal campo (qui non v'è che una giunta di mano del Machiavelli); 7 luglio, dal campo (nella 3ª filza, carte Strozziane, a carte 160); dal campo, senza indicazione di giorno (3ª filza, carte Strozziane, a carte 161); 11 luglio da Casciana (è firmata dal nuovo commissario Vespucci); 12 luglio, da Empoli (non ha che una postilla di mano del Machiavelli). Si trovano in Archivio anche altre lettere, che fanno parte di questa commissione, ma non sono di mano del Machiavelli. Non crediamo necessario pubblicarle in Appendice, perchè troppe sarebbero allora le lettere da stamparsi. Per questa commissione al campo di Pisa, il Machiavelli ebbe fiorini sei larghi in oro, «e' quali fiorini se li danno et donano per remunerazione delle fatiche vi sopportò, et pericoli vi corse.» Lo stanziamento fu pubblicato dal Passerini, Opere (P. M.), vol. I, pag. LX. La data è però, 28 agosto 1501, non 1500, come fu erroneamente stampato.

436.  Buonaccorsi, Diario ed Impresa, ecc.; Nardi, Storia di Firenze; Guicciardini, Storia d'Italia: Pisa, Capurro, vol. III, lib. V, pag. 11.

437.  Nel primo foglio d'uno dei registri dei Dieci (Archivio fiorentino: Lettere dei Dieci di Balìa dal 1500 al 1501, Cl. X, dist. 3, n. 93) si trova scritto: Questo libro del C. [Comune] e per le cose della guerra infra dominium, scripto per la seconda cancelleria, cuius caput est Nicolaus Machiavellus, qui hodie mittitur ad regem Francorum a Dominatione. Franciscus Della Casa itidem. XVIII Iulii, 1500, die Sabb., ecc. Così quando era al campo di Pisa, in principio d'un altro registro fu scritto: Hic erunt literae de rebue bellicis scriptae per Magnificum Dominum Marcellum ad commissarios in castris, quo tempore Nicolaus Maclavellus fuit apud commissarios. Vedi il vol. VI delle Opere, pag. 32, nota 1.

438.  Vedi la Commissione e le istruzioni in principio della Legazione. Opere, vol. VI, pag. 48 e segg.

439.  I Fiorentini, dopo avere, nel giugno 1498, mandato tre ambasciatori a congratularsi col Re della sua ascensione al trono, elessero il 18 settembre 1499, Francesco Gualterotti e Lorenzo Lenzi. A questi si unì anche il Salviati, per andare con essi fino a Milano, a congratularsi col Re della vittoria ottenuta, e se i patti che si riferivano a Pisa non erano ancora firmati, farli firmare. I due ambasciatori seguirono in Francia il Re, che partì da Milano il 22 novembre 1499. Vedi Desjardins, Négociations, ecc.

440.  Machiavelli, Opere, vol. VI, pag. 54.

441.  Nella sua lettera del 30 luglio, il Machiavelli diceva: «per essere (noi) uomini senza danaro e senza credito.»

442.  Il 27 agosto 1500, Totto scriveva al fratello Niccolò Machiavelli, che, dopo quindici giorni continui di premure fatte da lui, i Signori avevano pareggiato gli stipendî. Gli aggiungeva che nella primavera aveva speso per lui 11 fiorini, e gliene aveva dipoi mandati altri 50. La lettera trovasi nelle Carte del Machiavelli, cassetta I, n. 8, e fu pubblicata dal Nitti, Machiavelli nella vita e nelle dottrine, vol. I, pag. 89. L'aumento, di cui si parla, cominciò solo dal 28 agosto, come apparisce dagli stanziamenti in Archivio. (Cl. XIII, dist. 6, n. 64, a c. 90t).

443.  Lettera del 12 agosto, firmata dal solo Machiavelli.

444.  Vedi le lettere del 29 agosto e del 3 settembre.

445.  La Corte del Re è descritta nella seconda lettera del 12 agosto.

446.  Lettera del 7 agosto.

447.  Dalla lettera del dì 11 agosto si vede che il cardinale di Rouen non conosceva la nostra lingua, giacchè i due oratori sono costretti a tradurgli in francese una lettera italiana. Neppure il Re la parlava, ma il Rubertet sì.

448.  Secondo una lettera dei Signori, in data 30 luglio 1500, al Gualterotti e al Lenzi, il Courçon s'era trattenuto una sera solamente al campo, «dove non vediamo, in sì breve tempo, come possa aver satisfatto alla Maestà del Re, circa lo investigare le cause e li autori dei disordini seguìti quivi.» (Carte del Machiavelli, cassetta I, inserto 83, n. 4). Il Passerini la pubblica nelle Opere (P. M.), vol. III, p. 111, come una lettera dei Dieci; ma i Dieci non erano ancora stati rinominati. In essa è detto che, quando i Fiorentini addussero al Courçon le ragioni per le quali credevano di non dover pagare i Tedeschi, aveva risposto: che chi «voleva disputare con Tedeschi di ragione, era uno spezzarsi il capo.» Allude agli Svizzeri tedeschi, che erano stati al Campo di Pisa.

449.  Lettera del 27 agosto.

450.  Lettera del 29 agosto, da Melun.

451.  Lettera del 14 settembre.

452.  Lettere del 2 e dell'8 ottobre.

453.  Lettera dell'11 ottobre, da Blois. Da questa lettera si vede che il Machiavelli parlava in latino col cardinale di Rouen.

454.  Lettera del 4 novembre da Nantes. Qui pare che la conversazione venisse fatta in francese.

455.  Lettera del 21 novembre. Questa è diretta ai Dieci stati rieletti nel settembre, cosa di cui il Machiavelli s'era rallegrato nella sua del 2 ottobre.

456.  Principe, cap. III, in fine.

457.  A Firenze lo chiamavano Scurcigliato, Scorciato o Scruciato, e così anche il Machiavelli nelle sue lettere. Egli era della famiglia De Scruciatis di Castelluccio, nobili napoletani; fu giudice della Vicarìa, consigliere di Santa Chiara, avvocato fiscale, e si trovò fra coloro che giudicarono Antonello Petrucci e gli altri della congiura dei baroni. Ferdinando di Napoli lo aveva come uno dei suoi più fidi strumenti, e se ne giovò molto nel commettere le sue maggiori iniquità. Più tardi però, caduta la fortuna degli Aragonesi, il De Scruciatis li abbandonò, per darsi ai Francesi, che nel 1499 lo nominarono Senatore di Roma. Seguì poi il campo francese, ebbe molti incarichi e commissioni anche in Toscana, commise molte e molte ribalderie, e finì in Roma inquisitore del Santo Uffizio.

458.  Questa lettera del Buonaccorsi trovasi, come le altre sue, fra le Carte del Machiavelli, (cassetta I, n. 7). Vedila in Appendice, documento XIII.

459.  Archivio fiorentino: Consigli Maggiori, Provvisioni, registro 191, a carte 26.

460.  Pubblicata dal Passerini nelle Opere (P. M.), vol. III, pag. 279. Dovevano pagare la somma di 500 fiorini, di cui metà andava all'offeso, un quarto al magistrato che la esigeva, un quarto serviva a riparare le fortezze di Pistoia. Vedi anche Sommario della Città e Sommario del Contado, che si trovano fra le Carte del Machiavelli (cassetta I, n. 12), e furono pubblicati dal Passerini, Opere (P. M.), vol. III, pag. 355. Essi non sono altro che i provvedimenti deliberati e le norme da seguirsi, per pacificare la città ed il contado. Sono carte d'ufficio senza valore letterario, e non possono andare fra le Opere del Machiavelli, non essendo neanche scritte di sua mano.

461.  Opere (P. M.), vol. III, pag. 299. Seguono altri ordini e ragguagli, che non sono scritti di mano del Machiavelli. Il suo nome si trova scritto a piè di questa e di altre lettere pubblicate dal Passerini. Bisogna però notare che la firma del Machiavelli, la quale assai spesso non è neppur di sua mano, indica solo l'approvazione data dal capo della cancelleria, e qualche volta anche da chi ne faceva le veci. Perciò la troviamo messa così alle lettere scritte da lui, come a quelle dei suoi coadiutori: qualche volta anzi la firma non autografa del Machiavelli si trova sotto lettere dirette a lui stesso fuori di Firenze. E però solo le lettere autografe si possono con sicurezza attribuire a lui.

462.  Era chiamato indistintamente Dionigi Naldi, Naldo e di Naldo.

463.  Vedi la lettera dei Dieci, del 3 maggio, Opere (P. M.), vol. III, pag. 298.

464.  Grandissimo è il numero delle lettere in questi mesi scritte dal Machiavelli, le quali si trovano autografe nell'Archivio fiorentino. Ne citiamo solo alcune, che ci sembrano più notevoli, e sono nella filza: Classe X, dist. 3, n. 95, a carte 12, 18, 30, 92, 103, 163t, 183, ecc.

465.  Nardi, Storia di Firenze, vol. I, pag. 239; Buonaccorsi, Diario.

466.  Guicciardini, Storia Fiorentina, cap. XXII, pag. 237.

467.  Nardi, Storia di Firenze, vol. I, pag. 243.

468.  Arch. Stor. It., vol. XV, pag. 269. Secondo questa, convenzione, il Duca doveva essere pronto a difendere la Repubblica con 300 uomini d'arme, ad ogni richiesta; in caso d'altra impresa, doveva esserne avvertito tre mesi innanzi, e non era obbligato d'andare in persona; ma chiamato in tempo utile, poteva essere obbligato d'andare coi Francesi all'impresa di Napoli. Quest'ultima clausola conveniva al Duca, perchè, sapendo egli già di dovere andare coi Francesi, avrebbe avuto il danaro senza altri obblighi; conveniva ai Fiorentini, perchè, avendo preso impegno di aiutare il Re con uomini d'arme, potevano, quando vi fossero stati in un modo o l'altro costretti, con una medesima somma adempiere i due obblighi.

469.  Il Buonaccorsi, nel suo Diario (pag. 44 e 45), non parla dell'andata nell'Elba; ne parlano però il Nardi e il Guicciardini (Storia d'Italia). Questi poi, nella sua Storia Fiorentina (cap. III, pag. 244), dice che il Valentino cacciò allora il Signore di Piombino, il che seguì invece più tardi.

470.  Anche in questi mesi sono moltissime nell'Archivio fiorentino le lettere, ancora inedite, scritte dal Machiavelli in nome dei Dieci. Ne accenniamo solo qualcuna. Una del 18 maggio annunzia la condotta fatta col Valentino (Classe X, dist. 3, n. 96, carte 23). Un'altra del 28 dello stesso mese (ivi, a carte 41) dice che il Valentino, sopraggiunto, «colle sue innumerabili dishonestà, ha lacero et affamato la metà del paese nostro.» Una terza in data 2 giugno ordina di mandare via da Cascina donne e fanciulli, a cagione dell'esercito che passa. Una quarta, senza data (a carte 57 della stessa filza), ordina che si lascino libere le genti prese al Valentino, ad eccezione di Dionigi Naldi. Una del 16 luglio (a carte 77 retro) è diretta a Luigi Della Stufa, cui ordina di calmare le parti in Scarperia, e tener d'occhio le genti di Vitellozzo comparse colà.

Molte altre se ne trovano nella filza seguente, notata col numero 97. Diamo in Appendice, documento XIV, quella del 7 maggio a Giuliano Caffino. Con una lettera del 7 luglio si scrive a Piero Vespucci: T'imponiamo di non dare salvacondotto ad Oliverotto di Fermo. Se l'hai dato, ritiralo, e scrivi «che sia ritenuto e svaligiato, trattato da inimico» (a carte 73). Il dì 8 luglio allo stesso: Siamo lieti degli ordini dati contro Oliverotto. Si aspettano in Pisa 40 cavalli di don Michele. Se vengono «t'ingegnerai svaligiarli e trattarli da nemici.» Non andare però a cercar briga, che non vogliamo nuova guerra, se non la cercano essi, come sarebbe quando mandassero gente in Pisa (a carte 74). Il 13 ai commissarî di Livorno e Rosignano: Il signor di Piombino ci scrive che sono comparse sessanta vele di Turchi presso Pianosa, e pare vadano a Genova. Se sbarcano per cercar vettovaglie, lo permetterete, dicendo che siamo amicissimi del loro Signore. Se poi vogliono avanzarsi, cercherete fermarli, pigliando tempo per aspettare ordini (a carte 77). E così infinite altre.

471.  Buonaccorsi, Diario, pag. 53.

472.  Vedi nel Desjardins (Négociations, ecc., vol. II, pag. 43-69) le varie istruzioni date agli ambasciatori in Francia.

473.  Machiavelli, Opere (P. M.), vol. III, pag. 330 e 332. Nell'agosto di quell'anno era stato inviato anche a Siena presso Pandolfo Petrucci, a Pistoia ed a Cascina. Vedi i documenti a pag. 358 dello stesso volume. Un altro documento lo farebbe credere inviato nel maggio a Bologna presso Giovanni Bentivoglio, ma non si riscontra che v'andasse poi di fatto.

474.  Vedi nelle Opere (vol. VI, pag. 166) la lettera della Signoria, in data 26 ottobre 1501, quasi tutta di mano del Machiavelli. Il Guicciardini (Storia Fiorentina, pag. 269-70) parla di questi disordini del contado.

475.  Opere (P. M.), pag. 352.

476.  Buonaccorsi, Diario, pag. 49-53; Guicciardini, Storia Fiorentina, cap. XXIII.

477.  Guicciardini, Storia Fiorentina, cap. XXI. Questa imposta era gravissima, se non che parte di essa veniva messa a credito del contribuente, sotto forma d'imprestito, come osserva il Canestrini nel suo libro, La Scienza e l'Arte dì Stato: Firenze, Le Monnier, 1862.

478.  Guicciardini, Storia Fiorentina, cap. XXIII.

479.  Desjardins, Négociations, ecc., vol. II, pag. 69-70.

480.  L'ambasciatore veneto scriveva da Roma il 7 giugno 1502, che l'affare d'Arezzo era «pratica vecchia del Duca;» e il 20 giugno aggiungeva, che il Papa, sempre «intento alle passion sue particolari,» e sebbene la Francia avesse fatto gagliarda protesta per l'affare d'Arezzo, non parlava che di questa e delle altre imprese del Duca. Vedi i Dispacci di A. Giustinian.

481.  Nardi, Vita di Antonio Giacomini; Jacopo Pitti, Storia Fiorentina, pag. 77 e seg. (nell'Arch. Stor. It., vol. I). Il Pitti dice che i Dieci furono rieletti nel settembre del 1500.

482.  Buonaccorsi, Diario, pag. 54 e seg.

483.  Guidobaldo da Montefeltro, duca d'Urbino.

484.  La parte principale di questa lettera, con alcune del Soderini, demmo in fine del vol. I dei Dispacci di A. Giustinian. Il Passerini pubblicò tutta la legazione, nella quale, come dicemmo, due sole lettere sono del Machiavelli. Opere (P. M.), vol. IV.

485.  Lo dice, come vedremo fra poco, lo stesso Machiavelli.

486.  Lettere del 1º e 12 luglio, nell'Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 101, a carte 2 e 24. Vedi Appendice, documenti XV e XVI.

487.  Lettere del 2, 4 e 15 luglio, negli Scritti inediti pubblicati dal Canestrini, pag. 3, 5 e 8.

488.  Desjardins, Négociations, ecc., vol. II, pag. 70.

489.  Vedi in Appendice, documento XVII, la lettera del 24 luglio, e vedi anche la lettera del 30 luglio nel Canestrini, Scritti inediti, pag. 19.

490.  L'ambasciatore veneto a Roma scriveva chiaro, nel luglio 1502, che il Papa aveva dovuto, per ordine della Francia, imporre a Vitellozzo ed agli Orsini di ritirarsi da Arezzo; ma che non aveva vero desiderio di rimettere i Medici in Firenze, perchè essi erano amici degli Orsini, i quali egli voleva sradicare. Vedi i Dispacci di A. Giustinian, specialmente quelli in data 1º e 7 luglio. Il Buonaccorsi poi, a pag. 54 del suo Diario, dice che il Valentino si sarebbe ben volentieri unito ai Fiorentini, per andare ai danni degli Orsini e dei Vitelli, ma non osava scoprirsi, per paura di non trovare consenso.

491.  Buonaccorsi, Diario, pag. 62.

492.  Buonaccorsi, Diario, pag. 63; Canestrini, Scritti inediti, pag. 21. Sono da notarsi anche le lettere del 4 agosto e seguenti, nell'Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 100, a carte 68 e seg.

493.  Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 101, a carte 104.

494.  Lettere del 3, 4 e 6 settembre 1502, nell'Archivio fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 100, foglio 107, 109 e 111.

495.  Lettera dell'8 settembre, scritta nomine Priorum, loc. cit., a c. 116. Altra lettera simile, in nome dei Dieci, trovasi negli Scritti inediti, pag. 28 e 29.

496.  Vedi in Machiavelli, Opere, vol. VI, pag. 182-84, varie lettere che si riferiscono a queste gite.

497.  Opere, vol. II, pag. 385.

498.  Cioè: uomini di Stato.

499.  Vedi la nota 3, a pag. 369.

500.  Consigli Maggiori, Provvisioni, reg. 194, a carte 1. Guicciardini, Storia Fiorentina, pag. 250-51; Giovanni Cambi, nelle Delizie degli Eruditi toscani, vol. XXI, pag. 172.

501.  Consigli Maggiori, Provvisioni, reg. 194, carte 11.

502.  Guicciardini, Storia Fiorentina, cap. XXV.

503.  Nardi, Storia di Firenze, vol. I, pag. 276. Del Machiavelli non dice nulla.

504.  Guicciardini, Storia Fiorentina, cap. XXIV, a pag. 257-58, e cap. XXV, a pag. 274.

505.  Ibidem, cap. XXV, pag. 278.

506.  Questa Provvisione (Consigli Maggiori, Provvisioni, reg. 194, a carte 150) fu pubblicata dal signor Luciano Banchi, in una Raccolta di scritture varie, per le nozze Riccomanni-Fineschi: Torino, Vercellino, 1865. Vedi anche i documenti pubblicati dal Razzi, nella Vita di Pier Soderini: Padova, 1737.

507.  Il Guicciardini (Storia Fiorentina, pag. 280-82) dà un assai minuto ed esatto ragguaglio della provvisione. In questo luogo, come in tutta la sua Storia Fiorentina, noi abbiamo potuto, riscontrandola coi documenti originali, ammirare la straordinaria precisione dell'autore, il quale qualche volta riporta le parole stesse delle leggi e dei documenti, di cui discorre. Ciò prova che l'illustre prof. Ranke s'ingannò nel giudizio troppo severo che fece degli studi, delle cognizioni e della fedeltà storica del Guicciardini. Ben è vero che il sommo storico tedesco non poteva, quando espresse quella opinione (Zur Kritik neuerer Geschichtschreiber: Berlin, 1824), aver letto le Opere inedite del Guicciardini, che lo fecero anche in Italia conoscere sotto nuovo aspetto.

508.  Guicciardini, Storia Fiorentina, pag. 200; Buonaccorsi, Diario, pag. 64.

509.  Archivio Fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 101, a carte 134: Appendice, documento XVIII. La lettera non è scritta, ma corretta di mano del Machiavelli.

510.  Il codice di Giuliano de' Ricci ha infatti una lettera del 29 settembre 1502, con la quale il cardinal Soderini fa caldi ringraziamenti al Machiavelli per le sue cordiali congratulazioni.

511.  Ne parlano il Burcardo ed il Matarazzo.

512.  La marchesa Isabella Gonzaga, donna di un sentire così nobile che fa contrasto singolare con quello prevalente a' suoi tempi, era andata a Ferrara per assistere a quelle feste, e scriveva al marito, che essa le trovava insulse, e le pareva mille anni di tornare a Mantova, «sì per vedere V. S. et lo mio figliolino, come per levarmi di qui dove non se ha uno piacere al mondo.» (Lettera del 5 febbraio 1502). Fossero pur belle, essa aveva già scritto, «senza la presenzia de V. S. e del nostro puttino non me poteriano satisfare.» In mezzo a tanta allegria ufficiale, la Gonzaga non s'illudeva punto, e notava: «a dire il vero, son pur queste nozze fredde.» (Lettera del 3 febbraio). Vedi queste bellissime lettere pubblicate dal signor Carlo D'Arco nell'Arch. Stor. It., Appendice, vol. II, pag. 300 e segg.

513.  Gregorovius, Lucrezia Borgia.

514.  «Et è fama publica che li abbi avuti in premium sanguinis, perocchè per molti evidenti segni se tien ch'el cardinale sia morto ex veneno, e che questo Sebastian era stato el manigoldo....: el Papa lo ha ricevuto inter familiaresAntonio Giustinian, Dispaccio del 20 luglio 1502. Vedi anche quello del 19.

515.  Dispaccio del 24 luglio 1502.