87.  «Wir dürfen es heute beklagen, dass einer Auslander schon in kurzer Frist dazu gelangte den Zustand des Reiches.... so zutreffend zu erkennen, ohne dass die Deutschen etlichen Nutzen daraus gezogen haben.» Der Patriotismus Machiavelli's articolo del signor Karl Knies nei Preussische Jahrbücher di Berlino, giugno 1871.

88.  «Dabei scheinen die Erinnerungen an Tacitus und dessen frische, naturglückliche Urgermanen zuweilen die Phantasie des Machiavelli unwillkürlich bestimmt und verwirrt zu haben. Jedenfalls sind ihm daraus unabweisliche Einflüsse angeflogen, die ihn zu einer so wunderbaren, schon mit der damaligen Wirklichkeit durchaus nicht mehr harmonisirenden, sondern zu einer politischen Fata Morgana verflüchtigenden Malerei verführen konnten.» Theodor Mündt, Niccolò Machiavelli und das System der modernen Politik: Berlin, Otto Janke, 1861, pag. 218.

89.  «Man weiss in der That kaum, wodurch Machiavelli darauf geführt werden konnte, die Deutschen seiner Zeit auch in ihren Lebenssitten in einem so fabelhaften, der Wirklichkeit nirgend entsprechenden Lichte, zu sehen. Ein Original zu seinen Schilderungen konnte er selbst nicht gesehen, noch aus irgend einer anderen Mittheilung übernommen haben, etc.» Ibid., a pag. 220. — A questi scritti bisogna aggiungerne ora un altro: Rudolf Sillib, Machiavellis stellung zu Deutschland, di pag. 65: Heidelberg, 1892.

90.  Relazioni degli Ambasciatori Veneti, Serie I, vol. VI.

91.  Il Burckhardt, come abbiamo già detto, fu dei primi ad avvedersene nel suo libro, Die Cultur der Renaissance in Italien, dritte Auflage: Leipzig, 1877-78, volumi due. Egli infatti, alludendo al Machiavelli scrive: «Seine Gefahr liegt nie in falscher Genialität, auch nicht im falschen Ausspinnen von Begriffen, sondern in einer starken Phantasie, die er öffenbar mit Mühe bändigt.» Vol. I, pag. 82.

92.  Pubblicato in Parigi e Firenze, Molini, 1837.

93.  Il Quirini nella sua Relazione più sopra citata, a pag. 15, esamina gli uomini d'arme tedeschi e li paragona agl'Italiani, discutendo in che sono superiori, in che inferiori, per concludere con una osservazione, la quale in bocca d'un ambasciatore veneziano, officialmente proferita, dimostra come gl'Italiani avessero cominciato a perdere la stima di se stessi: «Tutti questi tali uomini alemanni sono naturalmente più feroci dei nostri, e manco stimano il pericolo della morte che non fanno gl'Italiani; non sono però nè così prudenti ed ordinati come questi, nè così esperti.»

94.  Qui allude, io credo, alle piccole industrie, sin d'allora largamente diffuse nella Svizzera.

95.  Anche nelle altre sue opere il Machiavelli più volte esalta la Germania. Nei Discorsi (lib. I, cap. LV) ricorda una legge vigente in alcune di quelle repubbliche, secondo la quale era affidato alla buona fede dei cittadini il dichiarare quale era la loro fortuna, e pagare in proporzione la tassa, senza alcun sindacato, e senza che da ciò nascesse alcuno inconveniente, tanta era, secondo lui, la lealtà di quei cittadini. Il Mundt a questo proposito ripete qualche altro suo sarcasmo. Ecco però le parole di un antico scrittore tedesco a questo proposito: «Egregia vero laus ab homine extero, et eo qui institutorum et morum civilium diligens esset atque elegans spectator. Saepius autem illae res Germanorum prae patriis laudare solitus erat. Quod valde probat tributi a civibus accipiendi ex fide iuventum, ad Norimbergensium praeclaram civitatem, in primis, opinor, pertinet: qui illum conferendi in publicum modum appellant die Losung, et praecipuae dignitatis magistratum, quaestores ad id constitutos, die Losunger. Aliqua facultatum pars iureiurando promissa, pro censu cuiusque pecunia aestimato, aerario inseritur, sed clanculum: ne scilicet modus divitiarum aut inopiae cuiusque, utrumque autem sedulo occultare solent cives, facile reliquis pateat.... Nobilem illum adeo et memoratu dignum morem a Vuagenscilio, in elegante copiosaque eius de hac urbe commentatione, nusquam descriptum extare, dolendum est.» Joh. Frid. Christii, De Nicolao Machiavelli libri tres: Lipsiae et Halae Magdeb., 1731, pag. 108.

96.  Opere, vol. IV, pag. 153-160.

97.  Ibidem, pag. 168-173.

98.  Il ritratto che dell'Imperatore fa il Quirini nella sua relazione (pagine 26-27), è simile affatto a questo che ce ne dà il Machiavelli, e conchiude col dire «che salta sempre d'una deliberazione in un'altra, e va tanto di meglio in meglio, che il tempo e l'occasione passa di eseguire cosa alcuna.»

99.  Rapporto, ecc. Opere, vol. IV, pag. 165-168.

100.  Ibidem, pag. 133 e seg.

101.  Opere, vol. IV, pag. 153 e seg. I Guasconi e specialmente i Baschi, che spesso erano confusi con essi, formavano una fanteria leggiera che aveva gran nome in Francia.

102.  Anche nell'ultima guerra franco-prussiana, i Tedeschi accusavano i Francesi di essere meno buoni in campo aperto, e preferire sempre di combattere coperti in qualche modo. «Coprirsi e sempre coprirsi colle fortezze, è la loro tattica,» così si leggeva allora nei giornali tedeschi, sebbene le guerre della Rivoluzione e le guerre napoleoniche avessero fatto formare assai diverso giudizio.

103.  Opere, vol. IV, pag. 142. È molto notevole questa osservazione, su cui torneremo più basso.

104.  Opere, vol IV, pag. 142.

105.  Opere, vol. IV, pag. 139. Il Guicciardini nella sua Relazione sulla Spagna 1512-1513 (Opere inedite, vol VI, pag. 277) dice degli Spagnuoli: «Sono, per essere astuti, buoni ladri, e però si dice che è migliore signore il Franzese che lo Spagnuolo, perchè tutti a dua spogliano i sudditi; ma il Franzese subito spende, lo Spagnuolo accumula; anche lo Spagnuolo, per essere più sottile, debbe sapere meglio rubare.»

106.  Sono contenuti tutti in poco più di una pagina. Opere, vol. IV, pag. 151-52.

107.  Nel suo eccellente libro, La Révolution et l'ancien Régime.

108.  Il signor H. Heidenheimer (pag. 70 e 71), cerca scusarlo, osservando che il Machiavelli era stato poco o punto nel paese, di cui non capiva la lingua, e ne conobbe i grandi e le Corti, ma non il popolo. Tutto ciò è vero; resta però anche vero, che è una lacuna assai notevole.

109.  Vedi la Legazione di Francesco Pandolfini nel Desjardins, Négociations diplomatiques, etc., vol. II, pag. 199 e seg.

110.  Guicciardini, Storia fiorentina, pag. 351.

111.  Buonaccorsi, Diario, pag. 134 e seg.; Guicciardini, Storia fiorentina, pag. 351-352.

112.  Opere (P. M.), vol. V, pag. 343, e Scritti inediti del Machiavelli, pag. 339-341.

113.  Lettera del 18 agosto 1508, Opere (P. M.), vol. V, pag. 338. Gli si mandano con essa 500 ducati. Vedi nello stesso volume la patente del 16 agosto. Queste Commissioni al campo e nel territorio si trovano nelle Opere, vol. VII, e nelle Opere (P. M.), vol. V; altri documenti relativi alle stesse trovansi negli Scritti inediti e nelle Opere (P. M.), vol. I e vol. V. Da essi apparisce che il Machiavelli fu nel marzo ed aprile 1508 in giro pel territorio della Repubblica, 34 giorni, «a cappare fanti, ed ebbe per le spese 17 fiorini larghi.» Opere (P. M.), vol. I, pag. LXIX. Il 18 agosto gli si mandarono 800 fiorini larghi, per pagare i fanti e dare il guasto ai Pisani. Ibidem, pag. LXXI. Nell'ottobre fu mandato in giro a cappar fanti per dar nuovo guasto al miglio ed alle biade. Ibidem, pag. LXXI. Nel marzo 1508/9 ebbe 12 fiorini larghi per spese fatte in 24 giorni, che era stato in giro con tre cavalli ad eleggere caporali per le compagnie. Poi gli si mandarono i danari per pagare i fanti: una prima volta fiorini larghi 283, soldi 6, denari 10; una seconda, 285 e lire 5, e così di seguito. Nel maggio lo troviamo a Pescia e Pistoia a raccoglier pane e vettovaglie, nel giugno gli è fatto un pagamento di lire 8 al giorno, per 89 giorni che era stato in giro. Opere (P. M.), vol. I, pag. LXXII. Da tutto ciò si vede che cumulo di faccende gli veniva addosso, e come non restasse mai fermo.

114.  Desjardins, Négociations, etc., vol. II, pag. 256-297. Vedi più specialmente la lettera 13 marzo 1509 a pag. 293.

115.  Scritti inediti, pag. 347-348.

116.  Buonaccorsi, Diario, pag. 138.

117.  Lettera di Andrea della Valle, 19 febbraio 1508/9. Opere (P. M.), pagina 353.

118.  Opere, vol. VII, pag. 240. Lettera del 20 febbraio.

119.  Opere (P. M.), vol. V, pag. 373 e 378.

120.  Lettera 7 marzo 1508/9. Opere, vol. VII, pag. 240.

121.  Il Guicciardini, che è sempre poco benevolo al Soderini, dice che questa elezione fu deliberata, perchè le cose «si facessino con più ordine e più riputazione, non si trovando in campo pel pubblico altri che Niccolò Machiavelli, cancelliere dei Dieci.» Storia fiorentina, pag. 381. V'era però, come abbiam visto, anche il Capponi.

122.  Guicciardini, Storia fiorentina, cap. XXXIII, pag. 387-8; Buonaccorsi, Diario, pag. 138-9.

123.  L'ambasceria era composta di cittadini e contadini. Il Guicciardini (Storia fiorentina, pag. 332) dice che in tutto erano 20; l'Ammirato (Istoria fiorentina, vol. V, lib. XXVIII, pag. 497: Firenze, Batelli, 1846-1849) dice che il salvocondotto fu concesso a 24 persone. Secondo le stampe il Machiavelli direbbe, che col seguito erano in tutto «una caterva di 161, o più.» Opere, voi. VII, pag. 255. Nelle Opere (P. M.), vol. V, pag. 392, si legge: «una catena di 161, o più.» L'autografo però dice: «una catena di 16, o più.» Fu preso per un 1 il punto che è dopo il 16, e che gli antichi solevano mettere dopo le cifre.

124.  Vedi la lettera e la Commissione dei Dieci in data 10 marzo 1508/9, Opere (P. M.). vol. V, pag. 384.

125.  Guicciardini, Storia fiorentina, pag. 387 e seg.

126.  Opere, vol. VII, pag. 249 e segg. Lettera del 15 marzo 1508/9.

127.  La lettera dei Dieci è in data dei 5 aprile, e sopra v'è scritto: Cito
ito
[ovunque] sia per via. Gli ordinava di trovarsi in Firenze lo stesso giorno, con tutte quelle genti aveva seco, o quante poteva: «Sollecita quanto puoi, perchè il caso lo ricerca.» Questa lettera è pubblicata nelle Opere (P. M.) fra quelle della Commissione al campo contro Pisa. Ne sono aggiunte altre che si trovano fra le Carte del Machiavelli, scritte da Firenze in nome dei Dieci, indirizzate a lui in campo, e firmate col suo nome. Parrebbe così che il Machiavelli scrivesse da Firenze lettere al Machiavelli nel campo di Pisa, tanto più che gli editori (P. M.) non danno spiegazione del fatto strano. Ma ritenendo egli sempre l'ufficio di segretario dei Dieci, la cancelleria continuava a porre in fine delle lettere d'ufficio, secondo l'uso, il nome del segretario, sia in esteso, sia con le sole iniziali, anche se il titolare era assente. Nè le lettere, nè la firma sono, com'è ben naturale, di mano del Machiavelli.

128.  Lettera 16 aprile 1509. Opere, vol. VII, pag. 258.

129.  Opere (P. M.), vol. V, pag. 401. Lettera del 17 aprile 1509.

130.  Lettera 21 aprile dal campo di San Piero in Grado. Opere, vol. VII, pag. 262.

131.  Lettera 18 maggio da Pistoia. Opere, vol. VII, pag. 265.

132.  La lettera trovasi nell'Archivio fiorentino, ed è pubblicata nelle Opere, vol. VII, pag. 267, e nelle Opere (P. M.), vol. V, pag. 413. Era scritta dal campo in Val di Serchio dal Machiavelli, che vi pose di sua mano anche le tre firme dei Commissari.

133.  La lettera del 21 maggio, scritta dal Machiavelli e firmata dal Salviati, dice che dovevano essere cinque contadini e quattro cittadini; ma la credenziale dei signori di Pisa corregge l'errore. Opere (P. M.), vol. V, pagina 415.

134.  Lettera del 24 maggio 1509 da San Miniato, scritta dal Machiavelli e firmata dal Salviati. Opere (P. M.), pag. 417.

135.  Lettera del 3 giugno 1509. Opere, vol. VII, pag. 279. Lettera di Antonio da Filicaia, 3 giugno 1509. Opere (P. M.), vol. V, pagina 423.

136.  Opere, vol. VII, pag. 284 e seg.; Opere (P. M.), vol. V, pagina 427.

137.  Carte del Machiavelli, cassetta IV, n. 40. Opere (P. M.), vol. V, pagina 429.

138.  Il Guicciardini, Storia d'Italia, lib. VIII, cap. III, dice: «In questo fu memorabile la fede dei Fiorentini, che ancora che pieni di tant'odio, ed esacerbati da tante ingiurie, non furono meno costanti nell'osservare le loro promesse, che facili e clementi nel concederle.»

139.  Nardi, Storia di Firenze, vol. I, pag. 409-10.

140.  Sismondi, Hist. des répub. italiennes: Bruxelles, 1838-39, vol. VII, a pag. 244. Capitolazione per la resa della città di Pisa sotto il dominio della Repubblica fiorentina, presso Flaminio Dal Borgo, Raccolta di diplomi pisani, pag. 406-28.

141.  Carte del Machiavelli, cassetta VI, n. 43. Questa lettera del Vespucci fu pubblicata nelle Opere (P. M.), vol. V, pag. 431 in nota.

142.  Vedi la lettera in Appendice, documento VI. L'originale trovasi nelle Carte di Machiavelli, cassetta IV, n. 45; il brano qui sopra riportato fu in parte pubblicato nelle Opere (P. M.), vol. V, pagina 431.

143.  Guicciardini, lib. VIII, cap. 2: Sismondi, vol. VII, cap. 7.

144.  Carte del Machiavelli, cassetta VI, 53.

145.  La lettera fu pubblicata dal signor Saltini, in appendice ad un suo scritto sul Giustinian. Arch. Stor. ital., Serie III, vol. 26, pag. 72 e seg.

146.  Ciò risulta ora assai chiaro dai documenti, che il senatore Lampertico ha pubblicati in appendice al Discorso che lesse il 29 gennaio 1893, come Presidente della R. Deputazione Veneta di Storia Patria. Venezia, Fratelli Visentini, 1893.

147.  Sebbene sul valore della Orazione io avessi portato sempre lo stesso giudizio, pure, specialmente dopo le notizie raccolte dal signor Saltini, ero disposto a crederla opera del Giustinian. Ma, dopo i documenti pubblicati dal senator Lampertico, ne dubito fortemente, come del resto ne avevano dubitato molti scrittori veneti, ai quali, col solito suo acume critico, s'era unito ancora il Ranke.

148.  Già il Romanin, Storia documentata di Venezia, vol. V, lib. XIII, cap. III, pag. 217, aveva messo in dubbio la verità della tradizione; i documenti pubblicati ora dal senatore Lampertico nel citato suo discorso, confermano l'opinione dello storico veneto.

149.  Sismondi, Hist. des répub. italiennes, vol. VII, chap. VIII.

150.  Discorso sopra le cose dì Alemagna e sopra l'Imperatore, al quale abbiamo già accennato. Non sono che due sole pagine. Opere, vol. IV, pag. 174.

151.  Nardi, Storia fiorentina, vol. I, pag. 419-20. Il signor Gaspar Amico nel suo libro sul Machiavelli (pag. 326, nota 2), cita il trattato originale, che trovasi nell'Archivio fiorentino, pergamena 24 ottobre 1509.

152.  Il Buonaccorsi, Diario, pag. 144, scrive: «25 novembre;» ma la commissione al Machiavelli dice: «non più tardi del 15.»

153.  Lettera del 20 novembre, da Mantova. Opere, vol. VII, pagina 297.

154.  Cioè: fedeli a San Marco.

155.  Lettera del 26 novembre.

156.  Lettera del 29 Novembre.

157.  Lettera del 1º dicembre.

158.  Lettera del 7 dicembre.

159.  Questa descrizione egli riprodusse poi, con qualche variante di pura forma, nel libro V delle sue Istorie fiorentine (Opere, vol. II, pag. 45), come fu già notato dal Ranke, Geschichte der romanischen und germanischen Völker von 1494 bis 1514 (zweite Auflage. Leipzig, 1874), pag. *153 della 2ª parte del volume, intitolata: Zur Kritik neuerer Geschichtschreiber.

160.  Debbo riconoscere che questo verso dà modo di sostenere che il Decennale Secondo sia stato composto più tardi, cioè qualche tempo dopo il 1512, anno in cui cadde la Repubblica e cominciarono davvero le sventure del Machiavelli. Egli avrebbe così cominciato a scrivere quando il decennio di cui voleva discorrere era finito o quasi. Resterebbe solo a spiegarsi, perchè mai si fermasse appunto al 1509, anno che certo ebbe per l'Italia una triste fine, che potè avere assai addolorato l'animo del Machiavelli. Si tratta in sostanza d'una cronica in versi, e non è impossibile che sia stata scritta interrottamente, a misura che gli avvenimenti seguivano, e quando l'autore aveva tempo libero. In ogni modo fra tali incertezze, mi parve opportuno parlare di questo brano del Decennale Secondo quando ebbero luogo gli avvenimenti che esso narra.

161.  Decennale Secondo, nelle Opere, vol. V, pag. 374-80.

162.  L'originale di questa lettera trovasi nell'Archivio fiorentino, Carte Strozziane, filza 139, a c. 216. Fu più volte copiata e venne poi pubblicata alquanto scorrettamente ed incompiutamente a pagina 1142, nella edizione delle Opere del Machiavelli, in un sol volume, stampato a Firenze, Usigli, 1857. La ripubblicò per intero il signor E. Alvisi, nel volumetto, Lettere familiari di N. Machiavelli. Firenze, Sansoni, 1883.

163.  Carte del Machiavelli, cassetta IV, n. 55. Appendice, doc. VII.

164.  Vedi nelle Opere (P. M.) i documenti pubblicati, vol. I, pagine LVIII e LIX. Da essi risulta che l'accordo fra Totto e Niccolò era stato fatto il 21 giugno 1508. Il 15 aprile 1511 gli ufficiali del Monte, «deliberaverunt quod onus Xe (Decimae) domini Bernardi de «Machiavellis.... describatur et ponatur poste domini Nicolai domini Bernardi de Machiavellis, etc.» Questi medesimi beni, aggiunge il Passerini, «vegliavano in conto dei figli di Niccolò Machiavelli «nel 1534,» quando si fece di nuovo il catasto.

165.  Cioè camuffato.

166.  La lettera autografa lascia così in tronco la frase.

167.  Questa lettera, che si trova fra le Carte del Machiavelli, venne pubblicata dal Passerini nelle Opere (P. M.), vol. I, pag. LXXIII e segg.

168.  Il far ricadere sui figli le conseguenze dei divieti o anche delle condanne pronunziate contro il padre, era assai comune nei costumi ed anche negli Statuti in Firenze. In quei medesimi anni Filippo Strozzi, avendo sposato una figlia di Piero de' Medici veniva, come vedremo, condannato, perchè questi era ribelle. Ed il Guicciardini (Storia fiorentina, pag. 377) osserva che fu mossa, a questo proposito, anche un'altra querela; giacchè, essendo Piero venuto armata mano contro la Città, «era per virtù di uno statuto nostro caduto in pena di rubello e lui e i suoi discendenti; e così, che Filippo Strozzi aveva a essere punito, non come se avessi tolto la figliuola di uno rubello, ma come d'avere tolto una rubella.»

169.  Il Tommasini (I, 377, nota 3) pubblica una Patente di nobiltà (civilitatis et nobilitatis) del Machiavelli, in data 15 maggio 1507. In essa si dice che la nobile famiglia Machiavelli, «omnes Reipubblicae nostrae honores et Magistratus gessit iampridem et adhuc gerit.... Significamus ob id omnibus Nicolaum Bernardi Iacobi.... etc. ea familia genitum ingenuis parentibus et honestis maioribus carissimus nobis esse; testimonioque nostrarum huiuscemodi licterarum nobilitatis suae fidem omnibus facimus commendamosque omnibus ob merita familiae suae.»

Questa patente di cui, come nota il Tommasini, si ha solo una copia, deve essere in qualche punto errata. Il padre di Bernardo fu Niccolò di Boninsegna, e non Iacobi, come essa dice, il che può essere un errore dell'amanuense. È notevole poi, che nel 1507, senza nessuna visibile ragione, si dia questa patente di nobiltà, si faccia questa raccomandazione per la famiglia Machiavelli, e s'insista tanto sulla onestà e legittimità degli antenati di Niccolò. Ciò riconferma che delle voci calunniose erano state diffuse allora dai suoi nemici contro di lui.

170.  D. Marzi, La Cancelleria della Repubblica fiorentina, pag. 172. Rocca S. Casciano, Cappelli, 1910.

171.  Tommasini, I, 665 e segg.

172.  Marzi, pag. 281.

173.  Il dì 28 febbraio 1509/10 gli furono dati fiorini, 54 cioè un fiorino al giorno, oltre il suo ordinario salario: «ad ragione di giorni 54, incominciati a dì 10 novembre, et finiti per tutto dì due di gennaio prossimo passato, che tornò in Firenze.» Opere (P. M.), vol. I, pag. LXXXIII.

174.  Opere (P. M.), vol. I, pag. LXXV, nota 27.

175.  Ibidem, nota 28.

176.  Sommario della Relazione di Roma di Domenico Trevisan, 1º aprile 1510, in Albèri, Relazioni degli Ambasciatori Veneti, serie II, vol. III, a pag. 36.

177.  Vedi la legazione del Nasi nel Desjardins, Négociations, etc., vol. II.

178.  Sommario della Relazione di Roma, qui sopra citato.

179.  Sismondi, Histoire des Républiques italiennes, vol. VII, capitolo VIII.

180.  Buonaccorsi, Diario, a pag. 148, dice 700 uomini d'arme e 700 fanti; ma varie lettere private danno altre cifre, e 700 uomini d'arme par veramente troppo. Vedi in Appendice, doc. VIII, alcune lettere scritte da amici del Machiavelli, dalle quali apparisce come questo affare del Colonna restasse lungamente un mistero pei Fiorentini, e desse loro molto da pensare. Essi ebbero anche ingiusti rimproveri dalla Francia, che sospettava o mostrava sospettare in ciò della loro buona fede.

181.  Sismondi, Histoire des Républiques italiennes, vol. VII, cap. IX, pagina 320.

182.  Opere, vol. VII, pag. 320 e seg. Manca la commissione, v'è solo una prima lettera del Soderini, che poi, come soleva, gliene scrisse anche altre in forma privata.

183.  Ciò è confermato anche nello stanziamento del 20 giugno 1510, che gli fissava il salario, e che venne pubblicato dal Passerini, Opere (P. M.), volume I, pag. LXXVI. Esso dice infatti, che il Machiavelli fu inviato «per essere rimasto quello luogo vacuo di ambasciatore, et fino ad tanto sarà giudicato necessario vi stia, per dare adviso alla giornata al magistrato loro (cioè ai Dieci) di tutte le cose che occorreranno.»

184.  Lettera del 18 luglio da Blois.

185.  Lettera del 21 luglio da Blois.

186.  Lettera del 26 luglio da Blois.

187.  Lettera del 3 agosto da Blois.

188.  Che nello scrivere le lettere di questa legazione il Machiavelli avesse posto maggior cura del solito, è provato dal fatto che di esse troviamo non solo le copie ufficialmente mandate ai Dieci, ma anche le prime bozze, che egli poi correggeva nel copiarle: qualche volta troviamo anche un compendio fatto da lui stesso delle proprie lettere. In generale le antiche edizioni pubblicarono le prime bozze che sono nel Codice Ricci; ma nelle Opere (P. M.) furono pubblicate le lettere ufficiali spedite ai Dieci, le quali sono nell'Archivio fiorentino, e spesso hanno non solo notevoli varianti, ma anche brani in cifra, che mancano nelle bozze, e perciò nelle altre edizioni (Vedi per esempio la lettera 26 luglio). Non è quindi senza utilità il paragonarle fra loro. Il Tommasini, che fu il primo a far questo paragone (I, 494 e segg.), osservò, tra molte altre cose, che là dove la bozza della lettera 3 agosto accenna esplicitamente all'oratore di Roma (che era Camillo Leonini, vescovo di Tivoli), nella copia ufficiale, per maggiore prudenza, è scritto invece: un uomo qui di grande autorità.

189.  Vedi nelle Opere (P. M.), vol. VI, pag. 33, la lettera che gli scrisse il Soderini il 26 luglio.

190.  Lettera del 3 agosto da Blois.

191.  Lettera del 3 agosto da Blois.

192.  Lettera del 9 agosto da Blois.

193.  Lettera del 13 da Blois.

194.  Lettera del 18 agosto da Blois.

195.  Il Machiavelli riceveva continue lettere dai Dieci, dal Gonfaloniere e da amici, che gli parlavano di questi pericoli della Repubblica. Molte di esse sono pubblicate, insieme con quelle della terza legazione in Francia, nelle Opere (P. M.), vol. VI. Vedi anche Appendice, doc. IX.

196.  Lettera del 27 agosto.

197.  Come si vede da altre lettere al Machiavelli, pubblicate del pari nelle Opere (P. M.), vol. VI. Vedi anche Appendice, doc. X.