198. Sismondi, Hist. des répub. ital., vol. VII, cap. IX, pag. 318.
199. Lettera del 2 settembre.
200. Lettera del 5 settembre.
201. Le lettere dei Dieci all'Acciaioli cominciano sempre con le parole: Magnifice Orator; quelle al Machiavelli, invece, con le parole: Spectabilis Vir.
202. Lettera del 5 settembre.
203. Lettera del 24 agosto da Blois.
204. Lettera del 10 settembre.
205. Ebbe lo stipendio di lire 10 il giorno, computato in esse il salario di cancelliere, «che così fu dato altra volta fu mandato in detto luogo.» Corrispondevano a lire 12 di piccioli, in cui venivan comprese lire 2, soldi 4, denari 11 piccioli, pel salario ordinario, che riceveva a Firenze. Il 12 novembre, fatti i conti, risultò che gli spettavano in tutto lire 1416 di piccioli. Aveva già avuto in acconto lire 700; il suo salario ordinario gli dava, per quei giorni, lire 264, soldi 17, denari 2 piccioli; restavano quindi lire 451, 2, 10 che gli furon pagate. Vedi gli Stanziamenti pubblicati dal Passerini, Opere (P. M.), vol. I, pag. LXXVI.
206. Carte del Machiavelli, cass. V, n. 23. Ivi sono anche alcune lettere di Roberto Acciaiuoli al Machiavelli, già tornato in Firenze, le quali accennano alla vita allegra che allora facevano, ai poco leciti amori, ed anche alle insistenze dei Francesi della Corte, per fare aumentare i donativi in danaro (Busta V, 65). Vedi in Appendice, doc. XI, la citata lettera del Buonaccorsi. Non sappiamo se di quella malattia morisse poi la moglie.
207. Giov. Cambi, Istorie, vol. II, pag. 253 e seg. (Nelle Delizie degli Eruditi Toscani del padre Ildefonso, vol. XXI).
208. Tutto ciò è mirabilmente esaminato e descritto dal Guicciardini nella sua Storia fiorentina, cap. XXXII, ed anche nella sua Storia d'Italia, volume V, lib. X, cap. I, pag. 27. Lo stesso dicono gli altri storici e cronisti del tempo.
209. V. la sentenza in Appendice, doc. XII.
210. Cambi, loc. cit., pag. 242-3.
211. Cambi, Istorie, loc. cit., pag. 243 e seg. L'Ammirato segue fedelmente il Cambi. Il Guicciardini nella Storia d'Italia, in fine del cap. III, lib. IX, vol. VI, pag. 202, accenna alla congiura, dicendo che ebbe «qualche infamia la persona del Pontefice, come se fosse stato conscio e fautore che, per mezzo del cardinale dei Medici, si trattasse con Marcantonio Colonna ed alcuni giovani fiorentini, che fosse ammazzato in Firenze Piero Soderini gonfaloniere, ecc.»
212. Cambi, Istorie, vol. II, pag. 249. L'Ammirato parla di questa legge, seguendo il Cambi, e ripetendone le inesattezze, fra le altre quella che con essa fosse stato allora abolito il Parlamento, che era stato invece abolito assai prima, al tempo cioè del Savonarola. La provvisione che è del 20 gennaio 1510/11, trovasi nell'Archivio fiorentino, Consigli Maggiori, Provvisioni, reg. 201, a c. 41-43. Dal suo preambolo, che qui sotto riportiamo, si vede chiaro com'è nato l'errore della pretesa abolizione del Parlamento in quest'anno: «Desiderando i mag.ci et ex.si Signori stabilire et totalmente fermare il presente pacifico stato populare, vivere et libertà, et provedere che per alchuno benchè grave accidente non s'abbi a maculare nè risolvere; et pensando che quando, per alchuno accidente ordinario o extraordinario, manchassi in tutto el numero d'alchuno de' tre maggiori ufici e magistrati della nostra Città, o si diminuisse in modo che non vi restassi el numero sufficiente, cioè i dua terzi, o le borse di quelli da chi volesse malignare fussino state maculate, tolte, arse o ocultate, in modo che non si potessi ritrarre gli schambi, verrebbono a manchare et cessare tucte le actioni del detto presente stato et libertà; et come questo sarebbe causa che, non si potendo altrimenti riordinarle, s'avessi a venire a uno Parlamento, el quale, avendosi a fare co l'arme, si farebbe a proposito di chi fussi più potente, non di chi desiderassi bene e pacificamente vivere; pertanto.... provviddono et ordinarono, etc.» — Gli articoli della provvisione poi dispongono circa il modo di provvedere all'elezione dei magistrati, ed anche alla reintegrazione delle borse, mediante convocazione straordinaria del Consiglio Maggiore.
213. In questa città era stato anche inviato, come architetto militare, Giuliano da S. Gallo.
214. Opere (P. M.), vol. I, pag. LXXVII-IX. In queste gite gli erano pagate solo le spese di viaggio.
215. Archivio di Siena, Deliberazioni della Balìa, vol. LII, 2 dicembre 1510: «Venne messer Niccolò Machiavelli mandatario fiorentino, e presentato le lettere di credenza, disdisse la tregua in nome de' Fiorentini, della quale apparisce nel libro de' capitoli tra Fiorentini e Senesi.» V. Appendice, doc. XIII.
216. Guicciardini, Storia d'Italia, vol. V, lib. X, cap. I, pag. 8.
217. Buonaccorsi, Diario, pag. 162, copiato dal Nardi, vol. I, pag. 448; Sismondi, vol. VII, pag. 353; Ammirato, ad annum; Gaspare Amico, Vita di N. Machiavelli, pag. 348-50.
218. I Fiorentini volevano dapprima fare addirittura col principe di Monaco un trattato per dieci anni (V. Opere, vol. VII, pag. 391); ma poi, considerando che esso esercitava colà una specie di pirateria, credettero che l'accordo fosse «dishonorevole et anche pericoloso,» e mutarono avviso. V. G. Rossi, Il diritto di porto della Città di Monaco e N. Machiavelli, nell'Arch. Stor. It., S. V, vol. IV, pagina 190 e seg. V. anche Opere (P. M.), vol. I, pagina LXXIX e Gaspar Amico, Vita di N. Machiavelli, pag. 352, nota 3 e pag. 353, nota 1.
219. Fin dall'aprile 1510 i Veneziani avevano invano avvertito il Papa, che il Cardinale era amico dei Francesi. Vedi Brosch, Papst Julius II, pag. 224. I sospetti che correvano allora intorno alle relazioni del Papa col Cardinale, dimostrano la corruzione dei tempi e la pessima opinione che s'aveva dei costumi di Giulio II. Certo la sua vita giovanile dava ragione a molte accuse; ma i fatti particolari, cui ora si alludeva, erano tutt'altro che provati. E di ciò conviene lo stesso Brosch, il quale, sebbene abbia scritto il suo libro con animo ostile a Giulio II, più di una volta, dopo essersi lungamente fermato ad esporre ed esaminare le oscene accuse, deve anch'egli finir col dire, che non sono in nessun modo provate: «Die empörenden Beschuldigungen, welche deshalb auf Julius' Namen gehäuft wurden, fallen zurück auf die Lästerer jener Zeit, und sind unzweifelhaft ein Nachklang ihrer Reden, während es höchst fraglich ist, ob der Papst solche wirklich verdient habe,» pagina 224.
220. Sismondi, vol. VII, cap. IX; Gregorovius, vol. VIII, cap. I, pag. 65-7. Di questi fatti parlano ancora tutti gli storici veneti, come il Bembo, il Priuli, Marin Sanuto, ecc. Ne parla anche Paride de' Grassi, il quale più di ogni altro si mostra avverso al cardinale Alidosi, «qui pastor servare Bononiam debuit et potuit, prodidit et perdidit, die iovis XX Maii, hora circiter XX.» Secondo lui il Cardinale era d'accordo coi nemici, ma ciò non è affermato dagli altri storici. Paridis Grassi, Diarium Pontificatus Julii II, vol. II, a c. 146t (Biblioteca Nazionale di Firenze, Ms. Magliab. ii, II, 145). Ed a carte 147, egli aggiunge che i cittadini più fedeli al Papa volevano difendere le porte di Bologna, e si rivolsero a lui; «sed is qui ad malum natus est, et qui populum et civitatem ac Pontificis honorem barbaris vendere statuit, blande respondit: non timendum esse, quoniam optime rebus omnibus et saluti omnium consuluisset. Itaque, cum alii ad eum confugerent hoc idem annuntiantes, ipse Iudas proditor, simulato habitu, cum suis satellitibus, fere centum, aufugit ex palatio.»
221. «Si in manus meas veniet dux nepos meus, quadripartitum eum faciam ex merito suo.» Invece quando gli fu detto della perdita della città e della colpa del legato, annunziò il fatto ai cardinali con poche parole: «Uno verbo captam esse Bononiam ab hostibus indicat, non tamen legatum dixit in hoc peccasse.» Diarium cit., a c. 14t.
222. «Bone Deus, quam iusta sunt iudicia tua, unde tibi omnes gratias agimus, quod de proditore perfido dignas prodictionis suae poenas sumpsisti; et licet homo hoc fecerit supplicium, tamen a te sine quo nec folia in arbore movetur, commissum aut saltem permissum credimus, ideoque gratias rursus tibi agimus.» Diarium cit., a carte 148t. Vedi anche Reumont, Geschichte der Stadt Rom. vol. III, parte II, pag. 40 e seg.; Brosch, Papst Julius II, pag. 222 e seg.
223. Vedi a questo proposito il documento pubblicato dal Tommasini (I, pag. 702-3), nel quale si discorre di radunare il Concilio a Firenze.
224. Filippo de' Nerli, Commentarii dei fatti civili occorsi dentro la città di Firenze. Augusta, 1728, lib. V, pag. 102-3; Guicciardini, Storia d'Italia, lib. IX, cap. 4.
225. Gregorovius, Geschichte, etc.; P. Lehmann, Das Pisaner Concil von 1511, Inaugural Dissertation: Breslau, Jungfer, 1874.
226. L'Amico, Vita di N. Machiavelli, a pag. 356 e 357, in nota, pubblica, ma con alcuni errori, due lettere, una in data del 7 settembre 1511, scritta dal Papa contro il Concilio, l'altra del 27, scritta dall'Imperatore a favore di esso. Le diamo in Appendice, doc. XIV, dopo averle collazionate cogli originali, che sono nell'Archivio fiorentino.
227. Guicciardini, Storia d'Italia, vol. V, pag. 29.
228. Lehmann, Das Pisaner Concil von 1511; Brosch, Papst Julius II, pag. 234 e seg.
229. Buonaccorsi, Diario, pag. 163.
230. Opere, vol. VII, pag. 394. L'originale trovasi nelle Carte del Machiavelli, cass. V, n. 155.
231. Desjardins, op. cit., vol. II, pag. 528-32. A Gastone di Foix davano il titolo di Luogotenente o anche di Vicerè.
232. Opere, vol. VII, pag. 407. Di questa lettera sono nell'Archivio fiorentino (classe X, dist. 4, n. 109, ora Dieci di Balìa, Carteggio, Responsive, n. 105) due copie, una di mano del Machiavelli a carte 99-100; l'altra di mano diversa, con un allegato (carte 94-97) che contiene il deciferato. In ambedue la firma è della stessa mano che ha scritto il deciferato. Nella medesima filza sono altre dieci lettere dell'Acciaiuoli, che vanno dal 2 al 30 ottobre, ed altre ancora ve ne sono nella filza successiva: nessuna di queste è però scritta di mano del Machiavelli.
233. La gita durò 54 giorni, essendo egli partito da Firenze il 10 settembre. Ebbe le solite 12 lire di piccioli il giorno, computato in esse il suo salario ordinario, e 60 fiorini d'oro per le spese di viaggio. Opere (P. M.), vol. I, pag. LXXX-I.
234. Cambi, Istorie, vol. II (XXI delle Delizie, ecc.), pag. 268 e seg.; Guicciardini, Storia d'Italia, vol. V, lib. X, cap. II, pagine 34-41.
235. Ed infatti, quando più tardi i Fiorentini si trovarono vicini ad essere assaliti dagli Spagnuoli, gli ricordarono, sebbene lo facessero invano, le promesse giurate. Vedi nell'Archivio di Siena (Lettere alla Balìa), la lettera 24 agosto 1512.
236. Guicciardini, ibid., pag. 41-2.
237. Lettera del Pandolfini da Brescia, 13-14 ottobre 1511, in Desjardins, op. cit., vol. II, pag. 533-37.
238. Lettera dello stesso, 15-17 ottobre, in Desjardins, op. cit., vol. II, pag. 537-40.
239. Guicciardini, Storia d'Italia, vol. V, lib. X, cap. II, pag. 45-6; Buonaccorsi, Diario, pag. 164; Nardi, vol. I, pag. 452.
240. Guicciardini, loc. cit.
241. Lettera del Machiavelli scritta da Pisa il 6 novembre, nelle Opere, vol. VII, pag. 414 e seg. Ivi (in nota, pag. 415 e seg.) sono anche le Relazioni sulle adunanze del Concilio, alle quali il Machiavelli era presente. Nella lettera che le accompagna, i compilatori di esse dicono: «Circa la solempne messa.... se ne manda un breve sumpto ad VV. SS. di quanto s'è potuto ritenere, rapportandoci in quello mancassimo alla prudentia di Niccolò Machiavelli el quale etiam fu presente, et a queste cose è più pratico di noi.» Gli originali delle Relazioni e della lettera si trovano nell'Archivio fiorentino, classe X, dist. 4, n. 110, ora Dieci di Balìa, responsive, n. 106, a c. 54-55, 102 e 148.
242. Opere, ibidem.
243. Lettera del Pandolfini in data di Milano 1-7 dicembre, nel Desjardins, op. cit., vol. II, pag. 543-5.
244. Storia d'Italia, vol. V, lib. X, cap. II, pag. 46.
245. Lettera di Bernardo da Bibbiena al cardinal de' Medici, legato in Romagna, 19 ottobre 1511, in Desjardins, op. cit., vol. II, pag. 542-3.
246. Altra lettera dello stesso al cardinal de' Medici, 18 dicembre 1511.
247. Guicciardini, Storia d'Italia, vol. V, pag. 64.
248. Storia d'Italia, vol. V, pag. 74-5. È il numero di quelli entrati in più tempi nella città. Il Buonaccorsi, infatti, che qui è di continuo copiato dal Guicciardini, dice che, prima di entrare in Bologna. Gastone aveva 800 lance e 10,000 uomini. (Diario, pag. 166). Così con quelli che già erano dentro, s'arriva presso a poco al totale che è dato dal Guicciardini.
249. Il Buonaccorsi dice: 250 lance e 2000 fanti.
250. Queste sono le cifre date da Francesco Pandolfini oratore fiorentino presso Gastone de Foix (Desjardins, op. cit., vol. II, pagina 581 e seg.). Quelle date dal Buonaccorsi e dal Guicciardini, nella sua Storia d'Italia, differiscono alquanto da queste, e non vanno neppure d'accordo fra loro, come sono diverse ancora quelle che Iacopo Guicciardini mandava, in una sua lettera da Firenze, al fratello Francesco, allora nella Spagna. Vedi Guicciardini, Opere inedite, vol. VI, pag. 36 e seg.
251. Guicciardini, Storia d'Italia, vol. V, pag. 98.
252. Lettera di Iacopo Guicciardini al fratello. Guicciardini, Opere inedite, vol. VI, pag. 41; Relazione dell'Ambasciatore Francesco Pandolfini sulla battaglia di Ravenna, in Desjardins, op. cit., vol. II, pag. 584.
253. Guicciardini, Storia d'Italia, vol. V, pag. 93-113, lib. X, capitolo IV. Questo autore dice che i morti nella battaglia di Ravenna furono 10 mila (pag. 110). Il Buonaccorsi invece (Diario, pag. 174) dice 4 mila Francesi e 12 mila confederati. Piero Guicciardini, scrivendo al figlio nella Spagna, il 30 aprile 1512, scriveva che in tutto morirono 16 mila uomini, un terzo dei quali Francesi (Guicciardini, Opere inedite, vol. VI, pag. 47). Iacopo invece scriveva al fratello (ibidem, pag. 36 e seg.) che, secondo alcuni, i morti erano stati 12 mila, un terzo dei quali Francesi; secondo altri, 20 mila. Francesco Pandolfini, ambasciatore fiorentino presso Gastone di Foix, dice nella sua relazione, come il Buonaccorsi, che erano cioè morti 4 mila Francesi e 12 mila Spagnuoli (Desjardins, op. cit., vol. II, pag. 581). Il Buonaccorsi assai probabilmente prese le sue cifre dal Pandolfini.
254. Francesco Vettori, Sommario della Storia d'Italia dal 1511 al 1527, pag. 287 (in Arch. Stor. It., Appendice, vol. VI, p. 287). V. anche Guicciardini, Storia d'Italia, vol. V, pag. 143 e seg.
255. Le lettere di G. V. Soderini scritte nel luglio ed agosto 1512 e le Consulte e Pratiche tenute negli stessi mesi possono leggersi nel Tommasini, vol. I, Appendice, doc. XIV e XV.
256. Il testamento è del 16 maggio 1512, e fu dato in luce da D. S. Razzi, nella sua Vita di Piero Soderini, Padova, 1737.
257. Vettori, Sommario, pag. 289-90.
258. Trovasi nelle Opere, vol. I, pag. CXXXIII.
259. Questo Consulto, che è a stampa senza data (Opere, vol. IV, pag. 455), parla solo del signor Iacopo, senz'altro. Gli editori delle Opere (P. M.) credettero che fosse Paolo Corso (vol. IV, pag. 358), e così credette anche G. Livi (La Corsica e Cosimo I de' Medici, pagine 18-19), il quale lo dice poi eletto capitano delle fanterie nel 1514, per consiglio del Machiavelli, che invece era stato già destituito nel 1512. Nell'edizione delle Opere minori del Machiavelli (Firenze, Le Monnier, 1852), una nota, ripetuta anche nell'edizione fiorentina di tutte le Opere, fatta nel 1857, suppone che si parli invece di Iacopo Savelli. E così deve essere certamente, perchè nel Codice Ricci il Consulto ha, nel titolo, la data del 6 maggio 1511, ed il nome di Iacopo Savelli. Vedi anche il Codice 47, LVIII, pag. 152 della Barberiniana di Roma.
260. Opere, vol. VII, pag. 420-1.
261. Scritti inediti pubblicati dal Canestrini, pag. 368 e seg.
262. Vedi la Provvisione nelle Opere, vol. IV, pag. 447. Il Codice Ricci contiene alcune bozze delle Provvisioni sull'Ordinanza, e qualche frammento, assai monco, di lettere o discorsi sulla stessa. Il Tommasini, fra molti estratti del Codice, pubblica anche questi. Noi diamo qui solo un brano che ci pare notevole, e sul quale avremo forse occasione di tornare. Parlando delle obbiezioni che si facevano al modo di formare l'Ordinanza a cavallo da coloro i quali dicevano di temere che i capi di essa potessero farsi tiranni, il Machiavelli osserva: «Chi pensa ad ogni inconveniente che può nascere, non comincia mai cosa alcuna, perchè questa è una massima, che non si cancella mai uno inconveniente, che non se ne scoprisse uno altro, e sempre si pigliano le cose manco ree per buone. E veramente, quando pure il tiranno venisse, egli è manco male stare a discrezione de' suoi che delli esterni, come stanno le città prive dell'armi che sieno loro, come è la vostra. E così fosse questa cosa, o simile, intesa come ella è necessaria a non volere stare con il più tristo facchino che vesta armi in Italia.» Bibl. Naz. di Firenze, Cod. Palat. E. B. 15, 10 a c. 68.
263. Scritti inediti, pag. 382-4.
264. Opere, vol. VII, pag. 420-26; Scritti inediti, pag. 378-80.
265. Opere, vol. II, pag. 428.
266. Scritti inediti, pag. 385-94.
267. Opere, vol. VII, pag. 431-8. Le lettere del Carducci furono pubblicate da G. Guasti fra i documenti sul Sacco di Prato, nelle Dispense CLXXVII-VIII delle Curiosità letterarie. Bologna, Romagnoli, 1880.
268. Queste due lettere furono pubblicate dal Tommasini nell'Appendice al suo I vol., pag. 738 e segg.
269. Storia d'Italia, vol. V, pag. 152.
270. Il discorso del Soderini trovasi riferito nella Storia d'Italia del Guicciardini, vol. V, pag. 157. Filippo de' Nerli, ne' suoi Commentarî, lib. V, pag. 108, dice che egli lo sentì, e che fu «bellissimo e molto a proposito.» Venne anche, egli aggiunge, «molto elegantemente scritto da messer Francesco Guicciardini nella sua Storia.» Iacopo Guicciardini, scrivendo al fratello Francesco (Guicciardini, Opere inedite, vol. VI, pag. 95), conferma che in Consiglio furono tutti unanimi pel Gonfaloniere, «perchè l'universale era per lui, e solo gli uomini da bene (intende i più ricchi ed autorevoli) erano scontenti, perchè egli voleva far sempre a suo modo.»
271. Queste cifre sono date da Iacopo Guicciardini, nella lettera al fratello più sopra citata. Opere inedite, vol. VI, pag. 95.
272. Il Guicciardini, Storia d'Italia, vol. VI, pag. 158, dice 2000 fanti e 100 uomini d'arme; il Buonaccorsi dice 4000 fanti e 40 uomini d'arme (Diario, pag. 182); Iacopo Guicciardini, nella citata lettera, dice anch'egli 4000 fanti e 100 uomini d'armi; il cardinal dei Medici, nella lettera citata più basso, dice 3000; una lettera scritta dal Machiavelli, e pubblicata dal Guasti nei documenti già citati (II, pag. 77 e 78), ordina che restino colà solo 3000 fanti: gli altri si mandino a Firenze.
273. Pitti, Storia fiorentina, nell'Arch. Stor. It., vol. I, pag. 101. Nello stesso volume sono tre narrazioni del sacco di Prato, la più autorevole delle quali scritta dal Modesti. Vedi anche Buonaccorsi, Diario, in fine; Nardi, Istorie, ecc., vol. I, pag. 487-90.
274. Narrazione del sacco di Prato, di ser Simone di Goro Brami. Arch. Stor. It., vol. I, pag. 254.
275. Buonaccorsi, Diario, pag. 181-2; Guicciardini, Storia d'Italia, vol. V, pag. 158 e seg.; Nardi, Storia, vol. I, pag. 487-90.
276. Il Buonaccorsi, Diario, pag. 182, dice: «30 agosto ad ore 17;» il Modesti (Arch. Stor. It., vol. I, pag. 238) dice: «il 29 agosto a ore 18,» e Iacopo Guicciardini, nella lettera al fratello, ripete anch'egli che entrarono il 29; il Vettori, nel Sommario, pag. 291, dice: «il 24 agosto;» ma è certo un errore. Infatti il cardinal de' Medici, in una lettera, scritta dal campo al Papa, in data 29 agosto 1512, della quale troviamo nel Sanuto un sommario, dice: «Hoggi.... intrarno drento circha ad sedici hore; hanno messo la terra ad sacco, non senza qualche crudelità de occisione, de la quale non si è possuto far meno. Vi erano drento tre milia battaglioni, de li quali sono campati pochi. È stato preso Luca Savelli et el figliolo. La presa di Prato così subita e cruda, quantunque io ne abbia preso dispiacere, harà portato questo bene, che sarà esempio e terrore alli altri.»
277. Arch. Stor. Ital., vol. I, pag. 243.
278. Ibidem, pag. 266.
279. Nardi, Storia, vol. II, pag. 18.
280. Nardi, Storia, vol. I, pag. 493-4.
281. Nardi, Storia, vol. I, pag. 495.
282. Lettera di Iacopo Guicciardini più sopra citata.
283. Nardi, Storia, vol. II, pag. 13, e quasi tutti gli storici contemporanei.
284. Questo incidente è raccontato dallo stesso Vettori nel suo Sommario, pag. 292, e confermato anche da altri.
285. Nardi, Storie, vol. I, pag. 498. L'ultimo di agosto il Cardinale e Giuliano de' Medici scrivevano da Prato a Pietro da Bibbiena in Venezia, che erano a loro venuti ambasciatori Iacopo Salviati e Paolo Vettori, e che lo stesso giorno, a ore 16, il Soderini era stato deposto dalla Signoria e dal Consiglio Grande. Vedi Appendice, doc. XV.
286. Sommario, pag. 289.
287. Filippo de' Nerli, Commentarî, ecc., pag. 110.
288. Discorsi, lib. III, cap. III, nelle Opere, vol. III, pag. 310.
289. Vedi la lettera già citata di Iacopo Guicciardini.
290. Ibidem.
291. Nardi, Storia, vol. II, pag. 4.
292. Nardi, Storia, vol. II, pag. 17; Guicciardini, Storia d'Italia, vol. V, pag. 152 e seg.
293. Lettera di Bernardo da Bibbiena a suo fratello Piero in Venezia, scritta da Roma il 6 settembre 1512. Trovasi nei Diarî di Marin Sanuto, e la diamo in Appendice, documento XVI, perchè non solo descrive lo stato della Città in quei giorni, ma parla delle trattative di matrimonio fin d'allora cominciate dai Medici, per dare in moglie a Giuliano una nipote del gonfaloniere Soderini. Gli eventi poi precipitarono, e le trattative andarono in fumo; ma furono, come vedremo, riprese in altro modo più tardi.
294. Pitti, Storia, nell'Arch. Stor., vol. I, pag. 103.
295. Nardi, Buonaccorsi, Guicciardini.
296. Nardi, Storia, vol. II, pag. 4.
297. Pitti, Storia, nell'Arch. Stor. Ital., vol. I, pag. 103 e seg.
298. Questa lettera è del 16 settembre, e trovasi anch'essa nei Diari del Sanuto, vol. XV, carte 54t. Vedi Appendice, documento XVII.
299. Storia d'Italia, vol. V, pag. 167. A questo punto finisce il Diario del Buonaccorsi, ed il Nardi finalmente dice, la prima ed unica volta, di aver copiato da lui: «dalli cui fedelissimi scritti abbiamo avuto una gran parte di queste memorie.» Storie, vol. II, pag. 10.
300. Sommario, pag. 293.
301. Lettera di Pandolfo Conti a Francesco Guicciardini, pubblicata nelle Opere inedite del Guicciardini, vol. VI, pag. 145.
302. Lettera già citata di Pandolfo Conti.
303. Cioè: grosso ramo.
304. Nardi, Storie, vol. II, pag. 21; Vasari, Vite, ediz. Le Monnier, vol. XI, Vita del Pontormo, pag. 31 e seg.